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Discussione: Omelie, discorsi e messaggi di Papa Francesco

  1. #11
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 24.01.2021


    Alle ore 12 di oggi, II Domenica della Parola di Dio, il Santo Padre Francesco ha guidato la recita della preghiera dell’Angelus dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Il brano evangelico di questa domenica (cfr Mc 1,14-20) ci mostra, per così dire, il “passaggio del testimone” da Giovanni Battista a Gesù. Giovanni è stato il suo precursore, gli ha preparato il terreno e gli ha preparato la strada: ora Gesù può iniziare la sua missione e annunciare la salvezza ormai presente; era Lui la salvezza. La sua predicazione è sintetizzata in queste parole: «II tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» (v. 15). Semplicemente. Gesù non usava mezze parole. È un messaggio che ci invita a riflettere su due temi essenziali: il tempo e la conversione.

    In questo testo dell’evangelista Marco, il tempo va inteso come la durata della storia della salvezza operata da Dio; quindi, il tempo “compiuto” è quello in cui questa azione salvifica arriva al suo culmine, alla piena attuazione: è il momento storico in cui Dio ha mandato il Figlio nel mondo e il suo Regno si è fatto più che mai “vicino”. È compiuto il tempo della salvezza perché Gesù è arrivato. Tuttavia, la salvezza non è automatica; la salvezza è un dono d’amore e come tale offerto alla libertà umana. Sempre, quando si parla di amore, si parla di libertà: un amore senza libertà non è amore; può essere interesse, può essere paura, tante cose, ma l’amore sempre è libero, ed essendo libero e richiede una risposta libera: richiede la nostra conversione. Si tratta cioè di cambiare mentalità – questa è la conversione, cambiare mentalità – e di cambiare vita: non seguire più i modelli del mondo, ma quello di Dio, che è Gesù, seguire Gesù, come aveva fatto Gesù e come ci ha insegnato Gesù. È un cambiamento decisivo di visione e di atteggiamento. Infatti, il peccato, soprattutto il peccato della mondanità che è come l’aria, pervade tutto, ha portato una mentalità che tende all’affermazione di sé stessi contro gli altri e anche contro Dio. Questo è curioso... Qual è la tua identità? E tante volte sentiamo che si esprime la propria identità in termini di “contro”. È difficile esprimere la propria identità nello spirito del mondo in termini positivi e di salvezza: è contro sé stessi, contro gli altri e contro Dio. E per questo scopo non esita – la mentalità del peccato, la mentalità del mondo – a usare l’inganno e la violenza. L’inganno e la violenza. Vediamo cosa succede con l’inganno e la violenza: cupidigia, voglia di potere e non di servizio, guerre, sfruttamento della gente... Questa è la mentalità dell’inganno che certamente ha la sua origine nel padre dell’inganno, il grande bugiardo, il diavolo. Lui è il padre della menzogna, così lo definisce Gesù.

    A tutto ciò si oppone il messaggio di Gesù, che invita a riconoscersi bisognosi di Dio e della sua grazia; ad avere un atteggiamento equilibrato nei confronti dei beni terreni; a essere accoglienti e umili verso tutti; a conoscere e realizzare sé stessi nell’incontro e nel servizio agli altri. Per ciascuno di noi il tempo in cui poter accogliere la redenzione è breve: è la durata della nostra vita in questo mondo. È breve. Forse sembra lunga... Io ricordo che sono andato a dare i Sacramenti, l’Unzione degli ammalati a un anziano molto buono, molto buono e lui in quel momento, prima di ricevere l’Eucaristia e l’Unzione degli ammalati, mi ha detto questa frase: “Mi è volata la vita”, come per dire: io credevo che fosse eterna, ma… “mi è volata la vita”. Così sentiamo noi, gli anziani, che la vita se ne è andata. Se ne va. E la vita è un dono dell’infinito amore di Dio, ma è anche tempo di verifica del nostro amore verso di Lui. Perciò ogni momento, ogni istante della nostra esistenza è un tempo prezioso per amare Dio e per amare il prossimo, e così entrare nella vita eterna.

    La storia della nostra vita ha due ritmi: uno, misurabile, fatto di ore, di giorni, di anni; l’altro, composto dalle stagioni del nostro sviluppo: nascita, infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia, morte. Ogni tempo, ogni fase ha un valore proprio, e può essere momento privilegiato di incontro con il Signore. La fede ci aiuta a scoprire il significato spirituale di questi tempi: ognuno di essi contiene una particolare chiamata del Signore, alla quale possiamo dare una risposta positiva o negativa. Nel Vangelo vediamo come hanno risposto Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni: erano uomini maturi, avevano il loro lavoro di pescatori, avevano la vita in famiglia… Eppure, quando Gesù passò e li chiamò, «subito lasciarono le reti e lo seguirono» (Mc 1,18).

    Cari fratelli e sorelle, stiamo attenti e non lasciamo passare Gesù senza riceverlo. Sant’Agostino diceva: “Ho paura di Dio quando passa”. Paura di che? Di non riconoscerlo, di non vederlo, di non accoglierlo.

    La Vergine Maria ci aiuti a vivere ogni giorno, ogni momento come tempo di salvezza, in cui il Signore passa e ci chiama a seguirlo, ognuno secondo la propria vita. E ci aiuti a convertirci dalla mentalità del mondo, quella delle fantasie del mondo che sono fuochi d’artificio, a quella dell’amore e del servizio.

    [00091-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus


    Cari fratelli e sorelle,

    questa domenica è dedicata alla Parola di Dio. Uno dei grandi doni del nostro tempo è la riscoperta della Sacra Scrittura nella vita della Chiesa a tutti i livelli. Mai come oggi la Bibbia è accessibile a tutti: in tutte le lingue e ora anche nei formati audiovisivi e digitali. San Girolamo, del quale da poco ho ricordato il 16° centenario della morte, dice che chi ignora la Scrittura ignora Cristo, chi ignora la Scrittura ignora Cristo (cfr In Isaiam Prol.). E viceversa è Gesù Cristo, Verbo fatto carne, morto e risorto, che ci apre la mente alla comprensione delle Scritture (cfr Lc 24,45). Questo avviene in particolare nella Liturgia, ma anche quando preghiamo da soli o in gruppo, specialmente con il Vangelo e con i Salmi. Ringrazio e incoraggio le parrocchie per il loro impegno costante di educare all’ascolto della Parola di Dio. Che mai ci manchi la gioia di seminare il Vangelo! E mi ripeto un’altra volta: abbiamo l’abitudine, abbiate l’abitudine di portare sempre un piccolo Vangelo in tasca, nella borsa, per poterlo leggere durante la giornata, almeno tre, quattro versetti. Il Vangelo sempre con noi.

    Lo scorso 20 gennaio, a pochi metri da Piazza San Pietro, è stato trovato morto a causa del freddo un senzatetto nigeriano di 46 anni, di nome Edwin. La sua vicenda si aggiunte a quella di tanti altri senzatetto recentemente deceduti a Roma nelle stesse drammatiche circostanze. Preghiamo per Edwin. Ci sia di monito quanto detto da San Gregorio Magno, che, dinanzi alla morte per freddo di un mendicante, affermò che quel giorno non si sarebbero celebrate Messe perché era come il Venerdì santo. Pensiamo a Edwin. Pensiamo a cosa ha sentito quest’uomo, 46 anni, nel freddo, ignorato da tutti, abbandonato, anche da noi. Preghiamo per lui.

    Domani pomeriggio, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, celebreremo i Vespri della festa della Conversione di San Paolo, a conclusione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, insieme con i rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali. Vi invito ad unirvi spiritualmente alla nostra preghiera.

    Oggi è anche la memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Ieri è stato diffuso il Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, dal titolo “Vieni e vedi. Comunicare incontrando le persone dove e come sono”. Esorto tutti i giornalisti e i comunicatori ad “andare e vedere”, anche là dove nessuno vuole andare, e a testimoniare la verità.

    Saluto tutti voi che siete collegati mediante i media. Un ricordo e una preghiera va alle famiglie che fanno più fatica in questo periodo. Coraggio, andiamo avanti! Preghiamo per queste famiglie, e nella misura possibile siamo loro vicini. E a tutti auguro una buona domenica. Per favore non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

    [00094-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0048-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  2. #12
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    L’Udienza Generale, 27.01.2021


    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.15 nella Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

    Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua meditazione sul tema “La preghiera con le Sacre Scritture” (Lettura: Sal 119,1.15.18.48.105.130).

    Dopo aver riassunto la Sua catechesi nelle diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli. Quindi ha rivolto un appello per la Giornata della Memoria.

    L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

    Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Oggi vorrei soffermarmi sulla preghiera che possiamo fare a partire da un brano della Bibbia. Le parole della Sacra Scrittura non sono state scritte per restare imprigionate sul papiro, sulla pergamena o sulla carta, ma per essere accolte da una persona che prega, facendole germogliare nel proprio cuore. La parola di Dio va al cuore. Il Catechismo afferma: «La lettura della Sacra Scrittura dev’essere accompagnata dalla preghiera – la Bibbia non può essere letta come un romanzo –, affinché possa svolgersi il colloquio tra Dio e l’uomo» (n. 2653). Così ti porta la preghiera, perché è un dialogo con Dio. Quel versetto della Bibbia è stato scritto anche per me, secoli e secoli fa, per portarmi una parola di Dio. È stato scritto per ognuno di noi. A tutti i credenti capita questa esperienza: un passo della Scrittura, ascoltato già tante volte, un giorno improvvisamente mi parla e illumina una situazione che sto vivendo. Ma bisogna che io, quel giorno, sia lì, all’appuntamento con quella Parola, sia lì, ascoltando la Parola. Tutti i giorni Dio passa e getta un seme nel terreno della nostra vita. Non sappiamo se oggi troverà un suolo arido, dei rovi, oppure una terra buona, che farà crescere quel germoglio (cfr Mc 4,3-9). Dipende da noi, dalla nostra preghiera, dal cuore aperto con cui ci accostiamo alle Scritture perché diventino per noi Parola vivente di Dio. Dio passa, continuamente, tramite la Scrittura. E riprendo quello che ho detto la settimana scorsa, che diceva Sant’Agostino: “Ho timore del Signore quando passa”. Perché timore? Che io non lo ascolti, che non mi accorga che è il Signore.

    Attraverso la preghiera avviene come una nuova incarnazione del Verbo. E siamo noi i “tabernacoli” dove le parole di Dio vogliono essere ospitate e custodite, per poter visitare il mondo. Per questo bisogna accostarsi alla Bibbia senza secondi fini, senza strumentalizzarla. Il credente non cerca nelle Sacre Scritture l’appoggio per la propria visione filosofica o morale, ma perché spera in un incontro; sa che esse, quelle parole, sono state scritte nello Spirito Santo, e che pertanto in quello stesso Spirito vanno accolte, vanno comprese, perché l’incontro si realizzi.

    A me dà un po’ di fastidio quando sento cristiani che recitano versetti della Bibbia come i pappagalli. “Oh, sì, il Signore dice…, vuole così…”. Ma tu ti sei incontrato con il Signore, con quel versetto? Non è un problema solo di memoria: è un problema della memoria del cuore, quella che ti apre per l’incontro con il Signore. E quella parola, quel versetto, di porta all’incontro con il Signore.

    Noi, dunque, leggiamo le Scritture perché esse “leggano noi”. Ed è una grazia potersi riconoscere in questo o quel personaggio, in questa o quella situazione. La Bibbia non è scritta per un’umanità generica, ma per noi, per me, per te, per uomini e donne in carne e ossa, uomini e donne che hanno nome e cognome, come me, come te. E la Parola di Dio, impregnata di Spirito Santo, quando è accolta con un cuore aperto, non lascia le cose come prima, mai, cambia qualcosa. E questa è la grazia e la forza della Parola di Dio.

    La tradizione cristiana è ricca di esperienze e di riflessioni sulla preghiera con la Sacra Scrittura. In particolare, si è affermato il metodo della “lectio divina”, nato in ambiente monastico, ma ormai praticato anche dai cristiani che frequentano le parrocchie. Si tratta anzitutto di leggere il brano biblico con attenzione, di più, direi con “obbedienza” al testo, per comprendere ciò che significa in sé stesso. Successivamente si entra in dialogo con la Scrittura, così che quelle parole diventino motivo di meditazione e di orazione: sempre rimanendo aderente al testo, comincio a interrogarmi su che cosa “dice a me”. È un passaggio delicato: non bisogna scivolare in interpretazioni soggettivistiche ma inserirsi nel solco vivente della Tradizione, che unisce ciascuno di noi alla Sacra Scrittura. E l’ultimo passo della lectio divina è la contemplazione. Qui le parole e i pensieri lasciano il posto all’amore, come tra innamorati ai quali a volte basta guardarsi in silenzio. Il testo biblico rimane, ma come uno specchio, come un’icona da contemplare. E così si ha il dialogo.

    Attraverso la preghiera, la Parola di Dio viene ad abitare in noi e noi abitiamo in essa. La Parola ispira buoni propositi e sostiene l’azione; ci dà forza, ci dà serenità, e anche quando ci mette in crisi ci dà pace. Nelle giornate “storte” e confuse, assicura al cuore un nucleo di fiducia e di amore che lo protegge dagli attacchi del maligno.

    Così la Parola di Dio si fa carne – mi permetto di usare questa espressione: si fa carne – in coloro che la accolgono nella preghiera. In qualche testo antico affiora l’intuizione che i cristiani si identificano talmente con la Parola che, se anche bruciassero tutte le Bibbie del mondo, se ne potrebbe ancora salvare il “calco” attraverso l’impronta che ha lasciato nella vita dei santi. È una bella espressione, questa.

    La vita cristiana è opera, nello stesso tempo, di obbedienza e di creatività. Un buon cristiano deve essere obbediente, ma deve essere creativo. Obbediente, perché ascolta la Parola di Dio; creativo, perché ha lo Spirito Santo dentro che lo spinge a praticarla, a portarla avanti. Gesù lo dice alla fine di un suo discorso pronunciato in parabole, con questo paragone: «Ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro – il cuore – cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52). Le Sacre Scritture sono un tesoro inesauribile. Il Signore ci conceda, a tutti noi, di attingervi sempre più, mediante la preghiera. Grazie.

    [00103-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

    In lingua francese

    Speaker:


    Frères et sœurs, Frères et sœurs, les paroles des Saintes Ecritures n’ont pas été écrites pour rester emprisonnées sur le papier, mais pour être accueillies et pour germer dans notre cœur. Tous les jours Dieu passe et jette une semence. Nous ne savons pas si aujourd’hui elle trouvera un sol aride, des ronces, ou une bonne terre qui la fera croître. Cela dépend de nous. Le croyant ne cherche pas dans les Saintes Ecritures un appui pour sa propre vision philosophique ou morale. Il sait qu’elles ont été écrites dans l’Esprit Saint, et que c’est dans cet Esprit qu’elles doivent être reçues et comprises. La Bible n’est pas écrite pour une humanité générique, mais pour nous, hommes et femmes en chair et en os, pour moi. La tradition chrétienne est riche d’expériences et de réflexions sur la prière avec l’Ecriture Sainte. La méthode de la Lectio divina, née dans le monde monastique, se répand de plus en plus chez les chrétiens. A travers la prière, la Parole de Dieu vient habiter en nous et nous, nous habitons en elle. Elle soutient notre action, nous donne force et sérénité. Elle se fait chair en ceux qui l’accueillent dans la prière. Les Saintes Ecritures sont un trésor inépuisable.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i fedeli di lingua francese.

    Vi invito a leggere e pregare ogni giorno qualche versetto della Parola di Dio, per dare forza, serenità e pace alla vostra vita. Dio vi benedica!

    Speaker:

    Je salue cordialement les personnes de langue française.

    Je vous invite à lire et à prier chaque jour quelque versets de la Parole de Dieu, pour donner force, sérénité et paix à votre vie. Et que Dieu vous bénisse!

    [00104-FR.01] [Texte original: Français]

    In lingua inglese

    Speaker:


    Dear Brothers and Sisters, in our continuing catechesis on Christian prayer, we now consider the importance of the Sacred Scriptures in the life of prayer. The Catechism encourages the prayerful reading of Scripture, so that a dialogue can take place between God and ourselves (cf. No. 2653). Since the Holy Spirit who inspired the writing of the sacred texts also dwells in the hearts of every believer, we are enabled, through our frequent and prayerful encounter with the revealed word, to enter more deeply into relationship with the Triune God. As a living word, the Scriptures speak to us in the here and now of our lives, illuminating new situations, offering fresh insights and often challenging our habitual way of thinking about and seeing the world. The interplay of prayer and the reading of Scripture is seen especially in the practice of lectio divina. This consists of slowly reading a biblical passage, then spending a period of time meditating on the text in openness to the Holy Spirit, letting God speak to us through a particular word, phrase or image. The fruit of this prayerful dialogue is contemplation, as we silently rest under the Father’s loving gaze. The Scriptures thus become an inexhaustible source of peace, wisdom and strength as we grow in faith and give it concrete expression in charity and service of others.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i fedeli di lingua inglese. Lo Spirito Santo ci porti ad accogliere sempre di più la Sacra Scrittura come lampada che illumina i passi della nostra vita quotidiana. Su di voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore. Dio vi benedica!

    Speaker:

    I cordially greet the English-speaking faithful. May the Holy Spirit lead us to appreciate more deeply the light that Sacred Scripture shines upon our daily lives. Upon you and your families I invoke the joy and peace of the Lord. God bless you!

    [00105-EN.01] [Original text: English]

    In lingua tedesca

    Speaker:


    Liebe Brüder und Schwestern, im Rahmen unserer Katechesenreihe über das Gebet wollen wir uns heute dem Beten mit der Heiligen Schrift widmen. Die Worte der Bibel sollen im Leben des Lesers Frucht bringen. Dazu ist es gut, Abschnitt für Abschnitt betend zu betrachten. Für ein hörendes Herz wird die Heilige Schrift so zu Gottes lebendigem Wort. Und wie wir die Bibel lesen, so liest sie auch uns: Der biblische Text ist wie ein Spiegel, in dem der Beter sich selber erkennt. Um den reichen Schatz des Wortes Gottes zu heben, hat sich in der monastischen Tradition die Methode der geistlichen Schriftlesung – der lectio divina – entwickelt. Sie besteht aus vier Schritten: Im aufmerksamen Lesen nähert sich der Beter dem Text. In der Meditation, etwa im Wiederholen eines Satzes, versucht er einzelne Gedanken tiefer zu verstehen. Im Gebet fragt er, was Gott ihm damit sagen will. In der Kontemplation schließlich sucht er das Schöne und Gute in Gottes Wirken zu schauen und tritt in einen liebenden Dialog mit dem Schöpfer ein. Die Heilige Schrift ruft uns auf, Gott Gehör zu schenken und das Gehörte in die Tat umzusetzen. So haben sich viele Heilige in ihrem Leben vom Wort Gottes führen lassen.

    Santo Padre:

    Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua tedesca. Scegliamo ogni mattina una frase della Bibbia come compagno della nostra giornata. Essa ci aiuterà comprendere meglio la volontà di Dio e di viverla. Lo Spirito Santo vi guidi sul vostro cammino.

    Speaker:

    Einen herzlichen Gruß richte ich an die Gläubigen deutscher Sprache. Wählen wir jeden Morgen ein Wort der Bibel als unseren Begleiter für den Tag. Es wird uns helfen, Gottes Willen besser zu verstehen und zu leben. Der Heilige Geist leite euch auf euren Wegen.

    [00106-DE.02] [Originalsprache: Deutsch]

    In lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:

    Hoy reflexionamos sobre la oración que podemos hacer a partir de un fragmento de la Biblia. Las palabras de la Sagrada Escritura no han sido escritas para permanecer en el papel, sino para germinar en el corazón de la persona que ora. A pesar de su antigüedad, cada versículo de la Biblia fue escrito también para nosotros, y a través de ellos Dios nos habla. Cuando escuchamos un pasaje que tal vez hemos oído muchas veces, en ese momento, observamos cómo nos toca interiormente y nos ilumina una situación que estamos viviendo. En cierto modo la Escritura nos lee a nosotros, pues lee nuestra vida, comprende nuestra humanidad concreta y nos permite vernos reflejados en muchos personajes y situaciones.

    La tradición cristiana nos ha dejado muchos métodos de oración; uno bastante consolidado es la “lectio divina”. Se trata sobre todo de leer el pasaje con atención para comprenderlo. Después se comienza un diálogo con la Palabra divina, para que pueda ser motivo de meditación y oración. Siempre en fidelidad al texto, nosotros nos interrogamos: ¿Qué es lo que “me dice a mí”? El último paso es la contemplación, para que las palabras dejen paso al amor, al silencio, como el encuentro entre dos enamorados.

    De esta manera, la Palabra puede ser nuestra fortaleza; ella viene a habitar dentro de nosotros para que también nosotros habitemos en ella, identificándonos con ella de tal modo que podamos reflejar su enseñanza en nuestro modo de hablar y de actuar.

    Saludo cordialmente a los fieles de lengua española. Los animo a acercarse a la Palabra de Dios con obediencia y creatividad. En ella encontramos un tesoro inagotable al que podemos acceder todos los días mediante la oración, y ella nos irá trasformando y llenándonos de gran alegría. Que el Señor los bendiga.

    [00107-ES.02] [Texto original: Español]

    In lingua portoghese

    Speaker:


    Debruçamo-nos hoje sobre a oração feita a partir da Sagrada Escritura. Na verdade, as palavras desta não foram escritas para ficar presas ao papel, mas para ser acolhidas por uma pessoa que reza, fazendo-as geminar no próprio coração. Do coração aberto a Deus, da nossa oração depende a possibilidade dum texto bíblico se tornar para nós Palava viva de Deus. E a Palavra de Deus, impregnada de Espírito Santo, quando é acolhida com um coração aberto, não deixa as coisas como estavam antes. Inspira bons propósitos e apoia a ação, dando-nos força e serenidade; e, mesmo quando nos põe em crise, dá-nos paz. Mas como fazer? É conhecido o método da lectio divina. Primeiro, lê-se o texto bíblico com atenção – diria, com «obediência ao texto» – para entender o que significa em si mesmo. Depois meditamo-lo entrando em diálogo com ele: permanecendo aderente ao texto, começo a interrogar-me sobre o que me diz a mim. Trata-se duma passagem delicada: é preciso não se deixar levar para interpretações subjetivas, mas inserir-se no sulco vivo da Tradição que une cada um de nós à Sagrada Escritura. E o último passo é a contemplação: aqui as palavras e os pensamentos cedem lugar ao amor, como entre namorados a quem por vezes basta olharem-se em silêncio. Naturalmente o texto bíblico continua ali, mas como um espelho, um ícone a contemplar. Deste modo a Palava de Deus faz-se carne nas pessoas que a acolhem na oração. Acontece uma nova encarnação. E nós somos os «sacrários» com pernas, onde as palavras de Deus querem ser guardadas para poderem visitar o mundo.

    Santo Padre:

    Di cuore, saluto gli ascoltatori di lingua portoghese. Nulla vi impedisca di vivere e crescere nell’amicizia del Signore Gesù, e testimoniare a tutti la sua grande bontà e misericordia! Scenda generosamente la sua Benedizione su di voi e sulle vostre famiglie.

    Speaker:


    De coração, saúdo os ouvintes de língua portuguesa. Que nada vos impeça de viver e crescer na amizade do Senhor Jesus, e testemunhar a todos a sua grande bondade e misericórdia! Desça generosamente a sua Bênção sobre vós e vossas famílias.

    [00108-PO.01] [Texto original: Português]

    In lingua araba

    Speaker:


    تأمّلَ قداسةُ البابا اليَومَ في الصّلاةِ مع الكتابِ المقدس. قالَ قداستُه: لم تُكتبْ كلماتُ الكتابِ المقدس لتظلَ سجينةَ الورق، بل لتنمو في قلبٍ حيٍّ يصلّيها، ولينشأَ من خلالِها حوارٌ مع الله. كُتِبَتْ كلُّ آيةٍ من الكتابِ المقدس لكلِّ واحدٍ منا. لذلك يعتمدُ الأمرُ علينا، وعلى صلاتِنا، وعلى قلبِنا في كيفيةِ استقبالِها في حياتِنا. ودعانا قداستُه إلى الصّلاةِ من خلالِ طريقةِ القراءةِ الربانيّة أي التأملِ في كلمةِ الله، وهي طريقةٌ نشأت في الأديارِ الرهبانيّة، واليومَ أصبحت ممارسةٌ في كلِّ الرعايا. في هذا التأمل، نبدأُ أولًا فنقرأُ بانتباهٍ وبأمانةٍ نصًا من الكتابِ المقدس، ثم ندخلُ في حوارٍ مع الله حتى نكتشفَ ما يريدُ أن يقولَه لنا من خلال النصِ الذي قرأناه. وفي النهاية، فترةُ المشاهدة، نعبّرُ فيها عن حبِّنا لله بلغةِ العيونِ والقلوب. وقالَ قداستُه: بالصّلاة، تأتي كلمةُ الله لتقيمَ فينا ونقيمَ فيها، فتلهمُنا كلَّ عملٍ صالح. وتمنحُنا القوّةَ والاطمئنان، حتى إذا أثارت فينا أزمةً فإنّها تمنحُنا السلامَ وتحمينا من كلِّ شر. وأضافَ قداستُه عن قراءةِ المسيحيّينَ الأوائلِ للكتابِ المقدس، إنّهم كانوا يقرأونَ ويتأملونَ بحرارةٍ لدرجةِ أنّهم كانوا يطبعونَ الكتابَ في نفوسِهم. كذلك يجبُ أن نقرأَ نحن أيضًا كلمةَ اللهِ اليوم.

    Santo Padre:

    Saluto i fedeli di lingua araba. La Bibbia è un tesoro inesauribile. Il Signore ci conceda di attingervi sempre più, mediante la preghiera. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!

    Speaker:

    أحيّي المؤمنينَ الناطقينَ باللغةِ العربية. الكتّابُ المقدس هو كنزٌ لا ينضب. ليهبْنا الرّبُّ يسوع أن نستقي دائمًا منه ونزداد، وذلك بالصّلاة. ليباركْكُم الرّبُّ جميعًا ولْيَحمِكُم دائمًا من كلِّ شر!

    [00109-AR.01] [Testo originale: Arabo]

    In lingua polacca

    Speaker:


    Drodzy bracia i siostry, zwróćmy dzisiaj uwagę na modlitwę, którą możemy podjąć wychodząc od tekstów Pisma świętego. Może słyszałem jakiś biblijny fragment już wiele razy, a nagle, pewnego dnia, przemawia on do mnie inaczej i rozjaśnia przeżywaną przeze mnie sytuację. To od naszej modlitwy, od otwartego serca zjakim podchodzimy do Pisma świętego, zależy czy stanie się ono w nas żywym Słowem Boga. Tradycja chrześcijańska bardzo bogata w doświadczenia na temat modlitwy z Pismem świętym przypomina nam o metodzie „Lectio divina”, która zrodziła się w środowisku monastycznym, a obecnie jest praktykowana również wparafiach i wielu innych wspólnotach. Polega ona na tym, by czytając uważnie fragment biblijny, zrozumieć go i rozważyć, co on oznacza, zapytać, co on do mnie mówi. „Lectio divina” ma nas prowadzić do kontemplacji, do takiego spotkania zBogiem, podczas którego słowa i myśli ustępują miejsca miłości, kiedy wystarcza milczenie i zatopienie się w Bogu. Tekst biblijny staje się wówczas zwierciadłem, ikoną Boga i wezwaniem do modlitwy. Słowo Boże jest w nas żywe, inspiruje w nas dobre intencje, daje nam siłę i obdarza pokojem. Nawet w trudnych sytuacjach, wchwilach kryzysu rodzi ono w sercu ufność i moc ducha, chroni nas przed atakami Złego. Niech teksty Pisma świętego, które są niewyczerpalnym skarbem Bożej Mądrości, staną się także dla nas źródłem modlitwy, fundamentem budowania naszej relacji z Bogiem.

    Santo Padre:


    Saluto cordialmente i polacchi. Oggi celebriamo la memoria liturgica di Sant’Angela Merici, fondatrice della Compagnia di Sant’Orsola. Dalla sua spiritualità sono fiorite numerose Congregazioni di Orsoline, presenti anche in Polonia. Ispirata dalla Parola di Dio, Sant’Angela desiderava che le suore, dedite senza riserva a Dio e ai poveri, assumessero con coraggio il lavoro educativo tra i bambini e i giovani. Raccomandava: “Tenete l’antica strada (…) e fate vita nuova!”. Sul suo esempio, auspico che la lettura quotidiana della Sacra Scrittura vi aiuti a testimoniare con gioia la vostra fede. Vi benedico di cuore.

    Speaker:

    Pozdrawiam serdecznie Polaków. Dzisiaj w liturgii obchodzimy wspomnienie św. Anieli Merici, założycielki Towarzystwa św. Urszuli. Z jej duchowości wyrosły liczne zgromadzenia sióstr Urszulanek, obecnych także w Polsce. Św. Aniela, zainspirowana Słowem Bożym, pragnęła, aby siostry, bezgranicznie oddane Bogu i ubogim, z odwagą podejmowały pracę wychowawczą wśród dzieci i młodzieży. Zachęcała: „Trzymając się starych dróg (…) czyńcie życie nowe!”. Życzę, aby za jej przykładem, codzienna lektura Pisma świętego pomagała wam świadczyć zradością o waszej wierze. Z serca wam błogosławię.

    [00110-PL.01] [Testo originale: Polacco]

    In lingua italiana

    Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua italiana. Domani ricorre la memoria liturgica di San Tommaso d’Aquino, patrono delle scuole cattoliche. Il suo esempio spinga tutti, specialmente gli studenti, a vedere in Gesù l’unico maestro di vita; mentre la sua dottrina vi incoraggi ad affidarvi alla sapienza del cuore per adempiere la vostra missione.

    Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Auspico che ciascuno, nella propria condizione, contribuisca con generosità a diffondere la gioia di amare e servire Gesù.

    [00111-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    Appello del Santo Padre


    Oggi, anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, si celebra la Giornata della memoria. Commemoriamo le vittime della Shoah e tutte le persone perseguitate e deportate dal regime nazista. Ricordare è espressione di umanità. Ricordare è segno di civiltà. Ricordare è condizione per un futuro migliore di pace e di fraternità. Ricordare anche è stare attenti perché queste cose possono succedere un’altra volta, incominciando da proposte ideologiche che vogliono salvare un popolo e finiscono per distruggere un popolo e l’umanità. State attenti a come è incominciata questa strada di morte, di sterminio, di brutalità.

    [00112-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0052-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  3. #13
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 31.01.2021


    Alle ore 12 di oggi, il Santo Padre Francesco ha guidato la recita della preghiera dell’Angelus dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

    Presenti oggi, i Ragazzi dell’Azione Cattolica della Diocesi di Roma che hanno concluso, con la “Carovana della Pace”, il mese di gennaio da loro tradizionalmente dedicato al tema della pace. Al termine della preghiera dell’Angelus, i ragazzi hanno letto un messaggio a nome dell’ACR di Roma.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus


    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    L’odierno brano evangelico (cfr Mc 1,21-28) racconta una giornata-tipo del ministero di Gesù, in particolare si tratta di un sabato, giorno dedicato al riposo e alla preghiera, la gente andava in sinagoga. Nella sinagoga di Cafarnao, Gesù legge e commenta le Scritture. I presenti sono attirati dal suo modo di parlare; la loro meraviglia è grande perché dimostra un’autorità diversa da quella degli scribi (v. 22). Inoltre, Gesù si rivela potente anche nelle opere. Infatti, un uomo nella sinagoga gli si rivolta contro interpellandolo come l’Inviato di Dio; Lui riconosce lo spirito maligno, gli ordina di uscire da quell’uomo e così lo scaccia (vv. 23-26).

    Si vedono qui i due elementi caratteristici dell’azione di Gesù: la predicazione e l’opera taumaturgica di guarigione: predica e guarisce. Entrambi tali aspetti risaltano nel brano dell’evangelista Marco, ma il più evidenziato è quello della predicazione; l’esorcismo viene presentato a conferma della sua singolare “autorità” e del suo insegnamento. Gesù predica con autorità propria, come chi possiede una dottrina che trae da sé, e non come gli scribi che ripetevano tradizioni precedenti e leggi tramandate. Ripetevano parole, parole, parole, soltanto parole – come cantava la grande Mina –. Erano così: soltanto parole. Invece in Gesù, la parola ha autorità, Gesù è autorevole. E questo tocca il cuore. L’insegnamento di Gesù ha la stessa autorità di Dio che parla; infatti, con un solo comando libera facilmente l’ossesso dal maligno e lo guarisce. Perché? Perché la sua parola opera quello che dice. Perché Egli è il profeta definitivo. Ma perché dico questo, che è il profeta definitivo? Ricordiamo la promessa di Mosè. Mosè dice: “Dopo di me, tempo avanti, verrà un profeta come me – come me! – che vi insegnerà” (cfr Dt 18,15). Mosè annuncia Gesù come il profeta definitivo. Per questo [Gesù] parla non con l’autorità umana, ma con quella divina, perché ha il potere di essere il profeta definitivo, cioè il Figlio di Dio che ci salva, ci guarisce tutti. Il secondo aspetto, quello delle guarigioni, mostra che la predicazione di Cristo è rivolta a sconfiggere il male presente nell’uomo e nel mondo. La sua parola punta direttamente contro il regno di Satana, lo mette in crisi e lo fa indietreggiare, lo obbliga ad uscire dal mondo. Quell’ossesso – quell’uomo posseduto, ossesso – raggiunto dal comando del Signore, viene liberato e trasformato in una nuova persona. Inoltre, la predicazione di Gesù appartiene a una logica opposta a quella del mondo e del maligno: le sue parole si rivelano come lo sconvolgimento di un ordine sbagliato di cose. Il demonio presente nell’ossesso, infatti, grida all’avvicinarsi di Gesù: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?» (v. 24). Queste espressioni indicano la totale estraneità tra Gesù e Satana: sono su piani completamente diversi; tra loro non c’è nulla in comune; sono l’uno l’opposto all’altro. Gesù, autorevole, che attira con la sua autorevolezza la gente, e anche il profeta che libera, il profeta promesso che è il Figlio di Dio che guarisce. Ascoltiamo, noi, le parole di Gesù che sono autorevoli? Sempre, non dimenticatevi, portate in tasca o nella borsa un piccolo Vangelo, per leggerlo durante la giornata, per ascoltare quella parola autorevole di Gesù. E poi, tutti abbiamo dei problemi, tutti abbiamo peccati, tutti abbiamo delle malattie spirituali. Chiediamo a Gesù: “Gesù, tu sei il profeta, il Figlio di Dio, quello che è stato promesso per guarirci. Guariscimi!”. Chiedere a Gesù la guarigione dei nostri peccati, dei nostri mali.

    La Vergine Maria ha custodito sempre nel suo cuore le parole e i gesti di Gesù, e lo ha seguito con totale disponibilità e fedeltà. Aiuti anche noi ad ascoltarlo e seguirlo, per sperimentare nella nostra vita i segni della sua salvezza.

    [00126-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus

    Cari fratelli e sorelle,

    dopodomani, 2 febbraio, celebreremo la festa della Presentazione di Gesù al Tempio, quando Simeone e Anna, entrambi anziani, illuminati dallo Spirito Santo riconobbero in Gesù il Messia. Lo Spirito Santo suscita ancora oggi negli anziani pensieri e parole di saggezza: la loro voce è preziosa perché canta le lodi di Dio e custodisce le radici dei popoli. Essi ci ricordano che la vecchiaia è un dono e che i nonni sono l’anello di congiunzione tra le generazioni, per trasmettere ai giovani esperienza di vita e di fede. I nonni, tanti volte sono dimenticati e noi dimentichiamo questa ricchezza di custodire le radici e di trasmettere. Per questo, ho deciso di istituire la Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, che si terrà in tutta la Chiesa ogni anno la quarta domenica di luglio, in prossimità della ricorrenza dei Santi Gioacchino e Anna, i “nonni” di Gesù. È importante che i nonni incontrino i nipoti e che i nipoti si incontrino con i nonni, perché – come dice il profeta Gioele – i nonni davanti ai nipoti sogneranno, avranno illusioni [grandi desideri], e i giovani, prendendo forza dai nonni, andranno avanti, profetizzeranno. E proprio il 2 febbraio è la festa dell’incontro dei nonni con i nipoti.

    Si celebra oggi la Giornata mondiale dei malati di lebbra, iniziata più di sessant'anni fa da Raoul Follereau e portata avanti specialmente dalle associazioni che si ispirano alla sua opera umanitaria. Esprimo la mia vicinanza a quanti soffrono per questa malattia, e incoraggio i missionari, gli operatori sanitari e i volontari impegnati al loro servizio. La pandemia ha confermato quanto sia necessario tutelare il diritto alla salute per le persone più fragili: auspico che i responsabili delle Nazioni uniscano gli sforzi per curare i malati del morbo di Hansen e per la loro inclusione sociale.

    E saluto con affetto i ragazzi e le ragazze dell’Azione Cattolica di questa Diocesi di Roma – sono qui, alcuni –, riuniti in sicurezza presso le parrocchie o collegati online, in occasione della Carovana della pace. Nonostante l’emergenza sanitaria, anche quest’anno, aiutati dai genitori ed educatori e dai sacerdoti assistenti, hanno promosso questa bellissima iniziativa. Vanno avanti con le iniziative, bravi, siete bravi voi! Avanti, coraggio! Bravi tutti, grazie. E ora ascoltiamo insieme il messaggio che alcuni di loro, a nome di tutti, qui accanto, ci leggeranno.

    [Lettura del messaggio]

    Di solito, questi ragazzi portavano dei palloncini da lanciare in aria dalla finestra, ma oggi siamo chiusi qui dentro, non si potrà fare. Ma il prossimo anno lo farete di sicuro!

    Rivolgo il mio cordiale saluto a tutti voi, collegati attraverso i vari mezzi di comunicazione. Auguro a tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

    [00127-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0061-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  4. #14
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    L’Udienza Generale, 03.02.2021


    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.15 nella Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

    Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua meditazione sul tema “Pregare nella liturgia” (Lettura: Eb 12,22-24).

    Dopo aver riassunto la Sua catechesi nelle diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli. Quindi ha rivolto un appello per la celebrazione della Prima Giornata Internazionale della Fratellanza Umana, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 15 dicembre scorso.

    L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

    Catechesi del Santo Padre in lingua italiana


    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Si è più volte registrata, nella storia della Chiesa, la tentazione di praticare un cristianesimo intimistico, che non riconosce ai riti liturgici pubblici la loro importanza spirituale. Spesso questa tendenza rivendicava la presunta maggiore purezza di una religiosità che non dipendesse dalle cerimonie esteriori, ritenute un peso inutile o dannoso. Al centro delle critiche finiva non una particolare forma rituale, o un determinato modo di celebrare, ma la liturgia stessa, la forma liturgica di pregare.

    In effetti, si possono trovare nella Chiesa certe forme di spiritualità che non hanno saputo integrare adeguatamente il momento liturgico. Molti fedeli, pur partecipando assiduamente ai riti, specialmente alla Messa domenicale, hanno attinto alimento per la loro fede e la loro vita spirituale piuttosto da altre fonti, di tipo devozionale.

    Negli ultimi decenni, molto si è camminato. La Costituzione Sacrosanctum Concilium del Concilio Vaticano II rappresenta lo snodo di questo lungo tragitto. Essa ribadisce in maniera completa e organica l’importanza della divina liturgia per la vita dei cristiani, i quali trovano in essa quella mediazione oggettiva richiesta dal fatto che Gesù Cristo non è un’idea o un sentimento, ma una Persona vivente, e il suo Mistero un evento storico. La preghiera dei cristiani passa attraverso mediazioni concrete: la Sacra Scrittura, i Sacramenti, i riti liturgici, la comunità. Nella vita cristiana non si prescinde dalla sfera corporea e materiale, perché in Gesù Cristo essa è diventata via di salvezza. Potremmo dire che dobbiamo pregare anche con il corpo: il corpo entra nella preghiera.

    Dunque, non esiste spiritualità cristiana che non sia radicata nella celebrazione dei santi misteri. Il Catechismo scrive: «La missione di Cristo e dello Spirito Santo che, nella Liturgia sacramentale della Chiesa, annunzia, attualizza e comunica il Mistero della salvezza, prosegue nel cuore che prega» (n. 2655). La liturgia, in sé stessa, non è solo preghiera spontanea, ma qualcosa di più e di più originario: è atto che fonda l’esperienza cristiana tutta intera e, perciò, anche la preghiera è evento, è accadimento, è presenza, è incontro. È un incontro con Cristo. Cristo si rende presente nello Spirito Santo attraverso i segni sacramentali: da qui deriva per noi cristiani la necessità di partecipare ai divini misteri. Un cristianesimo senza liturgia, io oserei dire che forse è un cristianesimo senza Cristo. Senza il Cristo totale. Perfino nel rito più spoglio, come quello che alcuni cristiani hanno celebrato e celebrano nei luoghi di prigionia, o nel nascondimento di una casa durante i tempi di persecuzione, Cristo si rende realmente presente e si dona ai suoi fedeli.

    La liturgia, proprio per la sua dimensione oggettiva, chiede di essere celebrata con fervore, perché la grazia effusa nel rito non vada dispersa ma raggiunga il vissuto di ciascuno. Il Catechismo spiega molto bene e dice così: «La preghiera interiorizza e assimila la Liturgia durante e dopo la sua celebrazione» (ibid.). Molte preghiere cristiane non provengono dalla liturgia, ma tutte, se sono cristiane, presuppongono la liturgia, cioè la mediazione sacramentale di Gesù Cristo. Ogni volta che celebriamo un Battesimo, o consacriamo il pane e il vino nell’Eucaristia, o ungiamo con l’Olio santo il corpo di un malato, Cristo è qui! È Lui che agisce ed è presente come quando risanava le membra deboli di un infermo, o consegnava nell’Ultima Cena il suo testamento per la salvezza del mondo.

    La preghiera del cristiano fa propria la presenza sacramentale di Gesù. Ciò che è esterno a noi diventa parte di noi: la liturgia lo esprime perfino con il gesto così naturale del mangiare. La Messa non può essere solo “ascoltata”: è anche un’espressione non giusta, “io vado ad ascoltare Messa”. La Messa non può essere solo ascoltata, come se noi fossimo solo spettatori di qualcosa che scivola via senza coinvolgerci. La Messa è sempre celebrata, e non solo dal sacerdote che la presiede, ma da tutti i cristiani che la vivono. E il centro è Cristo! Tutti noi, nella diversità dei doni e dei ministeri, tutti ci uniamo alla sua azione, perché è Lui, Cristo, il Protagonista della liturgia.

    Quando i primi cristiani iniziarono a vivere il loro culto, lo fecero attualizzando i gesti e le parole di Gesù, con la luce e la forza dello Spirito Santo, affinché la loro vita, raggiunta da quella grazia, diventasse sacrificio spirituale offerto a Dio. Questo approccio fu una vera “rivoluzione”. Scrive San Paolo nella Lettera ai Romani: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale» (12,1). La vita è chiamata a diventare culto a Dio, ma questo non può avvenire senza la preghiera, specialmente la preghiera liturgica. Questo pensiero ci aiuti tutti quando si va a Messa: vado a pregare in comunità, vado a pregare con Cristo che è presente. Quando andiamo alla celebrazione di un Battesimo, per esempio, è Cristo lì, presente, che battezza. “Ma, Padre, questa è un’idea, un modo di dire”: no, non è un modo di dire. Cristo è presente e nella liturgia tu preghi con Cristo che è accanto a te.

    [00140-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Sintesi delle catechesi e saluti nelle diverse lingue

    Speaker :


    Frères et sœurs, dans l’histoire de l’Eglise, il y a eu plusieurs fois la tentation de pratiquer un christianisme intimiste qui ne reconnaît pas aux rites liturgiques leur importance spirituelle. La Constitution Sacrosanctum Concilium du Concile Vatican II représente le nœud d’un long chemin parcouru. Elle réaffirme de façon complète et organique l’importance de la divine liturgie pour la vie des chrétiens, car Jésus-Christ n’est pas une idée ou un sentiment, mais une personne vivante, et son Mystère un évènement historique. La prière des chrétiens passe par des médiations concrètes : les Saintes Ecritures, les Sacrements, les rites liturgiques. Il n’y a donc pas de spiritualité chrétienne qui n’est pas enracinée dans la célébration des saints mystères. La liturgie est un acte qui fonde l’expérience chrétienne tout entière. C’est un évènement, une présence, une rencontre. Le Christ se rend présent dans l’Esprit par les signes sacramentaux. Un christianisme sans liturgie est un christianisme sans le Christ. Le Christ est présent dans la célébration du Baptême, dans la consécration du pain et du vin dans l’Eucharistie, dans l’onction des malades. La Messe est toujours célébrée non seulement par le prêtre qui la préside, mais aussi par tous les chrétiens qui la vivent. Le centre est le Christ. La vie est appelée à devenir un culte à Dieu, mais cela ne peut se faire sans la prière, spécialement la prière liturgique.

    Santo Padre :

    Sono lieto di salutare le persone di lingua francese! «La Chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della Liturgia» (Evangelii gaudium 24). Chiediamo la grazia di fare un incontro personale e autentico con Cristo vivente nella celebrazione liturgica, perché le nostre vite diventino sacrificio spirituale offerto a Dio.

    A tutti, la mia benedizione!

    Speaker :

    Je suis heureux de saluer les personnes de langue française ! « L’Église évangélise et s’évangélise elle-même par la beauté de la liturgie » (Evangelii gaudium n. 24). Demandons la grâce de faire une rencontre personnelle et authentique avec le Christ vivant dans la célébration liturgique, afin que nos vies deviennent un sacrifice spirituel offert à Dieu.

    A tous, ma bénédiction !

    [00141-FR.01] [Texte original: Français]

    In lingua inglese

    Speaker:


    Dear Brothers and Sisters, in our continuing catechesis on prayer, we now turn to the sacred liturgy, the Church’s public prayer. The Second Vatican Council stressed the importance of the liturgy, together with personal prayer, for the spiritual life of Christians. Indeed, all Christian spirituality is grounded in the celebration of the sacred mysteries, in which Jesus Christ, in the power of the Holy Spirit, becomes present in the midst of his people through the mediation of the sacramental signs of bread and wine, water and oil. Just as, in the Incarnation, the Son of God took flesh and dwelt among us, so too he now becomes present in all his saving power, through the liturgical celebration of word and sacrament. Our personal prayer is meant to interiorize and draw enrichment from the spiritual treasures of the Church’s liturgical prayer. Because the liturgy is the source and summit of our Christian prayer, all of us are called to take an active part in this great act of worship, by offering our own lives in union with Christ as a holy and pleasing sacrifice to the Father.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i fedeli di lingua inglese. Invito tutti, soprattutto in questo tempo di pandemia, a riscoprire la bellezza della liturgia per nutrire la nostra preghiera personale e accrescere l’adesione delle nostre comunità al Signore. Su voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace di Cristo. Dio vi benedica!

    Speaker:

    I cordially greet the English-speaking faithful and I invite everyone, especially in this time of pandemic, to rediscover the beauty of the liturgy and its ability to enrich our personal prayer and the growth of our communities in union with the Lord. Upon you and your families I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you!

    [00142-EN.02] [Original text: English]

    In lingua tedesca

    Speaker:


    Liebe Brüder und Schwestern, schon immer gab und gibt es in der Geschichte die Versuchung eines rein innerlichen Glaubens, welcher der angeblichen Äußerlichkeit eines Ritus, einer Liturgie, ablehnend gegenübersteht. Demgegenüber betont das Zweite Vatikanische Konzil die Bedeutung der göttlichen Liturgie für das Leben der Christen als objektive Vermittlung des Heils. Das Heilsereignis in Jesus Christus ist eben nicht nur eine Idee oder ein Gefühl, sondern ein lebendiges, konkretes, objektives, historisches Ereignis. Entsprechend kann auch das christliche Beten nicht nur ein rein geistiges, innerliches, subjektives Geschehen sein. Es braucht die Materialität, Konkretheit und Objektivität der Heiligen Schrift, der Sakramente, der liturgischen Riten. Wir Christen haben keine Angst vor dem Leiblichen und Materiellen, weil dieses in Jesus Christus zum Weg des Heils geworden ist. In der Liturgie und insbesondere in der Feier der Sakramente ereignet sich durch das Wirken des Heiligen Geistes die Vergegenwärtigung Christi und die wirkliche Begegnung mit ihm. Das, was die Kirche als Ganze in der Liturgie feiert, möchte dann von jedem einzelnen Christen in den ganz persönlichen Alltag hinein übertragen werden, damit auch das Leben des Einzelnen zu einem geistigen Opfer, zur Hingabe, zum Gottesdienst wird.

    Santo Padre:

    Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, lasciamoci trasformare dal Signore attraverso la partecipazione alla Liturgia. Con i doni del pane e del vino, lo Spirito Santo trasformi anche noi, affinché diventiamo un solo corpo e un solo spirito in Cristo e cosi un dono gradito a Dio.

    Speaker:

    Liebe Brüder und Schwestern deutscher Sprache, lassen wir uns durch die Mitfeier der Liturgie vom Herrn verwandeln. Mit den Gaben von Brot und Wein wandle der Heilige Geist auch uns, damit wir ein Leib und ein Geist werden in Christus und so zu einer Gabe, die Gott wohlgefällt.

    [00143-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

    In lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:

    Hoy consideramos el nexo entre la oración y la liturgia. El Catecismo de la Iglesia católica nos explica que «la oración interioriza y asimila la liturgia durante y después de la misma». Incluso cuando la oración se vive “en lo secreto”, también ésta es oración de la Iglesia, que eleva a Dios su plegaria.

    Como se sabe, a lo largo de la historia de la Iglesia ha estado presente la tentación de practicar un cristianismo intimista, es decir, una religiosidad que no reconocía a la liturgia, a los ritos públicos, su importancia espiritual, hasta considerarla inútil y dañina. Esto llevó a que muchos fieles, participando incluso a la Misa dominical, le hayan quitado importancia, y hayan buscado alimento para su fe y su vida espiritual en fuentes devocionales y no en la liturgia.

    Sin embargo, esto está cambiando. La Constitución sobre la Liturgia del Vaticano II subrayó la importancia en la vida de los cristianos de la divina liturgia, que es acción de Cristo, que significa y realiza principalmente su misterio pascual. Por ello, no existe espiritualidad cristiana que no tenga como fuente la celebración de los divinos misterios, porque la liturgia no es una “oración espontánea”, sino acción de la Iglesia, encuentro con Cristo mismo, que se hace presente con la fuerza del Espíritu Santo, a través de los signos sacramentales, para comunicarnos su gracia. Un cristianismo sin liturgia es, por lo tanto, un cristianismo sin Cristo.

    Saludo cordialmente a los fieles de lengua española. Pidamos al Señor que avive en nosotros la necesidad de participar en los divinos misterios, donde Cristo está presente, y que a través de la oración, especialmente de la oración litúrgica, toda nuestra vida sea un culto agradable a Dios. Que el Señor los bendiga.

    [00144-ES.01] [Texto original: Español]

    In lingua portoghese

    Speaker:


    Muitas vezes, na história da Igreja, houve a tentação de praticar um cristianismo intimista, uma espiritualidade desvinculada dos ritos litúrgicos. Para superar isto, muito foi feito nas últimas décadas. Em particular, a Constituição Sacrossanctum Concilium reforça a importância da liturgia na vida do cristão, destacando que Jesus Cristo não é uma ideia ou um sentimento, mas uma Pessoa viva, e o seu Mistério um evento histórico. A oração dos cristãos se realiza através de mediações concretas: a Sagrada Escritura, os Sacramentos, os ritos litúrgicos. Assim, não existe espiritualidade cristã que não esteja enraizada na celebração dos santos mistérios. A liturgia é ação que fundamenta toda a vivência cristã e, consequentemente, também a oração. Cristo se faz presente pela ação do Espírito Santo através dos sinais sacramentais; por isso, um cristianismo sem liturgia é um cristianismo sem Cristo. Sempre que celebramos um sacramento Cristo se faz presente, como quando curava os doentes ou entregava-nos, na Última Ceia, o seu Corpo e Sangue para a salvação do mundo. Na liturgia aquilo que é externo a nós se torna parte de nós, e isto é expresso inclusive com o gesto tão natural do comer. Por isso a Missa não pode ser somente “ouvida”, como se fôssemos espectadores, mas é sempre celebrada; e, não somente pelo sacerdote que preside, mas por todos os cristãos que a vivem. A vida é chamada a tornar-se culto a Deus, mas isto não acontecerá sem a oração, especialmente a oração litúrgica.

    Santo Padre:


    Saluto cordialmente i fedeli di lingua portoghese. Auguro che ogni vostra comunità sperimenti una crescita nella vita cristiana, tramite una piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche. Vi benedico di cuore!

    Speaker:


    Saúdo cordialmente os fiéis de língua portuguesa. Desejo que cada uma das vossas comunidades experimente um crescimento na vida cristã, através de uma plena, consciente e ativa participação nas celebrações litúrgicas. Lhes abençoo de coração!

    [00145-PO.02] [Texto original: Português]

    In lingua araba

    Speaker:


    تأمّلَ قداسةُ البابا اليَومَ في موضوعِ الصّلاةِ في الليتورجيّا. قالَ قداستُه: يؤكدُ الدستورُ في الليتورجيّا المقدّسة، من وثائقِ المجمعِ الفاتيكاني الثاني، على أهميةِ الليتورجيّا الإلهيّة في حياةِ المسيحيّين، الذين يجدونَ فيها الوساطةَ الموضوعيّة وحقيقةَ أنّ يسوعَ المسيح ليس فكرةً أو شعورًا، بل هو شخصٌ حيٌّ وسرُّهُ حدثٌ تاريخي. في صلاةِ المسيحيّين وساطاتٌ كثيرة، هي الكتابُ المقدس والأسرارُ المقدسة والطقوسُ الليتورجيّة. ولا توجدُ روحانيّةٌ مسيحيّة غيرُ متأصلةٍ في الاحتفالِ بالأسرارِ المقدسة. وقالَ قداستُه: الليتورجيّا ليست فقط صلاةً عفويّة، بل هي حضورُ المسيحِ نفسِه من خلالِ علاماتِ الأسرارِ المقدسة. ومن هنا تنجمُ لنا نحن المسيحيّينَ ضرورةُ المشاركةِ في الأسرارِ الإلهيّة. في كلِّ مرةٍ نحتفلُ فيها بالمعموديّة، أو نكرّسُ الخبزَ والخمرَ في الإفخارستيّا، أو نمسحُ جسّدَ المريضِ بالزيتِ المقدس، يكونُ المسيحُ حاضرًا. فصلاةُ المسيحيّ تجعلُ حضورَ يسوعَ حيًّا فينا. المسيحُ هو المركز! وجميعُنا، بتنوعِ المواهبِ والخدمات، نتحدُ في عملِه الخلاصيّ. وأضافَ قداستُه: عندما بدأَ المسيحيّونَ الأوائلُ يقومونَ بعبادتِهم وكانوا يصلّون، فعلُوا ذلك من خلالِ مراجعةِ أعمالِ وكلماتِ يسوع، بنورِ وقوّةِ الرّوحِ القدس، حتى تصبحَ حياتُهُم ذبيحةً روحيّةً تُقدَّمُ لله.

    Santo Padre:

    Saluto i fedeli di lingua araba. La nostra vita è chiamata a diventare culto a Dio, ma questo non può avvenire senza la preghiera, specialmente la preghiera liturgica. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!

    Speaker:

    أحيّي المؤمنينَ الناطقينَ باللغةِ العربية. حياتُنا مدعوةٌ أن تصبحَ عبادةً لله، لكن هذا لا يمكنُ أن يتمَّ بدونِ الصّلاة، وخاصةً الصّلاةُ الليتورجيّة. ليباركْكُم الرّبُّ جميعًا ولْيَحمِكُم دائمًا من كلِّ شر!

    [00146-AR.01] [Testo originale: Arabo]

    In lingua polacca

    Speaker:


    Drodzy bracia i siostry! Wielokrotnie w dziejach Kościoła, wśród wiernych pojawiała się pokusa praktykowania tak zwanego “chrześcijaństwa przeżyć wewnętrznych”, które nie uznaje duchowego znaczenia publicznych obrzędów liturgicznych.

    W tym kontekście należy pamiętać, że liturgia jest nie tylko modlitwą spontaniczną, ale jest czymś więcej: jest przeżyciem, obecnością, spotkaniem oraz przypomnieniem, że Jezus Chrystus nie jest ideą, czy uczuciem, ale żywą Osobą, a Jego Tajemnica - wydarzeniem historycznym.

    Chrystus uobecnia się w Duchu Świętym poprzez znaki sakramentalne. Chrześcijaństwo bez liturgii jest chrześcijaństwem bez Chrystusa. Chrystus staje się prawdziwie obecny i daje siebie swoim wiernym nawet w najbardziej ogołoconym obrzędzie, takim jak ten, który niektórzy chrześcijanie sprawowali i nadal odprawiają w miejscach uwięzienia lub w zaciszu domowym w czasach prześladowań. Nie istnieje zatem duchowość chrześcijańska, która nie byłaby zakorzeniona w celebracji świętych misteriów.

    Chrystus jest Centrum i Protagonistą liturgii, a My wszyscy, w różnorodności darów i posług, włączamy się w Jego działanie.

    Życie jest powołane do tego, by stawać się ofiarą dla Boga, ale nie może się to dziać bez modlitwy, zwłaszcza modlitwy liturgicznej.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente tutti i Polacchi.

    La liturgia della Chiesa è fonte della pietà e nutrimento della preghiera personale.

    Anche dalla comune preghiera liturgica, quando siamo radunati attorno a Cristo, inizia la realizzazione del comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo, perché pregando gli uni per gli altri ci aiutiamo reciprocamente e portiamo i pesi gli uni degli altri.

    Vi benedico di cuore.

    Speaker:

    Pozdrawiam serdecznie wszystkich Polaków.

    Liturgia Kościoła jest źródłem pobożności i pokarmem dla modlitwy osobistej.

    Także od wspólnej modlitwy liturgicznej, kiedy jesteśmy zgromadzeni wokół Chrystusa, zaczyna się realizacja przykazania miłości Boga i bliźniego, gdyż modląc się jedni za drugich, pomagamy sobie wzajemnie oraz nosimy brzemiona jedni drugich.

    Z serca Wam błogosławię.

    [00147-PL.01] [Testo originale: Polacco]

    In lingua italiana

    Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua italiana. Vi incoraggio a nutrirvi spesso della parola di Dio, specialmente nella liturgia, applicandola ad ogni circostanza della vostra vita quotidiana.

    Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Ieri abbiamo celebrato la festa della Presentazione del Signore al tempio per le mani della Vergine Maria: Ella presentò a Dio Gesù. Nutriamo la viva speranza che Lei, la Regina del cielo, presenti a Dio anche ciascuno di noi e le nostre necessità. Non stancatevi di mettere la vostra vita nelle mani misericordiose di Dio Padre.

    [00148-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    Appello del Santo Padre

    Testo in lingua italiana


    Domani si celebrerà la Prima Giornata Internazionale della Fratellanza Umana, come stabilito da una recente Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Tale iniziativa tiene conto anche dell’incontro del 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi, quando il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb e io abbiamo firmato il Documento sulla Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune. Sono molto lieto che le Nazioni del mondo intero si uniscano in questa celebrazione, volta a promuovere il dialogo interreligioso e interculturale. Perciò domani pomeriggio parteciperò a un incontro virtuale con il Grande Imam di Al-Azhar, con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Signor António Guterres, e con altre personalità. La citata Risoluzione delle Nazioni Unite riconosce «il contributo che il dialogo tra tutti i gruppi religiosi può apportare per migliorare la consapevolezza e la comprensione dei valori comuni condivisi da tutta l’umanità». Sia questa oggi la nostra preghiera e il nostro impegno ogni giorno dell’anno.

    [00150-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    (...)

    [B0071-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  5. #15
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 07.02.2021


    Alle ore 12 di oggi, il Santo Padre Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini riuniti in Piazza San Pietro.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Un’altra volta in Piazza! Il Vangelo di oggi (cfr Mc 1,29-39) presenta la guarigione, da parte di Gesù, della suocera di Pietro e poi di tanti altri malati e sofferenti che si stringono a Lui. Quella della suocera di Pietro è la prima guarigione di ordine fisico raccontata da Marco: la donna si trovava a letto con la febbre; nei suoi confronti, l’atteggiamento e il gesto di Gesù sono emblematici: «Si avvicinò, la fece alzare prendendola per mano» (v. 31), annota l’Evangelista. C’è tanta dolcezza in questo semplice atto, che sembra quasi naturale: «La febbre la lasciò ed ella li serviva» (ibid.). Il potere risanante di Gesù non incontra alcuna resistenza; e la persona guarita riprende la sua vita normale, pensando subito agli altri e non a sé stessa – e questo è significativo, è segno di vera “salute”!

    Quel giorno era un sabato. La gente del villaggio aspetta il tramonto e poi, finito l’obbligo del riposo, esce e porta da Gesù tutti i malati e gli indemoniati. E Lui li guarisce, ma vieta ai demoni di rivelare che Lui è il Cristo (cfr vv. 32-34). Fin dall’inizio, dunque, Gesù mostra la sua predilezione per le persone sofferenti nel corpo e nello spirito: è una predilezione di Gesù avvicinarsi alle persone che soffrono sia nel corpo sia nello spirito. È la predilezione del Padre, che Lui incarna e manifesta con opere e parole. I suoi discepoli ne sono stati testimoni oculari, hanno visto questo e poi lo hanno testimoniato. Ma Gesù non li ha voluti solo spettatori della sua missione: li ha coinvolti, li ha inviati, ha dato anche a loro il potere di guarire i malati e scacciare i demoni (cfr Mt 10,1; Mc 6,7). E questo è proseguito senza interruzione nella vita della Chiesa, fino ad oggi. E questo è importante. Prendersi cura dei malati di ogni genere non è per la Chiesa un’ “attività opzionale”, no! Non è qualcosa di accessorio, no. Prendersi cura dei malati di ogni genere fa parte integrante della missione della Chiesa, come lo era di quella di Gesù. E questa missione è portare la tenerezza di Dio all’umanità sofferente. Ce lo ricorderà tra pochi giorni, l’11 febbraio, la Giornata Mondiale del Malato.

    La realtà che stiamo vivendo in tutto il mondo a causa della pandemia rende particolarmente attuale questo messaggio, questa missione essenziale della Chiesa. La voce di Giobbe, che risuona nella Liturgia odierna, ancora una volta si fa interprete della nostra condizione umana, così alta nella dignità – la nostra condizione umana, altissima nella dignità – e nello stesso tempo così fragile. Di fronte a questa realtà, sempre sorge nel cuore la domanda: “perché?”.

    E a questo interrogativo Gesù, Verbo Incarnato, risponde non con una spiegazione – a questo perché siamo così alti nella dignità e così fragili nella condizione, Gesù non risponde a questo perché con una spiegazione –, ma con una presenza d’amore che si china, che prende per mano e fa rialzare, come ha fatto con la suocera di Pietro (cfr Mc 1,31). Chinarsi per far rialzare l’altro. Non dimentichiamo che l’unico modo lecito di guardare una persona dall’alto in basso è quando tu tendi la mano per aiutarla a sollevarsi. L’unica. E questa è la missione che Gesù ha affidato alla Chiesa. Il Figlio di Dio manifesta la sua Signoria non “dall’alto in basso”, non a distanza, ma chinandosi, tendendo la mano; manifesta la sua Signoria nella vicinanza, nella tenerezza e nella compassione. Vicinanza, tenerezza, compassione sono lo stile di Dio. Dio si fa vicino e si fa vicino con tenerezza e con compassione. Quante volte nel Vangelo leggiamo, davanti a un problema di salute o qualsiasi problema: “ne ebbe compassione”. La compassione di Gesù, la vicinanza di Dio in Gesù è lo stile di Dio. Il Vangelo di oggi ci ricorda anche che questa compassione affonda le radici nell’intima relazione con il Padre. Perché? Prima dell’alba e dopo il tramonto, Gesù si appartava e rimaneva da solo a pregare (v. 35). Da lì attingeva la forza per compiere il suo ministero, predicando e operando guarigioni.

    La Vergine Santa ci aiuti a lasciarci guarire da Gesù – ne abbiamo sempre bisogno, tutti – per poter essere a nostra volta testimoni della tenerezza risanatrice di Dio.

    [00163-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus

    Cari fratelli e sorelle!

    In questi giorni seguo con viva preoccupazione gli sviluppi della situazione che si è venuta a creare in Myanmar, Paese che, dal tempo della mia visita apostolica del 2017, porto nel cuore con tanto affetto. In questo momento così delicato desidero assicurare nuovamente la mia vicinanza spirituale, la mia preghiera e la mia solidarietà al popolo del Myanmar. E prego affinché quanti hanno responsabilità nel Paese si mettano con sincera disponibilità al servizio del bene comune, promuovendo la giustizia sociale e la stabilità nazionale, per una armoniosa convivenza. Preghiamo per il Myanmar. [momento di silenzio]

    Desidero rivolgere un appello in favore dei minori migranti non accompagnati. Sono tanti! Purtroppo, tra coloro che per vari motivi sono costretti a lasciare la propria patria, ci sono sempre decine di bambini e ragazzi soli, senza la famiglia ed esposti a molti pericoli. In questi giorni, mi è stata segnalata la drammatica situazione di quelli che si trovano sulla cosiddetta “rotta balcanica”. Ma ce ne sono in tutte le “rotte”. Facciamo in modo che a queste creature fragili e indifese non manchino la doverosa cura e canali umanitari preferenziali.

    Oggi si celebra in Italia la Giornata per la Vita, sul tema “Libertà e vita”. Mi unisco ai Vescovi italiani nel ricordare che la libertà è il grande dono che Dio ci ha dato per ricercare e raggiungere il bene proprio e degli altri, a partire dal bene primario della vita. La nostra società va aiutata a guarire da tutti gli attentati alla vita, perché sia tutelata in ogni sua fase. E mi permetto di aggiungere una mia preoccupazione: l’inverno demografico italiano. In Italia le nascite sono calate e il futuro è in pericolo. Prendiamo questa preoccupazione e cerchiamo di fare in modo che questo inverno demografico finisca e fiorisca una nuova primavera di bambini e bambine.

    Domani, memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, religiosa sudanese che conobbe le umiliazioni e le sofferenze della schiavitù, si celebra la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. Quest’anno l’obiettivo è lavorare per un’economia che non favorisca, nemmeno indirettamente, questi traffici ignobili, cioè un’economia che non faccia mai dell’uomo e della donna una merce, un oggetto, ma sempre il fine. Il servizio all’uomo, alla donna, ma non usarli come merce. Chiediamo a Santa Giuseppina Bakhita che ci aiuti in questo.

    E rivolgo il mio cordiale saluto a tutti voi, romani e pellegrini: sono contento di vedervi di nuovo radunati nella piazza, anche quelli habitué, le suore spagnole qui, che sono brave, sempre, con la pioggia e con il sole sono lì! Anche i ragazzi dell’Immacolata… Tutti voi. Sono contento. A tutti auguro una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

    [00164-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0078-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  6. #16
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    Udienza al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno, 08.02.2021


    Alle ore 10 di questa mattina, nell’Aula della Benedizione, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno.

    Dopo le parole introduttive del Decano del Corpo Diplomatico, S.E. il Sig. George F. Poulides, Ambasciatore di Cipro presso la Santa Sede, il Papa ha pronunciato il discorso che riportiamo di seguito:

    Discorso del Santo Padre

    Eccellenze, Signore e Signori,

    ringrazio il Decano, Sua Eccellenza il Signor George Poulides, Ambasciatore di Cipro, per le cortesi parole e i voti augurali che ha espresso a nome di tutti voi, e mi scuso anzitutto per gli inconvenienti che la cancellazione dell’incontro previsto il 25 gennaio può avervi causato. Vi sono grato per la comprensione e la pazienza, e per aver accolto l’invito a essere presenti questa mattina, nonostante le difficoltà, per il nostro tradizionale ritrovo.

    Ci incontriamo stamani nella cornice più spaziosa dell’Aula delle Benedizioni, per rispettare l’esigenza del maggiore distanziamento personale al quale la pandemia ci obbliga. Tuttavia, la distanza è solamente fisica. Il nostro ritrovarci simboleggia piuttosto il contrario. Esso è un segno di vicinanza, di quella prossimità e sostegno reciproco cui deve aspirare la famiglia delle Nazioni. In questo tempo di pandemia si tratta di un dovere ancora più cogente, poiché è evidente a tutti che il virus non conosce barriere né può essere facilmente isolato. Sconfiggerlo è perciò una responsabilità che chiama in causa ciascuno di noi personalmente, come pure i nostri Paesi.

    Vi sono perciò riconoscente per l’impegno che quotidianamente profondete per favorire i rapporti fra i vostri Paesi o le Organizzazioni Internazionali che rappresentate e la Santa Sede. Numerose sono le testimonianze di vicinanza reciproca che abbiamo potuto scambiarci nel corso di questi mesi, anche grazie all’uso delle nuove tecnologie, che hanno permesso di superare le limitazioni causate dalla pandemia.

    Indubbiamente tutti aspiriamo a riprendere quanto prima i contatti in presenza, e il nostro ritrovarci oggi intende essere un segno di buon auspicio in tal senso. Parimenti, è mio desiderio riprendere a breve i Viaggi Apostolici, cominciando con quello in Iraq, previsto nel marzo prossimo. I viaggi costituiscono, infatti, un aspetto importante della sollecitudine del Successore di Pietro per il Popolo di Dio sparso in tutto il mondo, come pure del dialogo della Santa Sede con gli Stati. Inoltre, essi sono spesso l’occasione propizia per approfondire, in spirito di condivisione e di dialogo, il rapporto tra religioni diverse. Nel nostro tempo, il dialogo interreligioso è una componente importante nell’incontro fra popoli e culture. Quando è inteso non come rinuncia alla propria identità, ma come occasione di maggiore conoscenza e arricchimento reciproco, esso costituisce un’opportunità per i leader religiosi e per i fedeli delle varie confessioni e può sostenere l’opera dei leader politici nella loro responsabilità di edificare il bene comune.

    Ugualmente importanti sono gli accordi internazionali, che permettono di approfondire i legami di fiducia reciproca e consentono alla Chiesa di cooperare con maggior efficacia al benessere spirituale e sociale dei vostri Paesi. In tale prospettiva, desidero qui menzionare lo scambio degli strumenti di ratifica dell’Accordo-quadro tra la Santa Sede e la Repubblica Democratica del Congo e dell’Accordo sullo statuto giuridico della Chiesa Cattolica in Burkina Faso, nonché la firma del Settimo Accordo Addizionale fra la Santa Sede e la Repubblica Austriaca alla Convenzione per il Regolamento di Rapporti Patrimoniali del 23 giugno 1960. Inoltre, il 22 ottobre scorso, la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese hanno concordato di prolungare, per altri due anni, la validità dell’Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi in Cina, firmato a Pechino nel 2018. Si tratta di un’intesa di carattere essenzialmente pastorale e la Santa Sede auspica che il cammino intrapreso prosegua, in spirito di rispetto e di fiducia reciproca, contribuendo ulteriormente alla soluzione delle questioni di comune interesse.

    Cari Ambasciatori,

    l’anno da poco conclusosi ha lasciato dietro a sé un carico di paura, sconforto e disperazione, insieme con molti lutti. Esso ha posto le persone in una spirale di distacco e di sospetto reciproco e ha spinto gli Stati a erigere barriere. Il mondo interconnesso a cui eravamo abituati ha ceduto il passo ad un mondo nuovamente frammentato e diviso. Ciononostante, le ricadute della pandemia sono davvero globali, sia perché essa coinvolge di fatto tutta l’umanità e i Paesi del mondo, sia perché incide su molteplici aspetti della nostra vita, contribuendo ad aggravare «crisi tra loro fortemente interrelate, come quelle climatica, alimentare, economica e migratoria».[1] Alla luce di questa considerazione, ho ritenuto opportuno dare vita alla Commissione Vaticana Covid-19, con lo scopo di coordinare la risposta della Santa Sede e della Chiesa alle sollecitazioni giunte dalle diocesi di tutto il mondo, per far fronte all’emergenza sanitaria e alle necessità che la pandemia ha fatto emergere.

    Fin dall’inizio è parso infatti evidente che la pandemia avrebbe inciso notevolmente sullo stile di vita cui eravamo abituati, facendo venire meno comodità e certezze consolidate. Essa ci ha messo in crisi, mostrandoci il volto di un mondo malato non solo a causa del virus, ma anche nell’ambiente, nei processi economici e politici, e più ancora nei rapporti umani. Ha messo in luce i rischi e le conseguenze di un modo di vivere dominato da egoismo e cultura dello scarto e ci ha posto davanti un’alternativa: continuare sulla strada finora percorsa o intraprendere un nuovo cammino.

    Vorrei allora soffermarmi su alcune delle crisi provocate o evidenziate dalla pandemia, guardando nel contempo alle opportunità che da esse derivano per edificare un mondo più umano, giusto, solidale e pacifico.

    Crisi sanitaria


    La pandemia ci ha rimesso potentemente dinanzi a due dimensioni ineludibili dell’esistenza umana: la malattia e la morte. Proprio per questo richiama il valore della vita, di ogni singola vita umana e della sua dignità, in ogni istante del suo itinerario terreno, dal concepimento nel grembo materno fino alla sua fine naturale. Purtroppo, duole constatare che, con il pretesto di garantire presunti diritti soggettivi, un numero crescente di legislazioni nel mondo appare allontanarsi dal dovere imprescindibile di tutelare la vita umana in ogni sua fase.

    La pandemia ci ricorda pure il diritto alla cura, di cui ogni essere umano è destinatario, come ho evidenziato anche nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, celebrata il 1° gennaio scorso. «Ogni persona umana – infatti – è un fine in sé stessa, mai semplicemente uno strumento da apprezzare solo per la sua utilità, ed è creata per vivere insieme nella famiglia, nella comunità, nella società, dove tutti i membri sono uguali in dignità. È da tale dignità che derivano i diritti umani, come pure i doveri, che richiamano ad esempio la responsabilità di accogliere e soccorrere i poveri, i malati, gli emarginati».[2] Se si sopprime il diritto alla vita dei più deboli, come si potranno garantire con efficacia tutti gli altri diritti?

    In questa prospettiva, rinnovo il mio appello affinché ad ogni persona umana siano offerte le cure e l’assistenza di cui abbisogna. A tal fine, è indispensabile che quanti hanno responsabilità politiche e di governo si adoperino per favorire innanzitutto l’accesso universale all’assistenza sanitaria di base, incentivando pure la creazione di presidi medici locali e di strutture sanitarie confacenti alle reali esigenze della popolazione, nonché la disponibilità di terapie e farmaci. Non può essere infatti la logica del profitto a guidare un campo così delicato quale quello dell’assistenza sanitaria e della cura.

    È poi indispensabile che i notevoli progressi medici e scientifici compiuti nel corso degli anni, i quali hanno permesso di sintetizzare in tempi assai brevi vaccini che si prospettano efficaci contro il coronavirus, vadano a beneficio di tutta quanta l’umanità. Esorto pertanto tutti gli Stati a contribuire attivamente alle iniziative internazionali volte ad assicurare una distribuzione equa dei vaccini, non secondo criteri puramente economici, ma tenendo conto delle necessità di tutti, specialmente di quelle delle popolazioni più bisognose.

    Ad ogni modo, davanti a un nemico subdolo e imprevedibile qual è il Covid-19, l’accessibilità dei vaccini deve essere sempre accompagnata da comportamenti personali responsabili tesi a impedire il diffondersi della malattia, attraverso le necessarie misure di prevenzione a cui ci siamo ormai abituati in questi mesi. Sarebbe fatale riporre la fiducia solo nel vaccino, quasi fosse una panacea che esime dal costante impegno del singolo per la salute propria e altrui. La pandemia ci ha mostrato che nessuno è un’isola, evocando la celebre espressione del poeta inglese John Donne, e che «la morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità».[3]

    Crisi ambientale

    Non è solo l’essere umano ad essere malato, lo è anche la nostra Terra. La pandemia ci ha mostrato ancora una volta quanto anch’essa sia fragile e bisognosa di cure.

    Certamente vi sono profonde differenze fra la crisi sanitaria provocata dalla pandemia e la crisi ecologica causata da un indiscriminato sfruttamento delle risorse naturali. Quest’ultima ha una dimensione molto più complessa e permanente, e richiede soluzioni condivise di lungo periodo. In realtà, gli impatti, ad esempio, del cambiamento climatico, siano essi diretti, quali gli eventi atmosferici estremi come alluvioni e siccità, oppure indiretti, come la malnutrizione o le malattie respiratorie, sono spesso gravidi di conseguenze che permangono per molto tempo.

    La risoluzione di queste crisi richiede una collaborazione internazionale per la cura della nostra casa comune. Auspico pertanto che la prossima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP26), prevista a Glasgow nel novembre prossimo, consenta di trovare un’intesa efficace per affrontare le conseguenze del cambiamento climatico. È questo il tempo di agire, poiché possiamo già toccare con mano gli effetti di una protratta inazione.

    Penso ad esempio alle ripercussioni sulle numerose piccole isole dell’Oceano Pacifico che rischiano gradualmente di scomparire. È una tragedia che causa non solo la distruzione di interi villaggi, ma costringe anche le comunità locali, e soprattutto le famiglie, a spostarsi continuamente, perdendo identità e cultura. Penso pure alle inondazioni nel sud-est asiatico, specialmente in Vietnam e nelle Filippine, che hanno provocato vittime e lasciato intere famiglie senza mezzi di sussistenza. Né si può tacere il progressivo riscaldamento della Terra, che ha causato devastanti incendi in Australia e in California.

    Anche in Africa i cambiamenti climatici, aggravati da interventi sconsiderati dell’uomo e ora anche dalla pandemia, sono causa di grave preoccupazione. Mi riferisco anzitutto all’insicurezza alimentare che nel corso dell’ultimo anno ha colpito particolarmente il Burkina Faso, il Mali e il Niger, con milioni di persone che soffrono la fame; come pure alla situazione in Sud Sudan, dove si corre il rischio di una carestia e dove peraltro persiste una grave emergenza umanitaria: oltre un milione di bambini ha carenze alimentari, mentre i corridoi umanitari sono spesso ostacolati e la presenza delle agenzie umanitarie nel territorio viene limitata. Anche per far fronte a tale situazione è quanto mai urgente che le Autorità sud-sudanesi superino le incomprensioni e proseguano nel dialogo politico per una piena riconciliazione nazionale.

    Crisi economica e sociale


    L’obiettivo di contenimento del coronavirus ha spinto molti governi ad adottare misure restrittive della libertà di circolazione, che hanno comportato, per diversi mesi, la chiusura di esercizi commerciali e il generale rallentamento delle attività produttive, con gravi ricadute sulle imprese, soprattutto quelle medio-piccole, sull’occupazione e conseguentemente sulla vita delle famiglie e d’intere fasce della società, particolarmente quelle più deboli.

    La crisi economica che ne è conseguita ha messo in evidenza un altro morbo che colpisce il nostro tempo: quello di un’economia basata sullo sfruttamento e sullo scarto sia delle persone sia delle risorse naturali. Ci si è dimenticati troppo spesso della solidarietà e degli altri valori che consentono all’economia di essere al servizio dello sviluppo umano integrale, anziché di interessi particolari, e si è persa di vista la valenza sociale dell’attività economica e la destinazione universale dei beni e delle risorse.

    L’attuale crisi è allora l’occasione propizia per ripensare il rapporto fra la persona e l’economia. Serve una sorta di “nuova rivoluzione copernicana” che riponga l’economia a servizio dell’uomo e non viceversa, «iniziando a studiare e praticare un’economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda».[4]

    Per far fronte alle conseguenze negative di questa crisi, numerosi governi hanno previsto diverse iniziative e lo stanziamento di ingenti finanziamenti. Tuttavia, non di rado sono prevalse spinte a cercare soluzioni particolari a un problema che ha invece dimensioni globali. Oggi meno che mai si può pensare di fare da sé. Occorrono iniziative comuni e condivise anche a livello internazionale, soprattutto a sostegno dell’occupazione e della protezione delle fasce più povere della popolazione. In tale prospettiva, ritengo significativo l’impegno dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri, che pur tra le difficoltà, hanno saputo mostrare che si può lavorare con impegno per raggiungere compromessi soddisfacenti a vantaggio di tutti i cittadini. Lo stanziamento proposto dal piano Next Generation EU rappresenta un significativo esempio di come la collaborazione e la condivisione delle risorse in spirito di solidarietà siano non solo obiettivi auspicabili, ma realmente accessibili.

    In molte parti del mondo, la crisi ha interessato soprattutto quanti lavorano nei settori informali, i quali sono stati i primi a vedere scomparire i propri mezzi di sussistenza. Vivendo al di fuori dei margini dell’economia formale, non hanno neanche accesso agli ammortizzatori sociali, comprese l’assicurazione contro la disoccupazione e l’assistenza sanitaria. Così, spinti dalla disperazione, tanti hanno cercato altre forme di reddito, esponendosi ad essere sfruttati mediante il lavoro nero o forzato, la prostituzione e varie attività criminali, tra cui la tratta delle persone.

    Al contrario, ogni essere umano ha diritto – ha diritto! – e dev’essere messo in condizioni di ottenere «i mezzi indispensabili e sufficienti per un dignitoso tenore di vita».[5] È necessario, infatti, che sia assicurata a tutti la stabilità economica per evitare le piaghe dello sfruttamento e contrastare l’usura e la corruzione, che affliggono molti Paesi nel mondo, e tante altre ingiustizie che si consumano ogni giorno di fronte agli occhi stanchi e distratti della nostra società contemporanea.

    Il maggior tempo trascorso in casa ha portato pure a stare più a lungo in modo alienante davanti al computer e ad altri mezzi di comunicazione, con gravi ricadute sulle persone più vulnerabili, specialmente i poveri e disoccupati. Essi sono più facili prede della criminalità informatica – il cybercrime – nei suoi risvolti più disumanizzanti, dalle frodi alla tratta di esseri umani, allo sfruttamento della prostituzione, compresa quella infantile, nonché alla pedopornografia.

    La chiusura dei confini a causa della pandemia, unitamente alla crisi economica, ha accentuato anche diverse emergenze umanitarie, tanto nelle zone di conflitto quanto nelle regioni colpite dal cambiamento climatico e dalla siccità, nonché nei campi per rifugiati e migranti. Penso particolarmente al Sudan, dove si sono rifugiate migliaia di persone in fuga dalla regione del Tigray, come pure ad altri Paesi dell’Africa sub-sahariana, o alla regione di Cabo Delgado in Mozambico, dove tanti sono state costretti ad abbandonare il proprio territorio e si trovano ora in condizioni assai precarie. Il mio pensiero va pure allo Yemen e alla all’amata Siria, dove, oltre ad altre gravi emergenze, l’insicurezza alimentare affligge gran parte della popolazione e i bambini sono stremati dalla malnutrizione.

    In diversi casi le crisi umanitarie sono aggravate dalle sanzioni economiche, le quali, il più delle volte, finiscono per ripercuotersi principalmente sulle fasce più deboli della popolazione, anziché sui responsabili politici. Pertanto, pur comprendendo la logica delle sanzioni, la Santa Sede non ne vede l’efficacia e auspica un loro allentamento, anche per favorire il flusso di aiuti umanitari, innanzitutto di medicinali e di strumenti sanitari, oltremodo necessari in questo tempo di pandemia.

    La congiuntura che stiamo attraversando sia analogamente di stimolo per condonare, o perlomeno ridurre, il debito che grava sui Paesi più poveri e che di fatto ne impedisce il recupero e il pieno sviluppo.

    Lo scorso anno ha visto pure un ulteriore aumento dei migranti, i quali, complice la chiusura dei confini, sono dovuti ricorrere a percorsi sempre più pericolosi. Il flusso massiccio ha peraltro incontrato una crescita del numero dei respingimenti illegali, spesso attuati per impedire ai migranti di chiedere asilo, in violazione del principio di non-respingimento (non-refoulement). Molti vengono intercettati e rimpatriati in campi di raccolta e di detenzione, dove subiscono torture e violazioni dei diritti umani, quando non trovano la morte attraversando mari e altri confini naturali.

    I corridoi umanitari, implementati nel corso degli ultimi anni, contribuiscono certamente ad affrontare alcune delle suddette problematiche, salvando numerose vite. Tuttavia, la portata della crisi rende sempre più urgente affrontare alla radice le cause che spingono a migrare, come pure esige uno sforzo comune per sostenere i Paesi di prima accoglienza, che si fanno carico dell’obbligo morale di salvare vite umane. Al riguardo, si attende con interesse la negoziazione del Nuovo Patto dell’Unione Europea sulla migrazione e l’asilo, pur osservando che politiche e meccanismi concreti non funzioneranno se non saranno sostenuti dalla necessaria volontà politica e dall’impegno di tutte le parti in causa, compresi la società civile e i migranti stessi.

    La Santa Sede apprezza tutti gli sforzi compiuti in favore dei migranti e appoggia l’impegno dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), di cui quest’anno ricorre il 70° anniversario della fondazione, nel pieno rispetto dei valori espressi nella sua Costituzione e della cultura degli Stati membri in cui l’Organizzazione opera. Parimenti, la Santa Sede, quale membro del Comitato esecutivo dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), resta fedele ai principi enunciati nella Convenzione di Ginevra del 1951 sullo statuto dei rifugiati e al Protocollo del 1967, che stabiliscono la definizione legale di rifugiato, i loro diritti, nonché l’obbligo legale degli Stati a proteggerli.

    Dalla Seconda guerra mondiale il mondo non aveva ancora assistito a un aumento così drammatico del numero di rifugiati, come quello che vediamo oggi. È pertanto urgente che si rinnovi l’impegno per la loro protezione, come pure per quella degli sfollati interni e di tutte le persone vulnerabili costrette a fuggire dalla persecuzione, dalla violenza, dai conflitti e dalle guerre. A questo proposito, nonostante gli importanti sforzi compiuti dalle Nazioni Unite nella ricerca di soluzioni e proposte concrete per affrontare in modo coerente il problema degli sfollamenti forzati, la Santa Sede esprime la propria preoccupazione per la situazione degli sfollati in diverse parti del mondo. Mi riferisco anzitutto all’area centrale del Sahel, dove, in meno di due anni, il numero degli sfollati interni è aumentato di venti volte.

    Crisi della politica

    Le criticità che ho fin qui evocato pongono in rilievo una crisi ben più profonda, che in qualche modo sta alla radice delle altre, la cui drammaticità è stata posta in luce proprio dalla pandemia. È la crisi della politica, che da tempo sta investendo molte società e i cui laceranti effetti sono emersi durante la pandemia.

    Uno dei fattori emblematici di tale crisi è la crescita delle contrapposizioni politiche e la difficoltà, se non addirittura l’incapacità, di ricercare soluzioni comuni e condivise ai problemi che affliggono il nostro pianeta. È una tendenza a cui si assiste ormai da tempo e che si diffonde sempre più anche in Paesi di antica tradizione democratica. Mantenere vive le realtà democratiche è una sfida di questo momento storico[6], che interessa da vicino tutti gli Stati: siano essi piccoli o grandi, economicamente avanzati o in via di sviluppo. In questi giorni, il mio pensiero va in modo particolare al popolo del Myanmar, al quale esprimo il mio affetto e la mia vicinanza. Il cammino verso la democrazia intrapreso negli ultimi anni è stato bruscamente interrotto dal colpo di stato della settimana scorsa. Esso ha portato all’incarcerazione di diversi leader politici, che auspico siano prontamente liberati, quale segno di incoraggiamento a un dialogo sincero per il bene del Paese.

    D’altronde, come affermava Pio XII nel suo memorabile Radiomessaggio del Natale 1944: «Esprimere il proprio parere sui doveri e i sacrifici, che gli vengono imposti; non essere costretto ad ubbidire senza essere stato ascoltato: ecco due diritti del cittadino, che trovano nella democrazia, come indica il suo nome stesso, la loro espressione».[7] La democrazia si basa sul rispetto reciproco, sulla possibilità di tutti di concorrere al bene della società e sulla considerazione che opinioni differenti non solo non minano il potere e la sicurezza degli Stati, ma, in un confronto onesto, arricchiscono vicendevolmente e consentono di trovare soluzioni più adeguate ai problemi da affrontare. Il processo democratico richiede che si persegua un cammino di dialogo inclusivo, pacifico, costruttivo e rispettoso fra tutte le componenti della società civile in ogni città e nazione. Gli avvenimenti che, pur in modi e in contesti diversi, hanno caratterizzato l’ultimo anno da oriente a occidente, anche – ripeto – in Paesi di lunga tradizione democratica, dicono quanto sia ineludibile questa sfida e come non ci si possa esimere dall’obbligo morale e sociale di affrontarla con atteggiamento positivo. Lo sviluppo di una coscienza democratica esige che si superino i personalismi e prevalga il rispetto dello stato di diritto. Il diritto è infatti il presupposto indispensabile per l’esercizio di ogni potere e deve essere garantito dagli organi preposti indipendentemente dagli interessi politici dominanti.

    Purtroppo la crisi della politica e dei valori democratici si ripercuote anche a livello internazionale, con ricadute sull’intero sistema multilaterale e l’evidente conseguenza che Organizzazioni pensate per favorire la pace e lo sviluppo – sulla base del diritto e non della “legge del più forte” – vedono compromessa la loro efficacia. Certamente, non si può tacere che nel corso degli ultimi anni il sistema multilaterale ha mostrato anche alcuni limiti. La pandemia è un’occasione da non sprecare per pensare e attuare riforme organiche, affinché le Organizzazioni internazionali ritrovino la loro vocazione essenziale a servire la famiglia umana per preservare la vita di ogni persona e la pace.

    Uno dei segni della crisi della politica è proprio la reticenza che spesso si verifica ad intraprendere percorsi di riforma. Non bisogna avere paura delle riforme, anche se richiedono sacrifici e non di rado un cambiamento di mentalità. Ogni corpo vivo ha bisogno continuamente di riformarsi e in questa prospettiva si collocano pure le riforme che stanno interessando la Santa Sede e la Curia Romana.

    Ad ogni modo non mancano comunque segni incoraggianti, quale l’entrata in vigore, alcuni giorni fa, del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari, come pure l’estensione per un ulteriore quinquennio del Nuovo Trattato sulla Riduzione delle Armi Strategiche (il cosiddetto New START) fra la Federazione Russa e gli Stati Uniti d’America. D’altronde, come ho ribadito anche nella recente Enciclica Fratelli tutti, «se si prendono in considerazione le principali minacce alla pace e alla sicurezza con le loro molteplici dimensioni in questo mondo multipolare del XXI secolo, […] non pochi dubbi emergono circa l’inadeguatezza della deterrenza nucleare a rispondere efficacemente a tali sfide».[8] Non è infatti «sostenibile un equilibro basato sulla paura, quando esso tende di fatto ad aumentare la paura e a minare le relazioni di fiducia fra i popoli».[9]

    Lo sforzo nell’ambito del disarmo e della non proliferazione degli armamenti nucleari, che, pur tra difficoltà e reticenze, occorre intensificare, dovrebbe essere egualmente condotto riguardo alle armi chimiche e nei confronti delle armi convenzionali. Troppe armi ci sono nel mondo! «Giustizia, saggezza ed umanità domandano che venga arrestata la corsa agli armamenti [e che] si riducano simultaneamente e reciprocamente gli armamenti già esistenti»[10], affermava nel 1963 San Giovanni XXIII. E, mentre con il pullulare delle armi aumenta la violenza ad ogni livello e vediamo intorno a noi un mondo lacerato da guerre e divisioni, sentiamo crescere sempre più l’esigenza di pace, di una pace che «non è solo assenza di guerra, ma è vita ricca di senso, impostata e vissuta nella realizzazione personale e nella condivisione fraterna con gli altri».[11]

    Come vorrei che il 2021 fosse l’anno in cui si scrivesse finalmente la parola fine al conflitto siriano, iniziato ormai dieci anni fa! Perché ciò accada, è necessario un rinnovato interesse anche da parte della Comunità internazionale ad affrontare con sincerità e con coraggio le cause del conflitto e a ricercare soluzioni attraverso le quali tutti, indipendentemente dall’appartenenza etnica e religiosa, possano contribuire come cittadini al futuro del Paese.

    Il mio auspicio di pace va ovviamente alla Terra Santa. La fiducia reciproca fra Israeliani e Palestinesi dev’essere la base per un rinnovato e risolutivo dialogo diretto tra le Parti per risolvere un conflitto che perdura da troppo tempo. Invito la Comunità internazionale a sostenere e a facilitare tale dialogo diretto, senza pretendere di dettare soluzioni che non abbiano come orizzonte il bene di tutti. Palestinesi e Israeliani – ne sono certo – nutrono entrambi il desiderio di poter vivere in pace.

    Parimenti, auspico un rinnovato impegno politico nazionale e internazionale per favorire la stabilità del Libano, che è attraversato da una crisi interna e rischia di perdere la sua identità e di trovarsi ancor più coinvolto nelle tensioni regionali. È quanto mai necessario che il Paese mantenga la sua identità unica, anche per assicurare un Medio Oriente plurale, tollerante e diversificato, nel quale la presenza cristiana possa offrire il proprio contributo e non sia ridotta a una minoranza da proteggere. I cristiani costituiscono il tessuto connettivo storico e sociale del Libano e ad essi, attraverso le molteplici opere educative, sanitarie e caritative, va assicurata la possibilità di continuare a operare per il bene del Paese, del quale sono stati fondatori. Indebolire la comunità cristiana rischia di distruggere l’equilibrio interno e la stessa realtà libanese. In quest’ottica va affrontata anche la presenza dei profughi siriani e palestinesi. Inoltre, senza un urgente processo di ripresa economica e di ricostruzione, si rischia il fallimento del Paese, con la possibile conseguenza di pericolose derive fondamentaliste. È dunque necessario che tutti i leader politici e religiosi, messi da parte i propri interessi, si impegnino a perseguire la giustizia e ad attuare vere riforme per il bene dei cittadini, agendo in modo trasparente e assumendosi la responsabilità delle proprie azioni.

    Pace auspico pure per la Libia, anch’essa lacerata da un ormai lungo conflitto, con la speranza che il recente “Forum del dialogo politico libico”, tenutosi in Tunisia nel novembre scorso sotto l’egida delle Nazioni Unite, consenta effettivamente l’avvio dell’atteso processo di riconciliazione del Paese.

    Preoccupazione destano pure altre aree del mondo. Mi riferisco in primo luogo alle tensioni politiche e sociali nella Repubblica Centrafricana; come pure a quelle che interessano in generale l’America Latina, le quali hanno radici nelle profonde disuguaglianze, nelle ingiustizie e nella povertà, che offendono la dignità delle persone. Parimenti, seguo con particolare attenzione il deterioramento dei rapporti nella Penisola coreana, culminato con la distruzione dell’ufficio di collegamento inter-coreano a Kaesong; e inoltre la situazione nel Caucaso meridionale, dove permangono diversi conflitti congelati, alcuni riaccesisi nel corso dell’anno passato, che minano la stabilità e la sicurezza dell’intera regione.

    Infine, non posso dimenticare un’altra grave piaga di questo nostro tempo: il terrorismo, che ogni anno miete in tutto il mondo numerose vittime tra la popolazione civile inerme. È un male che è andato crescendo a partire dagli anni Settanta del secolo scorso e che ha avuto un momento culminante negli attentati che l’11 settembre 2001 hanno interessato gli Stati Uniti d’America, uccidendo quasi tremila persone. Purtroppo, il numero degli attentati è andato intensificandosi negli ultimi vent’anni, colpendo diversi Paesi in tutti i continenti. Mi riferisco in modo particolare al terrorismo che colpisce soprattutto nell’Africa sub-sahariana, ma anche in Asia e in Europa. Il mio pensiero va a tutte le vittime e ai loro familiari, che si sono visti strappare persone care da una violenza cieca, motivata da ideologiche distorsioni della religione. Peraltro, gli obiettivi di tali attacchi sono spesso proprio i luoghi di culto, in cui sono raccolti fedeli in preghiera. A tale riguardo, vorrei sottolineare che la protezione dei luoghi di culto è una conseguenza diretta della difesa della libertà di pensiero, di coscienza e di religione ed è un dovere per le Autorità civili, indipendentemente dal colore politico e dall’appartenenza religiosa.

    Eccellenze, Signore e Signori,

    nell’avviarmi verso la conclusione delle mie considerazioni, desidero soffermarmi ancora su un’ultima crisi, che, fra tutte, è forse la più grave: la crisi dei rapporti umani, espressione di una generale crisi antropologica, che riguarda la concezione stessa della persona umana e la sua dignità trascendente.

    La pandemia, che ci ha costretto a lunghi mesi di isolamento e spesso di solitudine, ha fatto emergere la necessità che ogni persona ha di avere rapporti umani. Penso anzitutto agli studenti, che non sono potuti andare regolarmente a scuola o all’università. «Ovunque si è cercato di attivare una rapida risposta attraverso le piattaforme educative informatiche, le quali hanno mostrato non solo una marcata disparità delle opportunità educative e tecnologiche, ma anche che, a causa del confinamento e di tante altre carenze già esistenti, molti bambini e adolescenti sono rimasti indietro nel naturale processo di sviluppo pedagogico».[12] Inoltre, l’aumento della didattica a distanza ha comportato pure una maggiore dipendenza dei bambini e degli adolescenti da internet e in genere da forme di comunicazione virtuali, rendendoli peraltro più vulnerabili e sovraesposti alle attività criminali online.

    Assistiamo a una sorta di “catastrofe educativa”. Vorrei ripeterlo: assistiamo a una sorta di “catastrofe educativa”, davanti alla quale non si può rimanere inerti, per il bene delle future generazioni e dell’intera società. «Oggi c’è bisogno di una rinnovata stagione di impegno educativo, che coinvolga tutte le componenti della società»,[13] poiché l’educazione è «il naturale antidoto alla cultura individualistica, che a volte degenera in vero e proprio culto dell'io e nel primato dell’indifferenza. Il nostro futuro non può essere la divisione, l’impoverimento delle facoltà di pensiero e d’immaginazione, di ascolto, di dialogo e di mutua comprensione».[14]

    I lunghi periodi di confinamento hanno però anche consentito di trascorrere più tempo in famiglia. Per molti si è trattato di un momento importante per riscoprire i rapporti più cari. D’altronde, matrimonio e famiglia «costituiscono uno dei beni più preziosi dell’umanità»[15] e la culla di ogni società civile. Il grande Papa San Giovanni Paolo II, di cui lo scorso anno abbiamo celebrato il centenario della nascita, nel suo prezioso magistero sulla famiglia ricordava: che «Di fronte alla dimensione mondiale che oggi caratterizza i vari problemi sociali, la famiglia vede allargarsi in modo del tutto nuovo il suo compito verso lo sviluppo della società» e lo assolve anzitutto «offrendo ai figli un modello di vita fondato sui valori della verità, della libertà, della giustizia e dell’amore».[16] Tuttavia, non tutti hanno potuto vivere con serenità nella propria casa e alcune convivenze sono degenerate in violenze domestiche. Esorto tutti, autorità pubbliche e società civile, a supportare le vittime della violenza nella famiglia: sappiamo purtroppo che sono le donne, sovente insieme ai loro figli, a pagare il prezzo più alto.

    Le esigenze di contenere la diffusione del virus hanno avuto ramificazioni anche su diverse libertà fondamentali, inclusa la libertà di religione, limitando il culto e le attività educative e caritative delle comunità di fede. Non bisogna tuttavia trascurare che la dimensione religiosa costituisce un aspetto fondamentale della personalità umana e della società, che non può essere obliterato; e che, nonostante si stia cercando di proteggere le vite umane dalla diffusione del virus, non si può ritenere la dimensione spirituale e morale della persona come secondaria rispetto alla salute fisica.

    La libertà di culto non costituisce peraltro un corollario della libertà di riunione, ma deriva essenzialmente dal diritto alla libertà religiosa, che è il primo e fondamentale diritto umano. È dunque necessario che essa venga rispettata, protetta e difesa dalle Autorità civili, come la salute e l’integrità fisica. D’altronde, una buona cura del corpo non può mai prescindere dalla cura dell’anima.

    Scrivendo a Cangrande della Scala, Dante Alighieri sottolinea il fine della sua Commedia: «Allontanare quelli che vivono questa vita dallo stato di miseria e condurli a uno stato di felicità».[17] Tale, sebbene con ruoli e in ambiti differenti, è pure il compito tanto delle autorità religiose quanto di quelle civili. La crisi dei rapporti umani e, conseguentemente, le altre crisi che ho menzionato non si possono vincere se non salvaguardando la dignità trascendente di ogni persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio.

    Nel ricordare il grande poeta fiorentino, di cui quest’anno ricorre il settimo centenario della morte, desidero anche rivolgere un particolare pensiero al popolo italiano, che per primo in Europa si è trovato a confrontarsi con le gravi conseguenze della pandemia, esortandolo a non lasciarsi abbattere dalle presenti difficoltà, ma a lavorare unito per costruire una società in cui nessuno sia scartato o dimenticato.

    Cari Ambasciatori,

    il 2021 è un tempo da non perdere. E non sarà sprecato nella misura in cui sapremo collaborare con generosità e impegno. In questo senso ritengo che la fraternità sia il vero rimedio alla pandemia e ai molti mali che ci hanno colpito. Fraternità e speranza sono come medicine di cui oggi il mondo ha bisogno, al pari dei vaccini.

    Su ciascuno di voi e sui vostri Paesi invoco copiosi doni celesti, con l’augurio che quest’anno sia propizio per approfondire i vincoli di fraternità che legano l’intera famiglia umana.

    Grazie!

    ________________________

    [1] Messaggio per la LIV Giornata Mondiale della Pace (8 dicembre 2020), 1.

    [2] Ibid., 6.

    [3] J. Donne, Meditazione XVII, in: Devozioni per occasioni d’emergenza, Editori Riuniti, Roma 1994, 112-113.

    [4]
    Lettera per l’evento “Economy of Francesco” (1° maggio 2019).

    [5] S. Giovanni XXIII, Lett. enc. Pacem in terris (11 aprile 1963), 6.

    [6] Cfr Discorso al Parlamento Europeo, Strasburgo (25 novembre 2014).

    [7] Radiomessaggio ai popoli del mondo intero, 24 dicembre 1944.

    [8] Messaggio alla Conferenza dell’ONU per la negoziazione di uno strumento giuridicamente vincolante sulla proibizione delle armi nucleari (23 marzo 2017): AAS 109 (2017), 394-396; Lett. enc. Fratelli tutti, 262.

    [9] Ibid.

    [10] S. Giovanni XXIII, Lett. enc. Pacem in terris (11 aprile 1963), 60.

    [11]
    Angelus, 1° gennaio 2021.

    [12] Videomessaggio in occasione dell’Incontro “Global compact on education. Together to look beyond” (15 ottobre 2020).

    [13]
    Ibid.

    [14] Ibid.

    [15] S. Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio (22 novembre 1981), 1.

    [16] Ibid., 48.

    [17] Epistola XIII, 39

    [00165-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  7. #17
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    L’Udienza Generale, 10.02.2021


    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.15 nella Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

    Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua meditazione sul tema: “Pregare nella vita quotidiana” (Lettura: Col 3,16-17).

    Dopo aver riassunto la Sua catechesi nelle diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli. Quindi ha rivolto un appello per le vittime della calamità naturale avvenuta nel Nord dell’India e un augurio alle popolazioni dell’Estremo Oriente e in altre parti del mondo che celebrano venerdì prossimo il Capodanno lunare.

    L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica

    Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Nella catechesi precedente abbiamo visto come la preghiera cristiana sia “ancorata” alla Liturgia. Oggi metteremo in luce come dalla Liturgia essa ritorni sempre alla vita quotidiana: per le strade, negli uffici, sui mezzi di trasporto... E lì continua il dialogo con Dio: chi prega è come l’innamorato, che porta sempre nel cuore la persona amata, ovunque egli si trovi.

    In effetti, tutto viene assunto in questo dialogo con Dio: ogni gioia diventa motivo di lode, ogni prova è occasione per una richiesta di aiuto. La preghiera è sempre viva nella vita, come fuoco di brace, anche quando la bocca non parla, ma il cuore parla. Ogni pensiero, pur se apparentemente “profano”, può essere permeato di preghiera. Anche nell’intelligenza umana c’è un aspetto orante; essa infatti è una finestra affacciata sul mistero: rischiara i pochi passi che stanno davanti a noi e poi si apre alla realtà tutta intera, questa realtà che la precede e la supera. Questo mistero non ha un volto inquietante o angosciante, no: la conoscenza di Cristo ci rende fiduciosi che là dove i nostri occhi e gli occhi della nostra mente non possono vedere, non c’è il nulla, ma c’è qualcuno che ci aspetta, c’è una grazia infinita. E così la preghiera cristiana trasfonde nel cuore umano una speranza invincibile: qualsiasi esperienza tocchi il nostro cammino, l’amore di Dio può volgerla in bene.

    A questo proposito, il Catechismo dice: «Noi impariamo a pregare in momenti particolari, quando ascoltiamo la Parola del Signore e quando partecipiamo al suo Mistero pasquale; ma è in ogni tempo, nelle vicende di ogni giorno, che ci viene dato il suo Spirito perché faccia sgorgare la preghiera. […] Il tempo è nelle mani del Padre; è nel presente che lo incontriamo: né ieri né domani, ma oggi» (n. 2659). Oggi incontro Dio, sempre c’è l’oggi dell’incontro.

    Non esiste altro meraviglioso giorno che l’oggi che stiamo vivendo. La gente che vive sempre pensando al futuro: “Ma, il futuro sarà meglio…”, ma non prende l’oggi come viene: è gente che vive nella fantasia, non sa prendere il concreto del reale. E l’oggi è reale, l’oggi è concreto. E la preghiera avviene nell’oggi. Gesù ci viene incontro oggi, questo oggi che stiamo vivendo. Ed è la preghiera a trasformare questo oggi in grazia, o meglio, a trasformarci: placa l’ira, sostiene l’amore, moltiplica la gioia, infonde la forza di perdonare. In qualche momento ci sembrerà di non essere più noi a vivere, ma che la grazia viva e operi in noi mediante la preghiera. E quando ci viene un pensiero di rabbia, di scontento, che ci porta verso l’amarezza. Fermiamoci e diciamo al Signore: “Dove stai? E dove sto andando io?” E il Signore è lì, il Signore ci darà la parola giusta, il consiglio per andare avanti senza questo succo amaro del negativo. Perché sempre la preghiera, usando una parola profana, è positiva. Sempre. Ti porta avanti. Ogni giorno che inizia, se accolto nella preghiera, si accompagna al coraggio, così che i problemi da affrontare non siano più intralci alla nostra felicità, ma appelli di Dio, occasioni per il nostro incontro con Lui. E quando uno è accompagnato dal Signore, si sente più coraggioso, più libero, e anche più felice.

    Preghiamo dunque sempre per tutto e per tutti, anche per i nemici. Gesù ci ha consigliato questo: “Pregate per i nemici”. Preghiamo per i nostri cari, ma anche per quelli che non conosciamo; preghiamo perfino per i nostri nemici, come ho detto, come spesso ci invita a fare la Scrittura. La preghiera dispone a un amore sovrabbondante. Preghiamo soprattutto per le persone infelici, per coloro che piangono nella solitudine e disperano che ci sia ancora un amore che pulsa per loro. La preghiera compie miracoli; e i poveri allora intuiscono, per grazia di Dio, che, anche in quella loro situazione di precarietà, la preghiera di un cristiano ha reso presente la compassione di Gesù: Lui infatti guardava con grande tenerezza le folle affaticate e smarrite come pecore senza pastore (cfr Mc 6,34). Il Signore è – non dimentichiamo – il Signore della compassione, della vicinanza, della tenerezza: tre parole da non dimenticare mai. Perché è lo stile del Signore: compassione, vicinanza, tenerezza.

    La preghiera ci aiuta ad amare gli altri, nonostante i loro sbagli e i loro peccati. La persona è sempre più importante delle sue azioni, e Gesù non ha giudicato il mondo, ma lo ha salvato. È una brutta vita quella di quelle persone che sempre giudicano gli altri, sempre stanno condannando, giudicando: è una vita brutta, infelice. Gesù è venuto per salvarci: apri il tuo cuore, perdona, giustifica gli altri, capisci, anche tu sii vicino agli altri, abbi compassione, abbi tenerezza come Gesù. Bisogna voler bene a tutti e a ciascuno ricordando, nella preghiera, che siamo tutti quanti peccatori e nello stesso tempo amati da Dio ad uno ad uno. Amando così questo mondo, amandolo con tenerezza, scopriremo che ogni giorno e ogni cosa porta nascosto in sé un frammento del mistero di Dio.

    Scrive ancora il Catechismo: «Pregare negli avvenimenti di ogni giorno e di ogni istante è uno dei segreti del Regno rivelati ai “piccoli”, ai servi di Cristo, ai poveri delle beatitudini. È cosa buona e giusta pregare perché l’avvento del Regno di giustizia e di pace influenzi il cammino della storia, ma è altrettanto importante “impastare” mediante la preghiera le umili situazioni quotidiane. Tutte le forme di preghiera possono essere quel lievito al quale il Signore paragona il Regno» (n. 2660).

    L’uomo – la persona umana, l’uomo e la donna – è come un soffio, come un filo d’erba (cfr Sal 144,4; 103,15). Il filosofo Pascal scriveva: «Non serve che l’universo intero si armi per schiacciarlo; un vapore, una goccia d’acqua è sufficiente per ucciderlo».1 Siamo esseri fragili, ma sappiamo pregare: questa è la nostra più grande dignità, anche è la nostra fortezza. Coraggio. Pregare in ogni momento, in ogni situazione, perché il Signore ci è vicino. E quando una preghiera è secondo il cuore di Gesù, ottiene miracoli.

    ____________

    1 Pensieri, 186.

    [00175-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

    In lingua francese

    Speaker:


    Chers frères et sœurs,

    la prière part de la liturgie et retourne toujours à la vie quotidienne qui est le lieu où le dialogue continue avec Dieu. Tout est assumé dans ce dialogue: toute joie devient un motif de louange, toute épreuve est l’occasion d’une demande d’aide et toute pensée peut être imprégnée de prière. Elle communique ainsi au cœur humain une espérance invincible. Le Catéchisme nous enseigne à ce propos que nous apprenons à prier à tout instant, mais surtout aujourd’hui où nous rencontrons le Père. Il n’existe pas de jour plus merveilleux que l’aujourd’hui de notre vie. Et c’est la prière qui le transforme en grâce, ou mieux, c’est elle qui nous transforme. Chaque jour qui commence, s’il est accueilli dans la prière, s’accompagne du courage d’affronter les difficultés qui deviennent des appels de Dieu, des occasions de rencontre avec lui. Prions donc pour toute chose et pour tout le monde, même pour nos ennemis, car la prière dispose à un amour surabondant. Prions surtout pour les personnes malheureuses. La prière accomplit en ce sens des miracles, parce qu’elle nous aide à mieux aimer les autres malgré leurs erreurs et leurs péchés. En aimant ainsi ce monde avec tendresse, nous découvrirons que chaque jour et chaque chose portent en soi un fragment du mystère de Dieu. Le Catéchisme dit encoreque prier dans les événements de chaque jour et de chaque instant est l’un des secrets du Royaume.Nous sommes des êtres fragiles, mais sachons priercar c’est notre plus grande dignité.Et quand une prière est dite selon le cœur de Jésus, elle obtient des miracles.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i fedeli di lingua francese.

    Fratelli e sorelle, chiediamo al Signore di darci il gusto della preghiera quotidiana, perché essa renda possibile il miracolo dell’incontro con il prossimo nella sua sofferenza e nelle sue necessità.

    A tutti imparto la mia benedizione!

    Speaker:

    Je salue cordialement les personnes de langue française.

    Frères et sœurs, demandons au Seigneur de nous donner le goût de la prière quotidienne afin qu'elle rende possible le miracle de la rencontre avec le prochain dans sa souffrance et dans ses besoins.

    A tous, j’accorde ma bénédiction!

    [00176-FR.01] [Texte original: Français]

    In lingua inglese

    Speaker:


    Dear Brothers and Sisters, in our continuing catechesis on prayer, we now consider how our prayerful dialogue with God is meant to embrace the events of each day, in our homes, daily chores or work. All our thoughts and activities should be a part of our daily conversation with the Lord. The Catechism teaches that “it is in the present that we encounter God, not yesterday or tomorrow, but today” (No. 2659). There is no aspect of our everyday lives, however mundane, that cannot be offered in prayer to God and become an occasion of deeper union with him. As we come to know Christ more intimately in prayer, our hearts are expanded to embrace in love and solidarity all those around us, above all the poor, the unhappy and those in need. Blaise Pascal once observed that human beings are so frail that even a drop of water can destroy us (cf. Thoughts, No. 347). Yet in our fragility, prayer is a mark of our supreme grandeur, for prayer can work miracles in our world, transform lives and history, and serve the coming of God’s kingdom of justice and peace.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i pellegrini di lingua inglese. Invito tutti, soprattutto in questo tempo di pandemia, ad avvicinarsi al Signore nella preghiera quotidiana, portando a Lui i nostri bisogni e quelli del mondo intorno a noi. Su voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace di Cristo. Dio vi benedica!

    Speaker:

    I cordially greet the English-speaking faithful. I invite everyone, especially in this time of pandemic, to draw nearer to the Lord in prayer each day, bringing to him our own needs and the needs of the world around us. Upon you and your families I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you!

    [00177-EN.01] [Original text: English]

    In lingua tedesca

    Speaker:


    Liebe Brüder und Schwestern, unser tägliches Leben muss vom Gebet durchdrungen sein. Im Alltag geht das Gespräch mit Gott weiter, alles ist in den Dialog mit Gott hineingenommen: Jede Freude ist Grund zum Lob, jede Prüfung Anlass zur Bitte um Hilfe an Gott. So schenkt das Beten dem menschlichen Herzen eine unbesiegbare Hoffnung: Welche Erfahrung auch immer wir auf unserem Weg machen, Gottes Liebe kann es ins Gute wenden. Zu jeder Zeit, in den Ereignissen eines jeden Tages, wird uns der Heilige Geist als Quelle des Gebets geschenkt (vgl. KKK 2059). Das Gebet verwandelt das Heute in Gnade, und jeder Tag ist mit allem, was er mit sich bringt, eine Gelegenheit zur Begegnung mit Gott. Wir sollen stets für alles und für alle beten: für unsere Lieben, für die Menschen, die wir nicht kennen, auch für unsere Feinde und für alle in Leid und Not. Das Gebet hilft uns, die anderen zu lieben, und erinnert uns, dass wir alle Sünder und zugleich von Gott geliebt sind. Wir sind schwach, doch können wir beten: dies ist unsere größte Würde. Und wenn ein Gebet nach dem Herzen Jesu geschieht, erlangt es Wunder.

    Santo Padre:

    Rivolgo un cordiale saluto ai fratelli e alle sorelle di lingua tedesca. La preghiera è il lievito con il quale impastare tutta la vita, anche le umili circostanze quotidiane. Così possiamo vivere sempre alla presenza di Dio che ci desidera felici. Il Signore vi benedica tutti.

    Speaker:

    Einen herzlichen Gruß richte ich an die Brüder und Schwestern deutscher Sprache. Das Gebet ist der Sauerteig, mit dem wir unser ganzes Leben durchdringen sollen, auch die schlichten und alltäglichen Situationen. So können wir immer in der Gegenwart Gottes leben, der möchte, dass wir glücklich sind. Der Herr segne euch alle.

    [00178-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

    In lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:

    Reflexionamos hoy sobre la oración en la vida cotidiana. El que reza es como un enamorado: lleva siempre en el corazón a la persona amada, vaya donde vaya. Por eso, podemos rezar en cualquier momento, en los acontecimientos de cada día: en la calle, en la oficina, en el tren; con palabras o en el silencio de nuestro corazón. Incluso un pensamiento aparentemente “profano” puede estar impregnado de oración. El Espíritu del Señor siempre se nos ofrece para que brote el diálogo con Él.

    La oración nos va transformando: calma la ira, mantiene el amor, multiplica la alegría, infunde la fuerza de perdonar. En la oración se nos concede la gracia para afrontar cada día con esperanza y valentía, como llamadas de Dios y ocasiones para encontrarnos con Él. Además, la oración nos ayuda a amar a los demás, conscientes de que todos somos pecadores y, al mismo tiempo, amados personalmente por el Señor. Somos seres frágiles, pero sabemos rezar: esta es nuestra mayor dignidad.

    Por tanto, recemos por todo y por todos: por nuestros seres queridos, y también por las personas que no conocemos, incluso por nuestros enemigos. Recemos especialmente por los que más sufren a causa del dolor y la enfermedad, de la soledad y la precariedad. Rezando y amando así este mundo, amándolo con compasión y ternura, como Jesús, descubriremos que cada día lleva escondido en sí un fragmento del misterio de Dios.

    Saludo cordialmente a los fieles de lengua española. Mañana celebramos la fiesta de Nuestra Señora de Lourdes, patrona de los enfermos. Pidamos por su intercesión que el Señor conceda la salud del alma y cuerpo a todos los que sufren a causa de alguna enfermedad y de la actual pandemia, y fortalezca a quienes los asisten y los acompañan en este tiempo de prueba que atraviesan en sus vidas. Que Dios los bendiga a todos.

    [00179-ES.02] [Texto original: Español]

    In lingua portoghese

    Speaker:


    A oração cristã, embora esteja ancorada na Liturgia, permeia todos os aspectos do nosso dia a dia. Trata-se de um diálogo contínuo com Deus que se assemelha ao comportamento de um enamorado que traz sempre em seu coração a pessoa amada. Por isso, não há realidade de nossa vida que não possa se converter em tema do nosso diálogo com Deus: cada alegria, cada tristeza, cada pensamento ou acontecimento. E, na oração, tudo é transformado pela graça de Deus, gerando em nós uma esperança inabalável. Por outro lado, a oração nos ajuda a amar os outros, não obstante os seus erros. Pois quando estamos na presença de Deus, nos lembramos que somos todos pecadores amados pelo Senhor e que a pessoa é mais importante que as suas ações. Enfim, na oração enxergamos ainda melhor as nossas fragilidades, mas também a nossa grandeza. Portanto, rezemos sempre, por tudo e por todos, pois a oração, quando feita segundo o Coração de Jesus, pode obter milagres.

    Santo Padre:

    Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua portoghese. Cari fratelli, la preghiera trasforma il nostro sguardo e ci aiuta a farci vicini a tutti, anche coloro che sono diversi da noi. Vegli sul vostro cammino la Vergine Maria e vi aiuti ad essere questo segno d’amore senza condizioni in mezzo ai vostri fratelli. Su di voi e sulle vostre famiglie scenda la Benedizione di Dio.

    Speaker:

    Dirijo uma cordial saudação aos fiéis de língua portuguesa. Queridos irmãos, a oração transforma o nosso olhar e nos ajuda a fazer-nos próximos de todos, mesmo daquelas pessoas que são diferentes de nós. Vele sobre o vosso caminho a Virgem Maria e vos ajude a ser sinal de um amor sem condições no meio dos vossos irmãos. Sobre vós e vossas famílias desça a Bênção de Deus.

    [00180-PO.01] [Texto original: Português]

    In lingua araba

    Speaker:


    تأمّلَ قداسَةُ البابا اليَومَ في الصّلاةِ في الحياةِ اليوميّة. قالَ قداسَتُه: سنُبيِّنُ اليومَ أهميّةَ الصّلاةِ أي الحوارِ مع اللهِ في الحياةِ اليوميّة. في صلاتِنا اليوميّةِ في كلِّ لحظةٍ وحدث، يصبحُ كلُّ فرحٍ سببًا لتسبيحِ الله، وتصبحُ كلُّ شدّةٍ فرصةً لطلبِ العونِ منه. وتنيرُ الصّلاةُ خطواتِنا وواقِعَنا وتسكبُ في قلبِنا رجاءً لا يُقهر. وعندما نصلّي نلتقي مع اللهِ ونتغيّر. فالصلاةُ تُهَدِئُ غضبَنا وتَسْنِدُ محبّتَنا لله وللآخرين وتَزيدُ من فرحِنا وتُفيضُ فينا قوّةَ المغفرة. وكلُّ يومٍ يبدأ، إذا قبلناهُ بالصّلاة، صَحِبَتْهُ الشجاعة، والمشاكلُ التي نواجِهُهَا لن تكونَ عائقًا أمامَ سعادتِنا، بل هي نداءاتٌ من الله، وفرصٌ للقائِنا معه. وأضافَ قداسَتُه: علينا أن نصلّيَ دائمًا من أجلِ كلِّ شيءٍ ومن أجلِ أحبائِنا وأعدائِنا والبائسينَ ومن لا نعرفُهُم. فالصّلاةُ تعملُ المعجزات. ويدركُ الفقراءُ في وضعِهم البائسِ أنّ صلاةَ المسيحيّ تجعلُ شفقةَ يسوع حاضرة، كما حَدَثَ في زمنِه مع الجموعِ المتعبةِ والضالة. ودعانا قداسَتُه أن نحبَّ الجميعَ بالرّغمِ من أخطائِهِم وخطاياهُم، وأن نتذكّر، في الصّلاة، أنّنا كلَّنا خطأةٌ وفي نفسِ الوقتِ الله يحبُنا. فإذا أحببنا هذا العالمَ بحنانِ الله، سنكتشفُ في صلاتِنا أنّ كلَّ يومٍ وكلَّ شيءٍ يحملُ في داخلِه جزءًا من سرِّ الله.

    Santo Padre:

    Saluto i fedeli di lingua araba. Siamo esseri fragili, ma sappiamo pregare: questa è la nostra più grande dignità. E quando una preghiera è secondo il cuore di Gesù, ottiene miracoli. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!

    Speaker:

    أحيّي المؤمنينَ الناطقينَ باللغةِ العربية. نحن كائناتٌ ضعيفة، لكنّنا نعرفُ أن نصلّي: هذه هي أعظمُ كرامةٍ فينا. وعندما تكونُ الصّلاة بحسبِ قلبِ يسوع، فإنّها تصنعُ المعجزات. ليباركْكُم الرّبُّ جميعًا ولْيَحمِكُم دائمًا من كلِّ شر!

    [00181-AR.01] [Testo originale: Italiano]

    In lingua polacca

    Speaker:


    Drodzy bracia i siostry, zwróćmy dzisiaj uwagę na potrzebę modlitwy w przeżywanej przez nas codzienności. Każda myśl, napotkane sytuacje i podejmowane działania mogą stać się przedmiotem rozmowy z Bogiem, która przemienia nas i otaczający świat: łagodzi gniew, pozwala przebaczyć, wprowadza pokój, podtrzymuje miłość, pomnaża radość. Wydarzenia, troski, nasze ludzkie problemy mogą stać się okazją do spotkania z Bogiem: uwielbiania Go, dziękczynienia, błagania. Modlitwa jest zawsze żywa, dynamiczna, nawet wtedy, gdy nie mówią usta. Dlatego w różnych okolicznościach, często polecajmy Bogu siebie samych, wszystkich nam bliskich, ludzi przygodnie spotkanych, ubogich, samotnych, bezdomnych, potrzebujących nieznajomych. Także Katechizm zachęca nas byśmy ogarniali modlitwą codzienne sprawy, zwyczajne sytuacje życia (por. n.2660). Jesteśmy istotami kruchymi, słabymi i grzesznymi ludźmi, ale zdolnymi do modlitwy. To jest nasza największa godność. Pamiętajmy, że modlitwa zgodna z zamysłem Serca Jezusa, czyni cuda.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i polacchi. Pensando alla preghiera quotidiana, auguro che in ogni situazione della vita vi accompagni un colloquio con Cristo da cuore a cuore; non soltanto davanti al Santissimo, alla croce o a un’immagine sacra, ma anche mentre vi recate al lavoro, in viaggio e durante gli impegni quotidiani. Che questa preghiera diventi la vostra buona abitudine. Vi benedico di cuore.

    Speaker:

    Pozdrawiam serdecznie Polaków. Myśląc o codziennej modlitwie, życzę, by w każdej życia sytuacji towarzyszyła wam serdeczna rozmowa z Chrystusem; nie tylko ta przed Najświętszym Sakramentem, przed krzyżem, czy obrazem, ale także ta zanoszona w drodze do pracy, w podróży, czy podczas codziennych zajęć. Niech taka modlitwa stanie się waszym dobrym zwyczajem. Z serca wam błogosławię.

    [00182-PL.01] [Testo originale: Polacco]

    In lingua italiana

    Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua italiana. In una società che continua ad essere lacerata da contrasti e divisioni, siate segno di un progetto di riconciliazione e di fraternità che affonda le sue radici nel Vangelo e nell’aiuto indispensabile della preghiera.

    Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Domani celebreremo la memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes. Vi auguro di imitare la Madonna nella piena disponibilità alla volontà di Dio.

    [00183-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    Appelli del Santo Padre

    Esprimo la mia vicinanza alle vittime della calamità accaduta tre giorni fa nel nord dell’India, dove parte di un ghiacciaio si è staccata provocando una violenta inondazione, che ha travolto i cantieri di due centrali elettriche. Prego per gli operai defunti e per i loro familiari, e per tutte le persone ferite e danneggiate.

    ***

    Nell’Estremo Oriente e in varie parti del mondo, il prossimo venerdì 12 febbraio molti milioni di uomini e donne celebreranno il Capodanno lunare. A tutti loro e alle loro famiglie desidero inviare il mio cordiale saluto, unitamente all’augurio che il nuovo anno porti frutti di fraternità e solidarietà. In questo particolare momento, nel quale forti sono le preoccupazioni per affrontare le sfide della pandemia, che tocca non solo il fisico e l’anima delle persone ma influisce anche sulle relazioni sociali, formulo l’auspicio che ognuno possa godere di piena salute e di serenità di vita. Mentre invito, infine, a pregare per il dono della pace e di ogni altro bene, ricordo che essi si ottengono con bontà, rispetto, lungimiranza e coraggio, non dimenticando mai di avere una cura preferenziale verso i più poveri e i più deboli.

    [00186-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0088-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  8. #18
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 14.02.2021


    Alle ore 12 di oggi, il Santo Padre Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini riuniti in Piazza San Pietro.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    È bella la piazza con il sole! È bella!

    Il Vangelo di oggi (cfr Mc 1,40-45) ci presenta l’incontro fra Gesù e un uomo malato di lebbra. I lebbrosi erano considerati impuri e, secondo le prescrizioni della Legge, dovevano rimanere fuori dal centro abitato. Erano esclusi da ogni relazione umana, sociale e religiosa: per esempio, non potevano entrare in sinagoga, non potevano entrare nel tempio, pure religiosamente. Gesù, invece, si lascia avvicinare da quell’uomo, si commuove, addirittura stende la mano e lo tocca. Questo è impensabile in quel tempo. Così, Egli realizza la Buona Notizia che annuncia: Dio si è fatto vicino alla nostra vita, ha compassione per le sorti dell’umanità ferita e viene ad abbattere ogni barriera che ci impedisce di vivere la relazione con Lui, con gli altri e con noi stessi. Si è fatto vicino… Vicinanza. Ricordatevi bene questa parola, vicinanza. Compassione: il Vangelo dice che Gesù vedendo il lebbroso, ne ebbe compassione. E tenerezza. Tre parole che indicano lo stile di Dio: vicinanza, compassione, tenerezza. In questo episodio possiamo vedere due “trasgressioni” che si incontrano: la trasgressione del lebbroso che si avvicina a Gesù – e non poteva farlo –, e Gesù che, mosso a compassione, lo tocca con tenerezza per guarirlo – e non poteva farlo. Ambedue sono dei trasgressori. Sono due trasgressioni.

    La prima trasgressione è quella del lebbroso: nonostante le prescrizioni della Legge, egli esce dall’isolamento e viene da Gesù. La sua malattia era considerata un castigo divino, ma, in Gesù, Egli può vedere un altro volto di Dio: non il Dio che castiga, ma il Padre della compassione e dell’amore, che ci libera dal peccato e mai ci esclude dalla sua misericordia. Così quell’uomo può uscire dall’isolamento, perché in Gesù trova Dio che condivide il suo dolore. L’atteggiamento di Gesù lo attira, lo spinge a uscire da sé stesso e ad affidare a Lui la sua storia dolorosa.

    E permettetemi qui un pensiero a tanti bravi sacerdoti confessori che hanno questo atteggiamento: di attirare la gente, tanta gente che si sente niente, si sente “al pavimento” per i suoi peccati… Ma con tenerezza, con compassione… Bravi quei confessori che non sono con la frusta in mano, ma soltanto per ricevere, ascoltare, e dire che Dio è buono e che Dio perdona sempre, che Dio non si stanca di perdonare. A questi confessori misericordiosi chiedo oggi, a tutti voi, di fare un applauso, qui, in Piazza, tutti. [applauso]

    La seconda trasgressione è quella di Gesù: mentre la Legge proibiva di toccare i lebbrosi, Egli si commuove, stende la mano e lo tocca per guarirlo. Qualcuno direbbe: ha peccato, ha fatto quello che la legge vieta, è un trasgressore. È vero, è un trasgressore. Non si limita alle parole, ma lo tocca. E toccare con amore significa stabilire una relazione, entrare in comunione, coinvolgersi nella vita dell’altro fino a condividerne anche le ferite. Con questo gesto, Gesù mostra che Dio che non è indifferente, non si tiene a “distanza di sicurezza”; anzi, si avvicina con compassione e tocca la nostra vita per risanarla con tenerezza. È lo stile di Dio: vicinanza, compassione e tenerezza. La trasgressione di Dio; è un grande trasgressore in questo senso.

    Fratelli e sorelle, anche oggi nel mondo tanti nostri fratelli soffrono per questa malattia, del male di Hansen, o per altre malattie e condizioni a cui è purtroppo associato un pregiudizio sociale. “Questo è un peccatore!”. Pensate a quel momento [cfr Lc 7,36-50) quando entrò nel banchetto quella donna e buttò sui piedi di Gesù del profumo. Gli altri dicevano: “Ma se questo fosse un profeta sarebbe conscio, conoscerebbe chi è questa donna: una peccatrice”. Il disprezzo. Invece Gesù riceve, anzi, ringrazia: “Ti sono perdonati i tuoi peccati”. La tenerezza di Gesù. E il pregiudizio sociale di allontanare la gente con la parola: “Questo è un impuro, questo è un peccatore, questo è un truffatore, questo…”. Sì, a volte è vero, ma non pre-giudicare. A ciascuno di noi può capitare di sperimentare ferite, fallimenti, sofferenze, egoismi che ci chiudono a Dio e agli altri, perché il peccato ci chiude in noi stessi, per vergogna, per umiliazioni, ma Dio vuole aprire il cuore. Dinanzi a tutto questo, Gesù ci annuncia che Dio non è un’idea o una dottrina astratta, ma Dio è Colui che si “contamina” con la nostra umanità ferita e non ha paura di venire a contatto con le nostre piaghe. “Ma padre, cosa sta dicendo? Che Dio si contamina?”. Non lo dico io, lo ha detto San Paolo: si è fatto peccato (cfr 2 Cor 5,21). Lui che non è peccatore, che non può peccare, si è fatto peccato. Guarda come si è contaminato Dio per avvicinarsi a noi, per avere compassione e per far capire la sua tenerezza. Vicinanza, compassione e tenerezza.

    Per rispettare le regole della buona reputazione e delle consuetudini sociali, noi spesso mettiamo a tacere il dolore o indossiamo delle maschere che lo camuffano. Per far quadrare i calcoli dei nostri egoismi o le leggi interiori delle nostre paure, non ci coinvolgiamo troppo nelle sofferenze degli altri. Chiediamo invece al Signore la grazia di vivere queste due “trasgressioni” del Vangelo di oggi. Quella del lebbroso, perché abbiamo il coraggio di uscire dal nostro isolamento e, invece di restare lì a commiserarci o a piangere i nostri fallimenti, le lamentele, e invece di questo andiamo da Gesù così come siamo: “Signore io sono così”. Sentiremo quell’abbraccio, quell’abbraccio di Gesù tanto bello. E poi la trasgressione di Gesù: un amore che fa andare oltre le convenzioni, che fa superare i pregiudizi e la paura di mescolarci con la vita dell’altro. Impariamo a essere “trasgressori” come questi due: come il lebbroso e come Gesù.

    Ci accompagni in questo cammino la Vergine Maria, che ora invochiamo nella preghiera dell’Angelus.

    [00202-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus

    Cari fratelli e sorelle,

    sempre guardo con gratitudine all’impegno di coloro che collaborano in favore dei migranti. Tutti ringrazio per quello che fanno per i migranti. Oggi, in particolare, mi associo ai Vescovi della Colombia nell’esprimere riconoscenza per la decisione delle Autorità colombiane di implementare lo Statuto di Protezione Temporanea per i migranti venezuelani presenti nel Paese, favorendone l’accoglienza, la protezione e l’integrazione. E questo non lo fa un Paese ricchissimo, sovrasviluppato, no, lo fa un Paese con tanti problemi, di sviluppo, di povertà, di pace, quasi 70 anni di guerriglia… Ma con questo problema ha avuto il coraggio di guardare a quei migranti e fare questo Statuto. Grazie alla Colombia. Grazie!

    Oggi, festa dei Santi Cirillo e Metodio, evangelizzatori dei popoli slavi, proclamati da San Giovanni Paolo II compatroni d’Europa, saluto con affetto tutte le comunità che vivono nei territori evangelizzati dai Santi Fratelli. La loro intercessione aiuti a trovare vie nuove per comunicare il Vangelo. Non hanno avuto paura, questi due, di trovare vie nuove per comunicare il Vangelo. E che la loro intercessione accresca nelle Chiese cristiane il desiderio di camminare verso la piena unità nel rispetto delle differenze.

    E non può mancare oggi, giorno di San Valentino, di rivolgere un pensiero e un augurio ai fidanzati, agli innamorati: li accompagno con la mia preghiera e li benedico.

    E ora il mio saluto va a voi, fedeli di Roma, e pellegrini. Vedo che ci sono francesi, messicani, spagnoli, polacchi... Benvenuti tutti! Tanti saluti!

    Mercoledì prossimo inizieremo la Quaresima. Sarà un tempo favorevole per dare un senso di fede e di speranza alla crisi che stiamo vivendo.

    E non voglio dimenticarmi le tre parole che fanno capire lo stile di Dio. Non dimenticare: vicinanza, compassione, tenerezza. Lo diciamo insieme? Vicinanza, compassione, tenerezza.

    Auguro a tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci. Grazie!

    [00203-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0097-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  9. #19
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 21.02.2021


    Alle ore 12 di oggi, il Santo Padre Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini riuniti in Piazza San Pietro.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Mercoledì scorso, con il rito penitenziale delle ceneri, abbiamo iniziato il cammino della Quaresima. Oggi, prima domenica di questo tempo liturgico, la Parola di Dio ci indica la strada per vivere in maniera fruttuosa i quaranta giorni che conducono alla celebrazione annuale della Pasqua. È la strada percorsa da Gesù, che il Vangelo, con lo stile essenziale di Marco, riassume dicendo che Egli, prima di incominciare la sua predicazione, si ritirò per quaranta giorni nel deserto, dove fu tentato da Satana (cfr 1,12-15). L’Evangelista sottolinea che «lo Spirito - lo Spirito Santo - sospinse Gesù nel deserto» (v. 12). Lo Spirito Santo, disceso su di Lui subito dopo il battesimo ricevuto da Giovanni nel fiume Giordano, lo stesso Spirito ora lo spinge ad andare nel deserto, per affrontare il Tentatore per lottare contro il diavolo. L’intera esistenza di Gesù è posta sotto il segno dello Spirito di Dio, che lo anima, lo ispira, lo guida.

    Ma pensiamo al deserto. Fermiamoci un momento su questo ambiente, naturale e simbolico, così importante nella Bibbia. Il deserto è il luogo dove Dio parla al cuore dell’uomo, e dove sgorga la risposta della preghiera, cioè il deserto della solitudine, il cuore staccato da altre cose e solo in quella solitudine si apre alla Parola di Dio. Ma è anche il luogo della prova e della tentazione, dove il Tentatore, approfittando della fragilità e dei bisogni umani, insinua la sua voce menzognera, alternativa a quella di Dio, una voce alternativa che ti fa vedere un’altra strada, un’altra strada di inganno. Il Tentatore seduce. Infatti, durante i quaranta giorni vissuti da Gesù nel deserto, inizia il “duello” tra Gesù e il diavolo, che si concluderà con la Passione e la Croce. Tutto il ministero di Cristo è una lotta contro il Maligno nelle sue molteplici manifestazioni: guarigioni dalle malattie, esorcismi sugli indemoniati, perdono dei peccati. È una lotta. Dopo la prima fase in cui Gesù dimostra di parlare e agire con la potenza di Dio, sembra che il diavolo abbia la meglio, quando il Figlio di Dio viene rifiutato, abbandonato e, infine, catturato e condannato a morte. Ha vinto il diavolo, sembra. Sembra che il vincitore è lui. In realtà, proprio la morte era l’ultimo “deserto” da attraversare per sconfiggere definitivamente Satana e liberare tutti noi dal suo potere. E così Gesù ha vinto nel deserto della morte per vincere nella Risurrezione.

    Ogni anno, all’inizio della Quaresima, questo Vangelo delle tentazioni di Gesù nel deserto ci ricorda che la vita del cristiano, sulle orme del Signore, è un combattimento contro lo spirito del male. Ci mostra che Gesù ha affrontato volontariamente il Tentatore e lo ha vinto; e al tempo stesso ci rammenta che al diavolo è concessa la possibilità di agire anche su di noi con le tentazioni. Dobbiamo essere consapevoli della presenza di questo nemico astuto, interessato alla nostra condanna eterna, al nostro fallimento, e prepararci a difenderci da lui e a combatterlo. La grazia di Dio ci assicura, con la fede, la preghiera e la penitenza, la vittoria sul nemico. Ma io vorrei sottolineare una cosa: nelle tentazioni Gesù mai dialoga con il diavolo, mai. Nella sua vita Gesù mai ha fatto un dialogo con il diavolo, mai. O lo scaccia via dagli indemoniati o lo condanna o fa vedere la sua malizia ma mai un dialogo. E nel deserto sembra che c’è un dialogo perché il diavolo gli fa tre proposte e Gesù risponde. Ma Gesù non risponde con le sue parole. Risponde con la Parola di Dio, con tre passi della Scrittura. E questo per tutti noi. Quando si avvicina il seduttore, incomincia a sedurci: “Ma pensa questo, fa quello...”, la tentazione è di dialogare con lui, come ha fatto Eva. Eva ha detto: “Ma non si può perché noi...”, ed è entrata in dialogo. E se noi entriamo in dialogo con il diavolo saremo sconfitti. Mettetevi questo nella testa e nel cuore: con il diavolo mai si dialoga, non c’è dialogo possibile. Soltanto la Parola di Dio.

    Nel tempo di Quaresima, lo Spirito Santo sospinge anche noi, come Gesù, ad entrare nel deserto. Non si tratta – abbiamo visto – di un luogo fisico, ma di una dimensione esistenziale in cui fare silenzio, metterci in ascolto della parola di Dio, «perché si compia in noi la vera conversione» (Orazione colletta I Dom. di Quaresima B). Non avere paura del deserto, cercare momenti di più preghiera, di silenzio, di entrare dentro di noi. Non avere paura. Siamo chiamati a camminare sui sentieri di Dio, rinnovando le promesse del nostro Battesimo: rinunciare a Satana, a tutte le sue opere e a tutte le sue seduzioni. Il nemico è lì accovacciato, state attenti. Ma mai dialogare con lui. Ci affidiamo alla materna intercessione della Vergine Maria.

    [00228-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus

    Cari fratelli e sorelle!

    Rivolgo il mio cordiale saluto a tutti voi, romani e pellegrini. In particolare, saluto i fedeli polacchi. Oggi il mio pensiero va al Santuario di Płock, in Polonia, dove novant’anni fa il Signore Gesù si manifestò a Santa Faustina Kowalska, affidandole uno speciale messaggio della Divina Misericordia. Mediante San Giovanni Paolo II, quel messaggio è giunto al mondo intero, e non è altro che il Vangelo di Gesù Cristo, morto e risorto, che ci dona la misericordia del Padre. Apriamogli il cuore, dicendo con fede: “Gesù, confido in Te”.

    Saluto i giovani e gli adulti del gruppo Talità Kum della parrocchia di San Giovanni dei Fiorentini in Roma. Grazie della vostra presenza! E avanti con gioia nei vostri progetti di bene.

    A tutti auguro una bella domenica: bella, c’è il sole, e una buona domenica! E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

    [00229-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0111-XX.02]


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  10. #20
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 28.02.2021


    Alle ore 12 di oggi, il Santo Padre Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini riuniti in Piazza San Pietro.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Questa seconda domenica di Quaresima ci invita a contemplare la trasfigurazione di Gesù sul monte, davanti a tre dei suoi discepoli (cfr Mc 9,2-10). Poco prima, Gesù aveva annunciato che, a Gerusalemme, avrebbe sofferto molto, sarebbe stato rifiutato e messo a morte. Possiamo immaginare cosa dev’essere successo allora nel cuore dei suoi amici, di quegli amici intimi, i suoi discepoli: l’immagine di un Messia forte e trionfante viene messa in crisi, i loro sogni vengono infranti, e li assale l’angoscia al pensiero che il Maestro in cui avevano creduto sarebbe stato ucciso come il peggiore dei malfattori. E proprio in quel momento, con quell’angoscia dell’anima, Gesù chiama Pietro, Giacomo e Giovanni e li porta con sé sulla montagna.

    Il Vangelo dice: «Li condusse sul monte» (v. 2). Nella Bibbia, sempre il monte ha un significato speciale: è il luogo elevato, dove cielo e terra si toccano, dove Mosè e i profeti hanno fatto l’esperienza straordinaria dell’incontro con Dio. Salire al monte è avvicinarsi un po’ a Dio. Gesù sale verso l’alto insieme ai tre discepoli e si fermano in cima al monte. Qui, Egli si trasfigura davanti a loro. Il suo volto raggiante e le sue vesti splendenti, che anticipano l’immagine da Risorto, offrono a quegli uomini impauriti la luce, la luce della speranza, la luce per attraversare le tenebre: la morte non sarà la fine di tutto, perché si aprirà alla gloria della Risurrezione. Dunque, Gesù annuncia la sua morte, li porta sul monte e fa vedere loro cosa succederà dopo, la Risurrezione.

    Come esclamò l’apostolo Pietro (cfr v. 5), è bello sostare con il Signore sul monte, vivere questo “anticipo” di luce nel cuore della Quaresima. È un invito a ricordarci, specialmente quando attraversiamo una prova difficile – e tanti di voi sanno che cos’è attraversare una prova difficile – che il Signore è Risorto e non permette al buio di avere l’ultima parola.

    A volte capita di attraversare momenti di oscurità nella vita personale, familiare o sociale, e di temere che non ci sia una via d’uscita. Ci sentiamo spauriti di fronte ai grandi enigmi come la malattia, il dolore innocente o il mistero della morte. Nello stesso cammino di fede, spesso inciampiamo incontrando lo scandalo della croce e le esigenze del Vangelo, che ci chiede di spendere la vita nel servizio e di perderla nell’amore, invece di conservarla per noi stessi e difenderla. Abbiamo bisogno, allora, di un altro sguardo, di una luce che illumini in profondità il mistero della vita e ci aiuti ad andare oltre i nostri schemi e oltre i criteri di questo mondo. Anche noi siamo chiamati a salire sul monte, a contemplare la bellezza del Risorto che accende barlumi di luce in ogni frammento della nostra vita e ci aiuta a interpretare la storia a partire dalla vittoria pasquale.

    Stiamo attenti, però: quel sentire di Pietro che “è bello per noi stare qui” non deve diventare una pigrizia spirituale. Non possiamo restare sul monte e godere da soli la beatitudine di questo incontro. Gesù stesso ci riporta a valle, tra i nostri fratelli e nella vita quotidiana. Dobbiamo guardarci dalla pigrizia spirituale: stiamo bene noi, con le nostre preghiere e liturgie, e ci basta questo. No! Salire sul monte non è dimenticare la realtà; pregare non è mai evadere dalle fatiche della vita; la luce della fede non serve per una bella emozione spirituale. No, questo non è il messaggio di Gesù. Siamo chiamati a fare esperienza dell’incontro con Cristo perché, illuminati della sua luce, possiamo portarla e farla risplendere ovunque. Accendere piccole luci nei cuori delle persone; essere piccole lampade di Vangelo che portano un po’ d’amore e di speranza: questa è la missione del cristiano.

    Preghiamo Maria Santissima, perché ci aiuti ad accogliere con stupore la luce di Cristo, a custodirla e a condividerla.

    [00246-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus

    Cari fratelli e sorelle!

    Unisco la mia voce a quella dei Vescovi della Nigeria per condannare il vile rapimento di 317 ragazze, portate via dalla loro scuola, a Jangebe, nel nord-ovest del Paese. Prego per queste ragazze, perché possano presto tornare a casa. Sono vicino alle loro famiglie e a loro stesse. Preghiamo la Madonna perché le custodisca. Ave Maria…

    Oggi ricorre la Giornata Mondiale delle Malattie Rare… – [guarda la Piazza] ci siete qui voi –. Saluto i membri di alcune associazioni impegnate in questo campo, che sono venuti in Piazza. Nel caso delle malattie rare è più che mai importante la rete di solidarietà tra i familiari, favorita da queste associazioni. Essa aiuta a non sentirsi soli e a scambiarsi esperienze e consigli. Incoraggio le iniziative che sostengono la ricerca e la cura, ed esprimo la mia vicinanza ai malati, alle famiglie, ma specialmente ai bambini. Stare vicino ai bambini malati, i bambini che soffrono, pregare per loro, fare sentire loro la carezza dell’amore di Dio, la tenerezza… Curare i bambini con la preghiera, pure… Quando ci sono queste malattie che non si sa cosa siano, o c’è un pronostico un po’ brutto. Preghiamo per tutte le persone che hanno queste malattie rare, specialmente preghiamo per i bambini che soffrono.

    Saluto di cuore tutti voi, fedeli di Roma e pellegrini di vari Paesi. Auguro a tutti un buon cammino in questo tempo di Quaresima. E vi consiglio un digiuno, un digiuno che non vi darà fame: digiunare dai pettegolezzi e dalle maldicenze. È un modo speciale. In questa Quaresima non sparlerò degli altri, non farò chiacchiere... E questo possiamo farlo tutti, tutti. È un bel digiuno, questo. E non dimenticate che sarà utile pure ogni giorno leggere un brano del Vangelo, portare il Vangelo piccolo in tasca, nella borsa, e prenderlo quando si può, qualsiasi brano. Questo fa aprire il cuore al Signore.

    E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buona domenica, buon pranzo e arrivederci!

    [00247-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0117-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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