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Discussione: Omelie, discorsi e messaggi di Papa Francesco

  1. #21
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    L’Udienza Generale, 03.03.2021


    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.15 nella Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

    Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua meditazione sul tema: “La preghiera e la Trinità” (Lettura: Rm 8,14-15.26-27).

    Dopo aver riassunto la Sua catechesi nelle diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli. Quindi ha rivolto un appello alla comunità internazionale per la situazione in Myanmar e ha invitato i fedeli a pregare per il viaggio apostolico in Iraq ormai prossimo.

    L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

    Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Nel nostro cammino di catechesi sulla preghiera, oggi e la prossima settimana vogliamo vedere come, grazie a Gesù Cristo, la preghiera ci spalanca alla Trinità – al Padre, al Figlio e allo Spirito -, al mare immenso di Dio che è Amore. È Gesù ad averci aperto il Cielo e proiettati nella relazione con Dio. È stato Lui a fare questo: ci ha aperto questo rapporto con il Dio Trino: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. È ciò che afferma l’apostolo Giovanni, a conclusione del prologo del suo Vangelo: «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» (1,18). Gesù ci ha rivelato l’identità, questa identità di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. Noi davvero non sapevamo come si potesse pregare: quali parole, quali sentimenti e quali linguaggi fossero appropriati per Dio. In quella richiesta rivolta dai discepoli al Maestro, che spesso abbiamo ricordato nel corso di queste catechesi, c’è tutto il brancolamento dell’uomo, i suoi ripetuti tentativi, spesso falliti, di rivolgersi al Creatore: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1).

    Non tutte le preghiere sono uguali, e non tutte sono convenienti: la Bibbia stessa ci attesta il cattivo esito di tante preghiere, che vengono respinte. Forse Dio a volte non è contento delle nostre orazioni e noi nemmeno ce ne accorgiamo. Dio guarda le mani di chi prega: per renderle pure non bisogna lavarle, semmai bisogna astenersi da azioni malvage. San Francesco in maniera radicale pregava: «Nullu homo ène dignu te mentovare», cioè “nessun uomo è degno di nominarti” (Cantico di frate sole).

    Ma forse il riconoscimento più commovente della povertà della nostra preghiera è fiorito sulle labbra di quel centurione romano che un giorno supplicò Gesù di guarire il suo servo malato (cfr Mt 8,5-13). Egli si sentiva del tutto inadeguato: non era ebreo, era ufficiale dell’odiato esercito di occupazione. Ma la preoccupazione per il servo lo fa osare, e dice: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito» (v. 8). È la frase che anche noi ripetiamo in ogni liturgia eucaristica. Dialogare con Dio è una grazia: noi non ne siamo degni, non abbiamo alcun diritto da accampare, noi “zoppichiamo” con ogni parola e ogni pensiero… Però Gesù è la porta che ci apre a questo dialogo con Dio.

    Perché l’uomo dovrebbe essere amato da Dio? Non ci sono ragioni evidenti, non c’è proporzione… Tanto è vero che in buona parte delle mitologie non è contemplato il caso di un dio che si preoccupi delle vicende umane; anzi, esse sono fastidiose e noiose, del tutto trascurabili. Ricordiamo la frase di Dio al Suo popolo, ripetuta nel Deuteronomio: “Pensa, quale popolo ha i suoi dei vicini a sé, come voi avete Me vicino a voi?”. Questa vicinanza di Dio è la rivelazione! Alcuni filosofi dicono che Dio può solo pensare a sé stesso. Semmai siamo noi umani che cerchiamo di imbonire la divinità e di risultare gradevoli ai suoi occhi. Di qui il dovere di “religione”, con il corteo di sacrifici e di devozioni da offrire in continuazione per ingraziarsi un Dio muto, un Dio indifferente. Non c’è dialogo. Solo è stato Gesù, solo è stata la rivelazione di Dio prima di Gesù a Mosè, quando Dio si è presentato; solo è stata la Bibbia ad aprirci il cammino del dialogo con Dio. Ricordiamo: “Quale popolo ha i suoi dei vicini sé come tu hai Me vicino a te?”. Questa vicinanza di Dio che ci apre al dialogo con Lui.

    Un Dio che ama l’uomo, noi non avremmo mai avuto il coraggio di crederlo se non avessimo conosciuto Gesù. La conoscenza di Gesù ci ha fatto capire questo, ci ha rivelato questo. È lo scandalo che troviamo scolpito nella parabola del padre misericordioso, o in quella del pastore che va in cerca della pecora perduta (cfr Lc 15). Racconti del genere non avremmo potuto concepirli, nemmeno comprenderli, se non avessimo incontrato Gesù. Quale Dio è disposto a morire per gli uomini? Quale Dio ama sempre e pazientemente, senza la pretesa di essere riamato? Quale Dio accetta la tremenda mancanza di riconoscenza di un figlio che gli chiede in anticipo l’eredità e se ne va via di casa sperperando tutto? (cfr Lc 15,12-13).

    È Gesù a rivelare il cuore di Dio. Così Gesù ci racconta con la sua vita in che misura Dio sia Padre. Tam Pater nemo: Nessuno è Padre come Lui. La paternità che è vicinanza, compassione e tenerezza. Non dimentichiamo queste tre parole che sono lo stile di Dio: vicinanza, compassione e tenerezza. È il modo di esprimere la Sua paternità con noi. Noi immaginiamo a fatica e molto da lontano l’amore di cui la Trinità Santissima è gravida, e quale abisso di benevolenza reciproca intercorra tra Padre, Figlio e Spirito Santo. Le icone orientali ci lasciano intuire qualcosa di questo mistero che è l’origine e la gioia di tutto l’universo.

    Soprattutto era lungi da noi credere che questo amore divino si sarebbe dilatato, approdando sulla nostra sponda umana: siamo il termine di un amore che non trova eguali sulla terra. Il Catechismo spiega: «La santa umanità di Gesù è la via mediante la quale lo Spirito Santo ci insegna a pregare Dio nostro Padre» (n. 2664). E questa è la grazia della nostra fede. Davvero non potevamo sperare vocazione più alta: l’umanità di Gesù – Dio si è fatto vicino in Gesù- ha reso disponibile per noi la vita stessa della Trinità, ha aperto, ha spalancato questa porta del mistero dell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

    [00256-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

    In lingua francese

    Speaker:


    Frères et sœurs, nous voyons aujourd’hui comment, grâce à Jésus, la prière chrétienne s’élargit à la Trinité, océan immense de l’amour de Dieu. Nous ne savons pas, par nous-même, prier comme il faut et c’est Jésus qui nous introduit dans la relation avec Dieu. Parler avec Dieu est une grâce dont nous ne sommes pas dignes. Pourquoi l’homme devrait-il être aimé de Dieu? Les divinité antiques, muettes et indifférentes, ne se préoccupaient pas des hommes qui cherchaient vainement à leur plaire. Sans Jésus, nous n’aurions jamais eu l’audace de croire en un Dieu qui aime les hommes et qui serait capable de mourir pour eux. Par sa vie, Jésus nous enseigne à quel point Dieu est Père, et nous avons bien du mal à concevoir cet amour réciproque entre le Père et le Fils, avec le Saint-Esprit, cet amour qui est origine et joie de tout l’univers. Il nous était impossible de croire que cet amour serait parvenu jusqu’à nous: nous sommes le terme d’un amour qui n’a pas d’égal sur la terre. Par la foi, Jésus nous rend disponible cette vie trinitaire : nous ne pouvions espérer plus haute vocation.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i fedeli di lingua francese.

    Proseguendo il nostro camino quaresimale, riserviamo ogni giorno il tempo per una preghiera più lunga e più fiduciosa, consapevoli che Dio è un Padre che ci ascolta sempre e aspetta il nostro ritorno a lui. Dio vi benedica!

    Speaker:

    Je salue cordialement les personnes de langue française.

    Poursuivant notre chemin de carême, prenons chaque jour le temps d’une prière plus longue et plus confiante, conscients que Dieu est un Père qui nous écoute toujours et attend notre retour.

    Que Dieu vous bénisse!

    [00257-FR.01] [Texte original: Français]

    In lingua inglese

    Speaker:


    Dear Brothers and Sisters, in our continuing catechesis on prayer, we now consider how our prayer leads us into the life of the Holy Trinity, into the eternal mystery of God’s love, which is the source and joy of the entire universe. Jesus himself revealed this path for us by taking on our flesh and revealing the Father’s infinite love. By his paschal mystery, he opened for us the gates of heaven and by the gift of the Holy Spirit he has given us a share in his own filial relationship to the Father. Conscious of our unworthiness of so great a gift, we, like the disciples, can cry out “Lord, teach us to pray” (Lk 11:1). Jesus teaches us not only the words to use in prayer, but shows us the boundless mercy of the Father, who embraces his prodigal children and goes freely in search of every lost sheep. May our prayer awaken in us the consciousness of our lofty vocation in Christ and draw us ever more fully into the loving communion of the Father, the Son and the Holy Spirit.

    Santo Padre:


    Saluto cordialmente i fedeli di lingua inglese. A tutti auguro che il cammino quaresimale ci porti alla gioia della Pasqua con cuori purificati e rinnovati dalla grazia dello Spirito Santo. Su voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace di Cristo. Dio vi benedica!

    Speaker:

    I cordially greet the English-speaking faithful. May our Lenten journey bring us to the joy of Easter with hearts purified and renewed by the grace of the Holy Spirit. Upon you and your families I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you!

    [00258-EN.01] [Original text: English]

    In lingua tedesca

    Speaker:


    Liebe Brüder und Schwestern, Jesus Christus öffnet uns weit die Tür in das Geheimnis der Allerheiligsten Dreifaltigkeit hinein, in das Meer seiner unermesslichen Liebe. In der Tat zeigt uns erst die Kunde, die uns der eingeborene Sohn Gottes vom Vater gebracht hat (vgl. Joh 1,18), auf welche Weise wir beten sollen. Nicht alle Gebete sind gleich, wie wir in der Heiligen Schrift sehen; und da die Gebete zuweilen nicht in reiner Absicht geschehen und somit Gott nicht wohlgefällig sind, finden sie keine Erhörung. Wie der römische Hauptmann zu Kafarnaum müssen auch wir uns unserer Unwürdigkeit bewusst sein, mit Gott in Dialog zu treten. Wir haben kein Recht, das wir Gott gegenüber geltend machen können, aber Jesus selbst ist unser Weg zu Gott. In ihm offenbart sich Gott so, wie ihn kein Mensch jemals gewagt hätte zu denken. Gott ist nicht, wie in der Mythologie und der antiken Philosophie dargestellt, dem Menschen fern oder empfindet ihn als Last, sondern er sorgt sich um ihn, ja er ist sogar bereit, selbst Mensch zu werden und sein Leben hinzugeben. So ist „die heilige Menschheit Jesu der Weg, durch den der Heilige Geist uns zu Gott, unserem Vater, beten lehrt“ (KKK 2664).

    Santo Padre:

    Saluto con affetto i fedeli di lingua tedesca. Lo Spirito Santo, la cui unzione impregna il nostro essere, sia il nostro maestro interiore, al fine di conformare sempre più la nostra preghiera a quella di Gesù. Il Signore benedica voi e le vostre famiglie.

    Speaker:

    Herzlich grüße ich die Gläubigen deutscher Sprache. Der Heilige Geist, dessen Salbung unser ganzes Wesen erfüllt, sei unser innerer Lehrmeister, um unser Gebet und unser Leben immer mehr Jesus gleichzugestalten. Der Herr Segne euch und eure Familien.

    [00259-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

    In lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:

    En la catequesis de hoy y de la próxima semana contemplamos cómo gracias a Jesús la oración nos abre de par en par al misterio inmenso de la Santa Trinidad, a las profundidades del Dios del Amor. Nadie ha visto al Padre, ha sido Jesús quien nos lo ha revelado. Sin Él nuestra oración no sería capaz de alcanzar a Dios, ni siquiera seríamos dignos de mencionar su nombre. La Biblia nos da varios ejemplos de súplicas que Dios no aceptó, porque no todas las oraciones son buenas. Sin embargo, es Jesús que colma nuestro anhelo enseñándonos a orar.

    Por eso, nos hace bien reconocer la pobreza de nuestra oración, como el centurión del evangelio. Pensemos en la inmensa gracia que significa dialogar con Dios, que «una palabra suya» baste para que seamos salvados. Nada hay en nosotros que justifique su amor, no hay proporción. Los antiguos filósofos a malas penas consideraban que fuera posible, con sacrificios y devociones, congraciarse con un dios mudo e indiferente.

    Jesús, en cambio, con su vida, nos demuestra en qué medida Dios es Padre y que nadie es Padre como Él. Nos asegura que es el pastor que busca la oveja perdida, el padre misericordioso que sale al encuentro del hijo pródigo. ¿Qué dios estaría dispuesto a morir por los hombres?, ¿a amarlos siempre con paciencia, sin esperar nada a cambio? ¿Cómo podríamos siquiera concebir el abismo infinito del amor de Dios? ¿Cómo creer que ese mar de misericordia se habría extendido hasta llegar a la orilla de nuestra humanidad? Nosotros sólo podemos aceptarlo y comprenderlo gracias al misterio de la cruz.

    Saludo cordialmente a los fieles de lengua española. Los animo a acercarse a la santa humanidad de Jesús, pues es el camino por el cual el Espíritu Santo nos enseña a orar a Dios nuestro Padre. Esta es nuestra vocación, participar en la vida misma de la Santísima Trinidad. Muchas gracias.

    [00260-ES.02] [Texto original: Español]

    In lingua portoghese

    Speaker:


    A oração abre os nossos corações à Santíssima Trindade, àquele mar imenso que é Deus amor: um amor que se dilatou até chegar à nossa praia humana. Somos o recetáculo dum amor sem igual sobre a terra. E quem nos abriu o Céu e introduziu na relação com Deus, foi Jesus. Graças à sua humanidade, tornou-se manifesta e acessível aos homens a própria vida da Trindade. Vendo-O rezar a seu Pai, os discípulos pediram-Lhe: «Senhor, ensina-nos a rezar». É que não sabíamos sequer como rezar, ou seja, quais palavras, sentimentos e atitudes nossas poderiam ser apropriadas para Deus. O reconhecimento mais comovente desta pobreza da nossa oração encontra-se nos lábios daquele centurião romano que suplicou a Jesus a cura do servo gravemente doente. Não sendo judeu, antes fazendo parte do odiado exército de ocupação, o centurião sentia-se totalmente indigno de apresentar o pedido, mas a preocupação pelo servo fê-lo ousar: «Senhor, eu não sou digno de que entres debaixo do meu teto; mas diz uma só palavra e o meu servo será curado» (Mt 8, 8). Fazemos idêntica oração em cada Eucaristia. Dialogar com Deus é uma graça: nós não somos dignos, não temos qualquer direito para o reivindicar… Jesus é uma porta que se nos abre! Com o exemplo da sua vida, Jesus fez-nos intuir um pouco do mistério da Trindade divina que é a origem e a alegria de todo o universo, convidou-nos a entrar naquele abismo de benevolência entre o Pai, o Filho e o Espírito Santo. Verdadeiramente não podíamos esperar vocação mais alta: a humanidade de Jesus pôs à nossa disposição a vida da Santíssima Trindade.

    Santo Padre:

    Cari ascoltatori di lingua portoghese, vi saluto tutti e incoraggio a venerare San Giuseppe, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, prendendoLo a intercessore, sostegno e guida nei momenti di difficoltà, vostri e dei vostri familiari, affinché non si esaurisca mai l’olio della fede e della gioia, che sgorga dalla vita in comunione con Dio.

    Speaker:

    Queridos ouvintes de língua portuguesa, a todos vos saúdo e animo a venerar São José, o homem da presença quotidiana discreta e escondida, tomando-O como intercessor, amparo e guia nos momentos de dificuldade, vossos e dos vossos familiares, para que nunca se acabe o óleo da fé e da alegria, que brota da vida em comunhão com Deus!

    [00261-PO.01] [Texto original: Português]

    In lingua araba

    Speaker:


    تَكَلَّمَ قَداسَةُ البابا علَى الصَّلاة، وَعَلاقَتِها بالثالوثِ الأقْدَس. يَسُوعُ هُوَ الذي فَتَحَ السَماءَ لنا وَعَرَّفَنا بالله، وَجَعَلَنا قَادِرينَ علَى الاتِصالِ بِهِ. في الحَقيقَة، نَحْنُ لا نَعْرِفُ كَيْفَ نُصَلّي. وَيُبَيِّنُ لَنا الكِتابُ المُقَدَس أنْ ليْسَتْ جَميعُ الصَّلواتِ مُسْتَجابَة. لأنَّ اللهَ يَنْظُرُ إلى اليَدَيْن، أيّ إلى أعْمالِنا، وَلَيْسَ فقط إلى ما نَقُول. والأيدِي لا تَطْهُرُ بالغَسيلِ بالماءِ بَلْ بالامْتِناعِ عَنِ الأعْمالِ الشِريرَة. كانَ القِدّيسُ فرنسيس إذا صَلَّى يَشْعُرُ بِعَدَمِ استِحْقاقِهِ فَيَقُول: "لا يُوْجَدُ إنسانٌ يَسْتَحِقُّ أنْ يَتَلَفَظَ باسْمِكَ" يا الله. كَذَلِكَ قائِدُ المائة الذي صَلَّى مِن أجلِ شِفاءِ عَبْدِه، كانَ شاعِرًا بِعَدَمِ استِحْقاقِه، فَقَالَ لِيسوع: يا ربّ لَسْتُ مُسْتَحِقًا. ليسَ لنا في الواقِعِ أيُّ حَقٍّ لِلْوُقوفِ أمامَ الله. وأنْ يُحِبَّ اللهُ الإنسانَ، هذا أمرٌ لمْ نكُنْ نَجْرُؤُ تَصْدِيقَه، لو لمْ يُؤَكِدْ لنا ذَلِكَ يسوع، في مَثَلِ الابنِ الضال، والراعي الصّالحِ الذي ذَهَبَ يَبْحَثُ عَنِ الخَرُوفِ الضالّ. بَيَّن لنا يسوع أنَّ اللهَ هوَ أبٌ لنا. يسوع لأنَّهُ صارَ إنسانًا مِثْلَنا هو الذي عَلَّمَنا، وَجَعَلَنا قادِرينَ أنْ نُصَلِيَ وَنَقُولَ للهِ "أبانا". يسوع بإنسانِيَتِهِ جَعَلَ حياةَ الثالوثِ الأقدس نَفْسَها قَريبةً جدًا مِنا.

    Santo Padre:

    Saluto i fedeli di lingua araba. La preghiera è fiducia in Dio che vuole il bene per noi, anche se a volte non capiamo cosa ci sta succedendo. Egli ci ama e sa meglio di noi come guidare la nostra vita. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!

    Speaker:

    أُحَيّي المُؤْمِنينَ الناطِقينَ باللغَةِ العَرَبِيَّة. الصَّلاةُ هيَ الثِقَةُ باللهِ الذي يُريدُ الخَيْرَ لنا، حتَى لو لمْ نَفْهَمْ أحْيانًا ما يَحْدُثُ لنا. هوَ يُحِبُنا وَيَعْرِفُ أكثرَ مِنا كيفَ يُوَجِهُ حَياتَنا. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شرّ!

    [00262-AR.02] [Testo originale: Arabo]

    In lingua polacca

    Speaker:


    W cyklu katechez o modlitwie, chcemy zobaczyć, jak dzięki Jezusowi Chrystusowi modlitwa otwiera nas na Trójcę Świętą i tajemnicę Bożej miłości. To Jezus otworzył dla nas Niebo i wprowadził nas w relację z Bogiem: „Boga nikt nigdy nie widział, Ten Jednorodzony Bóg, który jest w łonie Ojca, [o Nim] pouczył” (1, 18).

    Dlaczego Bóg miałby miłować człowieka? Nie ma oczywistych powodów, nie ma proporcji... Do tego stopnia, że w sporej części mitologii nie rozważa się przypadku boga, który przejmowałby się losami ludzi. To ludzie starają się pozyskać bóstwo i okazać się miłymi w jego oczach.

    Nigdy nie mielibyśmy odwagi uwierzyć w Boga miłującego człowieka, gdybyśmy nie poznali Jezusa i Jego nauczania, jak choćby to zawarte w przypowieści o miłosiernym ojcu czy o pasterzu, który idzie szukać owcy zagubionej (por. Łk 15). Opowieści tego rodzaju nie moglibyśmy wymyśleć, a tym bardziej zrozumieć, gdybyśmy nie spotkali Jezusa. Który Bóg jest gotów umrzeć za ludzi? Który Bóg miłuje zawsze i cierpliwie, nie domagając się odwzajemnienia miłości?

    Jezus mówi nam swoim życiem, do jakiego stopnia Bóg jest Ojcem. Trudno nam pojąć miłość, jaką napełniona jest Trójca Przenajświętsza, i jaki bezmiar wzajemnej życzliwości istnieje między Ojcem, Synem i Duchem Świętym. Tym bardziej trudno nam uwierzyć, że ta Boska miłość, która nie ma sobie równej na ziemi, rozlewa się, docierając do naszego człowieczeństwa. Katechizm wyjaśnia: „Święte człowieczeństwo Jezusa jest drogą, na której Duch Święty uczy nas modlić się do Boga, naszego Ojca” (n. 2664).

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente tutti i polacchi. Cari fratelli e sorelle, la Quaresima è un’opportunità per intensificare la preghiera e l’adesione ai sacramenti, per esercitare il digiuno e la carità, e per vivere più profondamente il mistero dell’amore misericordioso del Padre, rivelato nel Figlio e diffuso nello Spirito Santo. Cogliete questa occasione come tempo speciale di grazia. Vi benedico di cuore.

    Speaker:

    Serdecznie pozdrawiam Polaków. Drodzy bracia i siostry, Wielki Post jest sposobnością do wytężonej modlitwy i udziału w sakramentach, do podejmowania postu i dzieł charytatywnych, i do głębszego przeżywania tajemnicy miłości miłosiernej Ojca, objawionej w Synu i wylanej w Duchu Świętym. Korzystajcie z tej okazji jako szczególnego czasu łaski. Z serca wam błogosławię.

    [00263-PL.01] [Testo originale: Polacco]

    In lingua italiana

    Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua italiana. Auguro che il tempo quaresimale conduca ciascuno ad una maggiore intimità con Cristo e ad una sua più assidua imitazione.

    Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Sappiate scoprire nel mistero di Dio, che si dona per la salvezza di tutti, la forza per affrontare i momenti difficili. A tutti la mia benedizione.

    [00264-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    Appelli del Santo Padre

    Giungono ancora dal Myanmar tristi notizie di sanguinosi scontri, con perdite di vite umane. Desidero richiamare l’attenzione delle Autorità coinvolte perché il dialogo prevalga sulla repressione e l’armonia sulla discordia. Rivolgo anche un appello alla Comunità internazionale, perché si adoperi affinché le aspirazioni del popolo del Myanmar non siano soffocate dalla violenza. Ai giovani di quell’amata terra sia concessa la speranza di un futuro dove l’odio e l’ingiustizia lascino spazio all’incontro e alla riconciliazione. Ripeto, infine, l’auspicio espresso un mese fa: che il cammino verso la democrazia, intrapreso negli ultimi anni dal Myanmar, possa riprendere attraverso il gesto concreto della liberazione dei diversi leader politici incarcerati (cfr Discorso al Corpo Diplomatico, 8 febbraio 2021).

    Dopodomani, Dio volendo, mi recherò in Iraq per un pellegrinaggio di tre giorni. Da tempo desidero incontrare quel popolo che ha tanto sofferto; incontrare quella Chiesa martire nella terra di Abramo. Insieme con gli altri leader religiosi, faremo anche un altro passo avanti nella fratellanza tra i credenti. Vi chiedo di accompagnare con la preghiera questo viaggio apostolico, perché possa svolgersi nel migliore dei modi e portare i frutti sperati. Il popolo iracheno ci aspetta; aspettava San Giovanni Paolo II, al quale è stato vietato di andare. Non si può deludere un popolo per la seconda volta. Preghiamo perché questo viaggio si possa fare bene.

    [00269-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0124-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  2. #22
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    L’Udienza Generale, 10.03.2021


    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.15 nella Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

    Nel discorso in lingua italiana il Papa ha incentrato la sua meditazione sul suo recente viaggio apostolico in Iraq (Lettura: Gen 12,1.4; 15,5-6).

    Dopo aver riassunto la Sua catechesi nelle diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli.

    L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

    Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Nei giorni scorsi il Signore mi ha concesso di visitare l’Iraq, realizzando un progetto di San Giovanni Paolo II. Mai un Papa era stato nella terra di Abramo; la Provvidenza ha voluto che ciò accadesse ora, come segno di speranza dopo anni di guerra e terrorismo e durante una dura pandemia.

    Dopo questa Visita, il mio animo è colmo di gratitudine. Gratitudine a Dio e a tutti coloro che l’hanno resa possibile: al Presidente della Repubblica e al Governo dell’Iraq; ai Patriarchi e ai Vescovi del Paese, insieme a tutti i ministri e i fedeli delle rispettive Chiese; alle Autorità religiose, a partire dal Grande Ayatollah Al-Sistani, con il quale ho avuto un incontro indimenticabile nella sua residenza a Najaf.

    Ho sentito forte il senso penitenziale di questo pellegrinaggio: non potevo avvicinarmi a quel popolo martoriato, a quella Chiesa martire, senza prendere su di me, a nome della Chiesa Cattolica, la croce che loro portano da anni; una croce grande, come quella posta all’entrata di Qaraqosh. L’ho sentito in modo particolare vedendo le ferite ancora aperte delle distruzioni, e più ancora incontrando e ascoltando i testimoni sopravvissuti alle violenze, alle persecuzioni, all’esilio… E nello stesso tempo ho visto intorno a me la gioia di accogliere il messaggero di Cristo; ho visto la speranza di aprirsi a un orizzonte di pace e di fraternità, riassunto nelle parole di Gesù che erano il motto della Visita: «Voi siete tutti fratelli» (Mt 23,8). Ho riscontrato questa speranza nel discorso del Presidente della Repubblica, l’ho ritrovata in tanti saluti e testimonianze, nei canti e nei gesti della gente. L’ho letta sui volti luminosi dei giovani e negli occhi vivaci degli anziani. La gente che aspettava il Papa da cinque ore, in piedi…; anche donne con bambini in braccio… Aspettava, e nei loro occhi c’era la speranza.

    Il popolo iracheno ha diritto a vivere in pace, ha diritto a ritrovare la dignità che gli appartiene. Le sue radici religiose e culturali sono millenarie: la Mesopotamia è culla di civiltà; Baghdad è stata nella storia una città di primaria importanza, che ha ospitato per secoli la biblioteca più ricca del mondo. E che cosa l’ha distrutta? La guerra. Sempre la guerra è il mostro che, col mutare delle epoche, si trasforma e continua a divorare l’umanità. Ma la risposta alla guerra non è un’altra guerra, la risposta alle armi non sono altre armi. E io mi sono domandato: chi vendeva le armi ai terroristi? Chi vende oggi le armi ai terroristi, che stanno facendo stragi in altre parti, pensiamo all’Africa per esempio? È una domanda a cui io vorrei che qualcuno rispondesse. La risposta non è la guerra ma la risposta è la fraternità. Questa è la sfida per l’Iraq, ma non solo: è la sfida per tante regioni di conflitto e, in definitiva, è la sfida per il mondo intero: la fraternità. Saremo capaci noi di fare fraternità fra noi, di fare una cultura di fratelli? O continueremo con la logica iniziata da Caino, la guerra? Fratellanza, fraternità.

    Per questo ci siamo incontrati e abbiamo pregato, cristiani e musulmani, con rappresentanti di altre religioni, a Ur, dove Abramo ricevette la chiamata di Dio circa quattromila anni fa. Abramo è padre nella fede perché ascoltò la voce di Dio che gli prometteva una discendenza, lasciò tutto e partì. Dio è fedele alle sue promesse e ancora oggi guida i nostri passi di pace, guida i passi di chi cammina in Terra con lo sguardo rivolto al Cielo. E a Ur, stando insieme sotto quel cielo luminoso, lo stesso cielo nel quale il nostro padre Abramo vide noi, sua discendenza, ci è sembrata risuonare ancora nei cuori quella frase: Voi siete tutti fratelli.

    Un messaggio di fraternità è giunto dall’incontro ecclesiale nella Cattedrale Siro-Cattolica di Baghdad, dove nel 2010 furono uccise quarantotto persone, tra cui due sacerdoti, durante la celebrazione della Messa. La Chiesa in Iraq è una Chiesa martire e in quel tempio, che porta inscritto nella pietra il ricordo di quei martiri, è risuonata la gioia dell’incontro: il mio stupore di essere in mezzo a loro si fondeva con la loro gioia di avere il Papa con sé.

    Un messaggio di fraternità abbiamo lanciato da Mosul e da Qaraqosh, sul fiume Tigri, presso le rovine dell’antica Ninive. L’occupazione dell’Isis ha causato la fuga di migliaia e migliaia di abitanti, tra cui molti cristiani di diverse confessioni e altre minoranze perseguitate, specialmente gli yazidi. È stata rovinata l’antica identità di queste città. Adesso si sta cercando faticosamente di ricostruire; i musulmani invitano i cristiani a ritornare, e insieme restaurano chiese e moschee. Fratellanza, è lì. E continuiamo, per favore, a pregare per questi nostri fratelli e sorelle tanto provati, perché abbiano la forza di ricominciare. E pensando ai tanti iracheni emigrati vorrei dire loro: avete lasciato tutto, come Abramo; come lui, custodite la fede e la speranza, e siate tessitori di amicizia e di fratellanza là dove siete. E, se potete, tornate.

    Un messaggio di fraternità è venuto dalle due Celebrazioni eucaristiche: quella di Baghdad, in rito caldeo, e quella di Erbil, città dove sono stato ricevuto dal Presidente della regione e dal suo Primo Ministro, dalle Autorità – ringrazio tanti che siano venuti a ricevermi – e anche sono stato ricevuto dal popolo. La speranza di Abramo e della sua discendenza si è realizzata nel mistero che abbiamo celebrato, in Gesù, il Figlio che Dio Padre non ha risparmiato, ma ha donato per la salvezza di tutti: Lui, con la sua morte e risurrezione, ci ha aperto il passaggio alla terra promessa, alla vita nuova dove le lacrime sono asciugate, le ferite sanate, i fratelli riconciliati.

    Cari fratelli e sorelle, lodiamo Dio per questa storica Visita e continuiamo a pregare per quella Terra e per il Medio Oriente. In Iraq, nonostante il fragore della distruzione e delle armi, le palme, simbolo del Paese e della sua speranza, hanno continuato a crescere e portare frutto. Così è per la fraternità: come il frutto delle palme non fa rumore, ma è fruttuosa e fa crescere. Dio, che è pace, conceda un avvenire di fraternità all’Iraq, al Medio Oriente e al mondo intero!

    [00308-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

    In lingua francese

    Speaker:


    Frères et sœurs, les jours derniers, en visitant l’Irak, j’ai ressenti fortement le sens pénitentiel de ce pèlerinage en voyant les blessures encore ouvertes, en rencontrant et en écoutant les témoins qui ont survécu aux violences, aux persécutions, à l’exil. Et en même temps, j’ai vu autour de moi la joie d’accueillir le messager du Christ, et l’espérance de s’ouvrir à un horizon de paix et de fraternité. Le peuple irakien a le droit de vivre en paix, de retrouver la dignité qui lui appartient. La réponse à la guerre n’est pas une autre guerre, mais la fraternité. C’est le défi pour l’Irak et pour tant de régions en conflit ainsi que pour le monde entier. A Ur, là où Abraham a reçu l’appel de Dieu, nous nous sommes tenus ensemble sous un ciel lumineux, ce ciel dans lequel notre père Abraham nous a vus, nous sa descendance. Et cette phrase: Vous êtes tous frères, nous a semblé résonner dans les cœurs. Ce message de fraternité est ressorti de la rencontre ecclésiale en la cathédrale syro-catholique de Bagdad où 48 personnes furent tuées durant une messe. L’Eglise en Irak est une Eglise martyre. Ce message a aussi été lancé depuis Mossoul et Qaraqosh, ainsi qu’au cours des deux célébrations eucharistiques de Bagdad et d’Erbil. L’espérance d’Abraham se réalise dans le mystère du Christ qui a ouvert le passage vers la terre promise où les frères sont réconciliés. Et je voudrais dire aux nombreux Irakiens émigrés: gardez la foi et l’espérance, soyez des tisseurs d’amitié et de fraternité là où vous êtes. La fraternité ne fait pas de bruit, mais elle porte du fruit et fait grandir. Continuons à prier pour cette terre et que Dieu qui est paix, accorde un avenir de fraternité à l’Irak, au Moyen-Orient et au monde entier!

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i fedeli di lingua francese. Vi invito a ringraziare con me il Signore per questo pellegrinaggio e a pregare perché prosegua il cammino di fraternità e di pace in Iraq, nel Medio Oriente e nel mondo intero. Dio vi benedica !

    Speaker:


    Je salue cordialement les personnes de langue française. Je vous invite à remercier le Seigneur pour ce pèlerinage et à prier pour que se poursuive le chemin de fraternité et de paix en Irak, au Moyen-Orient et dans le monde entier. Que Dieu vous bénisse.

    [00309-FR.01] [Texte original: Français]

    In lingua inglese

    Speaker:


    Dear Brothers and Sisters, by God’s providence, in these days I was able to make the first visit of a Pope to the land of Abraham. I thank those who made possible my Apostolic Journey to Iraq: the President and Government of the Republic, the Patriarchs, Bishops and faithful of the various Churches, and the country’s religious authorities. I am particularly grateful to Grand Ayatollah Al-Sistani for our cordial meeting in Najaf. My visit was intended as a penitential pilgrimage, to show my closeness and solidarity with a Church of martyrs in a land that has suffered so greatly from violence, terrorism and war, and witnessed a significant reduction in its Christian presence. At my meeting with religious leaders in Ur, we prayed for the growth of fraternity and cooperation between believers. There, where Abraham received God’s call, two young Iraqis – one Christian, one Muslim – gave a moving testimony to a friendship capable of respecting differences while remaining grounded in the love of God and neighbour. In the Syrian Catholic Cathedral in Baghdad, where forty-eight people were murdered in 2010, in the encounters in Mosul and Qaraqosh amid ruined churches and mosques, and in the Eucharistic celebrations in both Baghdad and Erbil, we reflected on our call as Christians to be witnesses to the forgiveness, reconciliation and peace taught by Christ. Let us pray that these days will contribute to the continuing journey towards fraternity and peace in Iraq, the Middle East, and the whole world.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i fedeli di lingua inglese. A tutti auguro che il cammino quaresimale ci porti alla gioia della Pasqua con cuori purificati e rinnovati dalla grazia dello Spirito Santo. Su voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace di Cristo. Dio vi benedica!

    Speaker:

    I cordially greet the English-speaking faithful. May our Lenten journey bring us to the joy of Easter with hearts purified and renewed by the grace of the Holy Spirit. Upon you and your families I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you!

    [00310-EN.01] [Original text: English]

    In lingua tedesca

    Speaker:


    Liebe Brüder und Schwestern, voller Dankbarkeit schaue ich auf die vielfältigen und reichen Eindrücke meiner Reise in den Irak zurück. Das Land ist die Heimat des Patriarchen Abraham, als dessen Nachkommen sich Juden, Christen und Muslime verstehen. Darauf nahm auch das Motto der Reise »Ihr alle aber seid Brüder« (Mt 23,8) Bezug. Dies hat eine besondere Aussagekraft in einem Land, das durch Kriege und Terrorismus furchtbar geprüft wurde. In Nadschaf traf ich Großajatollah al-Sistani und rief gemeinsam mit ihm zu Toleranz und Friede auf. In Ur, wo Abraham seine Berufung erhielt, lud ich die Vertreter aller Religionen ein, dem Hass entgegenzutreten – weil alle Menschen Geschwister und Kinder Gottes sind. Schließlich besuchte ich das Gebiet von Mossul, Karakosch und Erbil, das durch den IS stark heimgesucht wurde und die dort ansässige Bevölkerung, darunter viele Christen und Minderheiten wie die der Jesiden, flüchten ließ. Im Geist der Buße für die Fahrlässigkeit der Welt vor dieser Katastrophe betete ich für die Opfer von Krieg und Gewalt und mahnte, dass es nicht erlaubt ist, im Namen Gottes zu töten, Krieg zu führen oder zu hassen. Das Symbol des Iraks, die Palme, die wächst und Frucht bringt, ist jedoch ein Zeichen der Hoffnung. So wirkt auch die Geschwisterlichkeit: sie macht keinen Lärm, sie ist fruchtbar und lässt uns gemeinsam wachsen.

    Santo Padre:


    Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua tedesca. Preghiamo per i nostri fratelli e sorelle nel Medio Oriente, tanto provati, affinché abbiano la forza di ricostruire con fratellanza la loro società. Il Signore ci faccia messaggeri della sua pace.

    Speaker:

    Einen herzlichen Gruß richte ich an die Gläubigen deutscher Sprache. Beten wir für unsere Brüder und Schwestern im Nahen Osten, die so sehr geprüft sind, damit sie die Kraft haben, die Gesellschaft in Geschwisterlichkeit wiederaufzubauen. Der Herr mache uns zu Boten seines Friedens.

    [00311-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

    In lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:

    En estos días pasados la divina Providencia me concedió visitar Irak, tierra devastada por la guerra y el terrorismo, realizando un proyecto de San Juan Pablo II. Estoy muy agradecido al Señor y a todos los que hicieron posible esta visita: al gobierno, a los pastores y fieles de las diferentes Iglesias católicas, y a las autoridades de otras tradiciones religiosas, empezando por el Gran Ayatollah Al-Sistani, con quien tuve un cordial encuentro. Ha sido una peregrinación bajo el signo de la esperanza, la reconciliación y la fraternidad.

    En nombre de toda la Iglesia católica he querido asociarme a la cruz que ese sufrido pueblo y esa Iglesia mártir han cargado durante años de terror, violencia y exilio forzado. Viendo las heridas de la destrucción, encontrando y oyendo a los testigos, víctimas de tantas atrocidades, sentí el fuerte significado penitencial de esta peregrinación. Y al mismo tiempo percibí la alegría de los iraquíes que me acogieron como mensajero de Cristo, y su esperanza, abierta a un horizonte de paz y fraternidad. Irak, pueblo con raíces milenarias, tiene derecho a vivir en paz, y a recobrar su dignidad.

    En este país, como en todo el mundo, la respuesta a la guerra y a la violencia sólo puede ser la fraternidad. Con ese propósito musulmanes, cristianos y representantes de otras religiones nos reunimos y rezamos juntos en Ur, y resonó con fuerza en nuestro corazón la afirmación del Señor: ¡Todos ustedes son hermanos! Ese mismo mensaje de fraternidad fue también palpable en todos los demás encuentros que tuve en Bagdad, Mosul, Qaraqosh y Erbil, con los fieles de las diversas tradiciones.

    Saludo cordialmente a los fieles de lengua española. Que el Señor Jesús, Príncipe de la paz, en quien se cumple la promesa de Dios a Abrahán y a su descendencia, y que con el misterio de su muerte y resurrección nos abrió el paso a la tierra prometida, a la vida nueva, obtenga del Padre para Irak, para Oriente Medio y para el mundo entero un futuro luminoso de fraternidad y de paz. Muchas gracias.

    [00312-ES.02] [Texto original: Español]

    In lingua portoghese

    Speaker:


    Nestes últimos dias o Senhor concedeu-me a oportunidade de visitar o Iraque, realizando assim um sonho de São João Paulo II. Nunca antes um Papa tinha estado na terra de Abraão; a Providência quis que isto ocorresse agora, como um sinal de esperança, após anos de guerra e terrorismo e em meio a uma grave pandemia. Após esta Visita, a minha alma está cheia de gratidão a Deus e a todos aqueles que a tornaram possível. Pude ver, nesta peregrinação, a esperança de abertura a um horizonte de paz e fraternidade, resumido nas palavras de Jesus que eram o tema da Visita: “Vós sois todos irmãos”. O povo iraquiano tem direito a viver em paz, a reencontrar a dignidade que possui. A resposta à guerra não é outra guerra. A resposta às armas não são outras armas. A resposta é a fraternidade. Por isso nos encontramos e rezamos juntos cristãos e muçulmanos, com representantes de outras religiões, em Ur, onde Abraão recebeu o chamado de Deus. Mensagens de fraternidade emergiram do encontro eclesial na Catedral Siro-Católica de Bagdá, bem como desde Mossul e Qaraqosh, nas margens do Tigre, e nas duas Celebrações Eucarísticas em Bagdá e Erbil. Louvemos a Deus por esta Visita, e rezemos para que o caminho da fraternidade e da paz persista no Iraque, no Oriente Médio e no mundo inteiro.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i fedeli di lingua portoghese. Vi chiedo di unirvi a me nel ringraziare Dio per questo viaggio in Iraq e nella preghiera per la pace e la fraternità universale. Scenda su di voi la benedizione di Dio!

    Speaker:

    Saúdo cordialmente os fiéis de língua portuguesa. Peço que se unam a mim na gratidão a Deus por esta viagem ao Iraque e na oração pela paz e a fraternidade universal. Desça sobre vós a bênção de Deus!

    [00313-PO.02] [Texto original: Português]

    In lingua araba

    Speaker:


    تأمَّل قداسةُ البابا اليوم بزيارته الرسوليّة التي قام بها إلى العراق، قال قداستُه: سمح لي الرّبّ بزيارة العراق، محقّقًا مشروع القدّيس يوحنّا بولس الثاني. إذ لم يسبق أن زَارَ بابا أرض إبراهيم من قَبْل؛ وقد أرادت العناية الإلهيّة أن يحدث هذا الآن، كعلامة أملٍ بعد سنواتٍ من الحرب والإرهاب وأثناء جائحة شديدة. في رحلة الحجِّ هذه، شعرتُ بقوّةٍ بإحساسِ التَّوبَةِ: إذ لم أستطع الاقتراب من ذلك الشعب المعذّب، تلك الكنيسة الشهيدة، دون أن أَحْمِلَ، باسم الكنيسة الكاثوليكيّة، الصّليب الذي يحملونه منذُ سنوات. إنّ الشعب العراقيّ له الحقّ في العيش بسلام، وله الحقّ في استعادة كرامته، إذ تعودُ جذوره الدينيّة والثقافيّة إلى آلاف السّنين. الحرب هي دائمًا الشَّبَح الذي يغيّر نفسه مع تغيّر العصور، ويستمرّ في التهام الإنسانيّة. ولكنْ، الإجابة على الحرب لا تكونُ بحربٍ أُخرى، والإجابةُ على الأسلحة لا تكونُ بأسلحةٍ أُخرى، الإجابة هي الأخوّة. من أجل هذا إلتقينا وصلّينا معًا، مسيحيّين ومُسلمين، مع ممثِّلي الديانات الأخرى، في أُور، حيث تلقّى إبراهيم دعوة الله، منذ حوالي أربعة آلاف عام. لهذا، لِنواصِلْ، من فضلكُم، الصّلاة من أجلِ إخوتِنا وأخواتِنا المُبْتَلِين، حتّى يكونَ لديهم القوَة للبدءِ مِن جَدِيد. ولْنُسَبِّح الله على هذه الزيارة التاريخيّة ونَستَمِرُّ في الصّلاة من أجل تِلكَ الأرضِ ومِن أجل الشَّرقِ الأوسَط والعالَم أجمَع.

    Santo Padre:

    Saluto i fedeli di lingua araba. La fraternità non fa rumore, ma è fruttuosa e ci fa crescere. Dio, che è pace, conceda un avvenire di fraternità all’Iraq, al Medio Oriente e al mondo intero. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!

    Speaker:

    أحيّي المؤمنينَ الناطقينَ باللغةِ العربية. لا تُحْدِثُ الأخوّة ضجيجًا، لكنَّها تُثمِر وتجعلُنا نَنمُو. لِيَهَبْ الله، الذي هو السَّلام، مُستَقبَلَ الأخوّةِ للعراق، وللشّرق الأوسط وللعالم أجمع. ليباركْكُم الرّبُّ جميعًا ولْيَحمِكُم دائمًا من كلِّ شر!

    [00314-AR.01] [Testo originale: Arabo]

    In lingua polacca

    Speaker:


    W minionych dniach Pan pozwolił mi odwiedzić Irak, realizując plan św. Jana Pawła II. Nigdy wcześniej Papież nie był na ziemi Abrahama. Opatrzność zechciała, aby stało się to teraz, po latach wojny i terroryzmu oraz w czasie okrutnej pandemii.

    Odczuwałem wyraźnie sens pokutny tej pielgrzymki: nie mogłem udać się do tego męczeńskiego Kościoła, nie biorąc na siebie krzyża, który on dźwigał przez lata. A jednocześnie widziałem radość i nadzieję wypływającą z otwarcia się na perspektywę pokoju i braterstwa, zwłaszcza tam, gdzie doznana próba była najcięższa.

    Naród irakijski ma prawo, aby żyć w pokoju, ma prawo do odzyskania należnej mu godności. Wojna jest zawsze potworem, który na przestrzeni wieków nadal pożera ludzkość i jej dzieła.

    Reakcją na wojnę nie może być kolejna wojna, lecz braterstwo. Dlatego spotkaliśmy się i modliliśmy się razem z przedstawicielami innych religii, w Ur, gdzie Abraham otrzymał Boże powołanie. Abraham jest naszym ojcem w wierze, ponieważ posłuchał głosu Boga, pozostawił wszystko i wyruszył.

    Bóg jest wierny swoim obietnicom i do dziś kieruje krokami tych, którzy zmierzają ku sprawiedliwości i pokojowi, wpatrując się w niebo.

    Nadzieja Abrahama znajduje swoje wypełnienie w tajemnicy Chrystusa: jest On Synem, którego Bóg Ojciec dał dla zbawienia wszystkich. On przez swoją śmierć i zmartwychwstanie otworzył nam drogę do ziemi obiecanej, do nowego życia, gdzie ocierane są łzy, leczone rany i gdzie panują miłość i pokój.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente tutti i Polacchi.

    Il mio cuore è colmo di gratitudine a Dio e a tutti coloro che hanno reso possibile la mia Visita in Iraq.

    Vi ringrazio per le preghiere con le quali mi avete accompagnato in questo pellegrinaggio.

    Ringrazio anche per la vostra opera di misericordia in favore dei Cristiani in Iraq e, particolarmente, a Mosul.

    Vi incoraggio a pregare per la fraternità e la pace nel mondo intero.

    Vi benedico di cuore.

    Speaker:

    Pozdrawiam serdecznie wszystkich Polaków.

    Moje serce jest pełne wdzięczności dla Boga i dla wszystkich, którzy umożliwili moją Wizytę w Iraku.

    Dziękuję Wam za modlitwy, którymi towarzyszyliście mi podczas tej pielgrzymki.

    Dziękuję również za Wasze dzieło miłosierdzia na rzecz chrześcijan w Iraku, zwłaszcza w Mosulu.

    Zachęcam, abyście modlili się o braterstwo i pokój na całym świecie.

    Z serca Wam błogosławię.

    [00315-PL.01] [Testo originale: Polacco]

    In lingua italiana

    Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua italiana. Proseguendo nell’itinerario quaresimale, lasciatevi guidare dall’azione dello Spirito Santo che ci conduce sulle orme di Cristo verso Gerusalemme, dove Egli compirà la sua missione redentrice.

    Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Invoco su ciascuno la grazia divina, affinché sia nella giovinezza, sia nella sofferenza, sia nel mutuo amore coniugale, possiate giungere alla gioia della Pasqua, corroborati dal cammino di conversione e di penitenza che stiamo vivendo. A tutti la mia benedizione.

    [00316-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0145-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  3. #23
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    Santa Messa celebrata dal Santo Padre Francesco in occasione dei 500 anni dell’evangelizzazione delle Filippine, 14.03.2021


    Alle ore 10 di questa mattina, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco ha celebrato la Santa Messa in occasione dei 500 anni dell’evangelizzazione delle Filippine.

    Riportiamo di seguito l’omelia che il Papa ha pronunciato dopo la proclamazione del Vangelo:

    Omelia del Santo Padre

    «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito» (Gv 3,16). Qui c’è il cuore del Vangelo, qui c’è il fondamento della nostra gioia. Il contenuto del Vangelo, infatti, non è un’idea o una dottrina, ma è Gesù, il Figlio che il Padre ci ha donato perché noi avessimo la vita. Gesù è il fondamento della nostra gioia non è una bella teoria su come essere felici, ma è sperimentare di essere accompagnati e amati nel cammino della vita. “Ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio”. Soffermiamoci, fratelli e sorelle, un momento su questi due aspetti: “ha tanto amato” e “ha dato”.

    Prima di tutto, Dio ha tanto amato. Queste parole, che Gesù rivolge a Nicodemo – un anziano giudeo che voleva conoscere il Maestro – ci aiutano a scorgere il vero volto di Dio. Egli da sempre ci ha guardati con amore e per amore è venuto in mezzo a noi nella carne del Figlio suo. In Lui ci è venuto a cercare nei luoghi in cui ci siamo smarriti; in Lui è venuto a rialzarci dalle nostre cadute; in Lui ha pianto le nostre lacrime e guarito le nostre piaghe; in Lui ha benedetto per sempre la nostra vita. Chiunque crede in Lui, dice il Vangelo, non va perduto (ibid.). In Gesù, Dio ha pronunciato la parola definitiva sulla nostra vita: tu non sei perduto, tu sei amato. Sempre amato.

    Se l’ascolto del Vangelo e la pratica della nostra fede non ci allargano il cuore per farci cogliere la grandezza di questo amore, e magari scivoliamo in una religiosità seriosa, triste, chiusa, allora è segno che dobbiamo fermarci un po’ e ascoltare di nuovo l’annuncio della buona notizia: Dio ti ama così tanto da darti tutta la sua vita. Non è un dio che ci guarda indifferente dall’alto, ma è un Padre, un Padre innamorato che si coinvolge nella nostra storia; non è un dio che si compiace della morte del peccatore, ma un Padre preoccupato che nessuno vada perduto; non è un dio che condanna, ma un Padre che ci salva con l’abbraccio benedicente del suo amore.

    E veniamo alla seconda parola: Dio “ha dato” il suo Figlio. Proprio perché ci ama così tanto, Dio dona sé stesso e ci offre la sua vita. Chi ama esce sempre da sé stesso – non dimenticatevi di questo: chi ama esce sempre da sé stesso. L’amore sempre si offre, si dona, si spende. La forza dell’amore è proprio questa: frantuma il guscio dell’egoismo, rompe gli argini delle sicurezze umane troppo calcolate, abbatte i muri e vince le paure, per farsi dono. Questa è la dinamica dell’amore: è farsi dono, darsi. Chi ama è così: preferisce rischiare nel donarsi piuttosto che atrofizzarsi trattenendosi per sé. Per questo Dio esce da sé stesso, perché “ha tanto amato”. Il suo amore è così grande che non può fare a meno di donarsi a noi. Quando il popolo in cammino nel deserto fu attaccato dai serpenti velenosi, Dio fece fare a Mosè il serpente di bronzo; in Gesù, però, innalzato sulla croce, Lui stesso è venuto a guarirci dal veleno che dà la morte, si è fatto peccato per salvarci dal peccato. Non ci ama a parole Dio: ci dona suo Figlio perché chiunque lo guarda e crede in Lui sia salvato (cfr Gv 3,14-15).

    Più si ama e più si diventa capaci di donare. Questa è anche la chiave per comprendere la nostra vita. È bello incontrare persone che si amano, che si vogliono bene e condividono la vita; di loro si può dire come di Dio: si amano così tanto da dare la loro vita. Non conta solo ciò che possiamo produrre o guadagnare, conta soprattutto l’amore che sappiamo donare.

    E questa è la sorgente della gioia! Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio. Da qui prende senso l’invito che la Chiesa rivolge in questa domenica: «Rallegrati […]. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: saziatevi dell’abbondanza della vostra consolazione» (Antifona d’ingresso; cfr Is 66,10-11). Ripenso a ciò che abbiamo vissuto una settimana fa in Iraq: un popolo martoriato ha esultato di gioia; grazie a Dio, alla sua misericordia.

    A volte cerchiamo la gioia dove non c’è, la cerchiamo nelle illusioni che svaniscono, nei sogni di grandezza del nostro io, nell’apparente sicurezza delle cose materiali, nel culto della nostra immagine, e tante cose… Ma l’esperienza della vita ci insegna che la vera gioia è sentirci amati gratuitamente, sentirci accompagnati, avere qualcuno che condivide i nostri sogni e che, quando facciamo naufragio, viene a soccorrerci e a condurci in un porto sicuro.

    Cari fratelli e sorelle, sono passati cinquecento anni da quando per la prima volta l’annuncio cristiano è arrivato nelle Filippine. Avete ricevuto la gioia del Vangelo: che Dio ci ha amato a tal punto da dare il suo Figlio per noi. E questa gioia si vede nel vostro popolo, si vede nei vostri occhi, nei vostri volti, nei vostri canti e nelle vostre preghiere. La gioia con cui portate la vostra fede in altre terre. Tante volte ho detto che qui a Roma le donne filippine sono “contrabbandiere” di fede! Perché dove vanno a lavorare, lavorano, ma seminano la fede. Questa è – permettetemi la parola – una malattia generazionale [genetica], ma una beata malattia! Conservatela! Portate la fede, quell’annuncio che voi avete ricevuto 500 anni fa, e che portate adesso. Voglio dirvi grazie per la gioia che portate nel mondo intero e nelle comunità cristiane. Penso, come ho detto, a tante esperienze belle nelle famiglie romane – ma è così in tutto il mondo –, dove la vostra presenza discreta e laboriosa ha saputo farsi anche testimonianza di fede. Con lo stile di Maria e di Giuseppe: Dio ama portare la gioia della fede con il servizio umile e nascosto, coraggioso e perseverante.

    E In questa ricorrenza così importante per il santo popolo di Dio nelle Filippine, voglio anche esortarvi a non smettere l’opera di evangelizzazione – che non è proselitismo, è un’altra cosa. Quell’annuncio cristiano che avete ricevuto è sempre da portare agli altri; il vangelo della vicinanza di Dio chiede di esprimersi nell’amore verso i fratelli; il desiderio di Dio che nessuno vada perduto domanda alla Chiesa di prendersi cura di chi è ferito e vive ai margini. Se Dio ama così tanto da donarci sé stesso, anche la Chiesa ha questa missione: non è inviata a giudicare, ma ad accogliere; non a imporre ma a seminare; la Chiesa è chiamata non a condannare ma a portare Cristo che è la salvezza.

    So che questo è il programma pastorale della vostra Chiesa: l’impegno missionario che coinvolge tutti e arriva a tutti. Non scoraggiatevi mai nel camminare su questa strada. Non abbiate paura di annunciare il Vangelo, di servire, di amare. E con la vostra gioia potrete fare in modo che si dica anche della Chiesa: “ha tanto amato il mondo!”. È bella e attraente una Chiesa che ama il mondo senza giudicarlo e che per il mondo dona sé stessa. Cari fratelli e sorelle, mi auguro che sia così, nelle Filippine e in ogni parte della terra.

    [00333-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  4. #24
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 14.03.2021


    Al termine della Santa Messa celebrata nella Basilica Vaticana in occasione dei 500 anni dell’evangelizzazione delle Filippine, Papa Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini riuniti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale.
    Queste le parole del Santo Padre nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus


    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    In questa quarta domenica di Quaresima la liturgia eucaristica inizia con questo invito: «Rallegrati, Gerusalemme…» (cfr Is 66,10). Qual è il motivo di questa gioia? In piena Quaresima, qual è il motivo di questa gioia? Ce lo dice il Vangelo di oggi: Dio «ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). Questo gioioso messaggio è il cuore della fede cristiana: l’amore di Dio ha trovato il vertice nel dono del Figlio all’umanità debole e peccatrice. Ci ha donato suo Figlio, a noi, a tutti noi.

    È quanto appare dal dialogo notturno tra Gesù e Nicodemo, di cui la stessa pagina evangelica descrive una parte (cfr Gv 3,14-21). Nicodemo, come ogni membro del popolo d’Israele, attendeva il Messia, indentificandolo in un uomo forte che avrebbe giudicato il mondo con potenza. Gesù invece mette in crisi questa aspettativa presentandosi sotto tre aspetti: quello del Figlio dell’uomo esaltato sulla croce; quello del Figlio di Dio mandato nel mondo per la salvezza; e quello della luce che distingue chi segue la verità da chi segue la menzogna. Vediamo questi tre aspetti: Figlio dell’uomo, Figlio di Dio e luce.

    Gesù si presenta anzitutto il Figlio dell’uomo (vv. 14-15). Il testo allude al racconto del serpente di bronzo (cfr Nm 21,4-9), che, per volere di Dio, fu innalzato da Mosè nel deserto quando il popolo era stato attaccato dai serpenti velenosi; chi veniva morso e guardava il serpente di bronzo guariva. Analogamente, Gesù è stato innalzato sulla croce e chi crede in Lui viene sanato dal peccato e vive.

    Il secondo aspetto è quello di Figlio di Dio (vv.16-18). Dio Padre ama gli uomini al punto da “dare” il suo Figlio: lo ha dato nell’Incarnazione e lo ha dato nel consegnarlo alla morte. Lo scopo del dono di Dio è la vita eterna degli uomini: Dio infatti manda il suo Figlio nel mondo non per condannarlo, ma perché il mondo possa salvarsi per mezzo di Gesù. La missione di Gesù è missione di salvezza, di salvezza per tutti.

    Il terzo nome che Gesù si attribuisce è “luce” (vv. 19-21). Dice il Vangelo: «La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce» (v. 19). La venuta di Gesù nel mondo provoca una scelta: chi sceglie le tenebre va incontro a un giudizio di condanna, chi sceglie la luce avrà un giudizio di salvezza. Il giudizio sempre è la conseguenza della scelta libera di ciascuno: chi pratica il male cerca le tenebre, il male sempre si nasconde, si copre. Chi fa la verità, cioè pratica il bene, viene alla luce, illumina le strade della vita. Chi cammina nella luce, chi si avvicina alla luce, non può fare altro che buone opere. La luce ci porta a fare delle buone opere. È quanto siamo chiamati a fare con più impegno durante la Quaresima: accogliere la luce nella nostra coscienza, per aprire i nostri cuori all’amore infinito di Dio, alla sua misericordia piena di tenerezza e di bontà, al suo perdono. Non dimenticatevi che Dio perdona sempre, sempre, se noi con umiltà chiediamo il perdono. Basta soltanto chiedere il perdono, e Lui perdona. Così troveremo la vera gioia e potremo rallegrarci del perdono di Dio che rigenera e dà vita.

    Maria Santissima ci aiuti a non avere paura di lasciarci “mettere in crisi” da Gesù. È una crisi salutare, per la nostra guarigione; perché la nostra gioia sia piena.

    [00334-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus

    Cari fratelli e sorelle,

    dieci anni fa iniziava il sanguinoso conflitto in Siria, che ha causato una delle più gravi catastrofi umanitarie del nostro tempo: un numero imprecisato di morti e feriti, milioni di profughi, migliaia di scomparsi, distruzioni, violenze di ogni genere e immani sofferenze per tutta la popolazione, in particolare per i più vulnerabili, come i bambini, le donne e le persone anziane. Rinnovo il mio accorato appello alle parti in conflitto, affinché manifestino segni di buona volontà, così che possa aprirsi uno squarcio di speranza per la popolazione stremata. Auspico altresì un deciso e rinnovato impegno, costruttivo e solidale, della Comunità Internazionale, in modo che, deposte le armi, si possa ricucire il tessuto sociale e avviare la ricostruzione e la ripresa economica. Preghiamo tutti il Signore, perché tanta sofferenza, nell’amata e martoriata Siria, non venga dimenticata e perché la nostra solidarietà ravvivi la speranza. Preghiamo insieme per l’amata e martoriata Siria. Ave, o Maria…

    Venerdì prossimo, 19 marzo, solennità di San Giuseppe, si aprirà l’Anno della Famiglia Amoris Laetitia: un anno speciale per crescere nell’amore familiare. Invito a uno slancio pastorale rinnovato e creativo per mettere la famiglia al centro dell’attenzione della Chiesa e della società. Prego perché ogni famiglia possa sentire nella propria casa la presenza viva della Santa Famiglia di Nazaret, che ricolmi le nostre piccole comunità domestiche di amore sincero e generoso, fonte di gioia pur nelle prove e nelle difficoltà.

    Saluto i ragazzi e le ragazze della squadra di basketball, accompagnati dalle loro famiglie e dai loro allenatori, presenti oggi in Piazza. Bravi, continuate così, avanti!

    Saluto di cuore tutti voi, cari fedeli di Roma e cari pellegrini. E in particolare saluto i numerosi filippini, che celebrano i 500 anni dell’evangelizzazione delle Filippine. Auguri! E avanti con la gioia del Vangelo!

    A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

    [00336-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0155-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  5. #25
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    L’Udienza Generale, 17.03.2021


    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.15 nella Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

    Nel discorso in lingua italiana il Papa, riprendendo il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua meditazione sul tema: “La preghiera e la Trinità” (Lettura: Gv 14,15-17.25-26).

    Dopo aver riassunto la Sua catechesi nelle diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli. Quindi ha rivolto un appello per la situazione in Paraguay e nel Myanmar.

    L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

    Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Oggi completiamo la catechesi sulla preghiera come relazione con la Santissima Trinità, in particolare con lo Spirito Santo.

    Il primo dono di ogni esistenza cristiana è lo Spirito Santo. Non è uno dei tanti doni, ma il Dono fondamentale. Lo Spirito è il dono che Gesù aveva promesso di inviarci. Senza lo Spirito non c’è relazione con Cristo e con il Padre. Perché lo Spirito apre il nostro cuore alla presenza di Dio e lo attira in quel “vortice” di amore che è il cuore stesso di Dio. Noi non siamo solo ospiti e pellegrini nel cammino su questa terra, siamo anche ospiti e pellegrini nel mistero della Trinità. Siamo come Abramo, che un giorno, accogliendo nella propria tenda tre viandanti, incontrò Dio. Se possiamo in verità invocare Dio chiamandolo “Abbà - Papà”, è perché in noi abita lo Spirito Santo; è Lui che ci trasforma nel profondo e ci fa sperimentare la gioia commovente di essere amati da Dio come veri figli. Tutto il lavoro spirituale dentro di noi verso Dio lo fa lo Spirito Santo, questo dono. Lavora in noi per portare avanti la nostra vita cristiana verso il Padre, con Gesù.

    Il Catechismo, al riguardo, dice: «Ogni volta che incominciamo a pregare Gesù, è lo Spirito Santo che, con la sua grazia preveniente, ci attira sul cammino della preghiera. Poiché Egli ci insegna a pregare ricordandoci Cristo, come non pregare Lui stesso? Ecco perché la Chiesa ci invita a implorare ogni giorno lo Spirito Santo, soprattutto all’inizio e al termine di qualsiasi azione importante» (n. 2670). Ecco qual è l’opera dello Spirito in noi. Egli ci “ricorda” Gesù e lo rende presente a noi – possiamo dire che è la nostra memoria trinitaria, è la memoria di Dio in noi - e lo fa presente a Gesù, perché non si riduca a personaggio del passato: cioè lo Spirito porta al presente Gesù nella nostra coscienza. Se Cristo fosse solo lontano nel tempo, noi saremmo soli e smarriti nel mondo. Sì, ricorderemmo Gesù, lì, lontano ma è lo Spirito che lo porta oggi, adesso, in questo momento nel nostro cuore. Ma nello Spirito tutto è vivificato: ai cristiani di ogni tempo e luogo è aperta la possibilità di incontrare Cristo. E’ aperta la possibilità di incontrare Cristo non soltanto come un personaggio storico. No: Lui attira Cristo nei nostri cuori, è lo Spirito che ci fa incontrare con Cristo. Lui non è distante, lo Spirito è con noi: ancora Gesù educa i suoi discepoli trasformando il loro cuore, come fece con Pietro, con Paolo, con Maria di Magdala, con tutti gli apostoli. Ma perché è presente Gesù? Perché è lo Spirito a portarlo in noi.

    È l’esperienza che hanno vissuto tanti oranti: uomini e donne che lo Spirito Santo ha formato secondo la “misura” di Cristo, nella misericordia, nel servizio, nella preghiera, nella catechesi… È una grazia poter incontrare persone così: ci si accorge che in loro pulsa una vita diversa, il loro sguardo vede “oltre”. Non pensiamo solo ai monaci, agli eremiti; si trovano anche tra la gente comune, gente che ha intessuto una lunga storia di dialogo con Dio, a volte di lotta interiore, che purifica la fede. Questi testimoni umili hanno cercato Dio nel Vangelo, nell’Eucaristia ricevuta e adorata, nel volto del fratello in difficoltà, e custodiscono la sua presenza come un fuoco segreto.

    Il primo compito dei cristiani è proprio mantenere vivo questo fuoco, che Gesù ha portato sulla terra (cfr Lc 12,49), e qual è questo fuoco? È l’amore, l’Amore di Dio, lo Spirito Santo. Senza il fuoco dello Spirito le profezie si spengono, la tristezza soppianta la gioia, l’abitudine sostituisce l’amore, il servizio si trasforma in schiavitù. Viene in mente l’immagine della lampada accesa accanto al tabernacolo, dove si conserva l’Eucaristia. Anche quando la chiesa si svuota e scende la sera, anche quando la chiesa è chiusa, quella lampada rimane accesa, continua ad ardere: non la vede nessuno, eppure arde davanti al Signore. Così lo Spirito nel nostro cuore, è sempre presente come quella lampada.

    Troviamo ancora scritto nel Catechismo: «Lo Spirito Santo, la cui Unzione impregna tutto il nostro essere, è il Maestro interiore della preghiera cristiana. È l’artefice della tradizione vivente della preghiera. Indubbiamente, ci sono tanti cammini di preghiera quanti sono coloro che pregano, ma è lo stesso Spirito che agisce in tutti e con tutti. È nella comunione dello Spirito Santo che la preghiera cristiana è preghiera nella Chiesa» (n. 2672). Tante volte succede che noi non preghiamo, non abbiamo voglia di pregare o tante volte preghiamo come pappagalli con la bocca ma il cuore è lontano. Questo è il momento di dire allo Spirito: “Vieni, vieni Spirito Santo, riscalda il mio cuore. Vieni e insegnami a pregare, insegnami a guardare il Padre, a guardare il Figlio. Insegnami com’è la strada della fede. Insegnami come amare e soprattutto insegnami ad avere un atteggiamento di speranza”. Si tratta di chiamare lo Spirito continuamente perché sia presente nelle nostre vite.

    È dunque lo Spirito a scrivere la storia della Chiesa e del mondo. Noi siamo pagine aperte, disponibili a ricevere la sua calligrafia. E in ciascuno di noi lo Spirito compone opere originali, perché non c’è mai un cristiano del tutto identico a un altro. Nel campo sterminato della santità, l’unico Dio, Trinità d’Amore, fa fiorire la varietà dei testimoni: tutti uguali per dignità, ma anche unici nella bellezza che lo Spirito ha voluto si sprigionasse in ciascuno di coloro che la misericordia di Dio ha reso suoi figli. Non dimentichiamo, lo Spirito è presente, è presente in noi. Ascoltiamo lo Spirito, chiamiamo lo Spirito - è il dono, il regalo che Dio ci ha fatto - e diciamogli: “Spirito Santo, io non so com’è la tua faccia – non lo conosciamo – ma so che tu sei la forza, che tu sei la luce, che tu sei capace di farmi andare avanti e di insegnarmi come pregare. Vieni Spirito Santo”. Una bella preghiera questa: “Vieni, Spirito Santo”.

    [00338-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

    In lingua francese

    Speaker:

    Chers frères et sœurs,

    Poursuivant notre catéchèse, nous pouvons dire que la prière est relation avec la Sainte Trinité, en particulier avec le Saint Esprit, qui est le premier don de toute existence chrétienne. Le Saint Esprit ouvre notre cœur à la présence de Dieu et l’attire dans son tourbillon d’amour. Il fait de nous des hôtes et des pèlerins dans le mystère de la Trinité. Nous sommes comme Abraham qui, un jour, en accueillant dans sa tente trois voyageurs, a rencontré Dieu. L’Esprit Saint nous fait aussi expérimenter la joie d’être aimés de Dieu comme de vrais fils. C’est pourquoi l’Eglise nous invite à l’invoquer chaque jour; car il nous rend Jésus présent, tout en donnant la possibilité aux chrétiens de tous temps et de tous lieux de le rencontrer. C’est l’expérience qu’ont vécu tant de priants: hommes et femmes que le Saint Esprit a formés selon la mesure du Christ, dans la miséricorde, le service et la prière. Le premier devoir des chrétiens est donc de maintenir vivant le feu que Jésus a apporté sur la terre, c’est-à-dire l’amour de Dieu, le Saint Esprit. Le Catéchisme nous rappelle que l’Esprit Saint est le Maître intérieur de la prière chrétienne et c’est lui qui fait qu’elle est prière dans l’Eglise. C’est aussi le Saint Esprit qui écrit l’histoire de l’Eglise et du monde. Nous sommes des pages ouvertes, disponibles à recevoir sa calligraphie. Ainsi dans le champ étendu de la sainteté, Dieu qui est Trinité d’amour fait fleurir la diversité des témoins, tous égaux en dignité mais uniques par la beauté que le Saint Esprit a voulu libérer en chacun de ceux que sa miséricorde a rendu ses enfants.

    Santo Padre:


    Saluto cordialmente i fedeli di lingua francese.

    Fratelli e sorelle, impariamo in questo tempo di Quaresima a lasciarci formare dallo Spirito Santo, affinché la nostra preghiera diventi una testimonianza viva della tenerezza di Dio per ogni persona in difficoltà.

    Dio vi benedica!

    Speaker:

    Je salue cordialement les personnes de langue française.

    Frères et sœurs, apprenons en ce temps de carême à nous laisser former par le Saint Esprit, afin que notre prière devienne un témoignage vivant de la tendresse de Dieu pour toute personne en difficulté.

    Que Dieu vous bénisse!

    [00339-FR.01] [Texte original: Français]

    In lingua inglese

    Speaker:


    Dear Brothers and Sisters, in our catechesis on Christian prayer, we have seen that through prayer we share in the life of the blessed Trinity, thanks to Christ’s gift of the Holy Spirit. The Spirit in fact teaches us to pray, making Christ present and active in our lives and in our world. In the Spirit we are enabled to call God our Father, to live our vocation to holiness, and to carry out our baptismal mission as witnesses of Christ’s redemptive and merciful love. Through prayer and works of charity we open our lives to the Spirit’s gifts, following in the footsteps of countless saints who have gone before us. The Catechism tells us that there are as many paths of prayer as there are persons who pray, but it is the same Spirit acting in all and with all. In the communion of the Holy Spirit Christian prayer is prayer in the Church (cf. No. 2672). In our prayer, let us ask the Spirit to guide us in our daily lives, to draw us ever more fully into the life of the Blessed Trinity, and bestow upon the Church the richness of his gifts for the growth of our human family in unity and peace.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i fedeli di lingua inglese. A tutti auguro che il cammino quaresimale ci porti alla gioia della Pasqua con cuori purificati e rinnovati dalla grazia dello Spirito Santo. Su voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace di Cristo. Dio vi benedica!

    Speaker:

    I cordially greet the English-speaking faithful. May our Lenten journey bring us to the joy of Easter with hearts purified and renewed by the grace of the Holy Spirit. Upon you and your families I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you!

    [00340-EN.01] [Original text: English]

    In lingua tedesca

    Speaker:


    Liebe Brüder und Schwestern, heute wollen wir noch einmal über das Gebet in Verbindung mit der Heiligsten Dreifaltigkeit nachdenken. Der Heilige Geist spielt dabei die entscheidende Rolle. Wir dürfen Gott als Vater ansprechen, weil der Heilige Geist in uns wohnt (Gal 4,6). Der Heilige Geist öffnet unser Herz überhaupt erst für die Gegenwart Gottes und bezieht uns dann immer tiefer ein in das göttliche, ewige Leben der Heiligsten Dreifaltigkeit. „Deshalb lädt uns die Kirche ein, jeden Tag um den Heiligen Geist zu flehen, besonders zu Beginn und am Ende jeder wichtigen Tätigkeit“ (KKK 2670). Der Geist „erinnert“ uns an Jesus, er vergegenwärtigt ihn – ja, er macht uns in einem gewissen Sinn zu Zeitgenossen Jesu, die ihm, etwa im Gebet, zu jeder Zeit und an jedem Ort begegnen können. Diese Gegenwart Christi im Heiligen Geist möchte auch uns Menschen von heute erziehen und verwandeln, genau wie Petrus, Paulus, Maria von Magdala und unzählige andere bis in unsere Tage hinein. Es ist eine Gnade, solchen Männern und Frauen zu begegnen, die der Heilige Geist nach dem Modell Christi geformt hat und in denen jenes andere, neue Leben pulsiert und jenes Feuer weiterbrennt, das Jesus auf die Erde gebracht hat (vgl. Lk 12,49): das Feuer der Liebe Gottes.

    Santo Padre:

    Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca! Chiediamo ogni giorno lo Spirito Santo, dono di Dio, che ci ricorda quanto Gesù ha detto e compiuto e ci aiuta a pensare, parlare ed agire secondo i disegni divini. Vi auguro una buona continuazione del cammino quaresimale.

    Speaker:

    Liebe deutschsprachige Brüder und Schwestern, bitten wir täglich um die Gabe Gottes, den Heiligen Geist, der uns an alles erinnert, was Jesus gesagt und getan hat und uns hilft, im Sinne Gottes zu denken, zu reden und zu handeln. Ich wünsche euch weiterhin eine gesegnete Fastenzeit.

    [00341-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

    In lingua spagnola


    Queridos hermanos y hermanas:

    En esta catequesis continuamos reflexionando sobre la oración como relación con la Santísima Trinidad, y en particular con el Espíritu Santo. El Espíritu Santo es el don fundamental de la vida cristiana. Si podemos invocar a Dios llamándolo “Abbá”, es decir, “Papá” es porque el Espíritu Santo habita en nosotros. Sin Él no es posible relacionarnos con Cristo y con el Padre.

    Así como Abrahán, que dando hospitalidad a tres viajeros, encontró a Dios, Trinidad de amor, también nosotros estamos llamados a abrirnos a su presencia y a acogerlo en nuestra vida. El Espíritu Santo nos transforma y nos hace experimentar la alegría de sabernos amados y habitados por Dios. Es la experiencia que vivieron los discípulos de Jesús, y que nos relata el Evangelio. Y es también la experiencia que vivieron tantos orantes, hombres y mujeres que el Espíritu Santo formó a la medida del Corazón de Cristo.

    Pero no pensemos que los orantes son sólo los monjes o los eremitas. Cuántas personas comunes han encontrado a Dios en el Evangelio, en la Eucaristía, en los hermanos, y cada día dan testimonio humilde de misericordia, de servicio y de oración. Nuestra misión como cristianos es mantener vivo el fuego que Jesús trajo a la tierra, es decir, el amor de Dios. Sin este fuego del Espíritu la tristeza reemplaza a la alegría, el servicio se convierte en esclavitud y la rutina sustituye al amor.

    Saludo cordialmente a los fieles de lengua española. Pidamos al Señor que inflame con el fuego del Espíritu Santo nuestros corazones. Que nuestra vida sea como la lámpara encendida junto al sagrario, que se consuma en la alabanza a Dios y el servicio a los hermanos, siendo testigos alegres de su presencia en medio del mundo. Que el Señor los bendiga.

    [00342-ES.02] [Texto original: Español]

    In lingua portoghese

    Speaker:


    A oração cristã, enquanto relação com a Santíssima Trindade, tem por fundamento a ação do Espírito Santo. Sem o Espírito não é possível relacionar-se com o Pai nem com o Filho. É Ele que abre o nosso coração à presença de Deus, fazendo-nos clamar Abbá, ó Pai. Além disso, nos recorda Jesus, fazendo-o sentir presente em nós e não um personagem do passado. Trata-se da experiência que vivem tantos homens e mulheres de oração, a quem o Espírito formou segundo a medida de Cristo e em quem pulsa uma vida diferente e que nos faz transcender o nosso olhar. Sem o fogo do Espírito, as profecias se apagam, a tristeza suplanta a alegria, a monotonia substitui o amor e o serviço se transforma em escravidão. Por isso, o primeiro dever dos cristãos é manter vivo este fogo, na certeza de que é o Espírito quem escreve a história da Igreja e do mundo e que nós somos como páginas brancas onde é composta uma obra que é sempre singular e original: a dos filhos de Deus.

    Santo Padre:


    Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua portoghese. Cari fratelli, chiediamo al Signore che effonda in noi l’abbondanza dei doni del suo Spirito, affinché possiamo, sempre più uniti a Cristo nella preghiera, diventare testimoni di Gesù sino ai confini della terra. Dio vi benedica.

    Speaker:

    Dirijo uma cordial saudação aos fiéis de língua portuguesa. Queridos irmãos, peçamos ao Senhor que derrame em nós a abundância dos dons do seu Espírito, para que possamos, sempre mais unidos a Cristo na oração, tornar-nos testemunhas de Jesus até os confins da terra. Deus vos abençoe.

    [00343-PO.01] [Texto original: Português]

    In lingua araba

    Speaker:


    تَكَلَّمَ قَداسَةُ البابا علَى الصَّلاة، وَعَلاقَتِها بالثالوثِ الأقْدَس ولا سِيَّما بالرُّوحِ القُدُس. الرُّوحُ القُدُس هُوَ العَطِيةُ الأوْلَى والأَسَاسِيَّة في كُلِّ وُجُودٍ مَسِيحيّ. بِدُونِهِ لا تُوْجَدُ عَلاقَةٌ مَعَ المَسِيحِ والآب. الرُّوحُ القُدُس هُوَ الذي يَفْتَحُ قَلْبَنا علَى حُضُورِ اللهِ وَيَشُدُنا إليْه. وَهُوَ الذي يَجْعَلُنا قادِرينَ علَى أنْ نُناديَ اللهَ أبّا-أبانا، وَهُوَ الذي يُبَدِلُنا وَيَجْعَلُنا نَخْتَبِرُ في داخِلِنا فَرَحًا عَمِيقًا لأنَّنا نَعْرِفُ أنَّنا مَحْبوبون مِنَ الله. لِذَلِكَ في كُلِّ مَرَةٍ نُصَلِّي يَكُونُ الرُّوحُ القُدُس هُوَ الذي يَشُدُنا علَى طَريقِ الصَّلاة وَهُوَ الذي يُذَكِّرُنا بالمَسِيحِ وَيَجْعَلُه حاضِرًا فينا. هَذِهِ الخِبْرَةُ عاشَها مُصَلُّونَ كَثيرون الذينَ كَوَّنَهُم الرُّوحُ القُدُس علَى قِياسِ المَسِيح، إذْ مَلأَهُم بالرَحْمَةِ وَرُوحِ الخِدْمَةِ والصَّلاة. هُم شُهودٌ مُتواضِعُون بَحَثُوا عَنِ اللهِ في الإنْجيلِ والافْخارِستيا وَفي الأخِ الواقِعِ في شِدَّة، وَحافَظوا علَى حُضورِ الرُّوحِ فِيهِم مِثْلَ نارٍ خَفِيَةٍ مُشْتَعِلَة. إنَّ واجِبَ المَسِيحيّين الأوَّل هُوَ إبْقاءُ هَذِهِ النارِ مُشْتَعِلَة، أي مَحَبَّةُ الله، أي الرُّوحُ القُدُس. بِدونِ نارِ الرُّوح، تَنْطَفِئُ النُبُوءات، وَيَحِلُ الحُزْنُ بَدَلِ الفَرَح، وَتَتَحَوَّلُ المَحَبَّةُ إلى عادة، والخِدْمَةُ إلى عُبُودِيَّة. الرُّوحُ القُدُس هُوَ الذي يُلْهِمُنا أنْ نُصَلِّي وَيُعَلِّمُنا كَيْفَ نُصَلِّي.

    Santo Padre:

    Saluto i fedeli di lingua araba. La preghiera è un dialogo con Dio al quale possiamo dire tutto quello che abbiamo nel cuore. Ma il colloquio deve essere sincero, fiducioso, pieno di amore, di speranza e di gratitudine. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!

    Speaker:

    أُحَيّي المُؤْمِنينَ الناطِقينَ باللغَةِ العَرَبِيَّة. الصّلاةُ هيَ حِوارٌ مَعَ اللهِ حَيْثُ يُمْكِنُنا أنْ نَقُولَ لَهُ كُلَّ ما في قَلْبِنا. لَكِنْ يَجِبُ أنْ يَكونَ الحَديثُ صادِقًا وَواثِقًا وَمليئًا بالمَحَبَّةِ والرَجاءِ والشُكْر. بارَكَكُم الرَّبُّ جَميعًا وَحَماكُم دائِمًا مِن كلِّ شرّ!

    [00344-AR.01] [Testo originale: Arabo]

    In lingua polacca

    Speaker:


    Drodzy bracia i siostry, dzisiaj uzupełniamy katechezę o modlitwie, jako naszej relacji z Trójcą Świętą, a w szczególności z Duchem Świętym, który jest pierwszym darem życia chrześcijańskiego. To On otwiera nasze serca na bliskość Boga i wprowadza nas w tajemnicę miłości. Uczy nas modlitwy i szczególnego odniesienia do Boga, które wyraża wezwanie: „Abba, Ojcze, Tatusiu”. To On przemienia nasze serca i sprawia, że dojrzewa w nas świadomość bycia dziećmi Bożymi. Duch Święty przypomina również ustawicznie o obecności Pana Jezusa w nas, kształtuje nas według Jego miary w miłosierdziu, w służbie, w modlitwie, prowadzi nas do świętości. Wszystko, do czego mamy dorastać, jest dziełem Ducha Świętego. Strzeżmy Jego obecności w nas jak tajemnego ognia, który Pan Jezus przyniósł na ziemię. Mamy ustawicznie podtrzymywać ten ogień, by oświetlał nasze drogi. Dlatego Kościół zachęca każdego z nas, byśmy w codziennej modlitwie wzywali Ducha Świętego, zwłaszcza na początku i na końcu każdej ważnej czynności. Niech taka relacja do Boga, do Trójcy Świętej, przybliża nas do świętości.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i Polacchi. Con lo speciale Appello mariano di domani, e con l’Eucaristia celebrata a Jasna Gòra nel giorno della solennità di San Giuseppe, comincerete i festeggiamenti per l’Anno della Famiglia Amoris Laetitia. Maria, Regina della Polonia ottenga per le famiglie l’evangelica visione del matrimonio, nella reciproca comprensione e nel rispetto per la vita umana. Benedico di cuore voi tutti e quanti prenderanno parte alle iniziative intraprese in occasione delle celebrazioni del menzionato Anno.

    Speaker:

    Serdecznie pozdrawiam Polaków. Jutrzejszym Apelem i Eucharystią sprawowaną na Jasnej Górze w uroczystość Świętego Józefa, rozpoczniecie obchody Roku Rodziny Amoris Laetitia. Niech Maryja, Królowa Polski wyprasza wszystkim dar pięknej miłości, by fundamentem waszych rodzin była ewangeliczna wizja małżeństwa, wzajemne zrozumienie i szacunek dla życia ludzkiego. Wam wszystkim i tym, którzy wezmą udział w inicjatywach podejmowanych w związku z obchodami tego Roku, z serca błogosławię.

    [00345-PL.01] [Testo originale: Polacco]

    In lingua italiana

    Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua italiana. Dopo domani celebreremo la Solennità di San Giuseppe. Mi è particolarmente gradito indicarvi l’esempio di questo grande Santo ed affidare a Lui la vostra esistenza. Siate saggi come Lui, pronti a comprendere e mettere in pratica il Vangelo.

    Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Nella vita, nel lavoro, nella famiglia, nei momenti di gioia e di dolore San Giuseppe ha costantemente cercato e amato il Signore, meritando l’elogio della Scrittura come uomo giusto e saggio. Invocatelo sempre, specialmente nei momenti difficili che potrete incontrare. A tutti la mia benedizione!

    [00346-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    Appelli del Santo Padre

    Durante esta semana me han preocupado las noticias que llegan desde Paraguay.
    Por intercesión de Nuestra Señora de los Milagros de Caacupé, pido al Señor Jesús, Príncipe de la Paz, que se pueda encontrar un camino de diálogo sincero para hallar soluciones adecuadas a las actuales dificultades, y así construir juntos la paz tan añorada. Recordemos que la violencia siempre es autodestructiva. Con ella no se gana nada, sino que se pierde mucho, y a veces todo.

    Ancora una volta e con tanta tristezza sento l’urgenza di evocare la drammatica situazione in Myanmar, dove tante persone, soprattutto giovani, stanno perdendo la vita per offrire speranza al loro Paese. Anch’io mi inginocchio sulle strade del Myanmar e dico: cessi la violenza! Anch’io stendo le mie braccia e dico: prevalga il dialogo! Il sangue non risolve niente. Prevalga il dialogo.

    [00347-AA.01] [Testo originale: Plurilingue]

    [B0160-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  6. #26
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 21.03.2021


    Alle ore 12 di oggi, quinta Domenica di Quaresima, il Santo Padre Francesco ha guidato la recita della preghiera dell’Angelus dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    In questa quinta domenica di Quaresima, la liturgia proclama il Vangelo in cui San Giovanni riferisce un episodio avvenuto negli ultimi giorni della vita di Cristo, poco prima della Passione (cfr Gv 12,20-33). Mentre Gesù si trovava a Gerusalemme per la festa di pasqua, alcuni greci, incuriositi da quanto Egli andava compiendo, esprimono il desiderio di vederlo. Avvicinatisi all’apostolo Filippo, gli dicono: «Vogliamo vedere Gesù» (v. 21). “Vogliamo vedere Gesù”. Ricordiamo questo desiderio: “Vogliamo vedere Gesù”. Filippo ne parla ad Andrea e poi insieme lo riferiscono al Maestro. Nella richiesta di quei greci possiamo scorgere la domanda che tanti uomini e donne, di ogni luogo e di ogni tempo, rivolgono alla Chiesa e anche a ciascuno di noi: “Vogliamo vedere Gesù”.

    E come risponde Gesù a quella richiesta? In un modo che fa pensare. Dice così: «è venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. […] Se il chicco di grano, caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (vv. 23-24). Queste parole sembra che non rispondano alla domanda posta da quei greci. In realtà, esse vanno oltre. Gesù infatti rivela che Lui, per ogni uomo che lo vuole cercare, è il seme nascosto pronto a morire per dare molto frutto. Come a dire: se volete conoscermi, se volete capirmi, guardate il chicco di grano che muore nel terreno, cioè guardate la croce.

    Viene da pensare al segno della croce, che è diventato nei secoli l’emblema per eccellenza dei cristiani. Chi anche oggi vuole “vedere Gesù”, magari provenendo da Paesi e culture dove il cristianesimo è poco conosciuto, che cosa vede prima di tutto? Qual è il segno più comune che incontra? Il crocifisso, la croce. Nelle chiese, nelle case dei cristiani, anche portato sul proprio corpo. L’importante è che il segno sia coerente con il Vangelo: la croce non può che esprimere amore, servizio, dono di sé senza riserve: solo così essa è veramente l’“albero della vita”, della vita sovrabbondante.

    Anche oggi tante persone, spesso senza dirlo, in modo implicito, vorrebbero “vedere Gesù”, incontrarlo, conoscerlo. Da qui si comprende la grande responsabilità di noi cristiani e delle nostre comunità. Anche noi dobbiamo rispondere con la testimonianza di una vita che si dona nel servizio, di una vita che prenda su di sé lo stile di Dio – vicinanza, compassione e tenerezza – e si dona nel servizio. Si tratta di seminare semi di amore non con parole che volano via, ma con esempi concreti, semplici e coraggiosi, non con condanne teoriche, ma con gesti di amore. Allora il Signore, con la sua grazia, ci fa portare frutto, anche quando il terreno è arido a causa di incomprensioni, difficoltà o persecuzioni, o pretese di legalismi o moralismi clericali. Questo è terreno arido. Proprio allora, nella prova e nella solitudine, mentre il seme muore, è il momento in cui la vita germoglia, per produrre frutti maturi a suo tempo. è in questo intreccio di morte e di vita che possiamo sperimentare la gioia e la vera fecondità dell’amore, che sempre, ripeto, si dà nello stile di Dio: vicinanza, compassione, tenerezza.

    La Vergine Maria ci aiuti a seguire Gesù, a camminare forti e lieti sulla strada del servizio, affinché l’amore di Cristo risplenda in ogni nostro atteggiamento e diventi sempre più lo stile della nostra vita quotidiana.

    [00374-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus

    Cari fratelli e sorelle,

    oggi in Italia si celebra la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Le mafie sono presenti in varie parti del mondo e, sfruttando la pandemia, si stanno arricchendo con la corruzione. San Giovanni Paolo II denunciò la loro “cultura di morte” e Benedetto XVI le condannò come “strade di morte”. Queste strutture di peccato, strutture mafiose, contrarie al Vangelo di Cristo, scambiano la fede con l’idolatria. Oggi facciamo memoria di tutte le vittime e rinnoviamo il nostro impegno contro le mafie.

    Domani ricorre la Giornata Mondiale dell’Acqua, che ci invita a riflettere sul valore di questo meraviglioso e insostituibile dono di Dio. Per noi credenti, “sorella acqua” non è una merce: è un simbolo universale ed è fonte di vita e di salute. Troppi fratelli, tanti, tanti fratelli e sorelle hanno accesso a poca acqua e magari inquinata! È necessario assicurare a tutti acqua potabile e servizi igienici. Ringrazio e incoraggio quanti, con diverse professionalità e responsabilità, lavorano per questo scopo così importante. Penso per esempio all’Università dell’Acqua, nella mia patria, a coloro che lavorano per portarla avanti e per far capire l’importanza dell’acqua. Grazie tante a voi argentini che lavorate in questa Università dell’Acqua.

    Saluto tutti voi che siete collegati tramite i media, con un ricordo particolare per i malati e le persone sole. Vi auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

    [00375-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0171-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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    L’Udienza Generale, 24.03.2021


    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.15 nella Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

    Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua meditazione sul tema: “Pregare in comunione con Maria” (Lettura: At 1,12-14).

    Dopo aver riassunto la Sua catechesi nelle diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli. Quindi ha rivolto un appello per le vittime dell’attacco terroristico in Niger e per la popolazione colpita gravemente dalle inondazioni nello Stato del Nuovo Galles del Sud, in Australia ed ha ricordato la Giornata Mondiale per la lotta contro la Tubercolosi che ricorre oggi.

    L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

    Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Oggi la catechesi è dedicata alla preghiera in comunione con Maria, e ricorre proprio alla vigilia della solennità dell’Annunciazione. Sappiamo che la via maestra della preghiera cristiana è l’umanità di Gesù. Infatti, la confidenza tipica dell’orazione cristiana sarebbe priva di significato se il Verbo non si fosse incarnato, donandoci nello Spirito la sua relazione filiale con il Padre. Abbiamo sentito, nella lettura, di quel raduno dei discepoli, le pie donne e Maria, pregando, dopo l’Assunzione di Gesù: è la prima comunità cristiana che aspettava il dono di Gesù, la promessa di Gesù.

    Cristo è il Mediatore, il ponte che attraversiamo per rivolgerci al Padre (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 2674). È l’unico Redentore: non ci sono co-redentori con Cristo. È il Mediatore per eccellenza, è il Mediatore. Ogni preghiera che eleviamo a Dio è per Cristo, con Cristo e in Cristo e si realizza grazie alla sua intercessione. Lo Spirito Santo estende la mediazione di Cristo ad ogni tempo e ogni luogo: non c’è altro nome nel quale possiamo essere salvati (cfr At 4,12). Gesù Cristo: l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini.

    Dall’unica mediazione di Cristo prendono senso e valore gli altri riferimenti che il cristiano trova per la sua preghiera e la sua devozione, primo tra tutti quello alla Vergine Maria, la Madre di Gesù.

    Ella occupa nella vita e, quindi, anche nella preghiera del cristiano un posto privilegiato, perché è la Madre di Gesù. Le Chiese d’Oriente l’hanno spesso raffigurata come l’Odigitria, colei che “indica la via”, cioè il Figlio Gesù Cristo. Mi viene in mente quel bel dipinto antico dell’Odigitria nella cattedrale di Bari, semplice: la Madonna che mostra Gesù, nudo. Poi gli hanno messo la camicia per coprire quella nudità, ma la verità è che Gesù è ritratto nudo, ad indicare che lui, uomo nato da Maria, è il Mediatore. E lei segnala il Mediatore: lei è la Odigitria. Nell’iconografia cristiana la sua presenza è ovunque, a volte anche in grande risalto, ma sempre in relazione al Figlio e in funzione di Lui. Le sue mani, i suoi occhi, il suo atteggiamento sono un “catechismo” vivente e sempre segnalano il cardine, il centro: Gesù. Maria è totalmente rivolta a Lui (cfr CCC, 2674). A tal punto, che possiamo dire che è più discepola che Madre. Quella segnalazione, alle nozze di Cana: Maria dice “Fate quello che Lui vi dirà”. Sempre segnala Cristo; ne è la prima discepola.

    Questo è il ruolo che Maria ha occupato per tutta la sua vita terrena e che conserva per sempre: essere l’umile ancella del Signore, niente di più. A un certo punto, nei Vangeli, ella sembra quasi scomparire; ma ritorna nei momenti cruciali, come a Cana, quando il Figlio, grazie al suo intervento premuroso, fece il primo “segno” (cfr Gv 2,1-12), e poi sul Golgota, ai piedi della croce.

    Gesù ha esteso la maternità di Maria a tutta la Chiesa quando le ha affidato il discepolo amato, poco prima di morire in croce. Da quel momento, noi siamo collocati tutti sotto il suo manto, come si vede in certi affreschi o quadri medievali. Anche la prima antifona latina – Sub tuum praesidium confugimus, sancta Dei Genitrix: la Madonna che, come Madre alla quale Gesù ci ha affidati, avvolge tutti noi; ma come Madre, non come dea, non come corredentrice: come Madre. È vero che la pietà cristiana sempre le dà dei titoli belli, come un figlio alla mamma: quante cose belle dice un figlio alla mamma alla quale vuole bene! Ma stiamo attenti: le cose belle che la Chiesa e i Santi dicono di Maria nulla tolgono all’unicità redentrice di Cristo. Lui è l’unico Redentore. Sono espressioni d’amore come un figlio alla mamma – alcune volte esagerate. Ma l’amore, noi sappiamo, sempre ci fa fare cose esagerate, ma con amore.

    E così abbiamo cominciato a pregarla con alcune espressioni a lei dirette, presenti nei Vangeli: “piena di grazia”, “benedetta fra le donne” (cfr CCC, 2676s.). Nella preghiera dell’Ave Maria sarebbe presto approdato anche il titolo “Theotokos”, “Madre di Dio”, sancito dal Concilio di Efeso. E, analogamente a come avviene nel Padre Nostro, dopo la lode aggiungiamo la supplica: chiediamo alla Madre di pregare per noi peccatori, perché interceda con la sua tenerezza, “adesso e nell’ora della nostra morte”. Adesso, nelle concrete situazioni della vita, e nel momento finale, perché ci accompagni – come Madre, come prima discepola – nel passaggio alla vita eterna.

    Maria è sempre presente al capezzale dei suoi figli che partono da questo mondo. Se qualcuno si ritrova solo e abbandonato, ella è Madre, è lì vicino, come era accanto al suo Figlio quando tutti l’avevano abbandonato.

    Maria è stata ed è presente nei giorni di pandemia, vicino alle persone che purtroppo hanno concluso il loro cammino terreno in una condizione di isolamento, senza il conforto della vicinanza dei loro cari. Maria è sempre lì, accanto a noi, con la sua tenerezza materna.

    Le preghiere rivolte a lei non sono vane. Donna del “sì”, che ha accolto con prontezza l’invito dell’Angelo, risponde pure alle nostre suppliche, ascolta le nostre voci, anche quelle che rimangono chiuse nel cuore, che non hanno la forza di uscire ma che Dio conosce meglio di noi stessi. Le ascolta come Madre. Come e più di ogni buona madre, Maria ci difende nei pericoli, si preoccupa per noi, anche quando noi siamo presi dalle nostre cose e perdiamo il senso del cammino, e mettiamo in pericolo non solo la nostra salute ma la nostra salvezza. Maria è lì, a pregare per noi, a pregare per chi non prega. A pregare con noi. Perché? Perché lei è la nostra Madre.

    [00382-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

    In lingua francese

    Speaker :


    Aujourd’hui la catéchèse est consacrée à la prière en communion avec Marie, et intervient à la veille de la solennité de l’Annonciation. La principale voie de la prière chrétienne est l’humanité de Jésus. Le Christ est le Médiateur, le pont que nous traversons pour nous adresser au Père. Toute prière que nous élevons à Dieu est par le Christ, avec le Christ et dans le Christ et se réalise par son intercession. La Vierge Marie occupe dans la vie et dans la prière du chrétien une place privilégiée parce qu’elle est la Mère de Jésus. Ses mains, ses yeux et son attitude sont un “catéchisme” vivant et indiquent la pierre angulaire, le centre: Jésus. Elle est l’humble servante du Seigneur. Jésus a étendu la maternité de Marie à toute l’Eglise en lui confiant le disciple bien-aimé, peu avant de mourir en croix. Marie a été et est présente dans les jours de pandémie, proche des personnes qui ont conclu leur parcours terrestre dans une condition d’isolement, sans le réconfort de la proximité de la famille. Marie est toujours là avec sa tendresse maternelle. Femme du “oui”, Marie est là, elle prie pour nous; elle prie pour ceux qui ne prient pas. Elle est notre Mère.

    Santo Padre:

    Sono lieto di salutare le persone di lingua francese! Nella vigilia della solennità dell’Annunciazione, preghiamo con fede, perché tra le nostre ansie e le nostre difficoltà in questo momento di crisi, non ci sentiamo abbandonati, ma sostenuti, confortati e accompagnati da Maria, nostra Madre.

    A tutti, la mia benedizione!

    Speaker:

    Je suis heureux de saluer les personnes de langue française! À la veille de la solennité de l’Annonciation, prions avec foi, afin qu’au milieu de nos angoisses et de nos difficultés en ce moment de crise, nous ne nous sentions pas abandonnés, mais soutenus, réconfortés et accompagnés par Marie, notre Mère.

    A tous, ma bénédiction!

    [00383-FR.02] [Texte original: Français]

    In lingua inglese

    Speaker:


    Dear Brothers and Sisters, in our continuing catechesis on prayer, we now consider the place of the Blessed Virgin Mary in the life of prayer. All Christian prayer is modelled on Jesus’ own prayer. As the incarnate Son, he not only teaches us to pray, but as the Mediator between God and man he constantly intercedes for us before the Father. Mary, as the mother of Jesus, has a special role in the life of all Christ’s disciples. Mary is our mother, the Mother of the Church, entrusted to us by Christ from the cross. With a mother’s love she cares for us, taking us under the protection of her mantle. In a particular way, as we pray in the Hail Mary, she intercedes for sinners and for those at the hour of death, drawing them ever closer to her Son. Just as she stood beneath the cross, united with Jesus in his abandonment and sorrow, so she is close with a mother’s love to those who are lost or have no one to pray for them. Surely she has been present to so many of our brothers and sisters who at this time of pandemic have died far from the comforting presence of their loved ones. As we prepare to celebrate the Annunciation of the Lord, may we rejoice that Mary, who said “yes” to the message of the angel, is ever ready to say “yes” to us, interceding before her Son for our needs and for the salvation of the world.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i fedeli di lingua inglese. A tutti auguro che il cammino quaresimale ci porti alla gioia della Pasqua con cuori purificati e rinnovati dalla grazia dello Spirito Santo. Su voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace di Cristo. Dio vi benedica!

    Speaker:

    I cordially greet the English-speaking faithful. May our Lenten journey bring us to the joy of Easter with hearts purified and renewed by the grace of the Holy Spirit. Upon you and your families I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you!

    [00384-EN.01] [Original text: English]

    In lingua tedesca

    Speaker:


    Liebe Brüder und Schwestern, „Jesus, der einzige Mittler, ist der Weg unseres Gebetes“ (KKK 2674). All unser Beten zu Gott vollzieht sich durch ihn, mit ihm und in ihm. Er tritt beim Vater für uns ein, und seine Fürsprache erstreckt sich im Heiligen Geist auf alle Zeiten und Orte. Als Mutter Jesu und unsere Mutter nimmt Maria auf diesem Weg des Gebets einen besonderen Platz ein. Wie es die Ikone der „Hodegetria“ zum Ausdruck bringt, ist sie für uns „Wegweiserin“ und „Wegzeichen“ Christi (vgl. ebd.). Maria war in den entscheidenden Momenten des Lebens Jesu, wie in Kana und auf Golgota, zugegen, und der Herr hat ihre Mutterschaft auf die ganze Kirche ausgedehnt, als er ihr den Jünger vom Kreuz herab anvertraute. Im „Gegrüßet seist du, Maria“ bringen wir mit Worten aus dem Evangelium Maria unser Lob und schließen unsere Bitte an die Mutter Gottes an: „Bitte für uns Sünder, jetzt und in der Stunde unseres Todes“. In den konkreten Situationen des Lebens und am Ende unseres Weges ist Maria uns in ihrer mütterlichen Liebe nahe. Das Gebet zu ihr ist nicht vergebens. Durch ihr „Ja“ zu Gottes Heilsplan antwortet sie auch auf unser Flehen und kümmert sich um uns. Und wenn wir nicht beten können, dann betet sie für uns. Denn sie ist unsere Mutter.

    Santo Padre:

    Di cuore saluto i fratelli e le sorelle di lingua tedesca. È bello pregare in comunione con la Vergine Maria, per magnificare con lei il Signore e per affidarle le nostre suppliche. Possiamo essere sicuri che la Madre di Cristo ci è sempre vicina, anche nei momenti più difficili della vita. Maria protegga voi e i vostri cari.

    Speaker:

    Herzlich grüße ich die Brüder und Schwestern deutscher Sprache. Es ist schön, in Gemeinschaft mit der Jungfrau Maria zu beten, um mit ihr die Größe des Herrn zu preisen und um ihr unsere Bitten anzuvertrauen. Wir dürfen sicher sein, dass die Mutter Christi uns immer nahe ist, auch in den ganz schwierigen Augenblicken unseres Lebens. Maria beschütze euch und eure Lieben.

    [00385-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

    In lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:

    En la catequesis de hoy reflexionamos sobre la oración con María. Estamos en vísperas de la fiesta de la Anunciación y esto ya nos indica que la vía maestra de la oración cristiana es la humanidad de Jesús. No podríamos entrar en esa intimidad con Dios si el Verbo no se hubiera hecho carne y no nos hubiese comunicado el Espíritu Santo para poder llamar a Dios «Padre».

    Cristo es el mediador, el único mediador, el puente a través del cual llegamos al Padre. Nuestra oración es siempre por Cristo, con Él y en Él, en la unidad del Espíritu. Cualquier otra referencia encuentra en esta verdad su sentido. Si María ocupa un puesto privilegiado en este itinerario es porque nos indica el camino hacia su Hijo. Las manos, los ojos, los gestos de María son un catecismo viviente, que nos muestran cómo adorar a Jesús en el pesebre, cómo seguirlo en el servicio a los hermanos y cómo acompañarlo en el extremo sacrificio de la cruz.

    A los pies de la cruz, Jesús quiso además extender la maternidad de María a toda la Iglesia, colocándonos bajo su manto. De este modo comenzamos a pedir su intercesión con expresiones directas sacadas de la Sagrada Escritura: “Llena de gracia”, “Bendita entre las mujeres”, o con el título de “Madre de Dios”, proclamado por el Concilio de Éfeso. Ella pide por nosotros pecadores en cada circunstancia, como en Caná, y no deja de estar junto a la cruz de su Hijo, al acompañarnos en la hora de la muerte. Aquellos que, como durante esta cruel pandemia, se encuentran solos y desamparados, en ella hallan la ternura de la Madre que nunca nos abandona.

    Saludo cordialmente a los fieles de lengua española. Los animo a confiar nuestras súplicas al Salvador a la poderosa intercesión de María, la Reina Madre que lleva ante el trono de su Hijo nuestro ruego, pues somos sus hijos queridos. Que Dios los bendiga y la Virgen Santa los cuide.

    [00386-ES.02] [Texto original: Español]

    In lingua portoghese

    Speaker:


    Na oração do cristão, a Virgem Maria ocupa um lugar privilegiado, porque é a Mãe de Jesus. Sabemos que a estrada-mestra da oração cristã é a humanidade de Jesus: por esta sua humanidade, o Espírito Santo introduz-nos na relação filial de Jesus com o Pai celeste e daí nascem a intimidade e a confidência típicas da oração cristã: «Abbá, Papá!» Cristo é o único Mediador, a ponte que atravessamos para chegar ao Pai. Desta mediação única de Cristo, recebem sentido e valor todos os outros intermediários a quem recorremos na nossa devoção, a começar pela Virgem Maria. Na iconografia das nossas igrejas, Ela está sempre presente, e por vezes até com grande realce, mas sempre associada ao Filho, sempre em função d’Ele. Nas suas mãos, nos seus olhos, na sua atitude geral, temos um «catecismo» vivo: sempre indicam o ponto cardeal, ou seja, Jesus. Este é o papel que Maria ocupou durante a sua vida terrena e mantém para sempre: ser a serva humilde do Senhor. Mas, pouco antes de morrer na cruz, Jesus estendeu a maternidade de Maria a toda a Igreja quando Lhe confiou o discípulo amado. Colocados assim sob o seu manto protetor, começamos a rezar-Lhe usando algumas expressões presentes nos Evangelhos, como «cheia de graça» e «bendita entre as mulheres». E, na Ave Maria, depressa entra o título de «Mãe de Deus» consagrado no Concílio de Éfeso. Como sucede no Pai Nosso, depois do louvor vem a súplica: pedimos à Virgem Mãe que reze «por nós pecadores, agora e na hora da nossa morte». Sabemos que Maria esteve e está presente, nestes dias de pandemia, junto das pessoas que concluíram o seu caminho terreno numa condição de isolamento, sem o conforto dos seus entes queridos. Com a sua ternura materna, estava lá Maria.

    Santo Padre:


    Saluto gli ascoltatori di lingua portoghese e invito, alla vigilia della solennità dell’Annunciazione, a rivolgervi con fiducia alla Vergine Madre. Donna del “sì”, che ha accolto con prontezza l’invito dell’Angelo, risponde pure alle nostre suppliche. Come e più di ogni buona madre, Maria ci proteggi nei pericoli. Essa è lì a pregare per noi, a pregare per chi non prega. Perchè Lei è la nostra Madre.

    Speaker:

    Saúdo os ouvintes de língua portuguesa e convido, nas vésperas da solenidade da Anunciação, a dirigir-vos com confiança à Virgem Mãe. Mulher do «sim», que acolheu com prontidão o convite do Anjo, responde de igual forma às nossas súplicas. Como e mais do que toda a boa mãe, Maria protege-nos nos perigos. Lá, está Ela a rezar por nós, a rezar por quem não reza. Porque é a nossa Mãe.

    [00387-PO.01] [Texto original: Português]

    In lingua araba

    Speaker:


    تأمَّل قداسةُ البابا اليوم في الصّلاة في الشَرِكة مع مريم، قال قداستُه: المَسِيحُ هُوَ الوَسِيط، الجِسرُ الذي نَعبُرُهُ لنَتَّجِه نَحوَ الآب. كُلُّ صَلاةٍ نَرفَعُهَا إلى الله هِيَ مِن أَجلِ المَسِيح، ومَعَ المَسِيح، وفِي المَسِيح. تَحتَلُّ مَريَمُ العَذرَاء مَكانَةً مُمَيَّزةً في صَلاةِ المَسِيحيّ، لأَنَّها أُمُّ يَسُوع. غَالِبًا مَا صَوَّرتهَا الكنَائِس الشرقيَّة على أنَّها "تُشيرُ إلى الطَّريق"، أَي إلى الابن يَسُوع المَسِيح. في الأيقُونَاتِ المَسِيحِيَّة، هيَ حَاضِرَةٌ فيها، وأَحيَانًا في مَكَانَةٍ بَارِزَة، ولَكِن دائمًا بتَوَافُقٍ معَ الابن ورسالته. هَذَا هوَ الدَّورُ الذِي لَعِبَتهُ مَريَم طَوَالَ حَيَاتِهَا الأَرضِيَّة وتَحتَفِظُ بِهِ إلَى الأَبَد: أنْ تَكُونَ أَمَةُ الرَّبِّ المُتَوَاضِعَة. لَقَد بَسَطَ يَسُوعُ أُمُومَةَ مَريَم عَلَى الكَنِيسَةِ كُلِّهَا عِندَمَا أَوكَلَ إِلَيهَا تِلمِيذَهُ الحَبِيب، قَبلَ مَوتِهِ عَلى الصَّلِيب بِقَلِيل. مِن تِلكَ اللَّحظَة، وَضَعنَا جَمِيعًا تَحتَ سِترِها. وهَكذَا بَدَأنَا نُصَلِّي لَهَا بِبَعضِ العِبَارَاتِ المُوَجَّهةِ إِلَيهَا، المَذكُورَة فِي الأَنَاجِيل: "المُمتَلِئَةُ نِعمَةً"، "مُبَارَكَةٌ أَنتِ فِي النِّسَاء". مَريَم كَانَت ولَا تَزَالُ حَاضِرَةً فِي أَيَّامِ الجَائِحَة، بِالقُربِ مِنَ الأَشخَاصِ الذينَ، للأسف، أَنْهُوا رِحلَتَهُم الأَرضِيَّة فِي حَالَةٍ مِنَ العُزلَة، دُونَ عَزَاءِ القُربِ مِن أَحِبَّائِهِم. وهي كذلك حاضرةٌ معنا دائمًا بِحَنَانِهَا الأُمُومِيّ. صلواتنا المُوَجَّهَةُ إِلَيهَا لا تذهبُ سُدًا.

    Santo Padre:

    Saluto i fedeli di lingua araba. Nella vigilia della Festa dell’Annunciazione, la Donna del “sì”, che ha accolto l’invito dell’Angelo, risponde pure alle nostre suppliche, ascolta le nostre voci, invocateLa ed Ella non vi deluderà, perché Lei è sempre lì vicino, come era accanto al suo Figlio quando tutti l’avevano abbandonato. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!

    Speaker:

    أحيّي المؤمنينَ الناطقينَ باللغةِ العربية. في عِيدِ البِشَارة، سيدة الـ "نَعَمْ"، التِي قَبِلَت دَعوَةُ المَلَاك، تَستَجِيبُ أَيضًا إلى تضرعاتنا، وتُصغي إلَى أَصوَاتِنَا، اطلُبُوا مِنهَا وهِي لَن تَخذُلَكُم، لأنَّهَا دَائِمًا هُنَاك، فِي الجِوَار، كَمَا كَانَت بِجِوَارِ ابنِهَا عِندَمَا تَخَلَّى عَنهُ الجَمِيع. ليباركْكُم الرّبُّ جميعًا ولْيَحمِكُم دائمًا من كلِّ شر!

    [00388-AR.02] [Testo originale: Arabo]

    In lingua polacca

    Speaker:


    Dziś, w uroczystość Zwiastowania Pańskiego, katecheza poświęcona jest modlitwie w komunii z Maryją. Wiemy, że główną drogą modlitwy chrześcijańskiej jest człowieczeństwo Jezusa. Istotnie, ufność typowa dla modlitwy chrześcijańskiej byłaby pozbawiona sensu, gdyby Słowo nie stało się ciałem, obdarzając nas w Duchu Świętym synowską relacją z Ojcem. Każda modlitwa, jaką wznosimy do Boga, jest przez Chrystusa, z Chrystusem i w Chrystusie, i dokonuje się przez Jego wstawiennictwo. W tym jedynym pośrednictwie Chrystusa mają sens i wartość inne odniesienia, które chrześcijanin znajduje dla swojej modlitwy i pobożności, przede wszystkim odniesienie do Maryi Dziewicy. Jezus, powierzając Jej na krzyżu umiłowanego ucznia, rozszerzył macierzyństwo Maryi na cały Kościół. Od tej chwili wszyscy znajdujemy się pod Jej matczyną opieką. Dlatego zwaracamy się do Niej, używając ewangelijnych słów: „pełna łaski”, „błogosławiona między niewiastami” (por. KKK, 2676 i nn.). W modlitwie „Zdrowaś Mario” dodajemy tytuł „Theotokos” - „Matka Boga” i prosimy, aby modliła się za nas grzeszników, aby wstawiała się ze swoją czułością „teraz i w godzinę śmierci naszej”. Teraz, w konkretnych sytuacjach życiowych, i w chwili ostatecznej, aby towarzyszyła nam w przejściu do życia wiecznego. Modlitwy kierowane do Maryi nie są daremne. Ta, która wypowiadając słowa „nich mi się stanie”, która chętnie przyjęła zaproszenie Anioła, odpowiada również na nasze błagania, wsłuchuje się w nasze głosy, nawet te, które pozostają zamknięte w sercu. Jak każda dobra matka, broni nas w niebezpieczeństwach, troszczy się o nas, nawet wówczas, gdy tracimy kierunek pielgrzymowania i narażamy na szwank nie tylko nasze zdrowie, ale i zbawienie. Maryja jest w tych sytuacjach i modli się za nas, bo Ona jest naszą Matką.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente tutti i polacchi. Cari fratelli e sorelle, oggi in Polonia ricorre la Giornata Nazionale della Vita, stabilita dal Parlamento nel 2004. Domani, nella solennità dell’Annunciazione, la Chiesa in Polonia celebrerà la Giornata della santità della Vita. Per intercessione di Maria, Madre di Dio, pregate affinché in tutto il mondo ci sia una rinnovata sensibilità nelle coscienze, nelle famiglie, nella Chiesa e nella società riguardo al valore della vita umana in ogni tappa e in ogni condizione. Vi benedico di cuore.

    Speaker:

    Serdecznie pozdrawiam wszystkich Polaków. Drodzy bracia i siostry, dzisiaj w Polsce przypada Narodowy Dzień Życia ustanowiony przez Parlament w 2004 roku. Jutro, w uroczystość Zwiastowania, Kościół w Polsce będzie obchodził Dzień Świętości Życia. Za wstawiennictwem Maryi, Matki Bożej, módlcie się, aby na całym świecie, w sumieniach, w rodzinach, w Kościele i społeczeństwie odnawiała się wrażliwość na wartość życia ludzkiego na każdym etapie i w każdej kondycji. Z serca wam błogosławię.

    [00389-PL.01] [Testo originale: Polacco]

    In lingua italiana

    Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua italiana. Vi incoraggio ad essere sempre fervorosi e generosi nella vostra vita cristiana, specialmente nella testimonianza della carità verso gli ultimi.

    Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Domani si celebra la solennità dell’Annunciazione del Signore, nella quale ricorderemo la Vergine che accoglie con il suo Sì il disegno salvifico dell’Altissimo. Siate anche voi sempre così disponibili e docili alla volontà di Dio! Amate e pregate Maria Santissima, affinché illumini e conforti la vostra vita.

    A tutti la mia benedizione!

    [00390-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    Appelli del Santo Padre

    Ho appreso con dolore la notizia dei recenti attacchi terroristici in Niger, che hanno provocato la morte di 137 persone. Preghiamo per le vittime, per le loro famiglie e per l’intera popolazione, affinché la violenza subita non faccia smarrire la fiducia nel cammino della democrazia, della giustizia e della pace.

    In questi giorni, grandi inondazioni hanno causato gravi danni nello Stato del Nuovo Galles del Sud, in Australia. Sono vicino alle persone e alle famiglie colpite ancora da questa calamità, specialmente a quanti hanno visto distrutte le loro case, e incoraggio coloro che si stanno prodigando per cercare i dispersi e portare soccorso.

    Oggi è la Giornata Mondiale per la lotta contro la Tubercolosi. Possa questa ricorrenza favorire un rinnovato impulso nella cura di tale malattia e una accresciuta solidarietà nei confronti di quanti ne soffrono. Su di loro e sulle loro famiglie invoco il conforto del Signore.

    [00394-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0178-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  8. #28
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 28.03.2021


    Al termine della Celebrazione della Domenica delle Palme e della Passione del Signore, prima della Benedizione Apostolica, il Santo Padre Francesco ha guidato la recita della preghiera dell’Angelus.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus

    Cari fratelli e sorelle,

    siamo entrati nella Settimana Santa. Per la seconda volta la viviamo nel contesto della pandemia. L’anno scorso eravamo più scioccati, quest’anno siamo più provati. E la crisi economica è diventata pesante.

    In questa situazione storica e sociale, Dio cosa fa? Prende la croce. Gesù prende la croce, cioè si fa carico del male che tale realtà comporta, male fisico, psicologico e soprattutto male spirituale, perché il Maligno approfitta delle crisi per seminare sfiducia, disperazione e zizzania.

    E noi? Che cosa dobbiamo fare? Ce lo mostra la Vergine Maria, la Madre di Gesù che è anche la sua prima discepola. Lei ha seguito il suo Figlio. Ha preso su di sé la propria parte di sofferenza, di buio, di smarrimento e ha percorso la strada della passione custodendo accesa nel cuore la lampada della fede. Con la grazia di Dio, anche noi possiamo fare questo cammino. E, lungo la via crucis quotidiana, incontriamo i volti di tanti fratelli e sorelle in difficoltà: non passiamo oltre, lasciamo che il cuore si muova a compassione e avviciniamoci. Sul momento, come il Cireneo, potremo pensare: “Perché proprio io?”. Ma poi scopriremo il dono che, senza nostro merito, ci è toccato.

    Preghiamo per tutte le vittime della violenza, in particolare per quelle dell’attentato avvenuto questa mattina in Indonesia, davanti alla Cattedrale di Makassar.

    Ci aiuti la Madonna, che sempre ci precede sul sentiero della fede.

    [00413-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0189-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  9. #29
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    L’Udienza Generale, 31.03.2021


    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.15 nella Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

    Nel discorso in lingua italiana, alla vigilia del Triduo Pasquale, il Papa ha incentrato la sua meditazione sulla Passione, la Morte e la Risurrezione di Cristo (Lettura: Is 52, 13-15).

    Dopo aver riassunto la Sua catechesi nelle diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli.

    L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

    Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Già immersi nel clima spirituale della Settimana Santa, siamo alla vigilia del Triduo pasquale. Da domani a domenica vivremo i giorni centrali dell’Anno liturgico, celebrando il mistero della Passione, della Morte e della Risurrezione del Signore. E questo mistero lo viviamo ogni volta che celebriamo l’Eucaristia. Quando noi andiamo a Messa, non andiamo solo a pregare, no: andiamo a rinnovare, a farlo di nuovo, questo mistero, il mistero pasquale. Questo è importante non dimenticarlo. È come se noi andassimo al Calvario - è lo stesso - per rinnovare, per fare di nuovo il mistero pasquale.

    La sera del Giovedì Santo, entrando nel Triduo pasquale, rivivremo la Messa che si dice in Coena Domini, cioè la Messa dove si commemora l’Ultima Cena, quanto avvenne lì, in quel momento. È la sera in cui Cristo ha lasciato ai suoi discepoli il testamento del suo amore nell’Eucaristia, ma non come ricordo, ma come memoriale, come sua presenza perenne. Ogni volta che si celebra l’Eucaristia, come dissi all’inizio, si rinnova questo mistero della redenzione. In questo Sacramento, Gesù ha sostituito la vittima sacrificale – l’agnello pasquale – con sé stesso: il suo Corpo e il suo Sangue ci donano la salvezza dalla schiavitù del peccato e della morte. La salvezza da ogni schiavitù è lì È la sera in cui Egli ci chiede di amarci facendoci servi gli uni degli altri, come ha fatto Lui lavando i piedi dei discepoli. Un gesto che anticipa l’oblazione cruenta sulla croce. E infatti il Maestro e Signore morirà il giorno dopo per rendere mondi non i piedi, ma i cuori e l’intera vita dei suoi discepoli. È stata un’oblazione di servizio a tutti noi, perché con quel servizio del suo sacrificio ci ha redenti tutti.

    Il Venerdì Santo è giorno di penitenza, di digiuno e di preghiera. Attraverso i testi della Sacra Scrittura e le preghiere liturgiche, saremo come radunati sul Calvario per commemorare la Passione e la Morte redentrice di Gesù Cristo. Nell’intensità del rito dell’Azione liturgica ci sarà presentato il Crocifisso da adorare. Adorando la Croce, rivivremo il cammino dell’Agnello innocente immolato per la nostra salvezza. Porteremo nella mente e nel cuore le sofferenze dei malati, dei poveri, degli scartati di questo mondo; ricorderemo gli “agnelli immolati” vittime innocenti delle guerre, delle dittature, delle violenze quotidiane, degli aborti... Davanti all’immagine del Dio crocifisso porteremo, nella preghiera, i tanti, troppi crocifissi di oggi, che solo da Lui possono ricevere il conforto e il senso del loro patire. E oggi ce ne sono tanti: non dimenticare i crocifissi di oggi, che sono l’immagine del Crocifisso Gesù, e in loro è Gesù.

    Da quando Gesù ha preso su di sé le piaghe dell’umanità e la stessa morte, l’amore di Dio ha irrigato questi nostri deserti, ha illuminato queste nostre tenebre. Perché il mondo è nelle tenebre. Facciamo un elenco di tutte le guerre che si stanno combattendo in questo momento; di tutti i bambini che muoiono di fame; dei bambini che non hanno educazione; di popoli interi distrutti dalle guerre, dal terrorismo. Di tanta, tanta gente che per sentirsi un po’ meglio ha bisogno della droga, dell’industria della droga che uccide... È una calamità, è un deserto! Ci sono piccole “isole” del popolo di Dio, sia cristiano sia di qualsiasi altra fede, che conservano nel cuore la voglia di essere migliori. Ma diciamoci la realtà: in questo Calvario di morte, è Gesù che soffre nei suoi discepoli. Durante il suo ministero, il Figlio di Dio aveva sparso a piene mani vita, guarendo, perdonando, risuscitando… Adesso, nell’ora del supremo Sacrificio sulla croce, porta a compimento l’opera affidatagli dal Padre: entra nell’abisso della sofferenza, entra in queste calamità di questo mondo, per redimere e trasformare. E anche per liberare ognuno di noi dal potere delle tenebre, dalla superbia, dalla resistenza a essere amati da Dio. E questo, solo l’amore di Dio può farlo. Dalle sue piaghe siamo stati guariti (cfr 1 Pt 2,24), dice l’apostolo Pietro, dalla sua morte siamo stati rigenerati, tutti noi. E grazie a Lui, abbandonato sulla croce, mai più nessuno è solo nel buio della morte. Mai, Lui è sempre accanto: bisogna soltanto aprire il cuore e lasciarsi guardare da Lui.

    Il Sabato Santo è il giorno del silenzio: un grande silenzio c’è su tutta la Terra; un silenzio vissuto nel pianto e nello smarrimento dai primi discepoli, sconvolti dalla morte ignominiosa di Gesù. Mentre il Verbo tace, mentre la Vita è nel sepolcro, coloro che avevano sperato in Lui sono messi a dura prova, si sentono orfani, forse anche orfani di Dio. Questo sabato è anche il giorno di Maria: anche lei lo vive nel pianto, ma il suo cuore è pieno di fede, pieno di speranza, pieno d’amore. La Madre di Gesù aveva seguito il Figlio lungo la via dolorosa ed era rimasta ai piedi della croce, con l’anima trafitta. Ma quando tutto sembra finito, lei veglia, veglia nell’attesa custodendo la speranza nella promessa di Dio che risuscita i morti. Così, nell’ora più buia del mondo, è diventata Madre dei credenti, Madre della Chiesa e segno di speranza. La sua testimonianza e la sua intercessione ci sostengono quando il peso della croce diventa troppo pesante per ognuno di noi.

    Nelle tenebre del Sabato santo irromperanno la gioia e la luce con i riti della Veglia pasquale e, in tarda serata, il canto festoso dell’Alleluia. Sarà l’incontro nella fede con Cristo risorto e la gioia pasquale si prolungherà per tutti i cinquanta giorni che seguiranno, fino alla venuta dello Spirito Santo. Colui che era stato crocifisso è risorto! Tutte le domande e le incertezze, le esitazioni e le paure sono fugate da questa rivelazione. Il Risorto ci dà la certezza che il bene trionfa sempre sul male, che la vita vince sempre la morte e la nostra fine non è scendere sempre più in basso, di tristezza in tristezza, ma salire in alto. Il Risorto è la conferma che Gesù ha ragione in tutto: nel prometterci la vita oltre la morte e il perdono oltre i peccati. I discepoli dubitavano, non credevano. La prima a credere e a vedere è stata Maria Maddalena, è stata l’apostola della resurrezione che è andata a raccontare che aveva visto Gesù, il quale l’aveva chiamata per nome. E poi, tutti i discepoli l’hanno visto. Ma, io vorrei soffermarmi su questo: le guardie, i soldati, che erano nel sepolcro per non lasciare che venissero i discepoli e prendessero il corpo, lo hanno visto: lo hanno visto vivo e risorto. I nemici lo hanno visto, e poi hanno fatto finta di non averlo visto. Perché? Perché sono stati pagati. Qui è il vero mistero di quello che Gesù disse una volta: “Ci sono due signori nel mondo, due, non di più: due. Dio e il denaro. Chi serve il denaro è contro Dio”. E qui è il denaro che ha fatto cambiare la realtà. Avevano visto la meraviglia della resurrezione, ma sono stati pagati per tacere. Pensiamo alle tante volte che uomini e donne cristiani sono stati pagati per non riconoscere nella pratica la resurrezione di Cristo, e non hanno fatto quello che il Cristo ci ha chiesto di fare, come cristiani.

    Cari fratelli e sorelle, anche quest’anno vivremo le celebrazioni pasquali nel contesto della pandemia. In tante situazioni di sofferenza, specialmente quando a patirle sono persone, famiglie e popolazioni già provate da povertà, calamità o conflitti, la Croce di Cristo è come un faro che indica il porto alle navi ancora al largo nel mare in tempesta. La Croce di Cristo è il segno della speranza che non delude; e ci dice che nemmeno una lacrima, nemmeno un gemito vanno perduti nel disegno di salvezza di Dio. Chiediamo al Signore che ci dia la grazia di servirLo e di riconoscerLo e di non lasciarci pagare per dimenticarLo.

    [00432-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

    In lingua francese

    Speaker:


    Frères et sœurs, nous nous préparons à vivre les journées qui sont au cœur de l’Année liturgique. La messe in Coena Domini, Jeudi soir, nous fera revivre le dernier repas de Jésus dans lequel il institua l’Eucharistie, non pas comme souvenir mais comme un mémorial perpétuel de son amour. Anticipant son offrande sur la croix, il nous demande, lavant les pieds de ses disciples, de nous faire les serviteurs des autres. Vendredi sera un jour de jeûne et de pénitence. Nous commémorerons la Passion et la Mort rédemptrice de Jésus. En adorant la Croix, nous revivrons le chemin du calvaire et porterons dans le cœur les souffrances des malades, des pauvres, des rejetés de ce monde. Nous rappellerons les victimes innocentes des guerres, des dictatures, des violences quotidiennes, des avortements… Samedi sera le jour du silence, vécu dans les larmes et le désarroi des premiers disciples. Ce jour est aussi celui de Marie. Elle aussi pleure, mais son cœur est rempli d’espérance et d’amour. Alors que tout semble fini, elle veille, confiante en la promesse de Dieu qui ressuscite les morts. C’est ainsi qu’à l’heure la plus sombre de l’histoire, elle est devenue la Mère de l’Eglise, la Mère de l’espérance. Enfin, la joie fera irruption au cours de la nuit Pascale. Jésus ressuscité nous donne la certitude que le bien triomphera toujours sur le mal.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i fedeli di lingua francese. La Croce di Cristo è come un faro che indica il porto alle navi nella tempesta. Questa Pasqua sia per voi, specialmente per quanti soffrono o sono nella prova, un segno sicuro di speranza che non delude; e vi porti gioia e pace.

    Dio vi benedica!

    Speaker:

    Je salue cordialement les personnes de langue française. La Croix du Christ est comme un phare qui indique le port aux navires qui affrontent encore la tempête. Que cette fête de Pâques soit pour chacun de vous, particulièrement ceux qui souffrent ou traversent une épreuve, un signe sûr d’espérance, et qu’elle vous apporte la paix et la joie.

    Que Dieu vous bénisse!

    [00433-FR.01] [Texte original: Français]

    In lingua inglese

    Speaker:


    Dear Brothers and Sisters, tomorrow, we begin the Easter Triduum and our celebration of the saving mystery of Christ’s passion, death and resurrection. On Maundy Thursday, in the Mass of the Lord’s Supper, we commemorate Christ’s washing the disciples’ feet, his new commandment of love, and his institution of the Eucharist as the abiding memorial of the sacrifice of his body and blood for the salvation of all. On Good Friday, we celebrate Jesus’ redemptive sufferings and death through the solemn reading of the Passion, the Universal Prayer offered for the needs of the Church and the world, and the veneration of the wood of the cross. In this way, we bring before the crucified Lord our suffering brothers and sisters, and all victims of war, violence and injustice. On Holy Saturday, a day of profound silence, we join Mary in her sorrow at her Son’s death, and her trusting expectation of the fulfilment of God’s promises. At the Easter Vigil, the light of the paschal candle and solemn chant of the Alleluia joyfully announce Christ’s victory over sin and death. In this time of pandemic, may our celebration of the paschal mystery proclaim the cross of Christ as a light shining in the darkness and an enduring sign of hope in God’s promise of new life.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i fedeli di lingua inglese. A tutti auguro che questa Settimana Santa vi porti a celebrare la risurrezione del Signore Gesù con cuori purificati e rinnovati dalla grazia dello Spirito Santo. Dio vi benedica!

    Speaker:

    I cordially greet the English-speaking faithful. May this Holy Week lead us to celebrate the resurrection of the Lord Jesus with hearts purified and renewed by the grace of the Holy Spirit. God bless you!

    [00434-EN.01] [Original text: English]

    In lingua tedesca

    Speaker:


    Liebe Brüder und Schwestern, morgen beginnt das heilige Triduum, welches das Herzstück des Kirchenjahres darstellt, da in ihm das Geheimnis des Todes und der Auferstehung Christi gefeiert wird. Am Gründonnerstag gedenken wir der Einsetzung der Eucharistie, in der Christus uns seinen Leib und sein Blut als vollkommene Opfergabe schenkt, die uns von der Sklaverei der Sünde befreit. Hier nimmt Christus auf unblutige Weise seine Hingabe am Kreuz vorweg und lädt uns zu einer Haltung des Dienstes ein, wie er seinen Jüngern die Füße gewaschen hat. Der Karfreitag ist sodann ein Tag der Buße, des Gebets und des Fastens, an dem wir auf das zu unserem Heil unschuldig geopferte Lamm blicken. Ihm empfehlen wir die vielen unschuldigen Leidtragenden von Kriegen, Diktaturen, Gewalt und Abtreibung an. Jesus ist in den Abgrund des Leidens gestiegen, um es in der Kraft seiner Liebe zu erlösen und zu verwandeln. Der Karsamstag erinnert uns besonders an Maria, die schmerzerfüllt, aber voll Glaube, Hoffnung und Liebe in Erwartung auf die Auferstehung verharrt. In der Begegnung mit dem Auferstandenen an Ostern werden schließlich all unsere Ungewissheiten und Ängste zerstreut, da er das Böse und den Tod für uns besiegt hat.

    Santo Padre:

    Saluto con affetto i fedeli di lingua tedesca. Prendiamo esempio da Maria, Madre Dolorosa, e non fuggiamo le croci della nostra vita, unendo tutte le nostre sofferenze al sacrificio di Cristo. Il Signore crocifisso, nella forza del suo amore, le trasformerà in segni di consolazione e di gloria.

    Speaker:


    Von Herzen grüße ich die Gläubigen deutscher Sprache. Nehmen wir uns ein Beispiel an Maria, der schmerzhaften Mutter, und fliehen wir nicht vor den Kreuzen in unserem Leben. Vereinen wir all unsere Leiden mit dem Opfer Christi. Der gekreuzigte Herr wird sie in der Kraft seiner Liebe in Zeichen des Trostes und der Herrlichkeit verwandeln.

    [00435-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

    In lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:

    Inmersos en el clima espiritual de la Semana Santa, mañana entramos en el Triduo Pascual, que es el centro del Año litúrgico. En estos tres días, que forman una unidad y son los más importantes de la liturgia de la Iglesia, conmemoramos el misterio de la Pasión, Muerte y Resurrección del Señor Jesús.

    En la tarde del Jueves Santo, con la Misa in Coena Domini, haremos memoria de la Última Cena. En ella, Cristo anticipó su sacrificio en la Cruz, y entregó a sus discípulos el testamento de su amor incondicional en la Eucaristía. Con el gesto del lavatorio de los pies, Jesús nos pide que nos amemos, y como Él, que nos hagamos siervos los unos de los otros. El Viernes Santo, día de penitencia, ayuno y oración, de la mano de la Sagrada Escritura y las oraciones litúrgicas nos reunimos espiritualmente en el Calvario, para celebrar la Pasión y Muerte de Jesús. Él, por amor, entrando en el abismo del dolor y del sufrimiento, nos redime y nos salva, dando sentido a nuestras aflicciones y tribulaciones. Pondremos ante Jesús crucificado a todos los crucificados de hoy, hermanos y hermanas, víctimas inocentes del sufrimiento y la maldad del mundo, sólo Él puede consolarlos y darles amor.

    El Sábado Santo, día del gran silencio, junto con María, que Jesús desde la Cruz nos entregó como Madre, esperamos vigilantes el cumplimiento de la Promesa de Dios, en la resurrección del Señor, que la Vigilia Pascual nos anuncia con alegría desbordante. El Resucitado, a quien encontramos en la fe, nos manifiesta que la vida triunfa sobre la muerte, el bien vence al mal y el sentido de nuestra existencia es una vida plena y de felicidad infinita junto a Él.

    Saludo cordialmente a los fieles de lengua española. Que en estos momentos de incerteza y aflicción por la pandemia, la fuerza de Cristo resucitado afiance nuestra fe, renueve nuestra esperanza y aumente nuestra caridad. Felices pascuas de Resurrección para todos. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.

    [00436-ES.02] [Texto original: Español]

    In lingua portoghese

    Speaker:


    De amanhã até Domingo viveremos os dias centrais do Ano Litúrgico, celebrando o mistério da Paixão, Morte e Ressurreição do Senhor. Na tarde da Quinta-feira Santa reviveremos os acontecimentos da Última Ceia, quando Cristo deixou-nos o testamento do Seu amor na Eucaristia, não como uma recordação, mas como memorial, como Sua presença perene. A Sexta-feira Santa é dia de penitência, jejum e oração. Na intensidade da ação litúrgica deste dia nos será apresentado o Crucifixo e, diante da Sua imagem, rezaremos pelos muitos crucificados de hoje, que somente de Jesus podem receber o conforto e o sentido do seu próprio sofrimento. Graças a Ele, abandonado na cruz, ninguém mais está sozinho na escuridão da morte. O Sábado Santo é dia de silêncio, vivido no pranto e na desolação dos primeiros discípulos, abalados pela morte ignominiosa de Jesus. Também Maria vive o pranto deste dia, mas o seu coração é pleno de fé, de esperança e de amor. Deste modo, na hora mais escura do mundo, Ela torna-se Mãe dos que creem, Mãe da Igreja e sinal de esperança. Em meio às trevas da noite do Sábado Santo irromperão a luz e a alegria com os ritos da Vigília Pascal e o canto festivo do Aleluia. Aquele que foi crucificado ressuscitou! Todas as perguntas e incertezas, as hesitações e temores são dissipados por esta revelação. O Ressuscitado nos dá a certeza de que o bem sempre triunfa sobre o mal, a vida sempre vence a morte. Ao vivermos as celebrações pascais ainda no contexto da pandemia, a Cruz de Cristo é sinal da esperança que não decepciona.

    Santo Padre:

    Cari fratelli e sorelle di lingua portoghese: celebrando i misteri centrali della nostra fede, vi esorto ancora una volta a non permettere mai che vi rubino la speranza e la gioia portateci da Cristo con la sua vittoria sulla morte. A tutti auguro una santa e proficua celebrazione del triduo della Passione, Morte e Risurrezione del Signore!

    Speaker:

    Caros irmãos e irmãs de língua portuguesa: celebrando os mistérios centrais da nossa fé, vos exorto uma vez mais a não permitir nunca que vos roubem a esperança e a alegria trazidas por Cristo com a sua vitória sobre a morte. A todos desejo uma santa e proveitosa celebração do tríduo da Paixão, Morte e Ressurreição do Senhor!

    [00437-PO.01] [Texto original: Português]

    In lingua araba

    Speaker:


    تأمَّل قداسةُ البَابَا اليَوم فِي الثلاثيّة الفصحيّة، قَالَ قَدَاسَتُهُ: في الأيام الثلاثة هذه، سنعيش الأيام الرئيسيّة للسنة الليتورجية، وسنحتفل بسرّ آلام الربّ يسوع وموته وقيامته. في مساء يوم الخميس المقدس سنحيا من جديد ما حدث خلال العشاء الأخير. حيث المسيح ترك لتلاميذه شهادة حبّه في الإفخارستيّا، كحضور دائم له. إنّه المساء الذي فيهِ يطلبُ مِنَّا أن نحبّ بعضُنا بعضًا بِجَعلِنا خدَّامًا لبعضنا البعض، كما فعل هو عندما غسل أرجل التلاميذ. إنّ يوم الجمعة العظيمة هو يوم توبة وصوم وصلاة. وفيه سيُقدَّم لنا الصليب الذي سنسجدُ له. وبسجودنا له، سوف نعيش من جديد مسيرة الحمل البريء الذي ذُبِحَ من أجل خلاصنا. إنّ يومَ السبتِ المقدَّس هو يوم الصمت الذي عاشه التلاميذ الأوائل في البكاء والضَّياع، إذ قد صدمهم موت يسوع المُهين. هذا السبت هو أيضًا يوم مريم: إنَها أيضًا تعيشه في البكاء، غير أنّ قلبها مليءٌ بالإيمان، وبالرجاء وبالمحبّة. في ظلام يوم السبت المقدّس، سينفجر الفرح والنور مع طقوس عشية عيد الفصح والترانيم الاحتفالية. سيكون اللقاء بالإيمان مع المسيح القائم وسيستمرّ الفرح الفصحيّ طوال الخمسين يومًا التالية. إنّ الذي صُلب قد قام! يمنحنا القائم من بين الأموات اليقين بأنّ الخير ينتصر دائمًا على الشرّ، وأنّ الحياة تتغلّب دائمًا على الموت.

    Santo Padre:

    Saluto i fedeli di lingua araba. Avvicinandosi la festa della Pasqua, portiamo nella mente e nel cuore le sofferenze dei malati, dei poveri, degli scartati di questo mondo, ricordando anche gli “agnelli immolati” vittime innocenti delle guerre, delle dittature, delle violenze quotidiane, degli aborti, affinché il Cristo, con la sua Resurrezione, conceda loro la salute, il conforto e la prosperità. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!

    Speaker:

    أحيّي المُؤمِنِينَ النَاطِقِينَ بِاللُّغَةِ العَرَبِيَّة. باقتِرابِنا مِن عيدِ الفِصح، لِنَحمل فِي أذهانِنا وفِي قُلوبِنا آلامَ المرضى، والفُقراء والمُبعدين مِن هَذا العالم؛ ولنَتَذَكَر "الحِملان المذبوحة" الضَّحايا الأبرِياء للحُروب، والديكتاتوريّات، والعنف اليوميّ والإجهاض، حتّى يَمنحَهُم المسيح، بقِيامَتِهِ مِن بَينِ الأموات، العَزاءَ والصحَّةَ والازدهار. ليباركْكُم الرّبُّ جميعًا ولْيَحمِكُم دَائِمًا مِن كُلِّ شَرّ!

    [00438-AR.01] [Testo originale: Arabo]

    In lingua polacca

    Speaker:


    Drodzy bracia i siostry, przed nami centralne dni Roku Liturgicznego. Wielki Czwartek, to dzień ustanowienia przez Pana Jezusa Eucharystii, sakramentu Kapłaństwa i powierzenia nam przykazania miłości braterskiej. Wielki Piątek, to dzień pokuty, postu i modlitwy. Adorując Krzyż Chrystusa będziemy polecali Bogu wielu ukrzyżowanych współcześnie: ofiary wojen, dyktatur, przemocy, aborcji... Wielka Sobota, to dzień milczenia i modlitewnego trwania z uczniami przerażonymi śmiercią Jezusa oraz z Matką Bożą, która do końca wytrwała pod Krzyżem z nadzieją w obietnicę Boga, który wskrzesza umarłych. Liturgia tego dnia poprowadzi nas ostatecznie do radości Wigilii Paschalnej i uroczystego śpiewu Alleluja. Chrystus ukrzyżowany, zmartwychwstał! Pamiętajmy o tym przeżywając celebracje paschalne, w tym roku niestety również w okolicznościach pandemii. Niech Krzyż Chrystusa będzie także dla nas znakiem nadziei, która w Bożym planie zbawienia prowadzi i nas, i cały świat, ku zmartwychwstaniu.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i Polacchi. Domani entriamo nel Triduo Pasquale, nel mistero di passione, morte e risurrezione di Cristo. La sua opera salvifica è la definitiva rivelazione dell’amore di Dio che perdona, manifesta la sua misericordia e ci dà una nuova vita. Che la gioia del mattino di Pasqua, nonostante gli sforzi per sconfiggere la pandemia, vi doni speranza, fiducia e pace. Vi auguro un incontro gioioso con il Signore Risorto e vi benedico di cuore.

    Speaker:

    Pozdrawiam serdecznie Polaków. Jutro wejdziemy w Triduum paschalne, w tajemnicę męki, śmierci i zmartwychwstania Chrystusa. Jego zbawcze dzieło jest ostatecznym objawieniem miłości Boga, który przebacza, okazuje miłosierdzie i daje nam nowe życie. Niech radość wielkanocnego poranka, pomimo zmagań z pandemią, opromieni was nadzieją, ufnością i pokojem. Życzę wam radosnego spotkania ze Zmartwychwstałym Panem i z serca wam błogosławię.

    [00439-PL.01] [Testo originale: Polacco]

    In lingua italiana

    Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua italiana. In questa Settimana Santa non mancate di unirvi più profondamente a Cristo morto e risorto. Sperimenterete così la bontà di Dio, che non ha risparmiato il proprio Figlio per riscattarci dal peccato e renderci “immacolati” e “splendenti come astri nel mondo” (Fil 2,5).

    Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Vi esorto ad essere icona della misericordiosa bontà di Dio e testimoni di speranza.

    A tutti la mia benedizione!

    [00440-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0197-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  10. #30
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    Santa Messa del Crisma nella Basilica Vaticana, 01.04.2021


    Alle ore 10.00 di questa mattina, nella ricorrenza del Giovedì Santo, il Santo Padre Francesco ha presieduto all’Altare della Cattedra, nella Basilica Vaticana, la Santa Messa Crismale.

    La Messa del Crisma è stata concelebrata dal Santo Padre con alcuni Cardinali e Vescovi, con i Superiori della Segreteria di Stato e con i Membri del Consiglio presbiteriale della Diocesi di Roma.

    Nel corso della Celebrazione Eucaristica, i sacerdoti hanno rinnovato le promesse fatte al momento della Sacra ordinazione; quindi ha avuto luogo la benedizione dell’olio degli infermi, dell’olio dei catecumeni e del crisma.

    Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Papa ha pronunciato dopo la proclamazione del Santo Vangelo:

    Omelia del Santo Padre

    Il Vangelo ci presenta un cambiamento di sentimenti nelle persone che ascoltano il Signore. Il cambiamento è drammatico e ci mostra quanto la persecuzione e la Croce sono legate all’annuncio del Vangelo. L’ammirazione suscitata dalle parole di grazia che uscivano dalla bocca di Gesù durò poco nell’animo della gente di Nazaret. Una frase che qualcuno mormorò a bassa voce: “Ma questo chi è? Il figlio di Giuseppe?” (cfr Lc 4,22). Quella frase si “viralizzò” insidiosamente. E tutti: “Ma chi è questo? Non è il figlio di Giuseppe?”.

    Si tratta di una di quelle frasi ambigue che si lasciano cadere di passaggio. Uno la può usare per esprimere con gioia: “Che meraviglia che uno di origini così umili parli con questa autorità!”. E un altro può usarla per dire con disprezzo: “E questo da dove è uscito? Chi crede di essere?”. Se ci facciamo caso, la frase si ripete quando gli Apostoli, nel giorno di Pentecoste, pieni di Spirito Santo cominciano a predicare il Vangelo. Qualcuno disse: «Tutti costoro che parlano non sono forse i Galilei?» (At 2,7). E mentre alcuni accolsero la Parola, altri li presero per ubriachi.

    Formalmente sembrerebbe che si lasciasse aperta una scelta ma, se consideriamo gli effetti, in quel contesto concreto, queste parole contenevano un germe di violenza che si è scatenata contro Gesù.

    Si tratta di una “frase trainante”,[1] come quando uno dice: “Questo è troppo!” e aggredisce l’altro oppure se ne va.

    Il Signore, che a volte faceva silenzio o se ne andava all’altra riva, questa volta non rinunciò a commentare, ma smascherò la logica maligna che si nascondeva sotto l’apparenza di un semplice pettegolezzo di paese. «Voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria!» (Lc 4,23). “Cura te stesso…”.

    “Che salvi se stesso”. Qui sta il veleno! È la stessa frase che seguirà il Signore fino alla Croce: «Ha salvato altri! Salvi se stesso» (Lc 23,35); “e salvi anche noi”, aggiungerà uno dei due ladroni (cfr v. 39).

    Il Signore, come sempre, non dialoga con lo spirito maligno, risponde soltanto con la Scrittura. Nemmeno i profeti Elia ed Eliseo furono accettati dai loro compatrioti e invece lo furono da parte di una vedova fenicia e di un siro malato di lebbra: due stranieri, due persone di altra religione. I fatti colpiscono nel segno e provocano l’effetto che aveva profetizzato Simeone, quell’anziano carismatico: che Gesù sarebbe stato «segno di contraddizione» (semeion antilegomenon) (Lc 2,34).[2]

    La parola di Gesù ha il potere di far uscire alla luce ciò che uno porta nel cuore, che di solito è un miscuglio, come il grano e la zizzania. E questo provoca combattimento spirituale. Vedendo i gesti di misericordia sovrabbondante del Signore e ascoltando le sue beatitudini e i “guai a voi!” del Vangelo, ci si trova obbligati a discernere e a scegliere. In questo caso la sua parola non fu accolta e questo fece sì che la folla, accesa d’ira, tentasse di togliergli la vita. Ma non era ancora “l’ora” e il Signore, ci dice il Vangelo, «passando in mezzo a loro, si mise in cammino» (Lc 4,30).

    Non era l’ora, ma la velocità con cui si scatenarono la furia e la ferocia dell’accanimento, capace di uccidere il Signore in quello stesso momento, ci mostra che sempre è l’ora. E questo è ciò che desidero condividere oggi con voi, cari sacerdoti: che l’ora dell’annuncio gioioso e l’ora della persecuzione e della Croce vanno insieme.

    L’annuncio del Vangelo è sempre legato all’abbraccio di una Croce concreta. La luce mite della Parola genera chiarezza nei cuori ben disposti e confusione e rifiuto in quelli che non lo sono. Questo lo vediamo costantemente nel Vangelo.

    Il seme buono seminato nel campo porta frutto – il cento, il sessanta, il trenta per uno –, ma risveglia anche l’invidia del nemico che ossessivamente si mette a seminare zizzania durante la notte (cfr Mt 13,24-30.36-43).

    La tenerezza del padre misericordioso attrae irresistibilmente il figlio prodigo perché ritorni a casa, ma suscita anche l’indignazione e il risentimento del figlio maggiore (cfr Lc 15,11-32).

    La generosità del padrone della vigna è motivo di gratitudine per gli operai dell’ultima ora, ma è anche motivo di aspri commenti per i primi, che si sentono offesi perché il loro padrone è buono (cfr Mt 20,1-16).

    La vicinanza di Gesù che va a mangiare con i peccatori guadagna cuori come quello di Zaccheo, quello di Matteo, quello della Samaritana…, ma provoca anche sentimenti di disprezzo in coloro che si credono giusti.

    La magnanimità di quell’uomo che manda il suo figlio pensando che sarà rispettato dai vignaioli, scatena tuttavia in essi una ferocia fuori da ogni misura: siamo di fronte al mistero dell’iniquità, che porta a uccidere il Giusto (cfr Mt 21,33-46).

    Tutto questo, cari fratelli sacerdoti, ci fa vedere che l’annuncio della Buona Notizia è legato misteriosamente alla persecuzione e alla Croce.

    Sant’Ignazio di Loyola, nella contemplazione della Natività – scusatemi questa pubblicità di famiglia -, in quella contemplazione della Natività esprime questa verità evangelica quando ci fa osservare e considerare quello che fanno San Giuseppe e la Madonna: «Per esempio, camminano e si danno da fare perché il Signore nasca in un’estrema povertà e, dopo aver tanto sofferto fame e sete, caldo e freddo, ingiurie e oltraggi, muoia in croce. E tutto questo per me. Poi – aggiunge Ignazio –, riflettendo, ricavare qualche frutto spirituale» (Esercizi spirituali, 116). La gioia della nascita del Signore, il dolore della Croce, la persecuzione.

    Che riflessione possiamo fare per trarre profitto per la nostra vita sacerdotale contemplando questa precoce presenza della Croce – dell’incomprensione, del rifiuto, della persecuzione – all’inizio e nel cuore stesso della predicazione evangelica?

    Mi vengono in mente due riflessioni.

    La prima: non meraviglia constatare che la Croce è presente nella vita del Signore all’inizio del suo ministero e perfino prima della sua nascita. È presente già nel primo turbamento di Maria davanti all’annuncio dell’Angelo; è presente nell’insonnia di Giuseppe al sentirsi obbligato ad abbandonare la sua promessa sposa; è presente nella persecuzione di Erode e nei disagi che patisce la Santa Famiglia, uguali a quelle di tante famiglie che devono andare in esilio dalla propria patria.

    Questa realtà ci apre al mistero della Croce vissuta “da prima”. Ci fa comprendere che la Croce non è un fatto a posteriori, un fatto occasionale, prodotto da una congiuntura nella vita del Signore. È vero che tutti i crocifissori della storia fanno apparire la Croce come se fosse un danno collaterale, ma non è così: la Croce non dipende dalle circostanze. Le grandi croci dell’umanità e le piccole – diciamo così – croci nostre, di ognuno di noi non dipendono dalle circostanze.

    Perché il Signore ha abbracciato la Croce in tutta la sua integrità? Perché Gesù ha abbracciato la passione intera? Ha abbracciato il tradimento e l’abbandono dei suoi amici già dall’ultima cena, ha accettato la detenzione illegale, il giudizio sommario, la sentenza sproporzionata, la cattiveria senza motivo degli schiaffi e degli sputi gratuiti… Se le circostanze determinassero il potere salvifico della Croce, il Signore non avrebbe abbracciato tutto. Ma quando è stata la sua ora, Egli ha abbracciato la Croce intera. Perché nella Croce non c’è ambiguità! La Croce non si negozia.

    La seconda riflessione è la seguente. È vero che c’è qualcosa della Croce che è parte integrante della nostra condizione umana, del limite e della fragilità. Però è anche vero che c’è qualcosa di ciò che accade nella Croce che non è inerente alla nostra fragilità, bensì è il morso del serpente, il quale, vedendo il crocifisso inerme, lo morde e tenta di avvelenare e screditare tutta la sua opera. Morso che cerca di scandalizzare - questa è un’epoca degli scandali-, morso che cerca di immobilizzare e rendere sterile e insignificante ogni servizio e sacrificio d’amore per gli altri. È il veleno del maligno che continua a insistere: salva te stesso.

    E in questo morso, crudele e doloroso, che pretende di essere mortale, appare alla fine il trionfo di Dio. San Massimo il Confessore ci ha fatto vedere che con Gesù crocifisso le cose si sono invertite: mordendo la carne del Signore, il demonio non lo ha avvelenato – in Lui ha trovato solo mansuetudine infinita e obbedienza alla volontà del Padre – ma, al contrario, unita all’amo della Croce ha inghiottito la Carne del Signore, che è stata veleno per lui ed è diventata per noi l’antidoto che neutralizza il potere del maligno.[3]

    Queste sono le riflessioni. Chiediamo al Signore la grazia di trarre profitto da questi insegnamenti: c’è Croce nell’annuncio del Vangelo, è vero, ma è una Croce che salva. Pacificata con il Sangue di Gesù, è una Croce con la forza della vittoria di Cristo che sconfigge il male, che ci libera dal Maligno. Abbracciarla con Gesù e come Lui, già “da prima” di andare a predicare, ci permette di discernere e respingere il veleno dello scandalo con cui il demonio cercherà di avvelenarci quando inaspettatamente sopraggiungerà una croce nella nostra vita.

    «Noi però non siamo di quelli che cedono (hypostoles)» (Eb 10,39) dice l’autore della Lettera agli Ebrei. «Noi però non siamo di quelli che cedono», è il consiglio che ci dà: noi non ci scandalizziamo, perché non si è scandalizzato Gesù vedendo che il suo lieto annuncio di salvezza ai poveri non risuonava puro, ma in mezzo alle urla e alle minacce di quelli che non volevano udire la sua Parola o volevano ridurla a legalismi (moralisti, clericalisti...).

    Noi non ci scandalizziamo perché non si è scandalizzato Gesù dovendo guarire malati e liberare prigionieri in mezzo alle discussioni e alle controversie moralistiche, legalistiche, clericali che suscitava ogni volta che faceva il bene.

    Noi non ci scandalizziamo perché non si è scandalizzato Gesù dovendo dare la vista ai ciechi in mezzo a gente che chiudeva gli occhi per non vedere o guardava dall’altra parte.

    Noi non ci scandalizziamo perché non si è scandalizzato Gesù del fatto che la sua predicazione dell’anno di grazia del Signore – un anno che è la storia intera – abbia provocato uno scandalo pubblico in ciò che oggi occuperebbe appena la terza pagina di un giornale di provincia.

    E non ci scandalizziamo perché l’annuncio del Vangelo non riceve la sua efficacia dalle nostre parole eloquenti, ma dalla forza della Croce (cfr 1 Cor 1,17).

    Dal modo in cui abbracciamo la Croce annunciando il Vangelo – con le opere e, se necessario, con le parole – si manifestano due cose: che le sofferenze procurateci dal Vangelo non sono nostre, ma «le sofferenze di Cristo in noi» (2 Cor 1,5) e che «non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore» e noi siamo «servitori a causa di Gesù» (2 Cor 4,5).

    Desidero concludere con un ricordo. Una volta, in un momento molto buio della mia vita, chiedevo una grazia al Signore, che mi liberasse da una situazione dura e difficile. Un momento buio. Sono andato a predicare gli Esercizi spirituali ad alcune religiose e l’ultimo giorno, com’era abituale in quel tempo, si sono confessate. È venuta una suora molto anziana, con gli occhi chiari, proprio luminosi. Era una donna di Dio. Allora ho sentito il desiderio di chiederle per me e le ho detto: “Suora, come penitenza preghi per me, perché ho bisogno di una grazia. La chieda al Signore. E se Lei la chiede al Signore, me la darà di sicuro”. Lei ha fatto silenzio, ha aspettato un bel po’, come se pregasse, e poi mi ha guardato e mi ha detto: “Certamente il Signore Le darà la grazia, ma non si sbagli: la darà con il suo modo divino”. Questo mi ha fatto tanto bene: sentire che il Signore ci dà sempre quello che chiediamo, ma lo fa nel suo modo divino. Questo modo implica la croce. Non per masochismo, ma per amore, per amore sino alla fine.[4]

    __________________________________

    [1] Come quelle che indica un maestro spirituale, padre Claude Judde; una di quelle frasi che accompagnano le nostre decisioni e contengono “l’ultima parola”, quella che conduce alla decisione e muove una persona o un gruppo ad agire. Cfr C. Judde, Œuvres spirituaelles II, 1883, Instruction sur la connaissance de soi même, 313-319, en M.Á. FIORITO, Buscar y hallar la voluntad de Dios, Bs. As., Paulinas, 2000, 248ss.

    [2]Antilegomenon” vuol dire che si sarebbe parlato contro di Lui, che alcuni ne avrebbero parlato bene e altri male.

    [3] Cfr Centuria 1, 8-13.

    [4] Cfr Omelia nella Messa a S. Marta, 29 maggio 2013.

    [00444-IT.02] [Testo originale: Italiano]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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