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Discussione: Omelie, discorsi e messaggi di Papa Francesco

  1. #131
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    PAPA FRANCESCO

    UDIENZA GENERALE

    Basilica di San Pietro e Aula Paolo VI
    Mercoledì, 24 novembre 2021



    SALUTO DEL SANTO PADRE

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Sono lieto di accogliervi in questa Basilica e di rivolgere a ciascuno di voi il mio cordiale benvenuto

    Saluto la Famiglia Vincenziana di tutt’Italia che ha promosso il pellegrinaggio della Madonna della Medaglia Miracolosa in tutte le Regioni italiane, unitamente alle diocesi e alle parrocchie. In questi mesi di pandemia, la vostra missione ha portato speranza, facendo sperimentare a molti la misericordia di Dio. Penso, in particolare alle persone sole, agli ammalati negli ospedali, a quanti vivono nelle carceri, nei centri di accoglienza e nelle periferie esistenziali. Grazie, perché avete testimoniato lo stile della “Chiesa in uscita” che raggiunge tutti, a partire dagli esclusi e dagli emarginati. Continuate su questa strada e apritevi sempre più all’azione dello Spirito Santo, che infonde la forza per annunciare con audacia la novità del Vangelo.

    Saluto i pellegrini dell’Associazione Giovanni Paolo II di Bisceglie. Cari amici, imitate l’esempio di questo Santo Pontefice e sforzatevi di comprendere e accogliere l’amore di Dio, sorgente e motivo della nostra vera gioia. In comunione con i vostri Pastori, annunciate Cristo con la vostra vita, in famiglia e in ogni ambiente.

    Il mio saluto va infine all’Associazione Italiana Vittime della violenza. Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio per l’opera di assistenza e di supporto a coloro che hanno subito maltrattamenti e vivono in situazione di angoscia e di disagio. È brutta la violenza, è brutta; è molto brutto l’atteggiamento violento. Con la vostra importante attività, voi contribuite a costruire una società più giusta e solidale. Il vostro esempio susciti in tutti un rinnovato impegno, affinché le vittime della violenza vengano protette e le loro sofferenze prese in considerazione e ascoltate.

    E grazie a tutti voi per questa visita! Proprio in Basilica: questo è bello … Di cuore imparto a ciascuno la mia Benedizione, che estendo alle vostre famiglie e alle vostre comunità. Adesso vi invito a pregare insieme la Madonna, che è qui presente. Ave o Maria, …

    _______________________________________

    CATECHESI DEL SANTO PADRE

    Catechesi su San Giuseppe - 2. San Giuseppe nella storia della salvezza

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Mercoledì scorso abbiamo iniziato il ciclo di catechesi sulla figura di San Giuseppe – sta finendo l’anno a lui dedicato –. Oggi proseguiamo questo percorso soffermandoci sul suo ruolo nella storia della salvezza.

    Gesù nei Vangeli è indicato come «figlio di Giuseppe» (Lc 3,23; 4,22; Gv 1,45; 6,42) e «figlio del carpentiere» (Mt 13,55; Mc 6,3). Gli Evangelisti Matteo e Luca, narrando l’infanzia di Gesù, danno spazio al ruolo di Giuseppe. Entrambi compongono una “genealogia”, per evidenziare la storicità di Gesù. Matteo, rivolgendosi soprattutto ai giudeo-cristiani, parte da Abramo per arrivare a Giuseppe, definito «lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù detto il Cristo» (1,16). Luca, invece, risale fino ad Adamo, iniziando direttamente da Gesù, che «era figlio di Giuseppe», ma precisa: «come si riteneva» tale (3,23). Dunque, ambedue gli Evangelisti presentano Giuseppe non come padre biologico, ma comunque come padre di Gesù a pieno titolo. Tramite lui, Gesù realizza il compimento della storia dell’alleanza e della salvezza intercorsa tra Dio e l’uomo. Per Matteo questa storia ha inizio con Abramo, per Luca con l’origine stessa dell’umanità, cioè con Adamo.

    L’evangelista Matteo ci aiuta a comprendere che la figura di Giuseppe, seppur apparentemente marginale, discreta, in seconda linea, rappresenta invece un tassello centrale nella storia della salvezza. Giuseppe vive il suo protagonismo senza mai volersi impadronire della scena. Se ci pensiamo, «le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste […]. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli, con gesti quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti» (Lett. ap. Patris corde, 1). Così, tutti possono trovare in San Giuseppe, l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, della presenza discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà. Egli ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in “seconda linea” hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza. Il mondo ha bisogno di questi uomini e di queste donne: uomini e donne in seconda linea, ma che sostengono lo sviluppo della nostra vita, di ognuno di noi, e che con la preghiera, con l’esempio, con l’insegnamento ci sostengono sulla strada della vita.

    Nel Vangelo di Luca, Giuseppe appare come il custode di Gesù e di Maria. E per questo egli è anche «il Custode della Chiesa”: ma, se è stato il custode di Gesù e di Maria, lavora, adesso che sei nei cieli, e continua a fare il custode, in questo caso della Chiesa; perché la Chiesa è il prolungamento del Corpo di Cristo nella storia, e nello stesso tempo nella maternità della Chiesa è adombrata la maternità di Maria. Giuseppe, continuando a proteggere la Chiesa – per favore, non dimenticatevi di questo: oggi, Giuseppe protegge la Chiesa – continua a proteggere il Bambino e sua madre» (ibid., 5). Questo aspetto della custodia di Giuseppe è la grande risposta al racconto della Genesi. Quando Dio chiede conto a Caino della vita di Abele, egli risponde: «Sono forse io il custode di mio fratello?» (4,9). Giuseppe, con la sua vita, sembra volerci dire che siamo chiamati sempre a sentirci custodi dei nostri fratelli, custodi di chi ci è messo accanto, di chi il Signore ci affida attraverso tante circostanze della vita.

    Una società come la nostra, che è stata definita “liquida”, perché sembra non avere consistenza. Io correggerò quel filosofo che ha coniato questa definizione e dirò: più che liquida, gassosa, una società propriamente gassosa. Questa società liquida, gassosa trova nella storia di Giuseppe un’indicazione ben precisa sull’importanza dei legami umani. Infatti, il Vangelo ci racconta la genealogia di Gesù, oltre che per una ragione teologica, per ricordare a ognuno di noi che la nostra vita è fatta di legami che ci precedono e ci accompagnano. Il Figlio di Dio, per venire al mondo, ha scelto la via dei legami, la via della storia: non è sceso nel mondo magicamente, no. Ha fatto la strada storica che facciamo tutti noi.

    Cari fratelli e sorelle, penso a tante persone che fanno fatica a ritrovare dei legami significativi nella loro vita, e proprio per questo arrancano, si sentono soli, non hanno la forza e il coraggio per andare avanti. Vorrei concludere con una preghiera che aiuti loro e tutti noi a trovare in San Giuseppe un alleato, un amico e un sostegno.

    San Giuseppe,
    tu che hai custodito il legame con Maria e con Gesù,
    aiutaci ad avere cura delle relazioni nella nostra vita.
    Nessuno sperimenti quel senso di abbandono
    che viene dalla solitudine.
    Ognuno si riconcili con la propria storia,
    con chi lo ha preceduto,
    e riconosca anche negli errori commessi
    un modo attraverso cui la Provvidenza si è fatta strada,
    e il male non ha avuto l’ultima parola.
    Mostrati amico per chi fa più fatica,
    e come hai sorretto Maria e Gesù nei momenti difficili,
    così sostieni anche noi nel nostro cammino. Amen.

    _____________________________________

    Saluti

    Je salue cordialement les personnes de langue française, en particulier les pèlerins du Diocèse de Lyon. Le Seigneur a mis sur notre route des frères et sœurs qui souffrent, qui se sentent seules ou qui ont perdu force et courage. Sachons les reconnaître et que Saint Joseph nous aide à devenir leurs amis et leur soutien sur le chemin de vie. Que Dieu vous bénisse.

    [Saluto cordialmente i fedeli di lingua francese, in particolare i pellegrini dalla Diocesi di Lione. Il Signore ha messo sulla nostra strada delle persone che soffrono, che si sentono sole o che hanno perso forza e coraggio. Dobbiamo saperle riconoscere e, con l’aiuto di San Giuseppe, diventare loro amici e loro sostegno nel cammino della vita. Dio vi benedica!]

    I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially the groups from England and the United States of America. In particular, I greet the priests from various dioceses of England and Wales who are celebrating their sixtieth anniversary of ordination. Upon all of you, and your families, I invoke the joy and peace of the Lord. May God bless you!

    [Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente i gruppi provenienti da Inghilterra e Stati Uniti d’America. In particolare saluto i sacerdoti di varie diocesi dell’Inghilterra e del Galles, che celebrano il loro 60° anniversario di ordinazione. Su ciascuno di voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore. Dio vi benedica!]

    Einen herzlichen Gruß richte ich an die Gläubigen deutscher Sprache. Der heilige Josef möge uns helfen, unsere unauslöschliche Verbindung mit Christus und seiner Kirche konsequent und freudig zu leben. Er möge uns immer gegen jeden Angriff des bösen Feindes verteidigen.

    [Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua tedesca. San Giuseppe ci aiuti a vivere in coerenza e gioia il nostro legame indelebile con Cristo e la sua Chiesa. Egli ci difenda sempre da ogni attacco del maligno.]

    Saludo cordialmente a los fieles de lengua española. Los animo a pedir con confianza a san José la capacidad de valorizar los vínculos profundos de nuestra vida, a las personas comunes que nos acompañan y sostienen, para que nadie se sienta solo y abandonado y todos puedan reconciliarse con su propia historia viendo en ella la providencia de Dios pese a su debilidad. Que el Señor los bendiga. Muchas gracias.

    Saúdo afetuosamente os fiéis de língua portuguesa. No passado domingo, vivemos o trigésimo sexto Dia Mundial da Juventude, uma nova etapa no caminho que nos levará à Jornada Mundial da Juventude de 2023 em Lisboa. Nesta peregrinação espiritual, deixemo-nos fascinar pelo coração humilde e disponível de São José para com os outros. E seguindo o seu exemplo cuidemos das relações na nossa vida. Sobre todos desça a benção do Senhor.

    [Saluto con affetto i fedeli di lingua portoghese. Domenica scorsa abbiamo vissuto la 36^ Giornata della Gioventù, tappa nel cammino che ci porterà a Lisbona nel 2023. In questo pellegrinaggio spirituale, lasciamoci affascinare dal cuore umile e disponibile verso gli altri di San Giuseppe. E sul suo esempio prendiamoci cura dei legami significativi della nostra vita. Su tutti scenda la Benedizione del Signore.]

    […].

    [Saluto i fedeli di lingua araba. Chiediamo a San Giuseppe, che ha custodito il legame con Maria e con Gesù, di aiutarci ad avere cura delle relazioni nella nostra vita, affinché nessuno sperimenti quel senso di abbandono che viene dalla solitudine. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga sempre da ogni male!]

    […].

    [Saluto cordialmente tutti i Polacchi. Domenica prossima inizia il Tempo di Avvento, il quale per mezzo di diversi simboli ci prepara alla celebrazione del mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio e ci ricorda che la vita umana è un continuo rimanere in attesa. La nostra vita diventa bella e felice quando attendiamo qualcuno di caro e importante. Questo Avvento vi aiuti a trasformare la speranza nella certezza che Colui che aspettiamo ci ama e non ci abbandona mai. Vi benedico di cuore!]

    * * *

    Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Figlie della Misericordia del Terz’Ordine Regolare di San Francesco, riunite nel Capitolo Generale, e le esorto a proseguire con gioia la missione in fedeltà al carisma della fondatrice, la Beata Maria di Gesù Crocifisso. Saluto i sacerdoti ex alunni del Seminario Romano Maggiore, che celebrano il 25° anniversario di sacerdozio, incoraggiandoli ad essere generosi servitori del popolo santo di Dio.

    Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, agli ammalati, ai giovani e agli sposi novelli. La prossima domenica segnerà l’inizio dell’Avvento, il periodo liturgico che precede e prepara la celebrazione del Santo Natale. Auguro a ciascuno di voi di aprire il cuore al Signore, per preparare la strada a Colui che viene a colmare con la luce della sua presenza ogni nostra umana debolezza.

    A tutti voi la mia benedizione.


    Copyright © Dicastero per la Comunicazione - Libreria Editrice Vaticana


    (Fonte, dal sito della Santa Sede.
    Citazioni bibliche:
    La Sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, 2008).
    Ultima modifica di Laudato Si’; 24-11-2021 alle 16:30
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    (Luc. 21, 27).




  2. #132
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    VIDEOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    AI PARTECIPANTI AL FESTIVAL DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA

    Verona, 25-28 novembre 2021


    Un cordiale saluto a tutti voi che prendete parte all’11ª edizione del Festival della dottrina sociale della Chiesa. Il tema che avete scelto quest’anno è “Audaci nella speranza - Creativi con coraggio”. È un tema che sintetizza l’atteggiamento con cui abbiamo cercato di affrontare questo tempo, tuttora condizionato dalla pandemia. L’audacia, la speranza, la creatività e il coraggio non sono sinonimi, ma rappresentano una connessione di intenti, di virtù, di aperture e di sguardi sulla realtà che fortificano l’animo umano. Ma non solo.

    Ricorderete la parabola dei talenti raccontata nel Vangelo di Matteo (25,14-30). «Colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque», si legge al versetto 16. Questa parabola è l’ultima parabola prima del testo nel quale viene detto che saremo giudicati sulla carità (Mt 25,31-46). Così quello sui talenti sembra il discorso programmatico di Gesù proprio sull’audacia che è necessaria per essere cristiani.

    Contro ogni buonismo di facciata e contro ogni fatalismo, Gesù invita le folle a impiegare con coraggio i propri talenti. Non ha importanza quanti e quali siano i talenti di ciascuno. Gesù chiede di rischiare e di investirli per moltiplicarli. Quando si resta ripiegati in sé stessi con il solo obiettivo di conservare l’esistente, per il Vangelo siamo perdenti: infatti sarà tolto anche quello che è rimasto. L’audacia, la speranza, la creatività e il coraggio sono parole che tratteggiano la spiritualità del cristiano. «Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha» (Mt 25,29).

    Nell’Enciclica Fratelli tutti ricordo che «la pandemia ci ha permesso di recuperare e apprezzare tanti compagni e compagne di viaggio che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. Siamo stati capaci di riconoscere che le nostre vite sono intrecciate e sostenute da persone ordinarie che, senza dubbio, hanno scritto gli avvenimenti decisivi della nostra storia condivisa: medici, infermieri e infermiere, farmacisti, addetti ai supermercati, personale delle pulizie, badanti, trasportatori, uomini e donne che lavorano per fornire servizi essenziali e sicurezza, volontari, sacerdoti, religiose» e così via. Questi «hanno capito che nessuno si salva da solo» (n. 54). Nessuno si salva da solo. Ecco i talenti messi a frutto. Ecco la speranza che sostiene e indirizza la creatività con audacia e coraggio. Per questo, rinnovo l’invito a camminare nella speranza che «è audace, sa guardare oltre la comodità personale, le piccole sicurezze e compensazioni che restringono l’orizzonte, per aprirsi a grandi ideali che rendono la vita più bella e dignitosa» (ibid., 55); cfr Saluto ai giovani del Centro Culturale Padre Félix Varela, L’Avana – Cuba, 20 settembre 2015).

    La speranza, ho detto in altre occasioni, è “come buttare l’ancora all’altra riva”. È questa audacia che ispira azioni nuove, orienta le competenze, stimola l’impegno, dà vita alla vita. Chi spera sa di essere parte di una storia costruita da altri e ricevuta in dono, proprio come nella parabola dei talenti. E sa anche che deve far fruttificare questo dono.

    Ancora una parola la rivolgo ai diversi attori della vita sociale radunati a Verona in occasione del Festival: imprenditori, professionisti, esponenti del mondo istituzionale, della cooperazione, dell’economia e della cultura. Continuate a impegnarvi seguendo la strada che don Adriano Vincenzi ha tracciato con voi per la conoscenza e la formazione alla dottrina sociale della Chiesa. Come recita lo slogan di questa edizione: Ovunque siete, costruite il cambiamento! Ovunque siete. Ma costruire il cambiamento, perché noi sappiamo che dalla crisi non si esce uguali: usciremo migliori o peggiori.

    Che il Signore vi benedica, che la Madonna vi custodisca. E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie!


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  3. #133
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    SALUTO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    AGLI ORGANIZZATORI DEL FESTIVAL INTERCULTURALE
    DI GIÀVERA DEL MONTELLO


    Sala Clementina
    Sabato, 27 Novembre 2021


    Cari fratelli e sorelle!

    Vi ringrazio di avermi fatto conoscere l’esperienza del vostro Festival, anche attraverso le parole di don Bruno, che ringrazio di cuore, ma soprattutto con la vostra presenza, con i vostri volti. Benvenuti!

    Mi ha colpito leggere l’elenco delle associazioni e dei gruppi di migranti che partecipano a questa iniziativa e la portano avanti: si vede che quella casa di cui parlava don Bruno, la vostra casa di accoglienza, è una casa con tante finestre aperte sul mondo! E così il Giavera Festival è diventato un crocevia, un luogo di incontro, di dialogo, di conoscenza reciproca. E anche un luogo dove condividere la speranza, il sogno di un mondo più fraterno.

    È bello e molto significativo che il vostro Festival sia nato e sempre rinasca da un’esperienza di convivenza. Non nasce a tavolino, sulla base di un progetto ideologico, ma da giornate, mesi, anni di condivisione con i migranti. Con le loro storie, coi loro problemi, e soprattutto con il loro bagaglio di umanità, di tradizioni, di cultura, di fede…

    E poi – questo sì – la vostra iniziativa nasce dalla volontà di far conoscere l’esperienza vissuta, di farla circolare nel tessuto sociale, per contribuire a diffondere una cultura di accoglienza. Cultura dell’accoglienza contro la cultura dello scarto. C’è n’è tanto bisogno! Perché la realtà delle migrazioni nel nostro tempo ha assunto caratteristiche che a volte possono spaventare. Oggettivamente il fenomeno è molto complesso, e purtroppo ci sono gruppi criminali che ne approfittano; i migranti rischiano di essere strumentalizzati anche all’interno dei conflitti geopolitici. Allora cessano di essere persone e diventano numeri. Pertanto c’è più che mai bisogno di luoghi in cui si mettono al centro i volti, le storie, i canti, le preghiere, l’arte dei migranti.

    Questa mattina ho ricevuto il Primo Ministro dell’Albania e mi diceva che la prima Costituzione in Albania – cento anni addietro risale a cento anni fa? – diceva che a chi ti bussa alla porta tu devi aprire, perché è Dio. E da lì, l’umanità che hanno gli albanesi nel ricevere i migranti. Questo pensiero mi ha toccato: chi bussa alla tua porta è Dio. Aprigli e lascia il tuo posto per lui.

    Questo modo di vedere la realtà delle migrazioni non vuol dire nascondere o ignorare le difficoltà e i problemi. Chi meglio di voi li conosce e può testimoniarli? E dunque è importante che le vostre esperienze siano anche messe a disposizione della buona politica, per aiutare chi ha responsabilità di governo a livello locale, nazionale e internazionale a fare scelte che sappiano sempre unire il sano realismo con il rispetto della dignità delle persone. Ho visto uno dei quadri che avete portato, sulle torture che subiscono i migranti quando quei trafficanti li prendono. E questo succede oggi. Non possiamo chiudere gli occhi! La dignità delle persone. Per questo il vostro Festival, come altre iniziative analoghe in Italia e in diversi Paesi, non va ridotto a manifestazione folcloristica o a un raduno di idealisti. No, lo dico anche come spunto di riflessione e di verifica per voi stessi. Possiamo chiederci, dopo trent’anni: la nostra esperienza è riuscita, e in quale misura, a incidere sul piano delle scelte politiche, dialogando con le istituzioni e con la società civile? Mi sembra importante porsi questa domanda.

    Cari amici, soprattutto ringrazio con voi il Signore per il cammino che vi ha donato di compiere in questi anni attraverso l’esperienza del Festival. Vi auguro di andare avanti con spirito sempre rinnovato. Vi propongo di prendere come modello Abramo, che Dio chiamò a partire e che rimase sempre migrante in tutta la sua vita. Abramo è un “padre” che come cristiani condividiamo con gli ebrei e i musulmani, ma è una figura in cui possono riconoscersi tutti gli uomini e le donne che concepiscono la vita come viaggio alla ricerca della terra promessa, terra di libertà e di pace, dove vivere insieme come fratelli.

    Grazie della vostra visita. Il Signore vi benedica e la Madonna vi protegga. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie.


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    (Fonte, dal sito della Santa Sede).
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  4. #134
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    PAPA FRANCESCO

    ANGELUS

    Piazza San Pietro
    Domenica, 28 novembre 2021


    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Il Vangelo della Liturgia di oggi, prima domenica di Avvento, cioè la prima domenica di preparazione al Natale, ci parla della venuta del Signore alla fine dei tempi. Gesù annuncia eventi desolanti e tribolazioni, ma proprio a questo punto ci invita a non avere paura. Perché? Perché andrà tutto bene? No, ma perché Egli verrà. Gesù tornerà, Gesù verrà, lo ha promesso. Dice così: «Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina» (Lc 21,28). È bello ascoltare questa Parola di incoraggiamento: risollevarci e alzare il capo perché proprio nei momenti in cui tutto sembra finito il Signore viene a salvarci; attenderlo con gioia anche nel cuore delle tribolazioni, nelle crisi della vita e nei drammi della storia. Attendere il Signore. Ma come si fa ad alzare il capo, a non farci assorbire dalle difficoltà, dalle sofferenze, dalle sconfitte? Gesù ci indica la via con un richiamo forte: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano […]. Vegliate in ogni momento pregando» (vv. 34.36).

    “Vegliate”, la vigilanza. Fermiamoci su questo aspetto importante della vita cristiana. Dalle parole di Cristo vediamo che la vigilanza è legata all’attenzione: state attenti, vigilate, non distraetevi, cioè restate svegli! Vigilare significa questo: non permettere che il cuore si impigrisca e che la vita spirituale si ammorbidisca nella mediocrità. Fare attenzione perché si può essere “cristiani addormentati” – e noi sappiamo: ce ne sono tanti di cristiani addormentati, cristiani anestetizzati dalle mondanità spirituali – cristiani senza slancio spirituale, senza ardore nel pregare – pregano come dei pappagalli – senza entusiasmo per la missione, senza passione per il Vangelo. Cristiani che guardano sempre dentro, incapaci di guardare all’orizzonte. E questo porta a “sonnecchiare”: tirare avanti le cose per inerzia, a cadere nell’apatia, indifferenti a tutto tranne che a quello che ci fa comodo. E questa è una vita triste, andare avanti così… non c’è felicità lì.

    Abbiamo bisogno di vigilare per non trascinare le giornate nell’abitudine, per non farci appesantire – dice Gesù – dagli affanni della vita (cfr v. 34). Gli affanni della vita ci appesantiscono. Oggi, dunque, è una buona occasione per chiederci: che cosa appesantisce il mio cuore? Che cosa appesantisce il mio spirito? Che cosa mi fa accomodare sulla poltrona della pigrizia? È triste vedere i cristiani “in poltrona”! Quali sono le mediocrità che mi paralizzano, i vizi, quali sono i vizi che mi schiacciano a terra e mi impediscono di alzare il capo? E riguardo ai pesi che gravano sulle spalle dei fratelli, sono attento o indifferente? Queste domande ci fanno bene, perché aiutano a custodire il cuore dall’accidia. Ma, padre, ci dica: cosa è l’accidia? È un grande nemico della vita spirituale, anche della vita cristiana. L’accidia è quella pigrizia che fa precipitare, scivolare nella tristezza, che toglie il gusto di vivere e la voglia di fare. È uno spirito negativo, è uno spirito cattivo che inchioda l’anima nel torpore, rubandole la gioia. Si incomincia con quella tristezza, si scivola, si scivola, e niente gioia. Il Libro dei Proverbi dice: «Custodisci il tuo cuore, perché da esso sgorga la vita» (Pr 4,23). Custodire il cuore: questo significa vigilare, vegliare! Siate svegli, custodisci il tuo cuore.

    E aggiungiamo un ingrediente essenziale: il segreto per essere vigilanti è la preghiera. Gesù infatti dice: «Vegliate in ogni momento pregando» (Lc 21,36). È la preghiera che tiene accesa la lampada del cuore. Specialmente quando sentiamo che l’entusiasmo si raffredda, la preghiera lo riaccende, perché ci riporta a Dio, al centro delle cose. La preghiera risveglia l’anima dal sonno e la focalizza su quello che conta, sul fine dell’esistenza. Anche nelle giornate più piene, non tralasciamo la preghiera. Adesso stavo vedendo, nel programma “A sua immagine”, una bella riflessione sulla preghiera: ci aiuterà, guardarla ci farà bene. Può esserci di aiuto la preghiera del cuore, ripetere spesso brevi invocazioni. In Avvento, abituarci a dire, ad esempio: “Vieni, Signore Gesù”. Soltanto questo, ma dirlo: “Vieni, Signore Gesù”. Questo tempo di preparazione al Natale è bello: pensiamo al presepio, pensiamo al Natale, e diciamo dal cuore: “Vieni, Signore Gesù, vieni”. Ripetiamo questa preghiera lungo tutta la giornata, e l’animo resterà vigile! “Vieni, Signore Gesù”: è una preghiera che possiamo dire tre volte, tutti insieme. “Vieni, Signore Gesù”, “Vieni, Signore Gesù”, “Vieni, Signore Gesù”.

    E ora preghiamo la Madonna: lei, che ha atteso il Signore con cuore vigilante, ci accompagni nel cammino dell’Avvento.

    ___________________________________

    Dopo l'Angelus

    Cari fratelli e sorelle,

    Ieri ho incontrato i membri di associazioni e gruppi di migranti e di persone che, in spirito di fraternità, ne condividono il cammino. Sono qui in Piazza, con quella bandiera così grossa! Benvenuti! Ma quanti migranti – pensiamo questo – quanti migranti sono esposti, anche in questi giorni, a pericoli gravissimi, e quanti perdono la vita alle nostre frontiere! Sento dolore per le notizie sulla situazione in cui si trovano tanti di loro: di quelli che sono morti nel Canale della Manica; di quelli ai confini della Bielorussia, molti dei quali sono bambini; di quelli che annegano nel Mediterraneo. Tanto dolore pensando a loro. Di quelli che sono rimpatriati, a Nord dell’Africa, sono catturati dai trafficanti, che li trasformano in schiavi: vendono le donne, torturano gli uomini… Di quelli che, anche in questa settimana, hanno tentato di attraversare il Mediterraneo cercando una terra di benessere e trovandovi, invece, una tomba; e tanti altri. Ai migranti che si trovano in queste situazioni di crisi assicuro la mia preghiera, e anche il mio cuore: sappiate che vi sono sempre vicino. Pregare e fare. Ringrazio tutte le istituzioni sia della Chiesa Cattolica sia di altrove, specialmente le Caritas nazionali e tutti coloro che sono impegnati ad alleviare le loro sofferenze. Rinnovo l’appello accorato a coloro che possono contribuire alla risoluzione di questi problemi, in particolare alle Autorità civili e militari, affinché la comprensione e il dialogo prevalgano finalmente su ogni tipo di strumentalizzazione e orientino le volontà e gli sforzi verso soluzioni che rispettino l’umanità di queste persone. Pensiamo ai migranti, alle loro sofferenze, e preghiamo in silenzio… [momento di silenzio]

    Saluto tutti voi, pellegrini venuti dall’Italia e da diversi Paesi: ci sono tante bandiere di Paesi diversi. Saluto le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni. In particolare, saluto i fedeli provenienti da Timor Est – vedo la bandiera lì – dalla Polonia e da Lisbona; come pure quelli di Tivoli.

    A tutti auguro una buona domenica e un buon cammino di Avvento, un buon cammino verso il Natale, verso il Signore. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!


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    La Sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, 2008).
    «Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube cum potestate et gloria magna».
    (Luc. 21, 27).




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    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    LETTO IN VIDEO DAL CARDINALE SEGRETARIO DI STATO,
    IN OCCASIONE DEL 70º ANNIVERSARIO
    DELL'ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE DELLE MIGRAZIONI (O.I.M)


    [Ginevra, 29 novembre 2021]


    Direttore Generale,
    Signora Presidente,
    Distinti partecipanti,


    Vorrei esprimere le mie felicitazioni all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni per i suoi 70 anni di servizio ai migranti. Questo importante evento nella storia dell’Organizzazione, nonostante le molteplici sfide poste dalla Pandemia del Covid-19, offre l’occasione di rinnovare la visione e il nostro impegno attraverso una risposta più degna al fenomeno migratorio.

    Dieci anni fa, nella 100ª Sessione di questo Consiglio, su decisione del mio amato predecessore, Papa Benedetto XVI, la Santa Sede, in modo conforme alla sua natura, ai suoi principi e norme specifiche, ha scelto di diventare Stato membro di questa Organizzazione. Le motivazioni di base che hanno portato a tale decisione continuano ancora oggi a essere molto valide e urgenti [1].

    1. Affermare la dimensione etica degli spostamenti di popolazione.

    2. Offrire, attraverso la sua esperienza e la sua consolidata rete di associazioni sul campo in tutto il mondo, la collaborazione della Chiesa cattolica ai servizi internazionali dedicati alle persone sradicate.

    3. Prestare un’assistenza integrale in funzione dei bisogni, senza distinzioni, basata sulla dignità inerente a tutti i membri della stessa famiglia umana.

    Il dibattito sulla migrazione non è realmente sui migranti. Ossia, non si tratta solo di migranti: si tratta piuttosto di tutti noi, del passato, del presente e del futuro delle nostre società [2]. Non dobbiamo lasciarci sorprendere dal numero dei migranti, bensì incontrarci con tutti loro come persone, vedendo i loro volti e ascoltando le loro storie, cercando di rispondere il meglio possibile alle loro particolari situazioni personali e familiari. Tale risposta richiede molta sensibilità umana, giustizia e fratellanza. Dobbiamo evitare una tentazione molto comune oggigiorno: quella di scartare tutto ciò che risulta fastidioso [3]. È proprio questa la “cultura dello scarto” che tante volte ho denunciato.

    Nella maggior parte delle principali tradizioni religiose, compreso il cristianesimo, troviamo l’insegnamento che ci esorta a trattare gli altri come vogliamo che trattino noi, e ad amare il nostro prossimo come noi stessi. Altri insegnamenti religiosi insistono sul fatto che dobbiamo andare al di là di questa norma e che non dobbiamo trascurare l’ospitalità verso lo straniero, poiché “alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo” (Eb 13, 2). Senza dubbio questi valori universalmente riconosciuti devono guidare il nostro modo di trattare i migranti nella comunità locale e nell’ambito nazionale.

    Spesso sentiamo parlare di quello che fanno gli Stati per accogliere i migranti. Ma è altrettanto importante domandarsi: quali benefici apportano i migranti alle comunità che li accolgono e come le arricchiscono? Da un lato, nei mercati dei paesi a reddito medio-alto la manodopera migrante è molto richiesta e benaccetta come modo per compensarne la mancanza. Dall’altro, i migranti sono generalmente rifiutati e soggetti ad atteggiamenti risentiti da parte di molte loro comunità di accoglienza.

    Purtroppo questo duplice standard deriva dal prevalere degli interessi economici sui bisogni e sulla dignità della persona umana. Tale tendenza è apparsa particolarmente evidente durante le “chiusure” del Covid-19, quando molti dei lavoratori “essenziali” erano migranti, ma non sono stati concessi loro i benefici dei programmi di aiuto economico per il Covid-19 e neanche l’accesso all’assistenza sanitaria di base e alle vaccinazioni.

    Ancora più deplorevole è il fatto che i migranti vengano utilizzati sempre più come moneta di scambio, come pedoni di una scacchiera, vittime di rivalità politiche. Come tutti sappiamo, la decisione di emigrare, di abbandonare la terra natale o il territorio di origine è senza dubbio una delle più difficili della vita.

    Come si possono sfruttare la sofferenza e la disperazione per avanzare o difendere agende politiche? Come possono prevalere le considerazioni politiche quando a essere in gioco è la dignità della persona umana? La mancanza basilare di rispetto umano alle frontiere nazionali ci sminuisce tutti nella nostra “umanità”. Al di là degli aspetti politici e giuridici delle situazioni irregolari, non dobbiamo mai perdere di vista il volto umano della migrazione e il fatto che, al di sopra delle divisioni geografiche delle frontiere, facciamo parte di un’unica famiglia umana.

    Desidero cogliere l’occasione per fare quattro osservazioni:

    1. C’è un bisogno urgente di trovare vie dignitose per uscire dalle situazioni irregolari. La disperazione e la speranza prevalgono sempre sulle politiche restrittive. Quante più vie legali esisteranno, meno probabile sarà che i migranti si vedano trascinati nelle reti criminali dei trafficanti di persone o nello sfruttamento e negli abusi durante il contrabbando.

    2. I migranti rendono visibili il vincolo che unisce tutta la famiglia umana, la ricchezza delle culture e la risorsa per gli scambi in materia di sviluppo e le reti commerciali costituita dalle comunità della diaspora. In tal senso, il tema dell’integrazione è fondamentale; l’integrazione implica un processo bidirezionale, basato sulla mutua conoscenza, sull’apertura reciproca, sul rispetto delle leggi e della cultura dei paesi di accoglienza con un vero spirito di incontro e di arricchimento reciproco.

    3. La famiglia migrante è una componente essenziale delle comunità del nostro mondo globalizzato, ma in troppi paesi si negano ai lavoratori migranti i benefici e la stabilità della vita familiare a causa d’impedimenti legali. Il vuoto umano che si lascia dietro quando un padre o una madre emigra da solo è un duro promemoria dell’opprimente dilemma che presuppone il vedersi costretti a scegliere tra emigrare da soli per alimentare la propria famiglia o godere del diritto fondamentale a restare nel paese di origine con dignità.

    4. La comunità internazionale deve affrontare con urgenza le condizioni che danno luogo alla migrazione irregolare, facendo così della migrazione una scelta ben informata e non una necessità disperata. Affinché la maggior parte delle persone che possono vivere dignitosamente nel proprio paese di origine non si sentano costrette a emigrare in modo irregolare, occorrono urgentemente sforzi per «creare migliori condizioni economiche e sociali [...] affinché l’emigrazione non sia l’unica opzione per chi cerca pace, giustizia, sicurezza e pieno rispetto per la dignità umana» [4].

    In definitiva, la migrazione non è solo una storia di migranti ma di disuguaglianze, disperazione, degrado ambientale, cambiamento climatico, ma anche di sogni, di coraggio, di studi all’estero, di riunificazione familiare, di nuove opportunità, di sicurezza e protezione, e di lavoro duro ma dignitoso.

    Concludendo, la realizzazione di un’adeguata gestione globale dei movimenti migratori, una loro comprensione positiva e una messa a fuoco efficace dello sviluppo umano integrale possono sembrare obiettivi di vasta portata. Non dobbiamo però mai dimenticare che non si tratta di statistiche, bensì di persone reali la cui vita è in gioco. Radicata nella sua esperienza secolare, la Chiesa cattolica e le sue istituzioni proseguiranno la loro missione di accogliere, proteggere, promuovere e integrare le persone che si spostano.

    Vi ringrazio di cuore e invoco su tutti voi, sulle nazioni che rappresentate e sui migranti e le loro famiglie la benedizione del Signore.

    Fraternamente,

    FRANCESCO

    _____________________

    [1] Cfr. Intervento della Santa Sede alla 100ª Sessione del Consiglio dell’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni, 5 dicembre 2011.

    [2] Cfr. Messaggio per la 105ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, 29 settembre 2019.

    [3] Cfr. Discorso alla Sessione Congiunta del Congresso degli Stati Uniti d’America, Washington D.C., 24 settembre 2015.

    [4] Messaggio del Santo Padre Francesco per la 100 ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, 5 agosto 2014.

    ______________________________

    Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, 29 novembre 2021


    Copyright © Dicastero per la Comunicazione - Libreria Editrice Vaticana


    (Fonte, dal sito della Santa Sede.
    Citazioni bibliche:
    La Sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, 2008).
    «Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube cum potestate et gloria magna».
    (Luc. 21, 27).




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