Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Omelie, discorsi e messaggi di Papa Francesco - ANNO 2021

  1. #1
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    Omelie, discorsi e messaggi di Papa Francesco - ANNO 2021

    OMELIE, DISCORSI, MESSAGGI
    DI SUA SANTITA’ PAPA FRANCESCO

    Anno 2021


    Verranno pubblicati in questa discussione i principali interventi del Santo Padre nell'anno in corso.

    Ai seguenti link è possibile visualizzare omelie, discorsi e messaggi degli anni passati:

    Anno 2013

    Anno 2014

    Anno 2015

    Anno 2016

    Anno 2017

    Anno 2018

    Anno 2019

    Anno 2020

  2. #2
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    Santa Messa nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e nella 54.ma Giornata Mondiale della Pace, 01.01.2021


    Alle ore 10 di questa mattina, all’Altare della Cattedra della Basilica Vaticana, l’Em.mo Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, ha presieduto la celebrazione della Messa della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio nell’ottava di Natale e nella ricorrenza della 54.ma Giornata Mondiale della Pace, che ci celebra oggi sul tema “La cultura della cura come percorso di pace”.

    Riportiamo di seguito l’omelia preparata dal Santo Padre Francesco per l’occasione, che è stata letta dal Cardinale Segretario di Stato nel corso della Celebrazione Eucaristica, dopo la proclamazione del Vangelo:

    Testo in lingua italiana

    Nelle Letture della liturgia odierna risaltano tre verbi, che trovano compimento nella Madre di Dio: benedire, nascere e trovare.

    Benedire. Nel Libro dei Numeri il Signore chiede che i ministri sacri benedicano il suo popolo: «Benedirete gli Israeliti: direte loro: “Ti benedica il Signore”» (6,23-24). Non è una pia esortazione, è una richiesta precisa. Ed è importante che anche oggi i sacerdoti benedicano il Popolo di Dio, senza stancarsi; e che pure tutti i fedeli siano portatori di benedizione, benedicano. Il Signore sa che abbiamo bisogno di essere benedetti: la prima cosa che ha fatto dopo la creazione è stata dire bene di ogni cosa e dire molto bene di noi. Ma ora, con il Figlio di Dio, non riceviamo solo parole di benedizione, ma la benedizione stessa: Gesù è la benedizione del Padre. In Lui il Padre, dice san Paolo, ci benedice «con ogni benedizione» (Ef 1,3). Ogni volta che apriamo il cuore a Gesù, la benedizione di Dio entra nella nostra vita.

    Oggi celebriamo il Figlio di Dio, il Benedetto per natura, che viene a noi attraverso la Madre, la benedetta per grazia. Maria ci porta così la benedizione di Dio. Dove c’è lei arriva Gesù. Perciò abbiamo bisogno di accoglierla, come santa Elisabetta, che la fece entrare nella sua casa e subito riconobbe la benedizione, e disse: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!» (Lc 1,42). Sono le parole che ripetiamo nell’Ave Maria. Facendo posto a Maria veniamo benedetti, ma impariamo pure a benedire. La Madonna, infatti, insegna che la benedizione si riceve per donarla. Lei, la benedetta, è stata benedizione per tutti coloro che ha incontrato: per Elisabetta, per gli sposi a Cana, per gli Apostoli nel Cenacolo… Anche noi siamo chiamati a benedire, a dire bene in nome di Dio. Il mondo è gravemente inquinato dal dire male e dal pensare male degli altri, della società, di sé stessi. Ma la maldicenza corrompe, fa degenerare tutto, mentre la benedizione rigenera, dà forza per ricominciare ogni giorno. Chiediamo alla Madre di Dio la grazia di essere per gli altri portatori gioiosi della benedizione di Dio, come lei lo è per noi.

    Nascere è il secondo verbo. San Paolo sottolinea che il Figlio di Dio è «nato da donna» (Gal 4,4). In poche parole ci dice una cosa meravigliosa: che il Signore è nato come noi. Non è apparso adulto, ma bambino; non è venuto al mondo da solo, ma da una donna, dopo nove mesi nel grembo della Madre, dalla quale si è lasciato tessere l’umanità. Il cuore del Signore ha iniziato a palpitare in Maria, il Dio della vita ha preso l’ossigeno da lei. Da allora Maria ci unisce a Dio, perché in lei Dio si è legato alla nostra carne e non l’ha lasciata mai più. Maria – amava dire san Francesco – «ha reso nostro fratello il Signore della Maestà» (San Bonaventura, Legenda major, 9,3). Ella non è solo il ponte tra noi e Dio, è di più: è la strada che Dio ha percorso per giungere a noi ed è la strada che dobbiamo percorrere noi per giungere a Lui. Attraverso Maria incontriamo Dio come Lui vuole: nella tenerezza, nell’intimità, nella carne. Sì, perché Gesù non è un’idea astratta, è concreto, incarnato, è nato da donna ed è cresciuto pazientemente. Le donne conoscono questa concretezza paziente: noi uomini siamo spesso astratti e vogliamo qualcosa subito; le donne sono concrete e sanno tessere con pazienza i fili della vita. Quante donne, quante madri in questo modo fanno nascere e rinascere la vita, dando futuro al mondo!

    Non siamo al mondo per morire, ma per generare vita. La santa Madre di Dio ci insegna che il primo passo per dare vita a quanto ci circonda è amarlo dentro di noi. Ella, dice oggi il Vangelo, “custodiva tutto nel cuore” (cfr Lc 2,19). Ed è dal cuore che nasce il bene: quanto è importante tenere pulito il cuore, custodire la vita interiore, praticare la preghiera! Quanto è importante educare il cuore alla cura, ad avere care le persone e le cose. Tutto comincia da qui, dal prenderci cura degli altri, del mondo, del creato. Non serve conoscere tante persone e tante cose se non ce ne prendiamo cura. Quest’anno, mentre speriamo in una rinascita e in nuove cure, non tralasciamo la cura. Perché, oltre al vaccino per il corpo, serve il vaccino per il cuore: e questo vaccino è la cura. Sarà un buon anno se ci prenderemo cura degli altri, come fa la Madonna con noi.

    E il terzo verbo è trovare. Il Vangelo dice che i pastori «trovarono Maria e Giuseppe e il bambino» (v. 16). Non trovarono segni prodigiosi e spettacolari, ma una semplice famiglia. Lì, però, trovarono veramente Dio, che è grandezza nella piccolezza, fortezza nella tenerezza. Ma come fecero i pastori a trovare questo segno così poco appariscente? Furono chiamati da un angelo. Anche noi non avremmo trovato Dio se non fossimo stati chiamati per grazia. Non potevamo immaginare un Dio simile, che nasce da donna e rivoluziona la storia con la tenerezza, ma per grazia lo abbiamo trovato. E abbiamo scoperto che il suo perdono fa rinascere, che la sua consolazione accende la speranza, e la sua presenza dona una gioia insopprimibile. Lo abbiamo trovato, ma non dobbiamo perderlo di vista. Il Signore, infatti, non si trova una volta per tutte, ma va trovato ogni giorno. Perciò il Vangelo descrive i pastori sempre in ricerca, in movimento: «andarono senza indugio, trovarono, riferirono, se ne tornarono glorificando e lodando Dio» (vv. 16-17.20). Non erano passivi, perché per accogliere la grazia bisogna restare attivi.

    E noi, che cosa siamo chiamati a trovare all’inizio dell’anno? Sarebbe bello trovare tempo per qualcuno. Il tempo è la ricchezza che tutti abbiamo, ma di cui siamo gelosi, perché vogliamo usarla solo per noi. Va chiesta la grazia di trovare tempo: tempo per Dio e per il prossimo: per chi è solo, per chi soffre, per chi ha bisogno di ascolto e cura. Se troveremo tempo da regalare, saremo stupiti e felici, come i pastori. La Madonna, che ha portato Dio nel tempo, ci aiuti a donare il nostro tempo. Santa Madre di Dio, a te consacriamo il nuovo anno. Tu, che sai custodire nel cuore, prenditi cura di noi. Benedici il nostro tempo e insegnaci a trovare tempo per Dio e per gli altri. Noi con gioia e fiducia ti acclamiamo: Santa Madre di Dio! E così sia.

    [00001-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  3. #3
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 01.01.2021


    Alle ore 12 di oggi, Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e nella ricorrenza della 54.ma Giornata Mondiale della Pace, il Santo Padre Francesco ha guidato la recita della preghiera dell’Angelus dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano

    Queste le parole del Santo Padre nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno e buon anno!

    Iniziamo il nuovo anno ponendoci sotto lo sguardo materno e amorevole di Maria Santissima, che la liturgia oggi celebra come Madre di Dio. Riprendiamo così il cammino lungo i sentieri del tempo, affidando le nostre angosce e i nostri tormenti a Colei che tutto può. Maria ci guarda con tenerezza materna così come guardava il suo Figlio Gesù. E se noi guardiamo il presepe [si volta verso il presepe allestito nella sala], vediamo che Gesù non è nella culla, e mi dicono che la Madonna ha detto: “Me lo fate tenere un po’ in braccio questo figlio mio?”. E così fa la Madonna con noi: vuole tenerci tra le braccia, per custodirci come ha custodito e amato il suo Figlio. Lo sguardo rassicurante e consolante della Vergine Santa è un incoraggiamento a far sì che questo tempo, donatoci dal Signore, sia speso per la nostra crescita umana e spirituale, sia tempo per appianare gli odi e le divisioni – ce ne sono tante – sia tempo per sentirci tutti più fratelli, sia tempo di costruire e non di distruggere, prendendoci cura gli uni degli altri e del creato. Un tempo per far crescere, un tempo di pace.

    È proprio alla cura del prossimo e del creato che è dedicato il tema della Giornata Mondiale della Pace, che oggi celebriamo: La cultura della cura come percorso di pace. I dolorosi eventi che hanno segnato il cammino dell’umanità nell’anno trascorso, specialmente la pandemia, ci insegnano quanto sia necessario interessarsi dei problemi degli altri e condividere le loro preoccupazioni. Questo atteggiamento rappresenta la strada che conduce alla pace, perché favorisce la costruzione di una società fondata su rapporti di fratellanza. Ciascuno di noi, uomini e donne di questo tempo, è chiamato a realizzare la pace: ognuno di noi, non siamo indifferenti a questo. Noi siamo tutti chiamati a realizzare la pace e a realizzarla ogni giorno e in ogni ambiente di vita, tendendo la mano al fratello che ha bisogno di una parola di conforto, di un gesto di tenerezza, di un aiuto solidale. E questo per noi è un compito dato da Dio. Il Signore ci dà il compito di essere operatori di pace.

    E la pace si può costruire se cominceremo ad essere in pace con noi stessi – in pace dentro, nel cuore – e con chi ci sta vicino, togliendo gli ostacoli che impediscono di prenderci cura di quanti si trovano nel bisogno e nell’indigenza. Si tratta di sviluppare una mentalità e una cultura del “prendersi cura”, al fine di sconfiggere l’indifferenza, di sconfiggere lo scarto e la rivalità – indifferenza, scarto, rivalità –, che purtroppo prevalgono. Togliere questi atteggiamenti. E così la pace non è solo assenza di guerra. La pace mai è asettica, no, non esiste la pace del quirofano [spagnolo: “sala operatoria”]. La pace è nella vita: non è solo assenza di guerra, ma è vita ricca di senso, impostata e vissuta nella realizzazione personale e nella condivisione fraterna con gli altri. Allora quella pace tanto sospirata e sempre messa in pericolo dalla violenza, dall’egoismo e dalla malvagità, quella pace messa in pericolo diventa possibile e realizzabile se io la prendo come compito datomi da Dio.

    La Vergine Maria, che ha dato alla luce il «Principe della pace» (Is 9,6) e che lo coccola così, con tanta tenerezza, tra le sue braccia, ci ottenga dal Cielo il bene prezioso della pace, che con le sole forze umane non si riesce a perseguire in pienezza. Le sole forze umane non bastano, perché la pace è anzitutto dono, un dono di Dio; va implorata con incessante preghiera, sostenuta con un dialogo paziente e rispettoso, costruita con una collaborazione aperta alla verità e alla giustizia e sempre attenta alle legittime aspirazioni delle persone e dei popoli. Il mio auspicio è che regni la pace nel cuore degli uomini e nelle famiglie; nei luoghi di lavoro e di svago; nelle comunità e nelle nazioni. Nelle famiglie, nel lavoro, nelle nazioni: pace, pace. È ora che pensiamo che la vita oggi è sistemata dalle guerre, dalle inimicizie, da tante cose che distruggono… Vogliamo pace. E questa è un dono.

    Sulla soglia di questo inizio, a tutti rivolgo il mio cordiale augurio di un felice e sereno 2021. Ognuno di noi cerchi di far sì che sia un anno di fraterna solidarietà e di pace per tutti; un anno carico di fiduciosa attesa e di speranze, che affidiamo alla protezione di Maria, madre di Dio e madre nostra.

    [00002-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus

    Cari fratelli e sorelle!

    A tutti voi, collegati attraverso i media, rivolgo i miei auguri di pace e di serenità per il nuovo anno.

    Ringrazio il Presidente della Repubblica Italiana, Onorevole Sergio Mattarella, per il pensiero augurale che mi ha indirizzato ieri sera nel suo Messaggio di fine anno, e lo ricambio cordialmente.

    Sono grato a quanti, in ogni parte del mondo, nel rispetto delle restrizioni imposte dalla pandemia, hanno promosso momenti di preghiera e di riflessione in occasione dell’odierna Giornata Mondiale della Pace. Penso, in particolare, alla Marcia virtuale di ieri sera, organizzata dall’Episcopato italiano, Pax Christi, Caritas e Azione Cattolica; come pure a quella di questa mattina, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio in collegamento streaming mondiale. Grazie a tutti per queste e tante altre iniziative in favore della riconciliazione e della concordia tra i popoli.

    In tale contesto, esprimo dolore e preoccupazione per l’ulteriore inasprimento delle violenze nello Yemen che sta causando numerose vittime innocenti, e prego affinché ci si adoperi a trovare soluzioni che permettano il ritorno della pace per quelle martoriate popolazioni. Fratelli e sorelle, pensiamo ai bambini dello Yemen! Senza educazione, senza medicine, affamati. Preghiamo insieme per lo Yemen.

    Vi invito inoltre ad unirvi alla preghiera dell’Arcidiocesi di Owerri in Nigeria per il Vescovo Monsignor Moses Chikwe e per il suo autista, rapiti nei giorni scorsi. Chiediamo al Signore che essi e tutti coloro che sono vittime di simili atti in Nigeria tornino incolumi in libertà e che quel caro Paese ritrovi sicurezza, concordia e pace.

    Rivolgo un saluto speciale agli Sternsinger, i “Cantori della Stella”, bambini e ragazzi che in Germania e Austria, pur non potendo visitare le famiglie nelle case, hanno trovato il modo di recare ad esse il lieto annuncio del Natale e di raccogliere donazioni per i loro coetanei bisognosi.

    A tutti auguro un anno di pace e di speranza, con la protezione di Maria, la Santa Madre di Dio. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

    [00003-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0002-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  4. #4
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 03.01.2021


    Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Francesco ha guidato la recita della preghiera dell’Angelus dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    In questa seconda domenica dopo Natale la Parola di Dio non ci offre un episodio della vita di Gesù, ma ci parla di Lui prima che nascesse. Ci porta indietro, per svelarci qualcosa su Gesù prima che venisse tra noi. Lo fa soprattutto nel prologo del Vangelo di Giovanni, che inizia così: «In principio era il Verbo» (Gv 1,1). In principio: sono le prime parole della Bibbia, le stesse con cui comincia il racconto della creazione: «In principio Dio creò il cielo e la terra» (Gen 1,1). Oggi il Vangelo dice che Colui che abbiamo contemplato nel suo Natale, come bambino, Gesù, esisteva prima: prima dell’inizio delle cose, prima dell’universo, prima di tutto. Egli è prima dello spazio e del tempo. «In Lui era la vita» (Gv 1,4) prima che la vita apparisse.

    San Giovanni lo chiama Verbo, cioè Parola. Che cosa vuole dirci con ciò? La parola serve per comunicare: non si parla da soli, si parla a qualcuno. Sempre si parla a qualcuno. Quando noi per la strada vediamo gente che parla da sola, diciamo: “Questa persona, qualcosa le succede…”. No, noi parliamo sempre a qualcuno. Ora, il fatto che Gesù sia fin dal principio la Parola significa che dall’inizio Dio vuole comunicare con noi, vuole parlarci. Il Figlio unigenito del Padre (cfr v. 14) vuole dirci la bellezza di essere figli di Dio; è «la luce vera» (v. 9) e vuole allontanarci dalle tenebre del male; è «la vita» (v. 4), che conosce le nostre vite e vuole dirci che da sempre le ama. Ci ama tutti. Ecco lo stupendo messaggio di oggi: Gesù è la Parola, la Parola eterna di Dio, che da sempre pensa a noi e desidera comunicare con noi.

    E per farlo, è andato oltre le parole. Infatti, al cuore del Vangelo di oggi ci viene detto che la Parola «si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (v. 14). Si fece carne: perché san Giovanni usa questa espressione, “carne”? Non poteva dire, in modo più elegante, che si fece uomo? No, utilizza la parola carne perché essa indica la nostra condizione umana in tutta la sua debolezza, in tutta la sua fragilità. Ci dice che Dio si è fatto fragilità per toccare da vicino le nostre fragilità. Dunque, dal momento che il Signore si è fatto carne, niente della nostra vita gli è estraneo. Non c’è nulla che Egli disdegni, tutto possiamo condividere con Lui, tutto. Caro fratello, cara sorella, Dio si è fatto carne per dirci, per dirti che ti ama proprio lì, che ci ama proprio lì, nelle nostre fragilità, nelle tue fragilità; proprio lì, dove noi ci vergogniamo di più, dove tu ti vergogni di più. È audace questo, è audace la decisione di Dio: si fece carne proprio lì dove noi tante volte ci vergogniamo; entra nella nostra vergogna, per farsi fratello nostro, per condividere la strada della vita.

    Si fece carne e non è tornato indietro. Non ha preso la nostra umanità come un vestito, che si mette e si toglie. No, non si è più staccato dalla nostra carne. E non se ne separerà mai: ora e per sempre Egli è in cielo con il suo corpo di carne umana. Si è unito per sempre alla nostra umanità, potremmo dire che l’ha “sposata”. A me piace pensare che quando il Signore prega il Padre per noi, non soltanto parla: gli fa vedere le ferite della carne, gli fa vedere le piaghe che ha sofferto per noi. Questo è Gesù: con la sua carne è l’intercessore, ha voluto portare anche i segni della sofferenza. Gesù, con la sua carne è davanti al Padre. Il Vangelo dice infatti che venne ad abitare in mezzo a noi. Non è venuto a farci una visita e poi se n’è andato, è venuto ad abitare con noi, a stare con noi. Che cosa desidera allora da noi? Desidera una grande intimità. Vuole che noi condividiamo con Lui gioie e dolori, desideri e paure, speranze e tristezze, persone e situazioni. Facciamolo, con fiducia: apriamogli il cuore, raccontiamogli tutto. Fermiamoci in silenzio davanti al presepe a gustare la tenerezza di Dio fattosi vicino, fattosi carne. E senza timore invitiamolo da noi, a casa nostra, nella nostra famiglia. E anche – ognuno lo sa bene – invitiamolo nelle nostre fragilità. Invitiamolo, che Lui veda le nostre piaghe. Verrà e la vita cambierà.

    La Santa Madre di Dio, nella quale il Verbo si fece carne, ci aiuti ad accogliere Gesù, che bussa alla porta del cuore per abitare con noi.

    [00008-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus

    Cari fratelli e sorelle,

    rinnovo a tutti voi i miei auguri per l’anno appena iniziato. Come cristiani rifuggiamo dalla mentalità fatalistica o magica: sappiamo che le cose andranno meglio nella misura in cui, con l’aiuto di Dio, lavoreremo insieme per il bene comune, mettendo al centro i più deboli e svantaggiati. Non sappiamo che cosa ci riserverà il 2021, ma ciò che ognuno di noi e tutti insieme possiamo fare è di impegnarci un po’ di più a prenderci cura gli uni degli altri e del creato, la nostra casa comune.

    È vero, c’è la tentazione di prendersi cura soltanto dei propri interessi, continuare a fare la guerra, per esempio, concentrarsi solo sul profilo economico, vivere edonisticamente, cioè cercando solamente di soddisfare il proprio piacere… C’è, quella tentazione. Ho letto sui giornali una cosa che mi ha rattristato abbastanza: in un Paese, non ricordo quale, per fuggire dal lockdown e fare le vacanze bene, sono usciti quel pomeriggio più di 40 aerei. Ma quella gente, che è gente buona, ma non ha pensato a coloro che rimanevano a casa, ai problemi economici di tanta gente che il lockdown ha buttato a terra, agli ammalati? Soltanto, fare le vacanze e fare il proprio piacere. Questo mi ha addolorato tanto.

    Rivolgo un particolare saluto a quanti iniziano il nuovo anno con maggiori difficoltà, ai malati, ai disoccupati, a quanti vivono situazioni di oppressione o sfruttamento. E con affetto desidero salutare tutte le famiglie, specialmente quelle in cui ci sono bambini piccoli o che aspettano una nascita. Sempre una nascita è una promessa di speranza. Sono vicino a queste famiglie: il Signore vi benedica!

    A tutti auguro una buona domenica, pensando sempre a Gesù che si fece carne proprio per abitare con noi, nelle cose buone e in quelle brutte, sempre. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

    [00011-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0005-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  5. #5
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    Santa Messa nella Solennità dell’Epifania del Signore, 06.01.2021


    Alle ore 10 di questa mattina, Solennità dell’Epifania del Signore, il Santo Padre Francesco ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nella Basilica Vaticana.

    Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia che il Papa ha pronunciato dopo la proclamazione del Santo Vangelo e l’annuncio del giorno di Pasqua che quest’anno si celebra il 4 aprile:

    Omelia del Santo Padre

    L’evangelista Matteo sottolinea che i Magi, quando giunsero a Betlemme, «videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono» (Mt 2,11). Adorare il Signore non è facile, non è un fatto immediato: esige una certa maturità spirituale, essendo il punto d’arrivo di un cammino interiore, a volte lungo. Non è spontaneo in noi l’atteggiamento di adorare Dio. L’essere umano ha bisogno, sì, di adorare, ma rischia di sbagliare obiettivo; infatti, se non adora Dio, adorerà degli idoli – non c’è un punto di mezzo, o Dio o gli idoli, o per usare una parola di uno scrittore francese: “Chi non adora Dio, adora il diavolo” –, e invece che credente diventerà idolatra. Ed è così, aut aut.

    Nella nostra epoca è particolarmente necessario che, sia singolarmente che comunitariamente, dedichiamo più tempo all’adorazione, imparando sempre meglio a contemplare il Signore. Si è perso un po’ il senso della preghiera di adorazione, dobbiamo riprenderlo, sia comunitariamente sia nella propria vita spirituale. Oggi, pertanto, ci mettiamo alla scuola dei Magi, per trarne alcuni insegnamenti utili: come loro, vogliamo prostrarci e adorare il Signore. Adorarlo sul serio, non come ha detto Erode: “Fatemi sapere dov’è il posto e io andrò ad adorarlo”. No, questa adorazione non va. Sul serio!

    Dall’odierna Liturgia della Parola ricaviamo tre espressioni, che possono aiutarci a comprendere meglio che cosa significa essere adoratori del Signore. Queste espressioni sono: “alzare gli occhi”, “mettersi in viaggio” e “vedere”. Queste tre espressioni ci aiuteranno a capire cosa significa essere adoratori del Signore.

    La prima espressione, alzare gli occhi, ce la offre il profeta Isaia. Alla comunità di Gerusalemme, ritornata da poco dall’esilio e prostrata dallo scoraggiamento a causa di tante difficoltà, il profeta rivolge questo forte invito: «Alza gli occhi intorno e guarda» (60,4). È un invito a mettere da parte stanchezza e lamentele, a uscire dalle strettoie di una visione angusta, a liberarsi dalla dittatura del proprio io, sempre incline a ripiegarsi su sé stesso e sulle proprie preoccupazioni. Per adorare il Signore bisogna anzitutto “alzare gli occhi”: non lasciarsi cioè imprigionare dai fantasmi interiori che spengono la speranza, e non fare dei problemi e delle difficoltà il centro della propria esistenza. Ciò non vuol dire negare la realtà, fingendo o illudendosi che tutto vada bene. No. Si tratta invece di guardare in modo nuovo i problemi e le angosce, sapendo che il Signore conosce le nostre situazioni difficili, ascolta attentamente le nostre invocazioni e non è indifferente alle lacrime che versiamo.

    Questo sguardo che, malgrado le vicende della vita, rimane fiducioso nel Signore, genera la gratitudine filiale. Quando questo avviene, il cuore si apre all’adorazione. Al contrario, quando fissiamo l’attenzione esclusivamente sui problemi, rifiutando di alzare gli occhi a Dio, la paura invade il cuore e lo disorienta, dando luogo alla rabbia, allo smarrimento, all’angoscia, alla depressione. In queste condizioni è difficile adorare il Signore. Se si verifica ciò, bisogna avere il coraggio di rompere il cerchio delle nostre conclusioni scontate, sapendo che la realtà è più grande dei nostri pensieri. Alza gli occhi intorno e guarda: il Signore ci invita in primo luogo ad avere fiducia in Lui, perché Egli si prende realmente cura di tutti. Se dunque Dio veste così bene l’erba nel campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, quanto di più farà per noi? (cfr Lc 12,28). Se alziamo lo sguardo al Signore, e alla sua luce consideriamo la realtà, scopriamo che Egli non ci abbandona mai: il Verbo si è fatto carne (cfr Gv 1,14) e rimane sempre con noi, tutti i giorni (cfr Mt 28,20). Sempre.

    Quando alziamo gli occhi a Dio, i problemi della vita non scompaiono, no, ma sentiamo che il Signore ci dà la forza necessaria per affrontarli. “Alzare gli occhi”, allora, è il primo passo che dispone all’adorazione. Si tratta dell’adorazione del discepolo che ha scoperto in Dio una gioia nuova, una gioia diversa. Quella del mondo è fondata sul possesso dei beni, sul successo o su altre cose simili, sempre con l’“io” al centro. Invece la gioia del discepolo di Cristo trova il suo fondamento nella fedeltà di Dio, le cui promesse non vengono mai meno, a dispetto delle situazioni di crisi in cui possiamo venire a trovarci. Ecco allora che gratitudine filiale e gioia suscitano l’anelito ad adorare il Signore, che è fedele e non ci lascia mai soli.

    La seconda espressione che ci può aiutare è mettersi in viaggio. Alzare gli occhi [la prima]; la seconda: mettersi in viaggio. Prima di poter adorare il Bambino nato a Betlemme, i Magi dovettero affrontare un lungo viaggio. Scrive Matteo: «Ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”» (Mt 2,1-2). Il viaggio implica sempre una trasformazione, un cambiamento. Dopo un viaggio non si è più come prima. C’è sempre qualcosa di nuovo in chi ha compiuto un cammino: le sue conoscenze si sono ampliate, ha visto persone e cose nuove, ha sperimentato il rafforzarsi della volontà nel far fronte alle difficoltà e ai rischi del tragitto. Non si giunge ad adorare il Signore senza passare prima attraverso la maturazione interiore che ci dà il metterci in viaggio.

    Si diventa adoratori del Signore mediante un cammino graduale. L’esperienza ci insegna, ad esempio, che una persona a cinquant’anni vive l’adorazione con uno spirito diverso rispetto a quando ne aveva trenta. Chi si lascia modellare dalla grazia, solitamente, col passare del tempo migliora: l’uomo esteriore invecchia – dice San Paolo –, mentre l’uomo interiore si rinnova di giorno in giorno (cfr 2 Cor 4,16), disponendosi sempre meglio ad adorare il Signore. Da questo punto di vista, i fallimenti, le crisi, gli errori possono diventare esperienze istruttive: non di rado servono a renderci consapevoli che solo il Signore è degno di essere adorato, perché soltanto Lui appaga il desiderio di vita e di eternità presente nell’intimo di ogni persona. Inoltre, col passare del tempo, le prove e le fatiche della vita – vissute nella fede – contribuiscono a purificare il cuore, a renderlo più umile e quindi più disponibile ad aprirsi a Dio. Anche i peccati, anche la coscienza di essere peccatori, di trovare cose tanto brutte. “Ma io ho fatto questo...ho fatto...”: se tu lo prendi con fede e con pentimento, con contrizione, ti aiuterà a crescere. Tutto, tutto aiuta, dice Paolo alla crescita spirituale, all’incontro con Gesù, anche i peccati, anche i peccati. E San Tommaso aggiunge: “etiam mortalia”, anche i brutti peccati, i peggiori. Ma se tu lo prendi con pentimento ti aiuterà in questo viaggio verso l’incontro con il Signore e ad adorarlo meglio.

    Come i Magi, anche noi dobbiamo lasciarci istruire dal cammino della vita, segnato dalle inevitabili difficoltà del viaggio. Non permettiamo che le stanchezze, le cadute e i fallimenti ci gettino nello scoraggiamento. Riconoscendoli invece con umiltà, dobbiamo farne occasione per progredire verso il Signore Gesù. La vita non è una dimostrazione di abilità, ma un viaggio verso Colui che ci ama. Noi non dobbiamo in ogni passo della vita far vedere la tessera delle virtù che abbiamo; con umiltà dobbiamo andare verso il Signore. Guardando al Signore, troveremo la forza per proseguire con gioia rinnovata.

    E veniamo alla terza espressione: vedere. Alzare gli occhi, mettersi in cammino, vedere. L’Evangelista scrive: «Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono» (Mt 2,10-11). L’adorazione era l’atto di omaggio riservato ai sovrani, ai grandi dignitari. I Magi, in effetti, adorarono Colui che sapevano essere il re dei Giudei (cfr Mt 2,2). Ma, di fatto, che cosa videro? Videro un povero bambino con sua madre. Eppure questi sapienti, venuti da paesi lontani, seppero trascendere quella scena così umile e quasi dimessa, riconoscendo in quel Bambino la presenza di un sovrano. Furono cioè in grado di “vedere” al di là dell’apparenza. Prostrandosi davanti al Bambino nato a Betlemme, espressero un’adorazione che era anzitutto interiore: l’apertura degli scrigni portati in dono fu segno dell’offerta dei loro cuori.

    Per adorare il Signore bisogna “vedere” oltre il velo del visibile, che spesso si rivela ingannevole. Erode e i notabili di Gerusalemme rappresentano la mondanità, perennemente schiava dell’apparenza. Vedono e non sanno vedere – non dico che non credono, è troppo – non sanno vedere perché la loro capacità è schiava dell’apparenza e in cerca di attrattive: essa dà valore soltanto alle cose sensazionali, alle cose che attirano l’attenzione dei più. D’altro canto, nei Magi vediamo un atteggiamento diverso, che potremmo definire realismo teologale – una parola troppo “alta”, ma possiamo dire così, un realismo teologale –: esso percepisce con oggettività la realtà delle cose, giungendo finalmente alla comprensione che Dio rifugge da ogni ostentazione. Il Signore è nell’umiltà, il Signore è come quel bambino umile, rifugge dall’ostentazione, che è proprio il prodotto della mondanità. Questo modo di “vedere” che trascende il visibile, fa sì che noi adoriamo il Signore spesso nascosto in situazioni semplici, in persone umili e marginali. Si tratta dunque di uno sguardo che, non lasciandosi abbagliare dai fuochi artificiali dell’esibizionismo, cerca in ogni occasione ciò che non passa, cerca il Signore. Noi perciò, come scrive l’apostolo Paolo, «non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne» (2 Cor 4,18).

    Che il Signore Gesù ci renda suoi veri adoratori, in grado di manifestare con la vita il suo disegno di amore, che abbraccia l’intera umanità. Chiediamo la grazia per ognuno di noi e per la Chiesa intera, di imparare ad adorare, di continuare ad adorare, di esercitare tanto questa preghiera di adorazione, perché solo Dio va adorato.

    [00015-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  6. #6
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 06.01.2021


    Alle ore 12 di oggi, Solennità dell’Epifania del Signore, il Santo Padre Francesco ha guidato la recita della preghiera dell’Angelus dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

    Queste le parole del Santo Padre nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus

    Cristo, che è Amore, può risplendere in quanti la accolgono e attirare gli altri. Non si allarga la luce di Cristo con le parole soltanto, con metodi finti, imprenditoriali... No, no. La fede, la parola, la testimonianza: così si allarga la luce di Cristo. La stella è Cristo, ma la stella possiamo e dobbiamo essere anche noi, per i nostri fratelli e le nostre sorelle, come testimoni dei tesori di bontà e di misericordia infinita che il Redentore offre gratuitamente a tutti. La luce di Cristo non si allarga per proselitismo, si allarga per testimonianza, per confessione della fede. Anche per il martirio.

    Dunque, la condizione è accogliere in sé questa luce, accoglierla sempre di più. Guai se pensiamo di possederla, guai se pensiamo soltanto di doverla solo “gestire”! Anche noi, come i Magi, siamo chiamati a lasciarci sempre affascinare, attirare, guidare, illuminare e convertire da Cristo: è il cammino della fede, attraverso la preghiera e la contemplazione delle opere di Dio, che continuamente ci riempiono di gioia e di stupore, uno stupore sempre nuovo. Lo stupore è sempre il primo passo per andare avanti in questa luce.

    Invochiamo la protezione di Maria sulla Chiesa universale, affinché diffonda nel mondo intero il Vangelo di Cristo, luce di tutte le genti, luce di tutti i popoli.

    [00016-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus

    Cari fratelli e sorelle!

    Seguo con attenzione e preoccupazione gli eventi nella Repubblica Centrafricana, dove si sono recentemente svolte le elezioni, con le quali il popolo ha manifestato il desiderio di proseguire sulla via della pace. Invito perciò tutte le parti a un dialogo fraterno e rispettoso, a respingere l’odio ed evitare ogni forma di violenza.

    Mi rivolgo con affetto ai fratelli e alle sorelle delle Chiese Orientali, cattoliche e ortodosse, che, secondo la loro tradizione, celebrano domani il Natale del Signore. Ad essi porgo il più sentito augurio di un Santo Natale, nella luce di Cristo nostra pace e nostra speranza.

    Nell’odierna festa dell’Epifania si celebra la Giornata Mondiale dell’Infanzia Missionaria, che coinvolge tanti bambini e ragazzi di tutto il mondo. Ringrazio ciascuno di loro, e li incoraggio ad essere testimoni gioiosi di Gesù, cercando sempre di portare fraternità in mezzo ai coetanei.

    E rivolgo il mio cordiale saluto a tutti voi, che siete collegati attraverso i mezzi di comunicazione. Un saluto speciale va alla Fondazione “Corteo dei Re Magi”, che organizza in numerose città e villaggi della Polonia, e di altre nazioni, eventi di evangelizzazione e di solidarietà.

    A tutti auguro una buona festa. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

    [00017-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0010-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  7. #7
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 10.01.2021


    Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Francesco ha guidato la recita della preghiera dell’Angelus dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Oggi festeggiamo il Battesimo del Signore. Abbiamo lasciato, pochi giorni fa, Gesù bambino visitato dai Magi; oggi lo ritroviamo adulto sulle rive del Giordano. La Liturgia ci fa compiere un salto di circa trent’anni, trent’anni di cui sappiamo una cosa: furono anni di vita nascosta, che Gesù trascorse in famiglia – alcuni, prima, in Egitto, come migrante per fuggire dalla persecuzione di Erode, gli altri a Nazaret, imparando il mestiere di Giuseppe – in famiglia obbedendo ai genitori, studiando e lavorando. Colpisce che la maggior parte del tempo sulla Terra il Signore lo abbia passato così, vivendo la vita di tutti i giorni, senza apparire. Pensiamo che, secondo i Vangeli, sono stati tre gli anni di prediche, di miracoli e tante cose. Tre. E gli altri, tutti gli altri, di vita nascosta in famiglia. È un bel messaggio per noi: ci svela la grandezza del quotidiano, l’importanza agli occhi di Dio di ogni gesto e momento della vita, anche il più semplice, anche il più nascosto.

    Dopo questi trent’anni di vita nascosta inizia la vita pubblica di Gesù. E comincia proprio con il battesimo al fiume Giordano. Ma Gesù è Dio, perché Gesù si fa battezzare? Il battesimo di Giovanni consisteva in un rito penitenziale, era segno della volontà di convertirsi, di essere migliori, chiedendo perdono dei propri peccati. Gesù non ne aveva certo bisogno. Infatti Giovanni Battista cerca di opporsi, ma Gesù insiste. Perché? Perché vuole stare con i peccatori: per questo si mette in coda con loro e compie il loro stesso gesto. Lo fa con l’atteggiamento del popolo, con l’atteggiamento loro [della gente] che, come dice un inno liturgico, si avvicinava “nuda l’anima e nudi i piedi”. L’anima nuda, cioè senza coprire niente, così, peccatore. Questo è il gesto che fa Gesù, e scende nel fiume per immergersi nella nostra stessa condizione. Battesimo, infatti, significa proprio “immersione”. Nel primo giorno del suo ministero, Gesù ci offre così il suo “manifesto programmatico”. Ci dice che Lui non ci salva dall’alto, con una decisione sovrana o un atto di forza, un decreto, no: Lui ci salva venendoci incontro e prendendo su di sé i nostri peccati. Ecco come Dio vince il male del mondo: abbassandosi, facendosene carico. È anche il modo in cui noi possiamo risollevare gli altri: non giudicando, non intimando che cosa fare, ma facendoci vicini, con-patendo, condividendo l’amore di Dio. La vicinanza è lo stile di Dio nei nostri confronti; Lui stesso lo disse a Mosè: “Pensate: quale popolo ha i suoi dèi così vicini come voi avete me?”. La vicinanza è lo stile di Dio nei nostri confronti.

    Dopo questo gesto di compassione di Gesù, accade una cosa straordinaria: i cieli si aprono e si svela finalmente la Trinità. Lo Spirito Santo scende in forma di colomba (cfr Mc 1,10) e il Padre dice a Gesù: «Tu sei il Figlio mio, l’amato» (v. 11). Dio si manifesta quando appare la misericordia. Non dimenticare questo: Dio si manifesta quando appare la misericordia, perché quello è il suo volto. Gesù si fa servo dei peccatori e viene proclamato Figlio; si abbassa su di noi e lo Spirito scende su di Lui. Amore chiama amore. Vale anche per noi: in ogni gesto di servizio, in ogni opera di misericordia che compiamo Dio si manifesta, Dio pone il suo sguardo sul mondo. Questo vale per noi.

    Ma, ancora prima che facciamo qualsiasi cosa, la nostra vita è segnata della misericordia che si è posata su di noi. Siamo stati salvati gratuitamente. La salvezza è gratis. È il gesto gratuito di misericordia di Dio nei nostri confronti. Sacramentalmente questo si fa il giorno del nostro Battesimo; ma anche coloro che non sono battezzati ricevono la misericordia di Dio sempre, perché Dio è lì, aspetta, aspetta che si aprano le porte dei cuori. Si avvicina, mi permetto di dire, ci carezza con la sua misericordia. La Madonna, che ora preghiamo, ci aiuti a custodire la nostra identità, cioè l’identità di essere “misericordiati”, che sta alla base della fede e della vita.

    [00029-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus

    Cari fratelli e sorelle,

    rivolgo un affettuoso saluto al popolo degli Stati Uniti d’America, scosso dal recente assedio al Congresso. Prego per coloro che hanno perso la vita – cinque –, l’hanno persa in quei drammatici momenti. Ribadisco che la violenza è autodistruttiva sempre. Nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde. Esorto le Autorità dello Stato e l’intera popolazione a mantenere un alto senso di responsabilità, al fine di rasserenare gli animi, promuovere la riconciliazione nazionale e tutelare i valori democratici radicati nella società americana. La Vergine Immacolata, Patrona degli Stati Uniti d’America, aiuti a tenere viva la cultura dell’incontro, la cultura della cura, come via maestra per costruire insieme il bene comune; e lo faccia con tutti coloro che abitano in quella terra.

    E ora saluto di cuore tutti voi, che siete collegati attraverso i media. Come sapete, a causa della pandemia, oggi non ho potuto celebrare i Battesimi nella Cappella sistina, come di solito. Tuttavia, desidero ugualmente assicurare la mia preghiera per i bambini che erano iscritti e per i loro genitori, padrini e madrine; e la estendo a tutti i bambini che in questo periodo ricevono il Battesimo, ricevono l’identità cristiana, ricevono la grazia del perdono, della redenzione. Dio benedica tutti!

    E domani, cari fratelli e sorelle, concluso il Tempo di Natale, riprenderemo con la liturgia il cammino del Tempo Ordinario. Non stanchiamoci di invocare la luce e la forza dello Spirito Santo, affinché ci aiuti a vivere con amore le cose ordinarie e così a renderle straordinarie. È l’amore che cambia: le cose ordinarie sembrano continuare ad essere ordinarie, ma quando si fanno con amore diventano straordinarie. Se rimaniamo aperti, docili, allo Spirito, Egli ispira i nostri pensieri e le nostre azioni di ogni giorno.

    Auguro a voi tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

    [00030-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0015-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  8. #8
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    L’Udienza Generale, 13.01.2021


    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.15 nella Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

    Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua meditazione sul tema “La preghiera di lode” (Lettura: Sal 145,1-3.21).

    Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli.

    L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

    Catechesi del Santo Padre in lingua italiana


    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Proseguiamo la catechesi sulla preghiera, e oggi diamo spazio alla dimensione della lode.

    Prendiamo spunto da un passaggio critico della vita di Gesù. Dopo i primi miracoli e il coinvolgimento dei discepoli nell’annuncio del Regno di Dio, la missione del Messia attraversa una crisi. Giovanni Battista dubita e gli fa arrivare questo messaggio – Giovanni è in carcere: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,3). Lui sente questa angoscia di non sapere se ha sbagliato nell’annuncio. Sempre ci sono nella vita momenti bui, momenti di notte spirituale, e Giovanni sta passando questo momento. C’è ostilità nei villaggi sul lago, dove Gesù aveva compiuto tanti segni prodigiosi (cfr Mt 11,20-24). Ora, proprio in questo momento di delusione, Matteo riferisce un fatto davvero sorprendente: Gesù non eleva al Padre un lamento, ma un inno di giubilo: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25). Cioè, in piena crisi, in pieno buio nell’anima di tanta gente, come Giovanni il Battista, Gesù benedice il Padre, Gesù loda il Padre. Ma perché?

    Anzitutto lo loda per quello che è: «Padre, Signore del cielo e della terra». Gesù gioisce nel suo spirito perché sa e sente che suo Padre è il Dio dell’universo, e viceversa il Signore di tutto ciò che esiste è il Padre, “il Padre mio”. Da questa esperienza di sentirsi “il figlio dell’Altissimo” scaturisce la lode. Gesù si sente figlio dell’Altissimo.

    E poi Gesù loda il Padre perché predilige i piccoli. È quello che Lui stesso sperimenta, predicando nei villaggi: i “dotti” e i “sapienti” rimangono sospettosi e chiusi, fanno dei calcoli; mentre i “piccoli” si aprono e accolgono il messaggio. Questo non può che essere volontà del Padre, e Gesù se ne rallegra. Anche noi dobbiamo gioire e lodare Dio perché le persone umili e semplici accolgono il Vangelo. Io gioisco quando io vedo questa gente semplice, questa gente umile che va in pellegrinaggio, che va a pregare, che canta, che loda, gente alla quale forse mancano tante cose ma l’umiltà li porta a lodare Dio. Nel futuro del mondo e nelle speranze della Chiesa ci sono sempre i “piccoli”: coloro che non si reputano migliori degli altri, che sono consapevoli dei propri limiti e dei propri peccati, che non vogliono dominare sugli altri, che, in Dio Padre, si riconoscono tutti fratelli.

    Dunque, in quel momento di apparente fallimento, dove tutto è buio, Gesù prega lodando il Padre. E la sua preghiera conduce anche noi, lettori del Vangelo, a giudicare in maniera diversa le nostre sconfitte personali, le situazioni in cui non vediamo chiara la presenza e l’azione di Dio, quando sembra che il male prevalga e non ci sia modo di arrestarlo. Gesù, che pure ha tanto raccomandato la preghiera di domanda, proprio nel momento in cui avrebbe avuto motivo di chiedere spiegazioni al Padre, invece si mette a lodarlo. Sembra una contraddizione, ma è lì, la verità.

    A chi serve la lode? A noi o a Dio? Un testo della liturgia eucaristica ci invita a pregare Dio in questa maniera, dice così: «Tu non hai bisogno della nostra lode, ma per un dono del tuo amore ci chiami a renderti grazie; i nostri inni di benedizione non accrescono la tua grandezza, ma ci ottengono la grazia che ci salva» (Messale Romano, Prefazio comune IV). Lodando siamo salvati.

    La preghiera di lode serve a noi. Il Catechismo la definisce così: «una partecipazione alla beatitudine dei cuori puri, che amano Dio nella fede prima di vederlo nella Gloria» (n. 2639). Paradossalmente deve essere praticata non solo quando la vita ci ricolma di felicità, ma soprattutto nei momenti difficili, nei momenti bui quando il cammino si inerpica in salita. È anche quello il tempo della lode, come Gesù che nel momento buio loda il Padre. Perché impariamo che attraverso quella salita, quel sentiero difficile, quel sentiero faticoso, quei passaggi impegnativi si arriva a vedere un panorama nuovo, un orizzonte più aperto. Lodare è come respirare ossigeno puro: ti purifica l’anima, ti fa guardare lontano, non ti lascia imprigionato nel momento difficile e buio delle difficoltà.

    C’è un grande insegnamento in quella preghiera che da otto secoli non ha mai smesso di palpitare, che San Francesco compose sul finire della sua vita: il “Cantico di frate sole” o “delle creature”. Il Poverello non lo compose in un momento di gioia, di benessere, ma al contrario in mezzo agli stenti. Francesco è ormai quasi cieco, e avverte nel suo animo il peso di una solitudine che mai prima aveva provato: il mondo non è cambiato dall’inizio della sua predicazione, c’è ancora chi si lascia dilaniare da liti, e in più avverte i passi della morte che si fanno più vicini. Potrebbe essere il momento della delusione, di quella delusione estrema e della percezione del proprio fallimento. Ma Francesco in quell’istante di tristezza, in quell’istante buio prega. Come prega? “Laudato si’, mi Signore…”. Prega lodando. Francesco loda Dio per tutto, per tutti i doni del creato, e anche per la morte, che con coraggio chiama “sorella”, “sorella morte”. Questi esempi dei Santi, dei cristiani, anche di Gesù, di lodare Dio nei momenti difficili, ci aprono le porte di una strada molto grande verso il Signore e ci purificano sempre. La lode purifica sempre.

    I Santi e le Sante ci dimostrano che si può lodare sempre, nella buona e nella cattiva sorte, perché Dio è l’Amico fedele. Questo è il fondamento della lode: Dio è l’Amico fedele, e il suo amore non viene mai meno. Sempre Lui è accanto a noi, Lui ci aspetta sempre. Qualcuno diceva: “E’ la sentinella che è vicino a te e ti fa andare avanti con sicurezza”. Nei momenti difficili e bui, troviamo il coraggio di dire: “Benedetto sei tu, o Signore”. Lodare il Signore. Questo ci farà tanto bene.

    [00034-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

    In lingua francese

    Speaker:


    Frères et sœurs, nous abordons aujourd’hui la dimension de la louange dans la prière. Nous partons d’un passage critique de la vie de Jésus. Après les premiers miracles et l’implication des disciples dans l’annonce du Règne de Dieu, la mission du Messie traverse une crise. En ce moment de déception, Jésus élève un hymne de joie. En pleine crise, il bénit et loue le Père. Avant tout, Jésus loue le Père pour ce qu’il est, Dieu de l’univers. Puis, il loue le Père parce qu’il préfère les petits qui accueillent son message. Dans l’avenir du monde et dans les espérances de l’Eglise, il y a les petits qui, en Dieu, se reconnaissent tous frères. Dans un moment d’échec apparent, Jésus prie en louant le Père. Sa prière nous amène à juger de manière différente nos défaites personnelles. La prière de louange nous est utile. Elle doit surtout être pratiquée dans les moments difficiles où elle nous permet de voir un panorama nouveau, un horizon plus ouvert. A ce propos, il y a un grand enseignement dans la prière que saint François a composée vers la fin de sa vie, au milieu des privations: le “Cantique de frère soleil” ou “des créatures”. Il loue Dieu pour toute chose. Les Saints et les Saintes nous démontrent qu’on peut toujours louer, dans le bonheur comme dans les épreuves, parce que Dieu est l’Ami fidèle et son amour ne fait jamais défaut.

    Santo Padre:


    Sono lieto di salutare i fedeli di lingua francese. In questo anno consacrato a San Giuseppe, auspico che pur tra le gioie e le difficoltà, il nostro cuore sia sempre abitato dallo spirito di lode. A tutti la mia benedizione!

    Speaker:

    Je suis heureux de saluer les personnes de langue française! En cette année consacrée à Saint Joseph, qu’au milieu de nos joies et de nos crises, nos cœurs soient toujours habités par l’esprit de louange. A tous, je donne ma bénédiction!

    [00037-FR.01] [Texte original: Français]

    In lingua inglese

    Speaker:


    Dear Brothers and Sisters, in our continuing catechesis on Christian prayer, we now consider the prayer of praise. Matthew’s Gospel tells us that Jesus himself, in facing hostility and rejection, responds by praising God. He thanks the Father for who he is and for his love in revealing himself “to mere children” (Mt 11:25), to the poor and humble of our world. Jesus’ example of praise calls us to respond as he did at times when we feel God is absent or evil seems victorious. In this way, we come to view things in a new and greater perspective, for – as the Catechism teaches – through praise we share “in the blessed happiness of the pure of heart who love God in faith before seeing him in glory” (No. 2639). We see this clearly in the example of Saint Francis of Assisi, who composed his famous Canticle of the Creatures when he was troubled by sickness and impending blindness. In praising God for everything, even “Sister Death”, Francis, together with all the saints, teaches us the importance, in all the circumstances of our lives, of praising God who is always faithful and whose love is eternal.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i fedeli di lingua inglese. La Festa del Battesimo del Signore, che abbiamo appena celebrato, ci ricordi il nostro battesimo e ci ispiri a seguire Gesù Cristo ogni giorno più fedelmente. Su di voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore. Dio vi benedica!

    Speaker:

    I cordially greet the English-speaking faithful. May the Feast of the Baptism of the Lord, which we have just celebrated, remind us of our own baptism and inspire us to follow Jesus Christ more faithfully each day. Upon you and your families I invoke the joy and peace of the Lord. God bless you!

    [00038-EN.01] [Original text: English]

    In lingua tedesca

    Speaker:


    Liebe Brüder und Schwestern, heute wollen wir über das Lobgebet nachdenken. Im Matthäusevangelium finden wir einen Lobpreis Jesu auf den Vater, der sich den Unmündigen offenbart (vgl. 11,25). Es überrascht, dass der Herr diesen Jubel in einem Moment anstimmt, da er in seiner Verkündigung auf Ablehnung stößt. Jesus jubelt freudig im Geist, weil er weiß, dass Gott der Vater der Herr des Himmels und der Erde ist und ihm, seinem Sohn, alles übergeben hat. Sodann preist Jesus den Vater, weil dieser die Unmündigen in besonderer Weise liebt. Auch wir sollen Gott loben, dass die Einfachen und Demütigen seine Botschaft annehmen – diejenigen, die sich nicht für besser als die anderen halten, die sich ihrer Grenzen und Sünden bewusst sind und die sich im Vater alle als Geschwister erkennen. Schließlich ist es ein Geschenk Gottes, dass wir ihm danken dürfen. Unser Lobpreis kann seine Größe nicht mehren, doch uns bringt er Segen und Heil (vgl. Präfation für Wochentage IV). Deswegen sollen wir Gott nicht nur in frohen Stunden loben, sondern auch in schwierigen Augenblicken. Gerade da ist die Zeit für das Lobgebet, um auf unserem Weg mit Gott weiterzugehen. Dies lehren uns viele Heilige, so auch Franz von Assisi, der selbst in der Krankheit singt: „Gelobt seist du, mein Herr, mit allen deinen Geschöpfen.“

    Santo Padre:

    Saluto con affetto i fedeli di lingua tedesca. La lode porta la nostra preghiera verso Colui che ne è la sorgente e il termine: «un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui» (1Cor 8,6). Vogliamo anche in quest’anno lodare Dio, nei momenti belli e in quelli difficili, confidando filialmente nella sua bontà. Il Signore vi benedica e protegga sempre.

    Speaker:

    Von Herzen grüße ich die Gläubigen deutscher Sprache. Das Lob trägt unser Gebet zu seiner Quelle und seinem Ziel: den »einen Gott, den Vater. Von ihm stammt alles und wir leben auf ihn hin« (1 Kor 8,6). Wollen wir auch in diesem Jahr Gott loben, in den schönen wie in den schwierigen Momenten, und so als seine Kinder seiner Güte vertrauen. Der Herr segne und behüte euch allezeit.

    [00039-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

    In lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:

    Hoy meditamos sobre la oración de alabanza. San Mateo nos relata en su Evangelio que la misión de Jesús, a un cierto punto —después de haber realizado los primeros milagros y haber enviado a sus discípulos para anunciar el Reino de Dios— atraviesa una crisis. Jesús ve surgir en su entorno hostilidad y desilusión. En medio de esta dificultad, Él no se queja con el Padre, sino que lo glorifica con un himno de júbilo.

    En su oración, Jesús exulta de alegría, en primer lugar, por lo que Dios es: Él es su Padre y Señor del universo. Su alabanza brota precisamente de su experiencia de sentirse “hijo del Altísimo”. Y también lo alaba porque escoge a los “pequeños”. No se fija en los “sabios” y “prudentes” que, desconfiando de Él, lo rechazan, sino en los “pequeños”, los “sencillos” que están bien dispuestos a acoger su mensaje con un corazón limpio y humilde. Ellos, los pequeños, no se consideran mejores que los demás, son conscientes de sus propios límites y pecados, no tratan de dominar a los otros, sino que, en Dios Padre, se reconocen hermanos de todos.

    La oración de alabanza nos ayuda, no sólo cuando nos sentimos felices, sino sobre todo en los momentos difíciles. Lo vemos, por ejemplo, en el “Cántico de las criaturas”, que san Francisco compuso al final de su vida, cuando experimentó la soledad, el fracaso y todo tipo de privaciones. En esa circunstancia, Francisco alaba a Dios por todo, por la creación e incluso por la muerte, a la que con valentía llega a llamar “hermana”.

    Saludo cordialmente a los fieles de lengua española. Pidamos al Señor que nos conceda la gracia de ser humildes y de alabarlo en cualquier situación de nuestra vida, también en este tiempo de pandemia, porque sabemos que Él es el amigo fiel que nunca nos abandona y que nos ama sin medida. Que Dios los bendiga.

    [00040-ES.02] [Texto original: Español]

    In lingua portoghese

    Speaker:


    Uma dimensão importante da oração é o louvor. Os Santos mostram-nos que se pode louvar sempre a Deus, tanto nas horas felizes da vida como nas adversidades. No Cântico das Criaturas, São Francisco de Assis começa dizendo «Louvado sejais, meu Senhor, pelo irmão Sol…», e continua louvando a Deus por todos os dons da criação, para terminar bendizendo-O por aquela a que chama «irmã morte». Poder-nos-ia vir a vontade de exclamar: «Era um poeta; faz poesia…» Não é verdade! Não faz poesia; era a realidade! Naquele período, Francisco já está cego, doente e sem forças; sente que a morte lhe ronda por perto. E louva a Deus até pela morte, a quem corajosamente chama «irmã». Nisto, o «pobrezinho de Assis» imita Jesus, a Quem vê louvar o Pai do Céu precisamente num momento crítico da sua vida pública, quando constata a incompreensão de sábios e entendidos e a murmuração seguida de abandono de grande parte dos discípulos. Então, Jesus não eleva um lamento nem um pedido de explicações, mas um hino de louvor: «Bendigo-Te, o Pai, Senhor do Céu e da Terra, (…) porque isso foi do teu agrado» (Mt 11, 25.26). Jesus exulta, porque sabe e sente que o Senhor de tudo o que existe é Pai, é o «meu Pai». E esta sua visão leva-nos também a julgar de maneira diferente as nossas derrotas pessoais, as situações em que não vemos clara a presença e a ação de Deus, quando parece que o mal prevalece e não há modo de o deter. Esta é a hora do louvor, que é «a oração – como diz o Catecismo – que mais imediatamente reconhece que Deus é Deus! Canta-O por Si próprio, glorifica-O não tanto pelo que Ele faz, ma sobretudo porque ELE É» (nº 2639). É o amigo fiel; eterno é o seu amor.

    Santo Padre:

    Nel salutarvi tutti, cari ascoltatori di lingua portoghese, vi invito a chiedere al Signore una fede grande per guardare la realtà con lo sguardo di Dio, e una grande carità per accostare le persone con il suo cuore misericordioso. Fidatevi di Dio, come la Vergine Maria! Su di voi e sulle vostre famiglie, scenda la benedizione del Signore.

    Speaker:

    Queridos ouvintes de língua portuguesa, a todos vos saúdo, convidando-vos a pedir ao Senhor uma fé grande para verdes a realidade com os olhos de Deus, e uma grande caridade para vos aproximardes das pessoas com o seu coração misericordioso. Confiai em Deus, como a Virgem Maria! Sobre vós e vossas famílias, desça a bênção do Senhor.

    [00041-PO.01] [Texto original: Português]

    In lingua araba

    Speaker:


    تأمّلَ قداسةُ البابا اليَومَ في صلاةِ التسبيح. قال: مرّت رسالةُ المسيح بأزمة. شكَّ فيهِ يوحنا المعمدان، وسأل: "أَأَنتَ الآتي، أَم آخَرَ نَنتَظِر؟" وكان في القرى الواقعةِ على البحيرة، عداءٌ منتشرٌ تجاهه. وفي وسطِ الشدّة، لم يرفعْ يسوع شكواه إلى الآب، بل باركَه وسبَّحَه. سبَّحَه لأنَّه ربُّ السَّمَواتِ والأَرض ولأنَّه فضَّلَ الصِّغارَ على الأَذكِياءِ والحُكَماء. أوصَى يسوع بصلاةِ الطلب. وفي تلكَ اللحظةِ كان بحاجةٍ أن يطلب. لكنَّه لم يطلب، بل نراهُ يباركُ الآبَ ويسبّحُه ويمدحُه. نحن أيضًا، يجبُ أن نسبّحَ اللهَ ونشكُرَه، ليس فقط عندما نكونُ سعداءَ في الحياة، ولكن أيضًا، وقبلَ كلِّ شيءٍ في لحظاتِ الشدّة، لأنّها تُعلمُنا أن نرَى الحياةَ بمنظرٍ جديد، وتفتحُ أمامَنا الآفاق. وقالَ قداستُه: ألَّفَ القديسُ فرنسيس صلاةَ حمدٍ وتسبيحٍ ما زلنا نُصلِّيها حتى اليومَ وهي: صلاةُ نشيدِ المخلوقات. لم يؤَلِّفْها في لحظةِ فرحٍ وراحة، بل في وسطِ الصعوباتِ والمشقات. كانت اللحظةُ التي ألَّف فيها ذلك النشيدَ في آخرِ حياتِه، وقد تقدَّمَ في السن، وصارَ شِبْهَ أعمَى، والموتُ منه قريب، والعالمُ من حولِه لم يتغيَّر، ما زال عالمَ حروب، ومع ذلك كانت صلاتُه: "كُنْ مُسَبَّحًا، يا ربّ...". سبَّحَ فرنسيس اللهَ لكلِّ شيء، ولكلِّ عطايا الخليقة، وأيضًا للموت.

    Santo Padre:

    Saluto i fedeli di lingua araba. I Santi e le Sante ci dimostrano che si può lodare Dio sempre, nella buona e nella cattiva sorte, perché Egli è l’amico fedele, e il suo amore non viene mai meno. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!

    Speaker:

    أحيّي المؤمنينَ الناطقينَ باللغةِ العربية. يُظهرُ لنا القدّيسونَ والقدّيسات أنَّه يمكنُ أن نسبِّحَ اللهَ دائمًا، في زمنِ اليُسرِ والعُسر، لأنَّه الصديقُ الأمين، ومحبتُه لا تغيب أبدًا. ليباركْكُم الرّبُّ جميعًا ولْيَحمِكُم دائمًا من كلِّ شر!

    [00042-AR.01] [Testo originale: Arabo]

    In lingua polacca

    Speaker:


    Drodzy bracia i siostry, nasza dzisiejsza katecheza jest poświęcona modlitwie uwielbienia.

    Wyjdźmy od krytycznego wydarzenia w życiu Jezusa. Po Jego pierwszych cudach pojawia się pewna wrogość wobec Niego. I właśnie w tym momencie rozczarowania, Jezus nie wznosi do Ojca narzekania, lecz modlitwę uwielbienia: „Wysławiam Cię, Ojcze, Panie nieba i ziemi, że zakryłeś te rzeczy przed mądrymi i roztropnymi, a objawiłeś je prostaczkom”.

    Modlitwa Jezusa zachęca nas do patrzenia w inny sposób na nasze rozczarowania lub porażki osobiste, na sytuacje, w których nie widzimy wyraźnie obecności Boga, kiedy zdaje się, że zło przeważa i nie ma sposobu, aby je powstrzymać. Jezus, który tak bardzo polecał modlitwę prośby, właśnie w chwili, w której miałby powód, żeby prosić Ojca o wyjaśnienia, zamiast tego zaczyna Go wysławiać.

    Wspaniały przykład modlitwy uwielbienia znajdujemy w „Pieśni słonecznej”, którą św. Franciszek ułożył pod koniec swojego życia, gdy przeżywał wielkie trudności. Był on już prawie ślepy i odczuwał w swej duszy ciężar samotności, jakiej nigdy wcześniej nie odczuwał, a ponadto dostrzegał coraz bliższe kroki śmierci. Mógłby to być moment skrajnego rozczarowania i postrzegania własnej porażki. Ale w tej właśnie chwili Franciszek modląc się: „Pochwalony bądź, Panie mój”, wysławia Boga za wszystko, a nawet za śmierć, którą odważnie nazywa „siostrą”.

    Modlitwa uwielbienia jest nam potrzebna. Święci i święte ukazują nam, że zawsze można uwielbiać Pana Boga, w dobrej i złej doli, ponieważ On jest wiernym przyjacielem, a Jego miłość nigdy nie zawodzi..

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente tutti i Polacchi.

    La Chiesa in Polonia continua a realizzare il programma pastorale triennale, intitolato: “L’Eucaristia dona la vita”.

    Auguro a voi che nell’anno nuovo possiate approfondire con rinnovato slancio il mistero dell’Eucaristia, quale centro della vita cristiana.

    Vi benedico di cuore.

    Speaker polacco:

    Pozdrawiam serdecznie wszystkich Polaków.

    Kościół w Polsce kontynuuje realizację trzyletniego programu duszpasterskiego zatytułowanego: „Eucharystia daje życie”.

    Życzę Wam, abyście w nowym roku, z odnowionym zapałem, mogli pogłębiać tajemnicę Eucharystii jako centrum życia chrześcijańskiego.

    Z serca Wam błogosławię.

    [00043-PL.01] [Testo originale: Polacco]

    In lingua italiana

    Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua italiana, esortando a mettere Cristo al centro della propria vita per essere portatori di luce e di speranza nella società.

    Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Attingete ogni giorno dal Signore la forza per andare avanti ed essere testimoni di pace e di amore.

    [00044-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0019-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  9. #9
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 17.01.2021


    Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Francesco ha guidato la recita della preghiera dell’Angelus dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Il Vangelo di questa seconda domenica del Tempo Ordinario (cfr Gv 1,35-42) presenta l’incontro di Gesù con i suoi primi discepoli. La scena si svolge presso il fiume Giordano, il giorno dopo il battesimo Gesù. È lo stesso Giovanni Battista a indicare a due di loro il Messia con queste parole: «Ecco l’agnello di Dio!» (v. 36). E quei due, fidandosi della testimonianza del Battista, vanno dietro a Gesù. Lui se ne accorge e chiede: «Che cosa cercate?», e loro gli domandano: «Maestro, dove dimori?» (v. 38).

    Gesù non risponde: “Abito a Cafarnao o a Nazaret”, ma dice: «Venite e vedrete» (v. 39). Non un biglietto da visita, ma l’invito a un incontro. I due lo seguono e quel pomeriggio rimangono con Lui. Non è difficile immaginarli seduti a farGli domande e soprattutto ad ascoltarLo, sentendo che il loro cuore si riscalda sempre più mentre il Maestro parla. Avvertono la bellezza di parole che rispondono alla loro speranza più grande. E all’improvviso scoprono che, mentre intorno si fa sera, in loro, nel loro cuore, esplode la luce che solo Dio può donare. Una cosa che attira l’attenzione: uno di loro, sessant’anni dopo, o forse di più, scrisse nel Vangelo: «Erano circa le quattro del pomeriggio» (Gv 1,39), scrisse l’ora. E questa è una cosa che ci fa pensare: ogni autentico incontro con Gesù rimane nella memoria viva, non si dimentica mai. Tanti incontri tu li dimentichi, ma l’incontro vero con Gesù rimane sempre. E questi, tanti anni dopo, si ricordavano anche l’ora, non avevano potuto dimenticare questo incontro così felice, così pieno, che aveva cambiato la loro vita. Poi, quando escono da questo incontro e ritornano dai loro fratelli, questa gioia, questa luce straripa dai loro cuori come un fiume in piena. Uno dei due, Andrea, dice al fratello Simone – che Gesù chiamerà Pietro quando lo incontrerà –: «Abbiamo trovato il Messia» (v. 41). Sono usciti sicuri che Gesù era il Messia, certi.

    Fermiamoci un momento su questa esperienza dell’incontro con Cristo che chiama a stare con Lui. Ogni chiamata di Dio è un’iniziativa del suo amore. Sempre è Lui che prende l’iniziativa, Lui ti chiama. Dio chiama alla vita, chiama alla fede, e chiama a uno stato particolare di vita: “Io voglio te qui”. La prima chiamata di Dio è quella alla vita, con la quale ci costituisce come persone; è una chiamata individuale, perché Dio non fa le cose in serie. Poi Dio chiama alla fede e a far parte della sua famiglia, come figli di Dio. Infine, Dio chiama a uno stato particolare di vita: a donare noi stessi nella via del matrimonio, in quella del sacerdozio o della vita consacrata. Sono modi diversi di realizzare il progetto di Dio, quello che Lui ha su ciascuno di noi, che è sempre un disegno d’amore. Dio chiama sempre. E la gioia più grande per ogni credente è rispondere a questa chiamata, offrire tutto sé stesso al servizio di Dio e dei fratelli.

    Fratelli e sorelle, di fronte alla chiamata del Signore, che ci può giungere in mille modi anche attraverso persone, avvenimenti lieti e tristi, a volte il nostro atteggiamento può essere di rifiuto – “No… Ho paura… –, rifiuto perché essa ci sembra in contrasto con le nostre aspirazioni; e anche la paura, perché la riteniamo troppo impegnativa e scomoda: “Oh non ce la farò, meglio di no, meglio una vita più tranquilla… Dio là, io qua”. Ma la chiamata di Dio è amore, dobbiamo cercare di trovare l’amore che è dietro ogni chiamata, e si risponde ad essa solo con l’amore. Questo è il linguaggio: la risposta a una chiamata che viene dall’amore è solo l’amore. All’inizio c’è un incontro, anzi, c’è l’incontro con Gesù, che ci parla del Padre, ci fa conoscere il suo amore. E allora anche in noi sorge spontaneo il desiderio di comunicarlo alle persone che amiamo: “Ho incontrato l’Amore”, “ho incontrato il Messia”, “ho incontrato Dio”, “ho incontrato Gesù”, “ho trovato il senso della mia vita”. In una parola: “Ho trovato Dio”.

    La Vergine Maria ci aiuti a fare della nostra vita un canto di lode a Dio, in risposta alla sua chiamata e nell’adempimento umile e gioioso della sua volontà. Ma ricordiamo questo: per ognuno di noi, nella vita, c’è stato un momento nel quale Dio si è fatto presente più fortemente, con una chiamata. Ricordiamola. Andiamo indietro a quel momento, perché la memoria di quel momento ci rinnovi sempre nell’incontro con Gesù.

    [00056-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus

    Cari fratelli e sorelle,

    esprimo la mia vicinanza alle popolazioni dell’isola di Sulawesi, in Indonesia, colpita da un forte terremoto. Prego per i defunti, per i feriti e per quanti hanno perso la casa e il lavoro. Il Signore li consoli e sostenga gli sforzi di quanti si stanno impegnando a portare soccorso. Preghiamo insieme per i nostri fratelli di Sulawesi, e anche per le vittime dell’incidente aereo avvenuto sabato scorso, sempre in Indonesia. Ave, Maria

    Oggi in Italia si celebra la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei. Mi rallegro per questa iniziativa che prosegue da oltre trent’anni e auspico che porti frutti abbondanti di fraternità e di collaborazione.

    Domani è una giornata importante: inizia la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Quest’anno il tema si rifà al monito di Gesù: «Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto» (cfr Gv 15,5-9). Lunedì 25 gennaio concluderemo con la celebrazione dei Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, insieme con i rappresentanti delle altre Comunità cristiane presenti a Roma. In questi giorni preghiamo concordi affinché si compia il desiderio di Gesù: «Che tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21). L’unità, che sempre è superiore al conflitto.

    Rivolgo il mio cordiale saluto a voi che siete collegati attraverso i mezzi di comunicazione sociale. A tutti auguro una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

    [00057-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0028-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  10. #10
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    L’Udienza Generale, 20.01.2021


    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.15 nella Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

    Nel discorso in lingua italiana, il Papa ha incentrato la sua meditazione sulla preghiera per l’unità dei cristiani (Lettura: Gv 17,1.9.20-21), nella Settimana ad essa dedicata.

    Dopo aver riassunto la Sua catechesi nelle diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli. Quindi ha rivolto un appello a tutti gli Stati in occasione dell’entrata in vigore, il prossimo venerdì 22 gennaio, del Trattato per la proibizione delle armi nucleari.

    L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

    Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    In questa catechesi mi soffermerò sulla preghiera per l’unità dei cristiani. Infatti, la settimana che va dal 18 al 25 gennaio è dedicata in particolare a questo, a invocare da Dio il dono dell’unità per superare lo scandalo delle divisioni tra i credenti in Gesù. Egli, dopo l’Ultima Cena, ha pregato per i suoi, «perché tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21). È la sua preghiera prima della Passione, potremmo dire il suo testamento spirituale. Notiamo, però, che il Signore non ha comandato ai discepoli l’unità. Nemmeno ha tenuto loro un discorso per motivarne l’esigenza. No, ha pregato il Padre per noi, perché fossimo una cosa sola. Ciò significa che non bastiamo noi, con le nostre forze, a realizzare l’unità. L’unità è anzitutto un dono, è una grazia da chiedere con la preghiera.

    Ciascuno di noi ne ha bisogno. Infatti, ci accorgiamo che non siamo capaci di custodire l’unità neppure in noi stessi. Anche l’apostolo Paolo sentiva dentro di sé un conflitto lacerante: volere il bene ed essere inclinato al male (cfr Rm 7,19). Aveva così colto che la radice di tante divisioni che ci sono attorno a noi – tra le persone, in famiglia, nella società, tra i popoli e pure tra i credenti – è dentro di noi. Il Concilio Vaticano II afferma che «gli squilibri di cui soffre il mondo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo. È proprio all’interno dell’uomo che molti elementi si combattono a vicenda. […] Per cui soffre in se stesso una divisione, dalla quale provengono anche tante e così gravi discordie nella società» (Gaudium et spes, 10). Dunque, la soluzione alle divisioni non è opporsi a qualcuno, perché la discordia genera altra discordia. Il vero rimedio comincia dal chiedere a Dio la pace, la riconciliazione, l’unità.

    Questo vale prima di tutto per i cristiani: l’unità può giungere solo come frutto della preghiera. Gli sforzi diplomatici e i dialoghi accademici non bastano. Gesù lo sapeva e ci ha aperto la via, pregando. La nostra preghiera per l’unità è così un’umile ma fiduciosa partecipazione alla preghiera del Signore, il quale ha promesso che ogni preghiera fatta nel suo nome sarà ascoltata dal Padre (cfr Gv 15,7). A questo punto possiamo chiederci: “Io prego per l’unità?”. È la volontà di Gesù ma, se passiamo in rassegna le intenzioni per cui preghiamo, probabilmente ci accorgeremo di aver pregato poco, forse mai, per l’unità dei cristiani. Eppure da essa dipende la fede nel mondo; il Signore infatti ha chiesto l’unità tra noi «perché il mondo creda» (Gv 17,21). Il mondo non crederà perché lo convinceremo con buoni argomenti, ma se avremo testimoniato l’amore che ci unisce e ci fa vicini a tutti.

    In questo tempo di gravi disagi è ancora più necessaria la preghiera perché l’unità prevalga sui conflitti. È urgente accantonare i particolarismi per favorire il bene comune, e per questo è fondamentale il nostro buon esempio: è essenziale che i cristiani proseguano il cammino verso l’unità piena, visibile. Negli ultimi decenni, grazie a Dio, sono stati fatti molti passi in avanti, ma occorre perseverare nell’amore e nella preghiera, senza sfiducia e senza stancarsi. È un percorso che lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa, nei cristiani e in tutti noi, e dal quale non torneremo più indietro. Sempre avanti!

    Pregare significa lottare per l’unità. Sì, lottare, perché il nostro nemico, il diavolo, come dice la parola stessa, è il divisore. Gesù chiede l’unità nello Spirito Santo, a fare unità. Il diavolo sempre divide, perché è conveniente per lui dividere. Lui insinua la divisione, ovunque e in tutti i modi, mentre lo Spirito Santo fa sempre convergere in unità. Il diavolo, in genere, non ci tenta sull’alta teologia, ma sulle debolezze dei fratelli. È astuto: ingigantisce gli sbagli e i difetti altrui, semina discordia, provoca la critica e crea fazioni. La via di Dio è un’altra: ci prende come siamo, ci ama tanto, ma ci ama come siamo e ci prende come siamo; ci prende differenti, ci prende peccatori, e sempre ci spinge all’unità. Possiamo fare una verifica su noi stessi e chiederci se, nei luoghi in cui viviamo, alimentiamo la conflittualità o lottiamo per far crescere l’unità con gli strumenti che Dio ci ha dato: la preghiera e l’amore. Invece alimentare la conflittualità si fa con il chiacchiericcio, sempre, sparlando degli altri. Il chiacchiericcio è l’arma più alla mano che ha il diavolo per dividere la comunità cristiana, per dividere la famiglia, per dividere gli amici, per dividere sempre. Lo Spirito Santo ci ispira sempre l’unità.

    Il tema di questa Settimana di preghiera riguarda proprio l’amore: “Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto” (cfr Gv 15,5-9). La radice della comunione è l’amore di Cristo, che ci fa superare i pregiudizi per vedere nell’altro un fratello e una sorella da amare sempre. Allora scopriamo che i cristiani di altre confessioni, con le loro tradizioni, con la loro storia, sono doni di Dio, sono doni presenti nei territori delle nostre comunità diocesane e parrocchiali. Cominciamo a pregare per loro e, quando possibile, con loro. Così impareremo ad amarli e ad apprezzarli. La preghiera, ricorda il Concilio, è l’anima di tutto il movimento ecumenico (cfr Unitatis redintegratio, 8). Sia pertanto, la preghiera, il punto di partenza per aiutare Gesù a realizzare il suo sogno: che tutti siano una cosa sola.

    [00063-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

    In lingua francese

    Speaker:

    Frères et sœurs, la semaine du 18 au 25 janvier est consacrée à implorer de Dieu le don de l’unité pour dépasser le scandale des divisions entre tous ceux qui croient en Jésus. Après la dernière Cène, Jésus a prié le Père pour nous, pour que nous soyons un. Car l’unité est avant tout un don, une grâce à demander par la prière. Elle ne peut s’obtenir que comme fruit de la prière. Prier pour l’unité c’est participer humblement et avec confiance à la prière du Seigneur qui nous a promis que toute prière faite en son nom sera écoutée du Père. Le Seigneur a demandé l’unité entre nous pour que le monde croie. Et le monde croira, non pas parce que nous le convaincrons par de bons arguments, mais si nous témoignons que l’amour nous unit et nous rend proche de tous. En ces temps troublés, la prière est encore plus nécessaire pour que l’unité prévale sur les conflits. Il est donc essentiel que les chrétiens poursuivent leur chemin vers une unité pleine et visible. Beaucoup de pas en avant ont été faits. Mais il nous faut encore lutter parce que le diable est le diviseur, alors que l’Esprit Saint fait tout converger vers l’unité. Prenons conscience que les chrétiens des autres confessions sont des dons de Dieu. La racine de la communion est l’amour du Christ qui nous fait dépasser les préjugés pour voir dans l’autre un frère, une sœur, à aimer toujours.

    Santo Padre:
    Saluto cordialmente i fedeli di lingua francese. In questa settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, vi invito a pregare per i cristiani di altre confessioni e, quando possibile, a pregare con loro. Così impareremo ad amarli e ad apprezzarli. Dio vi benedica!

    Speaker:
    Je salue cordialement les personnes de langue française. En cette semaine de prière pour l’unité, je vous invite à prier pour les chrétiens des autres confessions, et, lorsque cela est possible, à prier avec eux. Ainsi nous apprendrons à les aimer et à les apprécier. Et que Dieu vous bénisse !

    [00064-FR.02] [Texte original: Français]

    In lingua inglese

    Speaker:

    Dear Brothers and Sisters, from 18 to 25 January each year, we celebrate the Week of Prayer for Christian Unity. In these days, all Christ’s followers are asked to pray in a particular way to the Father for the gift of unity, in order to proclaim the Gospel to a world torn by conflict and division. Our response to discord and division must first and foremost be to pray for the healing and reconciliation that Christ won for us by his saving Passion. We are called to share in Jesus’ own prayer at the Last Supper “that all may be one… so that the world may believe” (Jn 17:21) and find salvation. In these troubled times, Christians are called to bear witness to the Lord’s reconciling love and persevere along the path to full and visible unity. The theme for this year’s Week of Prayer, “Abide in my love and you shall bear much fruit” (cf. Jn 15:5-9), reminds us that the love of Christ is the basis of all communion between Christians and the inspiration for our efforts to recognize our rich diversity in the Holy Spirit, to overcome our divisions, and to work together in the service of God’s Kingdom of concord, justice and peace.

    Santo Padre:
    Saluto cordialmente i fedeli di lingua inglese. In questa Settimana di Preghiera per l’unità dei cristiani, chiediamo al Padre il dono della piena unità tra tutti i discepoli di Cristo, per la diffusione del Vangelo e per la salvezza del mondo. Su di voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore Gesù. Dio vi benedica!

    Speaker:
    I cordially greet the English-speaking faithful. In this Week of Prayer for Christian Unity, let us ask the Father for the gift of full unity between all Christ’s disciples, for the spread of the Gospel and the salvation of the world. Upon you and your families I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you!

    [00065-EN.01] [Original text: English]

    In lingua tedesca

    Speaker:

    Liebe Brüder und Schwestern, in diesen Tagen begehen wir die Gebetswo-che für die Einheit der Christen. Daher widme ich die heutige Katechese diesem Thema. Jesus selbst bat am Vorabend vor seiner Passion seinen Vater um die Einheit all derer, die zu ihm gehören: „Alle sollen eins sein“ (Joh 17,21). Es ist auffallend, dass der Herr diesen seinen letzten Willen vor seinem Kreuzestod nicht als Gebot an seine Jünger formuliert oder ihnen eine Rede dazu gehalten hat, sondern in einem Gebet zum Ausdruck ge-bracht hat. Um die Einheit zu erlangen, genügen nicht unsere Bemühun-gen, sondern sie ist vorrangig eine Gnade, um die wir beten müssen. Jeder Mensch ist dem inneren Konflikt ausgesetzt, das Gute zu wollen, aber zum Bösen zu neigen. Hierin liegt die Wurzel der vielen Spaltungen unter den Menschen, in der Gesellschaft und auch unter den Glaubenden. Die Tren-nungen werden nicht dadurch gelöst, dass man sich gegeneinander stellt, sondern das wahre Heilmittel findet sich in der Bitte um Vergebung und Einheit an Gott. Gerade als Christen sind wir somit aufgerufen, am Gebet des Herrn teilzunehmen und um die Einheit zu bitten, damit die Welt glaubt.

    Santo Padre:

    Saluto con affetto i fedeli di lingua tedesca. Chiediamo allo Spirito Santo di darci la sua forza nell’impegno per l’unità con Cristo ed i fratelli, al fine di essere testimoni credibili del suo amore in questo mondo. Il Signore benedica voi e le vo-stre famiglie.

    Speaker:
    Herzlich grüße ich die Gläubigen deutscher Sprache. Bitten wir den Heili-gen Geist, dass er uns seine Kraft im Einsatz für die Einheit mit Christus und den Geschwistern gebe, um glaubwürdige Zeugen seiner Liebe in die-ser Welt zu sein. Der Herr segne euch und eure Familien.

    [00066-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

    In lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:

    Estamos celebrando la Semana de oración por la unidad de los cristianos, que concluirá el 25 de enero, fiesta de la conversión del apóstol san Pablo. Durante estos días, pedimos al Señor el don de la unidad para poder superar las divisiones entre los creyentes en Jesús. Él mismo, antes de la Pasión, rogó al Padre por nosotros, para que seamos uno y el mundo crea. Esto significa que para lograr la unidad no basta sólo nuestro esfuerzo, sino que es sobre todo un don y una gracia que hemos de suplicar al Padre.

    Todos necesitamos la unidad, pero vemos que es difícil mantenerla incluso en nosotros mismos. Como san Pablo, también nosotros experimentamos un conflicto entre el bien que deseamos y la inclinación al mal, que nos lleva a hacer lo contrario. Esto nos hace ver que tantas divisiones que nos rodean —en el seno de las familias, las sociedades, los pueblos, e incluso entre los creyentes— se originan en el interior de cada persona. Por eso, la solución a las discordias comienza por la oración, por pedir a Dios la paz, la reconciliación y la unidad en nuestro propio corazón.

    En este tiempo de crisis la oración es aún más necesaria, para que la unidad prevalezca sobre los conflictos. Rezar es luchar por la unidad. Sí, luchar, porque nuestro enemigo, el diablo, es astuto y nos quiere dividir: agranda los errores y los defectos de los demás, siembra discordia, provoca críticas y crea facciones. En cambio, el camino de Dios es otro: nos ama tal como somos, acoge nuestras diferencias y nos impulsa a la comunión con Cristo y los demás.

    Saludo cordialmente a los fieles de lengua española. El lema de esta Semana de oración por la unidad de los cristianos es «Permanezcan en mi amor y darán fruto en abundancia». Pidamos al Señor que este lema se haga vida en nosotros. Recemos por los cristianos de otras confesiones y, si es posible, recemos junto con ellos, para que se cumpla el sueño de Jesús: que todos sean uno. Que Dios los bendiga.

    [00067-ES.02] [Texto original: Español]

    In lingua portoghese

    Speaker:

    Como tema da catequese de hoje, abordamos a oração pela unidade dos cristãos, nesta semana especialmente dedicada a pedir a Deus este dom, a fim de superar o escândalo das divisões entre os que creem em Jesus. Ele rezou ao Pai por nós, para que fôssemos um só. A cura das divisões começa pela oração a Deus pedindo a paz, a reconciliação, a unidade. Neste ponto podemos perguntar-nos se rezamos pela unidade, conscientes de que dela depende a fé no mundo. Com efeito, o Senhor pediu-nos a unidade para que o mundo creia e isto verifica-se quando testemunhamos o amor que nos une. Rezar pela unidade significa lutar por ela. Sim, lutar, porque o nosso inimigo, o diabo - como o próprio vocábulo nos diz -, é “aquele que divide”. Ele instiga a divisão por toda parte e em diversos modos, ao passo que o Espírito Santo faz sempre convergir na unidade. Para que cresça a unidade entre nós, lutemos com os instrumentos que Deus nos deu: a oração e o amor. Quando superamos os preconceitos e vemos no outro um irmão e uma irmã a quem devemos amar, descobrimos que os cristãos de outras confissões são dons de Deus. Comecemos a rezar por eles e, quando possível, com eles, aprendendo assim a amá-los. Que esta nossa oração seja o ponto de partida para ajudar Jesus a realizar o Seu sonho de que todos sejam um.

    Santo Padre:
    Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua portoghese. In questi giorni la mia preghiera va a quanti soffrono per la pandemia, specialmente a Manaus, nel nord del Brasile. Il Padre Misericordioso vi sostenga in questo momento difficile. Vi benedico di cuore!

    Speaker:
    Dirijo uma cordial saudação aos fiéis de língua portuguesa. Nestes dias a minha oração é por quantos sofrem com a pandemia, de modo especial em Manaus, no norte do Brasil. Que o Pai das Misericórdias lhes sustente neste momento difícil. Lhes abençoo de coração!

    [00068-PO.01] [Texto original: Português]

    In lingua araba

    Speaker:

    تأمّلَ قداسةُ البابا اليَومَ في الصّلاةِ من أجل وَحدةِ المسيحيّين. قال: يُخَصَّصُ الأسبوعُ الذي يمتدُ من اليومِ الثامنَ عشْرَ إلى الخامسِ والعشرين من شهرِ يناير/كانون الثاني لنطلبَ من الله نعمةَ الوَحدةِ بين المسيحيّينَ وللتغلبِ على الانقسامات. صلّى يسوع بعد العشاءِ الأخيرِ من أجلِ خاصتِه ليكونوا بِأَجمَعِهم واحِداً. ونحن أيضًا لا يمكنُنا أن نحققَ الوَحدة بقوتِنا بل بالصّلاة. فوَحدةُ المسيحيّينَ ستكونُ فقط ثمرةَ صلاتِنا التي هي مشاركةٌ أيضًا في صلاةِ يسوع. وقد وعدَنا يسوع بأنّ الآبَ سيُصغي إلى كلِّ صلاةٍ نرفعُها باسمه. الوَحدةُ مهمةٌ بين المسيحيّينَ ليؤمنَ العالمُ بِأَنّ الآبَ أَرسَلَ يسوعَ المسيح. سيؤمنُ العالمُ إذا شهدنا للمحبةِ التي توحّدُنا وتقربُنا من الجميع. لذلك من الضّروري أن نثابرَ في المحبةِ والصّلاة، ودون تعب، من أجلِ تحقيقِ الوَحدة. وقالَ قداستُه: إنّ موضوعَ أسبوعِ الصّلاةِ من أجلِ وَحدةِ المسيحيّينَ هو: أثبتوا في محبتي: فتُثمروا ثمرًا كثيرًا. إنّ أصلَ الشركةِ بين المسيحيّينَ هو محبةُ المسيح، التي تجعلُنا نتغلبُ على الأحكامِ المسبقةِ لنرى في الآخرِ أخًا وأختًا نحبُهم دائمًا. فنكتشفَ أنّ المسيحيّينَ على مختلفِ كنائسِهم هم هِبَةٌ من اللهِ بيننا. لنبدأ بالصّلاةِ من أجلِهِم ومعَهُم متى أمكن ذلك. هكذا نتعلّمُ أن نحبَّهُم ونقدّرَهُم. وهكذا نسيرُ معًا نحو الوَحدة.

    Santo Padre:


    Saluto i fedeli di lingua araba. La preghiera è l’anima di tutto il movimento ecumenico. Sia il punto di partenza per aiutare Gesù a realizzare il suo sogno: che tutti siano una cosa sola. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!

    Speaker:

    أحيّي المؤمنينَ الناطقينَ باللغةِ العربية. الصّلاةُ هي روحُ كلِّ حركةٍ مسكونيّة. لتَكُنْ نقطةَ الانطلاقِ لمساعدةِ يسوعَ على تحقيقِ حلمِه وهو: ليكونوا بِأَجمَعِهِم واحِداً.. ليباركْكُم الرّبُّ جميعًا ولْيَحمِكُم دائمًا من كلِّ شر!

    [00069-AR.01] [Testo originale: Arabo]

    In lingua polacca

    Santo Padre:

    W dzisiejszej katechezie Ojciec Święty koncentruje się na modlitwie o jedność chrześcijan, ponieważ tydzień od 18 do 25 stycznia jest poświęcony błaganiu Boga o dar przezwyciężenia skandalu podziałów między wierzącymi w Chrystusa.

    Podczas Ostatniej Wieczerzy Jezus modlił się za swoich uczniów, „aby wszyscy stanowili jedno” (J 17, 21). Można powiedzieć, że jest to Jego duchowy testament. Zauważamy jednak, że Pan nie nakazał uczniom jedności, ani nie wygłosił do nich przemówienia, które motywowałoby jej konieczność. Przeciwnie, modlił się do Ojca za nas, abyśmy stanowili jedno. Oznacza to, że do osiągnięcia jedności nie wystarczą nasze wysiłki. Jedność jest przede wszystkim darem, jest łaską, o którą należy prosić w modlitwie. Nasza modlitwa jest pokornym, ale ufnym uczestnictwem w modlitwie Pana, który obiecał, że każda modlitwa w Jego imieniu zostanie wysłuchana przez Ojca (por. J 15, 7).

    Tematem tego Tygodnia Modlitwy jest miłość: „Trwajcie w mojej miłości, a przyniesiecie obfity owoc” (por. J 15,5–9). Źródłem komunii jest miłość Chrystusa, która sprawia, że przezwyciężamy nasze uprzedzenia, aby widzieć w innych brata i siostrę, których zawsze trzeba kochać. Wówczas odkrywamy, że chrześcijanie innych wyznań, z ich tradycjami, z ich historią, są darem Boga. Zacznijmy się za nich modlić, a jeśli to możliwe, to wraz z nimi. Modlitwa - przypomina nam Sobór - jest duszą całego ruchu ekumenicznego (por. Unitatis redintegratio, 8). Niech to będzie punkt wyjścia, aby pomóc Jezusowi w realizacji Jego pragnienia: aby wszyscy stanowili jedno.

    Santo Padre:
    Saluto cordialmente i polacchi. Cari fratelli e sorelle, in questa settimana ecumenica, voglio ricordarvi quanto San Giovanni Paolo II ha detto durante la visita in Polonia nel 1997: “la preghiera per ritrovare la piena unità è un nostro particolare dovere. È d’obbligo tendere intensamente alla ricostruzione dell’unità voluta da Cristo, ed è d’obbligo pregare per questa unità: essa, infatti, è dono della Santissima Trinità” (Wrocław, 31.05.1997). Anche io vi invito: pregate, e la comune preghiera sia per voi l’ispirazione nell’approfondimento della reciproca fratellanza. Vi benedico di cuore!

    Speaker:
    Serdecznie pozdrawiam Polaków. Drodzy bracia i siostry, w tym tygodniu ekumenicznym, chcę wam przypomnieć to, co św. Jan Paweł II powiedział podczas wizyty w Polsce w 1997 r.: „modlitwa o odzyskanie jedności w pełni jest naszą szczególną powinnością. Powinnością jest usilnie dążyć do odbudowy jedności, której chciał Chrystus, i powinnością jest modlić o tę jedność: jest bowiem ona darem Trójcy Przenajświętszej” (Wrocław, 31.05.1007). Ja też zachęcam was: módlcie się, a wspólna modlitwa niech będzie dla was natchnieniem w pogłębianiu wzajemnego braterstwa. Z serca wam błogosławię!

    [00070-PL.01] [Testo originale: Polacco]

    In lingua italiana

    Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua italiana, esortando a seguire sempre Cristo con umiltà e docilità, per essere testimoni di verità e di carità.

    Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. In questa Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani vi invito a farvi carico di questo problema, pregando perché tutti i cristiani accolgano l’invito del Signore all’unità della fede nell’unica Chiesa da Lui fondata.

    [00071-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    Appello del Santo Padre

    Dopodomani, venerdì 22 gennaio, entrerà in vigore il Trattato per la proibizione delle armi nucleari. Si tratta del primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che vieta esplicitamente questi ordigni, il cui utilizzo ha un impatto indiscriminato, colpisce in breve tempo una grande quantità di persone e provoca danni all’ambiente di lunghissima durata.

    Incoraggio vivamente tutti gli Stati e tutte le persone a lavorare con determinazione per promuovere le condizioni necessarie per un mondo senza armi nucleari, contribuendo all’avanzamento della pace e della cooperazione multilaterale, di cui oggi l’umanità ha tanto bisogno.

    [00076-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0033-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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