Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Omelie, discorsi e messaggi di Papa Francesco

  1. #91
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    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    IN OCCASIONE DELLA MARCIA PER LA PACE PERUGIA-ASSISI


    Al caro Fratello
    Mons. Domenico Sorrentino Arcivescovo
    Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino


    Rivolgo di cuore il mio saluto ai partecipanti alla sessantesima marcia per la pace Perugia-Assisi, rallegrandomi perché il tema scelto quest’anno è “La cura come nuovo nome della pace”. Nel fatto che intorno al valore del prendersi cura, riferito agli altri e all’ambiente, si riscontri oggi un’ampia condivisione, possiamo riconoscere un positivo segno dei tempi, che la crisi pandemica ha contribuito a far emergere. Con il gesto semplice ed essenziale del vostro camminare, voi avete affermato che la cultura della cura è una strada, anzi, è la strada maestra che conduce alla pace (cfr Messaggio per la 54ª Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2021).

    La cura, infatti, è il contrario dell’indifferenza, dello scarto, del violare la dignità dell’altro, cioè di quell’anti-cultura che è alla base della violenza e della guerra. Purtroppo ancora oggi, dopo le due immani guerre mondiali e le tante guerre regionali che hanno distrutto popoli e Paesi, ancora – ed è scandaloso – gli Stati spendono enormi somme di denaro per gli armamenti, mentre nelle Conferenze internazionali si proclama la pace, distogliendo di fatto lo sguardo dai milioni di fratelli e sorelle che mancano del necessario per vivere o trascinano un’esistenza indegna dell’uomo.

    Per questo è più che mai necessario camminare sulla via della cura: non una volta all’anno, ma ogni giorno, nel concreto della vita quotidiana, con l’aiuto di Dio che è padre di tutti e di tutti si prende cura, perché impariamo a vivere insieme da fratelli e sorelle. Con questa viva speranza invoco l’intercessione di San Francesco d’Assisi e invio a tutti la mia benedizione.

    Roma, San Giovanni in Laterano, 4 ottobre 2021
    Festa di San Francesco di Assisi


    Francesco


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  2. #92
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    DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    AI PARTECIPANTI AL CAPITOLO GENERALE DELLE
    SUORE DELLA CARITÀ DI SANTA GIOVANNA ANTIDA THOURET


    Sala Clementina
    Lunedì, 11 ottobre 2021


    Care sorelle!

    Vi do il benvenuto in occasione del vostro 21° Capitolo generale, che finalmente siete riuscite a celebrare. Ringrazio la neo-eletta Superiora Generale per il suo saluto: a lei e al nuovo Consiglio auguro un servizio sereno e fruttuoso. E mi unisco alla vostra riconoscenza per la Superiora e le Consigliere uscenti.

    Proprio Suor Nunzia, quando scrisse per chiedere l’udienza, notava la coincidenza del vostro Capitolo con l’apertura del Sinodo. Scriveva così: «Saremo in comunione con tutta la Chiesa e con Lei». Vorrei fermarmi un momento su questo. Prima di tutto vi ringrazio per la vostra preghiera, con cui accompagnate l’inizio del percorso sinodale. Ma voglio anche approfittare di questa coincidenza per evidenziare che l’impegno che ci assumiamo come Chiesa di crescere nella sinodalità è uno stimolo forte anche per gli Istituti di vita consacrata. In particolare, voi consacrate siete una presenza insostituibile nella grande comunità in cammino che è la Chiesa. Viene alla mente l’immagine di Gesù che percorre le strade della Galilea, della Samaria e della Giudea: con lui ci sono i discepoli, e tra loro molte donne; di alcune conosciamo anche i nomi (cfr Lc 8,1-3). Mi è piaciuto quello che ha detto la precedente Superiora Generale: “Torno alla strada”: è bello, con la gente. Mi piace pensare che voi consacrate siete un prolungamento di quella presenza femminile che camminava con Gesù e con i Dodici, condividendo la missione e dando il proprio peculiare apporto.

    E voi, Suore della Carità, in che modo più specificamente partecipate a questo cammino? Qual è il vostro contributo originale? Vi lascio queste domande, che naturalmente non hanno risposte già pronte, preconfezionate. E le risposte che non sono preconfezionate sono le migliori. Però mi pare di vedere che nel tema del vostro Capitolo è contenuta una risposta. Il tema infatti è: Ripartire da Betania, con la sollecitudine di Marta e l’ascolto di Maria.

    Intanto qui c’è di nuovo la presenza di due donne, Marta e Maria, con i loro nomi e i loro volti. Due discepole che hanno avuto un posto molto importante nella vita di Gesù e dei Dodici, lo si vede bene nei Vangeli. Questo conferma che anzitutto in quanto donne e in quanto battezzate, cioè discepole di Gesù, voi siete presenza viva nella Chiesa, partecipando alla comunione e alla missione. Non dobbiamo mai dimenticare ciò che sta alla base: il Battesimo. Perché qui c’è la radice di tutto. A partire da questa radice Dio ha fatto crescere in voi la pianta della vita consacrata, secondo il carisma di Santa Giovanna Antida.

    Ma il tema del vostro Capitolo dice di più, con quelle due parole: “sollecitudine” e “ascolto”. Sono certo che se riuscirete davvero a vivere la sollecitudine e l’ascolto, sull’esempio delle sante sorelle Marta e Maria di Betania, voi continuerete a dare il vostro contributo prezioso al cammino di tutta la Chiesa. In particolare, sollecitudine verso i poveri e ascolto dei poveri. Qui voi siete maestre. Siete maestre non con le parole, ma con i fatti, con la storia di tante vostre sorelle che hanno dato la vita per questo, nella sollecitudine e nell’ascolto vicino alle persone anziane, malate, emarginate; vicino ai piccoli, agli ultimi con la tenerezza e la compassione di Dio. Questo edifica la Chiesa, la fa camminare nella via di Cristo che è la via della carità. Avevo detto che la vostra è una testimonianza all’essere vicini agli ultimi, con tenerezza e compassione. Lo stile di Dio è questo: vicinanza, tenerezza e compassione. Sempre Dio fa così. Nella misura in cui noi facciamo lo stesso, saremo più simili a essere pastori come Dio. Non dimenticatevi questo: sempre vicinanza, sempre compassione e sempre tenerezza.

    Per questo, care sorelle, vi ringrazio di cuore a nome di tutta la Chiesa. La Vergine Madre e Santa Giovanna Antida vi proteggano sempre. Benedico voi e tutte le vostre sorelle nel mondo. E voi, per favore, continuate e pregare per me, ne ho bisogno. Grazie!


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  3. #93
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    PAPA FRANCESCO

    UDIENZA GENERALE

    Aula Paolo VI
    Mercoledì, 13 ottobre 2021


    Catechesi sulla Lettera ai Galati: 11. La libertà cristiana, fermento universale di liberazione

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Nel nostro itinerario di catechesi sulla Lettera ai Galati, abbiamo potuto mettere a fuoco qual è per San Paolo il nucleo centrale della libertà: il fatto che, con la morte e risurrezione di Gesù Cristo, siamo stati liberati dalla schiavitù del peccato e della morte. In altri termini: siamo liberi perché siamo stati liberati, liberati per grazia – non per pagamento -, liberati dall’amore, che diventa la legge somma e nuova della vita cristiana. L’amore: noi siamo liberi perché siamo stati liberati gratuitamente. Questo è appunto il punto chiave.

    Oggi vorrei sottolineare come questa novità di vita ci apra ad accogliere ogni popolo e cultura e nello stesso tempo apra ogni popolo e cultura a una libertà più grande. San Paolo infatti dice che per chi aderisce a Cristo non conta più essere giudeo o pagano. Conta solo «la fede che si rende operosa per mezzo della carità» (Gal 5,6). Credere che siamo stati liberati e credere in Gesù Cristo che ci ha liberati: questa è la fede operosa per la carità. I detrattori di Paolo – questi fondamentalisti che erano arrivati lì - lo attaccavano per questa novità, sostenendo che egli avesse preso questa posizione per opportunismo pastorale, cioè per “piacere a tutti”, minimizzando le esigenze ricevute dalla sua più stretta tradizione religiosa. È lo stesso discorso dei fondamentalisti d’oggi: la storia di ripete sempre. Come si vede, la critica nei confronti di ogni novità evangelica non è solo dei nostri giorni, ma ha una lunga storia alle spalle. Paolo, comunque, non rimane in silenzio. Risponde con parresia - è una parola greca che indica coraggio, forza – e dice: «È forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!» (Gal 1,10). Già nella sua prima Lettera ai Tessalonicesi si era espresso in termini simili, dicendo che nella sua predicazione non aveva mai usato «parole di adulazione, né […] avuto intenzioni di cupidigia […]. E neppure […] cercato la gloria umana» (1 Ts 2,5-6), che sono le strade del “far finta di”; una fede che non è fede, è mondanità.

    Il pensiero di Paolo si mostra ancora una volta di una profondità ispirata. Accogliere la fede comporta per lui rinunciare non al cuore delle culture e delle tradizioni, ma solo a ciò che può ostacolare la novità e la purezza del Vangelo. Perché la libertà ottenutaci dalla morte e risurrezione del Signore non entra in conflitto con le culture, con le tradizioni che abbiamo ricevuto, ma anzi immette in esse una libertà nuova, una novità liberante, quella del Vangelo. La liberazione ottenuta con il battesimo, infatti, ci permette di acquisire la piena dignità di figli di Dio, così che, mentre rimaniamo ben innestati nelle nostre radici culturali, al tempo stesso ci apriamo all’universalismo della fede che entra in ogni cultura, ne riconosce i germi di verità presenti e li sviluppa portando a pienezza il bene contenuto in esse. Accettare che noi siamo stati liberati da Cristo – la sua passione, la sua morte, la sua resurrezione – è accettare e portare la pienezza anche alle diverse tradizioni di ogni popolo. La vera pienezza.

    Nella chiamata alla libertà scopriamo il vero senso dell’inculturazione del Vangelo. Qual è questo vero senso? Essere capaci di annunciare la Buona Notizia di Cristo Salvatore rispettando ciò che di buono e di vero esiste nelle culture. Non è una cosa facile! Sono tante le tentazioni di voler imporre il proprio modello di vita come se fosse il più evoluto e il più appetibile. Quanti errori sono stati compiuti nella storia dell’evangelizzazione volendo imporre un solo modello culturale! La uniformità come regola di vita non è cristiana! L’unità sì, l’uniformità no! A volte, non si è rinunciato neppure alla violenza pur di far prevalere il proprio punto di vista. Pensiamo alle guerre. In questo modo, si è privata la Chiesa della ricchezza di tante espressioni locali che portano con sé la tradizione culturale di intere popolazioni. Ma questo è l’esatto contrario della libertà cristiana! Per esempio, mi viene in mente quando si è affermato il modo di fare apostolato in Cina con padre Ricci o nell’India con padre De Nobili. … [Qualcuno diceva]: “E no, questo non è cristiano!”. Sì, è cristiano, sta nella cultura del popolo.

    Insomma, la visione della libertà propria di Paolo è tutta illuminata e fecondata dal mistero di Cristo, che nella sua incarnazione – ricorda il Concilio Vaticano II – si è unito in certo modo ad ogni uomo (cfr Cost. past. Gaudium et spes, 22). E questo vuol dire che non c’è uniformità, c’è invece la varietà, ma varietà unita. Da qui deriva il dovere di rispettare la provenienza culturale di ogni persona, inserendola in uno spazio di libertà che non sia ristretto da alcuna imposizione dettata da una sola cultura predominante. È questo il senso di dirci cattolici, di parlare di Chiesa cattolica: non è una denominazione sociologica per distinguerci da altri cristiani. Cattolico è un aggettivo che significa universale: la cattolicità, la universalità. Chiesa universale, cioè cattolica, vuol dire che la Chiesa ha in sé, nella sua stessa natura, l’apertura a tutti i popoli e le culture di ogni tempo, perché Cristo è nato, morto e risorto per tutti.

    La cultura, d’altronde, è per sua stessa natura in continua trasformazione. Si pensi a come siamo chiamati ad annunciare il Vangelo in questo momento storico di grande cambiamento culturale, dove una tecnologia sempre più avanzata sembra avere il predominio. Se dovessimo pretendere di parlare della fede come si faceva nei secoli passati rischieremmo di non essere più compresi dalle nuove generazioni. La libertà della fede cristiana – la libertà cristiana - non indica una visione statica della vita e della cultura, ma una visione dinamica, una visione dinamica anche della tradizione. La tradizione cresce ma sempre con la stessa natura. Non pretendiamo, pertanto, di avere il possesso della libertà. Abbiamo ricevuto un dono da custodire. Ed è piuttosto la libertà che chiede a ciascuno di essere in un costante cammino, orientati verso la sua pienezza. È la condizione di pellegrini; è lo stato di viandanti, in un continuo esodo: liberati dalla schiavitù per camminare verso la pienezza della libertà. E questo è il grande dono che ci ha dato Gesù Cristo. Il Signore ci ha liberato dalla schiavitù gratuitamente e ci ha messo sulla strada per camminare nella piena libertà.
    ________________________

    Saluti

    Je salue cordialement les pèlerins de langue française, en particulier les paroisses Notre Dame des Champs et de Cognac. Comme des pèlerins sur un chemin parfois difficile et douloureux, marchons dans la joie vers la libération définitive du péché et de la mort que nous offre Jésus-Christ. Témoignons à tous de cette voie de bonheur et de paix. Que Dieu vous bénisse !

    [Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare le parrocchie di Notre Dame des Champs e di Cognac. Come pellegrini di un cammino a volte difficile e doloroso, andiamo con gioia verso la liberazione definitiva dal peccato e dalla morte, che ci offre Gesù Cristo. Testimoniamo a tutti questa via di felicità e di pace. Dio vi benedica!]

    I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially the groups from the United States of America. In this month of October, through the intercession of Our Lady of the Rosary, may we grow in the Christian freedom that we received at baptism. Upon all of you, and your families, I invoke the joy and peace of the Lord. May God bless you!

    [Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente i gruppi provenienti dagli Stati Uniti d’America. In questo mese di ottobre, attraverso l’intercessione della Madonna, Regina del Rosario, possiamo crescere nella libertà cristiana che abbiamo ricevuto nel battesimo. Su tutti voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore. Dio vi benedica!]

    Einen herzlichen Gruß richte ich an die Gläubigen deutscher Sprache. Heute gedenken wir der Erscheinungen der seligen Jungfrau Maria in Fatima. Sie führe uns auf dem Weg der beständigen Umkehr und Buße, um Christus, der Sonne der Gerechtigkeit, entgegenzugehen. Sein Licht befreie uns von allem Bösen und zerstreue die Dunkelheit dieser Welt.

    [Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua tedesca. La Beata Vergine Maria, di cui quest’oggi ricordiamo le apparizioni a Fatima, sia la nostra guida sul cammino di continua conversione e penitenza per andare incontro a Cristo, sole di giustizia. La sua luce ci liberi da ogni male e disperda le tenebre di questo mondo.]

    Saludo cordialmente a los fieles de lengua española. Los animo a mantener un espíritu de peregrinos, siempre en camino, siguiendo juntos las huellas de Cristo con libertad y alegría, hacia esa patria a la que Dios nos convoca. Que el Señor los bendiga a todos. Muchas gracias.

    Queridos fiéis de língua portuguesa, a todos vos saúdo e desejo que se fortaleça cada vez mais, nos vossos corações, o sentir e o viver com a Igreja, perseverando na reza diária do terço. Podereis assim reunir-vos quotidianamente com a Virgem Mãe, aprendendo d'Ela a cooperar plenamente com os desígnios de salvação que Deus tem sobre cada um. O Senhor vos abençoe, a vós e aos vossos entes queridos.

    [Cari fedeli di lingua portoghese, vi saluto tutti. E vi auguro che si rinsaldi sempre di più, nei vostri cuori, il sentire e il vivere con la Chiesa, perseverando nella preghiera quotidiana del Rosario. Potrete così incontrarvi ogni giorno con la Vergine Madre, imparando da Lei a cooperare pienamente con i piani di salvezza che Dio ha per ciascuno. Il Signore benedica voi e i vostri cari.]

    [...].

    [Saluto i fedeli di lingua araba. La libertà della fede cristiana non indica una visione statica della vita e della cultura, ma dinamica e chiede a ciascuno di essere in un costante cammino, orientati verso la sua pienezza. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga sempre da ogni male!]

    [...].

    [Saluto cordialmente tutti i Polacchi. Questa settimana ricorrono l’anniversario dell’elezione di San Giovanni Paolo II e le memorie liturgiche di San Giovanni XXIII, Santa Teresa d’Ávila e Sant’Edvige di Slesia. Le loro vite sono chiari esempi di libertà cristiana. L’esperienza di questi Santi vi ricordi che non esiste libertà senza responsabilità e senza amore per la verità. E la più grande realizzazione della libertà è la carità, che si concretizza nel servizio. Vi benedico di cuore!]

    * * *

    Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Saluto le Suore Serve di Maria Riparatrici, che celebrano il loro Capitolo generale, e le incoraggio a proseguire con fedeltà e gioia il loro servizio al Vangelo e ai fratelli. Saluto le Suore Scalabriniane, che partecipano ad un corso di formazione, e le esorto ad essere generose testimoni di accoglienza e di fraternità. Voi che lavorate tanto con i migranti, continuate così. Brave! Saluto e ringrazio la Delegazione del Comune di Cervia, qui convenuta per il tradizionale dono del sale. E il mio cuore ricorda monsignor Mario Marini, di santa memoria.

    Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, agli ammalati, ai giovani e agli sposi novelli. Oggi ricordiamo l’ultima apparizione della Madonna di Fatima. Alla celeste Madre di Dio affido tutti voi, perché vi accompagni con tenerezza materna nel vostro cammino e vi sia di conforto nelle prove della vita.

    A tutti la mia benedizione.


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    (Fonte, dal sito della Santa Sede.
    Citazioni bibliche:
    La Sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, 2008).
    Ultima modifica di Laudato Si’; 13-10-2021 alle 15:50
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  4. #94
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    DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    AI PARTECIPANTI AL CONGRESSO PROMOSSO DALLA
    SOCIETÀ ITALIANA DI FARMACIA OSPEDALIERA


    Sala Clementina
    Giovedì, 14 ottobre 2021


    Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

    Ringrazio il Presidente della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie per le parole che mi ha rivolto a nome di tutti voi. Grazie! Siete venuti da tutta Italia per il vostro Congresso, in rappresentanza di diverse realtà. Il Congresso è prima di tutto occasione di confronto per voi, ma è anche un’opportunità per ribadire l’importanza del sistema sanitario pubblico nazionale, elemento imprescindibile per garantire il bene comune e la crescita sociale di un Paese. E tutto ciò nel contesto della pandemia, che ha cambiato e cambierà il modo di programmare, organizzare e gestire la sanita? e la salute. A questo proposito, vorrei indicarvi tre strade sulle quali proseguire il vostro impegno.

    La prima la prendo dalla figura dell’albergatore nella parabola del buon samaritano: a lui viene chiesto di accogliere l’uomo ferito e di prendersene cura fino al ritorno del samaritano (cfr Lc 10,35). In questo personaggio possiamo vedere due aspetti significativi del lavoro del farmacista ospedaliero: la routine quotidiana e il servizio nascosto. Sono aspetti comuni a molti altri lavori, che richiedono pazienza, costanza e precisione, e che non hanno la gratificazione dell’apparire, hanno poca visibilità. La routine quotidiana e il servizio nascostonon hanno visibilità, poca, diciamo così, poca visibilità. Proprio per questo, se sono accompagnati dalla preghiera e dall’amore, essi generano la “santità del quotidiano”. Perché senza preghiera e senza amore – voi lo sapete bene – questa routine diventa arida. Ma con amore, fatta con amore e con preghiera ti porta alla santità “della porta accanto”: santi anonimi che sono dappertutto perché fanno bene quello che devono fare.

    La seconda strada riguarda la dimensione specifica del farmacista ospedaliero, ovvero la sua professionalità, la sua specializzazione post-laurea. Insieme con il clinico, è il farmacista ospedaliero che ricerca, sperimenta, propone percorsi nuovi; sempre nel contatto immediato con il paziente. Si tratta della capacità di comprendere la malattia e il malato, di personalizzare le medicine e i dosaggi, confrontandosi talvolta con le situazioni cliniche più complesse. Il farmacista infatti è in grado di tenere conto degli effetti complessivi, che sono più della semplice somma dei singoli farmaci per le diverse patologie. Talvolta – a seconda delle strutture – si dà l’incontro con la persona malata, altre volte la farmacia ospedaliera è uno dei reparti invisibili che fa funzionare il tutto, ma la persona è sempre la destinataria delle vostre cure.

    La terza strada interessa la dimensione etica della professione, sotto due aspetti: quello personale e quello sociale.

    Sul piano individuale, il farmacista, ciascuno di voi, adopera sostanze medicinali che possono però trasformarsi in veleni. Qui si tratta di esercitare una costante vigilanza, perché il fine sia sempre la vita del paziente nella sua integralità. Voi siete sempre al servizio della vita umana. E questo può comportare in certi casi l’obiezione di coscienza, che non è infedeltà, ma al contrario fedeltà alla vostra professione, se validamente motivata. Oggi c’è un po’ la moda di pensare che forse sarebbe una buona strada togliere l’obiezione di coscienza. Ma guarda che questa è l’intimità etica di ogni professionista della salute e questo non va negoziato mai, è proprio la responsabilità ultima dei professionisti della salute. Ed è anche denuncia delle ingiustizie compiute ai danni della vita innocente e indifesa. [1] È un tema molto delicato, che richiede nello stesso tempo grande competenza e grande rettitudine. In particolare, sull’aborto ho avuto occasione di tornare anche recentemente. [2] Sapete che su questo sono molto chiaro: si tratta di un omicidio e non è lecito diventarne complici. Detto questo, il nostro dovere è la vicinanza, il dovere positivo nostro: stare vicino alle situazioni, specialmente alle donne, perché non si arrivi a pensare alla soluzione abortiva, perché in realtà non è la soluzione. Poi la vita dopo dieci, venti, trent’anni ti passa il conto. E bisogna stare in un confessionale per capire il prezzo, tanto duro, di questo.

    Questo era il livello etico personale. C’è poi il livello della giustizia sociale, che è tanto importante: «Le strategie sanitarie, volte al perseguimento della giustizia e del bene comune, devono essere economicamente ed eticamente sostenibili». [3] Certamente, nel Servizio Sanitario Nazionale italiano, grande spazio occupa l’universalità dell’accesso alle cure, ma il farmacista – anche nelle gerarchie di gestione e amministrazione – non è un mero esecutore. Pertanto i criteri gestionali e finanziari non sono l’unico elemento da prendere in considerazione. La cultura dello scarto non deve intaccare la vostra professione. E anche su questo bisogna essere sempre vigilanti. «Dio nostro Padre ha dato il compito di custodire la terra non ai soldi, ma a noi: agli uomini e alle donne. Noi abbiamo questo compito! Invece uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo: è la “cultura dello scarto”». [4] Anche negli anziani: dare la metà dei medicinali e così si accorcia la vita… È uno scarto, sì. Questa osservazione, originariamente riferita all’ambiente, vale a maggior ragione per la salute dell’essere umano.

    La gestione delle risorse e l’attenzione a non sprecare quanto affidato alle mani di ogni singolo farmacista assumono un significato non solo economico ma etico, anzi, direi umano, molto umano. Pensiamo all’attenzione ai dettagli, all’acquisto e alla conservazione dei prodotti, all’uso corretto e alla destinazione a chi ne abbia necessità e urgenza. Pensiamo al rapporto con i vari operatori – i capisala, gli infermieri, i medici e gli anestesisti – e con tutte le strutture coinvolte.

    Vi ringrazio per questa visita, e mi auguro che voi possiate andare avanti nel vostro mestiere così umano, così degno, così grande e tante volte così silenzioso che nessuno se ne accorge. Grazie tante! Che Dio vi benedica tutti. E pregate per me. Grazie!
    _____________________________

    [1] Cfr Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, Nuova Carta degli Operatori Sanitari (2017), n. 60.

    [2] Cfr Conferenza stampa durante il volo di ritorno da Bratislava (15 settembre 2021).

    [3] Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, Nuova Carta degli Operatori Sanitari (2017), n. 92.

    [4] Udienza generale, 5 giugno 2013.


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  5. #95
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    VIDEOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE
    IN OCCASIONE DEL 57.mo COLLOQUIO DELLA FONDAZIONE IDEA SUL TEMA

    “LOGREMOS UNA ARGENTINA SOSTENIBLE"
    (REALIZZIAMO UN’ARGENTINA SOSTENIBILE)


    [Buenos Aires, 13-15 ottobre 2021]


    Desidero plaudire allo spazio di dialogo che si sono proposti la Fondazione Idea e l’Unione dei lavoratori dell’economia popolare. Desidero di cuore che sia un momento di autentico scambio che possa raccogliere il contributo innovativo degli imprenditori e dei lavoratori che lottano per la loro dignità e per le loro famiglie.

    Varie volte ho fatto riferimento alla nobile vocazione dell’imprenditore che cerca con creatività di produrre ricchezza e di diversificare la produzione, rendendo possibile al tempo stesso la creazione di posti di lavoro.

    Perché non mi stancherò mai di parlare della dignità del lavoro. Ciò che dà dignità è il lavoro. Chi non ha lavoro sente che gli manca qualcosa, gli manca quella dignità che dà proprio il lavoro, che unge di dignità.

    Alcuni mi hanno fatto dire cose che non sostengo: che propongo una vita senza fatica, o che disprezzo la cultura del lavoro. Immaginatevi se si può dire questo di un discendente di piemontesi, che non sono venuti nel nostro paese con la voglia di essere mantenuti, ma con un enorme desiderio di rimboccarsi le maniche per costruire un futuro per le loro famiglie. È curioso, i migranti non mettevano i soldi in banca, ma in mattoni e terreno. La casa prima di tutto. Guardavano avanti verso la famiglia. Investimento di famiglia.

    Il lavoro esprime e alimenta la dignità dell’essere umano, gli consente di sviluppare le capacità che Dio gli ha donato, lo aiuta a tessere relazioni di scambio e di aiuto reciproco, gli permette di sentirsi collaboratore di Dio per prendersi cura di questo mondo e svilupparlo, lo fa sentire utile alla società e solidale con le persone a lui care. Per questo il lavoro, al di là delle fatiche e delle difficoltà, è il cammino di maturazione, di realizzazione della persona, che mette le ali ai sogni migliori.

    Per questo motivo, risulta chiaro che i sussidi possono essere solo un aiuto provvisorio. Non si può vivere di sussidi, perché il grande obiettivo è offrire fonti di lavoro diversificate che consentano a tutti di costruire il futuro con la fatica e l’ingegno. Proprio perché diversificate, aprono il cammino affinché le diverse persone trovino il contesto più adeguato a sviluppare i propri doni, poiché non tutti hanno le stesse capacità e inclinazioni.

    Su questa strada credo che il dialogo tra gli imprenditori e i lavoratori non sia solo indispensabile ma anche fecondo e promettente. Grazie per questo colloquio che avete programmato con un proposito tanto nobile.

    Che Dio vi benedica e, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie.

    _______________________________

    L'Osservatore Romano, Anno CLXI n. 234, giovedì 14 ottobre 2021, p. 8.


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  6. #96
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    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELL'ALIMENTAZIONE 2021


    A sua Eccellenza
    Qu Dongyu
    Direttore Generale della Fao


    Eccellenza,

    La celebrazione annuale della Giornata Mondiale dell’Alimentazione ci pone di fronte a una delle sfide più grandi dell’umanità: sconfiggere la fame una volta per tutte è una meta ambiziosa. Il Vertice delle Nazioni Unite sui Sistemi Alimentari , tenutosi a New York lo scorso 23 settembre, ha messo in evidenza la perentorietà di adottare soluzioni innovative che possano trasformare il modo in cui produciamo e consumiamo gli alimenti per il benessere delle persone e del pianeta. Questo è improrogabile per accelerare la ripresa post-pandemica, combattere l’insicurezza alimentare e avanzare verso il conseguimento di tutti gli Obiettivi dell’Agenda 2030.

    Il tema proposto quest’anno dalla Fao, «Le nostre azioni sono il nostro futuro. Una produzione migliore, una nutrizione migliore, un ambiente migliore e una vita migliore », sottolinea il bisogno di un’azione congiunta affinché tutti abbiano accesso a un’alimentazione che garantisca la massima sostenibilità ambientale e che inoltre sia adeguata e a un prezzo accessibile. Ognuno di noi ha una funzione da svolgere nella trasformazione dei sistemi alimentari a beneficio delle persone e del pianeta, e «tutti possiamo collaborare […] per la cura della creazione, ognuno con la propria cultura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità» (Lettera Enciclica Laudato si’ , n. 14).

    Attualmente assistiamo a un autentico paradosso in quanto all’accesso al cibo: da un lato, più di 3.000 milioni di persone non hanno accesso a una dieta nutriente, mentre, dall’altro, quasi 2.000 milioni di persone sono in sovrappeso o affetti da obesità a causa di una cattiva alimentazione e di uno stile di vita sedentario. Se non vogliamo mettere in pericolo la salute del nostro pianeta e di tutta la nostra popolazione, dobbiamo favorire la partecipazione attiva al cambiamento a tutti i livelli e riorganizzare i sistemi alimentari nel loro insieme.

    Vorrei indicare quattro ambiti in cui è urgente agire: nei campi, nel mare, nella tavola e nella riduzione della perdita e dello spreco alimentare. I nostri stili di vita e le nostre pratiche di consumo quotidiane influiscono sulla dinamica globale e ambientale, ma se aspiriamo a un cambiamento reale, dobbiamo esortare produttori e consumatori a prendere decisioni etiche e sostenibili e sensibilizzare le generazioni più giovani sull’importante compito che svolgono per rendere realtà un mondo senza fame. Ognuno di noi può offrire il suo contributo a questa nobile causa, iniziando dalla nostra vita quotidiana e dai gesti più semplici. Conoscere la nostra Casa Comune, proteggerla ed essere consapevoli della sua importanza è il primo passo per essere custodi e promotori dell’ambiente.

    La pandemia ci dà l’opportunità di cambiare rotta e investire in un sistema alimentare mondiale che possa far fronte con sensatezza e responsabilità a future crisi. In tal senso, il prezioso contributo dei piccoli produttori è fondamentale; occorre facilitare il loro accesso all’innovazione che, applicata al settore agroalimentare, può rafforzare la resistenza al cambiamento climatico, aumentare la produzione di cibo e sostenere quanti lavorano nella catena di valore alimentare.

    La lotta contro la fame esige di superare la fredda logica del mercato, incentrata avidamente sul mero beneficio economico e sulla riduzione del cibo a una merce come tante, e rafforzare la logica della solidarietà.

    Signor Direttore Generale, la Santa Sede e la Chiesa cattolica camminano insieme alla Fao e alle altre entità e persone che danno il meglio di sé affinché nessun essere umano veda lesi o ignorati i suoi diritti fondamentali. Che quanti spargono semi di speranza e di concordia sentano il sostegno della mia preghiera affinché le loro iniziative e i loro progetti siano sempre più fruttuosi ed efficaci. Con questi sentimenti, invoco su di lei e su quanti con impegno e generosità combattono la miseria e la fame nel mondo la Benedizione di Dio Onnipotente.

    Vaticano, 15 ottobre 2021

    Francesco

    __________________________

    da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, n. 235, 16/10/2021


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    (Fonte, dal sito della Santa Sede).
    «Regina Sacratissimi Rosarii,
    ora pro nobis».




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