Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronaca della Diocesi di Carpi - anno 2021

  1. #11
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    In ricordo di Romano Pelloni

    Dal settimanale diocesano "Notizie" (N.45 del 27.12.2020) si riporta il toccante ricordo che dell'amico carissimo Prof. Romano Pelloni fa il Prof. Pier Giuseppe Levoni, autorevolissima voce del laicato cattolico di Carpi.

    Un cattolico presente
    Romano Pelloni: va menzionata l’attività nell’Associazione Genitori (AGE) per una testimonianza attiva nella scuola

    RICORDI
    << Romano Pelloni ha vissuto la sua lunga vita nel segno del servizio alla Chiesa e alla città di Carpi. Al di là della sua ben nota ed apprezzata attività di docente e di artista multiforme, dobbiamo essergli grati per l’esempio di impegno che ha speso per decenni, in ambito diocesano e nella società locale, vivendone da protagonista problemi e iniziative.
    La fonte di questa generosità, oltre che dalla nativa apertura cordiale agli altri, gli proveniva soprattutto da una formazione religiosa “solida”, basata
    cioè non su riferimenti incerti e “liquidi” ma su quella “sana dottrina cattolica”, come è stato detto, che ha alimentato negli anni ’40 e ’50 un’intera generazione di giovani carpigiani che hanno cercato di trasfondere i valori cristiani nella realtà sociale e politica. Una generazione cresciuta da alcuni sacerdoti di grande sensibilità educativa, di concreta intraprendenza e di cultura basata sulla Dottrina Sociale della Chiesa. Per la nostra diocesi ha ricoperto importanti ruoli, soprattutto nell’ambito della comunicazione, come fondatore del periodico dell’Azione Cattolica Centro D, collaborando con don Nino Levratti nell’organizzazione delle giornate per le comunicazioni sociali, dirigendo per parecchi anni il settimanale Notizie, lanciato da quel vescovo Maggiolini, definito impropriamente “presenzialista”, che capiva l’importanza fondamentale dell’informazione nella comunità ecclesiale, e in proiezione esterna nel tessuto culturale della realtà sociale. Di questa “presenza” della Chiesa del resto sono stati fautori e attori i pontefici degli ultimi decenni, come più che mai lo è oggi papa Francesco. In ambito cittadino l’impegno più gravoso, e oggi ricordato da pochi, fu quello svolto da Romano dopo i “Decreti Delegati” del ’74 che aprirono la stagione della collegialità nella scuola, compreso l’inserimento dei genitori negli organi di partecipazione. Coadiuvato da alcuni amici volonterosi diede vita alla sezione carpigiana dell’AGE,
    promuovendo la sensibilizzazione delle famiglie cattoliche a concorrere nelle periodiche tornate elettorali scolastiche, così da garantire anche in quell’ambito una “presenza” capace di confrontarsi con gli interpreti di altri orientamenti politico-culturali. Fece parte per anni della dirigenza nazionale dell’AGE.
    Fu pure per il quinquennio ’80-’85 Consigliere Comunale D.C., e più tardi solerte sostenitore delle iniziative del Portico e della Terza Età, realtà importanti della “presenza” cattolica a Carpi.
    Grazie, Romano, di questa testimonianza di fede vissuta e dell’amicizia affettuosa verso quanti hanno condiviso con te la necessità, oltre che di pregare e di pensare, di “esserci” da credenti.

    Pier Giuseppe Levoni




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  2. #12
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    Nuovo economo diocesano

    Nomina dell’Economo della Diocesi di Carpi




    E’ imminente la nomina ufficiale del nuovo Economo Diocesano da parte del Vescovo, monsignor Erio Castellucci, sentito il parere favorevole espresso dal Collegio dei Consultori e dal Consiglio per gli Affari Economici.

    Si tratta del dottor Mario Vignoli, carpigiano, commercialista e libero professionista, che nell’ultimo anno ha fatto parte del team di esperti che ha collaborato con gli uffici amministrativi per effettuare la “radiografia gestionale” della Diocesi di Carpi. Vignoli, 60 anni, oltre all’attività professionale, è molto attivo in importanti realtà del terzo settore come revisore e consulente amministrativo e finanziario.

    (Fonte. sito della Diocesi)






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  3. #13
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    Incontro a carattere ecumenico

    Unità dei cristiani: veglia ecumenica di preghiera




    Domenica 17 gennaio, alle 16,00 nella nuovissima Chiesa Sussidiaria della Santissima Trinità a Cibeno di Carpi, si terrà la Veglia Ecumenica di preghiera, presieduta dal nostro Vescovo Mons. Erio Castellucci,
    affiancato dai rappresentanti delle comunità cristiane presenti in Diocesi. L’iniziativa, in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, è organizzata dall’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso e dalla Consulta delle aggregazioni laicali della Diocesi di Carpi. Tutti sono invitati a partecipare.


    - Dal sito diocesano -
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  4. #14
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    In servizio con la Caritas

    Servizio civile in Caritas, aperte le domande


    La Caritas Diocesana di Carpi offre la possibilità di vivere un anno di servizio civile ai giovani tra i 18 e i 29 anni (non compiuti), attraverso il progetto “Giovani Sogni”. Sono disponibili: quattro posti presso Effatà Carpi (Oratorio Eden) e due posti presso l’Oratorio della Parrocchia di Mirandola.
    Quest’anno la domanda di servizio civile va presentata esclusivamente all’indirizzo https://domandaonline.serviziocivile.it entro e non oltre le ore 14.00 del prossimo 8 febbraio.
    E’ obbligatorio essere in possesso di Spid identità digitale:
    https://spid.politichegiovanilieserviziocivile.gov.it/
    Il servizio civile per i giovani selezionati avrà durata 12 mesi con un rimborso mensile di 439,50 euro.
    Info: Caritas di Carpi – Michela Marchetto Tel. 059 644352

    - Dal sito diocesano -
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  5. #15
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    In ricordo di Don Giampio Caleffi

    Una vita per le opere di misericordia

    La morte di don Gianpio Caleffi, già parroco di San Marino, Rovereto e Fossoli, primo direttore della Caritas




    << Lo scorso 27 dicembre, si è spento ad 86 anni, all’ospedale di Carpi, dove era stato ricoverato nei giorni precedenti per alcune complicanze, Don Gian Pio Caleffi . Profondo cordoglio ha suscitato la notizia, come dimostrano le tante attestazioni di stima e di affetto pervenute, anche attraverso i social media della Diocesi di Carpi. Una commossa partecipazione ha accompagnato l’ultimo saluto al sacerdote, prima con le visite alla chiesa del Crocifisso, dove è stata collocata la salma, e poi in Cattedrale con la celebrazione delle esequie, presieduta dal vescovo Erio Castellucci, e concelebrata dal vicario generale, monsignor Gildo Manicardi, e dai presbiteri diocesani. Il feretro è stato trasportato in chiesa dai barellieri dell’Unitalsi, di cui è stato a lungo assistente spirituale. Anche gli amici friulani di Pignano di Ragogna, aiutati da don Caleffi a seguito del sisma del 1976 e sempre rimasti in contatto con lui negli anni, hanno voluto far sentire la propria vicinanza inviando messaggi di cordoglio, che sono stati letti al funerale. “La Chiesa di Carpi si stringe ai familiari di don Gian Pio Caleffi - ha affermato monsignor Castellucci nell’omelia - ed esprime, attraverso la presenza di tanti di voi, dei confratelli e degli amici, la riconoscenza al Signore per il dono della sua lunga esistenza sacerdotale, come parroco a San Marino, Rovereto, Fossoli, poi rettore della chiesa del Crocifisso, direttore della Caritas, assistente dell’Unitalsi. In tutti questi servizi ha manifestato coraggio e convinzione, come anche nei momenti di emergenza, quale il terremoto del Friuli nel 1976. Una personalità solida che amava andare al sodo. Per questo è stata scelta la pagina del Vangelo relativa al giudizio finale (le opere di misericordia, Matteo 25, 35-44, ndr).Chissà quante volte è risuonata a don Gianpio, ricordando Mamma Nina! Ho sentito parlare di lui nell’ultimo anno e mezzo. E’ stato uno di quei sacerdoti che testimoniano come il peccato più grande sia l’omissione. Le parole più dure di Gesù riguardano non quello che l’uomo ha fatto di male ma quello che non ha fatto di bene. Don Gianpio - ha concluso il Vescovo - ha fatto molto, non è stato l’uomo delle omissioni, ma un esempio di vita umana e sacerdotale, una persona che andava al sodo”. Dopo la liturgia esequiale, don Caleffi è stato tumulato nel cimitero di San Giacomo Roncole.

    Note biografiche di un lungo ministero
    Gianpio Caleffi nasce a San Giacomo Roncole il 30 marzo 1934 da Nando e Aldina Rinaldi secondo di tre fratelli; viene rigenerato al sacro fonte il 5 aprile successivo. Dopo la quarta elementare chiede di entrare in seminario nel quale completa gli studi liceali e teologici e viene ordinato sacerdote il 29 giugno 1957 da monsignor Artemio Prati.
    Inizia il ministero sacerdotale come vicario parrocchiale prima a Mortizzuolo poi, nel 1958, a Novi di Modena. Nel 1960 viene trasferito a Concordia, sempre come vicario parrocchiale, a cui unisce l’insegnamento di religione nelle scuole. È ancora vivo nei concordiesi il ricordo di don Gianpio, persona capace, intelligente, capace di integrarsi serenamente con le persone più diverse, scherzando, ascoltando e consigliando sempre col sorriso. In canonica si occupava dei giovani: educava e faceva divertire sempre con una presenza costante e vigile. Nel 1967 viene nominato cappellano a Rovereto e due anni dopo vicario sostituto a San Marino, per diventarne poi parroco dal marzo 1971. Sono gli anni in cui, assieme a don Angelo Chiossi e a don Mario Ganzerla dà vita alla colonia estiva prendendo in gestione una casa a Vermiglio. Si adopera per migliorare i locali e rendere tutto più accogliente. Il periodo sammarinese lo vede impegnato, oltre che nella gestione della parrocchia, anche in attività e progetti: bar parrocchiale, proiezione di film per bambini e famiglie, organizzazione di tavole rotonde con la partecipazione anche di personaggi famosi. Viaggia e viene invitato a congressi internazionali, tra cui viene ricordato quello sacerdotale tenutosi a Parigi nel 1974.
    In don Gianpio c’è sempre stata una particolare attenzione alle persone bisognose e fragili, ed ecco che lo troviamo inserito nell’Unitalsi assieme a don Nino Levratti, prima come co-assistente e poi come assistente per le diverse attività diocesane e nei numerosi pellegrinaggi a Lourdes, dove verrà nominato Cappellano onorario della Grotta (2002).
    Mandato dal vescovo a Roma per una serie di corsi di formazione, al suo ritorno in diocesi è nominato primo direttore della Caritas diocesana, recentemente istituita, che lo vedeimpegnato subito in occasione del terremoto del 1976 che colpisce il Friuli. Grande e assiduo è l’impegno di don Gianpio per aiutare
    la gente friulana, per i quali ha speso energie e forze. I friulani non si sono dimenticati di lui anzi, ne è nata una profonda amicizia che è continuata fino ad oggi. Don Gianpio si recava spesso in Friuli per incontrare gli amici, che in ogni occasione non mancavano di rinnovargli la stima (a lui e alla diocesi) per il bene e gli aiuti ricevuti.
    Nell’ottobre 1977 viene nominato parroco di Rovereto dove si fa apprezzare per l’entusiasmo, l’energia e lo zelo pastorale; implementa la sagra parrocchiale, organizza campi estivi e invernali, fonda l’Anspi parrocchiale, struttura le attività parrocchiali e il catechismo, organizza pellegrinaggi in terra santa e in vari santuari anche fuori Italia. È pure nominato delegato vescovile per la pastorale del lavoro e presidente del consiglio di amministrazione della Casa della Divina Provvidenza dove si interessa della causa di beatifi cazione di Mamma Nina in qualità di postulatore diocesano, causa che purtroppo (dopo la proclamazione della venerabilità, nel 2002), si arenò a Roma con grande dispiacere di don Gianpio.
    Nel frattempo, aveva curato a Carpi la ristrutturazione della casa di via Matteotti 91, lasciata in eredità dalla Signora Maria Ferrari alla Casa della Divina Provvidenza. Qui diede inizio alla struttura che lui stesso volle chiamare Agape di Mamma Nina e che da allora è andatasempre più sviluppandosi.
    Con il sisma che scosse l’Irpinia nel 1980, ricco della lunga esperienza maturata in Friuli, torna in primo piano per portare l’aiuto della nostra diocesi alle popolazioni campano-lucane. L’ultima parrocchia affidata al nostro è stata quella di Fossoli nella quale entra nel 1997, dove continua l’attività organizzativa e pastorale con l’entusiasmo di sempre. Nel 2009 lascia l’ufficio di parroco impegnandosi come rettore della chiesa dell’Adorazione e incaricato dell’assistenza spirituale delle strutture protette “Il Carpine” e “il Quadrifoglio”, a Carpi. Nel 2012 vive il terremoto che colpisce la diocesi e che vede la chiusura della chiesa dell’Adorazione. Don Gianpio celebra nel salone di San Nicolò. Nei vari luoghi dove don Gian Pio ha prestato la sua opera pastorale, il nostro è sempre stato accompagnato ed affi ancato dai familiari che lo hanno sempre seguito assicurandogli la loro presenza. In particolare, ricordiamo tutti la cognata Bruna che lo ha seguito fino alla fine nel silenzio e nella discrezione. Negli ultimi tempi don Gianpio si era trasferito presso la Casa Soggiorno del Clero, nella quale è stato accudito e curato sempre con attenzione. Il Signore ha scelto di chiamarlo alla liturgia del cielo alle prime ore del 27 dicembre, giorno del martirio, dies natalis del Beato Odoardo Focherini, come lui grande amico di Mamma Nina. “Riposino insieme nel Signore” ( Simul requiescant in Domino).

    Ermenegildo Manicardi, Vicario Generale, e Andrea Beltrami, Cancelliere Vescovile

    don Gianpio Caleffi
    Dicembre 1988, chiusura della fase diocesana del processo di beatificazione di Mamma Nina






    Da "Notizie" , versione digitale (10.01.2021)
    >>



    Virtus ex Alto

  6. #16
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    Restauro al via

    Il magnifico tempio rinascimentale di San Nicolò, annesso al convento dei Padri Cappuccini, e considerata la più solenne tra le chiese costruite in Italia dall'ordine dei Francescani Cappuccini potrà finalmente riaprire.
    Si riporta da "Notizie"- versione digitale del 10.01.2021 l'articolo a firma di Maria Luisa Cabri

    In attesa di ritrovare tanta bellezza

    Partirà a fine gennaio il cantiere di San Nicolò, per il miglioramento antisismico e ripristino danni del sisma. Spesa di 2,8 milioni in due appalti

    RICOSTRUZIONE
    Maria Silvia Cabri

    << Una notizia attesa da tanto tempo e da tante persone, parrocchiani e non solo: entro fine mese partirà il cantiere del tempio di San Nicolò (la chiesa e l’adiacente convento rientrano tra i beni culturali di proprietà comunale, ndr).
    Dal terremoto del 2012 infatti la chiesa non è ancora stata riaperta al culto e varie sono state le “traversie” che ne hanno rallentato gli interventi. Nello specifico sarà il Raggruppamento Temporaneo di Imprese “Mulinari – CSM – Carraro” a eseguire nel tempio monumentale di San Nicolò i lavori di miglioramento antisismico e ripristino dei danni provo- cati dalle scosse del 2012: a queste tre aziende infatti è stato affidato l’appalto di oltre 1,4 milioni al netto del ribasso da loro offerto del 7,50%. Il progetto generale prevede interventi di consolidamento strutturale delle murature in elevazione, di parte delle volte e delle coperture, nonché il restauro degli intonaci decorati danneggiati dal terremoto quasi nove anni fa. In particolare quest’ultimo appalto sarà affidato successivamente, al termine della procedura digara che è in corso di predisposizione.
    Struttura degli interventi e costi
    I lavori infatti sono articolati secondo due appalti distinti: il primo appunto per le opere edili di miglioramento sismico, il secondo per restaurare l’apparato decorativo interno alla chiesa. Nel complesso la spesa risulta di 2,8 milioni di euro, dei quali 1,3 milioni finanziati dalla Regione con stanziamenti relativi ai piani della ricostruzione, e 1,5 milioni dal Comune con fondi assicurativi. Il raggruppamento appena incaricato è composto dalla ravennate “Mulinari Costruzioni Generali srl”, dalla milanese “CSM Acciaio srl” e dalla padovana “Falegnameria Carraro snc”. L’intervento sul Tempio di San Nicolò, ha richiesto un tempo più lungo del previsto, e un iter abbastanza faticoso, anche dal punto di vista burocratico. Vi è stata un’intensa attività di dialogo e confronto con la Regione e la Soprintendenza, l’intervento è complesso.Inoltre si è voluto garantire un progetto innovativo che assicuri non solo il migliore restauro della chiesa ma anche la maggiore sicurezza sismica: i danni riportati con il sisma del 2012 sono gli stessi che si
    erano manifestati con il precedente terremoto de 1996. Si è quindi reputato da subito necessario un intervento risolutivo, che ponga per sempre al riparo tutta la bellezza racchiusa in questa chiesa.
    La dichiarazione di Marco Truzzi, assessore a Lavori pubblici e Patrimonio storico-artistico:
    “Sono particolarmente felice di dare questa notizia, perché rientrando nel tempio e alzando gli occhi ci si rende conto di quanto manca a tutti noi carpigiani. Un pensiero in particolare va alla comunità di San Nicolò: so che c’era molta attesa per questo progetto, tante le e-mail e le telefonate per sapere a che punto eravamo. Il cantiere inizierà entro fine gennaio. Queste risorse rientrano nel disegno più ampio di investimenti sul centro storico: Castello dei Pio, Torrione degli Spagnoli e ora San Nicolò sono tra i principali cantieri in corso. Nel 2021 si aggiungerà la sinagoga settecentesca e approveremo i progetti di corso Roma, viale Carducci ed ex-bocciofila Malatesta. Con questi progetti stiamo delineando un centro storico con luoghi e spazi di grande qualità e più ‘ampio’ che va dal mercato coperto attraversando corso Roma fino a San Rocco passando per l’ex-bocciofila Malatesta (sud-nord) e da San Nicolò a viale Carducci (ovest-est)”. >>











    Virtus ex Alto

  7. #17
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    In ricordo di un giovane esemplare

    Grande commozione in città e in Diocesi ha suscitato la prematura scomparsa il 6 gennaio al Policlinico di Modena a soli 22 anni di Enrico Lovascio, vittima di una insidiosa forma di leucemia. Giovane solare, sportivo, capo scout, impegnato nel volontariato ci lascia una splendida testimonianza.
    Si riprende dal sito diocesano il testo della toccante omelia del nostro Vescovo.

    Omelia di S.E. Mons. Erio Castellucci alle esequie di Enrico Lovascio



    9 gennaio 2021 - Cattedrale di Carpi

    (2 Sam 7,1-5.8-12.14.16; Sal 88; Gv 10,11-18)


    << Il silenzio potrebbe bastare. Il silenzio e le lacrime, il fiume di lacrime sgorgate dagli occhi di chi ha conosciuto e amato Enrico e anche di chi, senza averlo mai incontrato, ne ha sentito parlare e letto in questi giorni. Il silenzio sembra l’unica voce adatta a un dolore così grande, a un mistero così fitto, a una morte che ci lascia attoniti. Se abbiamo l’audacia di rompere il silenzio, in punta di piedi, non è per pronunciare parole terrene, impotenti e banali davanti all’enigma della morte, ma per lasciar risuonare l’unica grande parola di vita eterna. La parola che i familiari di Enrico hanno scelto per la liturgia di oggi. Quella rivolta al re Davide: “Sono stato con te dovunque sei andato”; “ti darò riposo”; “il tuo trono sarà reso stabile per sempre”. E poi la parola proclamata nel Salmo: “canterò in eterno l’amore del Signore”. E ancora la parola del Vangelo: “io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo”.
    Sono parole che osano perforare il velo della morte, che osano dire “sempre”, quando noi diciamo “finché”; osano dire “in eterno”, quando noi diciamo “ieri, oggi, forse domani”; osano dire “do la mia vita e la riprendo”, quando noi diciamo “voglio farmi la mia vita”. Ma sono queste ormai, che superano il tempo, le sole parole adatte, le parole svelate nelle quali Enrico ora è immerso.
    Non ci confortano le altre, le parole di vita terrena; non ci danno speranza né quelle parole che consegnano la continuazione di una vita al solo ricordo dei cari, né tantomeno quelle che ammutoliscono davanti alla fine, pensando che la morte polverizzi tutto. Possibile che in un attimo svaniscano per sempre progetti, sacrifici, desideri, sogni. Possibile che in un istante siano annientati l’amore ricevuto e offerto, le gioie e gli slanci di un’intera esistenza? Possibile che una malattia possa cancellare per sempre la vita promettente di un giovane? Noi sentiamo che se la nostra esistenza finisse con la morte, se le nostre speranze fossero destinate al nulla eterno, se i nostri passi terreni, spesso incerti e faticosi, scivolassero in un abisso oscuro, la vita intera perderebbe senso. Non siamo dentro ad un immenso inganno, vittime di un ingranaggio che gira a vuoto; siamo dentro ad un immenso abbraccio, l’abbraccio di un Padre che ci attende “per sempre”, “in eterno”, donandoci una “vita” senza fine.
    Noi non vediamo quaggiù la luce piena, quella celeste in cui confidiamo sia ora avvolto Enrico; noi siamo, quaggiù, viandanti che si inoltrano di notte nei sentieri, come qualche volta accade agli scout nella route; non camminiamo però alla cieca, ma siamo dotati di una fiaccola, la fede; se non ci permette di vedere il cielo, rischiara però i nostri passi; se non ci rende solare il sentiero, ci evita però di cadere nei dirupi; se non ci dà la visione del giorno, ci aiuta però a vincere la solitudine, a vedere altri che camminano con noi, ad avere fiducia che insieme raggiungeremo il traguardo.
    È inutile allora cercare di svelare il mistero; la domanda “perché?” – “perché Signore hai permesso questo?” – percorre l’esperienza religiosa umana fin dal suo inizio, attraversa tutta la Bibbia e culmina sulle labbra del crocifisso: “Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. È umanissima, è autentica e sofferta. Ma sappiamo che la nostra fiaccola non basta per vedere tutto chiaro; solo chi raggiunge la méta conosce il tracciato del sentiero percorso. Gesù stesso non ha avuto una risposta immediata: il suo “perché” è rimasto sospeso, tra lui e il Padre. “Io do la vita”: aveva detto e lo stava facendo; “per poi riprenderla di nuovo”: ma questa parte l’ha affidata al Padre. “Perché Signore?” La domanda rimane per adesso sospesa anche sulle nostre labbra e, come per Gesù, attende l’alba della risurrezione.
    Al di fuori della fede non avrebbe senso, del resto, chiedersi “perché”; nella fede il “perché” si trasforma in una domanda diversa: “per chi?”. Il “perché” di Gesù diventa affidamento: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”; e in quel momento Gesù trasforma il “perché” nel “per chi”: per i fratelli e per il Padre.
    La domanda vera, quindi, è “per chi”? Per chi ha vissuto Enrico, anzi, nella fede osiamo cambiare il passato in presente: per chi vive Enrico? Vive per noi, vive per incidere nei nostri cuori le parole più vere, che resistono alla morte. La sua breve esistenza terrena, interrotta troppo presto, è una scuola per noi. Ci insegna a distinguere l’essenziale dal superfluo, ad impegnare le nostre energie nelle cose che contano, senza disperderle nelle superficialità, nelle invidie, nei litigi, nelle frivolezze, nelle rivalità… come si scolorano, davanti alla vicenda di un giovane che muore, i troppi inutili impulsi che investiamo nelle cose che passano! Per chi vive? Enrico vive per la sua famiglia, per Raffaella, Giuseppe, Davide, Elena; vive per la sua ragazza, i suoi amici delle parrocchie e associazioni – Azione Cattolica, Agesci – che hanno percorso con lui dei tratti di cammino. Enrico vive per i bambini e i ragazzi che ha educato con entusiasmo, serietà e passione; vive per gli amici della pallacanestro, nella polisportiva Nazareno; vive per la musica, nella sua band e nell’animazione liturgica in Cattedrale: una persona lo ha efficacemente definito “uno spartito nelle mani del Signore”; vive per i compagni di scuola e di università. E vive per chi lo ha accompagnato e curato in questi mesi e che ora è sgomento.
    È incredibile il concentrato di mondi nei quali si è impegnato: pare impossibile che un giovane di 22 anni potesse coltivare tanti interessi, vivere tante relazioni e svolgere tanti servizi, con dedizione e precisione, così esigente com’era. L’enorme affetto che in questi giorni avvolge i suoi cari, e che quasi vorrebbe compensare la bruciante partenza di Enrico, è la prova che ha davvero “dato la vita” per molti. Sembra quasi che abbia voluto concentrare tutto in così poco tempo. L’esistenza umana non è impreziosita dalla lunghezza degli anni, ma dall’intensità con cui è vissuta.
    Infine, ma soprattutto, Enrico vive per il Signore. Anche in lui ora si realizza la promessa fatta a Davide: “gli conserverò sempre il mio amore”. Quello di Dio è un amore che travolge la morte. Se già gli antichi ebrei erano riusciti a dire: “Forte come la morte è l’amore” (Cantico dei Cantici 8,6), noi cristiani diciamo: “più forte della morte è l’amore”, perché è l’unica realtà che rimane per sempre. Tutto passa, ogni cosa viene sequestrata in questa dogana suprema che è la morte; tutto tranne l’amore, perché Dio è amore (Prima Lettera di Giovanni 4,8.16). È questa la nostra destinazione, il traguardo del nostro sentiero. Mentre scorrono i giorni e cresce la famiglia dei nostri cari e degli amici che hanno oltrepassato la morte, diminuisce la paura di affrontarla; il volto stesso dell’Eterno si riempie di volti; e si fa più forte l’attesa di abbracciarli nel Signore. La speranza cristiana si nutre della preghiera dei viandanti di Emmaus: “Resta con noi, perché si fa sera”. Senza di te il buio è fitto; con te le tenebre lasciano trasparire quei raggi di luce che annunciano una vita senza fine. >>

    (Dal sito diocesano)
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  8. #18
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    In spirito di fattiva collaborazione



    Colloqui interdiocesani per servizi e uffici pastorali

    Come anticipato dal Vescovo Mons. Erio Castellucci nel corso degli auguri natalizi congiunti alle due Curie, nel mese di gennaio inizieranno gli incontri conoscitivi tra i servizi e gli uffici pastorali delle Diocesi di Modena e di Carpi. Questo il calendario del mese di gennaio:

    Lunedì 11 gennaio

    Alle 21, Uffici Catechistico e Animazione Biblica (da remoto)
    Martedì 12 gennaio
    Alle 9.30, a Modena, Uffici e Servizi Tecnici
    Alle 11, a Modena, Uffici Ricostruzione post-Terremoto

    Giovedì 14 gennaio
    Alle 11, a Modena, Case del
    Clero;
    Alle 21, a Carpi, Uffici
    Migrantes
    Venerdì 15 gennaio
    Alle 11, a Carpi, Uffici Economato
    Alle 19.30, a Modena, Istituti Diocesani Sostentamento Clero e Sovvenire
    Lunedì 18 gennaio

    Alle 11, a Modena, Caritas diocesane
    Venerdì 22 gennaio
    Alle 19.30, a Modena, Consultori familiari e Servizio Interdiocesano per la Prevenzione, l’Ascolto e la Tutela dei Minori (Sipatm)


    Fonte: Settimanale Diocesano "Notizie" del 7.01.2021

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  9. #19
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    Da: ScintillaCarpi

    Il blog "ScintillaCarpi" si pone sicuramente tra le espressioni culturali odierne più significative del mondo cattolico diocesano. Di seguito una interessante ed efficace riflessione del prof. Pier Giuseppe Levoni su un recente e stimolante testo del nostro Vescovo Erio.

    << Nella recente newsletter dell’ACLI locale don Erio sviluppa un commento al Natale che dalla stalla di Betlemme arriva anche alla politica, in primis a quella dei cattolici. Su quale tema? La difesa della vita senza distinguo. Quella povera stalla infatti è concretamente “la casa della vita nascente e della vita indigente,” cioè il luogo dell’“accoglienza di una vita che chiede di spuntare dal grembo e di una vita che chiede di scendere dal barcone.”
    Il messaggio è esplicito: per i cristiani, specie per quanti operano in ambito pubblico non è coerente dividersi, “schierandosi tra le due file contrapposte”: quelli che pongono l’accento solo sugli aspetti antropologici (contro l’aborto) e quelli attenti solo alle problematiche sociali (contro la discriminazione e il razzismo). Insiste don Erio: “La vita è vita: punto. Che sia dal grembo o sul barcone, trae la sua dignità dal fatto che esiste, che c’è, e non dal corrispondere ai criteri esterni imposti da una società.”
    Sembrano valutazioni inequivocabili, quasi scontate in teoria. Perché invece, in pratica, lo schierarsi “tra due file contrapposte” è tanto frequente, al punto che i principi si sfarinano e vengono quasi per inerzia messi sotto silenzio, nella coscienza dei singoli ma soprattutto nell’assumere posizioni e scelte sociali e politiche?
    Le ragioni ci paiono almeno di tre ordini. Anzitutto l’immersione inevitabile delle persone in un clima culturale fortemente secolarizzato, o, come affermano i sociologi, addirittura postcristiano, che induce una sempre minore influenza, sulle opinioni e sui comportamenti, dei valori fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa, considerati talora anche fra i credenti come opzionabili a piacere. Valutazioni e decisioni vengono così assunte sotto la spinta di situazioni concrete ed influenze esterne, magari in contraddizione palese con l’ispirazione cattolica, cui pure si fa riferimento.
    Quando poi si scende sul terreno specifico della prassi politica, il rischio aumenta, sia per il singolo cittadino che per chi riveste un ruolo nelle formazioni politiche e nelle istituzioni. Su questo terreno si intersecano infatti aspetti etici, valutazioni economiche, interessi personali o di gruppo, opzioni tecniche di risoluzione dei problemi, logiche di partito, strategie e vincoli internazionali. Dividersi fra cattolici è quindi frequente, quando nei diversi “campi” assume prevalente importanza questo o quel valore, e fare “unità” comporta metterci la faccia senza ipocrisia.
    Infine la divisione viene alimentata nei fedeli quando i Pastori, con le parole e con i gesti (oggi tanto influenti), non sanno andare oltre la loro personale sensibilità ed esperienza, e non bilanciano ogni giorno, con la sapienza dello Spirito, i richiami al “grembo” e al “barcone”. >>

    Pier Giuseppe Levoni
    Virtus ex Alto

  10. #20
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    News diocesane

    Sono state fornite notizie più dettagliate sull'evento, peraltro già in questa cronaca anticipato

    Unità dei cristiani, veglia ecumenica di preghiera




    Domenica 17 gennaio a Cibeno, l’incontro presieduto dal Vescovo Erio Castellucci

    Preghiera per l’unità dei cristiani

    Domenica 17 gennaio, alle 16,00 nella Chiesa Sussidiaria della Santissima Trinità a Cibeno di Carpi, si terrà la Veglia ecumenica di preghiera, presieduta dal Vescovo Erio Castellucci, affiancato da padre Arcadie (Chiesa Ortodossa Moldava, San Spiridione – Carpi), padre Vasile (Chiesa Ortodossa autocefala di Romania – Carpi), padre Simion (Chiesa Ortodossa Moldava del Patriarcato Ecumenico, San Demetrio, Mirandola), cappellano Matteo Brozzi (Chiesa Cristiana Pentecostale Th e River – Mirandola). L’iniziativa, in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, è organizzata dall’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso e dalla Consulta delle aggregazioni laicali della Diocesi di Carpi. Tutti sono invitati a partecipare nel rispetto delle disposizioni anticovid.

    (Dal sito diocesano)


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