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Discussione: Cronaca della Diocesi di Carpi - anno 2021

  1. #1
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    Cronaca della Diocesi di Carpi - anno 2021

    CRONACHE DELLA DIOCESI DI CARPI

    ANNO 2021



    Indice delle cronache passate
    2011-2012
    2013
    2014
    2015
    2016
    2017
    2018
    2019
    2020
    Ultima modifica di Vox Populi; 02-01-2021 alle 15:49
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  2. #2
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    Avvio cronache della Diocesi di Carpi - Anno 2021

    CRONACA DELLA DIOCESI DI CARPI
    Anno 2021




    La diocesi di Carpi (Dioecesis Carpensis) è una sede della Chiesa Cattolica, suffraganea dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola, appartenente alla Regione Ecclesiastica Emilia-Romagna.


    Territorio

    La Diocesi comprende la città di Carpi e tutti per intero i comuni in provincia di Modena di San Possidonio, Novi di Modena, Concordia sulla Secchia, Mirandola) oltre a Rolo in provincia di Reggio Emilia e le frazioni Limidi del comune di Soliera e Panzano del comune di Campogalliano. Inoltre essa si estende su una piccola zona del comune di San Felice sul Panaro, nell'area dell'abitato di Mortizzuolo-Confine.
    Sede Vescovile è la città di Carpi, dove si trova la Cattedrale di Santa Maria Assunta. In città sono presenti due monasteri femminili di clausura (cappuccine e clarisse) e fino al 2019 era presente un convento maschile (frati minori cappuccini), annesso alla monumentale chiesa detta “Tempio di San Nicolò”, che è stato chiuso dopo sei secoli di presenza ininterrotta.
    Il territorio è suddiviso in 39 parrocchie, di cui una eretta solo canonicamente, che attualmente costituiscono 8 zone pastorali.
    Nel 2016 contava 116.920 battezzati su 130.298 abitanti.
    I sacerdoti sono 67, di cui 51 secolari e 16 regolari. 16 i diaconi permanenti. Le religiose sono 59.
    È retta, dal Vescovo Mons. Erio Castellucci – Arcivescovo Abate Metropolita di Modena-Nonantola, in quanto le due diocesi di Modena e di Carpi dal 7.12.2020 risultano unite “in persona episcopi”.

    Notizie storiche


    La Chiesa di Carpi venne fondata dal Re longobardo Astolfo nel 751, il che è attestatodalla bolla “Commissa Nobis” di Papa Callisto II del 1123, che riprendeva una bolla papale risalente a dieci anni prima.
    Da questa documentazione, emerge come la Pieve di Carpi godesse di un profilo autonomo, che la rendeva dipendente direttamente e unicamente dalla Santa Sede.
    I privilegi di indipendenza vennero riconosciuti e confermati in anni successivi dai papi Gregorio VII e Urbano II.
    Alla Chiesa plebanale di Carpi, su istanza del principe della città Alberto Pio, nel 1512 e nel 1515 vennero aggregate diverse parrocchie e furono concesse agli arcipreti facoltà proprie degli ordinari diocesani, così come il
    conferimento della tonsura e degli ordini minori, la celebrazione dei pontificali
    ecc.
    Il successivo conflitto sorto ben presto con la Diocesi di Modena sulla concessione di queste facoltà rimase a lungo pendente.
    Su sollecitazione del Duca di Modena Francesco III, nel 1779 papa Pio VI, con la bolla “Inter plurimas”, elevò la Prelatura Nullius di Carpi a Diocesi pleno iure, nominando come primo vescovo diocesano il già arciprete Francesco Benincasa (1779-1793).
    La fondazione della diocesi venne a coincidere con il periodo rivoluzionario apertosi con la rivoluzione francese, che lasciò profondi strascichi sui fragili assetti della Chiesa locale.
    La soppressione del Capitolo della cattedrale (con il conseguente incameramento dei beni) fece così da preludio alla vacatio della sede episcopale protrattasi per ben sette anni dopo la morte di Monsignor Carlo Belloni (1794-1800), che aveva appena fatto in tempo ad espletare una visita pastorale.
    Lo stesso Capitolo aderì al concilio Gallicano, prima della ritrattazione che aprì la fase non meno problematica della restaurazione.
    Dal 1815 al 1820, infatti, la Diocesi, per ragioni di natura economica, non ebbe il successore di Giacomo Boschi (1807-1815).
    La normalizzazione conseguì poi un riconoscimento di natura formale nel 1821, quando alla Diocesi vennero aggregate le parrocchie dell’antico Ducato della Mirandola , pur con «grande dispiacere» del clero locale.
    I riflessi del moto insurrezionale del 1831 nel Ducato di Modena spinsero i vescovi Adeodato Caleffi (1826-1831) e Clemente Bassetti (1831-1839) ad un’interpretazione estensiva del legittimismo assolutistico come fattore di stabilizzazione religiosa e di tranquillità sociale.
    Il secondo arrivò a scrivere del duca Francesco IV d’Austria-Este che «egli e[ra] tutto per tutti».
    La piena convergenza tra autorità ecclesiastica e civile trovò una consacrazione nel concordato del 1841.
    Su questa linea rimase attestato anche Gaetano Maria Cattani (1850-1863) dopo i sommovimenti del 1848, che vennero letti quali sintomi di mali tesi a contrastare il primato della Chiesa all’interno della società.
    Va notato come tutti i vescovi nominati dalla fondazione della diocesi, secondo una tendenza destinata a perdurare fino all’avvento del fascismo, erano di origine emiliano-romagnola.
    Per di più, se si eccettua appena un caso, essi appartenevano alle chiese del Ducato di Modena.



    II - Dall’unità d’Italia all’avvento del fascismo

    La persistenza di questo approccio nelle nomine dei vescovi e nel governo della diocesi medesima spiega anche le difficoltà incontrate dalla Chiesa di Carpi nel periodo risorgimentale, di cui si fece interprete interprete lo stesso Monsignor Cattani nel timore che la religione potesse essere «tolta dall’Italia », con il conseguente invito ai fedeli a stringersi attorno alla «cattolica unità».
    Dal 1863 al 1871 e dal 1891 al 1895 si registrarono altri due periodi di vacanza della sede episcopale, legati ai ritardi nella concessione del previstodell’exequatur governativo.
    L’«intervallo» fu segnato dal lungo governo di Gherardo Araldi, che sollecitò ripetutamente il «diletto popolo» alla mortificazione, per far cessare i «castighi di Dio sull’Italia».
    La soppressione ventennale della plurisecolare processione dell’Assunta, a cui è dedicata la cattedrale, per «ragioni di ordine pubblico», divenne l’elemento simbolico del conflitto tra la Chiesa e il nuovo Stato unitario.
    Il successore Andrea Righetti (1894- 1924), parimenti debitore alla sensibilità diffusa di radicale opposizione agli effetti della secolarizzazione, che aveva introdotto la «blasfema e insipiente proclamazione dei diritti dell’uomo sovra i diritti di Dio», si trovò a dover fronteggiare il radicamento del socialismo, che ebbe nella Bassa modenese una delle sue più solide roccaforti emiliane, incontrando esso un diffuso consenso anche a motivo della grave crisi economica.
    Per combattere la piaga della povertà, il mondo cattolico carpigiano promosse, oltre ad una solida e attiva Conferenza di San Vincenzo, l’Opera del Pane di Sant’Antonio.
    Fu però soprattutto attraverso la vivacità dell’ “Opera dei congressi” che si dipanò la sfida al «pericolo rosso».
    Contro la piega clerico-moderata assunta dalla dirigenza locale, che si manifestava anche nelle elezioni amministrative, si mobilitarono i giovani murriani raccolti attorno a don Roberto Maletti (1878-1927), brillante polemista dalle colonne de «L’Operaio Cattolico» e instancabile organizzatore di istituzioni di diversa natura.
    Non si registrarono, invece, fermenti modernistici all’interno del clero diocesano.
    Il «rientro» in una sfera più strettamente religiosa avvenne dopo la prova della grande guerra.
    In questo periodo, sotto la spinta di don Armando Benatti (1887- 1937), assistente della Gioventù cattolica, sorsero diverse iniziative rivolte al mondo giovanile, che poi confluirono nell’Opera Realina, forme queste di apostolato sociale che innescando la reazione allarmata del fascismo locale.

    III - Dal periodo fascista al postconcilio

    La Chiesa di Carpi ritrovò una condizione di «normalità», dopo la lunga malattia di Righetti, negli anni dell’episcopato del bolognese Mons.Giovanni Pranzini (1924-1935), che appoggiò le intuizioni e l’apostolato di don Zeno Saltini (1900-1981), fondatore della ben nota “Opera piccoli apostoli”, poi trasformatasi in Nomadelfia, la città dove la «fraternità è legge », e della sorella Marianna, detta Mamma Nina (1889-1957), che, dopo essere rimasta vedova, avviò l’esperienza della Casa della Divina Provvidenza, per raccogliere ed «educare cristianamente» le bambine abbandonate.
    Un altro fratello, don Vincenzo Saltini (1896-1961), segretario dello stesso vescovo, avrebbe poi fondato l’Istituto degli Oblati di Gesù, con lo scopo di formare il clero in servizio nei seminari.
    Queste opere ricevettero l’approvazione canonica di Carlo De Ferrari (1935-1941), il quale, a differenza del predecessore, non mancò di tributare pubblicamente ossequi, non privi di venature nazionaliste, alla «pacificazione religiosa» attuata dal regime fascista.
    Il Vescovo De Ferrari consolidò l’iniziativa, avviata da Pranzini, dei grandi Congressi Eucaristici Diocesani, come momento di sacralizzazione della vita collettiva, che doveva ritornare a battere i sentieri indicati dalla Chiesa.
    A lui, inoltre, si deve la celebrazione del primo (e finora unico) sinodo diocesano.
    Vigilio Federico Dalla Zuanna (1941- 1952), già Generale dei Cappuccini, prese possesso della diocesi nel pieno della guerra, durante la quale, soprattutto nella fase finale, si prodigò per «incoraggiare tutti colla parola e coll’esempio, portandosi sempre in mezzo al pericolo », esemplarmente rappresentato dalla presenza in diocesi del tristemente noto campo di concentramento di Fossoli.
    In particolare, l’intrepido Vescovo intervenne con successo per evitare la rappresaglia nazifascista nei confronti di seicento persone.
    Nella bufera bellica, l’ex presidente dell’Azione cattolica Odoardo Focherini (1907-1944), beatificato da Papa Francesco nel 2013, mise in piedi, in collaborazione con Don Dante Sala, una rete per il salvataggio degli ebrei, che gli costò l’arresto e la deportazione nei campi di sterminio nazisti, dove morì martire.
    Il contesto difficile del dopoguerra fu segnato dall’uccisione di don Francesco Venturelli, parroco di Fossoli, a opera di ex partigiani.
    Mons. Dalla Zuanna cercò di salvaguardare la «scelta religiosa» su cui si era attestato nello scontro epocale con il comunismo.
    La difesa della comunità di Nomadelfia, posta in liquidazione con pesanti contraccolpi a livello ecclesiale, fu infine all’origine del suo allontanamento dalla diocesi, col classico “promoveatur ut amoveatur” , venendo elevato alla diocesi titolare di Morcisso col titolo di Arcivescovo.
    Il successore Mons.Artemio Prati (1953-1983), già parroco di Salsomaggiore, avviò la normalizzazione, puntando alla valorizzazione delle strutture tradizionali della Chiesa.
    Negli anni del suo lungo episcopato, che vide la crescita imponente della città e dell’economia locale, conobbe un sensibile irrobustimento l’associazionismo laicale.
    Vescovo affabile, semplice e prudente, ottimamente inserito nell’ambiente locale, contrariamente a quanto a Bologna e Modena fecero gli Arcivescovi Lercaro e Amici, accolse con cautela e circospezione le novità conciliari.
    Il breve episcopato del dotto vescovo ambrosiano Mons.Alessandro Maggiolini, teologo particolarmente in auge sotto il Pontificato di Giovanni Paolo II, si segnalò per una vigorosa dialettica a livello locale con le amministrazioni al governo della città. Più tranquillo e conformato sulle esigenze locali della nuova evangelizzazione il ministero del lodigiano Mons.Bassano Staffieri (1989/99)
    Il bolognese Mons. Elio Tinti (2000/2011), iterruppe la serie dei “vescovi di passaggio” e da subito amò intensamente la Chiesa di Carpi, che conquistò con la sua sapientia cordis, restando tuttora molto rimpianto. Il discusso episcopato del successore, il romagnolo Mons.Francesco Cavina (2012/19), si caratterizzò per la efficace azione promossa nella ricostruzione degli edifici religiosi nel dopo sisma, e in particolare per la messa in sicurezza della grande cattedrale e, non ultimo, per la visita memorabile di Papa Benedetto XVI nel 2012 e di Papa Francesco nel 2017.
    Dal 26 giugno 2019 per effetto delle clamorose e impreviste dimissioni di Mons. Cavina, la Diocesi è stata retta in veste di Amministratore Apostolico da Mons. Erio Castellucci, Arcivescovo Metropolita di Modena – Nonantola sino al 7 dicembre 2020. Il generoso ed elevato magistero di “Don Erio”. è stato da subito seguito con feconda e serena collaborazione e pronta disponibilità sia dal clero sia dal laicato, mentre all’orizzonte si profilava, dai più accolta favorevolmente, la unione di fatto delle due diocesi, sancita poi ufficialmente con la nomina dell’Arcivescovo Castellucci a Vescovo di Carpi il 7.12.2020, divenendo per volontà del Papa le Diocesi di Capi e Modena unite “in persona episcopi”: promettente preludio di una sempre più incisiva testimonianza ecclesiale.

    Cronotassi dei vescovi

    § Francesco Benincasa † (13 dicembre 1779 - 12 settembre 1794 deceduto)
    § Carlo Belloni † (12 settembre 1794 succeduto - 1800 deceduto)
    § Giacomo Boschi † (1808 - 1815 deceduto)
    § Filippo Cattani † (19 aprile 1821 - 3 luglio 1825 nominato vescovo di Reggio Emilia)
    § Adeodato Caleffi, O.S.B. † (1826 - 1830 nominato vescovo di Modena)
    § Clemente Maria Basetti † (28 febbraio 1831 - 12 giugno 1839 deceduto)
    § Pietro Raffaelli † (23 dicembre 1839 - 20 aprile 1849 nominato vescovo di Reggio Emilia)
    § Gaetano Maria Cattani † (7 gennaio 1850 - 28 gennaio 1863 deceduto)
    § Gherardo Araldi † (27 ottobre 1871 - 11 dicembre 1891 dimesso)
    § Andrea Righetti † (14 dicembre 1891 - 6 giugno 1924 deceduto)
    § Giovanni Pranzini † (18 novembre 1924 - 22 giugno 1935 deceduto)
    § Carlo de Ferrari, C.S.S. † (16 dicembre 1935 - 12 aprile 1941 nominato arcivescovo di Trento)
    § Vigilio Federico Dalla Zuanna, O.F.M.Cap. † (12 maggio 1941 - 24 novembre 1952 dimesso)
    § Artemio Prati † (31 dicembre 1952 - 7 aprile 1983 ritirato)
    § Alessandro Maggiolini † (7 aprile 1983 - 31 gennaio 1989 nominato vescovo di Como)
    § Bassano Staffieri (11 luglio 1989 - 10 luglio 1999 nominato vescovo di La Spezia-Sarzana-Brugnato)
    § Elio Tinti (17 giugno 2000 - 14 novembre 2011)
    § Francesco Cavina (14 novembre 2011 - 26 giugno 2019 dimesso)
    o Erio Castellucci, dal 26 giugno 2019 (Amministratore Apostolico)
    o Erio Castellucci, dal 7 dicembre 2020 Vescovo di Carpi e Arcivescovo Abate e Metropolita di Modena – Nonantola.

    Santi protettori della città e della diocesi

    · San Bernardino da Siena, che nella città predicò due volte nel 1427 e nel 1429; gli si attribuirono vari miracoli
    · San Bernardino Realino, nato a Carpi nel 1530
    · San Possidonio vescovo
    · San Valeriano
    Altre figure notevoli

    · Beata Maddalena da Carpi, monaca servita morta nel 1546;
    · Camilla Pio di Savoia, fondatrice del monastero di Santa Chiara nel 1500; è in corso il processo di beatificazione
    · Marianna Saltini, detta Mamma Nina; è in corso il processo di beatificazione
    · Don Zeno Saltini, fondatore di Nomadelfia; è iniziato nel 2009 il percorso di beatificazione presso la diocesi di Grosseto
    · Don Dante Sala, giusto fra le Nazioni;
    · Odoardo Focherini, laico e martire in un lager nazista, beatificato nel 2013.
    · Francesco Venturelli, presbitero, medaglia d'oro al valor civile
    Clero diocesano elevato all'episcopato

    (dal 1779, anno di costituzione della Diocesis Carpensis)
    · Francesco Benincasa, Arciprete della Collegiata e poi primo Vescovo di Carpi, elevato all'episcopato nel 1780
    · Filippo Cattani, nativo di Modena ma appartenente al clero carpigiano, di cui fu eletto Vescovo nel 1822
    · Adeodato Caleffi eletto Vescovo della sua città, Carpi, nel 1826 e successivamente promosso alla Diocesi di Modena nel 1830
    · Gaetano Maria Cattani, nativo di Modena ma appartenente al clero carpigiano, di cui fu eletto Vescovo nel 1850
    · Douglas Regattieri, nativo di Vallalta di Concordia s/S, Vicario generale della diocesi di Carpi, nominato Vescovo di Cesena-Sarsina nel 2010


    Santuari diocesani

    > “Madonna dei Ponticelli” a San Marino di Carpi
    > “Madonna dell’Aiuto” a Santa Croce di Carpi
    - Santuario interdicevano e chiesa parrocchiale di San Giuseppe - Carpi

    *********
    Ultima modifica di Carpense; 02-01-2021 alle 20:58
    Virtus ex Alto

  3. #3
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    Presa di possesso del Vescovo Erio

    Inizio del ministero del Vescovo Erio a Carpi




    Presa di possesso e inizio del ministero del Vescovo Erio Castellucci alla guida della Diocesi di Carpi


    Venerdì 1° gennaio 2021, nella Cattedrale di Carpi, durante la Santa Messa per la solennità di Maria Santissima Madre di Dio e la Giornata mondiale della pace, si sono celebrati la presa di possesso e l’inizio del ministero del Vescovo Mons. Erio Castellucci alla guida della Diocesi di Carpi. Insieme a lui, erano presenti all’altare il Vicario Generale, Monsignor Gildo Manicardi, il vicario episcopale per la vita consacrata, padre Ippolito Tshibuabua, i canonici della Cattedrale, i parroci della città e i diaconi.

    La liturgia, come è ormai tradizione per la ricorrenza del 1° gennaio, è stata animata dalla Consulta diocesana delle aggregazioni laicali. Ha partecipato, insieme all’assemblea dei fedeli, una rappresentanza delle autorità civili – guidate dal sindaco di Carpi, Alberto Bellelli – e militari e dell’associazionismo di volontariato.

    Oltre alla diretta su TVQUI, per consentire a tutti i fedeli di seguire l’evento, si è attivato, in collaborazione con le Figlie della Provvidenza per le sordomute di Santa Croce, un servizio di traduzione simultanea nella lingua dei segni (LIS) per le persone non udenti.

    Il rito e i segni

    La liturgia si è sviluppata attorno a gesti molto semplici, ad introdurre la celebrazione dell’Eucarestia vera e propria. Per prima l’accoglienza del Vescovo, alla porta della sua nuova Chiesa Cattedrale, da parte del capitolo dei Canonici. Qui, dopo che ha bussato, gli è stata aperta la porta. Poi, l’arciprete del capitolo, don Luca Baraldi – questo il secondo gesto – ha offerto al bacio del Vescovo il crocefisso ed il catino con l’acqua memoria del battesimo, con la quale il presule si è segnato ed ha asperso tutta l’assemblea.

    Giunti con la processione al presbiterio si è svolto il terzo segno, ossia il saluto liturgico dell’arciprete del Capitolo.

    Dopo una mozione introduttiva del Vicario generale, il quarto momento ha visto la lettura, da parte del cancelliere vescovile Andrea Beltrami, della lettera apostolica di Papa Francesco, con la quale egli ha affidato il compito di pastore al nuovo vescovo. Il testo, poiché risalente al giorno di Sant’Ambrogio (7 dicembre), cita, nella prima parte, uno stralcio di una celebre lettera di questo padre della Chiesa in cui il ministero episcopale è paragonato al timoniere della nave.

    Da ultimo il Vescovo è salito alla Cattedra, dove si è seduto con tutte le insegne episcopali, ossia gli abiti liturgici solenni – realizzati dall’atelier X Regio di Quarto d’Altino – la mitria in capo ed il pastorale in mano. La cattedra è il luogo del ministero ordinario del Vescovo nella sua Chiesa. Da questo momento Erio Castellucci è il diciannovesimo Vescovo di Carpi, oltre che Arcivescovo abate di Modena-Nonantola, unendo così nella sua persona le due Chiese.




    Fonte: sito della Diocesi di Carpi









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    Omelia del Vescovo il 1 gennaio 2021

    "E credo profondamente nell’azione dello Spirito Santo, dovunque vi siano germi di bontà, bellezza, verità".
    _______________


    Omelia del Vescovo Erio Castellucci nella Santa Messa della solennità di Maria Santissima Madre di Dio e 53ª Giornata Mondiale della Pace
    Presa di possesso e inizio del ministero alla guida della Diocesi di Carpi


    1° gennaio 2021 - Cattedrale di Carpi

    (Letture: Num 6,22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21)

    << Per quanto intenzionalmente sobria a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia, questa liturgia risulta tuttavia ricca di simboli e piena di parole. Ne aggiungerò poche, per non disperdere il senso vero e profondo di quello che stiamo celebrando: la solennità di Madre Madre di Dio, la giornata mondiale della pace, il ricordo del martirio del beato Odoardo Focherini e, infine, anche l’inizio ufficiale del mio ministero nella diocesi di Carpi. Vorrei semplicemente raccogliere questi quattro motivi in un’unica immagine: centrale ma talmente umile da rimanere discosta; potente, ma così debole da rischiare di essere trascurata. È l’immagine del bimbo, di quel neonato in braccio alla giovane madre, Maria, di quel messia di cui l’antico popolo sperava la visita, realizzatasi però in modo così diverso dalle attese, da stentare a riconoscerlo. La festa è la sua, e tutti e quattro i motivi di festa che ci radunano oggi in Cattedrale e nelle case, attorno agli schermi, si concentrano su di lui, sul bambino avvolto in fasce e adagiato nella mangiatoia. È lui il senso della vita di quella giovane madre, la quale non vuole mai mettersi in mostra, ma porge e indica sempre il figlio. È lui, quel bimbo, non solo il profeta della pace, ma “la nostra pace” (cf. Ef 2,14), perché la pace ha preso forma nella sua carne, si offre in lui come dono forte e fragile insieme. È lui il perno dell’esistenza del beato Odoardo, che ha creduto alla sua parola di vita eterna, si è nutrito del suo corpo, lo ha imitato nella passione per la giustizia, fino al martirio. È lui anche il senso del ministero dei pastori, che altro non sono se non pallidi riflessi dell’unico grande buon Pastore. E proprio il pastorale, che oggi ha bussato alla porta della Cattedrale, chiedendo quasi permesso per potervi accedere, è uno dei simboli che parla meglio in questa liturgia.
    La pace oggi, primo giorno dell’anno 2021, prende forma nella nostra celebrazione come un quadrifoglio, il cui stelo è la culla del bambino Gesù: è lui il centro della vita di Maria, è lui il cuore della pace, è lui il modello del beato Odoardo, è lui – e qui uso il condizionale – che dovrebbe ispirare il ministero di ogni vescovo. Dato che già da cinque anni e mezzo mi è stato chiesto questo servizio nella Chiesa, posso esprimere con certezza, senza rischiare una finta umiltà, di sentirmi inadeguato: se già lo avvertivo per una diocesi, figuriamoci per due. So bene – e in questo anno e mezzo l’ho sperimentato intensamente in mezzo a voi – che nella nostra diocesi sono presenti e vivi innumerevoli semi del Vangelo; che offrono la loro testimonianza tante famiglie e tanti giovani, e numerosi presbiteri, diaconi, ministri, religiosi, religiose, laici. E credo profondamente nell’azione dello Spirito Santo, dovunque vi siano germi di bontà, bellezza, verità. Tutto ciò non toglie il timore, anzi la certezza, di non essere in grado di andare incontro a tutte le attese, di soddisfare ogni richiesta di incontro personale e comunitario e ogni progetto pur bene intenzionato, di rispondere alle mille necessità e urgenze che si presentano. Per dissipare l’impressione che stia mettendo le mani avanti, aggiungo che comunque mi impegnerò a fondo, con la vostra preziosa collaborazione e la preghiera degli ammalati, perché il bambino che Maria oggi ci presenta porti luce, speranza, pace tra di noi.
    Teniamo al centro questo bambino, il Dio che diventa neonato; presentandosi così, non ci vuole impressionare con il suo potere, ma conquistare con la tenerezza; non ci vuole colpire con effetti speciali, altrimenti sarebbe calato dal cielo tra lampi e tuoni, ma vuole semplicemente destare nel nostro cuore la capacità di stupirci di fronte alla sua visita, così umile da scegliere una stalla: perché impariamo a vederlo stampato sul volto degli umili, dei piccoli, dei poveri, degli ultimi. >>

    + Erio Castellucci

    (dal sito della Diocesi)


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    Te Deum di fine anno civile

    31 dicembre ringraziamento e Te deum




    Cattedrale di Carpi – Giovedì 31 dicembre 2020


    Omelia del Vicario Generale Mons. E. Manicardi

    Cari fedeli, care sorelle e fratelli

    – voi qui in Cattedrale e gli altri nelle case, altrettanto attenti e partecipi –

    eccoci a ringraziare il Signore per uno degli anni più strani della nostra vita. Strano però non vuol dire “senza il Signore” o “con il Signore lontano e distratto”. L’onnipotente e misericordioso Dio della vita non ha paura delle cose anche insolite e dolorose. Sul finire del 2019, quando ero appena tornato da Roma, nella gioia e nella speranza di quei mesi con voi ho più volte giocherellato con il numero 2020 sostenendo che era una cifra così liscia, così ritmata e in equilibrio, che certamente il 2020 sarebbe stato un anno facile e fortunato. In realtà questa è stata la profezia più sbagliata e assolutamente meno azzeccata nella mia vita.

    1. L’anno della pandemia

    Il 2020 è stato, in realtà, l’anno travolto dalla pandemia. Cosa c’è da ringraziare? Qualche amico, anche qualche giorno fa, me lo ha detto in faccia: come farai a ringraziare nel Te Deum di fine anno? Cosa ti inventerai?

    Il discorso deve farsi necessariamente sfumato. Non ringrazieremo certo per le sofferenze che sono state pandemiche e brutale e che hanno coinvolto noi, tanti nostri cari e interi popoli di sconosciuti contemporanei. Ciò per cui credo si possa ringraziare con sincerità il Signore e gli amici che hanno vissuto con noi, è che dentro molti risvolti di questi mesi, anche nelle pieghe più oscure, era attivo qualche insegnamento importante.

    È di questo dobbiamo avere forse il coraggio di ringraziare. Non è facile, ma bisogna vivere ad occhi aperti, anche imparando dalle lezioni amare. I bambini hanno occhi molto grandi perché per crescere devono tenerli ben aperti e accettare di vedere tutto. Solo l’esperienza insegna la vita, ma questo insegnamento ha bisogno essenziale di essere assimilato, filtrandolo con un’accettazione personale e da un discernimento alla luce del Vangelo.

    Quando ero adolescente un seminarista – appena più grandino di me di qualche anno – mi disse una cosa verissima. Sosteneva, infatti, che noi abbiamo l’impressione di crescere nei momenti di gioia, perché in quei casi sentiamo di espanderci. Nei momenti di prova, invece, abbiamo l’impressione dolorosa di essere schiacciati, rimpiccioliti e ingiustamente immeschiniti. In realtà, però, le cose non stanno così. È nelle prove che, compressi, cambiamo come il carbonio che a forza di essere pressato può diventare diamante. È nelle prove che impariamo e ci arricchiamo, anche se è nei momenti di gioia che ci sentiamo dilatare. Nei tempi di serenità, proprio allora, viene l’occasione di tirare fuori le risorse e la forza accumulata nelle prove precedenti. È la logica della seminagione cantata dal salmo: «Nell’andare, se ne va piangendo, portando la semente da gettare, — ma nel tornare, viene con gioia, portando i suoi covoni» (Sal 126,6).

    2. Gli insegnamenti dei giorni duri e i tempi della gioia

    Il primo insegnamento è che «siamo sulla stessa barca» (Papa Francesco sulla solitaria e bagnata Piazza San Pietro. Il nostro desiderio istintivo è di distinguerci e di essere una cosa speciale, “un’altra cosa”, più preziosa rispetto agli altri. Ma questa ambizione infantile è destinata a naufragare. In realtà la pandemia ha mostrato che non ci sono zone ricche e zone povere, prime classi e seconde classi, strisce sane e strisce malate, isole felici e continenti tristi. In realtà, nella vita si può soltanto colorare diversamente il pericolo che tutti corriamo: rosso, arancione, giallo, ma tutti sempre nella stessa tonalità del rischio. «Ama il prossimo tuo come te stesso»: la tua salute è la salute del tuo prossimo, la sua salute è anche la tua. La malattia di uno solo è davvero un pericolo per tutti. Non è solo internet che ci connette, ma è la realtà che ci ha creati interconnessi, spesso splendidamente, ma, non di rado, drammaticamente.

    Nella pandemia abbiamo anche scoperto che siamo fragili, mortali e, in fondo, irrimediabilmente solitari. Ci è stata buttata infatti la verità che si può morire proprio da soli e che si può essere sepolti senza esser rivisti dai propri cari. Sono riaffiorati gli insegnamenti dei sapienti, che punteggiano le culture serie e anche le Sacre Scritture. «Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio» (Sal 98,12). I nostri giorni sono davvero brevi e la loro ricchezza non è la durata o la quantità dei possessi. L’unica ricchezza dell’uomo è la capacità di una profonda relazione con gli altri: alla fine resta soltanto il bene che si è donato e la riconoscenza autentica che ne è nata. È questo il vero paradiso e in parte può esser anticipato sulla terra dalla nostra speranza e dalla bontà che abbiamo diffuso: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare» (Mt 25,34s). «Quando, infatti, muore, l’uomo con sé non porta nulla né scende con lui la sua gloria. Anche se da vivo benediceva se stesso e gli dicevano: “Si congratuleranno, perché ti è andata bene”, morendo andrà con la generazione dei suoi padri» (Sal 49,18ss).

    3. Una grande sfida all’interiorità

    Una grande sfida, forse la più chiara, è stata quella all’interiorità e lo si è visto nei modi di pregare verso i quelli siamo stati spinti. Non abbiamo più potuto frequentare le chiese con i ritmi ripetitivi e scontati cui eravamo abituati. Abbiamo perciò scoperto che l’essenziale non è andare in Chiesa, ma l’intensità della preghiera. Anche nella celebrazione della Domenica del Signore, non dipende dall’esser in un certo posto con gli altri della nostra comunità, ma richiede intensità del cuore e profondità di ascolto personale e individuale della Parola di Dio.

    Abbiamo poi scoperto che si può vivere la liturgia anche dall’intimità delle nostre case, con i nostri anziani e i nostri piccoli, che hanno davvero bisogno di esser con noi per partecipare effettivamente alla preghiera della Chiesa. Sono insegnamenti che possono diventare tappe decisive per una piena maturità cristiana. Abbiamo scoperto, per esempio, che la nostra Chiesa non è circoscritta dalle sue mura, ma si dilata nelle nostre case se sappiamo vivervi in maniera conforma al Vangelo. Speriamo di non perdere questa austera ma saporosa lezione.

    4. Anno della nomina del XIX Vescovo di Carpi

    Pochi giorni fa, il 7 dicembre, abbiamo vissuto la gioia che Papa Francesco, dopo un anno e mezzo di amministrazione Apostolica, ha dato a Carpi un nuovo Vescovo, il diciannovesimo nella cronotassi della Diocesi. Domani l’Arcivescovo Erio Castellucci prenderà possesso della cattedra vescovile del Duomo di Carpi. Stasera gli anticipiamo ogni augurio dicendogli che lui è uno delle grandi fonti di ringraziamento al termine di questo anno difficile. Siamo contenti e pieni di speranza per il cammino che ci attende con la Chiesa modenese, ormai “nostra valida consociata ecclesiale”.

    5. Di fronte a due riprese di cammini

    La celebrazione del Natale 2020 ci ha chiesto di uscire, con scatto energico, dalle tenebre, di abbandonare mugugni, depressioni, rimpianti. Anche a noi è stato notificato, come ai pastori, che il buio è ormai lacerato: «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse» (Is 9,1). Come per i pastori di Betlemme, anche per noi è giunta l’ora che ce ne torniamo «glorificando e lodando Dio per tutto quello che abbiamo udito e visto» (Lc 2,20).

    Questa forza ci venga dalla grazia del Signore nell’imminente 2021, nell’inizio e tutto l’anno. Carissimi amici, voi qui in Cattedrale e voi, che seguite questa preghiera dalle vostre case, un augurio sincero di buona fine e buon principio a voi. Accettiamo di remare tutti insieme.

    Amen.


    - Fonte: sito diocesano -
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  6. #6
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    Intrepido missionario carpigiano

    Cordoglio per la morte di padre Agostino Galavotti




    Il 1° gennaio, il Signore ha chiamato a sé padre Agostino Galavotti, 88 anni, sacerdote della famiglia religiosa di San Lodovico Pavoni di Brescia, già missionario per una cinquantina d’anni in Eritrea.

    Originario di Mirandola, dove era nato nel 1932 e dove conseguì il diploma di ragioneria, maturò giovanissimo la vocazione di dedicare la propria vita agli ultimi: decise così di entrare nell’Istituto Pavoniano Artigianelli, sorto per l’accoglienza e la formazione dei bambini orfani.
    Nel 1948 fece l’ingresso nel Seminario Pavoniano di Brescia, dove nel 1951 emise la sua prima professione religiosa. Il 29 giugno 1959, nel Duomo di Mirandola, fu ordinato presbitero – insieme a don Rino Barbieri, don Nellusco Carretti, don Callisto Cazzuoli, e don Mario Ganzerla – dal Vescovo Artemio Prati. A seguire, ricoprì diversi incarichi in Italia nei vari Istituti Pavoniani. Nell’ottobre del 1969 fu inviato ad Asmara, in Eritrea, presso l’Università Cattolica fondata dalle Suore Comboniane, con l’incarico di seguire gli studenti poveri del collegio interno; dopo questa esperienza fu totalmente coinvolto nel sostegno ai villaggi da cui provenivano i ragazzi. Approdò in seguito al Pavoni Social Center, in cui si prodigò per numerose iniziative di evangelizzazione e di promozione umana, sempre con abnegazione e coraggio nonostante la tragedia di una guerra durata decenni. Con il sostegno dell’associazione Gruppo Missionario Asmara, del Centro Missionario di Carpi e di tanti amici mirandolesi, creò decine di scuole e fece costruire pozzi in tutta l’Eritrea, Paese al quale si è donato interamente. Per questo suo impegno, nel 2004 fu insignito del Premio Pico della Mirandola.
    Dal 2010 per motivi di salute era rientrato in Italia presso il suo Istituto in una sede di Genova, tuttavia non ha interrotto il suo ministero, anzi ha seguito spiritualmente i monasteri delle Cappuccine presenti a Carpi e a Correggio.
    Il funerale è stato celebrato nella mattinata di sabato 2 gennaio, ma l’urna con le ceneri di padre Agostino – lui stesso ha chiesto di essere cremato scegliendo la forma più sobria e meno dispendiosa di onoranze funebri – è attesa a Mirandola per essere tumulata presso la tomba di famiglia, non appena le restrizioni a causa della pandemia permetteranno il trasferimento.
    “Affidiamo padre Agostino alla misericordia infinita del Padre – afferma don Antonio Dotti, direttore del Centro Missionario Diocesano – e ci stringiamo alla famiglia che ne piange la scomparsa. Possa avverarsi anche per padre Agostino quanto promise la patrona delle Missioni, Santa Teresa di Gesù Bambino, ‘quando sarò in cielo continuerò a fare del bene sulla terra’, per il bene dell’Eritrea, della famiglia Galavotti, dell’Istituto Pavoniano e del cammino missionario della nostra Diocesi di Carpi”.
    Nella foto, padre Agostino Galavotti al Centro Missionario di Carpi con il libro delle sue poesie “Diario dell’uomo”.


    (Dal sito della Diocesi)
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  7. #7
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    In collaborazione

    DIOCESI : gli auguri di Monsignor Castellucci alle Curie di Modena e di Carpi
    Per il futuro parola d’ordine: insieme


    “La parola guida che accompagnerà il cammino delle due diocesi nei prossimi anni sarà ‘insieme’, con spirito di collaborazione e corresponsabilità. Non è solo una questione di sperimentare metodi nuovi ma di trovare nuove risorse per l’evangelizzazione”. E’ questo il messaggio, sintetico ma esplicito, lanciato dal vescovo Erio Castellucci in occasione degli auguri natalizi ai responsabili e a gli operatori degli uffici di Curia, riuniti congiuntamente da remoto, lunedì 21 dicembre. Circa il percorso a cui sono chiamate le due diocesi dopo la decisione della Santa Sede di unirle “in persona episcopi” il Vescovo ha prospettato un periodo di alcuni anni nel corso dei quali avviare un attento discernimento. A tal proposito è stato annunciato che da gennaio inizieranno incontri di confronto e dialogo tra i vari ambiti pastorali innanzitutto per consolidare le collaborazioni già in essere da anni o più recenti. “C’è un rischio che dobbiamo evitare – ha affermato don Erio – già evidenziato dal Papa in Evangelii Gaudium e che vale per le parrocchie come per le Curie, quello di attaccarsi al ‘si è sempre fatto così’ anziché interrogarci su cosa dobbiamo rinnovare. Dobbiamo essere aperti e obbedienti allo Spirito Santo che continua a soffiare nelle nostre chiese”. Dopo l’intervento del Vescovo il tradizionale saluto augurale dei due Vicari Generali, mons. Gazzetti e mons. Manicardi. Quest’ultimo ha evidenziato come le due diocesi “unite nel cuore di don Erio” siano chiamate ad “unire quello che di bello già si fa e a capire cosa si produrrà di nuovo, perché insieme siamo più ricchi e chissà che cosa inventeremo”

    - Fonte: "Notizie" del 27.12.2020 -



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  8. #8
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    SS.Messe in onda dalla Sagra

    Le Messe dalla chiesa della Sagra riprenderanno domenica 10 gennaio in diretta su TVQUI

    Si è concluso il primo ciclo delle trasmissioni in diretta tv della Messa festiva alla Sagra, l'antico e suggestivo tempio romanico di Carpi, madre di tutte le chiese diocesane, rese possibili dalla collaborazione tra la Diocesi di Carpi e l'emittente TVQUI.
    Un doveroso ringraziamento va ai parroci che si sono alternati nel presiedere le celebrazioni accompagnati da cantori e animatori della liturgia.
    L’appuntamento su TVQUI riprenderà domenica 10 gennaio alle ore 11,00 con la Messa presieduta da padre Ippolito e animata dalla Parrocchia cittadina di San Francesco.

    ————————
    Occasione di annuncio e di vicinanza

    Il progetto è curato dall’ufficio liturgico e dall’ufficio comunicazioni sociali della Diocesi con la collaborazione dell’emittente modenese

    ————————

    Fonte: sito diocesano




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  9. #9
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    In ricordo del martirio di Don F. Venturelli

    La Chiesa di Carpi in commosso ricordo

    1946/2021 75° ANNIVERSARIO DEL MARTIRIO





    SOLENNE CONCELEBRAZIONE
    DOMENICA 17 GENNAIO ORE 18,00, CATTEDRALE DI CARPI -

    LA DIOCESI DI CARPI FA MEMORIA DI DON FRANCESCO VENTURELLI, PARROCO DI FOSSOLI, CADUTO IN UN’IMBOSCATA PER ESERCITARE CON COSCIENZA IL SUO MINISTERO


    PRESIEDE IL VESCOVO DIOCESANO MONS. ERIO CASTELLUCCI

    Tenete viva la memoria di questi vostri eroici sacerdoti, testimoni dei diritti dell’uomo, oltre che di quelli di Dio. Riconoscete in loro il frutto e il segno inconfondibile della presenza operante di Cristo risorto nella sua Chiesa. Una generazione che si misura su coloro che han dato la vita per Cristo e per i fratelli difficilmente finirà nell’abitudine o nel compromesso. Essa sarà anzi portata a purificarsi; riscoprirà in umiltà e stupore l’esaltante prospettiva della propria vocazione; riproporrà nell’attualità di oggi la fede delle origini; presenterà al mondo un’immagine credibile di sé e della sua missione, rendendo “quasi visibile Dio Padre e il Figlio suo incarnato” (Gaudium et spes, 21).

    San Giovanni Paolo II Argenta (Fe) – 23 settembre 1990.





    (Fonte: sito della Diocesi)
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  10. #10
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    Pubblicazione su Odoardo Focherini

    LIBRI: Dall’11 gennaio la nuova edizione del volume di Giacomo Lampronti

    Mio fratello Odoardo

    << E’ sicuramente uno dei frutti più belli dell’anno focheriniano che si sta concludendo in questi giorni. Si tratta della prima ristampa del libro edito nel 1948 da Avvenire, scritto da Giacomo Lampronti “Mio fratello Odoardo”. L’iniziativa editoriale è stata fortemente sostenuta dalla Diocesi di Carpi, ha incontrato l’interesse della Fondazione Fossoli, ed è stata realizzata dall’EDB con la partnership di Avvenire. La versione originale è stata arricchita dai contributi dei curatori Maria Peri e Francesco Manicardi, con le biografie di Lampronti e di Focherini e una introduzione al testo, e dalla prefazione di Marco Tarquinio, direttore di Avvenire che si affianca a quella del direttore di allora Raimondo Manzini.
    Pubblicato la prima volta nel 1948 dalla tipografia del quotidiano L’Avvenire d’Italia, questo libro racconta in prima persona la vicenda del giornalista Giacomo Lampronti (nato a Venezia nel 1903, ha lavorato al quotidiano cattolico L’Avvenire d’Italia e, dopo la guerra, come giornalista all’Arena e al Corriere del Mattino. È morto a Verona nel 1955, all’età di 52 anni). Di origine ebraica, ma spontaneamente convertito al cattolicesimo, viene licenziato a causa delle leggi razziali, ma trova lavoro nel giornale cattolico.
    Qui incontra Odoardo Focherini, che lo ospita nella sua casa assieme alla famiglia e ne organizza la fuga in Svizzera. Racconto appassionato dei dolorosi
    anni del fascismo e delle discriminazioni razziali, queste pagine sono anche la testimonianza di una profonda, preziosa amicizia tra due uomini negli anni più bui del Novecento. Purtroppo le attuali limitazioni agli eventi pubblici impediscono una presentazione del volume “in presenza”, ma è stato comunque previsto un momento di lancio on line il 26 gennaio 2021, alla vigilia della giornata della memoria, attraverso un webinar a cura dell’ufficio comunicazione di EDB con la presenza del vescovo Erio Castellucci, del direttore di Avvenire Marco Tarquinio, del presidente della Fondazione Fossoli Pierluigi Castagnetti e i curatori Maria Peri e Francesco Manicardi. >>

    Giacomo Lampronti - Mio fratello Odoardo - Una biografia di Focherini. Prefazione di Marco Tarquinio. A cura di Maria Peri e Francesco Manicardi.

    (Integralmente ripreso dal sito della Diocesi)
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