Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronaca dell'Arcidiocesi Metropolitana di Modena - Nonantola - Anno 2021

  1. #111
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    Assemblea di inizio anno delle caritas parrocchiali

    Quest’anno, nell’assemblea delle Caritas parrocchiali, che grazie allo studio multimediale della Città dei Ragazzi sarà trasmessa in diretta venerdì 29 ottobre alle 21, sul canale YouTube dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola, rifletteremo insieme sulla centralità dell’ascolto e delle relazioni nelle nostre Caritas parrocchiali, a partire dal brano del Vangelo di Luca (Lc 10, 38-42) in cui Gesù incontra Marta e Maria nella loro casa.
    In questo tempo, ancora difficile, ma di ripartenza, ci lasciamo stimolare dalla Lettera pastorale del Vescovo Erio Castellucci in cui ci viene suggerito che «si tratta di rimettere in fila le priorità: il servizio di Marta è importante, ma l’ascolto di Maria è per Gesù addirittura essenziale, è “la parte migliore”, perché rappresenta il nucleo del servizio (cf. Lc 10,38-42)».

    L’assemblea vedrà l’intervento del Vicario Generale, don Giuliano Gazzetti, che ci guiderà nell’approfondimento del brano evangelico per offrire nuovi orientamenti pastorali; la presentazione della video-intervista al Vescovo a proposito delle nuove sperimentazioni nei progetti della Caritas diocesana; e la presentazione di alcune esperienze di servizio dei giovani delle parrocchie dall’Arcidiocesi.

    Per ogni informazione ci si può rivolgere al numero di telefono 059/7471557 o scrivere all’indirizzo mail animazionecaritas@modena.chiesacattolica .it (Serena Muracchini – Anna Maria Guagnano).

    (Fonte: sito dell'Arcidiocesi)
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  2. #112
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    “La notte celeste” - Veglia di Tutti i Santi con il Vescovo Erio

    Sulle orme dei Santi continua il cammino di Pastorale Giovanile, con «La notte celeste»: storico appuntamento di veglia e preghiera in occasione della festa di Tutti i Santi.
    Quest’anno il pellegrinaggio si snoderà tra le vie e le chiese del centro storico di Modena.

    L’accoglienza è prevista per domenica 31 ottobre dalle 20 alle 20.30 nella chiesa di Sant’Agostino e proseguirà facendo tappa nelle chiese di San Francesco e di San Vincenzo, per concludersi nella casa del nostro amato patrono Geminiano: il Duomo, nel quale saremo accompagnati dalle parole del vescovo Erio Castellucci alla riscoperta delle scie luminose lasciate a noi dai Santi del cielo.

    Tutti i gruppi giovanili sono invitati a partecipare, comunicando l’iscrizione all’indirizzo mail spg@modena.chiesacattolica.it.
    È richiesto un contributo di 5 euro.
    Al termine della serata verrà organizzata una “castagnata” di saluto, con un cestino offerto a tutti i giovani che parteciperanno.
    ______________________
    Fonte: sito dell'Arcidiocesi
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  3. #113
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    Ottavario dei defunti a San Cataldo. Il programma delle celebrazioni

    La confraternita «Amici del suffragio», avente sede presso la chiesa del cimitero metropolitano di San Cataldo, è un’ associazione pubblica di fedeli benedetta e riconosciuta dal l’Arcivescovo Benito Cocchi nel 2007 che ha lo scopo principale di suffragare le anime del Purgatorio con la preghiera e la celebrazione quotidiana della Messa applicata per tutti gli iscritti.
    Il periodo dal 25 ottobre all’8 novembre, denominato «Ottavario dei defunti», permette a tutti di iscrivere i propri cari nei vari punti di accesso al cimitero, grazie alla presenza di volontari che si alternano dalle 9 alle 16.45.
    In particolare, nella settimana dall’1 all’8 novembre, le Messe delle 15 e delle 16 vedranno la partecipazione dei parroci, sacerdoti, religiosi e religiose presenti in città a Modena.
    Ad esse seguirà la benedizione delle tombe.
    L’evento più rilevante è quello del 2 novembre, giorno in cui la Messa è presieduta dal Vescovo Erio Castellucci con la partecipazione dell’Accademia militare e delle autorità civili per il suffragio dei caduti in guerra.
    Durante tutto l’ottavario, ogni mattina, nella chiesa del cimitero verrà celebrata la Messa dal cappellano, padre Luigi Carletti csj.

    Fonte: sito dell'Arcidiocesi
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  4. #114
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    Don Paolo Boschini lascia la parrocchia della Beata Vergine Addolorata

    L’ARCIVESCOVO ERIO LO HA NOMINATO PARROCO DI CASTELLINO DI BROCCO, GROPPO, ROCCAPELAGO, SANT’ANDREA PELAGO, SANT’ANNA PELAGO E SERPIANO. A MODENA IL SUO SUCCESSORE SARÀ DON CELESTINE CHIDIEBERE EZEMADUBOM.

    Don Paolo Boschini, 62 anni, ordinato nel 1982, è un presbitero molto noto e stimato. Lunedì 1° novembre - nella parrocchia di Roccapelago, di cui era già amministratore parrocchiale dall’ottobre del 2019, con la Messa presieduta alle 10 dall’Arcivescovo ha ufficialmente iniziato il suo nuovo ministero Le altre cinque parrocchie che guiderà (Castellino di Brocco, Groppo, Sant’Andreapelago, Sant’Annapelago e Serpiano) erano state affidate a don Luciano Benassi in veste di amministratore parrocchiale dopo la scomparsa di don Ferruccio Albergucci, il 31 agosto scorso. Don Paolo Boschini lascia la parrocchia della Beata Vergine Addolorata a Modena, dopo averla guidata per più di 25 anni, in nome di un criterio a lui caro: quello dell’avvicendamento dei parroci tra le diverse realtà ambientali della diocesi.

    Don Luciano Benassi, 72 anni, parroco di Fiumalbo dal 2002 e di Rotari dal 2003, resta invece amministratore parrocchiale delle restanti sei parrocchie che erano rette da don Albergucci: Sant’Antonio di Padova a Casine, Beata Vergine Assunta a Castellaro, San Martino Vescovo a Castello, Beata Vergine Assunta a Pievepelago, San Giacomo Maggiore Apostolo a Riolunato e Natività di Maria Santissima a Tagliole.

    Il nuovo parroco della parrocchia cittadina Beata Vergine Addolorata nominato dall’arcivescovo Castellucci è don Celestine (Celestino) Chidiebere Ezemadubom, 54 anni, ordinato nel 1999, assistente spirituale della comunità cattolica nigeriana, che dal 2019 era collaboratore parrocchiale di Sant’Agostino-San Barnaba, dopo essere stato vicario parrocchiale a Baggiovara e collaboratore della Madonnina. La data del suo ingresso non è stata ancora definita.

    (Fonte: ambienti curiali)
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  5. #115
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    Domenica a Monchio una giornata dedicata al beato Rolando Rivi

    DOMENICA 7 NOVEMBRE A MONCHIO DI PALAGANO SARÀ PRESENTATO IL FOTOLIBRO “LA CURA DEL SILENZIO NEL BOSCO DI ROLANDO“, A CURA DI MORGANA MONTERMINI E DON ALBERTO ZIRONI, CON PREFAZIONE DELL’ARCIVESCOVO ERIO CASTELLUCCI.

    L’iniziativa, alla presenza degli autori e delle autorità, avrà luogo nell’ottavo anniversario della beatificazione e nel novantesimo dalla nascita del beato Rolando Rivi (San Valentino di Castellarano, 7 gennaio 1931 – Monchio di Palagano, 13 aprile 1945).
    Alle 11.15, l’Arcivescovo Castellucci presiederà la Messa nella chiesa parrocchiale di Monchio, che verrà trasmessa anche in streaming su Facebook.
    Per maggiori informazioni è possibile contattare la parrocchia di Monchio (Unità Pastorale di Palagano) al numero telefonico 0536/961290 o scrivendo alla mail: beatorolandorivimonchio@gmail.com.
    ___________________
    Dal sito dell'Arcidiocesi
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  6. #116
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    Installazione «Panta Rei» sulla rotta balcanica nella sala parrocchiale di S. Lazzaro

    L’INSTALLAZIONE «PANTA REI: VITE MIGRANTI LUNGO LA ROTTA BALCANICA», ATTRAVERSO L’USO DI OGGETTI, FOTO, RACCONTI, SUONI E VIDEO, RACCONTA I DIVERSI ASPETTI DEL VIAGGIO CHE LE PERSONE SONO COSTRETTE A INTRAPRENDERE PER RAGGIUNGERE L’EUROPA.

    La sala parrocchiale di San Lazzaro ospiterà, dal 3 al 7 novembre, il percorso che ricalca le principali tappe del viaggio via terra lungo la rotta balcanica di chi – dal Pakistan, dall’Afghanistan, dalla Siria, dall’Iraq, ma anche dal Kosovo, dal Marocco, dall’Algeria, dal Congo e dal Camerun – cerca di raggiungere l’Europa, dal momento della partenza in cui si lasciano casa e affetti, all’attraversamento dei confini, alle violenze, ai respingimenti, alla sospensione della vita in un campo profughi, fino all’arrivo a destinazione, dove identità e memoria personale vanno ricucite per poter nuovamente immaginare un futuro.

    L’installazione è ideata e curata da Diego Saccora e Anna Clementi dell’associazione «Lungo la rotta balcanica», che promuove l’iniziativa con il Centro missionario diocesano, Bambini nel deserto e Festival della migrazione.

    Questi gli orari di apertura: giovedì e venerdì dalle 18 alle 22, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 21. Sabato, alle 21, è poi in programma l’incontro con gli autori.
    Sono possibili aperture extra per gruppi e possibilità di incontri su prenotazione contattando Gloria al 347.0014505 o Francesco al 335.6470863.

    L’accesso è libero con Green pass.

    (Fonte. sito dell'Arcidiocesi)
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  7. #117
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    Ordinazioni diaconali

    LA CHIESA DI MODENA IN FESTA - SABATO SERA IN S. AGOSTINO LE ORDINAZIONI DIACONALI

    I tre candidati con le mogli, don Niamba e don Nardello per la professione di fede.

    Sabato 13 novembre, alle 20.30, nella chiesa di Sant’Agostino, l’Arcivescovo Erio Castellucci ordinerà tre nuovi diaconi permanenti: Matteo Solieri, della parrocchia di San Paolo Apostolo in Modena, Roberto Bandieri, della parrocchia di San Celestino in Castelnuovo Rangone, e Angelo Parretta, della parrocchia della Beata Vergine Assunta in Bastiglia.

    Se oggi chiediamo in giro chi è il diacono, le risposte della gente possono essere molte: è «uno che aiuta il prete», è «uno che fa tante cose nella chiesa», è «uno che legge il Vangelo nella Messa», e altro ancora.

    «Dobbiamo stare attenti a non vedere i diaconi come mezzi preti e mezzi laici», come ebbe a dire Papa Francesco ai diaconi nella visita alla diocesi di Milano nel 2017. «E nemmeno va bene – aggiunse – l’immagine del diacono come una specie di intermediario tra i fedeli e i pastori». Se guardiamo poi quali compiti svolgono effettivamente nella vita della chiesa, le idee sembrano ingarbugliarsi ancora di più: li vediamo impiegati in una varietà molto ampia di servizi, varietà che in questi ultimi anni tende ad allargarsi sempre di più. Quale è allora la vocazione specifica del diacono? Ascoltiamo ancora il Papa che parla ai diaconi milanesi: «Il diaconato è una vocazione specifica che richiama il servizio: questa è la parola chiave per capire il carisma dei diaconi, il servizio come uno dei doni caratteristici del popolo di Dio. Il diacono – per così dire – è il custode del servizio nella chiesa: il servizio alla Parola, il servizio all’altare e il servizio ai poveri. La missione del diacono consiste in questo: nel ricordare a tutti noi che la fede nelle sue diverse espressioni (liturgia comunitaria, preghiera personale, diverse forme di carità) e nei suoi vari stati di vita (laicale, clericale, familiare) possiede una essenziale dimensione di servizio».

    Ancora Papa Francesco in una udienza ai diaconi di Roma nel 2021: «Il diaconato ci conduce al centro del mistero della Chiesa, Chiesa che è costitutivamente diaconale». Se esaminiamo nel Nuovo Testamento i testi che parlano dei diaconi, si può ricavare un dato fondamentale sicuro: «Esiste nella chiesa un segno efficace della presenza ed azione di Cristo-servo, che si esplica in stretta collaborazione con il vescovo e si esercita in diversi ambiti della vita della chiesa» (don Erio Castellucci).

    La configurazione a Cristo-servo definisce la identità del diacono, è lo specifico della sua vocazione e del suo ministero, assunto alla stregua di ogni vocazione nella chiesa: non come possesso di una esclusività, ma come segno e strumento per una animazione a favore della diaconia comune. Nei documenti del Concilio Vaticano II si specifica il diacono è chiamato al servizio, anzitutto del Vescovo, ma poi in senso generale di tutto il popolo di Dio. Il suo servire però è un servire che ha caratteristiche proprie rispetto a quello battesimale, a cui tutti i cristiani sono chiamati. «Tutti infatti, certo, sono chiamati al servizio; ma, proprio per favorire questa dedizione di tutti, esistono alcuni che – in virtù della grazia sacramentale e non delle loro semplici qualità – tengono accesa l’attenzione di tutti verso le necessità delle persone, verso chi ha più bisogno, specialmente quelle che vivono ai margini della comunità ecclesiale o ai margini della società civile. Appare quindi felice la descrizione del diaconato come ministero della soglia: segno efficace di Cristo servo, il diacono è richiamo provocatorio, per la comunità cristiana e per la società civile, al primato del servire sull’essere-serviti» (don Erio Castellucci).

    «Il diacono si muove in questo contesto ed esercita il suo ministero, pur subordinatamente al vescovo al parroco, con la autorevolezza e la visibilità di un ministro, che ha ricevuto il sacramento dell’Ordine. È chiamato a garantire, con gli altri ministri ordinati, l’autenticità della vita cristiana di una comunità» (don Massimo Nardello). La molteplicità dei compiti affidati ai diaconi allora non deve dunque sorprendere oggi: il loro servizio non è infatti univocamente determinato. Per questo motivo esistono diverse forme concrete di esercizio diaconale. L’articolazione dei compiti precisi verrà determinata dalla convergenza di diversi fattori: i doni personali, le storie e le situazioni personali e familiari, ma soprattutto la concreta configurazione della Chiesa locale nella quale si svolge il ministero.

    Abbiamo veramente bisogno oggi, soprattutto oggi, dopo questa terribile pandemia, di fare un cammino tutti insieme nella Chiesa, un cammino sinodale, per riscoprire le dimensioni essenziali della vita di fede. E abbiamo tutti bisogno di uomini, di donne e di famiglie “sante”, e di ministri “santi”, che siano al servizio della dimensione diaconale della Chiesa.

    Matteo Solieri, l’ingegnere innamorato della Scrittura
    Mi chiamo Matteo Solieri e sono della parrocchia di San Paolo Apostolo di Modena. In questi anni di preparazione al diaconato mi sono chiesto diverse volte perché impegnarsi proprio in questo cammino e non in altri. La risposta che mi sono dato ruota sempre intorno all’amore immenso che ho ricevuto e che non posso tenere solo per me. Un amore che posso gustare quotidianamente nella Parola di Dio: in questa relazione, di veramente mio non metto nulla, se non la convinta disponibilità a rimanere affascinato e stupito giorno dopo giorno.

    Ho frequentato le scuole dell’obbligo presso le Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento quel breve periodo in cui aprirono anche la scuola media a classi miste – ed ho proseguito gli studi al liceo classico San Carlo, negli anni in cui fu preside lo stimatissimo professor Franco Violi. Sicuramente di esempi e di insegnamenti ne ho ricevuto tanti e tutti mi sono serviti nei duri anni dell’università dove la facoltà di Ingegneria Informatica ha messo a dura prova la mia fede e le mie certezze. Proprio in quegli anni, un’occasione dolorosa mi ha messo in contatto con don Giovanni Benassi, ottimo biblista, che proprio con il suo modo, per me innovativo, di leggere il Vangelo ha risvegliato in me un rinnovato interesse in ciò che era diventato ripetitivo e formale. Mi sono poi laureato in Ingegneria nel 1999 e lo stesso anno mi sono sposato con Rosanna; sono arrivate subito dopo le figlie Rachele e Beatrice. Infine l’approdo alla parrocchia di San Paolo Apostolo dove nel frattempo era iniziato il loro cammino scout.

    È qui che mi sono sentito accolto, pur non essendo originario della parrocchia, con un’apertura straordinaria, mentre vedevo un gran bene attorno a Rachele che stava crescendo e necessitava di qualche sostegno. Proprio di fronte a questa sovrabbondanza d’amore ho cominciato a chiedermi se anche io non dovessi fare qualcosa. Su consiglio dei parroci di allora, don Angelo Bernardoni e don Carlo Bertacchini, oltre che del vescovo emerito don Giuseppe Verucchi, ho deciso di iscrivermi all’Istituto di scienze religiose «Contardo Ferrini », dove ho capito che studiare teologia era affascinante e sorprendente e ho sentito nuovamente quella bellezza della Scrittura che ha riacceso il desiderio di donarmi e di impegnarmi nella Chiesa.

    Oggi sono alla vigilia dell’ordinazione diaconale e l’unica certezza che ho è di avere Qualcuno che mi ama sulla terra, ma soprattutto nei cieli e di potermi fidare ciecamente di Lui.

    Roberto Bandieri, dall’agronomia all’impegno per il prossimo e il Creato
    Sono Roberto Bandieri, della parrocchia di Castelnuovo Rangone, ho 56 anni, sono sposato con Paola da 23 anni ed i nostri figli sono Ludovico (21) ed Edoardo (19). Sono figlio unico e provengo da una famiglia che non aveva nessuna vicinanza specifica ai valori cristiani. Nella vita professionale sono un agronomo ed ho una società di consulenza con la quale aiutiamo le imprese agricole a svolgere al meglio la loro attività.

    Da sempre ho una passione per le questioni legate allo sviluppo delle comunità rurali, dell’ambientalismo scientifico ed all’attivismo in questo campo. Da molti anni (1984) sono iscritto al Wwf ed ho svolto molte attività e ruoli in questa associazione.

    L’altro campo, più recente (1995) è legato alla promozione della salute delle persone, alla tutela dei migranti, delle attività di advocacy in favore dei soggetti con fragilità ed alla diffusione e pratica del primo soccorso con la Croce rossa italiana, presso il Comitato di Sassuolo. La mia formazione ha visto dapprima il conseguimento del diploma di agrotecnico presso lo Spallanzani di Castelfranco Emilia e poi la laurea in Scienze Agrarie dell’Università di Bologna e l’abilitazione all’esercizio della professione di dottore agronomo. Sono animatore delle Comunità Laudato sì e faccio parte del gruppo «Laboratorio parrocchie sostenibili» della Diocesi di Modena. Ho frequentato la Scuola di formazione teologica all’Issre «Ferrini», concludendo gli esami in questo anno accademico. Per motivi di residenza sono stato durante l’infanzia e la prima gioventù presso la parrocchia di Sant’Agostino e poi in quella di Castelnuovo Rangone per tutta la mia adolescenza sino al matrimonio. I primissimi anni di matrimonio siamo stati residenti a Sant’Agnese, per poi ritrasferirci a Castelnuovo Rangone.

    Qui ho svolto l’incarico di catechista e di animatore del team di accompagnamento delle coppie al matrimonio. Ho svolto diverse serate di guida all’ascolto della Parola con il progetto diocesano «Lampada della preghiera». Negli anni sono divenuto accolito e poi lettore. Ora siedo nel consiglio del Circolo Acli e presiedo una piccolissima associazione parrocchiale denominata «Magma» che opera in favore dei giovani della parrocchia. Durante l’avvio dell’attività di catechista e nei diversi incarichi in parrocchia, grazie a molti sacerdoti e ad un lungo percorso di discernimento, ho compreso che forse avrei potuto immaginare un impegno diverso e maggiore, ma ho faticato assai a comprendere la differenza tra una diversa mole di impegni e la chiamata.

    Ho ben chiara in testa una galleria di sacerdoti che mi hanno accompagnato a capire la mia vocazione ed a seguirne la strada: don Andrea Nizzoli, don Riccardo Fangarezzi, don Luigi Biagini, don Guido Bennati, don Isacco Spinelli, don Daniele Bernabei, ed oggi don Fabrizio Colombini. mio parroco, che è la mia guida spirituale ed il destinatario dei miei dubbi e delle mie angosce sul: «Ce la farò? Come farò?».

    Mi appresto ad iniziare un servizio, che mi affascina tanto quanto mi preoccupa l’esserne all’altezza; credo che la preghiera, la Parola e il camminare insieme saranno gli strumenti da tenere sempre appresso.

    Ho un piccolo faro che mi guida; cinque versetti del secondo capitolo della Lettera di Giacomo: «A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. Al contrario uno potrebbe dire: “Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede”». Queste poche righe sono l’incipit senza tempo di qualunque storia di servizio e di carità; oggi quelle sorelle e quei fratelli sono centinaia di milioni in tutto il mondo e quelli sprovvisti del cibo quotidiano lo sono spesso per il clima, per l’avidità degli uomini, per la perdita di biodiversità e per tanti altri fattori globali.

    Angelo Parretta, tra il lavoro e l’attenzione agli “invisibili”
    Mi chiamo Angelo Parretta, ho 55 anni sono un operaio metalmeccanico. Sono sposato con Carmela da 31 anni e abbiamo 3 figli: Giovanni, Domenico e Maria. Recentemente, abbiamo avuto il piacere di diventare anche nonni di una splendida nipotina di 6 mesi, Desirèe, nata dal matrimonio tra il mio primogenito Giovanni e Noemi.

    Siamo originari della Campania, io della provincia di Napoli e mia moglie della provincia di Caserta. Nel 1998 ci siamo trasferiti a Bastiglia. Ad esser sincero, il vero servizio diaconale lo svolge mia moglie: lei dedica la sua vita al servizio dei figli e delle nuore ma soprattutto della nipotina, senza mai lamentarsi. C’è molto da imparare da lei ed è molto attenta al mio cammino con consigli e a volte anche con qualche rimprovero.

    Frequentiamo la parrocchia di Bastiglia dove siamo stati accolti e adottati. Spiritualmente sono cresciuto sotto la guida del parroco emerito don Odoardo Balestrazzi, che inizialmente mi aveva proposto di diventare ministro straordinario. Dopo diversi anni mi ha proposto l’opportunità del cammino diaconale e io lo accettai. Siccome in quel periodo subentrò don Marius Zaras, come nuovo parroco, fu lui a riformulare la mia candidatura al cammino diaconale.

    In parrocchia svolgo servizio all’altare, faccio il catechista e mi prendo cura dei cosiddetti «invisibili», ovvero di quelle persone che a causa della loro sofferenza non possono venire a Messa la domenica. Di tutti i servizi che svolgo quest’ultimo è quello che spiritualmente mi gratifica di più. L’incontro con queste persone per me è meraviglioso, semplicemente perché dopo torni a casa consapevole di aver ricevuto tanto da loro, più di quando tu credi di aver dato e condividendo parte della loro sofferenza.

    Con molta franchezza, io non avrei mai immaginato di intraprendere un cammino diaconale, anche se c’è stato un momento molto particolare della mia vita nel quale ho aperto totalmente il mio cuore a Gesù e con la «complicità» di Maria, entrambi hanno cambiato la mia vita. La mia è stata una crescita spirituale svezzata piano piano proprio come quando si svezzano i neonati. Sono stato circondato da persone meravigliose delle quali, senza questo percorso, non ne avrei conosciuto l’esistenza e queste persone mi hanno sostenuto molto nel mio cammino di fede.

    Molto importanti nel mio cammino sono stati sicuramente anche gli studi di Teologia e la formazione diocesana. In tutto ciò e di questo ne sono certo, c’è sempre lo sguardo di Dio che ti avvolge e ti abbraccia. Voglio ringraziare tutti quelli che hanno contribuito a far sì che io possa ricevere questo dono, che sono estremamente felice di condividere.

    - Fonte: sito dell'Arcidiocesi -
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  8. #118
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    50° convegno della Pastorale familiare alla Parrocchia urbana di Gesù Redentore

    L’UFFICIO FAMIGLIA DELL’ARCIDIOCESI DI MODENA-NONANTOLA ORGANIZZA PER DOMENICA PROSSIMA, 14 NOVEMBRE, IL 50° CONVEGNO DELLA PASTORALE FAMILIARE, CHE SI TERRÀ NELLA PARROCCHIA DI GESÙ REDENTORE - (via Leonardo da Vinci 270 a Modena).

    Il ritrovo, per tutti coloro che fossero interessati a partecipare, è previsto alle 15.30.
    Alle 16 sarà celebrata la Santa Messa, presieduta MONSIGNOR ENRICO SOLMI, modenese di nascita, per anni delegato arcivescovile della Pastorale familiare della nostra diocesi, ora vescovo di Parma e delegato della Conferenza episcopale regionale per la famiglia, e DALL’ARCIVESCOVO DI MODENA-NONANTOLA E VESCOVO DI CARPI MONSIGNOR ERIO CASTELLUCCI.

    Al termine della celebrazione, tutti i partecipanti saranno invitati ad andare nel salone parrocchiale adiacente alla chiesa, allestito appositamente, per ripercorrere i cammini proposti dalla Pastorale familiare.

    Un’occasione per tanti di rivedere volti amici che in tutti questi anni hanno prestato il loro operato.

    (Dal sito dell'Arcidiocesi)
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  9. #119
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    Salute, tornano i «Venerdì» della Pastorale, in presenza alla Cdr e online su YouTube

    LA COMUNITÀ A CASA DEI PROPRI MALATI E DELLE FAMIGLIE, LE CURE PALLIATIVE PRECOCI, LAUDATO SI’ E SALUTE INTEGRALE, EUTANASIA: QUESTI I PROSSIMI TEMI AFFRONTATI.

    La Pastorale della Salute partecipa al percorso sinodale diocesano di ascolto comunitario appena incominciato, in particolare per gli aspetti pastorali e bioetici della cura. Iniziamo nei prossimi ormai tradizionali «Venerdì» il 12, 19 e 26 novembre alle 21 – in presenza presso la sala multimediale della Città dei Ragazzi, con accesso libero secondo le regole di prudenza dovute alla pandemia, e trasmessi anche online sul canale YouTube «Arcidiocesi di Modena-Nonantola» – e nel Convegno regionale di Pastorale della salute il 19 febbraio: ascolteremo i contributi di esperti che ci aiuteranno a mettere a fuoco la realtà attuale; il percorso di ascolto sinodale proseguirà incontrando le comunità parrocchiali, i cappellani e assistenti spirituali degli ospedali e delle strutture, gli operatori socio-sanitari, in particolare medici, infermieri e studenti universitari.

    Il tema pastorale di fondo è la visita ai malati e alle famiglie nelle case: l’impegno delle comunità e delle istituzioni. Il primo incontro di venerdì 12 novembre sarà dedicato alle cure palliative precoci, come paradigma del prendersi cura delle persone ammalate, con le testimonianze di medici e ricercatori: la dottoressa Elena Bandieri, responsabile del Modulo di Cure Palliative precoci in Oncoematologia dell’Ospedale di Carpi e il professore Mario Luppi, direttore della cattedra di Ematologia dell’Università di Modena. Il secondo incontro, venerdì 19 novembre («Ecologia integrale: cura della casa comune e dei suoi abitanti»), sarà dedicato ad una riflessione sulla salute integrale, sulla base della Laudato si’, degli impegni della Chiesa italiana per le terre più inquinate e dell’incontro di questi giorni a Glasgow per il Cop26 sull’ambiente.

    SAREMO GUIDATI DA DON PAOLO BOSCHINI E GIUSEPPE FERRARI, DOCENTI PRESSO L’ISTITUTO TEOLOGICO, E DAL VESCOVO ERIO CASTELLUCCI. PARTECIPERÀ ANCHE ANTONIO DI DONNA, VESCOVO DI ACERRA: È STATO PROMOTORE DEL RECENTE CONVEGNO DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA «CUSTODIRE LE NOSTRE TERRE.

    Salute, ambiente e lavoro», che ha riunito le 78 diocesi italiane su cui insistono i 42 Sin, «Siti di interesse nazionale» particolarmente inquinati e sede di programmi di risanamento, dalle “terre dei fuochi” di Caserta, a Taranto, alle falde acquifere inquinate dai Pfas nel Veneto e ad altre realtà sparse in tutta Italia. La “salute integrale” comprende non solo le dimensioni fisica, psicologica e spirituale, ma anche un’armonia complessiva con la vita comunitaria e con l’ambiente. Significa stili di vita sani e armoniosi e ricchi di relazioni significative. L’inquinamento determina anche gravi problemi di salute, tumori precoci in adulti e in bambini, malattie cardiovascolari e metaboliche e disagio psichico. C’è tanto spazio di lavoro pastorale per le nostre comunità!
    Venerdì 26 sarà dedicato a «Eutanasia e suicidio assistito». Dopo il primo incontro dedicato alle cure palliative precoci, non possiamo sottrarci ad una riflessione più ampia sull’eutanasia, resa di drammatica attualità dalla richiesta di referendum che propone la legge sull’eutanasia. Il giudice Roberto Masoni presenterà lo stato dell’arte sugli aspetti giuridici, don Gabriele Semprebon porterà un contributo bioetico: può esistere un diritto a morire? Quale lo spazio dell’autodeterminazione? Il tema intreccia diversi nodi, che ci interrogano come cristiani e come cittadini. Oltre alla rilevanza bioetica, esso sfida il nostro impegno di testimonianza e di cura e coinvolge anche il lavoro concreto di chi deve assistere i malati gravi, delle istituzioni che devono assicurare servizi dignitosi e delle comunità, accanto ai loro fratelli più fragili e alle loro famiglie.

    Siamo interrogati su tanti aspetti, affinché nessuno – malato, famiglia – sia lasciato solo, di fronte all’angoscia della sofferenza e della solitudine e al timore di esser di peso ai propri cari.

    - Fonte: sito dell'Arcidiocesi di Modena -
    Virtus ex Alto

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    18 novembre: 1ª giornata di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi

    GIOVEDÌ 18 NOVEMBRE SI CELEBRERÀ LA PRIMA GIORNATA NAZIONALE DI PREGHIERA E DI SENSIBILIZZAZIONE, INDETTA DALLA CEI, PER RICORDARE LE VITTIME, I SOPRAVVISSUTI, LE FAMIGLIE E LE COMUNITÀ CHE SONO STATE FERITE DALLA PIAGA DEGLI ABUSI.

    La data scelta è particolarmente significativa poiché liturgicamente precede la solennità di Cristo Re, nasce su suggerimento di chi porta nella propria storia i segni indelebili del dolore e si svolge in concomitanza alla Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale. Inoltre si inserisce nel cammino ecclesiale avviato con la pubblicazione delle linee guida nazionali, che ha promosso su tutto il territorio la nascita dei servizi diocesani e regionali per la prevenzione, l’ascolto, la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, composti da équipe multidisciplinari di esperti con competenze in ambito psico-pedagogico, giuridico-canonico, pastorale e della comunicazione. La missione affidata ai servizi è quella di promuovere un lavoro di informazione, sensibilizzazione di tutta la comunità cristiana sul tema della protezione dei minori; realizzare percorsi di formazione e prevenzione; offrire sostegno e consulenza agli operatori ecclesiali coinvolti a vari livelli nell’ambito educativo e pastorale ed assicurare uno spazio di accoglienza, ascolto e accompagnamento di eventuali situazioni di abuso segnalate nel contesto ecclesiale presso i Centri di ascolto istituiti.

    Qualsiasi tipo di abuso tocca la persona nella sua totalità e dignità più profonda, rompe i confini della relazione, mina la fiducia riposta in chi dovrebbe assicurare cura e protezione, provocando un’esperienza di lacerazione accompagnata da sensi di colpa e di vergogna con ripercussioni esistenziali, fisiche, psicologiche, emotive e sociali. Quando poi l’esperienza traumatica si consuma all’interno dell’ambito ecclesiale, viene inferta una grave ferita alla comunione, che coinvolge la dimensione religiosa del rapporto con Dio e il senso di appartenenza alla Chiesa. Come ricorda il Papa nella sua lettera al popolo di Dio: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (1 Cor 12,26). Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore. È necessario che ciascun battezzato si senta coinvolto nella trasformazione ecclesiale e sociale di cui tanto abbiamo bisogno. Mediante l’atteggiamento orante e penitenziale potremo entrare in sintonia personale e comunitaria con questa esortazione, perché crescano tra di noi i doni della compassione, della giustizia, della prevenzione e della riparazione. A tutti dunque è richiesto di portare a Dio nella preghiera i cuori feriti, di partecipare alla sofferenza dei fratelli, di implorare il dono delle lacrime insieme alla richiesta sincera del perdono perché il cammino di riconciliazione riguarda tutta la comunità. Siamo chiamati a camminare con responsabilità in uno stile sinodale per far crescere la coscienza comunitaria, considerando in una prospettiva sistemica tutto il contesto coinvolto, scoprire quali dinamiche abbiano reso possibile il verificarsi di simili atteggiamenti ed adoperarci perché i nostri ambienti siano generatori di dinamiche virtuose.

    Tutto questo richiede un serio impegno orientato ad avviare un processo di conversione e un cambiamento di cultura, poiché: «solo con un’azione sistematica di alleanza preventiva, sarà possibile sradicare la cultura di morte di cui è portatrice ogni forma di abuso, sessuale, di coscienza, di potere. La prevenzione dev’essere un percorso permanente di promozione di una sempre rinnovata e certa affidabilità verso la vita e il futuro, su cui i minori devono poter contare. E questo noi, come adulti, siamo chiamati a garantire loro, riscoprendo la vocazione di “artigiani dell’educare” e sforzandoci di esservi fedeli. Agli adulti auguro di continuare a essere credibili, vale a dire responsabili nella cura e coerenti nella testimonianza. Possano essere promotori e custodi di una rinnovata alleanza educativa tra le generazioni e tra i diversi contesti di crescita dei minori, capaci di stimolare tra loro una connessione generativa e tutelante, soprattutto in questo tempo complesso di pandemia. La tutela dei minori sia sempre più concretamente una priorità ordinaria nell’azione educativa della Chiesa» (Messaggio del Papa al convegno «Promuovere child safeguarding al tempo del Covid-19 e oltre»).

    Il Sipatm si può contattare alla mail tutelaminori@modena.chiesacattolica.it o al numero 3450572800 (giovedì dalle 14 alle 16).

    (FONTE: sito dell'Arcidiocesi)
    Virtus ex Alto

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