Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Pagina 11 di 14 PrimaPrima ... 910111213 ... UltimaUltima
Risultati da 101 a 110 di 134

Discussione: Cronaca dell'Arcidiocesi Metropolitana di Modena - Nonantola - Anno 2021

  1. #101
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,486

    Nuove nomine in Diocesi

    Si intensificano le forme di collaborazione tra Modena e Carpi
    __
    ___
    ______________________________

    Don Ciolek parroco di Sant’Agostino, don Bruni va alla Sacca, don Guaraldi assume la guida anche di Bomporto e Solara


    Nuove nomine nelle parrocchie, in Seminario e al Policlinico


    Diverse novità nell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola – dalle parrocchie al Seminario Metropolitano, fino agli assistenti religiosi del Policlinico di Modena – sono contenute nelle nomine decretate dall’Arcivescovo Erio Castellucci in data 23 settembre. Tre sono i parroci che si preparano ad abbracciare le nuove comunità, con data d’ingresso ancora da stabilire.
    Nel vicariato cittadino del «Centro storico», la parrocchia di «Sant’Agostino-San Barnaba» è stata affidata a don Tomasz Piotr Ciolek, sacerdote polacco 59enne, ordinato nel 1988 e incardinato nell’arcidiocesi di Modena-Nonantola nel 2017, che dal 2015 era parroco del «Sacro Cuore di Gesù» alla Sacca. Don Ciolek prende il posto di don Paolo Notari, che dopo quattro anni lascia «Sant’Agostino-San Barnaba» per ricoprire un nuovo incarico, la cui comunicazione sarà data prossimamente. La parrocchia del «Sacro Cuore di Gesù», appartenente al vicariato cittadino «Crocetta-San Lazzaro», avrà invece come nuovo pastore don Francesco Bruni: 58 anni, ordinato nel 1999, dal 2012 era parroco di «San Nicolò di Bari» a Bomporto e dallo scorso novembre amministratore parrocchiale di «San Michele Arcangelo» a Solara. A seguito del suo trasferimento, le due comunità – appartenenti al vicariato di «Nonantola-Campogalliano-Soliera» – sono state affidate al 51enne don Filippo Guaraldi, ordinato nel 2004, già alla guida delle parrocchie di «Sant’Agata Vergine Martire» a Sorbara e di «San Bartolomeo Apostolo» a Sozzigalli dal 2015.
    Don Guaraldi resterà parroco di Sorbara, mentre la comunità di Sozzigalli, in attesa della nomina di un nuovo parroco, è stata affidata al vicario generale dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola, don Giuliano Gazzetti, in qualità di amministratore parrocchiale. Novità anche tra i sacerdoti di recente ordinazione: il 35enne formiginese don Luca Piacentini, ordinato presbitero lo scorso 18 settembre, sarà vicario parrocchiale delle comunità di «San Michele Arcangelo» a Nonantola, «Natività di Maria Santissima» a Redù e «San Pietro Apostolo» a Rubbiara.
    Sostituirà don Mattia Ferrari, in partenza per Roma per studiare alla Pontificia Università Gregoriana: il sacerdote classe 1993, che compirà 28 anni il prossimo 27 novembre, continuerà a prestare servizio nell’arcidiocesi, dal 1° ottobre, come collaboratore parrocchiale della parrocchia di «Santa Teresa di Gesù Bambino» a Modena.
    Don Daniele Bernabei, parroco 45enne di «Santi Filippo e Giacomo Apostoli» a Finale Emilia dal 2015 e della «Visitazione di Maria Santissima» a Reno Finalese dal 2019, è stato invece nominato delegato interdiocesano (Modena-Nonantola e Carpi) per la formazione dei sacerdoti di recente ordinazione.
    Il Seminario Metropolitano di Modena si arricchisce di un nuovo formatore: è don Massimo Dotti, sacerdote 50enne appartenente al clero diocesano di Carpi, parroco della Cattedrale di «Santa Maria Assunta». Nominato vice-direttore spirituale del Seminario, coadiuverà il direttore spirituale don Gian Paolo Sambri nel prezioso servizio della direzione spirituale dei seminaristi delle diocesi di Modena-Nonantola e Carpi.
    Per quanto riguarda l’Ospedale Policlinico di Modena dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena, dove ha sede la parrocchia «Beata Vergine della Salute», l’arcivescovo Erio Castellucci ha nominato assistenti religiosi a tempo parziale don Stefano Andreotti, del clero diocesano, e il diacono Stefano Gallinaro, appartenente all’Ordine dei frati minori, e assistente a tempo pieno il diacono Angelo Morandi, della comunità dehoniana di Modena. Queste tre nomine avranno decorrenza dal prossimo mese di novembre.

    - Fonte: sito dell'Archidiocesi -



    Virtus ex Alto

  2. #102
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,486

    Magistero del Vescovo

    Le indicazioni programmatiche dell'Arcivescovo all'apertura del nuovo anno pastorale

    LETTERA E CALENDARIO PASTORALE 2021/2022



    LA SOLUZIONE MIGLIORE

    BIGLIETTI PASTORALI DEI GIOVANI


    «Raggiungere tutte le persone possibili, senza preconcetti»; «vivere una più
    concreta e reale prossimità»; «superare quelle rigidità che portano a dissidi interni»; «sperimentare maggiore apertura e collaborazione tra parrocchie»; «prestare più attenzione all’accompagnamento personale»; «non abbandonare nessuno»; «essere accoglienti verso tutti, anche verso i non credenti»; «denunciare e combattere il male che vediamo quotidianamente anche nel nostro ambiente parrocchiale»; «avere più formazione spirituale e teologica»; «unire la vita spirituale al servizio per gli altri, soprattutto ai più fragili»; «sollevare i sacerdoti dall’incarico di amministrare mille strutture, perché possano tornare ad occuparsi del popolo di Dio»; «offrire più apertura degli adulti verso i giovani: adulti che riescano ad apprezzare e valorizzare anche chi è meno esperto piuttosto che avere sempre uno sguardo critico e giudicante»; «aumentare le esperienze di volontariato rivolte ai giovani»; «stare vicino alle persone, entrando in relazione e ascoltandole anche nei momenti in cui si sentono sole»; «saper apprezzare i piccoli sforzi senza chiedere sempre il 100%»; «offrire più percorsi formativi seri per aiutare i giovani a vivere meglio la loro missione»; «portare i fedeli a vivere la “fede” e non la “religione”»; «interrogarsi spesso»; «mettersi in discussione»; «ringiovanirsi»; «pubblicizzare tutto il bene che fa la Chiesa (tanto il brutto lo conoscono tutti)»; «puntare alla bellezza», «avere una Chiesa ecosostenibile»…

    Non saprei rispondere in modo più creativo alla domanda «che cosa chiedi alla Chiesa?» di quanto abbiano fatto gli ottanta giovani, provenienti da 26 parrocchie di Modena, interpellati in maniera “sinodale” durante la vacanza di Campestrin (TN) organizzata dalla pastorale giovanile diocesana a fine agosto 2021. Ho riportato solo alcune delle loro risposte, scritte in un pomeriggio su piccoli biglietti di carta: ma già queste, da sole, costituirebbero l’indice di una “lettera pastorale”. Mi hanno colpito le loro osservazioni: creative, sincere, profonde. Non le ho recepite come dei giudizi – per quanto favoriscano anche un esame di coscienza personale e comunitario – ma come dei desideri. Si ripetevano nei loro biglietti i concetti di “apertura”, “prossimità”, “formazione”… Si obietterà che quegli ottanta erano “selezionati”; ma credo che in realtà abbiano espresso ciò che pensa la maggior parte dei giovani che partecipano alla vita delle nostre comunità: parrocchie, gruppi, associazioni, movimenti.
    I nostri giovani manifestano una grande autenticità: chiedono di essere accompagnati, di poter parlare di più con i presbiteri (per questo auspicano che non siano affogati dalla burocrazia) e di ricevere una formazione più solida; chiedono agli adulti di fidarsi di più dei giovani, di evitare inutili tensioni e litigi, senza attaccarsi alle piccole fette di potere, e di lasciare spazio anche a loro. Ho capito, una volta ancora, quanto avesse ragione san Benedetto da Norcia quando, ormai quindici secoli fa, nella sua Regola monastica domandava all’abate di «consultare tutta la comunità, perché spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore» (III,3).
    Perché il Signore fa queste preferenze per i più giovani? Forse perché hanno meno filtri, sono più diretti e poco inclini ai compromessi. Avevo pensato, visto il perdurare della pandemia, di evitare anche quest’anno la “lettera” e adottare il formato della “cartolina”: formato che impone a chi scrive, per la gioia di chi legge, uno sforzo notevole di sintesi; alla fine è venuto fuori un testo troppo lungo come cartolina, ma troppo corto come lettera pastorale; diciamo che è un insieme di “biglietti”. Cercando comunque di conservare quell’essenzialità alla quale il covid-19 ci ha provocati, mi limito a raccogliere e rilanciare i biglietti dei giovani che a Campestrin si sono divisi in gruppi per confrontarsi su questa fase di crisi sanitaria, a partire dalla metafora del diluvio universale. La narrazione biblica presenta risonanze molto attuali: il diluvio che sommerge il mondo malvagio fa riflettere su ciò che nell’esperienza di fede è – o dovrebbe essere – annegato, morto e sepolto, sotto la pandemia; l’arca di Noè è uno dei simboli antichi della Chiesa, che attraverso il battesimo porta gli uomini alla salvezza; la scena di Noè che sale sull’arca e vi dimora per mesi insieme alla sua famiglia richiama le relazioni, gli affetti e i sentimenti; e infine la presenza nell’arca delle coppie di animali, maschi e femmine, e l’armonia che si ricrea dopo il diluvio, nel segno dell’arcobaleno, ricorda la visione biblica dell’armonia con tutto il creato. I quattro temi sui quali hanno riflettuto i gruppi sono quindi: l’esperienza cristiana, i sacramenti, gli affetti e la sessualità, il rapporto con il creato.
    Questi grandi temi ci permettono un inserimento creativo nel cammino sinodale che la Chiesa universale e italiana sta avviando; questo cammino non è altro che la pratica dello stile di dialogo, confronto, preghiera, scambio di esperienze, celebrazioni, attività. Siamo chiamati nei prossimi anni ad un ascolto profondo di “ciò che lo Spirito dice alle Chiese”; in un tempo nel quale prevalgono spesso sensazioni, discorsi e gesti negativi, credo proprio che dai giovani possa arrivare “la soluzione migliore”. Ed è su questa base, tenendo presenti i moltissimi incontri dei mesi scorsi con presbiteri, diaconi consacrate/i e laici – e in particolare i dialoghi approfonditi vissuti in Val d’Aosta (30 agosto – 4 settembre) tra i nostri presbiteri di recente ordinazione – che propongo piccole tracce; inserendosi nel cammino sinodale chiesto alle nostre Chiese, qualcuna di queste tracce potrà offrire spunti per il lavoro di consigli pastorali, gli incontri educatori e i gruppi sinodali nel corso dell’anno pastorale 2021-22.

    1. Ascolto e servizio: gratuità ed efficienza

    «Vorremmo annegare le comunità farisaiche, tese a inquadrare le persone nella logica dell’efficientismo parrocchiale, che spesso non lascia spazio ai giovani e dice loro sempre di no. In questo modo i giovani non riescono a dare il meglio di loro, perché la loro collaborazione è spesso cercata solo perché c’è bisogno». Se il fariseismo deve restare sotto il diluvio, che cosa invece deve riemergere dalle acque? «Chiediamo accoglienza e apertura; chiediamo di farci sentire a nostro agio, anche quando siamo lontani dal gruppo che è la nostra “comfort zone”. La musica potrebbe invogliare tanti di noi giovani a partecipare; cantando si può anche pregare di più».
    È interessante che i giovani cristiani reclamino la sepoltura dell’efficientismo e domandino più spazio per la musica. L’efficientismo, di cui noi adulti a volte siamo malati, finisce per strumentalizzare gli altri, anche in parrocchia: crea relazioni interessate, “perché c’è bisogno”, finalizzate ad un preciso risultato e ad un guadagno. La musica invece appartiene al mondo dell’arte, del gratuito, del “bello” – i ragazzi sono particolarmente sensibili alla bellezza – e del disinteressato. Non si tratta ovviamente di stare con la mani in mano; si tratta di rimettere in fila le priorità: il servizio di Marta è importante, ma l’ascolto di Maria è per Gesù addirittura essenziale, è “la parte migliore”, perché rappresenta il nucleo del servizio (cf. Lc 10,38-42). E quando i giovani chiedono alle comunità cristiane accoglienza e apertura, è perché desiderano essere considerati non solo per quello che possono fare, ma per quello che sono. Se non si sperimenta nella Chiesa la logica del dono, dove si deve sperimentare? Quando poi una persona si sente valorizzata per ciò che è, per il fatto stesso di esistere, allora “fa” molto di più e lo fa anche volentieri: alla fine, la gratuità favorisce anche l’efficienza, evitando però l’efficientismo.

    • La proporzione tra momenti di ascolto (della parola di Dio e dei fratelli) e offerta di servizi, nella nostra comunità cristiana, è evangelica (cf. Marta e Maria), oppure riscontriamo qualche tendenza efficientista e funzionalista? Le persone malate o svantaggiate, che si sentono “inefficienti”, sono di casa tra noi?
    • Quali esperienze di gratuità sono presenti? In che misura le attività e i servizi proposti dalla nostra comunità favoriscono le relazioni e in che misura invece le ostacolano?
    • I giovani, con la loro creatività, hanno la possibilità di trovare spazi di incontro e attività e di inserirsi, effettivamente e affettivamente, tra gli operatori pastorali?

    * Gli uffici pastorali diocesani propongono, insieme alla diocesi di Carpi, l’iniziativa “Credi tu questo?”, per approfondire le basi della nostra fede in maniera interattiva (integrando digitale e presenza, diocesi e parrocchie); è una proposta che va nella direzione di favorire la formazione degli operatori pastorali, giovani e adulti, e l’ascolto delle domande profonde che la pandemia ha svelato, sollevato e depositato nel cuore di tante persone. Ciascuno degli uffici, poi, potrà proporre dei cammini di formazione per gli operatori, anche utilizzando la forma interattiva e l’attrezzatura di cui diocesi e parrocchie si sono dotate: www.chiesamodenanonantola.it/credi-tu-questo-il-percorso-comunitario-sui-fondamenti-della-fede.
    * Gli uffici di pastorale giovanile, missionaria e vocazionale predispongono, in accordo anche con altri ambiti diocesani, occasioni formative e spirituali per i ragazzi e i giovani per il discernimento della propria vocazione e missione: dal sito diocesano
    www.chiesamodenanonantola.it si può accedere alle pagine dedicate. Alcune iniziative vanno incontro alla proposta, nata da alcuni giovani, di vivere insieme periodi prolungati di vita comunitaria nel tempo ordinario.

    2. Liturgia eucaristica e sacramenti

    «Nella pandemia abbiamo riscoperto la dimensione domestica della preghiera (liturgie inviate via web, alcuni gesti e riti svolti in casa): è importante che la Chiesa prenda anche questa forma familiare. Noi giovani sentiamo spesso la Messa come un “momento a parte”, mentre è un impegno settimanale che rinnova la vita quotidiana. Trascuriamo la confessione perché ci vuole umiltà a riconoscere di essere peccatori, ma se i sacerdoti sono disponibili (e un po’ più liberi), ci stiamo. Molti giovani praticanti prima della pandemia vedevano i sacramenti come una routine e non si rendevano conto che erano dei doni. Le porte aperte durante le liturgie, per contrastare il contagio, sono un bel segno: si potrebbero mantenere aperte anche in futuro».
    Le indagini sociologiche registrano una crescente disaffezione dei giovani (e non solo) alle celebrazioni sacramentali. Eppure la liturgia è, per sua natura, l’esperienza di gratuità e di bellezza più pura che si possa vivere: e un credente dovrebbe desiderarla. Ci deve essere qualcosa che non funziona, se noi adulti non riusciamo a testimoniare ai ragazzi la gioia dell’incontro comunitario con il Signore, nei momenti qualificanti della vita cristiana. D’altra parte, però, i pochi giovani che oggi prendono parte alle liturgie comunitarie lo fanno non più per convenzione ma per convinzione; e si mostrano totalmente disinteressati, grazie a Dio, alle questioni che tanto appassionano alcuni cattolici adulti, come i dibattiti sulla comunione in mano o in bocca o sulla traduzione del “Padre nostro” o sulla Messa in latino… I ragazzi cristiani vanno al sodo: se sperimentano liturgie sobrie e coinvolgenti, commenti incisivi, brevi e concreti alla Scrittura, una partecipazione attiva, un buon dosaggio tra silenzio, gesti e parole e le “porte aperte”… ci stanno.
    La richiesta di integrare le celebrazioni comunitarie con alcuni riti domestici scoperti durante il lockdown non deve fare pensare che i giovani desiderino ritirarsi in casa; semplicemente chiedono di sentirsi accompagnati anche nel loro quotidiano; anche il sacramento della penitenza diventa importante, per loro, quando si colloca in un contesto di accoglienza e disponibilità al dialogo da parte dei presbiteri. Il fatto che non tutti sono ritornati alle nostre liturgie parrocchiali, non deve favorire l’arte dei lamenti, ma deve spingere le nostre comunità ad essere più attraenti.

    • La celebrazione eucaristica domenicale è il cuore della comunità cristiana, fonte e culmine della sua vita e attività; è il termometro che ne misura la salute e il farmaco che la sostiene. Quali aspetti possono essere meglio curati e valorizzati, per favorire una partecipazione più intensa, soprattutto dei giovani?
    • I presbiteri chiedono spesso, in piena sintonia con quanto affermano i giovani, di essere meno oberati dagli adempimenti burocratici e amministrativi, per offrire tempo alla formazione, all’accompagnamento spirituale e alle confessioni. Quali osservazioni e proposte… realizzabili, in merito?
    • L’anno liturgico, con le sue tappe, alimenta e ritma la vitalità della Chiesa. In diocesi due anni fa abbiamo proposto di strutturare la catechesi attorno all’anno liturgico. Esiste qualche esperienza da comunicare?

    * Il percorso di formazione di presbiteri e diaconi, in questo anno pastorale, avrà come filo conduttore la celebrazione eucaristica, in quanto esperienza che concentra e attiva le dimensioni fondamentali della vita cristiana: cammino, ascolto della Parola, accoglienza, offerta, comunione, missione.
    * L’esperienza stessa del Sinodo dei Vescovi e del Cammino sinodale della Chiesa italiana comporterà alcune celebrazioni, diocesane e parrocchiali, che metteranno in luce la profonda connessione tra eucaristia e sinodalità, essendo la liturgia l’espressione più completa della Chiesa “in cammino”. Per seguire il cammino sinodale universale e nazionale, sono molto utili i due siti web:
    www.synod.va/it.html e www.chiesacattolica.it (che presto aprirà una pagina dedicata).
    * A partire dall’Avvento prossimo, gli uffici catechistici diocesani della nostra Regione mettono a disposizione una piattaforma digitale pensata per catechisti ed educatori, dalla quale si potrà scaricare materiale utile per le diverse fasce d’età. In piena aderenza ai tempi dell’anno liturgico, dal quale vengono dedotti temi importanti e vitali che incrociano le domande esistenziali, vi si troveranno schede, brevi filmati, preghiere, canti, suggerimenti per attività e piccoli servizi, spunti su catechesi con l’arte.

    3. Corpo, affetti, sessualità

    «Negli affetti è importante il dialogo reciproco, che deve essere sincero e libero. Il covid è stata una bomba sociale, un trauma che ha aggravato la solitudine, soprattutto nelle persone introverse; ma ha fatto emergere anche tanti messaggi di prossimità e di speranza. Dovremmo evitare la banalizzazione del sesso, che tante volte è visto e vissuto come soddisfazione immediata e non come dono di Dio. Però la Chiesa dovrebbe darci le motivazioni, aiutarci a comprendere la bellezza della sessualità e superare l’approccio dei tabù. Tra la via dei libertini e quella dei fondamentalisti c’è la via del rispetto. Dobbiamo imparare ad accettare e amare il nostro corpo. Sarebbe bello avere delle linee-guida su questi argomenti all’interno dei nostri gruppi parrocchiali».
    Alle dimensioni affettiva e sessuale, come è normale, i giovani sono particolarmente sensibili; e quelli tra loro credenti ne avvertono sia la preziosità sia la fragilità. Questi argomenti sono dei veri e propri “banchi di prova” per la credibilità delle comunità e del messaggio cristiano. Molti ragazzi abbandonano la pratica della fede proprio a motivo della difficoltà di comporre le tensioni naturali o indotte, che avvertono nel loro corpo, con i divieti, con i quali identificano la proposta cristiana. Sappiamo bene come spesso si tratti di percezioni distorte o interessate; ma dobbiamo comunque chiederci, noi adulti, se siamo in grado di testimoniare la bellezza degli affetti, del corpo e della sessualità. Spesso i giovani ci sfidano, perché sanno che su questi temi ci mettono in imbarazzo e vedono che tante volte ci limitiamo a dire che cosa si può o non si può fare, ma non riusciamo a dare delle motivazioni convincenti.
    Eppure basterebbe attingere alla tradizione più solida, scavata con particolare profondità dal magistero di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, per dare sostanza all’antropologia cristiana e proporre una visione esigente, certo, ma anche esaltante. I giovani più sensibili sanno distinguere tra sfruttamento e dono; e sanno bene che la banalizzazione del sesso, oggi così manifesta nel bombardamento pornografico che colpisce già i bambini, non è la strada che il Signore ha tracciato per vivere la sessualità; che è invece la strada del rispetto, del dono, della gioia reciproca dentro ad un progetto di vita. E sono disponibili a confrontarsi, senza fare sconti a noi adulti, a patto di
    non sentirsi giudicati ma accompagnati.


    • Nella nostra comunità esistono momenti di formazione e confronto su questi delicati e importanti argomenti? Ci sono esperienze positive da comunicare?
    • Quali proposte si possono immaginare, in accordo con le famiglie, per un’educazione affettiva e sessuale adatta a ragazzi e giovani? Che cosa chiediamo alla diocesi?

    * Oltre al rilancio dell’iniziativa “Quando si ama?”, rivolta agli adolescenti, ai genitori e agli educatori e organizzato dalla pastorale giovanile e familiare, i ragazzi a Campestrin hanno chiesto di organizzare un un week-end nel quale si possa approfondire l’effettivo insegnamento della Chiesa su corporeità, affetti e sessualità: si svolgerà dal 25 al 27 febbraio 2022. L’équipe del Servizio Interdiocesano per la Prevenzione, l’Ascolto e la Tutela dei Minori di Modena e Carpi sta predisponendo per questo anno pastorale dei percorsi di sensibilizzazione e formazione sul territorio: per i presbiteri, gli educatori, gli operatori Caritas, i capi scout, gli insegnanti di religione, gli educatori dei ragazzi e dei giovani, gli animatori degli oratori, gruppi sportivi e centri estivi, i catechisti. Nella pagina web all’interno del sito diocesano vi saranno aggiornamenti in tempo reale: www.chiesamodenanonantola.it/servizio-interdiocesano-per-la-prevenzione-lascolto-e-la-tutela-dei-minori.
    4. Il grido della terra

    «Abbiamo la responsabilità della terra. La Chiesa ci deve aiutare a distanziarci dalla tentazione di sfruttare e a concentrarci sullo stile del fruttare; è necessario riconoscere nel creato la presenza di Dio e renderci conto di quale impatto abbiano i nostri comportamenti sull’ambiente. Noi siamo un secondo della vita della terra e fra poco non ci saremo più. Non possiamo cambiare il mondo da un giorno all’altro, ma nemmeno cadere nel pessimismo. Occorre che ciascuno faccia il proprio piccolo ogni giorno, inserendosi all’interno della comunità ed essere promotori di un’educazione verso le altre persone. La fede ci deve portare a motivare l’impegno per migliorare il mondo, sia con la vita che con le parole. Importante è riconoscere l’impronta viva di Dio su tutti gli esseri viventi».
    Negli ultimi anni sono stati proprio i giovani, con la loro particolare carica e i loro sogni, a scuotere il mondo degli adulti, richiamandoli alla responsabilità verso l’intero creato. I giovani cristiani, ma anche tanti altri giovani, non fanno fatica a sentirsi in armonia con l’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, che raccoglie e rilancia il magistero “ecologico” avviato da Paolo VI mezzo secolo fa e approfondito da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. I ragazzi parlano di “responsabilità”, connettendo direttamente il rispetto per l’ambiente con il rispetto per gli altri. Si rendono conto perfettamente che la natura non è un ammasso di materiali inerti da sfruttare a piacere, ma un dono del Creatore da far fruttare – bellissima questa assonanza proposta da loro – e che la nostra relazione con fratello sole e sorella luna, con fratello fuoco e sorella acqua, si riverbera sul nostro stesso destino. Hanno compreso che il creato è una “casa comune” e che, quindi, il nostro comportamento ha un impatto preciso su noi stessi: se inquiniamo questa casa, la sporchiamo e le togliamo l’aria, ci ammaliamo noi stessi, che siamo i suoi abitanti.
    La concretezza dei giovani li porta poi a proporre realisticamente a ciascuno di fare “il proprio piccolo ogni giorno”, educando così anche gli altri. E li porta anche a percepire la fede come ulteriore motivazione dell’impegno per la salvaguardia del creato e la sostenibilità ecologica. Ormai non possiamo più lasciare questo tema fuori dalla nostra catechesi e dalla formazione cristiana: del resto, come sappiamo, la Bibbia fin dalle sue prime pagine presenta il mondo come “creato” e l’essere umano profondamente intrecciato agli elementi cosmici. La crescente sensibilità della nostre comunità a queste dimensioni è anche merito dei giovani.

    • La nostra comunità cristiana è sensibile alla custodia del creato? Questa dimensione è entrata nella formazione catechistica? Vi sono esperienze positive in proposito (iniziative, manifestazioni, interventi anche concreti nell’edilizia di culto…)?
    • Che cosa chiediamo alla diocesi e quale disponibilità possiamo offrire?

    * Da un paio d’anni in diocesi la sensibilità per il rispetto e la custodia del creato ha assunto anche la forma di percorsi e proposte. Dalla collaborazione tra l’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Emilia e la Consulta diocesana per la Cultura, coinvolgendo anche docenti dell’Unimore e di Parma, è nato un cammino di studio che ha già avuto anche espressioni pubbliche, con alcune conferenze sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Sugli stessi argomenti il gruppo di lavoro diocesano Laboratorio Parrocchie sostenibili sta coinvolgendo le comunità cristiane disponibili, nello spirito della Laudato si’ e dell’Agenda ONU 2030: www.chiesamodenanonantola.it/parrocchie-sostenibili-riparte-il-percorso. Un gruppo di delegati parteciperà alla 49.ma Settimana Sociale dei cattolici italiani a Taranto, dal tema: “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro”: www.settimanesociali.it; l’Ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro sta riflettendo su come curare la restituzione di questa esperienza nella nostra Chiesa locale.
    * * *
    Sono solo quattro piste, quelle percorse dai giovani, che possono diventare punti di riflessione per il cammino sinodale che avviamo. Non ho descritto questo cammino, perché la Chiesa italiana sta per pubblicare alcuni brevi testi che ci faranno da guida. Le piste qui indicate sono solo delle proposte, da integrare liberamente con i “dieci nuclei tematici da approfondire” che il Sinodo dei Vescovi propone a tutte le diocesi per la consultazione dei fedeli. Le nostre parrocchie e i loro pastori faranno da perno ed elemento propulsore, per interessare il maggior numero di persone, anche tra quelle meno presenti alla vita comunitaria. Sarà una bella avventura, quella del cammino sinodale, se però ci coinvolgeremo umilmente, abbandonando scetticismo e cinismo e mettendoci nell’atteggiamento di offrire in modo costruttivo idee, esperienze ed energie, insieme a un po’ di tempo e disponibilità. Grazie di tutto.
    + Erio Castellucci
    Modena, 14 settembre 2021
    Festa dell’Esaltazione della Santa Croce.

    Il testo “LA SOLUZIONE MIGLIORE” Biglietti pastorali dei giovani in formato PDF è scaricabile QUI.
    Il Calendario Pastorale dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola per l’anno 2021/2022 è scaricabile QUI.
    Inoltre, sul canale YouTube dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola sono visibili gli interventi di don Claudio Arletti, Mons. Erio Castellucci e don Maurizio Trevisan all’apertura dell’Anno Pastorale 2021/2022, svolta sabato 25 settembre nella chiesa di Gesù Redentore.

    - Fonte: sito dell'Arcidiocesi -
    Virtus ex Alto

  3. #103
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,486

    News diocesane

    Veglia di preghiera con il Vescovo Erio per le vittime dell’immigrazione

    In occasione della «Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione», istituita il 3 ottobre dalla Repubblica italiana per ricordare la strage di Lampedusa che nel 2013 vide morire nel Mediterraneo 368 migranti, le Chiese di Modena-Nonantola e Carpi organizzeranno una Veglia di preghiera presieduta dal vescovo Erio Castellucci lunedì 4 ottobre, alle 21, presso la chiesa di Sant’Antonio in Cittadella.
    L’iniziativa è promossa da Migrantes di Modena e Carpi e da diversi uffici diocesani, insieme ad associazioni come «Mediterranea saving humans», Porta Aperta Modena, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Acli.

    Tutte le comunità sono inoltre invitate a fare memoria delle vittime delle migrazioni durante le Messe del mattino di domenica 3 ottobre. «La Chiesa – ricorda la Segreteria di Migrantes interdiocesana nel volantino diffuso alle parrocchie – rimane attenta principalmente alle persone ed in particolare alle più vulnerabili come i migranti. Ma c’è molto di più. Per la dottrina cristiana, lo straniero è “luogo teologico”, in quanto è un modo in cui si manifesta Nostro Signore Gesù Cristo: “…ero straniero e mi avete accolto”. È quindi dall’ottica della fede e del Vangelo che possiamo pensare di animare le comunità parrocchiali e le comunità immigrate cattoliche per sensibilizzare e fare memoria delle vittime delle migrazioni».

    Sono dunque state indicate alcune proposte per animare le parrocchie e le comunità immigrate: la testimonianza è sempre il metodo migliore, perché permette alle persone di incontrarsi e di conoscersi. Può essere una serata interamente dedicata alle vittime delle migrazioni con la partecipazione di richiedenti asilo o immigrati che vivono insieme a noi nelle nostre città. Oppure può essere un intervento di un operatore o di un volontario che portano l’esperienza dell’accoglienza qui a Modena o dei progetti di solidarietà lungo le rotte dei migranti. La veglia di preghiera e le intenzioni alla preghiera dei fedeli, il senso di impotenza, l’abbandonarsi al «tanto a cosa serve?» è forte.

    Fare memoria di un dramma come quello delle vittime delle migrazioni aiuta, come cristiani, a riscoprire o a scoprire la forza della preghiera, attingendo al patrimonio della fede e della Parola di Dio. Il magistero della Chiesa ha un patrimonio sulle migrazioni veramente unico e mondiale. Sono oltre 100 anni che viene celebrata la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato e già i messaggi del Papa costituiscono un insostituibile insegnamento. Ma, nel corso del tempo, sia la Santa Sede che le Chiese locali e le Conferenze episcopali nazionali hanno elaborato una approfondita riflessione che merita tutta la nostra attenzione.

    «…Fino a quando?» è nato il 30 aprile scorso a Nonantola, quando il vescovo Castellucci, a seguito dell’ennesima strage di migranti nel Mediterraneo centrale, volle dedicare la celebrazione eucaristica in occasione della ricorrenza di Sant’Anselmo, fondatore dell’Abbazia, in memoria delle vittime delle migrazioni. «…Fino a quando?» è promossa dagli uffici pastorali delle diocesi di Modena-Nonantola e di Carpi, insieme alle associazioni che fanno accoglienza dei richiedenti asilo ed è aperta a tutte le persone di buona volontà che non si rassegnano. Per informazioni si può contattare la segreteria Migrantes interdiocesana al numero 338/257530.

    Scarica QUI la SCHEDA PER L’ANIMAZIONE DELLE COMUNITÀ di domenica 3 ottobre 2021 a cura dell’Ufficio Migrantes interdiocesano.

    Fonte: sito dell'Arcidiocesi
    Virtus ex Alto

  4. #104
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,486

    IL VANGELO DELLA DOMENICA - Vangelo clip

    Domenica 3 Ottobre 2021 – XXVII Domenica del T.O. Anno B
    “I due diventeranno una carne sola” E' la riflessione dell'arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi sul Vangelo di Marco (Mc 10, 2-16)


    Scarica l’audio della XXVII Domenica del Tempo Ordinario in formato mp3

    (Purtroppo non si riesce a inserire l'audio)
    Virtus ex Alto

  5. #105
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,486

    Omaggio al complesso monumentale della nostra cattedrale, patrimonio dell'umanità.

    Patrimonio Mondiale in Festa – IV edizione dal 2 al 10 ottobre

    Visite guidate, itinerari, incontri, animazioni e giochi per scoprire aspetti sempre nuovi del Sito Unesco di Modena sono le caratteristiche principali della quarta edizione di “Patrimonio Mondiale in Festa”, l’iniziativa volta a diffondere e condividere la conoscenza e la consapevolezza del complesso monumentale Cattedrale, Torre civica e Piazza Grande, dichiarato nel 1997 Patrimonio Mondiale dell’umanità.

    Il ricco programma per adulti, bambini e famiglie è progettato dal Coordinamento Sito Unesco del Museo Civico, in collaborazione con i Musei del Duomo, l’Ufficio Diocesano Beni Culturali e il Servizio Promozione della città e turismo e con il contributo della Fondazione Banco S. Geminiano e S. Prospero.
    Dal 2 al 10 ottobre tanti appuntamenti dedicati, come la scorsa edizione, ai luoghi nascosti e per lo più inaccessibili del Sito Unesco: un’occasione più unica che rara per scoprire opere straordinarie e poco conosciute.

    L’Archivio diocesano, ad esempio, organizza la visita guidata sabato 2 ottobre alle 16 e alle 18; mercoledì 6 e sabato 9 ottobre alle 17; mentre quella serale al “libro di pietra” del Duomo si farà mercoledì 6 ottobre alle 20.30 e sabato 9 alle 21.
    L’edizione 2021 della festa del sito Unesco ripropone anche l’itinerario “Il Duomo tra libero arbitrio, liberazione e salvezza” che, per tutta la settimana, consente una visita guidata ma in autonomia dell’apparato decorativo della cattedrale, seguendo il tema della libertà, grazie a una brochure gratuita da ritirare presso i Musei del Duomo.
    Inoltre, per tutta la settimana, è possibile salire sulla Ghirlandina: la torre civica è aperta dal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 17.30; il sabato e la domenica con orario continuato dalle 9.30 alle 17.30.

    La partecipazione alle iniziative prevede, se non diversamente indicato, la prenotazione obbligatoria e un’offerta di € 3, come contributo nell’ambito della campagna di partecipazione Io sono Patrimonio dell’Umanità, volta a rafforzare sempre più nei cittadini modenesi il senso di appartenenza nei confronti del Sito e stimolare un sentimento di identità, tutela e valorizzazione verso ciò che rappresenta un motivo di orgoglio per la storia della città. I fondi così raccolti verranno utilizzati, in continuità con il progetto della scorsa edizione, per realizzare il nuovo allestimento del locale al piano terra di Palazzo Comunale, sede della Campana della Comunità.

    Tutte le iniziative in presenza sono a numero chiuso e, nel rispetto delle normative anti COVID, sarà richiesto di esibire il Green Pass.

    Prenotazioni online su visitmodena.it (per ridurre i tempi di attesa è fortemente consigliata la procedura online) o presso l’Ufficio Informazione e Accoglienza Turistica, Piazza Grande 14 Modena – tel. 059 203.2660 – e-mail info@visitmodena.it.

    Il programma completo è scaricabile QUI.

    FONTE: sito dell'Arcidiocesi
    Virtus ex Alto

  6. #106
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,486

    «Credi tu questo?», il percorso è in partenza

    Il percorso di formazione pastorale «Credi tu questo?» sui fondamenti della fede, promosso dalle diocesi di Modena-Nonantola e di Carpi, è pronto a partire.
    Le otto serate, tutte di lunedì a partire dall’11 ottobre, saranno ospitate in parrocchie delle due diocesi e diffuse con i mezzi di comunicazione, in modo che chiunque lo desideri possa seguirle, anche da casa.

    Il percorso si rivolge a tutti e si propone come un valido strumento di approfondimento in particolare per quanti, a vario titolo, sono impegnati nella formazione e nella vita parrocchiale.
    Può essere frequentato a livello individuale ma l’invito è ad organizzarsi per riunirsi in gruppi che seguano gli incontri nelle proprie parrocchie.
    Gli incontri, infatti, saranno trasmessi alle ore 21 sul canale Youtube «Arcidiocesi di Modena-Nonantola».
    Per partecipare è obbligatoria l’iscrizione entro venerdì 8 ottobre al link https://forms.gle/w4iDn6AzbLNyo2wn7.
    È stato inoltre attivato il canale Telegram «Credi tu questo? Chiese di Modena e Carpi» per restare sempre aggiornati.

    Come contributo alle spese, per sostenere il progetto, viene proposta a chi ne ha la possibilità un’offerta di 10 euro da versare in parrocchia o sul seguente conto corrente:
    Arcidiocesi di Modena-Nonantola – Settore della Pastorale,
    Iban: IT 31 C 02008 12930 000002898316,
    Causale: Contributo «Credi tu questo?» numero quote e parrocchia oppure cognome, nome e parrocchia.

    La partenza del percorso è prevista lunedì 11 ottobre nella parrocchia di Quartirolo con l’incontro dal titolo «”Lo Spirito grida: Abbà Padre!” – Dio Padre e Creatore», a cura di don Claudio Arletti.
    Questo, invece, è il programma delle sette serate successive: il 25 ottobre (parrocchia di Campogalliano) «Gesù figlio di Dio e figlio di Maria», a cura di don Raffaele Coppi; l’8 novembre (parrocchia di Pavullo) «“Risorto il terzo giorno” – Il Mistero Pasquale», a cura di don Giacomo Violi; il 22 novembre (parrocchia di Vignola) «Il soffio del Dio vivente», a cura di don Guido Bennati; il 13 dicembre (parrocchia di Formigine) «La comunità convocata dal Risorto», a cura di don Federico Pigoni; il 10 gennaio (parrocchia della Sacra Famiglia) «La vita nuova: il Battesimo», a cura della professoressa Rosalba Manes; il 24 gennaio (parrocchia di San Felice) «“Davvero l’hai fatto poco meno di un dio”: il mistero dell’uomo», a cura di don Maurizio Trevisan; il 7 febbraio (parrocchia di Mirandola) «Forte più della morte è l’amore», a cura del Vescovo Erio Castellucci.


    CREDI TU QUESTO, formazione, Pastorale, Percorso, YouTube

    Fonte: sito dell'Arcidiocesi
    Virtus ex Alto

  7. #107
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,486

    Vangelo clip

    Domenica 10 Ottobre 2021 – XXVIII Domenica del T.O. Anno B

    “… GESÙ FISSÒ LO SGUARDO SU DI LUI E LO AMÒ”
    E' la riflessione dell'Arcivescovo di Modena-Nonantola e Vescovo di Carpi sul Vangelo di Marco (Mc 10,17,30 )

    Scarica l’audio della XXVIII Domenica del Tempo Ordinario in formato mp3

    - Dal sito dell'Arcidiocesi -
    Virtus ex Alto

  8. #108
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,486

    “Testimoni e profeti”, tutte le iniziative per l’ottobre missionario

    «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20). Così Pietro e Giovanni rispondono all’ordine del sinedrio di non predicare mai più nel nome di Gesù. «Non possiamo non condividere con voi la gioia dell’incontro con Cristo, di questo meraviglioso incontro che ti cambia per sempre. Se lo tenessimo per noi, nemmeno la nostra gioia sarebbe piena».
    E noi come avremmo risposto a quei funzionari che ci imponevano il silenzio? Siamo tra quelli che gridano la logica di Gesù che rinnova il mondo o piuttosto nelle fila di chi ritorna muto alla propria indifferenza indaffarata?
    È questa domanda ad accompagnarci dentro l’ottobre missionario di quest’anno, mese in cui la Chiesa è invitata a pregare in modo particolarmente forte per le missioni e a raccogliere offerte per sostenere i missionari nel mondo. «Testimoni e profeti» è il titolo che papa Francesco ha deciso per la Giornata missionaria mondiale 2021, a ricordare la necessità di annunciare a tutti il Vangelo: «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato (At 4,20) è un invito a ciascuno di noi a “farci carico” e a far conoscere ciò che portiamo nel cuore. Questa missione è ed è sempre stata l’identità della Chiesa: essa esiste per evangelizzare. La nostra vita di fede si indebolisce, perde profezia e capacità di stupore e gratitudine nell’isolamento personale o chiudendosi in piccoli gruppi; per sua stessa dinamica esige una crescente apertura capace di raggiungere e abbracciare tutti». L’invito è dunque quello riscoprire la vocazione missionaria di ogni battezzato: la natura stessa della nostra fede chiede che essa sia condivisa con tutti, perché la buona notizia di Gesù raggiunga con la sua gioia ogni uomo e ogni donna sulla Terra.

    Nella nostra diocesi, il mese missionario si è aperto con la testimonianza di Alberto Degan, frate comboniano, che ha condiviso con noi alcuni tratti del suo essere missionario in Ecuador. Personalmente, credo sia prezioso poter ascoltare come la Chiesa vive e incarna il Vangelo in un angolo del mondo così diverso dal nostro. Come ha ricordato il vescovo Henri Coudray, «noi siamo poveri gli uni degli altri». Cosa la Chiesa ecuadoregna può dire a noi in Italia, a Modena? Con questo spirito ci si è ritrovati tra i banchi della chiesa di Baggiovara per la Messa Missionaria. Fratel Alberto ha condotto, con i suoi racconti, in quartieri tanto poveri da essere stati cancellati dalle nostre mappe, come sono già da tempo dimenticati dalle agende politiche. La loro stessa esistenza ci è in qualche modo nascosta. Le persone che ci vivono, questi impoveriti e impoverite, questi scarti del sistema, sono ancor più trascurabili. Questo stato di non visibilità li rinchiude quasi in una non-esistenza. La nostra economia uccide, il Papa ce lo ricorda spesso, ma infondo le catene di morte che produciamo sono ben lontane dai nostri occhi, non ci toccano. Essere testimone e profeta tra questi dimenticati, significa per Alberto, per quanto possibile, salvare queste persone dalla non-esistenza mostrandone i volti, raccontandone le storie. Significa gridare che queste vite alle periferie del mondo hanno importanza, sono ricordate, interessano a qualcuno.

    Dalle parole di Alberto traspare la convinzione di chi sa di lavorare per il Regno dei Cieli, di chi ha scelto di dire di sì allo stile di Gesù, che si fa prossimo a tutti. I testimoni e i profeti del nostro tempo sono spesso operatori silenziosi che si prendono cura nella quotidianità delle persone a cui sono inviati, decidendo di dedicare tutta la propria vita alla missione che Dio ha posto nel loro cuore. Questo invita tutti noi ad essere a nostra volta testimoni e profeti nella quotidianità, consapevoli che ogni minuto speso per il Vangelo è raccolto nelle mani del Padre. Spesso finiamo per rimanere intrappolati nei nostri problemi. In queste occasioni, ci ricorda Alberto, occorre riconoscere di trovarsi ai piedi della montagna: bisogna salire in cima assieme a Gesù per vedere le cose nella loro interezza, con gli occhi fissi sui cieli nuovi e la terra nuova che ci attendono: siamo noi, con Cristo, a tracciare la strada verso un domani più giusto.

    Il centro del mese missionario sarà la veglia presieduta dal Vescovo Erio Castellucci sabato 16 ottobre, nella parrocchia di San Faustino, alle ore 21, in cui accoglieremo don Valentino, don Abel e padre Rodrigo per favorire lo scambio tra le nostre chiese locali. Nella stessa occasione pregheremo per una coppia di giovani, Emanuele e Maria Teresa, che hanno deciso di dedicare i prossimi anni alla missione tra le genti.

    Fonte: sito dell'Arcidiocesi
    Virtus ex Alto

  9. #109
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,486

    L'Arcivescovo a Taranto per la 49^ Settimana sociale

    Il nostro vescovo Don Erio Castellucci si trova a Taranto per partecipare alla 49^Settimana dei cattolici. Con lui una delegazione composta da: Don Mattia Ferrari, Cinzia Nasi, Giuseppe Caruso e Francesco Costantini.

    ______________
    Fonte: sito dell'Arcidiocesi
    Virtus ex Alto

  10. #110
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,486

    Apertura Diocesana del Cammino Sinodale - Omelia dell'Arcivescovo

    XXIX Domenica del Tempo Ordinario – anno B
    Duomo di Modena – 17 ottobre 2021

    In tutte le chiese d’Italia e del mondo oggi si apre il cammino del Sinodo che impegnerà per alcuni anni le nostre comunità.
    Di che cosa si tratta? Semplicemente si tratta di essere Chiesa in cammino con tutte le donne e gli uomini del nostro tempo. La Chiesa infatti non è una mongolfiera che sorvola la storia, la Chiesa è fatta dalle persone normali, da noi, che siamo cittadini di questo mondo, da quelle persone che guardano nella fede a Gesù come loro salvatore; da donne e uomini inseriti pienamente nella storia, nella famiglia, nel lavoro, nella società, che vedono in Cristo la loro speranza e la testimoniano con gioia agli amici e ai conoscenti.
    Fare Sinodo non vorrà dire moltiplicare tante iniziative: vorrà dire accettare di essere lievito per creare dei momenti, delle occasioni, dei luoghi di maggior ascolto di tutti coloro che desiderano raccontare, che desiderano esprimere ciò che hanno nel cuore in questo tempo così difficile per tutti (un giorno forse lo chiameremo: il tempo della pandemia), in questo tempo che ha depositato nel cuore di tutti un insieme di fatiche, risorse, speranze, desideri, sogni, sofferenze, che devono trovare luoghi di comunicazione e di ascolto. E la Chiesa, cioè noi, siamo chiamati ad aprire bene le orecchie in questi primi anni del cammino sinodale, ad essere più attenti al grido a volte silenzioso di chi sta vivendo situazioni di fragilità, ma anche al grido di gioia di chi ha delle risorse da mettere a disposizione, di chi vuole costruire un mondo più umano.
    Forse non sarà tanto difficile fare sinodo in senso orizzontale, cioè coinvolgere delle persone: questo è certo complesso, ma se sapremo creare dei momenti di vero ascolto le persone - anche quelle che a noi sembrano più distratte - potranno dare un contributo, potranno almeno affacciarsi con curiosità, e portare le loro ricchezze nei nostri incontri. Ma la difficoltà più grande sarà quella di fare un cammino in discesa: perché questo è il cammino, cioè il sinodo, che ha fatto il Signore con noi.
    Lo abbiamo sentito nelle letture di oggi: Gesù viene definito - nella seconda lettura - un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli. Ma in che cosa consiste la sua grandezza? Nell’avere preso parte alle nostre debolezze. La sua grandezza consiste nell’essersi abbassato fino a condividere le nostre fatiche e le nostre fragilità, fino a prendere la nostra carne. Un cammino, dunque, verso il basso. E nel Vangelo Gesù è molto esplicito davanti alle manie di grandezza di Giacomo e Giovanni: “Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra!”: una bella carriera, un bel cammino in alto! Gesù rovescia le prospettive: “Chi vuole essere grande sarà vostro servitore”.
    Il vero cammino, il cammino difficile, il vero sinodo è abbassarsi; è evitare di costruirsi dei piedistalli per tenere gli altri ai propri piedi, creando degli ammiratori, o addirittura cerca di mettere gli altri sotto i piedi, creando delle vittime; al contrario, fare sinodo è fare come ha fatto Gesù, che si è messo ai piedi dei discepoli e li ha lavati. Questo è il cammino più difficile della nostra vita, perché tutti per natura, tendiamo a salire sul podio. In fondo
    Giacomo e Giovanni hanno inventato il podio. Esistevano già le Olimpiadi - si erano celebrate nei secoli precedenti - e dunque non era sconosciuto il podio. Quello moderno ha 3 posti: chi arriva primo (medaglia d’oro) sta al centro, Giacomo e Giovanni non si permettono di contendere il centro a Gesù: “Facciamo che tu stai al centro...”, e poi c’è un secondo posto a destra, per Giacomo - il maggiore dei due fratelli – e un terzo posto a sinistra, un gradino più basso, per Giovanni, ma sempre un gradino sopra gli altri. E infatti, il sospetto è che l’indignazione degli altri dieci - “avendo sentito cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni...” - non fosse dovuta al fatto che avevano capito la logica di Gesù, ma al fatto che erano stati esclusi dal podio. Infatti nel seguito del Vangelo risulterà che nessuno comprende la logica di Gesù.
    Tutti capiscono cosa significa camminare verso l’alto, pochissimi capiscono cosa significa camminare verso il basso, cioè scendere e servire; eppure noi avvertiamo una gioia profonda ogni volta che serviamo, cioè che scendiamo, ci mettiamo in ascolto e cerchiamo di dare una mano: siamo più contenti perché diventiamo più umani. Noi siamo fatti per uscire da noi stessi e non per accentrare su di noi l’attenzione, il potere, i beni; siamo fatti per condividere, non per accumulare.
    Questo ci sta dicendo Gesù: il vero sinodo è scendere, servire. Papa Francesco, nei suoi interventi che hanno dato vita all’iniziativa del Sinodo, e che hanno portato tante chiese del mondo – da oggi tutte le diocesi – a mettersi in cammino sinodale, c’è sempre l'insistenza del servizio, a cominciare dall’ascolto. L’ascolto è il primo fondamentale servizio: per ascoltare davvero bisogna dimenticare la logica del podio e assumere quella del catino; si ascolta davvero quando si sta ai piedi, non semplicemente quando si fanno tante cose. Si ascolta davvero quando, come Maria di Betania, ci si mette ai piedi del Signore ascoltando la sua parola: in quel momento Gesù è sia il Maestro, e quindi Maria ascolta la parola di Dio, sia l’ospite, e quindi Maria ascolta la parola di un fratello accolto.
    Il vero servizio ha il suo cuore nell’ascolto. Scende davvero i gradini del podio chi si sforza di ascoltare il Signore e i fratelli: questo chiediamo che sia il nostro cammino sinodale. Tra le iniziative che verranno proposte, tra le esperienze che - lo auspichiamo davvero - verranno rese note, conosciute, raccontate, che ci sia soprattutto il desiderio di scendere dal podio: “fra voi però non è così”, dice Gesù. Voi non siete chiamati a esercitare un dominio dispotico, ad accentrare su di voi l’attenzione e il potere. Voi siete chiamati a scendere, a stare con le persone, ad ascoltare, ad innestare la speranza della vita divina sulla vita concreta della gente.

    + Erio Castellucci

    (Dal sito dell'Arcidiocesi)
    Virtus ex Alto

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •