Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Pagina 1 di 8 123 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 74

Discussione: Cronache della Diocesi di Parma - 2021

  1. #1
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,443

    Cronache della Diocesi di Parma - 2021

    CRONACHE DELLA DIOCESI DI PARMA


    ANNO 2021


    Archivio delle cronache degli anni decorsi:http://www.cattoliciromani.com/63-l-...arma-anno-2020
    Virtus ex Alto

  2. #2
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,443

    Avvio cronache della Diocesi di Parma - Anno 2021

    CRONACA DELLA DIOCESI DI PARMA

    ANNO 2021



    § Eretta nel IV secolo
    § Regione Ecclesiastica Emilia Romagna
    § Metropolia di Modena-Nonantola
    § Provincia di Parma, di cui comprende circa 2/3
    § Abitanti (al 2016 ) 339.547 di cui 278.429 battezzati
    § Superficie Kmq 2154
    § Parrocchie n.308 ricomprese dal 2012 in 56 unità pastorali
    § Sacerdoti n.255, di cui 151 secolari e 104 regolari
    § Religiosi 156 uomini e 430 donne
    § Diaconi permanenti n. 24

    NOTIZIE STORICHE

    I - Dalle origini all’alto Medioevo

    Una serie di frammenti documentari attesta l’esistenza della sede vescovile di Parma già nella seconda metà del IV sec., sotto la guida di Urbano, che in seguito venne deposto in quanto seguace dell’Arianesimo.
    Probabilmente però, prima di lui, vi fu un altro vescovo di cui non si hanno notizie fondate.
    È da ritenersi che, alla destituzione di Urbano, la sede episcopale, che dipendeva da Milano, venisse spostata da Ambrogio a Brescello, appartenente al territorio della diocesi parmense, nella quale fu insediato Genesio.
    La sede tornò definitivamente a Parma nel 497, dopo che la diocesi era stata resa suffraganea di Ravenna.
    Il vuoto conoscitivo sugli sviluppi della storia della Chiesa locale e sulla serie dei vescovi si interrompe con Pietro, che resse la diocesi fino all’819.
    Nei quattro secoli successivi, l’autorità vescovile, depositaria di un potere giuridico capace di imporsi alla frammentazione di una società fluida, conobbe un sensibile rafforzamento, grazie anche alla capacità di inserirsi nelle lotte per l’egemonia dell’Italia.
    Sotto Vibodo (860-895), rimasto fedele a Carlomanno, figlio di Ludovico II il Germanico, nonostante l’intervento di Papa Giovanni VIII in favore di Carlo il Calvo, iniziò la giurisdizione politica dei vescovi su Parma, formalizzata dalla donazione da parte del nuovo re d’Italia della corte regia all’interno della città e delle regalie connesse.
    La fondazione del Collegio dei canonici della cattedrale si deve a Vibodo, il quale poi, dopo la deposizione di Carlo il Grosso, si schierò con Guido da Spoleto, riuscendo peraltro a ottenere dal Re di Germania Arnolfo la conferma dei precedenti privilegi.
    A riprova dell’influenza politica progressivamente acquisita, va rilevato come non pochi cancellieri imperiali si alternarono alla sede vescovile di Parma: Elbungo (896-915), Sigifredo I (926-945), Uberto (960-980).
    Con Sigifredo II (981-1015), presente all’incoronazione imperiale di Enrico II il Santo, che gli ampliò i poteri sul contado, si ebbe la fondazione del monastero benedettino di San Giovanni Evangelista, nello spirito della riforma cluniacense.
    Il processo di estensione della giurisdizione ecclesiastica si perfezionò dopo la morte dell’ultimo conte laico Bernardo, quando l’imperatore Corrado II il Salico concesse al vescovo Ugo (1027-1044) il contado con il relativo titolo nobiliare.
    Il conflitto per le investiture apertosi tra l’autorità secolare e il papato interessò sensibilmente Parma, quando nel 1045, secondo uno schema consolidato, venne nominato vescovo il cancelliere imperiale Cadalo, sostenitore del principio della subordinazione della Chiesa all’impero, duramente censurato da Pier Damiani, che si era formato alla Scuola vescovile parmense, fondata agli inizi dell’XI sec., dove si era fermato poi a insegnarvi.
    All’elezione nel 1061 di Alessandro II senza il consenso imperiale, Cadalo venne designato antipapa con il nome di Onorio II, cercando invano di spodestare il rivale, prima di ritirarsi definitivamente a Parma, dove morì nel 1072.
    Sulla stessa linea, il successore Everardo sostenne l’antipapa Clemente III (Giberto della famiglia parmense dei Giberti) contro Gregorio VII.


    II - Dall’alto Medioevo al concilio di Trento

    La situazione si normalizzò solamente negli anni dell’episcopato di Bernardo degli Uberti (1106-1133), abate generale vallombrosano, che avvalendosi della protezione di Matilde di Canossa, di cui fu anche consigliere, ripristinò i diritti del papato, impose la disciplina ecclesiastica e favorì il radicamento della riforma gregoriana.
    Canonizzato dal successore Lanfranco, venne poi dichiarato patrono della diocesi.
    La fazione favorevole all’impero ebbe, comunque, l’ultimo sussulto con Aicardo da Cornazzano (1162-1170), che appoggiò il sogno di restaurazione di Federico I Barbarossa, prima di essere deposto.
    Sotto Obizzo Fieschi (1194-1224) sorse, peraltro, un conflitto giurisdizionale con il comune che diede forza al radicamento delle idee ghibelline fra i «non devoti e duri e crudeli» parmigiani, secondo l’aspro giudizio di fra Salimbene da Parma.
    In questo clima, si può comprendere meglio da un lato la diffusione del francescanesimo – un discepolo del santo d’Assisi fu anche acclamato podestà –, dall’altro la presa delle correnti religiose riformatrici di stampo ereticale nel corso del XIII . Tra queste, conobbe una certa vivacità il movimento detto degli apostolici, guidato da Gherardino Segarelli, che venne arso vivo nell’anno santo 1300 e che ebbe in Dolcino da Novara l’ideale continuatore.
    Nell’eclissi dello spirito comunale, la Chiesa si trovò pienamente coinvolta nell’estenuante lotta tra le signorie cittadine, simboleggiata dall’elezione a vescovo di Ugolino Rossi (1323-1377), appartenente a una delle famiglie parmensi più potenti, il cui governo rimase insuperato per durata temporale.
    Analogamente, negli anni della dominazione esterna dei Visconti e degli Sforza su Parma, che si protrasse fino alla fine del XV sec., l’istituzione ecclesiastica locale non rimase immune dalle contese politiche.
    Fu con papa Giulio II, il quale fece occupare Parma e Piacenza, che la Santa Sede riuscì a rivendicare il dominio sulla città.
    Durante il pontificato di Leone X, a Parma fu anche commissario e governatore apostolico Francesco Guicciardini.
    Per contro, quando Alessandro I Farnese, che era stato amministratore perpetuo della Chiesa di Parma dal 1509 al 1534, fu eletto papa con il nome di Paolo III, il Ducato dell’Emilia occidentale venne affidato al figlio Pier Luigi, che in precedenza era stato nominato gonfaloniere della Chiesa.
    In tal modo, autorità religiosa e potere civile trovavano una saldatura senza precedenti.


    III - Da Trento al periodo napoleonico

    Nel periodo del concilio di Trento la diocesi fu retta da Guido Ascanio Sforza (1535-1560) e da suo fratello Alessandro Sforza (1560-1573).
    Quest’ultimo istituì nel 1566 il seminario.
    L’applicazione della riforma ebbe un impulso decisivo con la visita apostolica del 1578-1579 compiuta dal vescovo di Rimini Giovanni Battista Castelli, preceduta e seguita idealmente dai tre sinodi cosiddetti farnesiani, celebrati nel 1575, nel 1581 e nel 1583 da Ferdinando Farnese (1573-1606).
    Nel 1582 la diocesi divenne suffraganea di Bologna.
    Al lento processo di secolarizzazione del ducato dalla influenza religiosa, si accompagnò la stabilizzazione più compiuta del dettato conciliare nel corso del XVII sec., quando la pratica delle visite pastorali si impose durante gli episcopati di Nembrini (1652-1677), Saladini (1681-1694), Olgiati (1694-1711).
    Va, inoltre, sottolineato che in virtù della spinta post-tridentina cominciarono a porsi le premesse per realizzare un collegamento meno aleatorio tra la città e i villaggi della campagna, reso sempre problematico nella diocesi di Parma dalle tensioni politiche che ne avevano segnato le vicende nei secoli precedenti.
    Non di meno autorità spirituale e potere politico trovarono forme di convergenza, testimoniate dalla presenza ininterrotta nel secolo dei lumi di vescovi «nobili» ai vertici della Chiesa parmense: Camillo Marazzani (1711-1760) e Francesco Pettorelli-Lalatta (1760-1788).
    Questa tendenza si invertì con il cappuccino Adeodato Turchi (1788-1803), che diede un’interpretazione estensiva del modello episcopale tracciato a Trento.
    Alla visita pastorale che inaugurò l’episcopato, fece seguito una fitta serie di interventi pastorali, nei quali, come reazione al trauma della rivoluzione del 1789 e ai contraccolpi prodotti dalla campagna napoleonica, non mancò di sottolineare insistentemente la derivazione divina delle istituzioni politiche.
    Il passaggio del ducato alla Francia segnò il riallineamento di questa sensibilità: alla morte del religioso «antifrancese» a Parma venne designato il cardinale «napoleonista» Carlo Francesco Caselli (1804-1828), che era stato tra i fautori del concordato del 1801.
    Il servita, attraverso i Te Deum che accompagnavano le imprese militari di Bonaparte, assecondò il nuovo corso della politica ecclesiastica, procedendo al riordinamento delle parrocchie cittadine, riformando il calendario delle feste, promulgando il decreto imperiale per le fabbricerie, adottando il catechismo napoleonico.
    Nel 1806 la diocesi venne assoggettata alla Metropolia Genova.
    La salvaguardia di spazi di autonomia nell’ambito dell’istruzione religiosa e della formazione dei chierici consentì alla Chiesa parmense, che nel 1818 fu posta alle dipendenze dirette della Santa Sede, di inserirsi senza scossoni destabilizzanti nel clima della restaurazione, segnato dal governo di Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, protrattosi fino al 1847, quando il ducato passò ai Borbone di Lucca.


    IV - L’età contemporanea

    Il mutato clima politico e culturale non segnò una cesura netta nella storia della Chiesa di Parma.
    La continuità negli orientamenti pastorali di fondo fu garantita da Vitale Loschi (1831-1842), già vicario di Caselli, che sollecitò la diffusione dell’insegnamento della dottrina cristiana e aprì il seminario di Berceto destinato ai chierici dell’Appennino.
    L’insediamento, su sollecitazione di Maria Luisa, di un «vescovo austriaco», come venne ribattezzato l’ungherese Giovanni Neuschel (1843-1852), al governo della diocesi innescò uno strisciante clima di ostilità nel clero locale, culminato nei moti del 1848, quando il presule fu indotto ad abbandonare la città, mentre Giovanni Carletti, tra i più influenti sacerdoti parmensi, veniva eletto nel governo provvisorio insediatosi dopo la destituzione dei Borbone.
    Il passaggio dalla «seconda» restaurazione del potere ducale all’unità nazionale venne gestito dal cappuccino Felice Cantimorri (1854-1870), il primo vescovo nominato da papa Pio IX, il cui approccio pastorale trovò localmente una mediazione rigorosamente fedele.
    Nel conflitto tra Stato e Chiesa, infatti, si aprì a Parma una crepa vistosa, paradigmaticamente restituita dagli avvenimenti del 1866: dopo l’invio in domicilio coatto del vescovo e dei suoi più diretti collaboratori, il capitolo della cattedrale levò un proclama in appoggio alla terza guerra d’indipendenza.
    Le divisioni nel tessuto ecclesiale resero più difficile l’applicazione del programma pastorale del presule, volto soprattutto alla cura spirituale del clero e alla riorganizzazione del seminario.
    Al concilio Vaticano I egli si associò alla maggioranza infallibilista con interventi che monsignor Giulio Arrigoni bollò impietosamente come «cinguettii ».
    Le tensioni insorte vennero progressivamente riassorbendosi negli anni dell’episcopato di Domenico Maria Villa (1872- 1882), il quale, spronando clero e fedeli a essere integralmente cattolici «senza epiteti », rimase fermo nella convinzione che «non la Chiesa con la Civiltà, ma la Civiltà deve conciliarsi con la Chiesa, ritornando ai principi dell’autorità e della giustizia ».
    Il netto intransigentismo in campo dottrinale, solidamente radicato, secondo gli impulsi di Leone XIII, al rilancio del tomismo, che ebbe una traduzione immediata con l’istituzione dell’accademia filosofica di San Tommaso d’Aquino, venne mitigato nell’azione di governo, contrassegnata dalla celebrazione di un sinodo e dall’indizione di due visite pastorali.
    Tra i frutti più fecondi di questo impegno, vanno annoverati il profondo rinnovamento del seminario, la sensibilità per una purificazione delle pratiche sacramentali e devozionali, la viva attenzione per l’istruzione catechistica.
    Parimenti vanno ricordati il sostegno offerto alle prime forme di associazionismo laicale inquadrate nell’Opera dei congressi e alle opere caritative, che ebbero in suor Anna Maria Adorni, fondatrice nel 1855 dell’istituto del Buon Pastore (eretto in congregazione nel 1876), e in don Agostino Chieppi, fondatore nel 1865 delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori, l’espressione più incisiva.
    Vicino alle correnti conciliatoriste, Giovanni Andrea Miotti (1883-1893) lasciò cadere i motivi di opposizione polemica allo Stato liberale, proseguendo peraltro nel solco aperto dal predecessore per quanto concerneva il rilancio della catechesi (attraverso la creazione della prima scuola di religione in Italia) e la diffusione del movimento cattolico (con istituzioni di carattere economico e sociale).
    In questo, si avvalse particolarmente di alcune congregazioni religiose come gli stimmatini o i salesiani, giunti a Parma rispettivamente nel 1876 e nel 1888.
    Sotto il successore Francesco Magani (1893-1907) la Chiesa di Parma conobbe un periodo ininterrotto di lacerazioni interne, originate da un contrasto su un’eredità, che poi finì per non lasciare immune praticamente nessun settore pastorale.
    Al conflitto con una parte della curia e del clero, il presule di origine pavese vide, infatti, sommarsi i contrasti con il laicato più attivo raccolto attorno alla personalità emergente di Giuseppe Micheli, che toccavano la presenza nella società di opere volte a fronteggiare l’avanzata del socialismo, l’impegno cattolico nelle amministrazioni comunali, sullo sfondo di visioni ecclesiologiche affatto collimanti.
    Le tensioni si acuirono in corrispondenza della crisi dell’Opera dei congressi nel recupero «moderato» dei fermenti murriani.
    Toccò a Guido Maria Conforti (1907- 1931), già vicario generale nella parabola iniziale dell’episcopato di Magani e fondatore in diocesi dell’Istituto per le missioni estere intitolato a san Francesco Saverio, impegnato nel rilanciare l’evangelizzazione della Cina, venire a capo delle «condizioni eccezionalmente lagrimevoli di questa Diocesi».
    All’atteggiamento prudente tenuto nella temperie modernista, corrisposero le pressanti sollecitazioni per la formazione spirituale e culturale del clero, l’incoraggiamento al rinnovamento della parrocchia, una più matura distinzione tra piano religioso e sfera politica nella missione della Chiesa, la promozione del movimento liturgico, la maturazione di una visione «moderna» della collaborazione laicale.
    Alieno da prese di posizione nei confronti dell’autorità costituita, non esitò tuttavia a denunciare le violenze dello squadrismo fascista.
    I densi stimoli pastorali trovarono un compendio nei due sinodi celebrati (1914 e 1930) e nelle cinque visite pastorali promosse.
    Nel 1996 fu proclamato beato da Giovanni Paolo II e poi fatto Santo da nel 2011 da Benedetto XVI.
    Il lungo episcopato di Evasio Colli (1932-1971) fu segnato dal notevole impulso dato al laicato organizzato, in particolare dell’Azione cattolica (fu anche segretario della commissione cardinalizia preposta alla direzione del centro nazionale nella congiuntura bellica), e dall’incessante attenzione rivolta alla qualificazione del clero (anche attraverso l’incremento delle vocazioni).
    Sostenitore di un lealismo lontano da pieghe nazionalistiche, negli anni della guerra civile Colli si adoperò attivamente per far ritrovare la «concordia di animi», prodigandosi come mediatore nello scambio di prigionieri tra le parti in conflitto.
    Ancorato a una visione di Chiesa portata a sottolineare il ruolo «docente» del vescovo (di qui l’indizione di una specifica giornata annuale), si trovò spiazzato dalle novità del concilio Vaticano II, durante il quale tenne un profilo defilato, vedendosi poi affiancare nel 1966 (anche per le peggiorate condizioni di salute) un Amministratore Apostolico “sede plena” (mons. Amilcare Pasini)
    I fermenti postconciliari ebbero un momento di acuta tensione con l’occupazione della cattedrale nel 1968, trovando poi una non piatta opera di decantazione prima e di rilancio nella recezione dello spirito del Vaticano II poi da parte di Amilcare Pasini (1971-1982) e di Benito Cocchi (1982-1996).
    In continuità va letto il successivo episcopato di Mons.Cesare Bonicelli (1997-2007).

    Nel 1976 la diocesi divenne suffraganea della Sede Metropolitana di Modena.


    Serie dei Vescovi di Parma

    Urbano † (attestato dal 366 al 382)

    Esuperanzio † (attestato nel 603)

    Grazioso † (attestato nel 680)

    Aicardo † (attestato nel 731)

    Alboino † (attestato nel 744)

    Gerolamo † (attestato nel 775 circa)

    Lamberto † (827 - 835)

    Guibodo (o Wibodo) † (855 - 895)

    Elbungo † (896 - 916)

    Aicardo † (920 - 927)

    Sigefredo I † (927 - 945 ?)

    Aldeodato I † (947 - 953 ?)

    Oberto † (960 - 980 deceduto)

    Sigefredo II † (980 - 1015 ?)

    Enrico † (1015 - 1027)

    Ugo † (1027 - 1044)

    Cadalo † (1045 - 1073)

    Everardo † (1073 - 1085)

    Wido (1085 (?) - 1104)

    Bernardo degli Uberti, O.S.B.Vall. † (1106 - 1133)

    Alberto † (1133 - 1135)

    Lanfranco † (1139 - 1162 ?)

    Aicardo da Cornazzano † (1162 - 1170) (scismatico)

    Bernardo II † (1172 - 1194 ?)

    Obizzo Fieschi † (23 dicembre 1194 - 22 maggio 1224 deceduto)

    Grazia † (3 settembre 1224 - 26 settembre 1236 deceduto)

    Martino da Colorno † (1237 - 1242 deceduto)

    Bernardo Vizio de' Scotti † (1242 - 7 luglio 1243 deposto)

    Alberto Sanvitale † (1243 - 16 maggio 1257 deceduto) (Vescovo eletto)

    Obizzo Sanvitale † (1257 - 1295 nominato Arcivescovo di Ravenna)

    Giovanni da Castell'Arquato † (1295 - 25 febbraio 1299 deceduto)

    Goffredo da Vezzano † (1299 - marzo 1300 deceduto)

    Papiniano della Rovere † (3 giugno 1300 - 14 agosto 1316 deceduto)

    Simone Saltarelli, O.P. † (3 giugno 1316 - 6 giugno 1323 nominato Arcivescovo di Pisa)

    Ugolino Rossi † (6 giugno 1323 - 28 aprile 1377 deceduto)

    Beltrando da Borsano † (8 gennaio 1379 - circa 1380)

    Giovanni Rusconi † (1383 ? - settembre 1412 deceduto)

    Bernardo Pace, O.F.M. † (1412 - 11 luglio 1425 deceduto)

    Delfino della Pergola † (24 agosto 1425 - 24 settembre 1463 nominato Vescovo di Modena)

    Giovanni Antonio della Torre † (24 settembre 1463 - 1475 deceduto)

    Sagramoro Sagramori † (15 gennaio 1476 - 25 agosto 1482 deceduto)

    Gian Giacomo Schiaffinato † (1º settembre 1482 - 8 dicembre 1496 deceduto)

    Stefano Taverna † (20 dicembre 1497 - gennaio 1499 deceduto)

    Giovanni Antonio Sangiorgio † (6 settembre 1499 - 14 marzo 1509 deceduto)

    Alessandro Farnese † (28 marzo 1509 - 13 ottobre 1534 eletto Papa con il nome di Paolo III)

    Alessandro Farnese † (1º novembre 1534 - 13 agosto 1535 nominato Amministratore apostolico di Avignone)

    Guido Ascanio Sforza di Santa Fiora † (13 agosto 1535 - 26 aprile 1560 dimesso)

    Alessandro Sforza di Santa Fiora † (26 aprile 1560 - 30 marzo 1573 dimesso)

    Ferdinando Farnese † (30 marzo 1573 - 1606 deceduto)

    Papirio Picedi † (30 agosto 1606 - 4 marzo 1614 deceduto)

    Alessandro Rossi † (9 luglio 1614 - 24 marzo 1615 deceduto)

    Pompeo Cornazzano, O.Cist. † (4 dicembre 1615 - 5 luglio 1647 deceduto)

    Gerolamo Corio † (2 maggio 1650 - 23 luglio 1651 deceduto)

    Carlo Nembrini † (1º luglio 1651 - 16 agosto 1677 deceduto)

    Tommaso Saladino † (23 luglio 1681 - 21 agosto 1694 deceduto)

    Giuseppe Olgiati † (1694 - 26 gennaio 1711 nominato Vescovo di Como)

    Camillo Marazzani † (9 maggio 1711 - 1760 deceduto)

    Francesco Pettorelli Lalatta † (21 novembre 1760 - 2 maggio 1788 deceduto)

    Diodato Turchi, O.F.M.Cap. † (15 settembre 1788 - 1803 deceduto)

    Carlo Francesco Maria Caselli, O.S.M. † (28 maggio 1804 - 19 aprile 1828 deceduto)

    Remigio Crescini, O.S.B. † (23 giugno 1828 - 20 luglio 1830 deceduto)

    Vitale Loschi † (28 febbraio 1831 - 31 dicembre 1842 deceduto)

    Giovanni Tommaso Neuschel, O.P. † (27 gennaio 1843 - 17 settembre 1852 nominato Arcivescovo titolare di Teodesiopoli)

    Felice Cantimorri, O.F.M.Cap. † (23 giugno 1854 - 28 luglio 1870 deceduto)

    Domenico Maria Villa † (28 febbraio 1872 - 22 luglio 1882 deceduto)

    Giovanni Andrea Miotti † (25 settembre 1882 - aprile 1893 deceduto)

    Francesco Magani † (12 giugno 1893 - 12 dicembre 1907 deceduto)

    Guido Maria Conforti † (12 dicembre 1907 succeduto - 5 novembre 1931 deceduto)

    Evasio Colli † (7 maggio 1932 - 14 marzo 1971 deceduto)

    Amilcare Pasini † (31 dicembre 1965 - 30 novembre 1981 dimesso)

    Benito Cocchi (22 maggio 1982 - 12 aprile 1996), nominato Arcivescovo-abate di Modena-Nonantola)

    Silvio Cesare Bonicelli † (13 dicembre 1996 - 19 gennaio 2008 ritirato)

    Enrico Solmi, dal 19 gennaio 2008


    VESCOVO DIOCESANO
    S.E. Mons. Enrico SOLMI


    Il Vescovo Mons. Enrico Solmi è nato a San Vito di Spilamberto, provincia e Arcidiocesi di Modena, il 18 luglio 1956. Ha frequentato il Seminario minore, poi quello maggiore di Modena ed ha completato la formazione sacerdotale nell’Istituto interdiocesano di Reggio Emilia.
    È stato ordinato presbitero il 28 giugno 1980 a Modena. Inviato a Roma a perfezionare gli studi, ha conseguito il dottorato in teologia morale presso l'Accademia Alfonsiana e la specializzazione in bioetica presso l'Università Cattolica. È stato vicario parrocchiale a San Felice sul Panaro e a Santa Rita (Mo) e direttore dell'Ufficio regionale di Pastorale familiare dell'Emilia Romagna.
    È stato insegnante di teologia morale presso lo Studio Teologico interdiocesano di Reggio Emilia e presso l'Istituto di Scienze religiose di Modena.
    Nel 1991 ha ricevuto l’incarico di delegato arcivescovile per la Pastorale familiare e dal 1996 al 2008 ha diretto il Centro diocesano per la Pastorale familiare di Modena.
    Nel 2005 è stato nominato Vicario episcopale dell'Arcidiocesi di Modena.
    Nominato da Papa Benedetto XVI Vescovo della Diocesi di Parma il 19 gennaio 2008, ordinato Episcopo nella Cattedrale di Modena il 9 marzo (foto a lato), ha preso possesso della Diocesi il 30 marzo 2008.
    Dal 2010 al 2015 è stato presidente della Commissione episcopale per la Famiglia e la Vita della CEI.
    È Delegato della Conferenza Episcopale Regionale per la Famiglia.


    SANTI DELLA CHIESA PARMENSE

    § San Bernardo degli Uberti (4 dic.) – Patrono della Diocesi

    § Sant’Ilario di Poitiers (13 gen) – Patrono della citta e compatrono della diocesi – Dottore della Chiesa

    § San Bertoldo di Parma

    § San Guido Maria Conforti

    § San Giovanni abate

    § San Pietro Faber

    § San Moderanno Vescovo

    § San Giuseppe Pignatelli

    Tra le chiese considerate “santuario” una menzione particolare deve essere riservata alla Chiesa Magistrale della Steccata in Parma. Insigne per storia, arte e devozione mariana.

    (Notizie tratte e rielaborate dal Sito della Diocesi di Parma, da Annuario CEI e da Wikipedia.)
    Virtus ex Alto

  3. #3
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,443

    Dall'agenda del Vescovo

    AGENDA DEL VESCOVO ENRICO

    Si segnalano alcuni tra i più significativi impegni del Vescovo Enrico Solmi nei prossimi giorni:


    • il 6 gennaio, Epifania del Signore e Festa dei Popoli, Mons. Enrico Solmi presiederà l'Eucarestia solenne nella Cattedrale alle ore 11,00;
    • il 9 gennaio il Vescovo presiederà alle ore 16,30 la S.Messa nella Basilica Magistrale della Steccata in Parma (ripresa televisiva a cura di 12TV - Parma);
    • il 13 gennaio, in occasione della festa in onore di Sant'Ilario di Poitiers compatrono della Diocesi e Patrono della città di Parma, alle ore 17,00 il Vescovo Enrico presiederà la solenne concelebrazione nella Cattedrale.


    (Notizie tratte dal sito diocesano)
    Virtus ex Alto

  4. #4
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,443

    Festa del Patrono di Parma


    FESTA DEL PATRONO CITTADINO SANT'ILARIO


    Mercoledì 13 gennaio ricorre la festa del patrono di Parma: Sant'Ilario di Poitiers.

    Questo il programma:

    • S. Messa alle 9.15 nella Chiesa di Santa Croce;
    • Alle 12,00 all'ospedale vecchio: consegna dei premi "Sant'Ilario1";
    • Alle 17,00 S. Messa nella Cattedrale presieduta dal nostro Vescovo Enrico Solmi.


    (Dal sito della Diocesi)
    Virtus ex Alto

  5. #5
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,443

    News diocesane

    MONASTERO INVISIBILE: GENNAIO 2021



    Sono online le intenzioni per il mese di gennaio del Monastero invisibile, una catena di preghiera per le vocazioni per ascoltare il comando del Signore di “pregare il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe”, così da farci carico insieme della necessità e urgenza, per la Chiesa di Parma, di avere nel suo seno vocazioni autentiche: familiari, religiose, missionarie, presbiterali e di speciale consacrazione.
    Monastero invisibile esprime la fiducia incondizionata nella forza della preghiera, che il Signore stesso ha sempre vissuto nella sua vita soprattutto nei momenti più difficili e dolorosi.

    Anche tu puoi far questo dono alla Chiesa offrendo la tua preghiera, scegliendo un momento del giorno o della notte, nella quale ti è più facile impegnarti.
    Una preghiera ogni giorno, secondo un prospetto scaricabile direttamente dal box dedicato al Monastero invisibile nell'homepage.

    (Fonte: sito della Diocesi)

    Virtus ex Alto

  6. #6
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,443

    Significativo messaggio del Vescovo per S.Ilario

    “Come nella bruma del mattino si riconoscono le cose più appariscenti, in questi tempi emergono scelte significative. Ne intravvedo alcune, ma altre si possono cogliere con uno sguardo più globale e collettivo”.



    Messaggio del Vescovo Mons. Enrico Solmi in occassione della festività di Sant’Ilario, patrono della città di Parma




    PARMA UN’ANIMA
    2021 l’anno della risalita. Ce lo auguriamo tutti. Sorpresi dalla pandemia, quando iniziavamo le celebrazioni di “Parma capitale italiana della cultura”, siamo vagliati dalla prova e scopriamo che solo risalendo all’anima della città ci si prende cura, mettendo le condizioni per ritrovarci. Siamo una comunità ferita che coltiva nell’anima il bene di tutti.
    Nell’anno centenario della morte del beato Carlo Andrea Ferrari, gloria della nostra montagna, dell’ottocentesimo anniversario della nascita di Fra’ Salimbene, sentiamo la responsabilità di una storia che motiva a migliorarci. Ne sia segno la riapertura della chiesa di San Francesco, memoria di carità ai miseri nell’opera di padre Lino, tensione universale verso i fratelli tutti che abitano la madre terra.
    1. LA SORPRESA
    Il 2020 partiva con la grande partecipazione di pubblico proprio nella festa di Sant’Ilario per “Parma capitale italiana della cultura”. Una cultura non vanagloriosa, ma tesa al bello, al vero e al buono, capace di riparare la nostra casa1, al pari della chiesa di San Francesco.
    Poi la sorpresa dell’epidemia che diventa pandemia e il pubblico si trasforma in “assembramento”. Da una città che voleva mostrare la bellezza raccolta nella storia e attrarre con nuove proposte ed eccellenze, siamo divenuti una città che dalla storia deve attingere forza e ragioni per guardare avanti, mentre chi aveva faticato per consentirci la serenità di farlo ci abbandonava, falcidiato da questo virus.
    Il pensiero, la preghiera, il rammarico per i nostri anziani, per i defunti che ora ci guardano dall’Alto.
    Li ricordo tutti e per loro prego, insieme alle loro famiglie. Li unisco alla memoria delle suore, dei padri Saveriani, del religioso Stimmatino e dei preti diocesani. I loro nomi sono nella palma della mano di Dio e nel nostro cuore. Finché campo e anche dopo, non dimenticherò mai il 20 e 21 marzo, quando portai tre presbiteri al cimitero, con pochissime persone, l’ultimo, addirittura, con i soli necrofori e il camposanto chiuso. Il groppo in gola strozzava ogni cosa, tranne la preghiera e la speranza.
    La nostra città e la sua cultura sono state denudate da ogni apparenza e sono rimaste forti o deboli solo di se stesse, della fiducia e della solidarietà, attingendo alla fede, intesa come fedeltà dinamica a fondamenti irrinunciabili, per i credenti a Dio che si fa carne in Gesù di Nazareth. Mistero che si è svelato anche in questo anno 2020.
    Un tempo che abbiamo vissuto insieme, in compagnia con Gesù il Signore, nato da donna, sotto la legge, che continua la sua incarnazione nella fragilità dei più fragili, come gli anziani, di chi si è reso vulnerabile per curarli e di chi avrebbe accettato questo rischio, se gli fosse stato concesso di assisterli.
    Fare memoria di quanto è accaduto è condizione per costruire in modo sapiente l’oggi e il domani, alieni da forme illusorie di falso ottimismo: “Andrà tutto bene”; come da tagli radicali con il passato: “Niente sarà come prima”. È tempo di discernimento. È tempo di decisioni. È un tempo che è nelle nostre mani. Perché non lanciamo l’hashtag: “Nelle tue mani c’è il bene”?
    1
    2. LE CURE E LA CURA
    La cura è il cardine sul quale si è aperta la resilienza e la speranza ed è una via privilegiata per ricostruire2.
    Come il Samaritano della parabola (FT, capitolo 2) l’appello è stato raccolto subito, con interventi urgenti, sia pure nell’incertezza dei primi momenti. Hanno detto sì donne e uomini con mansioni, professionalità diverse e, in modo corale, il mondo del volontariato. Fin da subito si è capito che ognuno poteva dare il suo contributo perché sul lavoro condiviso tra i singoli poggia la resilienza di molti.
    «Tutti abbiamo una responsabilità – ci ricorda papa Francesco - riguardo a quel ferito che è il popolo stesso e tutti i popoli della terra. Prendiamoci cura della fragilità di ogni uomo, di ogni donna, di ogni bambino e di ogni anziano, con quell’atteggiamento solidale e attento, l’atteggiamento di prossimità del buon Samaritano...»3.
    Abbiamo resistito proprio perché queste persone sono state al loro posto, alleate ai tanti volontari che si sono adoperati nelle forme che conosciamo e che dovremmo apprezzare sempre di più, se non fosse che il bene va fatto bene, cioè anche nel silenzio che lo rende veloce ed efficace, proprio perché non appesantito dal clamore che frena e zavorra.
    Tanti giovani hanno affiancato e sostituito gli anziani volontari, costretti a riguardarsi o ammalati, confermando una cultura della cura che è patrimonio condiviso anche da loro.
    Hanno mantenuto comportamenti responsabili, accettando le restrizioni per il bene dei loro familiari più anziani. Si sono messi in gioco e si sono spesi per la famiglia, testimoniando di non essere più «giovani da divano»4. Hanno dedicato il loro tempo per gli altri, collaborando anche con associazioni a reinventarsi per svolgere le loro mansioni con modalità diverse. Il prendersi cura, infatti, implica atteggiamenti e azioni concrete, capaci di cambiamento per sostituire, ad esempio, il contatto fisico che prima era normale.
    Donne e uomini sono restati e rimangono per offrire servizi indispensabili, a rischio loro stessi di ammalarsi. Chi ha ringraziato una cassiera, un’insegnante, un autotrasportatore...? Solo per citarne alcuni che, come i pastori del Vangelo, si sono sentiti chiamati e si sono mossi offrendo un sostegno indispensabile.
    Sulla prima linea dell’emergenza si sono distinti gli operatori sanitari. È unanime la gratitudine per gli eroi in camice bianco, che hanno mutato la loro divisa abituale per assumere una tuta pesante e dispositivi di protezione, lasciando visibili solo gli occhi.
    La riconoscenza porta, insieme a loro, ad uno sforzo per cogliere le problematiche sottese al loro servizio e per interrogarsi sulle scelte di politica sanitaria a livello nazionale e locale.
    È gratitudine “bioetica”, che compone il sacrificio del personale alla verifica e al desiderio di accrescere l’impegno per un sistema sanitario, vanto della nostra nazione ed anche dei nostri territori. È coessenziale al ringraziamento lo sforzo per una sanità aperta a tutti, eccellente, gratuita, nell’ambito del variegato e complesso mondo della salute.
    La pandemia ha messo a rischio la sua tenuta, mentre si cercavano protocolli, soluzioni organizzative e cliniche e gli operatori sanitari – su tutte le linee di intervento – si coprivano di gloria italiana, quella magnificata dalla nostra storia, che vede gli italiani resistere, spesso, nonostante tutto. Sanità – nazionale e locale – chiamata ad affrontare impegni e sfide, che la pandemia ha evidenziato e reso improcrastinabili:
    2
    · La cura assicurata a tutti con forme sinergiche di collaborazione tra saperi diversi e complementari della scienza medica, perché, anche in medicina, ci si salva, cioè si aiuta a guarire, insieme, nel dialogo tra specialità.
    · La convinzione e l’opzione decisa di fare scelte dettate solo da un’evidenza clinica e non dall’età o da altro, come ha raccomandato il Centro Nazionale per la Bioetica5.
    · La vicinanza al personale sanitario con l’attenzione ai giovani che entrano generosi in questa lotta, quanto bisognosi di maturare quell’esperienza che, al pari degli studi, fa l’operatore sanitario. Grazie a loro, che speriamo presto a servizio pieno, si sono supplite situazioni critiche e urgenti.
    · L’organizzazione del personale che, con umiltà e spirito di servizio, si è messo a disposizione, anche se formato per altre specializzazioni, e il ricorso alla generosità di chi era già in pensione, rientrato in servizio per sostenere i colleghi nell’emergenza.
    · La gestione delle risorse esistenti, mai abbondanti, e di quelle che la generosità dei cittadini ha offerto, per l’oggi e in vista del futuro che non possiamo disattendere.
    · La cura e le cure, compreso le palliative, per gli ammalati che, con visione sistemica, comprendono la famiglia e le relazioni, forzatamente escluse dalle corsie.
    · La necessità che l’assistenza religiosa generosamente offerta, nella fase cruciale, dallo stesso personale sanitario, si protragga insieme alla presenza stabile dei cappellani, come voluto dalla nostra legislazione e dalla prassi, per il bene dei pazienti e degli operatori.
    · La presenza rafforzata, in parallelo, sul territorio, rispondendo alle richieste dalle abitazioni, con i familiari degli ammalati da seguire anche clinicamente perché a volte anch’essi intaccati dal virus, e ai contagi che aumentano con il virus che irrompe nelle case di riposo e nelle comunità alle quali offrire un’attenzione particolare.
    · Il mantenimento e l’investimento sulla prevenzione e sui controlli periodici per le altre patologie acute e croniche, come da protocolli e metodiche precedentemente definite.
    · Il totale disinteresse per tornaconti personali e la vigilanza perché nel dramma non strisci la serpe raccapricciante del crimine nelle sue variopinte mutazioni.
    Ho ancora negli occhi la celebrazione della prima Messa in presenza davanti alla Chiesa
    dell’Ospedale. Alla gratitudine di questa opportunità subito offerta, il grazie a tutti e la consegna dell’immagine della Madonna della Misericordia del Battistero, che così bene interpreta il servizio degli operatori sanitari, manifestato anche nella premura di rassicurare, instancabilmente, con un sorriso, e di celare il dolore e la paura del momento chi a casa attendeva notizie su un caro ammalato o semplicemente sull’evoluzione della situazione.
    3. LA PROVA
    L’Ospedale e l’operatore sanitario sono nella trama delle relazioni sociali, nell’organizzazione dei nostri territori, nel vivo di una comunità6. Pensiamo alle conseguenze della limitata socializzazione per i bambini, gli adolescenti e i giovani.
    Ci sono segnali da cogliere: sfoghi di aggressività e vandalismi, l’aumentata richiesta di sostegno psicologico per l’avanzare di sintomi preoccupanti: apatia, non curanza di se
    3
    stessi, insonnia. L’aumento dei neet, di giovani che non frequentano più la scuola e che non hanno opportunità di lavoro.
    Così pure le persone con disabilità, a rischio di peggiorare o regredire, per la privazione di sostegni e delle forme di aggregazione per loro essenziali.
    Anche gli adulti hanno vissuto personalissimi percorsi nei quali sentono emergere paure e angosce, incertezze, fobie.
    In alcuni casi, gli adulti e le famiglie si sono chiuse nelle loro abitazioni, hanno costruito muri “da decreto” e hanno scelto l’isolamento e l’autoesclusione dalla comunità per prevenire il contagio, esponendosi alla mancanza di interazione con gli altri.
    Il lavoro e l’occupazione, con le conseguenze per il mantenimento delle famiglie, destano tantissime preoccupazioni: non sono ancora chiusi i disastri della recente crisi del 2008 dalla quale non solo non si è usciti migliori, ma tagliati di tanti posti e di slancio occupazionale, con l’aumento di lavori sempre più precari che oggi sono messi ancora di più a rischio. Pure la crisi demografica si è acuita, fino a livelli inimmaginabili.
    La nostra città e il nostro territorio, sia pure meno di altri, avvertono tutto questo e prova ne sono – da questo osservatorio parlo – la richiesta massiccia, soprattutto da parte di famiglie con figli minorenni, di aiuti alimentari, di contributi per sostenere gli strumenti della didattica a distanza, per bollette, ticket e impegni finanziari che, nonostante il dilazionamento dei pagamenti e degli sfratti, sono enormemente aumentati agli sportelli della Caritas parmense, delle Caritas parrocchiali, del Fondo San Lorenzo che eroga sostegni per l’emergenza Covid. E questo è purtroppo confermato anche da altre realtà assistenziali che operano sul territorio. La pandemia da sanitaria è diventata sociale, con criticità, urgenze da raccogliere e da affrontare in modo non solo emergenziale, riducendo le diseguaglianze diventate sempre più intollerabili.
    Non posso dimenticare come nello sforzo di prendersi cura si sia prodotta l’opera della Caritas, nelle sue articolazioni. L’offerta immediata del telefono amico “Noi ci siamo” ha accresciuto la capacità di ascolto e di risposta a richieste di aiuto alimentare, psicologico, sanitario e spirituale alle quali hanno fatto fronte gli operatori delle Caritas nei vari servizi, quali la mensa sempre aperta con la sicurezza dei pasti porzionati, i pacchi alimentari e l’opera di stoccaggio e distribuzione di quanto veniva raccolto, i dormitori resi sicuri e le esigenze urgenti, alle quali hanno sopperito nuovi volontari tra cui molti giovani. Senza dimenticare la bella sinergia con altre realtà che operavano, dando vita alla trama del prezioso tessuto dell’essere cura.
    Intanto scorre questa seconda fase, nel sentore comune, meno epica, più carica di rabbia e faticosa. Con esigenze imprescindibili di prudenza, tra grida di aiuto e proteste di tanti operatori del commercio, del turismo – e Parma ne sa qualcosa – e l’impegno civico – morale di vaccinarsi, nel rispetto e per il rispetto delle fasce a rischio.
    E non mancano, proprio in questi giorni, ulteriori e gravi preoccupazioni.
    4. LA RISALITA
    Come nella bruma del mattino si riconoscono le cose più appariscenti, in questi tempi emergono scelte significative. Ne intravvedo alcune, ma altre si possono cogliere con uno sguardo più globale e collettivo.
    4
    Il volersi bene nelle case, con i familiari e, in particolare, con i più deboli. Ci siamo scoperti una città che ama i propri vecchi, le persone fragili e a rischio e che non li lascia andare, rimanendo con loro anche quando, saliti su un’autoambulanza, non sono più tornati. Il dolore per non essere stati accanto nelle corsie e addirittura, per molti, al cimitero lo denuncia tra le lacrime. A riprova della forza delle famiglie, che hanno retto spesso in situazioni precarie, poco supportate, come meriterebbero, nel loro ruolo essenziale per la società, in particolare come ambito quotidiano di cura della persona nella sua completezza e complessità.
    La comunità civile, come del resto quella ecclesiale, guardandosi allo specchio, si trova fatta da famiglie, prima che da individui, e qui scopre ancora il suo tratto costitutivo, non sempre riconosciuto come tale, al quale si è appellata nella crisi.
    Farsi prossimo è stata la sorpresa benedetta e la riconferma di un poliedro di persone e associazioni che non hanno smesso di esserci. Una scelta personale e collettiva che non si improvvisa, ma che matura nel tempo e si irradia nel territorio. Sono donne e uomini, giovani, gruppi giovanili parrocchiali e di varia estrazione e aggregazioni. Una scelta ribadita nel rischio della pandemia e riconosciuta dal doveroso e saggio esercizio del principio di sussidiarietà. Non sostituiscono l’impegno che enti e istituzioni debbono garantire per loro mandato, ma offrono un contributo proprio. Restano un patrimonio fondamentale con una specifica efficacia se riconosciute attorno allo stesso tavolo, con l’attenzione che nessuna prevarichi, che non ci sia nessun’altra competizione se non quella di cercare il bene e concordarlo per farlo meglio. Diffondono uno stile necessario in qualunque mansione volta al servizio.
    Operare tenendo la testa alta, per riconoscere e darsi da fare in favore di persone e delle realtà più deboli tra i deboli, e verso gli invisibili che vivono rischi ancora maggiori. Capacità di una visuale che, a volte, va oltre le normative che non si adattano o che addirittura li dimenticano; uno sguardo penetrante unito all’azione, perché queste persone non possono aspettare lo sviluppo di qualcosa per loro, quando esigenze primarie le assediano. Attenzione che si traduce anche in realtà innovative, che anticipano risposte e percorsi concretizzando progettualità astratte (cfr. FT, n. 115 e 116).
    L’incontro tra quanto si è formato nel tempo e il suo evolversi in un raccordo dinamico tra storia e identità, con novità e persone che raggiungono la nostra città. Non è soltanto per la loro preziosa attività nelle nostre case e nei luoghi di cura o per lo scambio di aiuti reciproci, ma l’auspicio, direi di più, la preghiera perché non perdano la loro “anima” e si possano trovare insieme le modalità per ascoltarsi e arricchirsi a vicenda.
    La Chiesa deve essere di esempio, partendo proprio dal suo presbiterio. Anch’esso ha una fisionomia, frutto di una storia laboriosa. Ora il Signore lo chiama a migliorarsi con sensibilità e carismi di presbiteri che vengono dal mondo, non per scelte comode, ma per dono di fede. Già il confronto sul trascorso personale e pastorale nel lockdown ha mostrato esperienze e storie di vita arricchenti, che invitano ad una conoscenza più profonda in uno scambio reciproco. Un impegno, ma anche un esempio concreto di quanto sia necessario e fruttuoso questo incontro di persone che provengono da continenti diversi per la risalita della nostra città7.
    5. L’ANIMA
    5
    La città e il territorio sono più della somma aritmetica di chi li abita o delle cose che lì si trovano. Da quanto è emerso si rivela una coesione su fondamenti comuni che possono creare un’unità di intenti per i momenti di crisi.
    Ad altri termini – cultura, etica... – preferisco definirla “anima” riproponendo il sostantivo ed anche il verbo “animare”, perché le scelte che abbiamo individuato e sperimentato sono certamente animate da convinzioni profonde che restano ancora nostro patrimonio.
    Sì, Parma – la gente che vive la città e il nostro territorio – ha un’anima, che la identifica e che è lievitata nel tempo nell’intreccio tra i caratteri propri della gente, il territorio e vicende, persone, prove.
    Nasce così la tensione al bene che ha preso forme diverse, legate a donne e uomini, alle famiglie o ad associazioni.
    È un patrimonio presente, vivo, di tutti, ma non inattaccabile, definitivo. Può cambiare direzione e perdersi, come anche affinarsi e crescere.
    L’anima della città va coltivata permanentemente, perché ne siamo responsabili. Per questo richiede cura, educazione e condizioni per continuare fedele e profetica. È custodita, con un senso comune, dalla gente, tutta!, a contatto con la vita quotidiana. Si arricchisce dallo scambio con chi, anche da lontano, ha raggiunto la nostra terra8.
    Ha bisogno di maestri buoni che la trasmettano e di profeti che la rianimino specie negli snodi della storia. Come è questo tempo che viviamo.
    Guarda in avanti al nuovo non in astratto, ma con concretezza. Ancora peggio della pandemia è non imparare nulla da essa9.
    Le scelte evidenziate sono alcuni dei suoi frutti.
    In questo anno ci sono stati segni ed eventi nei quali questa anima si è riconosciuta, o ai quali la gente ha guardato incoraggiandosi. Penso a gesti umili che, nella solitudine richiesta, hanno punteggiato questi mesi. La visita al cimitero, la preghiera davanti a Maria posta sul Palazzo del Governatore a tutela della nostra città quale segno civico.
    Ricevo molte comunicazioni e ringraziamenti per le presenze che cerco di avere sui media e che, insieme ad altro, sono riconosciute anche come un segno e un auspicio di coesione della nostra città e di speranza. Proprio la speranza è il frutto atteso da queste radici.
    Siamo un albero prezioso, quanto delicato, soggetto a tanti rischi che possono ridurne la produzione a qualche sparuto fiore e frutto in situazioni eccezionali, mentre invece abbiamo bisogno di raccolti abbondanti e regolari, come da piantamenti ai quali affidare un dignitoso, comune benessere.
    Ci sono infatti inquinanti che, anche durante la pandemia, sono rimasti attivi e ammorbano il terreno mettendone a rischio le radici.
    L’individualismo che porta a chiudersi sull’interesse dell’individuo o del gruppo, negando, di fatto, valore all’altro, senza prendersene cura. Allora ci si sorprende che gli altri esistano e avanzino la pretesa di essere riconosciuti.
    Le reazioni scomposte, solo emotive, di pancia, che non maturano uno stile capace di contenerle, immagazzinandole in uno sviluppo organico, guidato dalla ragione. Qui nasce la cronica polemica che è il contrario del “bene - dire”, cioè del dire bene. Troppo spesso si parla male dell’altro, si “male - dice” creando il clima astioso che porta al conflitto10.
    Alle spalle di questo atteggiamento spesso c’è il cedere all’ideologia che assolutizza una visione del mondo, una convinzione ritenuta l’unica e non disposta al dialogo. Vanesia o
    6
    arrogante, non guarda in faccia a nessuno e, se assunta da chi ha potere, origina esclusioni e periferie, laddove sono possibili coinvolgimento e aiuti reciproci. Si innestano meccanismi pericolosi lontani dalla realtà che si ritengono inattaccabili e non giudicabili.
    6. RISALIRE ALL’ANIMA
    Non solo ci sono antidoti, ma c’è la possibilità di creare un clima salubre e di custodire una terra buona.
    Per la città e il suo territorio partire o risalire sempre dalla gente e mettere di nuovo le periferie al centro11, come criterio che non si può dimenticare. Ogni scelta e azione deve porsi un simile interrogativo: che bene porta alla nostra gente? A chi porta aiuto? Nasce il bisogno di dare ascolto a chi è più prossimo all’anima della città e alle sue esigenze: la gente e chi sta peggio. Non significa averli solo come destinatari, ma tenere sempre presente il loro sentire e i loro volti12. Nel concreto si apre, da qui, una prospettiva che ricolloca al posto giusto ogni altra cosa, rimodula i servizi e l’economia e ogni risoluzione anche specifica.
    A Parma ci sono uomini e donne dotate di competenze ed esperienze che possono verificare e approfondire questa pista che lo stesso Papa Francesco ci indica. Ci servono dei profeti, anche in politica. Per l’oggi e per il prossimo futuro (FT, n. 177 ss.).
    Abbiamo bisogno di una politica capace di cogliere la complessità delle situazioni, di farsi carico di questioni concrete, di argomentare e di confrontarsi. Occorre fare alleanze, intergenerazionali, multietniche e multiculturali, protese al bene comune. L’impegno politico – «l’amore politico» dice il Papa – deve essere vissuto come un progetto per il futuro, come capacità di analisi critica e di visione del domani.
    E abbiamo bisogno di educare cittadini consapevoli e pronti a riconoscere e valorizzare la politica del bene comune13, legittimandola ad agire.
    Questo richiede di procedere insieme, in un tempo – stando all’etimologia di questo termine ecclesiastico - sinodale, cioè nel quale si “cammina insieme”. Significa trovare il modo di ascoltarsi, liberi, per cercare solo il bene di tutti, dando spazio a pensieri ed esperienze. Trovare il modo di far parlare e ascoltare chi è più fragile, chi vive questi tempi con apprensione e difficoltà. I giovani, in particolare. Per l’esperienza che hanno maturato e patito in questi mesi e per i sogni che conservano, per un mondo più giusto e rispettoso della comune madre terra.
    Potremmo trovare la sorpresa di soluzioni più ricche di quanto normato, più aderenti alla realtà complessa. L’apporto della gente ha una propria forza che difficilmente può venire sintetizzata in un decreto, che deve contemperare tante esigenze in una ricerca continua di mediazioni.
    Il tempo e l’umiltà di trovare forme che danno voce e spazio è prezioso e carico di frutti.
    Siamo una città vecchia e patiamo un inverno demografico senza fine. La sfida è attivare lo scambio tra anziani e giovani, tanto a rischio di scarto quanto essenziali per il rilancio duraturo e creativo della nostra collettività.
    7
    I giovani possano essere davvero coinvolti, perché hanno un profondo desiderio di esserci e di partecipare alla rinascita della nostra città e del nostro Paese, impegnandosi attivamente e mettendo a disposizione i loro doni.
    Tra di loro i giovani cattolici, anche associati, hanno un proprio carisma da giocare nel servizio degli altri e della nostra città.
    Qui la Chiesa deve dare maggiore testimonianza. Lo Spirito Santo ci ha fatto capire l’esigenza di un anno sinodale. Camminare insieme, lasciandoci raggiungere dal Pellegrino che si affianca ai viandanti sulla via di Emmaus e indica a noi oggi il tracciato che la Chiesa e tutta la società civile sono chiamate a compiere.
    È il tempo opportuno per leggere quanto stiamo vivendo alla sua Luce. Dobbiamo fare sul serio! Non solo per conoscere quanto il Signore ci indica, ma per offrire se non un modello, una pista percorribile. “Partire senza indugio” seguendo i messaggi che ci giungono anche in questi tempi non facili. E con la gioia alla quale tutti aneliamo. Gioia data da una Presenza che può fare di ognuno un portatore di Luce e un artigiano di pace.
    Non sono sufficienti, per saltarci fuori, proposte solo strumentali che si arenano come navi possenti sulle secche. L’anima ha bisogno di aria pulita e di andare in alto, richiede la meta verso la quale tendere che è e resta la persona nella sua realtà globale e nell’appartenenza alla nostra comunità e all’unica famiglia umana.
    Essa è il riferimento primo dell’anima della nostra città ed anche la meta.
    Risalire all’anima va di pari passo con il riconoscimento e le espressioni di questo sentire comune che diventa – come abbiamo sperimentato – solidarietà, inclusione, compassione e speranza. C’è una correlazione strettissima che si riverbera sull’intera collettività e il bene di ognuno.
    La concezione di persona umana nel corso del tempo si è affinata sempre più chiedendo, come è di un corpo vivo che ancora cresce, di ricomporre un’armonia e un equilibrio nel quale tutte le sue componenti sono coinvolte e nessuna va dimenticata. Questo è l’impegno continuo, il lavorio che non deve mai venire meno per vincere la tentazione di enfatizzare alcuni suoi caratteri, a discapito di altri, creando squilibri che, non ricondotti ad unità, portano alla negazione di diritti inviolabili e all’esclusione di uomini e donne fragili.
    L’anima di Parma sa cogliere l’armonia, come espressa nel volto dei mesi antelamici, ne è innamorata, e certo non mancherà di rinnovarsi con gli appelli e le esigenze che proprio le persone che la abitano le rivolgono, senza rimanere ad una superficie che illude, ma cercando la profondità che l’attira.
    Donne e uomini di Parma possono offrire contributi essenziali, creare occasioni per parlare e riflettere, ascoltando gli apporti di chi viene a noi da altri contesti sociali e culturali.
    Chiama la Chiesa. L’evento inaudito di Dio, che prende la nostra carne, illumina il mistero della persona e dell’umanità intera di Luce viva, garbata e penetrante, che neanche il nostro peccato può nascondere. Preghiamo di essere un lucernario perché tutti la possano godere. Questo è stato ed è il nostro leale contributo all’anima di Parma.
    Parma 13 gennaio 2021
    8

    + Enrico Solmi
    Vescovo di Parma Abate di Fontevivo

    NOTE
    1. 1 ENRICO SOLMI,Francesco va’,ripara la mia casa,Parma2020.
    2. 2 PAPA FRANCESCO, La cultura della cura come percorso di pace, Messaggio per la 54a Giornata della
    pace, 1 gennaio 2021.
    3. 3 PAPA FRANCESCO,Fratelli tutti,Lettera enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale,n.79,Assisi3ottobre
    2020. D’ora in poi FT.
    4. 4 PAPA FRANCESCO,Veglia di preghiera con i giovani,Cracovia2016.
    5. 5 CENTRO NAZIONALE PER LA BIOETICA,Covid-19:la decisione clinica in condizione di carenza di risorse
    e il criterio del “triage in emergenza pandemica”, Roma 8 aprile 2020.
    6. 6 GIOVANNI PAOLO II,Visita pastorale in Emilia,Discorso durante la visita all’Ospedale Maggiore di Parma,
    6 giugno 1988.
    7. 7 FT, n. 103: «La fraternità ha qualcosa di positivo da offrire alla libertà e all’uguaglianza. Che cosa accade
    senza la fraternità consapevolmente coltivata, senza una volontà politica di fraternità, tradotta in un’educazione alla fraternità, al dialogo, alla scoperta della reciprocità e del mutuo arricchimento come valori? Succede che la libertà si restringe, risultando così piuttosto una condizione di solitudine, di pura autonomia per appartenere a qualcuno o a qualcosa, o solo per possedere e godere. Questo non esaurisce affatto la ricchezza della libertà, che è orientata soprattutto all’amore».
    8. 8 FT,n.134:«È necessario un dialogo paziente e fiducioso, in modo che le persone,le famiglie e le comunità possano trasmettere i valori della propria cultura e accogliere il bene proveniente dalle esperienze altrui».
    9. 9 PAPA FRANCESCO,Omelia di Pentecoste,Roma 31maggio2020.
    10. 10 PAPA FRANCESCO,Discorso alla Curia,21dicembre2020.
    11. 11 ENRICO SOLMI,Al centro delle periferie,Parma2018.
    12. 12 ENRICO SOLMI,Ascoltiamo i volti di Parma,Parma2017.
    13. 13 ENRICO SOLMI,Il tempo di Parma città d’Italia e d’Europa,Parma 2019.

    (Fonte: sito della Diocesi di Parma)
    Virtus ex Alto

  7. #7
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,443

    In preghiera comune col Vescovo

    SETTIMANA PREGHIERA UNITÀ DEI CRISTIANI



    Il Consiglio delle Chiese cristiane di Parma invita mercoledì 20 gennaio alle 18.45 alla Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani.
    Celebrazione ecumenica della Parola, ispirati dal passo «Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto» (Gv 15,5-9).

    • Incontro via Zoom. Link per pc: us04web.zoom.us/j/5503576302 – Password: ZWZkSlY2dFJTMm5URDhQdXJqVjY1dz09
    • Dalla app Zoom: ID riunione 5503576302 – Password: 3ctXU7

    Aderiscono il Segretariato attività ecumeniche (Sae) e l’Associazione Viandanti.

    Tenere un cero accanto a sé.

    - Fonte: sito diocesano -
    Virtus ex Alto

  8. #8
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,443

    News diocesane

    NON DISPERDERE MEMORIA E SPERANZA


    - Dal sito diocesano si riprende:



    << È online il sito
    www.memoriadelcovid.it: tanti racconti di come le diocesi italiane hanno vissuto e stanno vivendo il tempo della pandemia. Grazie al coordinamento dell’Ufficio comunicazioni sociali Cei, un filo di narrazione unisce il Paese attraverso i servizi giornalistici (articoli, video, documentari, podcast e webdoc) delle testate aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici, di cui Vita Nuova è parte) e all’Associazione Corallo (190 radio e 61 tv di tutta Italia, due consorzi radio e un'agenzia di informazione a diffusione nazionale; un punto di riferimento dell’emittenza privata che condivide i principi cristiano-sociali).
    «Con lo sguardo del Narratore, l’unico che ha il punto di vista finale – ricordava papa Francesco nel Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2020 –, dobbiamo avvicinarci ai protagonisti, ai nostri fratelli e sorelle, attori accanto a noi della storia di oggi». Il sito propone un percorso di testimonianza, perché la memoria di questo tempo non vada perduta ma dia anzi lo spunto al credente per farsi nuovamente, in ogni momento, annunciatore di Speranza.Il progetto mette in luce il ruolo dei media di ispirazione ecclesiale che hanno saputo essere “coscienza civile” del Paese e raccontare l’impegno di prossimità delle comunità. Già disponibili oltre 300 contributi, filtrabili per tematica (“Bambini, ragazzi e giovani”, “Famiglie”, “Anziani”, “Sacerdoti”, “Scuola”, “Carità”, “Terzo mondo”), regione e diocesi. Nuovi contenuti sono in arrivo. Con la mappa Google si può sorvolare il paese e zoomare: a Parma c'è l'articolo (29 marzo 2020) sul nuovo fondo di solidarietà e il numero verde per ascoltare persone sole e in difficoltà. >>
    Virtus ex Alto

  9. #9
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,443

    News diocesane

    RITIRO E FORMAZIONE PRESBITERI



    Giovedì 28 gennaio
    , nella cripta della Cattedrale, ritiro del clero delle zone pastorali cittadine.

    Questo è il programma:

    • alle 9.30 meditazione di Virginia Isingrini, missionaria saveriana.
    • a seguire, esposizione del Santissimo e Adorazione.
    • alle 11.45 Ora media.

    Ritiri successivi: giovedì 25 febbraio e 25 marzo, con meditazioni sempre di Isingrini.

    Lunedì 8 e martedì 9 febbraio, online su piattaforma Zoom, mercoledì 10 febbraio, in presenza al Cpd (viale Solferino, 25), una tre-giorni per la formazione permanente del presbiterio. Le indicazioni per l'accesso saranno inviate via e-mail. L'orario per tutti gli incontri è 9.30-12.30.

    - Fonte: sito della Diocesi -

    Virtus ex Alto

  10. #10
    Cronista di CR L'avatar di Carpense
    Data Registrazione
    Nov 2014
    Località
    Carpi
    Messaggi
    2,443

    Dall'agenda del Vescovo

    Il Vescovo a Modena per San Geminiano

    Come è noto il Vescovo di Parma Mons. Enrico Solmi (modenese di San Vito di Spilamberto) mantiene saldo il legame con la sua Diocesi di origine. Come ha sempre fatto da quando è vescovo, anche quest'anno presiederà il 31 gennaio nella Basilica Metropolitana di Modena la S. Messa Episcopale delle ore 8.00. Alle ore 11,00 concelebrerà assieme ad altri presuli e prelati il solenne pontificale presieduto dall'Arcivescovo Metropolita Mons. Erio Castellucci.
    Virtus ex Alto

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •