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Discussione: Responsum della CDF circa la benedizione delle unioni di persone dello stesso sesso.

  1. #81
    P.Willigisius carm
    visitatore
    Il problema posto da Minusculus è abbastanza complesso e da considerare attentamente. Qui non si tratta di benedire coppie dello stesso sesso (non disprezzando certo la benedizione in sé, ma di considerare la questione soggettiva delle prsone omosessuali.E' un problema, che, secondo il mio modestissimo parere, la Chiesa ancora non si sente preparata a considerare la condizione soggettiva delle persone omosessuali (io che ho vissuto questo problema sulla mia pelle, come scritto più volte) capisco benissimo quanto sia difficile conciliare la propria Fede con i propri impulsi, specie in età giovanile. E' chiaro, almeno per me, che tutta la Tradizione Cristiana (ho presente uno studio effettuato da due Sacerdoti Cattolici e un Pastore Protestante, i quali sono giunti in modo unanime che la Bibbia tutta condanni l'atto omosessuale) e da sempre sia contraria a qualsiasi forma di unione ,tantomeno benedetta dalla Chiesa,ma questo, mi domando e ripoeto, è solo un aspetto dei tanti che ora si profilano sempre più chiaramente ,stanti a studi moderni in campo psicologico e scientifico in genere. E' certamente una quesitone spinosa e credo che il Santo Padre ,quando ha adoperato determinate frasi e non solo una volta abbia il problema in mente ,ma forse neppure Lui, ora, ha una risposta adeguata. Varie persone affermano che Gesù stesso non abbia condannato esplicitamente gli atti omosessuali e gli omosessuali stessi ,individualmente e c'è un passo (l'Unico credo) ove Cristo stesso dice che Sodoma e Gomorra saranno trattate con più indulgenza di Cafarnao e altre città nel giorno del Giudizio,perchè ingiuste verso il prossimo. E' una frase non molto conosciuta e un giudizio di cui ,forse , non si tiene presente sempre.E' chiaro che la mia lettura che faccio è meramente personale e del resto ho sempre sostenuto (non sono nessuno,tantomeno un esperto Biblista)di volermi attenere ai dettami del Magistero della Chiesa Cattolica, per quanto nel passato,lo confesso, non sia stato affatto coerente con questa idea e mi sia comportato di conseguenza,ma solo Dio conosce le coscienze e le sofferenze degli uomini e mi porto appresso da decenni un senso di colpa indicibile,ora lo sto ,per mera grazia superando,forse. Vedremo, forse la via della Misericordia e del Perdono individuale è possibile,anzi senza forse.Resta tutto un problema aperto a cui ,per ora, non c'è risposta neppure da parte delle Chiese di Oltralpe,che forse semplificano troppo la questione. Confidiamo nella illuminazione dello Spirito Santo.Cosa altro potrei mai dire?

  2. #82
    Moderatrice L'avatar di AntonellaB
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    Cari vescovi, che scempio di carità e verità sulle benedizioni delle unioni gay

    In Germania perfino una rivolta organizzata contro il “no” della Chiesa ai riti speciali per le coppie dello stesso sesso. Come possiamo noi laici aiutare i pastori a non dipendere dal mondo?


    Cari capi della Chiesa cattolica, cari parroci, vescovi, cardinali, cosa possiamo fare per voi? Dico noi battezzati, ultimi degli ultimi della poderosa brigata che, scazonte o poliedrica, zoppa nel corpo e nell’anima, sempre peccatrice eppure sempre presente, seguitando sulla strada dei nostri padri, santi e martiri, siamo rimasti ben attaccati al Suo corpo, il corpo del Risorto che è la Chiesa. Annuncio e presenza agli uomini che Uno di noi è risorto, e che Costui è veramente il Figlio di Dio.
    Oggi, data di pubblicazione di queste righe, noi non possiamo prescindere dal fatto che il Verbo si è fatto carne ed Egli abita in mezzo a noi: quali che siamo, cattivi, distratti, omertosi, poveretti, sconclusionati, adatti o non adatti a vivere, maliziosi, viziosi. Qualunque cosa noi siamo, ciò non può togliere e tantomeno impedire che Egli sia, tra noi, «la via, la verità e la vita».


    Le polemiche più assurde sul responsum

    Perché allora mi permetto appellarmi e chiedere a voi, sacerdoti e vescovi, che incarnate il sacramento supremo, quello del dono totale di sé a Dio anche nella forma visibile, sociale, pubblica di esseri umani che per grazia di Dio sono stati chiamati al Suo servizio, per così rendere agli uomini il più grande servizio che si possa rendere loro, e cioè che vale la pena vivere, che la vita ha un perché e questo Perché supremo ha un nome, il nome di Gesù, ricapitolatore di tutte le cose in cielo e in terra? Mi appello a voi perché è ormai evidente a tutto il popolo la difficoltà, sofferenza e solitudine in cui vi trovate, illustri schiere di ministri del Nostro Signore Gesù.
    Le ultime circostanze che vi hanno nuovamente trascinato nelle polemichele più assurde e anche le più in malafede –, lo sapete, riguardano il responsum della Congregazione per la dottrina della fede in tema di benedizioni delle unioni sessuali tra persone dello stesso sesso. La Congregazione, con l’avallo del Papa, non poteva che ribadire la verità di sempre: ci mancherebbe, le persone che vengono sotto il manto della Chiesa a chiedere una benedizione, sempre saranno benedette. Ma mai sarà benedetto l’errore per quanto si mostri carico di sentimenti, emotività, tenerezze. Mai la Chiesa potrà separare ciò che Cristo ha unito indissolubilmente per l’eternità: e cioè la caritè nella veritè, caritas in veritate, come propugna l’omonima enciclica di Benedetto XVI.


    Il monito di Benedetto XVI

    Cosa sono allora nelle orecchie dei fedeli queste proteste tanto vigorose quanto insensate che salgono finanche ai vertici delle Conferenze episcopali che dovrebbero esserci testimoni e guide di carità nella verità, tanto più quando ribadita autorevolmente da madre Chiesa? Proprio come lamentava Benedetto XVI, si sentono i discendenti degli apostoli, sacerdoti e vescovi, mordere e mordersi vicendevolmente come cani. Al che, lo stesso papa Benedetto aveva ammonito:

    «Se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi gli uni gli altri».

    Ecco. Cosa mai state dicendo minacciando di distruggervi gli uni gli altri? Leggiamo ovunque di conflitti interni e di una ribellione, a proposito del responsum (e non solo), sempre più vasti e diffusi. Ribellione che si organizza e, come nel caso della Germania, sembra sia benedetta addirittura dai vescovi in capo alla Conferenza episcopale.


    Parroci tedeschi in aperta contravvenzione

    Vescovi che si lamentano pubblicamente del responsum. Vescovi che mordono addirittura la Congregazione della fede per quel responsum. Vescovi che supportano con il loro incoraggiamento e benedizioni, giornate di protesta o addirittura, come nel caso di un gruppo di parroci tedeschi, di aperta smentita e contravvenzione al responsum, alla carità nella verità, chiamando alla mobilitazione e alla distribuzione della benedizione qualunque forma di unione sessuale. E con ciò – è chiaro – condannandosi al grottesco e a benedizioni prive di ogni valore: poiché il tralcio che è staccato dalla vite è destinato a morire, a seccare e a essere gettato via, come dice Gesù nel Vangelo.


    Sotto attacco e sotto ricatto

    Cosa possiamo fare come battezzati, noi che non possiamo non vedere e non fremere per l’insensatezza e lo scempio di carità e verità che si consumano nel pubblico agone, come se perfino la Chiesa dovesse dipendere, nei suoi movimenti e nelle sue indicazioni, dalla canea di un potere da avanspettacolo ma feroce, privo di alcun desiderio di verità, senza alcun criterio di vera umanità e che per nascondere la sua totale disperazione si nasconde nell’esaltazione del puro sentimentale?
    Lo sappiamo bene, cari uomini di Chiesa cattolica, che da molti anni siete sotto un attacco e un ricatto pubblico, da parte di mass media, politica e tribunali internazionali, che ricorda per certi aspetti i malvagi protagonisti del libro dell’Apocalisse. Non è una novità che i poteri di questo mondo tentino di ridurre al silenzio il corpo di Cristo. E se non tace, triturarlo fino a provare a distruggerlo, fino a ucciderlo. Illusione! Quanti regni, regimi e rivoluzioni, fin da Erode dei tempi di Gesù, hanno versato il sangue dei cristiani? Ne son piene le fosse comuni e i tumuli dell’umanità. Ma ne avete la prova: la Chiesa è imperitura perché è opera di Dio, non dell’uomo.


    L’essere non può non essere

    Noi battezzati, ultimi degli ultimi delle immense schiere di cristiani che ci hanno preceduto e che ancora oggi versano copioso il loro sangue, una quantità di martiri come mai ci sono stati prima di oggi, dall’Africa al Medio Oriente, dalle Indie all’Estremo Oriente, noi poveracci ma resi per grazia di Dio cristiani, assicuriamo che è cosi. Non praevalebunt. Perché ne siamo così certi? Per esperienza. Come direbbe il poeta e scrittore (tra l’altro di esplicita esperienza omosessuale e imprigionato per questo in epoca di regime protestante, non cattolico) Oscar Wilde: Cristo non insegna niente a nessuno ma basta essere portati in Sua presenza per diventare qualcuno.
    Egli non insegna. Egli è. Il suo corpo, la Chiesa, è. Perciò, l’essere è e non può non essere, Cristo: carità nella verità. Forza, cari nostri capi e sacerdoti: la carità nella verità rende liberi. Non l’ambiguità o, peggio, la mimesi con il potere mondano della menzogna reclamizzata come amore.

    https://www.tempi.it/cari-vescovi-che-scempio-di-carita-e-verita-sulle-benedizioni-delle-unioni-gay/





    Finchè....non ritorni....il Signore!

  3. #83
    Collaboratore di "Dottrina della Fede" e Saggio del Forum. L'avatar di Fidei Depositum
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    Citazione Originariamente Scritto da Lisandro Visualizza Messaggio
    Sono molto d'accordo. L'uso della ragione che Dio ha dato ci consente sempre maggiori approfondimenti in direzione della verità, e non è assolutamente il caso di obliterare una questione solo perché la psicologia complica la semplice e lineare narrazione del peccatore che ha sposato il male. Penso al peccato classico: la superbia. Ora sappiamo che un narcisista, un istrionico o un borderline portano spesso e volentieri lo stigma di un'infanzia o una famiglia disfunzionali, il meccanismo di difesa a gravi umiliazioni del passato, l'intima solitudine e così via: anziché risentirsi perché così si sfuma la rassicurante divisione fra buoni e colpevoli, è meglio approfittarne per arricchire di sfumature lo studio della morale e dare un "giudizio" più raffinato.
    Citazione Originariamente Scritto da minusculus Visualizza Messaggio
    Mi chiedo come si ponga la Dottrina nei confronti di concetti come "latenza" o "rimozione".
    Tutto il male che i complessi di colpa, rendendo insopportabile alla coscienza, la presenza di certe pulsioni e impedendo di prenderne atto, compiono sulle possibilità di una vita di relazione fondata sulla autenticità dei propri sentimenti.

    Qui non si tratta più di "astenersi da...", qui non ci si trova più di fronte alla libera scelta di cedere o di contrastare i propri impulsi, ritenuti peccaminosi, qui il problema è addirittura riuscire ad "avvertirli" e a sopportarne l'angoscia conseguente.
    Così ci troviamo di fronte a personalità castrate psicologicamente, costrette a proiettare su qualcosa di sostitutivo, ciò che si agita al fondo di una coscienza resa strabica se non cieca, da auto condanne generate da un' etica che non lascia emergere la loro verità, se non per condannarla.
    Il male che ne deriva per loro stessi e per quanti hanno la sventura di condividere la loro esistenza recitata sul palcoscenico del loro perbenismo, è immenso.

    Spesso la finzione "involontaria" li spinge addirittura al matrimonio, così da rafforzare la loro autodifesa da loro stessi, ma quanto questa Santa o umana relazione ne abbia da guadagnare, lo posso solo immaginare.

    Continuiamo pure sul tema controriformista di quanto sia prezioso apparecchiarsi alla morte, trascurando quanto lo sia altrettanto imparare a vivere, magari accettandosi nei propri limiti, che non sono il "male assoluto", ma solo il frutto della nostra fragilità.

    La mia speranza è che queste modalità di realizzare coscienze torturate e torturanti, possa trovare presto un approccio diverso ad un problema che è stato spesso causa dell'allontanamento dalla Fede, di persone moralmente ammirevoli e incolpevoli di quanto veniva addebitato loro, come se fossero portatori di chissà quale infezione, per cui non gli restava che trascorrere una vita in uarntena o munirsi di campanacci alle caviglie.
    Forse qualcuno non lo sa o non se ne rende conto, ma la questione della soggettività del peccato è vecchia quanto la Chiesa. Nonostante ci si ostini a descrivere la Chiesa del passato come attenta solamente alla condanna delle persone - cioè come torturatrice delle coscienze - questo non è affatto corrispondente a verità. Mi si obietterà: "Ma funzionava così!" No. Certamente alcuni sacerdoti possono aver agito in confessionale con eccessiva durezza, ma questo non è imputabile alla Chiesa nel suo insieme, né al suo magistero costante. Semplicemente, vi è sempre stato un buon numero di rigoristi e di lassisti. Come oggi, del resto.
    Ma passo a provare quanto affermo. Faccio riferimento a tre testi classici pre-conciliari di teologia morale.
    1) in F. Roberti-P. Palazzini (a cura di), Dizionario di teologia morale, Roma, Studium, 1957 (2° ed.), alla voce Imputabilità (p. 677), troviamo una concisa ma chiara descrizione del concetto e del valore morale dell'imputabilità morale. Esistono poi numerosi voci che trattano del medesimo problema: Volontà (pp. 1552-1553), Volontà (patologia della)(pp. 1553-1554), Volontario (pp. 1554-1555), Libertà (p. 777), Arbitrio (libero)(p. 83), etc. In tutte queste voci, si articola un complesso ragionamento in cui la capacità del soggetto di comprendere la malizia del proprio atto e di compierlo liberamente non è mai data per scontata, ma viene analiticamente analizzata (forse fin troppo) al fine di comprendere tutto questo.
    2) in E. Jone OFM Cap., Compendio di teologia morale, Torino, Marietti, 1952 (3° ed.), sin dall'inizio si tratta di questi argomenti: quando vi sia assenso libero della volontà (pp. 3-4), l'imputabilità delle azioni umane (pp. 4-6), gli impedimenti degli atti umani (ignoranza, violenza, timore, passioni, abitudine, malattie mentali)(pp. 6-20)(qui, per ognuna di queste voci si analizza quando e come gli atti compiuti siano imputabili al soggetto in presenza di questi impedimenti). Anche qui, nessuna generalizzazione, ma distinzioni volta per volta, caso per caso.
    3) in B. Haering, La legge di Cristo, I (Morale generale), Brescia, Morcelliana, 1957, una lunghissima sezione è dedicata a questi temi (La sede vera della moralità, pp. 114-227): si tratta della libertà umana, dei suoi limiti, del rapporto con la legge, della sua diminuzione o distruzione, della conoscenza del bene morale, del ruolo della coscienza, del valore dell'atto umano e del sentimento. Solo una citazione: nel III volume (Teologia morale speciale, p. 367), parlando esplicitamente dell'omosessualità e analizzandola brevemente, si afferma esplicitamente che essa non è necessariamente volontaria, ma può derivare da problematiche nella costituzione del soggetto. Essi "sono spesso menomati nella loro libertà e responsabilità morale" e "sono responsabili in misura della libertà di cui ancora dispongono". Tuttavia, dice l'autore, questi aspetti non possono essere dati per scontati, ma si deve valutare caso per caso e "si deve [...] opporre energica resistenza alle aspirazioni dei circoli omosessuali ad una generale impunità".
    Quest'ultima affermazione è emblematica (anche perché scritta quasi settant'anni fa). E' sempre stato chiaro che lo stesso peccato di atto omosessuale può essere, soggettivamente, non imputabile come peccato grave (e talvolta neppure come peccato lieve). Dopo il Vaticano II, oltretutto, i rigoristi sono sempre più una sparuta minoranza e anche i difensori della morale biblica e tradizionale sono probabilmente, nella Chiesa, in minoranza. Per questo mi pare chiaro che il problema vero non è affatto questo. Non metto in discussione le esperienze personali e i tormenti della coscienza, ma non è questo il punto. Il problema è una linea di pensiero, una tendenza - che spesso viene portata avanti da non-omosessuali - che vuole ridurre o cancellare il peccato stesso. Ciò che si propone è proprio - per usare le parole di Haering - "una generale impunità": certo, spesso non si nega il peccato in quanto tale, ma lo si relega in una sorta di iperuranio morale: in teoria esiste, ma in pratica è impossibile perché la persona non è mai imputabile perché la condizione, in quanto tale, presuppone sempre, necessariamente la mancata imputabilità. Ora, questo è evidentemente in contrasto diretto col dato biblico: a quale scopo Dio avrebbe messo in guardia contro un peccato che è impossibile commettere?
    Anche qui, come in altri casi, si nota come la psicologia - oramai imperante nelle istituzioni cattoliche - abbia soppiantato la Bibbia, la Tradizione e il Magistero costante della Chiesa (ribadito anche di recente). Per molti è decisamente più importante ciò che dice Freud di quanto dice san Paolo.
    Vorrei sottolineare, infine, questo: la lotta al peccato è sempre (sempre!) un bene per l'uomo. I comandamenti di Dio sono volti al bene della persona e Dio concede sempre la grazia per evitare il peccato (queste sono verità di fede). Una misericordia che faccia venir meno la volontà di combattere il peccato è una misericordia falsa, blasfema. "Accettiamoci come siamo" è oggi un mantra (originatosi, peraltro, fuori della Chiesa: ennesimo caso di mondanizzazione): ma, inteso come lo si intende da parte di molti, non è altro - alla fin fine - che un'affermazione terribile: che il peccato non può essere rimosso dall'uomo, che esso non può essere combattuto, ma va semplicemente accettato come parte di sé per mantenere il proprio equilibrio psichico. Questa visione non è cattolica. Probabilmente protestante, ma non appartiene certo alla Chiesa. Infatti, perché il Verbo si è fatto carne? Per cancellare la povertà? No: poteva farlo e non l'ha fatto. Per curare tutti i malati? No: poteva farlo e non l'ha fatto. Per portare la pace? No: è venuto a portare la spada. Allora, per cosa si è fatto carne? Lo dice il Battista: per togliere i peccati del mondo. Insomma, per combattere il dominio del male, per riconciliare gli uomini con Dio. Favorire il peccato, pertanto, è voltare le spalle al sacrificio di Cristo, che ha dato il suo sangue. E' pensare, alla fin fine, che quel sangue non ci ha liberati davvero, non ci ha veramente redenti.
    È ormai tempo di svegliarci dal sonno (Rm 13,11)

  4. #84
    CierRino
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    Citazione Originariamente Scritto da Fidei Depositum Visualizza Messaggio
    Forse qualcuno non lo sa o non se ne rende conto, ma la questione della soggettività del peccato è vecchia quanto la Chiesa. .
    Caro Fidei Depositum, il tuo post è senz'altro molto articolato, circostanziato e istruttivo, come sempre del resto.
    Però, se citi il mio e quello di Lisandro, potrebbe sembrare una sorta di risposta a qualcosa scritta da noi o in particolare da me.
    E questo non è vero però.
    Mi chiedo se hai letto il mio o se ti sei limitato a citarlo presupponendo qualcosa che in realtà non c'è scritto.
    Io non ho affatto parlato di soggettività del peccato.
    Soprattutto il paragone tra Freud e Mosè, mi sembra un'attribuzione più derisoria e polemica che reale, non credi?
    Freud si occupava di psichiatria e non di Etica e ha realizzato un metodo di indagine che ha permesso di scoprire e, in misura minore, di curare, molte sofferenze che la mente dell'uomo patisce, ma che, non essendo localizzabili anatomicamente e materialmente spesso non venivano neppure prese in considerazione tranne che per i loro effetti devastanti, quando si evidenziavano.
    Qualcuno lo ha definito un ossessionato dal sesso, come se fosse lui e non la società vittoriana del suo tempo ad esserlo; sarebbe come accusare un diabetologo d'essere ossessionato dalla glicemia...
    Caro Fidei, io ho parlato di latenza e di rimozione, quindi di un'omosessualità che vive e condiziona la persona, ma in modo sotterraneo rispetto alla coscienza.
    Non si tratta di tolleranza o di condanna o di situazioni soggettive o di male oggettivo.
    Si tratta del fatto che la coscienza non può prendere atto e consapevolezza di questa situazione, perchè troppo in contrasto con la propria idea di bene e di male, legata a questa condizione.
    Non è l'omosessuale e la sua relazione con il suo problema, l'oggetto del mio post, ma colui che non "riesce ad esserlo", pena un'angoscia che lo schianterebbe.
    Questa persona, trascorrerà la sua esistenza costruendosi una personalità volta tutta a celare il proprio essere reale a quel se stesso che non potrebbe accettarlo.
    Magari diventerà uno dei persecutor più agguerriti dei gay, non lo so, talvolta capita così.
    In sintesi, il giudice che è dentro di noi, non in un confessionale o in un forum o in un dibattito, ma celato nelle profondità (fino a qualche anno, anzi secolo fa, insospettate), emetterebbe una condanna così totale, che per nulla al mondo si rischierebbe il suo tribunale.
    Da questa tragica realtà, si esce solo con una presa di coscienza che è proprio quella che certe esecrazioni sociali e giudizi morali, impediscono di attuare.
    Preciso nuovamente: sto parlando di "latenza" e "rimozione".
    Due concetti che non trovo presenti nel tuo post, ma che erano e sono l'oggetto del mio.

  5. #85
    CierRino L'avatar di Aleksej
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    Citazione Originariamente Scritto da minusculus Visualizza Messaggio
    Caro Fidei Depositum, il tuo post è senz'altro molto articolato, circostanziato e istruttivo, come sempre del resto.
    Però, se citi il mio e quello di Lisandro, potrebbe sembrare una sorta di risposta a qualcosa scritta da noi o in particolare da me.
    E questo non è vero però.
    Mi chiedo se hai letto il mio o se ti sei limitato a citarlo presupponendo qualcosa che in realtà non c'è scritto.
    Io non ho affatto parlato di soggettività del peccato.
    Soprattutto il paragone tra Freud e Mosè, mi sembra un'attribuzione più derisoria e polemica che reale, non credi?
    Freud si occupava di psichiatria e non di Etica e ha realizzato un metodo di indagine che ha permesso di scoprire e, in misura minore, di curare, molte sofferenze che la mente dell'uomo patisce, ma che, non essendo localizzabili anatomicamente e materialmente spesso non venivano neppure prese in considerazione tranne che per i loro effetti devastanti, quando si evidenziavano.
    Qualcuno lo ha definito un ossessionato dal sesso, come se fosse lui e non la società vittoriana del suo tempo ad esserlo; sarebbe come accusare un diabetologo d'essere ossessionato dalla glicemia...
    Caro Fidei, io ho parlato di latenza e di rimozione, quindi di un'omosessualità che vive e condiziona la persona, ma in modo sotterraneo rispetto alla coscienza.
    Non si tratta di tolleranza o di condanna o di situazioni soggettive o di male oggettivo.
    Si tratta del fatto che la coscienza non può prendere atto e consapevolezza di questa situazione, perchè troppo in contrasto con la propria idea di bene e di male, legata a questa condizione.
    Non è l'omosessuale e la sua relazione con il suo problema, l'oggetto del mio post, ma colui che non "riesce ad esserlo", pena un'angoscia che lo schianterebbe.
    Questa persona, trascorrerà la sua esistenza costruendosi una personalità volta tutta a celare il proprio essere reale a quel se stesso che non potrebbe accettarlo.

    Magari diventerà uno dei persecutor più agguerriti dei gay, non lo so, talvolta capita così.
    In sintesi, il giudice che è dentro di noi, non in un confessionale o in un forum o in un dibattito, ma celato nelle profondità (fino a qualche anno, anzi secolo fa, insospettate), emetterebbe una condanna così totale, che per nulla al mondo si rischierebbe il suo tribunale.
    Da questa tragica realtà, si esce solo con una presa di coscienza che è proprio quella che certe esecrazioni sociali e giudizi morali, impediscono di attuare.
    Preciso nuovamente: sto parlando di "latenza" e "rimozione".
    Due concetti che non trovo presenti nel tuo post, ma che erano e sono l'oggetto del mio.
    Ciò che Jung nella sua visione psicoanalitica aveva definito come "ombra", ciò che cela l'inaccettabile dentro di noi. E che come ogni ombra, può esistere solo in presenza della luce.
    "Chi cerca la verità cerca Dio, che lo sappia o no."

  6. #86
    P.Willigisius carm
    visitatore
    Seguo con vivo interesse i vostri ragionamenti,ma riconosco di non essere all'altezza di comprendere tutto e tutti. Purtroppo la mia esperienza riguardo ai confessori è stata sempre deludente, purtroppo e specie nella fase della mia adolescenza, per cui sono come il gatto che si è scottato con l'acqua calda e ora ha anche paura di quella fredda!
    Su Freud ammetto di essere prevenuto, sia perchè le sue idee sono ridotte tutte a pulsioni sessuali ,sia perchè ho avuto a che fare con psicologi freudiani che mi hanno veramente deluso.Mi sono trovaot meglio con l'approccio cognitivo comportamentale,ma se avessi dovuto affidarmi agli psicologi e agli psichiatri con costanza e perseveranza,confesos che a quest'ora dovrei fare la fila davanti alla Caritas due volte al giorno e dormire sotto i ponti del Tevere!

  7. #87
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    PASQUA

    Vaticano, ormai è aperto dissenso anche in Austria: bandiere Lgbt sui campanili per Pasqua
    Ultima modifica di AntonellaB; 15-04-2021 alle 13:35

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