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Discussione: Commenti al Motu Proprio "Traditionis Custodes"

  1. #281
    Vecchia guardia di CR
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    Citazione Originariamente Scritto da Abbas S:Flaviae Visualizza Messaggio
    Le regole e rubriche presenti nel Messale di Paolo VI sono effettive e pratiche, se ci sono preti e vescovi che non le seguono non c'è nient'altro da fare se non dire: "ricordatevi che quelle regole sono fatte per essere seguite".
    Bella consolazione. Ma provvedimenti contro vescovi e presbiteri che "vedono e non seguono" non ci sono, o se ci sono sono molto poco pubblicizzati.
    D'altra parte se non seguono ciò che già è stato regolamentato non seguirebbero neanche un documento che non farebbe altro che riproporre quelle regole.
    Se neppure il Papa dà il buon esempio, derogando da sé alla lavanda dei piedi, prima di modificare il rito, e poi lo disattende di nuovo...

    La questione, come è stato precedentemente detto, è anzitutto di formazione dei presbiteri (vecchi e nuovi) e poi di vigilanza. Entrambe le cose sono, tuttavia, difficili da gestire (non può starci un vescovo in ogni parrocchia e in ogni aula, né un monsignore della Curia Romana in ogni diocesi), allora forse la questione è più a monte e riguarda il concetto stesso di appartenenza alla Chiesa Cattolica.
    Domanda: allora tutto questo sistema gerarchico ecclesiale che c'è, cosa ci sta a fare?
    Il guaio padre di tutti i guai, infatti, sia di quelli tradizionalisti che di quelli modernisti, è la concezione dell'essere cattolico come se si fosse evangelici (non inteso come del Vangelo ovviamente), per cui ognuno, dai vescovi al singolo fedele, ritengono di poter essere sacerdoti, vescovi e papi e decretare cosa mantenere e cosa cassare di quanto la Chiesa decreta, per la voce del supremo Pastore, che è il Papa.
    A me frega nulla di fare il Papa, il vescovo o il presbitero. Vedo incongruenze di trattamento sui diversi ambiti e mi faccio le domande: poi mi do le risposte.

  2. #282
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
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    Citazione Originariamente Scritto da Hijo del hombre Visualizza Messaggio
    Bella consolazione. Ma provvedimenti contro vescovi e presbiteri che "vedono e non seguono" non ci sono, o se ci sono sono molto poco pubblicizzati.
    Non è che se un vescovo prende un provvedimento deve inviarne copia al TG1, so che ormai il mondo va così, che nessuno si tinge un'unghia se non lo sanno dall'Alpi alle Piramidi, ma questo non significa che dobbiamo adeguarci a questi standard.
    Tuttavia non mancano provvedimenti che sono saliti all'onore delle cronache, ricordo recentemente un provvedimento che riguardava un sacerdote che aveva arbitrariamente modificato la formula del Battesimo, e mi pare se ne fosse parlato anche in questo forum. Ma anche vari provvedimenti verso sacerdoti che propagandano idee "arcobaleno", per non parlare di quelli pubblicamente (ovvero sui giornali) rimproverati dai vescovi per qualche omelia registrata e finita sui media. Quindi i provvedimenti ci sono, ma è chiaro che un vescovo non può mettere nelle carceri dell'episcopio un prete perché non ha recitato l'embolismo dopo il Padre Nostro; lo richiama con toni più o meno forti e poi cerca di vigilare sulla situazione (che poi questa vigilanza sia poco efficace o pigra lo so, non si può negare, per questo bisogna lavorare sulla formazione di sacerdoti e vescovi, perché devono interiorizzare le motivazioni prima ancora che la regola in sé, altrimenti, appena potranno, contravveranno).
    Per quanto riguarda i vescovi, ci sono vescovi furbi che non pubblicizzano i richiami che vengono loro fatti, e vescovi che si credono furbi, che li pubblicizzano per fare le vittime.
    Non ho conoscenza diretta di come e quanto funzionano i Dicasteri che si occupano di vescovi e sacerdoti, ma per quanto riguarda il Dicastero che si occupa dei religiosi e della vita consacrata, ti posso assicurare che gli impiegati non hanno un attimo di sosta fra segnalazioni che giungono, questioni da dipanare e provvedimenti da notificare.

    Citazione Originariamente Scritto da Hijo del hombre Visualizza Messaggio
    Se neppure il Papa dà il buon esempio, derogando da sé alla lavanda dei piedi, prima di modificare il rito, e poi lo disattende di nuovo...
    Credo che la frase non sia scritta bene, quindi non ho capito bene cosa vuoi dire, se sei così gentile da esplicitare meglio, te ne sarò grato.

    Citazione Originariamente Scritto da Hijo del hombre Visualizza Messaggio
    Domanda: allora tutto questo sistema gerarchico ecclesiale che c'è, cosa ci sta a fare?
    Il fatto che ci sia un sistema gerarchico non significa che tale sistema sia in grado di trovare la soluzione a tutto in un battito di ciglia, tanto più quando questo sistema si inceppa in una parrocchia, poi in una diocesi, poi in una Congregazione Romana...
    Noi vorremmo, più o meno giustamente, che appena il parroco compie un abuso il vescovo dovrebbe richiamarlo, ma siamo mai andati dal vescovo a fare presente la cosa?

    Citazione Originariamente Scritto da Hijo del hombre Visualizza Messaggio
    A me frega nulla di fare il Papa, il vescovo o il presbitero. Vedo incongruenze di trattamento sui diversi ambiti e mi faccio le domande: poi mi do le risposte.
    Ti invito a utilizzare un linguaggio meno pittoresco, grazie.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  3. #283
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    "Uno semina, l'altro miete"
    I frutti della lungimiranza del Santo Padre Benedetto XVI si dispiegheranno nei prossimi decenni, basti guardare i sacerdoti novelli.

    Per il resto abbiamo capito che le cose si fanno e si disfano, vedremo cosa farà il prossimo Papa.

  4. #284
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    Citazione Originariamente Scritto da Sacro Collegio Visualizza Messaggio
    "Uno semina, l'altro miete"
    I frutti della lungimiranza del Santo Padre Benedetto XVI si dispiegheranno nei prossimi decenni, basti guardare i sacerdoti novelli.

    Per il resto abbiamo capito che le cose si fanno e si disfano, vedremo cosa farà il prossimo Papa.

    Credo sia opportuno ricordare cosa disse Paolo VI ai cardinali:

    "È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovata. L’adozione del nuovo «Ordo Missae» non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populo. Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II" (Concistoro del 24 maggio 1976).

    Non è un problema di fare e disfare perché il fine (da cui dipendono i frutti) è stabilito e il Papa attuale (come Giovanni Paolo II) è stato solo coerente.
    Papa Benedetto ha cercato di far assimilare il concetto che il novus ordo è perfettamente equivalente al vetus (presupposto per "liberalizzare" l'uso di quest'ultimo e per fugare i pregiudizi sull'altro) ma a giudicare dalle proteste e dai propositi di ribellione, parrebbe persistere un rifiuto del novus e quindi un mancato raggiungimento dell'obiettivo.

  5. #285
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    Ad una settimana di distanza dalla pubblicazione di TC, qualche osservazione ulteriore.
    Anzitutto una questione secondaria, su cui sono poco ferrato e per questo chiedo chiarimenti ai forumisti. Si tratta del fatto che TC è entrato subito in vigore, il giorno medesimo della sua pubblicazione, senza dunque che fosse prevista alcuna vacatio legis. Per quello che so, negli ultimi anni questa scelta è stata spessa adottata quando si è trattato di adottare provvedimenti legislativi da parte della Santa Sede. Se è così, non so esattamente quale sia la motivazione che sta dietro a questa consuetudine. Per rimanere alla materia liturgica, infatti, il SP fu reso pubblico il 7 luglio 2007, ma entrò in vigore il 14 settembre successivo. Per quel che ricordo, fu una scelta azzeccata, non solo per il mero fatto che far conoscere una legge presuppone un po' di tempo (anche in epoca digitale), ma anche perché si trattava di comprenderla, di applicarla alla realtà locale, di preparare le celebrazioni, di sentire le varie parti in causa, di dialogare coi gruppi di fedeli. TC ha scelto una via diversa, ma nei fatti in non pochi luoghi (anche in Italia, direi) si sta applicando una vacatio legis nei fatti, dato che molti vescovi stanno prendendo tempo per capire e studiare la situazione e il provvedimento e, nel frattempo, non intervengono sulla materia, lasciando invariata la situazione. E questo anche da parte di prelati molto vicini al Papa (come il card. Marx o il card. O'Malley).
    Un altro punto su cui vorrei soffermarmi è quello pastorale. La motivazione esplicita di TC è infatti di questo tipo. Tuttavia, vedendo alcune reazioni, anche episcopali (penso a quella di mons. Rios-Matos o a quella della Conferenza Episcopale costaricana), ci si può chiedere se veramente alcuni pastori stiano agendo pastoralmente. Alcuni, infatti (tra cui il beneamato prof. Grillo, che ha reagito con molta moderazione a TC, pubblicando appena qualche decina di post e articoli di tono leggermente trionfalistico), propongono una linea interpretativa di TC per cui l'obiettivo pastorale sarebbe la scomparsa del tradizionalismo cattolico. Non si tratterebbe, qui, di distinguere tra fedeli al Papa o nemici, tra comunione piena e non, tra ribellione e obbedienza. L'idea è quella che qualsiasi istanza proveniente da questo modo sia, in quanto tale, inaccettabile e che dunque l'unico obiettivo è che i tradizionalisti abbandonino qualsiasi loro peculiarità (senza distinzione alcuna tra legittime o meno) e confluiscano nel mainstream cattolico. Si è giunti ad escludere del tutto e in linea di principio, cioè teoreticamente, l'idea di Benedetto XVI del "reciproco arricchimento": in questo senso, ci si comporta come se il mondo tradizionalista fosse un mondo di appestati che non ha nulla di positivo da portare al resto della Chiesa. Anzi, qualsiasi cosa (fossero anche solo le vesti liturgiche!) che li ricorda, anche lontanamente, deve essere evitato. Direi che ad ogni lettore di buona volontà apparirà chiaro come questo atteggiamento, che spero non si diffonda ma anzi venga riprovato, non abbia proprio nulla di pastorale. Anzi, spiace che dopo tanti anni (e tanti corsi in seminario...) di discorsi in merito, alcuni pastori sembrino scarsamente versati nella concretezza della pastorale. Non occorre esattamente un genio di questa materia, credo, per comprendere che un simile atteggiamento di rigidità è contrario al buon senso e finisce con l'approfondire le spaccature, invece di sanarle. E' cosa nota che, quando una persona viene messa all'angolo, se non le vengono date vie d'uscita, finirà col combattere accanitamente per la propria difesa. Nel caso specifico, se veramente si avesse a cuore il ritorno dei tradizionalisti nella Chiesa, si lascerebbe spalancata qualche porta, si cercherebbe - per quanto possibile - di andare incontro alle loro esigenze. Agendo in maniera intransigente (peraltro, nei casi citati sopra, in luoghi in cui il problema dei gruppi tradizionalisti era praticamente inesistente), si finisce col ferire la Santa Chiesa e mettere in dubbio, se si vuole, l'effettiva consistenza di certe parole d'ordine di questi anni ("misericordia", "tenerezza", "accoglienza"...).
    In questo senso, alcuni hanno affermato che, con la scomparsa del SP, ritorna in campo la c.d. "riforma della riforma". In tutta onestà, non riesco a capire da dove possa sorgere una simile idea. La "riforma della riforma" era un'idea del pontificato di Benedetto XVI che, obiettivamente, è morta con la fine dell'era ratzingeriana. Il SP ne costituiva, se vogliamo, parte intrinseca, perché il pensiero di Ratzinger (almeno da cardinale) era quello di avviare una fase di "reciproco arricchimento" delle due forme del rito romano, per poi far scaturire - quando i tempi fossero stati maturi - un unico rito romano, rinnovato, che assumesse le parti più efficaci e corrette da entrambe le forme. La fine del SP, di conseguenza, è la fine di questo progetto, perché l'idea di "reciproco arricchimento" è sostanzialmente scomparsa, soprattutto perché le due forme rituali non appaiono più in grado di arricchirsi a vicenda (cosa che presupponeva una qualche forma di pari dignità): anzi, l'usus antiquior è destinato a scomparire, senza che possa lasciare alcuna traccia sui riti riformati. Del resto, ricordo che forse l'unico sostenitore della "riforma della riforma" in Curia era, in tempi recenti, il card. Sarah. Tuttavia, appena qualche anno fa egli aveva proposto, in quest'ottica, di inserire in appendice e facoltativamente (nel Messale paolino) le antiche preghiere d'offertorio (l'offertorio, come noto, è uno dei punti di maggior discussione sulla riforma liturgica). Fu trattato molto poco amichevolmente. E quando giunsero da lui altre proposte in quest'ottica (ad esempio la celebrazione coram Deo anche nella forma ordinaria), il card. Sarah fu addirittura riprovato da un comunicato ufficiale della Sala Stampa (il che, mi concederete, succede alquanto raramente).
    Insomma, TC non rivitalizza affatto la "riforma della riforma". Non è in alcun modo simpatetico con la forma più antica del rito romano. Semplicemente, prevede che (in prospettiva) vi sia un'unica forma celebrativa (i riti paolini), in alcun modo da modificarsi in base ai riti precedenti.
    È ormai tempo di svegliarci dal sonno (Rm 13,11)

  6. #286
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    Citazione Originariamente Scritto da Fidei Depositum Visualizza Messaggio
    Ad una settimana di distanza dalla pubblicazione di TC, qualche osservazione ulteriore.
    Anzitutto una questione secondaria, su cui sono poco ferrato e per questo chiedo chiarimenti ai forumisti. Si tratta del fatto che TC è entrato subito in vigore, il giorno medesimo della sua pubblicazione, senza dunque che fosse prevista alcuna vacatio legis.
    In questo caso non era necessaria una vacatio legis, perché, di fatto, il Motu Proprio non esige un mutamento della situazione attuale ma una sua cristallizzazione, proibisce, infatti, la nascita di nuovi gruppi non lo scioglimento di quelli esistenti. Per cui quei gruppi che, in comunione con la Chiesa, hanno celebrato secondo l'usus antiquior, continueranno a farlo. Mentre non sarà permessa la nascita di nuovi gruppi. Il Motu Proprio è, quindi, proiettato verso il futuro e non intacca né passato né presente, per cui poteva tranquillamente entrare in vigore il giorno stesso della pubblicazione.

    Citazione Originariamente Scritto da Fidei Depositum Visualizza Messaggio
    Un altro punto su cui vorrei soffermarmi è quello pastorale. La motivazione esplicita di TC è infatti di questo tipo. Tuttavia, vedendo alcune reazioni, anche episcopali (penso a quella di mons. Rios-Matos o a quella della Conferenza Episcopale costaricana), ci si può chiedere se veramente alcuni pastori stiano agendo pastoralmente. Alcuni, infatti (tra cui il beneamato prof. Grillo, che ha reagito con molta moderazione a TC, pubblicando appena qualche decina di post e articoli di tono leggermente trionfalistico), propongono una linea interpretativa di TC per cui l'obiettivo pastorale sarebbe la scomparsa del tradizionalismo cattolico.
    Se i dettami della Santa Sede avessero l'effetto che post e articoli vorrebbero dar loro, oggi saremmo una Chiesa arcobaleno, tanto per dirne una. Il Motu Proprio va letto come la Santa Sede dice di leggerlo non come qualche articolista (chiamarli giornalisti mi pare davvero troppo) vuol farlo leggere. Che poi ci saranno errate letture o manipolazioni da parte di alcuni, anche di vescovi - ahimé - è fisiologico ad ogni legge, ma come ho scritto altrove il Motu Proprio prevede un continuo riferimento alla Santa Sede anche di decisioni inerenti i singoli, quindi sarà possibile ricorrere alla Santa Sede e, se sarà necessario, ci sarà certamente una guida per una più fedele applicazione delle norme.
    Questo continuo invocare misericordia, poi, mi pare davvero poco coerente, questa misericordia ciascuno la invoca a seconda degli spiegazzamenti della propria anima, dimenticando che la prima e più importante misericordia che la Chiesa - e qualunque cristiano - deve fare agli altri è quella della Verità che porta salvezza, e poi tutto il resto, laddove questo "resto" sia salutare per il singolo e per la Chiesa tutta.

    Citazione Originariamente Scritto da Fidei Depositum Visualizza Messaggio
    La "riforma della riforma" era un'idea del pontificato di Benedetto XVI che, obiettivamente, è morta con la fine dell'era ratzingeriana. Il SP ne costituiva, se vogliamo, parte intrinseca, perché il pensiero di Ratzinger (almeno da cardinale) era quello di avviare una fase di "reciproco arricchimento" delle due forme del rito romano
    Nobile scopo quello di Benedetto XVI che è penosamente fallito, perché invece di arricchirsi reciprocamente, a causa di certi estremismi, le due forme del Rito si sono così tanto allontanate da diventare addirittura l'una il contrario dell'altra nella mente di non pochi. Il fallimento di questa "riforma nella riforma" non è certo imputabile a Papa Francesco né tantomeno al Motu Proprio (era già fallita durante il Pontificato di Benedetto XVI), ci voleva solo il coraggio di prenderne pubblicamente atto e agire di conseguenza.
    Evidentemente i tempi (o le persone) non erano maturi, magari nel futuro si presenterà l'occasione per riprendere questo cammino ecclesiale, ma ritengo che ciò debba avvenire primariamente con l'introduzione della Messa di Paolo VI in latino, per cercare di capire il senso che l'uso del latino deve avere nella comunità (e se ha senso usarlo).
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  7. #287
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    https://www.rossoporpora.org/rubrich...dapilarii.html

    TRADITIONIS CUSTODES? MINIME, TRADITIONIS SANDAPILARII
    —————
    https://www.spectator.co.uk/article/...is-culture-war

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    Tim Stanley
    Papa Francesco sta perdendo la sua guerra culturale
    22 luglio 2021, 12:11
    Papa Francesco sta perdendo la sua guerra culturale


    Da quando ho scritto della dichiarazione di guerra del Papa all'Antico Rito, è successo qualcosa di inaspettato e bello. Molti vescovi hanno tenuto la linea. Lontano da tutto: alcuni hanno accolto con gioia l'opportunità di estinguere il grazioso rito, e la giustificazione intellettuale è arrivata, prevedibilmente, dai gesuiti, che non sono stati più sani da L'esorcista . Ma tanti altri vescovi hanno scelto giudiziosamente, quasi sediziosamente, di interpretare alla lettera l'istruzione del Papa, ignorandone lo spirito, e dispensando immediatamente ai sacerdoti che già la pronunciano di continuare. Altri, mi è stato detto, hanno scritto o telefonato a sacerdoti che recitano il Vecchio Rito per offrire conforto e rassicurazione personali. È così che si cambia silenziosamente le sorti di una guerra culturale. Ignora i bulli.

    Perché i vescovi – compresi gli amici di Francesco – dovrebbero fare questo? Perché li ha colti di sorpresa. Li ha insultati. Francesco ha sempre detto di volere una 'chiesa sinodale' che procedesse per dibattito e consenso, ma questo è stato un fulmine a ciel sereno: sarà che da sempre la sinodalità è stata un modo per imporre dal centro la riforma liberale sotto forma di consultazione?

    In secondo luogo, qualunque cosa questi uomini pensassero dell'Antico Rito 14 anni fa, è attivo nelle loro diocesi da un po' di tempo ormai e non possono più vedervi alcun danno. In effetti, i cosiddetti preti traddy sono tra i più laboriosi. Perché un vescovo sovraccaricato dovrebbe voler turbare o inimicarsi buoni preti o laici per un dibattito che è stato risolto anni fa – o così il Vaticano ha insistito a lungo?

    Alcuni lettori del mio articolo precedente si sono lamentati del fatto che non ho spiegato a un non cattolico le distinzioni tra rito antico e nuovo, ma è proprio questo il punto. Al di là degli esterni, la linea ufficiale è che non esistono. L'Antico Rito è tutto latino, il prete guarda lontano dalla gente, la congregazione, si potrebbe dire, testimonia piuttosto che partecipa attivamente, yadayada - ma sebbene gran parte della liturgia sia stata riformata negli anni '70, il genio della tradizione cattolica è quello di mantenere e far progredire antichi principi attraverso nuovi metodi, per modificare l'aspetto esteriore di una liturgia, pronunciandola in inglese o di fronte alla congregazione, pur mantenendo il significato interno e la coerenza storica.

    Questa è stata comunque la lettura di Benedetto XVI. Nel 2007, quando ha emanato il Summorum Pontificum, consentendo un uso più ampio dell'Antico Rito, non lo intendeva come un commento al Nuovo Rito ma, al contrario, per ribadire che i due Riti hanno la stessa eredità, la stessa validità e può anche arricchire l'altro – e il cielo sa, aspetti della vita della Chiesa erano diventati utilitaristici e sterili. Personalmente sono dell'idea che una delle migliori qualità del cattolicesimo, una delle cose che mi ha attratto, è che è bello. Non si tratta di mera estetica: come san Tommaso che affonda il dito nel costato di Cristo, l'uomo ha il desiderio di vedere per credere e la bellezza religiosa ci aiuta ad avvicinarci a Dio attraverso l'esperienza sensuale. Questa è la filosofia della maggior parte dei sacerdoti cattolici che dicono l'Antico Rito: lungi dall'essereGli scismatici dei Looney Tunes , come sembra immaginare Francis, vogliono restaurare e far rivivere l'intera Chiesa e, incoraggiando l'Antico Rito in un contesto sociale completamente nuovo, aggiungono qualcosa al nostro apprezzamento del Nuovo.

    Benedetto, insomma, ha donato alla Chiesa le condizioni per una maggiore unità. È Francesco che ha minacciato la disunione ipotizzando che ci sia polemica dove per il 99 per cento dei cattolici non ce n'erano, e Francesco che ha riacceso il dibattito sulla liturgia, non sui trad. Il consenso benedettino era che il Nuovo Rito avesse forti radici nell'Antico, ma se si disereda l'Antico, allora qual è la base del Nuovo? Stiamo dicendo che negli anni '70 la Chiesa cattolica ha appena inventato una liturgia completamente nuova, che questo è stato l'anno zero nella storia del cattolicesimo? Tale idea ha profonde implicazioni per l'autorità della Chiesa oggi.

    Francesco si comporta come un uomo su un albero, segando con rabbia il ramo su cui siede. Tutto sfida il buon senso. Avrebbe potuto coniugare la teoria benedettina dello sviluppo della tradizione con il suo superbo progetto di sottolineare il ruolo pastorale della Chiesa, ma si è rivelato avere una scarsa considerazione per le esigenze pastorali dei sacerdoti e nessuna intenzione di "accompagnare" coloro che l'Antico Rito, o probabilmente anche quelli che vogliono semplicemente un po' di bellezza. Nel corso della storia, i radicali teologici hanno creduto di sapere cosa vogliono i poveri meglio di loro stessi, e nel loro desiderio di rifare il mondo per adattarlo all'immagine nella loro mente dell'utopia di un povero, si finisce sempre per far sembrare tutto squallido e deprimente (si pensi a Stevenage). La fine della storia, se c'entrano i progressisti, non avrà colore, nessun profumo, nessuna doratura, nessuna gioia. Mi viene in mente l'insistenza di Mark Twain sul fatto che se non si fuma in paradiso, preferirebbe non andarci.

    I vescovi hanno mostrato una maggiore sensibilità per i bisogni umani, in particolare dei loro sacerdoti, alcuni dei quali – lo so perché me l'hanno detto – sentono rinnovato il rapporto con il loro vescovo. Altri vescovi, spero, procederanno in questo modo. C'è tuttavia una cosa molto importante in più da fare.

    Devono impegnarsi a dare un futuro all'Antico Rito. La risposta diplomatica all'istruzione del Papa è di conservarla nel presente dando il via libera ai sacerdoti che già lo dicono, ma i seminari sono pieni di giovani che vogliono dirlo anche loro – e se Benedetto avesse ragione, e se tradizione scorre come il fiume Tevere dal Vecchio al Nuovo Rito, non si può logicamente privarli del diritto di farlo. Il cardinale Zen ha sottolineato il punto cruciale che il rito frequentato dalle persone è molto meno significativo del fatto che sempre meno cattolici occidentali frequentano la chiesa, e invertire questa tendenza richiederà unità genuina, cura pastorale e una preoccupazione molto maggiore per l'eccellenza liturgica. La Chiesa dovrebbe attirare le persone ad essa, come il sole.

  8. #288
    Saggio del Forum L'avatar di Nathaniel
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    Non entro nel merito di quanto scritto. Però mi chiedo quale sia il senso di continuare a inserire traduzioni automatiche, sapendo che sono quello che sono. Tanto vale allora limitarsi a inserire il link, accompagnandolo con la traduzione del titolo.

  9. #289
    Veterano di CR
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    Citazione Originariamente Scritto da Nathaniel Visualizza Messaggio
    Però mi chiedo quale sia il senso di continuare a inserire traduzioni automatiche, sapendo che sono quello che sono. Tanto vale allora limitarsi a inserire il link, accompagnandolo con la traduzione del titolo.
    Citazione Originariamente Scritto da Mercarte Visualizza Messaggio
    Riportare articoli in lingua straniera senza uno straccio di contestualizzazione o traduzione a chi potrebbe giovare? Il forum non è una rassegna stampa.

    attendiamo indicazioni univoche dai Piani Alti

  10. #290
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    https://www.catholicweekly.com.au/sy...he-longer-term


    Sydney Archbishop permits Extraordinary Form Latin Mass, while seeking advice for the longer term

    --------------
    https://www.cardinalburke.com/presen...ionis-custodes

    Statement on the Motu Proprio «Traditionis Custodes»


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