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Discussione: Imputabilità nei delitti che prevedono una pena latae sententiae

  1. #1
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    Imputabilità nei delitti che prevedono una pena latae sententiae

    Buongiorno,
    Durante un mio approfondimento personale in tema di diritto canonico mi è sorto un dubbio su una questione che magari a chi ne sa più di me potrebbe risultare banale.
    Il mio dubbio riguarda l'imputabilità nei delitti che prevedono una pena latae sententiae.
    Il can. 1318 CIC, da quel che ho compreso, stabilisce tra le altre cose che tale pena è prevista solo per determinati reati (e fin qui tutto mi è chiaro) e questi devono essere commessi con dolo. La definizione di dolo viene ricavata principalmente da due fonti: il can. 2200 CIC17 (che parla di deliberata volontà di violare la legge) e il can 1321 del CIC attualmente in vigore (che parla di violazione deliberata della legge). Quindi il reo (nel caso di delitti che prevedono la pena latae sententiae), per essere definito tale, dev'essere imputabile per dolo, il che comporta la necessaria conoscenza (precedente al reato) della legge violata da parte dell'autore del delitto. Questo principio è riscontrabile in due documenti facilmente reperibili:

    • In "Guida per il procedimento amministrativo canonico in materia penale", documento il quale è un Sussidio preparato dal Prof. Jorge Miras, consultore del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, su richiesta di tale Dicastero della Curia Romana. Qui il dolo viene definito come "intenzione deliberata di infrangere la norma di cui si tratta [...]".
    • In "Imputabilità nel diritto canonico", documento a cura del Dott. Luigi Cionci, il quale è reperibile sul sito della Congregazione per il Clero. Qui si dice "[...] si ha perciò dolo quando il soggetto conosce la legge che intende violare: deve esserci la volontà di porre in essere l'atto conosciuto come contrario alla legge o al precetto".

    ​Appreso tale principio però, osservando i canoni 1323, 1324 e 1325 risulta che: in caso di ignoranza della legge il soggetto non è passibile di alcuna pena e che in caso di ignoranza delle conseguenze sanzionatorie della legge il reo avrà una pena mitigata (e non gli può essere imposta una pena latae sententiae), in ambedue i casi l'ignoranza dev'essere incolpevole, ossia non dev'essere crassa, supina o affettata. Il Prof. Andrea D'Auria sostiene che vi sia ignoranza crassa o supina "quando un soggetto ha la consapevolezza di versare in uno stato di nescienza della legge, ma volutamente non fa nulla per uscire dal suo stato di ignoranza", mentre afferma che l'ignoranza affettata "si verifica qualora un soggetto, cosciente di violare una legge, volutamente non si informa, al fine di trasgredire più liberamente e di poter quindi peccare senza ostacoli" (Nota 1).
    Qui si arriva al mio dubbio che voglio porvi: qualora vi sia ignoranza colpevole si può cadere in una pena latae sententiae? Di primo acchito la risposta sembrerebbe essere affermativa, però tenendo conto che per le pene di questo genere il requisito del dolo è fondamentale (Nota 2), a me parrebbe che nemmeno l'ignoranza colpevole sarebbe sufficiente per una pena latae sententiae, in quanto il dolo presuppone la conoscenza della legge, mentre l'ignoranza di questa (anche se colpevole) fa venir meno tale presupposto. Consultando (per quanto mi è possibile) la dottrina non ho trovato risposta definitiva a questo mio dubbio e chiedo a chi ne sa più di me se può aiutarmi.
    Grazie in anticipo per le eventuali risposte.

    Note:
    1) L'imputabilità nel diritto penale canonico, pg 203 (Prof. Andrea D'Auria; Professore ordinario della Facoltà di Diritto canonico della Pontificia Università Urbaniana);
    Link: "
    https://books.google.it/books?redir_esc=y&hl=it&id=9tlFfuVtnkwC& q=203#v=snippet&q=203&f=false";
    2) La legge penale e il precetto penale, pg 98 (Prof. Josemaria sanchis; Professore di diritto canonicoCentro Accademico Romano della Santa Croce);
    Link: "http://bibliotecanonica.net/docsal/btcalz.pdf".
    Ultima modifica di Discepolodeidodici; 21-07-2021 alle 18:04

  2. #2
    Cronista di CR L'avatar di Laudato Si’
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    [...] qualora vi sia ignoranza colpevole si può cadere in una pena latae sententiae? [...]​
    Io non sono molto esperto, e sicuramente qualcuno ne sa più di me, ma secondo me sì.

    Infatti il can. 1324 del Codice di Diritto Canonico recita:

    §1. L'autore della violazione non è esentato dalla pena stabilita dalla legge o dal precetto, ma la pena deve essere mitigata o sostituita con una penitenza, se il delitto fu commesso:

    [...];

    9) da chi senza colpa ignorava che alla legge o al precetto fosse annessa una pena;

    [...].

    §3. Nelle circostanze di cui al §1, il reo non incorre nella pena latae sententiae.

    Il can. 1325 precisa:

    L'ignoranza crassa o supina o affettata non può mai essere presa in considerazione nell'applicare le disposizioni dei cann. 1323 e 1324 [...].

    Il primo canone di cui sopra al punto 9 cita «chi senza colpa ignorava», e il secondo recita in modo perentorio che l’ignoranza colpevole «non può mai essere presa in considerazione». Inoltre, il can. 1321, che anche tu hai citato, non parla solo di dolo, ma recita: «Nessuno è punito, se la violazione esterna della legge o del precetto da lui commessa non sia gravemente imputabile per dolo o per colpa».

    Quindi io interpreto così le norme:
    Se una persona prima di commettere un delitto per cui è prevista la pena latae sententiae completamente non è a conoscenza del fatto, ad esempio perché mai ha avuto a che fare con il Diritto Canonico e con le pene ecclesiastiche, e non le viene nemmeno il minimo dubbio che potrebbe ricevere una pena, la pena non le viene inflitta, perché non voleva deliberatamente violare delle disposizioni per cui la medesima è prevista.
    Ma se a una persona prima di commettere un delitto viene il dubbio che quell’atto potrebbe comportare una pena latae sententiae, e, pur potendolo fare, fa apposta a non controllare, per poter rimanere in uno stato di conoscenza non certa e quindi non essere imputabile, allora la pena le viene inflitta, perché la sua intenzione era quella di commettere un atto che lei stessa e la sua stessa coscienza (pur non essendone certi) ritenevano potesse comportare una pena; e il fatto di non volersi volontariamente informare è colposo, perché fatto appositamente per poter probabilmente (seppur non certamente) violare le disposizioni.
    Come ultimo caso, invece, se a una persona viene il medesimo dubbio di cui sopra, ma non ha la materiale possibilità di verificare se l’azione comporta o no una pena, non viene punita, perché, pur avendo la presunzione di ricevere la pena, non ha potuto verificare se ciò fosse vero o no (a dire il vero quest’ultimo caso mi sembra poco improbabile che si verifichi al giorno d’oggi, in quanto, anche se non si ha l’edizione cartacea, quasi tutti hanno un un computer/telefono con connessione a Internet, per cui ci vogliono due minuti a reperire il Codex in Rete e controllare se l’atto comporta o no una pena; ma a volte può capitare che se non si possa verificare in alcun modo).

    Questa, ripeto, è la mia interpretazione.


    (Citazioni da: Giovanni Paolo II, Codice di Diritto Canonico, Libreria Editrice Vaticana, 1994, libro VI, titolo III).
    Ultima modifica di Laudato Si’; 21-07-2021 alle 19:44
    «Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube cum potestate et gloria magna».
    (Luc. 21, 27).




  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Laudato Si’ Visualizza Messaggio
    Io non sono molto esperto, e sicuramente qualcuno ne sa più di me, ma secondo me sì.

    Infatti il can. 1324 del Codice di Diritto Canonico recita:
    §1. L'autore della violazione non è esentato dalla pena stabilita dalla legge o dal precetto, ma la pena deve essere mitigata o sostituita con una penitenza, se il delitto fu commesso:

    [...];

    9) da chi senza colpa ignorava che alla legge o al precetto fosse annessa una pena;

    [...].

    §3. Nelle circostanze di cui al §1, il reo non incorre nella pena latae sententiae.

    Il can. 1325 precisa:
    L'ignoranza crassa o supina o affettata non può mai essere presa in considerazione nell'applicare le disposizioni dei cann. 1323 e 1324 [...].

    Il primo canone di cui sopra al punto 9 cita «chi senza colpa ignorava», e il secondo recita in modo perentorio che l’ignoranza colpevole «non può mai essere presa in considerazione». Inoltre, il can. 1321, che anche tu hai citato, non parla solo di dolo, ma recita: «Nessuno è punito, se la violazione esterna della legge o del precetto da lui commessa non sia gravemente imputabile per dolo o per colpa».

    Quindi io interpreto così le norme:
    Se una persona prima di commettere un delitto per cui è prevista la pena latae sententiae completamente non è a conoscenza del fatto, ad esempio perché mai ha avuto a che fare con il Diritto Canonico e con le pene ecclesiastiche, e non le viene nemmeno il minimo dubbio che potrebbe ricevere una pena, la pena non le viene inflitta, perché non voleva deliberatamente violare delle disposizioni per cui la medesima è prevista.
    Ma se a una persona prima di commettere un delitto viene il dubbio che quell’atto potrebbe comportare una pena latae sententiae, e, pur potendolo fare, fa apposta a non controllare, per poter rimanere in uno stato di conoscenza non certa e quindi non essere imputabile, allora la pena le viene inflitta, perché la sua intenzione era quella di commettere un atto che lei stessa e la sua stessa coscienza (pur non essendone certi) ritenevano potesse comportare una pena; e il fatto di non volersi volontariamente informare è colposo, perché fatto appositamente per poter probabilmente (seppur non certamente) violare le disposizioni.
    Come ultimo caso, invece, se a una persona viene il medesimo dubbio di cui sopra, ma non ha la materiale possibilità di verificare se l’azione comporta o no una pena, non viene punita, perché, pur avendo la presunzione di ricevere la pena, non ha potuto verificare se ciò fosse vero o no (a dire il vero quest’ultimo caso mi sembra poco improbabile che si verifichi al giorno d’oggi, in quanto, anche se non si ha l’edizione cartacea, quasi tutti hanno un un computer/telefono con connessione a Internet, per cui ci vogliono due minuti a reperire il Codex in Rete e controllare se l’atto comporta o no una pena; ma a volte può capitare che se non si possa verificare in alcun modo).

    Questa, ripeto, è la mia interpretazione.


    (Citazioni da: Giovanni Paolo II, Codice di Diritto Canonico, Libreria Editrice Vaticana, 1994, libro VI, titolo III).
    In generale sono d'accordo con le tue conclusioni, però non hai considerato il can 1318, che è il fulcro del mio dubbio. Il tuo ragionamento, a parer mio, è valido per i delitti in generale (a prescindere dalla pena annessa), dove si necessita di imputabilità per dolo o colpa (can 1321), quindi un soggetto imputabile per colpa ma non per dolo è comunque soggetto alla pena.
    Per quanto riguarda però specificatamente i delitti che prevedono una pena latae sententiae, mentre l'imputabilità per colpa può esserci come no, quella per dolo è necessaria affinché vi sia il reato. Questo principio si ricava dal can 1318 e trova conferma nella dottrina (almeno per quello che ho potuto constatare): in un documento reperibile sul sito della Pontificia Università Lateranense (Nota 1), viene affermato che per la costituzione delle pene latae sententiae è necessaria l'imputabilità diretta e deliberata (quindi deve esservi volontà, ovvero dolo); questo principio è riscontrabile anche in altri documenti che ho già citato (Nota 2 e Nota 3).
    Quindi, come giustamente hai detto, il can 1321 non parla solo di dolo, cosa che però fa il can 1318, che riguarda proprio i delitti che prevedono come conseguenza una pena latae sententiae.

    Note:
    1) Diritto Penale Canonico; Link: "https://www.pul.it/cattedra/upload_files/19419/DirPen15-3-21.pdf";
    2) Guida per il procedimento amministrativo canonico in materia penale, Jorge Miras, pg 10; Link: "http://www.delegumtextibus.va/content/dam/testilegislativi/In%20attualita/Guida%20per%20il%20procedimento%20ammini strativo%20canonico%20in%20materia%20pen ale.pdf";
    3) La legge penale e il precetto penale, pg 98 (Prof. Josemaria sanchis; Professore di diritto canonicoCentro Accademico Romano della Santa Croce); Link: "http://bibliotecanonica.net/docsal/btcalz.pdf".

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