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Discussione: IV comandamento e doveri genitoriali

  1. #1
    Iscritto L'avatar di Signum
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    IV comandamento e doveri genitoriali

    Vorrei porre alla Vostra attenzione una domanda riguardante il IV comandamento. Dio ci insegna ad amare e rispettare i propri genitori, a prenderci cura di loro nel bisogno, ad essere grati del dono della vita.
    Ma a riguardo dei doveri che i genitori hanno verso i figli e l'altro coniuge, fermo restando che il Signore ci sprona a perdonare il prossimo, quando ci si trova in situazioni nelle quali un padre si comporta male con la moglie e il figlio, dilapidando denaro, non portando rispetto, abusando della loro pazienza, estenuato moglie e figlio, cosa si può fare? Non pensate sia umano avere momenti di arrabbiatura, di contrapposizione anche dura? Di far valere il diritto ad essere per lo meno rispettati come persone?
    E soprattutto, è cristianamento accettabile decidere di allontanare il genitore che si comprta in questo modo?

  2. #2
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
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    Per comprendere il testo e, successivamente, anche l'ampiezza della sua applicazione, bisogna andare all'originale ebraico e completare il tutto alla luce dell'intera Scrittura. Quindi, brevemente, vediamo:
    Anzitutto ci concentriamo sul termine "onora", che in ebraico è reso con il verbo כָּבַד (kabed). Questo verbo, originariamente, significa "dar peso", ne consegue che l'originario significa "capisci l'importanza che il genitore ha nella tua vita da figlio".
    Il verbo viene, poi, utilizzato nelle seguenti accezioni: onorare, vantarsi, glorificare/rendere glorioso.
    Ecco, quindi, che il valore del comandamento assume vari aspetti e non tocca solo la vita dei figli, ma anche quella dei genitori.
    1. Capisci l'importanza che il genitore ha nella tua vita da figlio. Quindi riconosci al genitore il suo merito come padre/madre, come capo della famiglia, come partecipante all'opera creatrice di Dio, come provvidente nel sostentare la famiglia, come saggio nell'insegnare la vita. In una parola come immagine di Dio. Comprendendo l'importanza dei genitori sulla propria vita, diventiamo, a nostra volta, dei buoni genitori per i nostri figli.
    2. Onora il padre e la padre. Questo è l'aspetto più sottolineato e riguarda più specificamente il dovere del figlio verso i genitori.
    3. Vantati di tuo padre e di tua madre. Qui, già, facciamo un salto di qualità e chiamiamo in causa anche i genitori, infatti per vantarti di loro, loro devono anche darti motivo di farlo. Nessuno si vanterebbe di un ubriacone nullafacente. Perciò il comandamento richiama anche i genitori ad essere esemplari e motivo di vanto per i figli.
    4. Rendi glorioso tuo padre e tua madre. Qui un ulteriore aspetto viene aggiunto, non è solo l'obbedienza ai genitori ad onorarli, ma anche ciò che il figlio farà della propria vita. Un figlio giusto, buono, santo onora i suoi genitori. Il comandamento è, quindi, anche un invito alla santità.

    La Scrittura segue un po' questi passaggi, quando, infatti, san Paolo si rivolge ai figli lo fa con queste parole "
    "Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto. Onora tuo padre e tua madre: è questo il primo comandamento associato a una promessa: perché tu sia felice e goda di una vita lunga sopra la terra. E voi, padri, non inasprite i vostri figli, ma allevateli nell'educazione e nella disciplina del Signore" (Ef 6,1-4).
    Richiama, dunque, al reciproco impegno dei figli e dei genitori.
    Per giungere, però, alla tua domanda, e dare una risposta generale (non possiamo infatti dare risposte specifiche, dato che la varietà di situazioni che si possono presentare, richiederebbe un attento discernimento sullo specifico caso), ci viene in aiuto il libro del Siracide che, fra l'altro, dice:
    "Non vantarti del disonore di tuo padre, perché il disonore del padre non è gloria per te: la gloria di un uomo dipende dall'onore del padre, vergogna per i figli una madre nel disonore. Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Anche se perdesse il senno, compatiscilo e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore. Poiché la pietà verso il padre non sarà dimenticata, ti sarà computata a sconto dei peccati. Nel giorno della tua tribolazione Dio si ricorderà di te; come fa il calore sulla brina si scioglieranno i tuoi peccati" (Sir 3,10-15).
    Come si vede anche qui ritornano i verbi onorare, vantarsi, dare gloria, e sono riferiti ai figli e ai genitori. E' interessante leggere il passo alla luce di quanto precedentemente detto circa il verbo kabed. Il passo ci invita, anzitutto, a non vantarci del disonore dei genitori, ovvero di quegli atti disonorevoli che essi compiono, non vantarsene e, quindi, non prendere esempio da loro. Ma ci dice anche che "il disonore del padre non è gloria" per il figlio, perché l'onore dei genitori, come abbiamo detto sopra, dipende anche da quanto di buono e giusto compie il figlio. E', quindi, anche un invito a onorare con la propria vita i genitori.
    Alla fine, con grande sapienza, il passo invita alla carità verso quei genitori che "perdono il senno" per la vecchiaia, e, in generale, verso i genitori che non si sono resi meritevoli dell'onore del figlio. Alla fine, quindi, non è più l'obbedienza e l'onore ad essere importanti ma la carità: "la pietà verso il padre non sarà dimenticata, ti sarà computata a sconto dei peccati".
    La carità supera ogni cosa, ogni male ricevuto, come dice san Paolo "non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto... Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta". Allora ecco che, quando umanamente non è possibile trovare verbi, entra in gioco il verbo, che è proprio dell'agire di Dio: "amare, avere carità". E si invita l'uomo a operare come Dio stesso, che, nonostante ne siamo indegni, ci offre il suo Amore con il suo stesso Sangue sulla Croce.
    Questa è la risposta che il Signore può dare a una situazione simile a quella che tu presenti. Ma, come dicevo all'inizio, questo tipo di situazioni richiedono uno specifico e sapiente discernimento, perché chiaramente né il Signore né, tantomeno, la Chiesa vogliono che un figlio viva nel pericolo (fisico o spirituale) suo o faccia vivere la propria madre o la propria famiglia in questo pericolo. E' un po' lo stesso discorso che si potrebbe fare nel caso dei mariti violenti, la Chiesa è certamente ferma nella convinzione dell'indissolubilità del vincolo matrimoniale, ma non si sognerebbe mai di invitare una donna a farmi ammazzare dal proprio coniuge solo per non sciogliere il vincolo sacramentale. Propone, invece, un cammino, che sia di carattere spirituale e anche psicologico, per cercare di superare alcuni scogli, cammino che può essere proposto anche nel rapporto genitori-figli e che, in quanto cristiani, abbiamo il dovere, almeno, di tentare. Se poi, nonostante tutto, non ci si riesce, allora bisogna prendere la soluzione più dolorosa, ma tutto sempre sotto la guida dello Spirito Santo, e solo come extrema ratio.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  3. #3
    CierRino d'oro L'avatar di Stefano79
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    Vorrei porre alla Vostra attenzione una domanda riguardante il IV comandamento. Dio ci insegna ad amare e rispettare i propri genitori, a prenderci cura di loro nel bisogno, ad essere grati del dono della vita.
    Ma a riguardo dei doveri che i genitori hanno verso i figli e l'altro coniuge, fermo restando che il Signore ci sprona a perdonare il prossimo, quando ci si trova in situazioni nelle quali un padre si comporta male con la moglie e il figlio, dilapidando denaro, non portando rispetto, abusando della loro pazienza, estenuato moglie e figlio, cosa si può fare? Non pensate sia umano avere momenti di arrabbiatura, di contrapposizione anche dura? Di far valere il diritto ad essere per lo meno rispettati come persone?
    E soprattutto, è cristianamento accettabile decidere di allontanare il genitore che si comprta in questo modo?

    Il comandamento è da interpretarsi anche nel senso del comportamento dei genitori verso i figli. Anche i genitori devono rispettare i figli e se li mettono al mondo non devono essere poi egoisti, avidi, violenti.
    Molti carismi nella Chiesa incitano sempre a perdonare tutto, ma il Signore si è adirato nel mercato del tempio e certe cose non si fanno. Il genitore è esempio per il figlio. Si può essere riconoscenti, amare il proprio genitore, ma si ha diritto sacrosanto di vedere eseguito quanto dice la Bibbia: lasceranno il padre e la madre e si faranno una loro famiglia. Viene un tempo in cui il figlio, prendendo tutto ciò che c'è di buono dal genitore, si allontana da lui e se non ha modo di rapportarsi fa bene a tenersi lontano semplicemente per difendere la propria vita e la propria serenità. Per questo la risposta, secondo me è: perdonare, amare i genitori e rispettarli nonostante tutto (anche solo da lontano e con preghiere), ma pensare alla propria salvezza anzitutto e alla propria vocazione.
    "E' morto fra Tommaso d'Aquino, figlio mio in Cristo, luce della Chiesa"

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