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Discussione: La Chiesa Cattolica e i cattolici in Asia.

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    La Chiesa Cattolica e i cattolici in Asia.

    Discussione dedicata alla Chiesa Cattolica e ai cattolici nel continente dell’Asia.


    In questa discussione possiamo postare notizie sulla Chiesa Cattolica e i cattolici nel suddetto Continente, ad eccezione di quelle che riguardano dei Paesi che hanno già una discussione propria (Libano, Cina, Vietnam, Russia, Iraq, Paesi Arabi, India, Terra Santa, Siria, Mongolia e Pakistan), nonché discutere dei medesimi argomenti.
    Ultima modifica di Vox Populi; 05-09-2021 alle 15:15
    «Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube cum potestate et gloria magna».
    (Luc. 21, 27).




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    Discorsi del Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato all’Inaugurazione della Sede della Rappresentanza Pontificia in Armenia (Yerevan, 27-29 ottobre 2021), 27.10.2021


    Pubblichiamo di seguito i discorsi di S.E. Mons. Edgar Peña Parra, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato che ha pronunciato oggi al Ministero degli Esteri della Repubblica di Armenia e alla cerimonia di inaugurazione della Sede della Rappresentanza Pontificia nella Repubblica di Armenia, che si svolge a Yerevan dal 27 al 29 ottobre 2021:

    Discorso di S.E. Mons. Edgar Peña Parra al Ministero degli Esteri

    Foreign Minister,
    Your Excellencies,
    Ladies and Gentlemen,

    I thank His Excellency Ararat Mirzoyan, Minister of Foreign Affairs, for his kind words and for making it possible for us to have this high-level meeting, which confirms the relationship of cooperation and friendship that has always existed between the Holy See and the Republic of Armenia. I bring greetings from Pope Francis, who has vivid memories of his Visit to this country in 2016 and of his recent meeting in the Vatican with President Armen Sarkissian and His Holiness Karikin II, Catholicos of All Armenians.

    As you know, the purpose of my coming is the inauguration of the Apostolic Nunciature, the Holy See’s Embassy in Yerevan. I am grateful to the President of the Republic and the Government, who, through the good offices of Ambassador Garen Nazarian, urged the Holy See to open a diplomat representation in Armenia. I am likewise grateful to the Apostolic Nuncio, Archbishop José Bettencourt, for his work in establishing this new office. Notwithstanding the scarcity of resources and available personnel, the project came to fruition in a matter of months because all of us believed in it. I am certain that this Apostolic Nunciature will be for Armenia and the wider international community a symbol of the need to build bridges, to create opportunities for encounter and to open new pathways for a just and lasting peace in this region. Next year marks the thirtieth anniversary of the reestablishment of bilateral relations between the Republic of Armenia and the Holy See. May this edifice enhance the latter’s diplomatic mission to the civil and government authorities, foster fraternity and friendship with the Armenian Apostolic Church, and strengthen communion within the local Catholic community with its different rites.

    Today’s event also testifies to the esteem of the Successor of Peter and the Catholic Church for this noble land, which is home to a portion of that ancient people which was the first to embrace the Christian faith. The friendship and cooperation that exist between the Holy See of Rome and the Holy See of Etchmiadzin are well known. We are committed to pursue this path in working together for the common good and for the integral development of the Armenian people. The Catholic Church, in her different rites, is present in this land through a variety of social, educational and charitable activities. I think in particular of the Redemptoris Mater Hospital in Ashotzk, established in 1991 at the behest of Saint John Paul II following the devastating earthquake of 1988; Caritas Armenia,which operates in 52 social service-health centers throughout the country; and the promotion of Armenian traditions and literature carried out generously and effectively by the Mechitarist Fathers. I might also add the two centres for the handicapped run by the Sisters of Charity of Mother Teresa of Calcutta in Yerevan and Spitak. For decades, these entities have actively operated in Armenian society and contributed to its ongoing progress, albeit occasionally requiring a clearer juridical status and guidelines for their operation and activities. The physical presence of the Apostolic Nunciature will certainly prove helpful in resolving eventual issues and finding satisfactory solutions through appropriate legal means.

    Lastly, but certainly not least importantly, I would like to reaffirm the Holy See’s support for the matters on the agenda of the Armenian government and the international community concerning peace and disarmament, human rights, human and cultural development, religious liberty, and the protection and safeguarding of the environment.

    In conclusion, I once more thank the Minister of Foreign Affairs, the government and the Armenian civil authorities for these meetings. I voice my prayerful hope that the entire nation will enjoy lasting peace and authentic social progress, in continuity with the Christian roots to which your ancestors have borne witness over the ages. Thank you!

    [01484-EN.01] [Original text: English]

    Discorso di S.E. Mons. Edgar Peña Parra all’inaugurazione della Sede della Rappresentanza Pontificia

    [...].

    Traduzione in lingua italiana

    Ministro degli Esteri
    Beatitudine,
    Eccellenze,
    Distinte Autorità Civili, Militari ed Ecclesiastiche,
    Signore e Signori,

    Vorrei iniziare trasmettendo i cordiali saluti e la vicinanza spirituale di Sua Santità Papa Francesco a tutti i presenti. Farlo è
    senz’altro opportuno, visto che questa nuova Nunziatura Apostolica serve da chiaro segno della sollecitudine e della preoccupazione del Santo Padre per il popolo di questo nobile paese. Per tale ragione, la Nunziatura Apostolica è spesso detta la casa del Papa. Mi è stato riferito che l’ospedale Redemptoris Mater ad Ashotsk in modo informale viene chiamato “Ospedale del Papa”. Ora possiamo davvero dire che il Santo Padre ha anche una Casa in Armenia. È desiderio di Papa Francesco che questa nuova Casa possa aiutare il Nunzio Apostolico nello svolgimento della sua missione presso la Repubblica di Armenia e la comunità cristiana locale.

    L’inaugurazione di questo edificio attesta le solide relazioni bilaterali che già esistono tra la Repubblica di Armenia e la Santa
    Sede. Appena pochi anni fa, l’Armenia ha preso la gradita decisione di aprire un’Ambasciata presso la Santa Sede e nominare un Ambasciatore residente. Oggi la Santa Sede ricambia con gioia tale gesto, nella speranza che i nostri legami diplomatici continuino ad essere sempre più profondi.

    A tale riguardo, vorrei ribadire la gratitudine del Santo Padre per la recente visita in Vaticano di Sua Eccellenza Armen
    Sarkissian, Presidente della Repubblica. Vorrei anche sottolineare gli importanti anniversari ricorsi quest’anno: il trentesimo anniversario dell’indipendenza dell’Armenia, il ventesimo anniversario della visita di papa san Giovanni Paolo II in Armenia e il quinto anniversario della visita apostolica di Papa Francesco. In un futuro prossimo celebreremo il trentesimo anniversario dell’istituzione delle relazioni diplomatiche tra l’Armenia e la Santa Sede e della nomina del primo Nunzio Apostolico, rispettivamente nel 2022 e nel 2023.

    Le buone relazioni bilaterali tra la Repubblica di Armenia e la Santa Sede sono dovute in non piccola parte al nostro mutuo
    apprezzamento del ruolo positivo che la religione svolge nella società civile. Gli armeni sono un popolo dalla fede profonda e questo paese si distinguerà sempre per essere stato la prima nazione a avere abbracciato la fede cristiana. Da allora, la fede cristiana ha sostenuto questo grande popolo, specialmente nei momenti difficili della sua storia. Come fonte di forza e perseveranza in tempi buoni e cattivi, la fede cristiana ha contribuito a formare la ricca eredità spirituale culturale dell’Armenia, che continua a essere fonte di orgoglio oggi e che continuerà ad ispirare e arricchire la vita delle generazioni future di armeni.

    Questa eredità di fede cristiana riporta alla mente le parole pronunciate da Papa Francesco durante la sua Visita in Armenia. Il
    Santo Padre ha affermato: “La storia del vostro Paese va di pari passo con la sua identità cristiana, custodita nel corso dei secoli. Tale identità cristiana, lungi dall’ostacolare la sana laicità dello Stato, piuttosto la richiede e la alimenta, favorendo la partecipe cittadinanza di tutti i membri della società, la libertà religiosa e il rispetto delle minoranze” (Incontro con le Autorità Civili e con il Corpo Diplomatico, 24 giugno 2016). Con una cultura tanto ricca immersa nella tradizione, per non parlare delle esperienze di dolore e sofferenza causate da discriminazione e persecuzione, l’Armenia ha molte lezioni preziose da insegnare alla comunità internazionale a tale riguardo. La Santa Sede guarda con grandi aspettative alla sua continua cooperazione bilaterale con l’Armenia su molte questioni, specialmente quelle riguardanti la libera espressione della religione e la dignità di ogni vita umana, di modo che impariamo dalla storia ed evitiamo di ripetere alcuni dei suoi capitoli più bui.

    In questa lieta occasione, i miei pensieri vanno naturalmente alla Chiesa Apostolica armena. Durante la sua Visita, Papa
    Francesco ha parlato della Veglia di Preghiera Ecumenica per la Pace come di un’occasione per “confermare la comunione apostolica” che esiste tra la Chiesa apostolica armena e la Chiesa cattolica mentre le due Chiese continuano il loro cammino comune nella speranza di riunirsi un giorno tutti insieme intorno all’altare del sacrificio di Cristo nella pienezza della comunione eucaristica. Possa questa nuova Casa del Papa in Armenia essere vista come un’ulteriore conferma della nostra comunione e avvicinarci di un altro passo alla realizzazione del desiderio del Signore di unità tra i suoi seguaci.

    Come Casa del Papa in Armenia, la Nunziatura Apostolica manifesta anche la cura pastorale del Santo Padre per la comunità
    cattolica locale. Sebbene numericamente piccola, l’impatto significativo che la Chiesa cattolica locale ha sulla società armena attraverso i suoi servizi sanitari e caritativi è un chiaro segno del suo impegno a servire tutti coloro che sono nel bisogno. È mia speranza che i cattolici vedano in questa nuova Nunziatura un segno della vicinanza del Santo Padre e un forte incoraggiamento a vivere la loro fede con gioia e in comunione con i nostri fratelli e sorelle della Chiesa apostolica armena.

    Per concludere, vorrei esprimere la mia gratitudine a tutti voi per la vostra presenza in questa occasione speciale, in particolare
    le onorevoli autorità civili e religiose e i distinti membri del Corpo Diplomatico. Sono particolarmente grato a Sua Eccellenza l’Arcivescovo José Bettencourt, Nunzio Apostolico, e al suo staff, per tutto il tempo e gli sforzi dedicati a rendere questo desiderio del Santo Padre una realtà. Grazie per la gentile attenzione e, ancora una volta, sappiate della vicinanza spirituale del Santo Padre mentre inauguriamo questa Casa in Armenia.

    [01485-IT.01] [Testo originale: Inglese - Traduzione di lavoro]

    [B0697-XX.01]


    [Fonte, dal Bollettino quotidiano del: 27.10.2021 della Sala Stampa della Santa Sede.
    Citazione: Libreria Editrice Vaticana].
    Ultima modifica di Laudato Si’; 27-10-2021 alle 19:09
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    Le Lettere Credenziali dell’Ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, 19.11.2021


    Questa mattina, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza S.E. il Signor Raphael Schutz, Ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

    Riportiamo di seguito i cenni biografici essenziali del nuovo Ambasciatore:

    S.E. il Signor Raphael Schutz,

    Ambasciatore di Israele presso la Santa Sede

    È nato nel 1957 in Israele.

    È sposato con la Sig.ra Michal Ron.

    È entrato nel Servizio Diplomatico del Ministero per gli Affari Esteri nel 1983 e ha svolto le seguenti funzioni: Secondo Segretario, Ambasciata in Cile (1987-1991); Direttore del Dipartimento dei Paesi Euro-Mediterranei, MAE (1996-1999); Ambasciatore in Colombia (1999-2001); Direttore del Dipartimento dei Paesi dell’Europa Centrale, MAE (2001-2003); Direttore Generale del Dipartimento degli Affari Culturali e Scientifici, MAE (2003-2005); Direttore Generale del Dipartimento di Coordinazione, MAE, (2005-2007); Ambasciatore in Spagna e Andorra (2007-2011); Direttore Generale del Dipartimento per gli Affari Europei, MAE (2011-2014); Ambasciatore in Norvegia e Islanda (2014-2018); Istruttore per la Diplomazia e le Relazioni Internazionali presso l’Israeli College of National Defense (INDC) (2018-2019).

    [01604-IT.01]


    [Fonte, dal Bollettino quotidiano del: 19.11.2021 della Sala Stampa della Santa Sede].
    «Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube cum potestate et gloria magna».
    (Luc. 21, 27).




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