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Discussione: La Povertà evangelica

  1. #1
    Veterano di CR L'avatar di Restauratore
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    La Povertà evangelica

    Stavo riflettendo sul concetto di povertà evangelica. A leggere il Vangelo, per andare nel Regno dei Cieli dovremmo diventare poveri, forse accrescere il numero dei poveri. In molti passi del Vangelo, se interpretati alla lettera, per seguire Cristo dovremmo lasciare i nostri beni. Per la Dottrina della Chiesa, un ricco che fa' la carità, dona costantemente ai poveri, che paga bene i suoi operai, che non eccede nei beni materiali dandogli il giusto (poco) peso è cristianamente apposto. Ma il Vangelo su questo sembra molto più estremo.
    Potreste aiutarmi a capire.
    Mi accusano di essere preconciliare ma mi consolo pensando che anche Gesù lo era

  2. #2
    Collaboratore di "Dottrina della Fede" L'avatar di SantoSubito
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    Citazione Originariamente Scritto da Restauratore Visualizza Messaggio
    Stavo riflettendo sul concetto di povertà evangelica. A leggere il Vangelo, per andare nel Regno dei Cieli dovremmo diventare poveri, forse accrescere il numero dei poveri. In molti passi del Vangelo, se interpretati alla lettera, per seguire Cristo dovremmo lasciare i nostri beni. Per la Dottrina della Chiesa, un ricco che fa' la carità, dona costantemente ai poveri, che paga bene i suoi operai, che non eccede nei beni materiali dandogli il giusto (poco) peso è cristianamente apposto. Ma il Vangelo su questo sembra molto più estremo.
    Potreste aiutarmi a capire.
    Il Vangelo non dice mai che dovremmo diventare poveri, ma semmai afferma che è più facile per un povero raggiungere il Regno dei cieli perché non ha pensieri su come, ad esempio, moltiplicare la sua ricchezza.
    Basti pensare alla chiosa del giovane ricco: "udito questo, se ne andò triste: aveva molte ricchezze". In quel caso la difficoltà del giovane ricco è proprio il disfarsi, ma era sulla buona strada. Chiede a Gesù che gli manca, e gli indica la perfezione, che è il tesoro in cielo.

    Ancora: la parabola di colui che distrugge i granai per farne di più grandi e pensa: "hai molto da godere, ora stai tranquillo". si afferma "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la vita, e quello che hai accumulato di chi sarà? Così è per chi accumula sulla terra e non nel cielo".

    Ma ci sono molti poveri che non riescono invece a fare il contrario: si sanno di situazioni belle, si vive la povertà in maniera dignitosa e cristiana (sappiamo che i più poveri sono sempre i più generosi) ma anche tanti che la vivono in maniera avida; non appena hanno qualcosa, certamente non la condividono e non ne ringraziano il Padre.

    L'atteggiamento giusto ed equilibrato è quello di Mt 5: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli.
    Dirige nos, Domine, ad augusta per angusta, sic itur ad astra excelsior!

  3. #3
    Fedelissimo di CR L'avatar di a_ntv
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    Citazione Originariamente Scritto da SantoSubito Visualizza Messaggio
    Il Vangelo non dice mai che dovremmo diventare poveri, ma semmai afferma che è più facile per un povero raggiungere il Regno dei cieli perché non ha pensieri su come, ad esempio, moltiplicare la sua ricchezza.
    Basti pensare alla chiosa del giovane ricco: "udito questo, se ne andò triste: aveva molte ricchezze". In quel caso la difficoltà del giovane ricco è proprio il disfarsi, ma era sulla buona strada. Chiede a Gesù che gli manca, e gli indica la perfezione, che è il tesoro in cielo.

    Ancora: la parabola di colui che distrugge i granai per farne di più grandi e pensa: "hai molto da godere, ora stai tranquillo". si afferma "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la vita, e quello che hai accumulato di chi sarà? Così è per chi accumula sulla terra e non nel cielo".

    Ma ci sono molti poveri che non riescono invece a fare il contrario: si sanno di situazioni belle, si vive la povertà in maniera dignitosa e cristiana (sappiamo che i più poveri sono sempre i più generosi) ma anche tanti che la vivono in maniera avida; non appena hanno qualcosa, certamente non la condividono e non ne ringraziano il Padre.

    L'atteggiamento giusto ed equilibrato è quello di Mt 5: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli.
    Questa versione "borghese" della povertà evangelica oggettivamente regge ben poco di fronte alla lettura dei Vangeli.

    Gesù è un estremista in tutto: "Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me", etc. e anche sulla povertà ha lo stesso atteggiamento, bisogna vendere tutti i propri bene (proprio tutti) per comprare la perla trovata nel campo (Mt.13:45-46).

    E infatti sono stati tanti i cristiani (dominicani e francescani per esempio) che hanno interpretato la povertà in maniera assoluta.

    Sola Scriptura has hindered rather than helped the understanding of Christianity
    Margaret Barker, Biblical scholar



  4. #4
    Iscritto L'avatar di Macchia Nera
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    Citazione Originariamente Scritto da a_ntv Visualizza Messaggio
    Questa versione "borghese" della povertà evangelica oggettivamente regge ben poco di fronte alla lettura dei Vangeli.

    Gesù è un estremista in tutto: "Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me", etc. e anche sulla povertà ha lo stesso atteggiamento, bisogna vendere tutti i propri bene (proprio tutti) per comprare la perla trovata nel campo (Mt.13:45-46).

    E infatti sono stati tanti i cristiani (dominicani e francescani per esempio) che hanno interpretato la povertà in maniera assoluta.
    Questa visione è un po' estremista, anche se concordo con te che le istanze del Vangelo sono molto radicali e noi spesso le edulcoriamo.

    Il messaggio evangelico dice che il regno dei Cieli è la cosa più importante di tutte, e che al suo confronto le altre cose valgono e devono essere considerate nulla (parabola della perla preziosa, del tesoro nel campo, etc.)
    In quest'ottica l'attaccamento alle cose terrene è un ostacolo al raggiungimento del regno dei Cieli, da qui il famoso monito del cammello nella cruna dell'ago.

    Però da qui a dire che dobbiamo diventare tutti poveri e indigenti ce ne passa, la povertà assoluta è una vocazione che molti cristiani hanno sentito e seguito, ma non è per tutti, le tipologie di vocazioni sono infinite e non tutte prevedono la povertà assoluta.

    Mi ricordo un aneddoto, avevo letto su un libro che un ricco imprenditore cristiano dell'America Latina colpito dal Vangelo del giovane ricco, chiese a una suora cosa dovesse fare, se dovesse chiudere le sue fabbriche e dare tutto ai poveri. La suora prima di rispondere decise di pregarci su, il giorno dopo rispose all'imprenditore, che non doveva vendere tutto, anzi dovere aprire altre fabbriche per dare più lavoro possibile alla povera gente.

    Alcune considerazioni: Gesù non era poverissimo, conduceva uno stile di vita sobrio, ma sicuramente non possiamo considerarlo un poveraccio: è cresciuto in una famiglia del ceto medio (secondo le categorie attuali), vestiva più che dignitosamente, partecipava a banchetti, etc.
    Se tutti vendessimo le nostre sostanze e le dessimo ai poveri, come si reggerebbe il mondo? Chi produrrebbe da mangiare per tutti?

    L'invito a vendere tutto era specifico al giovane ricco, facciamo attenzione prima di generalizzarlo, sicuramente alcuni sono chiamati a questo tipo di vocazione, ma non tutti.

    L'invito alla povertà, è più da intendersi in senso spirituale, il povero è colui che non fa affidamento sulle ricchezze materiali, ma si affida completamente a Dio, non chi non possiede nulla.
    Anche perché di casi di gente poverissima attaccata a quel poco che ha e per nulla confidente in Dio ce ne sono parecchi.
    Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto.

  5. #5
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    Non sono un teologo e non ho neppure la pretesa di esserlo, ma nel tempo, leggendo e soffermandomi sulle parabole contenute nei vangeli, sono arrivato a una personalissima conclusione, vi prego non mettetemi alla gogna è solo una mia opinione, nulla di che.
    Nostro Signore, conoscendo perfettamente la natura umana ha esasperato i requisiti richiesti per accedere al Regno dei cieli affinchè sapendo della fragilità umana, riuscisse ad ottenere una minima parte di quello che chiedeva in quanto neppure il più rigido degli asceti potrà mai mettere in pratica alla lettera gli insegnamenti evangelici, inevitabilmente incapperà in qualche defezione.

  6. #6
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
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    Si è già detto in altri thread, che la povertà evangelica e l'indigenza sono due cose assolutamente distinte e, per certi versi, contrapposte. Il Cristianesimo sin dalle sue origini, quindi quando ancora le parole del Fondatore risuonavano nelle orecchie di chi le aveva udite, non ha mai chiesto l'indigenza a nessuno, tant'è che molti notabili e benestanti erano cristiani e continuavano a svolgere la loro vita nei modi e secondo le condizioni del loro stato. Lo stesso Gesù non era povero né i suoi Apostoli lo erano, non lo erano prima di seguirlo e non lo erano neanche dopo, visto che tenevano una cassa comune e alcune persone (nello specifico donne benestanti) provvedevano loro di quanto abbisognavano.
    L'idea romantica di una povertà indigente è frutto di letture successive, soprattutto da parte di persone benestanti che hanno avuto fulminanti conversioni, che, come tutte le conversioni di questo tipo, le hanno portate a un estremismo evangelico (come nel caso di san Francesco). Ma si tratta di visioni soggettive, che valgono solo per alcune persone che hanno un rapporto così viscerale con la ricchezza da doversene totalmente privare per esserne liberi. Non è un caso che l'idea francescana è sostanzialmente perita con Francesco stesso, subendo subito una modifica proprio per quanto riguarda la povertà, modifica avvenuta mentre lo stesso fondatore era in vita. E ciò non deve stupire, perché all'interno del carisma francescano quell'elemento estremo era personale di Francesco e poteva essere accolto solo da pochi.
    D'altra parte l'indigenza andrebbe a scontrarsi con il continuo invito alla carità, che senso avrebbe chiedere ai cristiani di essere indigenti e chiedere di essere caritatevoli, cosa dovrebbero donare se non hanno nulla?
    Il vero invito è quello al distacco, perché il nostro cuore non rimanga chiuso nello scrigno dei beni materiali, ma sia aperto ai fratelli. L'invito è quello di mettere a disposizione degli altri i nostri talenti, e di condividere il frutto materiale dei nostri talenti.
    Questa è la visione originaria, che traspare chiaramente sia dal Vangelo che dagli scritti neotestamentari, non si tratta di una successiva visione "borghese", casomai è proprio la lettura estremista della povertà-indigenza ad essere subentrata a quella più esatta di povertà di spirito.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

  7. #7
    Partecipante a CR L'avatar di Dan87
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    Dico come la penso e provo ad argomentare lo la mia è una mera idea personale su cosa sia la povertà evangelica:

    Cosa sono i soldi,che valore hanno per me?

    I soldi o la moneta non sono null'altro che il corrispettivo del valore che noi attribuiamo dei beni materiali o del valore che noi attribuiamo a un qualunque lavoro umano. Il loro valore è puramente soggettivo,possiamo avere una 500 o una Lamborghini,il punto non è tanto quanto valgono in termini monetari,ma quale valore soggettivo io li attribuisco o meno,maggiormente è l'importanza psicologica che attribuisco a un bene maggiore è il suo valore. L'importanza quindi che noi attribuiamo ai soldi è la stessa importanza che noi attribuiamo nel possedere vari tipi di beni di diversi tipi possono essere essenziali;di investimento,diretti,indiretti,di lusso ecc
    La ricchezza materiale in questo caso non è nient'altro che il possesso di molti beni a cui solo soggettivamente noi attribuiamo un grande valore e li diamo un grande valore solo perché li diamo una grande importanza nella nostra scala di giudizio;la povertà materiale invece la scarsità di questi beni a cui attribuiamo valore di necessità per la sopravvivenza (per esempio il pane).

    Si ci chiede allora se la povertà evangelica in senso materiale sia la stessa del vivere nello stato di necessità?Supponiamo che la povertà evangelica in senso materiale sia vivere nello stato di necessità totale,ma allora dovremmo continuamente chiedere per sopravvivere a terzi questuando o elemosinando per poter sopravvivere,ma se così allora la povertà materiale,in questo senso non consiste nel vivere nello stato di necessità perché staremmo sempre chiedendo beni a terzi per uscire da questa necessità;ma quantomeno significa avere quello che si ritiene essenziale per vivere. In cosa consisterebbe allora la povertà materiale?Potrebbe benissimo essere già una scelta radicale,quella di dare il superfluo ai poveri ricercando i beni essenziali e lavorando per averli;già solo uno che sceglie di dare i suoi beni terreni ai poveri e vive non nello stato di necessità ma di essenzialità e che per giunta lavora per avere i beni essenziali,sta facendo -a mio avviso-una scelta radicale.

    Esiste poi una povertà spirituale.

    La povertà spirituale consiste nell'abbandono dell'avidità. L'avidità di denaro io l'ho sempre intesa come un modo di ritenere di aver maggiore potere sugli altri esseri umani. Perché uno dovrebbe desiderare spiritualmente l'avere molti soldi se non perché i soldi sono un mezzo per aver maggiore potere sugli altri?E questo non è un idolo che si sostituisce l'unico vero bene che noi abbiamo,Dio, con la ricerca smodata del potere,chi di norma lo detiene ,assieme ai soldi, è come se fosse in una lotta continua per cercare non tanto di amare il prossimo quanto quello di volerne avere il controllo.

    La povertà evangelica è dunque la condizione spirituale di coloro che, rinunciando ai beni terreni, si rivolgono a Dio e ripongono in lui tutta la loro fiducia e il loro amore.Fonte
    Ultima modifica di Dan87; 08-09-2021 alle 16:39

  8. #8
    Fedelissimo di CR L'avatar di a_ntv
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    Citazione Originariamente Scritto da Abbas S:Flaviae Visualizza Messaggio
    .....Il Cristianesimo sin dalle sue origini, quindi quando ancora le parole del Fondatore risuonavano nelle orecchie di chi le aveva udite, non ha mai chiesto l'indigenza a nessuno, tant'è che molti notabili e benestanti erano cristiani e continuavano a svolgere la loro vita nei modi e secondo le condizioni del loro stato.....Questa è la visione originaria, che traspare chiaramente sia dal Vangelo che dagli scritti neotestamentari, non si tratta di una successiva visione "borghese", casomai è proprio la lettura estremista della povertà-indigenza ad essere subentrata a quella più esatta di povertà di spirito.
    Dici "quando ancora le parole del Fondatore risuonavano nelle orecchie di chi le aveva udite...". Vediamo allora come si comportavano davvero questi primi cristiani:

    Atti 2:44-45: "Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno."

    [OT: chiamare Cristo, nostro Signore e nostro Dio, col titolo di "Fondatore" mi sembra peggio che riduttivo]

    Citazione Originariamente Scritto da Tobi Visualizza Messaggio
    ...
    Nostro Signore, conoscendo perfettamente la natura umana ha esasperato i requisiti richiesti per accedere al Regno dei cieli affinchè sapendo della fragilità umana, riuscisse ad ottenere una minima parte di quello che chiedeva in quanto neppure il più rigido degli asceti potrà mai mettere in pratica alla lettera gli insegnamenti evangelici, inevitabilmente incapperà in qualche defezione.
    Più che cercare vie teologiche io prego così: "Signore mio e Dio mio, non ho la forza di vivere la povertà come chiedi Tu, abbi pietà di me peccatore"

    Citazione Originariamente Scritto da Macchia Nera Visualizza Messaggio
    Questa visione è un po' estremista, anche se concordo con te che le istanze del Vangelo sono molto radicali e noi spesso le edulcoriamo.
    Questo è molto vero. Anche nei cicli annuali delle letture del Vangelo a Messa ci sono dei versetti "difficili" che non vengono mai letti in chiesa.

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    Margaret Barker, Biblical scholar



  9. #9
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
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    Citazione Originariamente Scritto da a_ntv Visualizza Messaggio
    Dici "quando ancora le parole del Fondatore risuonavano nelle orecchie di chi le aveva udite...". Vediamo allora come si comportavano davvero questi primi cristiani:

    Atti 2:44-45: "Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno."
    Quindi erano tutti poveri o, piuttosto, stavano tutti bene?

    Citazione Originariamente Scritto da a_ntv Visualizza Messaggio
    [OT: chiamare Cristo, nostro Signore e nostro Dio, col titolo di "Fondatore" mi sembra peggio che riduttivo]
    Risposta all'O.T.: E' ovvio che si tratta di un termine a scopo esemplificativo, non credo sia necessario scrivere ogni volta "Nostro Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, Verbo Eterno del Padre e Re dell'universo", la cosa importante è che si capisca di chi stiamo parlando e che non si tratta di una bestemmia.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

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