Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronache dell’Arcidiocesi Metropolitana di Milano – Anno 2021.

  1. #191
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    MILANO
    «Nella sapienza biblica la guida spirituale di Dante»

    La riflessione dell'Arcivescovo ha concluso la serata «La Bibbia nella Selva», che al Teatro Carcano ha coronato un percorso culturale e didattico dedicato al capolavoro dell'Alighieri


    La sapienza e l’insieme come parole con cui interpretare la Divina Commedia e, soprattutto, lo spirito del suo creatore Dante. Termina così, con una breve riflessione dell’Arcivescovo – in risposta al alcune domande del moderatore, il giornalista Alessandro Zaccuri -, la serata dal titolo «La Bibbia nella Selva», che al Teatro Carcano conclude l’iniziativa omonima, con la presenza di qualificatissime voci che approfondiscono il rapporto tra l’Alighieri, la Commedia e la Bibbia, allargando lo sguardo al contesto sociale e storico nei quali l’opera nacque.

    «La sapienza biblica è quella gioia che viene dalla verità di Dio e dalla conoscenza delle cose. Il tema della sapienza ha dimensioni religiose, intellettuali, affettive, religiose, tecniche – osserva l’Arcivescovo – e io sono sempre stupito della cultura di Dante e di come sappia comporre con pertinenza citazioni, allusioni, conoscenze. Questo ci dice come il suo percorso spirituale, con l’attingere, alle varie tradizioni sia un elemento di gioia e di conversione. Mi sembra che la gioia della verità che possiamo identificare con la Sapienza biblica sia anche la guida di Dante per il suo itinerario spirituale».

    Poi l’«insieme»: «Questo poema è un grandioso affresco corale, nel quale anche l’incontro con il peccato e, via via, con le persone contemplate come modelli di vita, ci dice che, nella Commedia, Dante raffigurando la varia umanità, indica come lui faccia parte di questa stessa umanità peccatrice, purificata, glorificata. Per tale cammino, “insieme” è un termine un poco riduttivo e forse per dire l’appartenenza all’umanità e l’intensità di questo essere insieme bisognerebbe parlare, per la Commedia, del verbo che si è fatto carne e che dà speranza a tutta l’umanità».

    [...].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; di Annamaria BRACCINI; PUBBLICATO MERCOLEDÌ 27 OTTOBRE 2021).
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  2. #192
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    INTERVISTA
    «Ai Vescovi lombardi sta a cuore la salute della gente»

    Monsignor Paolo Martinelli, delegato Cel, presenta il convegno in programma il 28 ottobre all’Angelicum di Milano: «Rileggeremo l'esperienza della pandemia e rifletteremo sulla riforma del sistema sanitario in corso in regione. Forme di prossimità sul territorio sono necessarie, la Chiesa può interagire con le istituzioni sulla base della solidarietà e della sussidiarietà»


    Ai vescovi lombardi sta a cuore la salute della gente e la prossimità sul territorio. A conferma di questo giovedì 28 ottobre la Pastorale della salute della Conferenza episcopale lombarda organizza a Milano il convegno «Essere prossimi alle fragilità. Chiesa creativa». Ne parliamo con il delegato Cel monsignor Paolo Martinelli.

    Perché avete pensato a questo convegno?
    Sono due le occasioni fondamentali che convergono in questo appuntamento. Da una parte c’è la questione dell’emergenza sanitaria di tutti questi mesi a causa del Covid: il desiderio della Chiesa è quello di rileggere questa esperienza, soprattutto attraverso le realtà sanitarie e socio-sanitarie ispirate alla fede cristiana. Racconteranno ciò che hanno attraversato in questo tempo, anche gli aspetti positivi e la grande dedizione degli operatori, e ciò che possiamo imparare da questa esperienza per affrontare il futuro.

    E poi?
    Dall’altra vogliamo dare il nostro contributo alla revisione che la Regione Lombardia sta facendo dal punto di vista del sistema sanitario. Si sta infatti rivedendo l’ultima riforma (legge regionale 23/2015) e ora c’è una grande attenzione alla presenza del reticolo sanitario sul territorio. Non ci sono solo le malattie acute, tipiche degli ospedali, ma occorre quell’accompagnamento nell’ambito della cronicità e della vicinanza del mondo sanitario alle persone, alle famiglie, agli anziani in particolare portatori di più malattie. Ci domandiamo come la Chiesa, attraverso gli enti che si ispirano alla fede cristiana, può interagire con la riforma.

    Insomma, ai vescovi lombardi sta a cuore la salute pubblica…
    Proprio così, la salute della gente e l’attenzione alla capillarità. Il sistema ospedaliero è molto buono e molto forte, però c’è anche bisogno di una vicinanza sul territorio. La riforma sanitaria tende molto a questo e deve riconoscere quelle strutture intermedie che rispondono al criterio della prossimità alle famiglie e alle situazioni di cronicità che non necessitano più della cura ospedaliera diretta, ma ancora di una presenza specialistica in ambito sanitario.

    Il convegno è diviso in due sessioni. Quali saranno i contenuti?
    La prima sessione mette in evidenza il proprium del contenuto che la Chiesa – attraverso varie esperienze di carismi nell’ambito della salute, della cura e dell’assistenza – può esprimere, in modo particolare nel mondo del non-profit ispirato alla fede e anche di altre matrici culturali. Recuperare il valore della sussidiarietà, per dire come dal basso, dai carismi e aggregazioni di persone, si può effettivamente trovare una grande ricchezza per mostrare questa prossimità a quanti sono nel bisogno dal punto di vista della salute. Intrecciare quindi il tema del welfare con quello della sussidiarietà, dell’impegno della Chiesa nel mondo della salute.

    E la seconda sessione?
    L’idea è quella di mettere in evidenza il nostro specifico, quindi la dimensione della carità, della prossimità e dell’attenzione alla persona. Quindi non solo di fornire un servizio professionalmente ineccepibile, ma di mostrare in tutto questo l’amore e la vicinanza al malato in tutte le sue dimensioni: fisico, psicologico, spirituale, relazionale. Attraverso l’aspetto spirituale, che riguarda tutti coloro che curano, i familiari, il personale, diventano più umani anche gli atti terapeutici e clinici. Nella seconda sessione faremo anche la rilettura della situazione del Covid, offrendo una narrazione nuova, perché all’inizio sono stati messi in evidenza solo gli aspetti problematici, dimenticando il grande impegno e generosità degli operatori in una situazione enigmatica e drammatica. Quindi tutti dobbiamo umilmente rileggere l’esperienza e imparare da questa per affrontare il futuro in modo diverso.

    [...].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; di Luisa BOVE; PUBBLICATO DOMENICA 24 OTTOBRE 2021).
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  3. #193
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    28 OTTOBRE
    Alle sorgenti dell'anno liturgico, webinar per operatori liturgico-musicali

    Serata online dedicata alla liturgia ambrosiana in preparazione all'Avvento e al Natale. Introduce don Riccardo Miolo, intervengono don Norberto Valli e Isaia Ravelli. Iscrizioni online entro il 26 ottobre


    Giovedì 28 ottobre, alle 20.45, il Servizio diocesano di Pastorale liturgica propone un webinar per tutti gli operatori liturgici (presbiteri, diaconi, consacrati/e, cantori, strumentisti, direttori, lettori, responsabili gruppo ministranti, sacrestani…) dedicato alla liturgia ambrosiana che conduce e amplia la gioia del Natale.

    Il liturgista don Norberto Valli partirà dai testi del Messale e dal ciclo delle letture di questo tempo per mostrare l’evoluzione cui si è andati incontro nei secoli per giungere alla codificazione attuale; sosterà sulla peculiare spiritualità ambrosiana di questo tempo e proporrà alcune attenzioni pastorali per attuare nelle diverse comunità quanto il libro liturgico consegna ai fedeli come fonte della vita cristiana.

    Il musicista Isaia Ravelli esporrà le proposte musicali che si trovano sul foglietto diocesano Prepariamo la messa, precisando e argomentando alcune scelte elaborate per questo periodo, le diverse forme musicali, i compositori coinvolti e le modalità di esecuzione dei diversi brani.

    L’incontro sarà introdotto e moderato da don Riccardo Miolo, collaboratore del Servizio per la pastorale liturgica, che avrà il compito di raccogliere gli spunti provenienti dalle relazioni dei due ospiti e favorire domande e osservazioni da parte dei partecipanti.

    A questo primo appuntamento ne seguiranno altri tre, con l’obiettivo di attingere alle sorgenti della celebrazione, per provare a vivere la liturgia eucaristica con occhi nuovi.

    [...].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; PUBBLICATO MARTEDÌ 19 OTTOBRE 2021).
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  4. #194
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    MILANO
    «Sulla sanità più dialogo tra realtà cattoliche e istituzioni pubbliche»

    L’Arcivescovo è intervenuto al convegno Cel «Essere prossimi alla fragilità. Chiesa creativa». L’Assessore regionale Moratti: «Dalla Chiesa un inestimabile contributo al benessere fisico e spirituale delle persone»


    «Guardarsi dai nemici, coltivare una spiritualità, avviare percorsi»: sono queste le tre indicazioni offerte da monsignor Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, ai partecipanti al convegno «Essere prossimi alle fragilità: Chiesa creativa», tenutosi questa mattina al Teatro del Centro culturale Angelicum a Milano.

    L’incontro è stata l’occasione per riflettere sia sul modo in cui le istituzioni sanitarie e socio-sanitarie cattoliche hanno attraversato il tempo della pandemia, sia sul contributo che possono dare al dibattito sulla riforma del servizio sanitario lombardo.

    «I nemici naturalmente non sono persone o istituzioni – ha spiegato monsignor Delpini, a cui sono state affidate le conclusioni, in qualità di presidente della Conferenza episcopale lombarda -, ma atteggiamenti sbagliati: per esempio la miopia, non guardare abbastanza lontano, oppure l’emotività nella reazione alle notizie che spesso danno un’idea distorta di quello che succede, o ancora l’avidità di fronte a disponibilità di grandi risorse che ora arrivano dall’Europa e fanno nascere l’idea di ottenere qualcosa anche se non è dovuto».

    «Coltivare una spiritualità significa essere fedeli al carisma dei fondatori dei vari istituti che fanno parte di questo mondo dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria cattolica – ha proseguito -. Fondatori che con l’aiuto di tanti hanno dato vita a ciò che è arrivato a noi. Occorre non ridursi solo a un’attività operativa: spiritualità, oltre che fiducia in Dio, significa avere una visione illuminata e comprensiva dei problemi».

    Infine, ha suggerito l’Arcivescovo, occorre avviare percorsi. «Per esempio serve un ripensamento, una precisazione di quelli che devono essere i rapporti con le istituzioni, con l’amministrazione pubblica. Ho raccolto oggi un certo disagio dei nostri enti sul tema dei rapporti istituzionali, il non sentirsi sufficientemente considerati e ascoltati dall’amministrazione pubblica nel servizio che svolgono».

    [...].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; PUBBLICATO GIOVEDÌ 28 OTTOBRE 2021).
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  5. #195
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    MILANO
    Le religioni insieme dopo la pandemia, tra memoria e preghiera

    Nel ricordo dell’evento di Assisi nel 1986, il Forum milanese ha organizzato alla Statale un evento articolato tra interventi, letture, riflessioni e brani musicali. L’Arcivescovo ha introdotto il momento finale di raccoglimento corale: «Fate regnare la luce tra la terra e il cielo e tra i popoli»


    Riflettere e pregare insieme sui temi del dolore e della morte, della vita e della speranza, rileggendo ciò che è accaduto nei giorni della pandemia, per essere migliori e costruire un futuro più umano. Nello “Spirito di Assisi” – a 35 anni esatti dalla preghiera interreligiosa per la pace voluta da san Giovanni Paolo II -, a Milano i rappresentanti delle cinque religioni aderenti al Forum (induista, cristiana, buddhista, musulmana ed ebraica) si sono ritrovati volutamente in un luogo laico per eccellenza della città come l’Università degli Studi, per un evento atteso e rimandato da oltre un anno. Con il titolo «Il cuore del mare. Riemergere dal Covid», l’incontro, articolato in due momenti – il primo nell’Aula Magna e il secondo nel chiostro settecentesco -, è stato giocato su più registri, dalla parola alla musica, dalla recitazione alla declamazione di versi sacri delle diverse tradizioni, mentre sullo schermo alle spalle del palco scorrevano immagini marine e di una grande balena, in riferimento alla vicenda biblica di Giona.

    Morte e rinascita

    Le note di Bach, eseguite dal virtuoso Francesco Melis, la lettura di brani del capitolo XXXVIII dei Promessi Sposi, con l’evocativo racconto della peste, e il saluto del rettore dell’Università, Elio Franzini, hanno aperto la serata, condotta dalla pastora Daniela di Carlo della Chiesa valdese. Accanto all’Arcivescovo e agli altri rappresentanti religiosi, presenti anche le istituzioni con il prefetto, Renato Saccone, il vicepresidente del Consiglio regionale Carlo Borghetti e la vicesindaco di Milano Anna Scavuzzo.

    «Sono onorato che abbiate scelto la nostra Università per questa serata. Questo era un grandissimo ospedale che operava ai tempi della peste narrata dal Manzoni e che ha subito gli insulti del tempo e delle guerre degli uomini – sottolinea Franzini -. Oggi vedendo come siamo si capisce bene cosa significa rinascita: rinascere come Università e rinascere come ospedale universitario. Dobbiamo pregare per i morti, ma soprattutto per i vivi, perché si possa recuperare il senso della sacralità della vita in questa grande tragedia della storia. Avere scelto un ateneo sorto su un antico ospedale e già un segno».

    Poi, le testimonianze di Pujadevi dell’Unione Induista Italiana Sanatana Darma Samgha che auspica «una nuova alba dopo la notte del Covid vissuta con una nuova consapevolezza» e di Lama Michel Rimpoche dell’Associazione buddhista Kunpen Lama Gangchen che, commosso, ricorda il suo padre spirituale scomparso a causa della pandemia: «È stato un momento particolarmente forte, ma che mi ha anche dato un profonda gratitudine per ciò che ho ricevuto. La sofferenza e la morte sono i migliori incentivi a pensare. Non è un problema morire, ma vivere male, veder passare i giorni senza mettere energie su ciò che veramente conta. Non vogliamo tornare come prima, ma migliori».

    [...].

    Pregare e ricordare

    Poi, il cammino in silenzio verso il chiostro immerso nell’oscurità della sera con al centro la suggestiva luce delle candele che ogni rappresentante accende dopo aver recitato una preghiera della propria tradizione. Un momento, questo, dedicato a «Pregare per i vivi ricordando i morti», introdotto dall’Arcivescovo: «Sentiamo il gemito, il sospiro della città. I morti sono come rimasti impigliati nei gemiti impossibili: lasciate partire i morti perché possano raggiungere la pace e darci pace, portate a buon fine ciò che è rimasto in sospeso; non impedite ai bambini di nascere perché avete troppa fretta e paura, perché siete troppo preoccupati per voi stessi. La città geme e sospira – ha proseguito – e dice: fate regnare la luce tra la terra e il cielo, tra i popoli che la abitano, perché in questa città si possa respirare, giocare, lavorare, evitando l’inquinamento assurdo e i pericoli sciocchi. Fate regnare la pace. È per questo che adesso non ci resta che pregare».

    Infine don Giampiero Alberti, memoria storica del Forum delle religioni, esprime l’impegno comune per il bene della città. «Vogliamo imparare una volta di più ad approfondire la relazione tra le nostre comunità nella reciproca accoglienza, affrontando tematiche che stanno a cuore alla società civile e promuovendo la libertà di culto contro ogni forma di discriminazione religiosa. Così la primavera potrà fiore anche nella città degli uomini».


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; di Annamaria BRACCINI; PUBBLICATO GIOVEDÌ 28 OTTOBRE 2021).
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  6. #196
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    Armida Barelli e don Mario Ciceri beati il 30 aprile in Duomo

    Il rito presieduto dal cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. In cantiere iniziative a vari livelli per precedere e preparare l'evento


    L’approssimarsi della Festa di Tutti i Santi è una felice occasione per il Comitato per la beatificazione e canonizzazione di Armida Barelli per annunciare che il rito di beatificazione si svolgerà sabato 30 aprile 2022 nel Duomo di Milano e sarà presieduto dal cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza di papa Francesco. Nella stessa celebrazione verrà beatificato anche il Venerabile Mario Ciceri, sacerdote della diocesi ambrosiana.

    I prossimi mesi verso la celebrazione di aprile saranno scanditi da iniziative a vari livelli con l’obiettivo di far conoscere la figura e l’opera di Armida Barelli.

    Il Comitato, costituito dalle tre realtà che la prossima beata ha contribuito a fondare con la sua feconda attività di apostolato – l’Azione Cattolica Italiana (Aci), l’Università Cattolica del Sacro Cuore (Ucsc) e l’Istituto secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo (Ism) – è impegnato, insieme alla Diocesi di Milano e all’Azione Cattolica diocesana, nell’elaborazione di materiali utili alla riscoperta di una figura protagonista del suo tempo, nella prima metà del Novecento, ma che non smette di sorprendere per la sua modernità.

    Dal 22 ottobre fino al 9 novembre, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (largo Gemelli 1, Aula Pio XI), è visitabile la mostra «Armida Barelli. Nulla sarebbe stato possibile senza di lei», realizzata dall’Istituto Toniolo in collaborazione con l’Ateneo. I pannelli della mostra ripropongono alcune tavole della graphic novel dedicata alla cofondatrice dell’Università Cattolica, ideata dalla giornalista Tiziana Ferrario per le pubblicazioni di Franco Cosimi Panini editore.

    Presso il Collegio Marianum (via San Vittore 18, Milano) si può visitare la mostra permanente «La voce di Ida. L’impegno di Armida Barelli nelle pagine di “Squilli di Risurrezione”», realizzata dal Collegio Marianum in collaborazione con Istituto Toniolo, Alunni Università Cattolica e Università Cattolica del Sacro Cuore.

    [...].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; PUBBLICATO VENERDÌ 29 OTTOBRE 2021).
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  7. #197
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    30 OTTOBRE
    Gruppi Barnaba, incontro a Milano

    Il percorso verso le Assemblee sinodali decanali al centro dell’appuntamento che l’Ac ambrosiana e la Diocesi organizzano al Centro diocesano di Milano. Interviene il Vicario generale


    «Come Barnaba. Artigiani di una Chiesa sinodale» è il tema dell’incontro dedicato ai Gruppi Barnaba e al percorso verso le Assemblee sinodali decanali che l’Ac ambrosiana e la Diocesi organizzano sabato 30 ottobre al Centro diocesano di Milano (via Sant’Antonio 5).

    A partire dalle 9.30, il saluto del Vicario generale monsignor Franco Agnesi e la relazione di padre Giacomo Costa su «Camminare insieme: il discernimento per una Chiesa sinodale». A seguire un laboratorio di sinodalità, la testimonianza di Rosangela Carù dal vivo di un Gruppo e la presentazione del libro «Dal basso, insieme. 10 passi per una Chiesa sinodale», a cura di Valentina Soncini e Chiara Zambon, con prefazione dell’Arcivescovo.

    Per iscrizioni: https://www.cloud32.it/AC/ACL/camp/ACMI/288


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; PUBBLICATO VENERDÌ 29 OTTOBRE 2021).
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  8. #198
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    30 OTTOBRE
    Due nuove consacrate nell’Ordo viduarum

    Si tratta di Emanuela De Paulis di Cologno Monzese e di Lucia Rosselli di Milano. Alle 10 l’Arcivescovo presiede la celebrazione nella cappella feriale del Duomo


    Sono Emanuela e Lucia le due vedove che sabato 30 ottobre, alle 10, nella cappella feriale del Duomo di Milano, saranno consacrate dall’arcivescovo Mario Delpini nell’Ordo viduarum ambrosianus, istituito dal cardinale Martini più di vent’anni fa. «Con questo rito – dice don Gabriele Ferrari, assistente spirituale diocesano – si conclude il cammino di preparazione iniziato due anni fa, pur con le fatiche del tempo di Covid che tutti ben conosciamo».

    Emanuela De Paulis (vedova di Emilio Buratti), classe 1941, pensionata, ha tre figli ed è molto attiva nella sua parrocchia di San Giuliano a Cologno Monzese. Oggi è impegnata nei gruppi liturgico, missionario ed ecumenico, a livello parrocchiale e decanale.

    Lucia Rosselli (vedova di Enrico Toti Lombardozzi), nata nel 1939, è madre di 2 figlie e nonna. È in pensione, dopo aver lavorato come psicologa clinica. Il suo impegno oggi è nella parrocchia di San Francesco di Sales a Milano, con la San Vincenzo ed è inserita nel coro che anima le celebrazioni liturgiche.

    Con questa scelta libera e permanente, le donne decidono «di permanere per sempre nella condizione vedovile» e attraverso il Rito della benedizione aderiscono «a una forma di vita nella quale vivere più profondamente la consacrazione battesimale e la sua confermazione». È questo il significato dell’Ordo contenuto nello statuto approvato nel 2005. «Per me è l’occasione di incontrare persone molto generose e spiritualmente ricche – assicura don Ferrari -. Il fatto di preparare un ritiro al mese per loro mi obbliga a una preparazione, mi rivolgo a donne splendide che accompagno in questo cammino. Per me è un motivo in più per avere cura della formazione spirituale».

    Ogni donna che desidera far parte dell’Ordo viduarum deve inviare domanda scritta all’Arcivescovo, oltre a una lettera del parroco e del proprio direttore spirituale; deve avere compiuto almeno 45 anni, essere battezzata e aver contratto valido matrimonio, sciolto per la morte del coniuge. La consacrazione è unica, non richiede rinnovo, ma è per la vita.

    Queste donne consacrate al Signore sono chiamate a vivere il «ministero della consolazione» per essere vicine, si legge nello statuto, «a chi è segnato dalla sofferenza o è colpito da un lutto familiare per aiutarlo a vivere, alla luce della fede, con il coraggio della speranza, solidale nella carità, il momento della prova». Il «ministero della consolazione – spiega l’assistente spirituale – si esprime in famiglia attraverso la cura dei nipoti, mentre in parrocchia nel servizio di ministri straordinari dell’Eucaristia per portare la Comunione ai malati».


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; di Luisa BOVE; PUBBLICATO DOMENICA 24 OTTOBRE 2021).
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  9. #199
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    VERSO LA COP26
    Hollerich: «Non esiste un pianeta B, agire ora o sarà troppo tardi»

    Il presidente della Comece ha scritto una lettera ai leader europei che parteciperanno alla Conferenza di Glasgow sul clima: «Viviamo come se fossimo noi i padroni di questa terra e non riusciamo a capire i limiti del nostro stile di vita. Ma abbiamo i mezzi per fare qualcosa»


    «La situazione è preoccupante. Anche in Europa stiamo assistendo alle conseguenze del cambiamento climatico con inondazioni e incendi sempre più frequenti e devastanti. La situazione negli altri Paesi è molto più allarmante. Le Nazioni Unite hanno avvertito: con le misure attuali non è possibile garantire la soglia globale di riscaldamento di 1,5°C. Superarla sarebbe una catastrofe, soprattutto per i paesi poveri. Dobbiamo reagire, dobbiamo farlo subito, con responsabilità». Così il presidente della Comece, il cardinale Jean-Claude Hollerich, spiega al sir le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere una lettera a tutti i leader delle istituzioni europee che parteciperanno alla prossima Conferenza Onu sul clima, Cop26.

    Quale responsabilità ha l’Europa sullo stato attuale del pianeta?
    Viviamo come se fossimo noi i padroni di questa terra e non riusciamo a capire i limiti del nostro stile di vita. Facciamo parte di quelle economie che approfittano degli altri continenti per arricchirsi. Abbiamo una responsabilità chiara. Ma abbiamo anche i mezzi per fare qualcosa. Abbiamo soltanto un pianeta. Se lo distruggiamo, non esistono pianeti B. La Dottrina sociale della Chiese ha messo al centro del suo pensiero l’azione per il bene comune e anche l’Europa ha accettato questi ideali e ha fatto suoi i valori della solidarietà. Ora è il momento che la solidarietà si traduca in politiche concrete, di agire contro questa catastrofe climatica che si sta preparando.

    Una delle conseguenze della crisi climatica è l’aumento di migranti che fuggono da terre devastate da siccità e inondazioni. Eppure, l’Europa rimane insensibile al dramma di questi uomini e donne. Cosa vorrebbe dire ai leader Ue che parteciperanno alla Conferenza di Glasgow?
    Vorrei dire due cose: la prima è chiedere di accogliere i migranti e di accoglierli con la dignità umana che è loro dovuta. Non possiamo lasciare la gente morire alla frontiera esterna dell’Unione Europea. Sarebbe contro tutti i valori che l’Europa invoca da sempre. D’altra parte, è anche vero che non è possibile che l’Europa accolga tutta la popolazione del mondo. Dobbiamo – ed è questa la seconda considerazione – avviare politiche che consentano alle persone di rimanere nella loro terra, con le loro famiglie. Per farlo occorre investire con un aiuto economico molto forte. Ma una delle condizioni perché le persone possano rimanere nei loro paesi è prendersi cura del clima e dell’ambiente. Siamo solo all’inizio: sono ancora pochi i rifugiati costretti a fuggire per ragioni climatiche. Ma saranno molti di più in futuro. È soltanto l’inizio di un grande movimento. Bisogna agire ora, altrimenti sarà troppo tardi.

    Periodicamente torna il concetto dei muri come soluzione ai flussi migratori…
    I muri non sono mai una soluzione. È un’idea molto triste. Siamo il continente che ha fatto esperienza sulla sua terra di muri. Il muro di Berlino, i muri che hanno diviso l’Europa orientale dall’Europa occidentale. Sappiamo quanto dolore e quante ingiustizie hanno provocato. Ora siamo noi a erigere nuovi muri oggi. È una cosa folle. Privo di ogni umanesimo. Il mondo è uno e noi lo vogliamo dividere per garantirci sicurezza. Non è possibile.

    [...].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; di Maria Chiara BIAGIONI (Agensir); PUBBLICATO SABATO 30 OTTOBRE 2021.
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  10. #200
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    31 OTTOBRE
    La Notte dei Santi a CityLife

    In uno dei quartieri più innovativi di Milano un percorso a tappe che condurrà gli adolescenti a confrontarsi con le vite straordinarie di alcuni coetanei, con la presenza dell’Arcivescovo e dei Vescovi ausiliari


    Un percorso a tappe in uno dei quartieri più innovativi di Milano, che condurrà gli adolescenti a confrontarsi con le vite straordinarie di alcuni «santi» loro coetanei, scoprendo che anche la loro è una «vita straordinaria», soprattutto se confermeranno la scelta di vivere secondo il comandamento dell’amore e si circonderanno di «compagni di viaggio» degni di fiducia. Questa è la Notte dei Santi, l’appuntamento promosso dal Servizio diocesano Oratorio e ragazzi e dedicato agli adolescenti ambrosiani, che si terrà nella serata di domenica 31 ottobre.

    Teatro dell’evento sarà CityLife, dove comunità e oratori sono pronti ad accogliere i partecipanti sotto le Tre Torri della città, «Il Dritto, lo Storto e il Curvo». Nell’Anno straordinario Adolescenti le “bussole” che determineranno i temi del percorso saranno la proposta dell’anno oratoriano, riassunta nello slogan «Ama. Questa sì che è vita!», e la lettera dell’Arcivescovo agli adolescenti Fellowers. Compagni di viaggio. Si punterà su quattro pilastri fondamentali: l’accompagnamento personale, la formazione degli educatori, la crescita integrale e armonica dei ragazzi, le alleanze educative.

    Le figure di alcuni «santi adolescenti» aiuteranno i partecipanti a cogliere i tratti del comandamento dell’amore, da loro messo in pratica nel quotidiano delle loro esistenze. Attività di animazione e momenti di ascolto e di preghiera condurranno a scoprire come una «vita straordinaria» si compie mettendo in pratica il comandamento del Signore Gesù: «Amatevi gli uni gli altri».

    Determinante nelle varie tappe del cammino sarà l’incontro con l’Arcivescovo e i Vescovi ausiliari Franco Agnesi, Paolo Martinelli, Luca Raimondi e Giuseppe Vegezzi, ciascuno dei quali a turno, lungo le quattro ore di durata complessiva dell’incontro, si metterà in dialogo con i gruppi che si alterneranno per la preghiera, per fare sintesi dell’esperienza vissuta nella Notte, chiedendo uno slancio nelle proprie scelte perché la vita sia vissuta come «straordinaria»..

    Punto di partenza del percorso sarà piazzale Giulio Cesare, dove sarà operativa la segreteria di benvenuto. All’atto dell’iscrizione (con modulo online), il referente del gruppo indicherà una proposta di fascia oraria di arrivo presso la segreteria e di inizio dell’itinerario, che dovrebbe durare circa 2 ore e 30 minuti (compresi gli spostamenti tra una tappa e un’altra). La partecipazione è libera e gratuita. Poco prima dell’incontro i gruppi iscritti riceveranno le note con le indicazioni per la serata.

    [...].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; PUBBLICATO GIOVEDÌ 21 OTTOBRE 2021).
    «Et tunc videbunt Filium hominis venientem in nube cum potestate et gloria magna».
    (Luc. 21, 27).




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