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Discussione: Don Roberto Malgesini, presbitero e martire (14 agosto 1969 - 15 settembre 2020).

  1. #1
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    Don Roberto Malgesini, presbitero e martire (14 agosto 1969 - 15 settembre 2020).

    Discussione dedicata a don Roberto Malgesini.


    Previo accordo privato con Vox Populi, nel primo anniversario della sua morte, dedico un thread a questo grande pastore. Un sacerdote che sicuramente è di esempio per tutti noi, perché fece una vita meravigliosa, tra aiuto ai bisognosi e offerta del Sacrificio Eucaristico. E fu proprio mentre stava assistendo un bisognoso che morì assassinato. Un martire! Io sono quasi sicuro che ci stia osservando dalla Gloria del Paradiso!
    «Assúmpta super ángelos omnésque choros cælitum,
    cuncta sanctórum mérita transcéndit una fémina».




  2. #2
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    Roberto Malgesini




    Roberto Malgesini (Morbegno, 1969; † Como, 15 settembre 2020) è stato un presbitero e martire italiano, dedito in particolare all’assistenza dei senzatetto e accoltellato a morte da uno di loro.

    Vita

    Nacque nel 1969 a Morbegno, in provincia di Sondrio. Dopo il diploma da ragioniere lavorò in banca per tre anni fino a maturare il desiderio di entrare in Seminario. Dopo l’ordinazione diaconale il 6 settembre 1997 svolse i successivi mesi di ministero nelle comunità di Socco e Bulgorello, nella Bassa Comasca. Venne ordinato presbitero il 13 giugno 1998 e fu nominato vicario parrocchiale a Gravedona; nel 2003 fu trasferito a Lipomo e nel 2008 a Como.

    Morte

    La mattina del 15 settembre 2020 don Roberto, mentre stava consegnando la colazione ad alcuni dei numerosi senzatetto della città di Como che assisteva, è stato colpito con più coltellate fino alla morte. L’assassino, un immigrato 53enne da lui assistito e irregolare sul territorio nazionale, era stato più volte destinatario di decreti di espulsione, l’ultimo dei quali nell’aprile 2020, provvedimento poi rinviato a causa dell’entrata in vigore delle misure anti-Covid.

    Onorificenze

    Medaglia d’oro al merito civile

    «Con generosa e instancabile abnegazione si è sempre prodigato, quale autentico interprete dei valori di solidarietà umana, nella cura degli ultimi e delle loro fragilità, offrendo amorevole accoglienza e incessante sostegno. Mentre era intento a portare gli aiuti quotidiani ai bisognosi, veniva brutalmente e proditoriamente colpito con numerosi fendenti, fino a perdere tragicamente la vita, da un uomo al quale aveva sempre dato piena assistenza e pieno sostentamento. Luminoso esempio di uno straordinario messaggio di fratellanza e di un eccezionale impegno cristiano al servizio della Chiesa e della società civile, spinti fino all’estremo sacrificio» (Sergio Mattarella, Roma, 7 ottobre 2020[1]).


    Note:

    [1] Quirinale: medaglie d’oro alla memoria a Willy Monteiro e Don Roberto Malgesini, da Presidenza della Repubblica, 07/10/2020.


    Fonte, da Cathopedia. La pagina è disponibile, come indicato qui, sotto licenza CC-BY-SA 3.0; link alla licenza d’uso. Modificata per adattamenti ― come concesso dalla licenza ― e disponibile a sua volta sotto licenza CC-BY-SA 3.0.
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  3. #3
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    Desidero ricordare in questo momento don Roberto Malgesini, il sacerdote della diocesi di Como che ieri mattina è stato ucciso da una persona bisognosa che lui stesso aiutava, una persona malata di testa. Mi unisco al dolore e alla preghiera dei suoi familiari e della comunità comasca e, come ha detto il suo Vescovo, rendo lode a Dio per la testimonianza, cioè per il martirio, di questo testimone della carità verso i più poveri. Preghiamo in silenzio per don Roberto Malgesini e per tutti i preti, suore, laici, laiche che lavorano con le persone bisognose e scartate dalla società.

    (Papa Francesco, Udienza Generale, 16 settembre 2020, © Libreria Editrice Vaticana).
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  4. #4

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    Don Roberto martire
    E si pensa alla beatificazione
    Il vescovo chiede gli oggetti personali del prete: servono per il complesso iter della canonizzazione

    I vestiti indossati da don Roberto il giorno del delitto. Il coltello usato da Ridha Mahmoudi per far scempio del sacerdote. Le scarpe dell’assassino, sporche del sangue del prete. La croce da cui don Malgesini non si separava mai. Financo alcuni reperti dell’esame autoptico. È un lungo elenco di richieste quello che il vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, ha inviato alla corte d’Assise di Como. Il motivo non è stato ufficializzato, ma è chiaro che un simile atto formale non possa che essere il primo passo concreto per aprire - appena possibile - la causa di beatificazione di don Roberto Malgesini.

    La volontà della Diocesi lariana di formalizzare la dichiarazione canonica di martire del sacerdote ucciso un anno fa a San Rocco, è contenuta in quell’atto notificato al palazzo di giustizia con il quale il vescovo contava di poter acquisire le “prove” del martirio stesso così da poter introdurre (quando sarà possibile) la causa di beatificazione.
    Sulla base del diritto canonico e della Costituzione Apostolica Divinus perfectionis Magister promulgata dal Giovanni Paolo II, che contiene la procedura per le inchieste diocesane in vista della beatificazione e della canonizzazione dei Servi di Dio, è previsto espressamente che «il vescovo dovrà compiere alcuni accertamenti determinanti per la sua decisione» tra le quali «la raccolta delle prove documentarie della causa».

    Un lungo processo
    L’iter è lungo e particolarmente complesso. Innanzitutto è necessario attendere cinque anni dalla morte, prima di avviare il vero e proprio processo di beatificazione. Ma nel frattempo vi sono tutte una serie di incombenze preliminari necessarie per poi arrivare all’apertura del processo vero e proprio.

    La Congregazione delle cause dei santi prevede che «il vescovo diocesano nomini un tribunale composto da un suo delegato, da un promotore di giustizia e da un notaio attuario. Una apposita Commissione storica raccoglie tutti i documenti che riguardano il Servo di Dio e i suoi scritti. Infine due Censori teologi devono valutare i medesimi scritti, se vi sia qualcosa di contrario alla fede o alla morale. Tutte le informazioni vengono raccolte e poi sigillate nel corso di una sessione di chiusura, presieduta dal vescovo». Nel caso di don Roberto l’oggetto della verifica riguarda, ovviamente, i requisiti del martirio cristiano.

    L’istanza respinta
    Nella sentenza che ha condannato l’assassino di don Malgesini al carcere a vita, la corte d’Assise di Como ha però negato tutte le richieste giunte dalla Diocesi. Su due fronti. Riguardo agli oggetti personali, questi sono stati chiesti espressamente dalla famiglia e quindi i giudici hanno acconsentito che siano i genitori, i due fratelli e la sorella di don Roberto ad averli una volta passata in giudicato la sentenza (con eccezione della croce tau indossata dal sacerdote, che la corte d’Assise ha disposto sia restituita immediatamente alla madre). Riguardo all’arma del delitto o alle scarpe dell’assassino, la corte ha stabilito - come da codice - che siano distrutti una volta terminato l’iter processuale.

    Ciò non inficia, in ogni caso, la possibile apertura di un procedimento per la beatificazione di don Malgesini. Da un lato per la possibilità di chiedere direttamente alla famiglia gli oggetti necessari per l’iter, dall’altro perché la norma canonica prevede anche l’acquisizione di testimonianze orali. E di testimoni del valore di don Roberto ne è piena la città, e non solo.

    fonte

  6. #6
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