Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Risultati da 1 a 3 di 3

Discussione: "non giudicare" e la vita quotidiana

  1. #1
    Veterano di CR L'avatar di Restauratore
    Data Registrazione
    Jun 2018
    Località
    Altamura
    Età
    46
    Messaggi
    1,893

    "non giudicare" e la vita quotidiana

    Ma il non giudicare evangelico è da limitarsi esclusivamente alle questioni riguardanti il peccato e il rapporto con Dio, o anche sulle cose riguardanti la vita terrena con regole, appunto, terrene, anche etiche.
    Per esempio, oggi pare un domestico abbia ucciso un bimbo di 4 anni: anche lì non dobbiamo giudicare?
    Oppure, se per esempio un mio amico tradisce la mia fiducia, non devo dargli del falso?
    Mi accusano di essere preconciliare ma mi consolo pensando che anche Gesù lo era

  2. #2
    Iscritto L'avatar di Macchia Nera
    Data Registrazione
    Jun 2021
    Località
    Diocesi Pinerolo
    Messaggi
    178
    Ciao, poni un tema molto discusso ed anche molto attuale.
    Il cristiano può giudicare?
    Sembrerebbe di no, nel discorso della montagna (Mt 7,1 ss e Lc 6,37 ss) Gesù parla chiaro “non giudicate…” per cui il discorso sembrerebbe chiuso.
    Però, poi in 1Cor San Paolo giudica il fratello della comunità che convive con la “compagna” del padre.
    Come riconciliamo i due passi?

    In realtà, come sempre bisogna fare attenzione ad assolutizzare i passi del vangelo, andrebbero sempre contestualizzati.
    Nel discorso della montagna il giudicare è collegato al fatto di condannare, ed anche alla al fatto della “misura”, cioé il metro di giudizio che applicheremo al fratello, sarà applicato a noi; inoltre c’è anche la questione che mentre io giudico il peccato del fratello, dimentico che io stesso sono peccatore, quindi non sono diverso dal fratello, non sono nelle condizioni di giudicarlo, perché si sottende al giudizio il peccato di superbia, giudico il fratello perché mi sento migliore, più “puro”.

    Scusami se ho messo molta carne al fuoco, alla fine l’adagio giudicare il peccato, ma non il peccatore vale sempre: se vedo un peccato, non è che non posso giudicarlo: se uno uccide una persona, ha ucciso una persona, dovrò fare attenzione a non condannare l’uccisore, perché non so che cosa l’ha spinto ad uccidere, per quale motivo l’ha fatto.

    Concludendo, se vedo un peccato, con tutti le cautele del caso, è giusto rimarcarlo, mentre quando si tratta di condannare chi l’ha commesso, ci andrei con i piedi di piombo.

    Scusa le semplificazioni.
    Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto.

  3. #3
    Moderatore L'avatar di Pollo
    Data Registrazione
    Sep 2013
    Località
    Roma
    Messaggi
    810
    La discussione pone una domanda teologica, non di esegesi della S. Scrittura. Inoltre il tema è già variamente trattato in altre discussioni, ad esempio
    Sul giudicare
    Condannare il peccato senza condannare il peccatore
    Invito a non creare nuove discussione quando è possibile trovarne delle precedenti.

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •