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Discussione: 3 dicembre: Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità.

  1. #1
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    3 dicembre: Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità.

    Presentazione del Messaggio del Santo Padre Francesco in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con disabilità, 25.11.2021


    Alle ore 12.00 di oggi, presso l’Aula “Giovanni Paolo II” della Sala Stampa della Santa Sede, in Via della Conciliazione 54, ha avuto luogo la presentazione del Messaggio del Santo Padre Francesco in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con disabilità, che si celebra il prossimo 3 dicembre.

    Sono intervenuti all’incontro con i giornalisti: Padre Alexandre Awi Mello, ISch., Segretario del Dicastero per i Laici, La Famiglia e la Vita; il Dott. Vittorio Scelzo, Incaricato per la pastorale degli anziani e delle persone con disabilità; e la Signora Antonietta Pantone, Comunità Fede e Luce.

    Riportiamo di seguito gli interventi dei relatori in occasione della presentazione:

    Intervento di Padre Awi Mello, ISch.

    Sono particolarmente lieto di essere qui oggi a presentare questo documento perché, per il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, la pastorale delle persone con disabilità rappresenta un tema nuovo sul quale abbiamo deciso di impegnarci e di investire molte energie. È un ambito che, più di altri, manifesta come sia necessario parlare di laicato, famiglia e difesa della vita insieme, con un approccio multidimensionale. È sempre più evidente – e l’inclusione delle persone con disabilità lo dimostra in maniera chiara – che le nostre comunità ecclesiali devono abituarsi ad una pastorale trasversale capace di fare rete tra le diverse competenze e specializzazioni.

    Le persone con disabilità in virtù del Battesimo sono laici, partecipi della medesima vocazione di tutti i cristiani; la loro presenza interroga la pastorale familiare e sono al centro della preoccupazione della Chiesa nella difesa di ogni vita. Ognuno dei tre ambiti di azione pastorale del Dicastero è di fatto coinvolto.

    Siamo per questo lieti che, mentre ci accingiamo a percorrere un cammino che per il nostro Dicastero è nuovo, giunga questo messaggio che offre delle importanti indicazioni di riflessione e di azione. La prima è che i protagonisti di questa pastorale non sono tanto le associazioni specializzate o i caregiver, che pure meritano una rinnovata attenzione, ma le stesse persone con disabilità: il Papa, infatti, si rivolge direttamente a loro chiedendo di impegnarsi in maniera generosa nel percorso sinodale. È una scelta semplice, ma profondamente innovativa che li inserisce in maniera ineludibile nelle dinamiche del Popolo di Dio e riconosce che essi sono un soggetto ecclesiale. Fedeli laici che in forza del battesimo sono chiamati a vivere la sequela di Gesù.

    È, poi, particolarmente significativo che questo testo giunga proprio in questo momento. Il primo banco di prova per una pastorale veramente inclusiva sarà quello di comprendere come ascoltare le persone con disabilità all’interno del percorso sinodale ed – allo stesso tempo – come aiutarle a prendere coscienza della chiamata che esse, come tutti i cristiani, hanno ricevuto in questo tempo particolare della vita della Chiesa.

    Si tratta di una novità perché, da sempre, siamo abituati a pensare alle persone con disabilità solo a partire dalle loro necessità di assistenza e a considerare poco o nulla ciò che essi possono donare alle nostre comunità ecclesiali.

    D’altro canto, il Santo Padre insiste perché, anche in merito all’assistenza, non avvengano discriminazioni e lo fa riferendosi al difficile periodo della pandemia durante il quale alcune conferenze episcopali hanno sentito la necessità di ribadire che la disabilità non può mai essere un criterio per scegliere di curare o meno.

    Affermare che il Vangelo è per tutti, come fa il Papa, significa dire che quella cristiana è una via accessibile, che può essere percorsa da ciascuno. Mi piace ricordare che nell'antifona Alma Redemptoris Mater, Maria è definita pèrvia cœli portaporta accessibile del cielo - e che questa antifona è stata scritta da Ermanno di Reichenau, detto anche il Contratto a causa della sua disabilità fisica.

    Questo messaggio, nel riconoscere che le persone con disabilità hanno il loro posto nel santo Popolo fedele di Dio è un grande invito, per noi del Dicastero, ma soprattutto per le realtà parrocchiali, diocesane, associative a percorrere vie nuove con creatività pastorale. È una porta che si apre a pensare una pastorale non più per, ma con e, in questo senso la gamma delle prospettive che si aprono è davvero ampia.

    [01644-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    Intervento del Dott. Vittorio Scelzo

    Nel messaggio che oggi presentiamo Papa Francesco afferma che se il Sinodo "sarà davvero «un processo ecclesiale partecipato e inclusivo», la comunità ecclesiale ne uscirà realmente arricchita". In qualche modo ci dice che, se la Chiesa riuscirà ad accogliere le sue figlie e i suoi figli con disabilità, sarà più bella; si popolerà dei loro sorrisi e dei loro abbracci da cui traspare l'amicizia immotivata ed esagerata di Gesù.

    L'amicizia è, infatti, la categoria più adatta per cogliere il particolare modo che le persone con disabilità, in particolare quelle con una disabilità intellettiva, vivono la propria fede e la propria esperienza spirituale. È un modo gioioso ed affettivo di essere cristiani, un'alternativa a quelle che il Papa, scherzando, ma non troppo, definisce le "facce da funerale" che si vedono in certe parrocchie.

    Nel messaggio, il Santo Padre ci accompagna a comprendere che quella dell'amicizia con Gesù è una via semplice, accessibile a tutti, ma nient'affatto ingenua. Egli cita Teresa d’Avila, ma ci si potrebbe riferire a molti altri santi che hanno vissuto in maniera intensa questa dimensione. Nelle parole del Papa si possono scorgere gli echi della riflessione della chiesa latinoamericana sulla pietà popolare o delle parole di Paolo VI nella Evangelii Nuntiandi sulla "sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere" (EN 48).[/FONT]
    [FONT=Tahoma]L'Esortazione continua dicendo che questo modo di vivere la fede "comporta un senso acuto degli attributi profondi di Dio: la paternità, la provvidenza, la presenza amorosa e costante; genera atteggiamenti interiori raramente osservati altrove al medesimo grado: pazienza, senso della croce nella vita quotidiana, distacco, apertura agli altri, devozione" (EN 48).

    C’è, d'altro canto, in tutto il testo, una comprensione aggiornata della disabilità. Il Papa la esplicita quando dice che essa non è una malattia, ma il risultato dell’interazione tra le barriere che la società pone ed i limiti di ciascuno. Si tratta di un'affermazione importante, che raccoglie una riflessione ormai consolidata in ambito sia ecclesiale che civile, ma che deve diventare l'occasione per svecchiare la pastorale a partire da categorie rinnovate. Considerare le persone con disabilità come dei malati (di un morbo dal quale non potranno mai guarire) contribuisce a circondare la loro vita di un'aura di tristezza e di sofferenza. Ma la realtà, per fortuna, è molto diversa.

    Questo messaggio è rivolto alle persone con disabilità, ma invita anche ciascuno di noi ad aprirsi all'ascolto e a fare un pezzo di strada insieme a loro. È quello che il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita ha voluto fare con la campagna #IamChurch, Io sono Chiesa, che lanceremo il prossimo 6 dicembre. Sono cinque video, cinque piccoli viaggi nell'esperienza ecclesiale di alcuni cristiani con disabilità provenienti da differenti Paesi del mondo. Racconteranno il lavoro di evangelizzazione portato avanti da alcuni giovani sordi in Messico, il monastero dove in Francia alcune suore con sindrome di Down vivono la loro vocazione, il gruppo di giovani italiani con disabilità intellettiva che partecipano alle Giornate Mondiali della Gioventù e tanto altro.

    È la scoperta di un'umanità sorridente e non vittimista, di un volto attrattivo della comunità ecclesiale, un modo per illuminare, almeno un po', una delle molteplici facce di quel magnifico poliedro che è la Chiesa: quella delle nostre sorelle e dei nostri fratelli con disabilità.

    [01645-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    Intervento della Signora Antonietta Pantone

    Io sono Antonietta, ho 31 anni e abito nella periferia di Roma.

    Grazie per avermi invitato qui, sono molto emozionata di essere con voi.

    In questo messaggio di Papa Francesco mi ha colpito la presenza della parola amicizia. Tante volte. L’amicizia per me è fondamentale: essere amici e avere amici. Significa che posso contare su qualcuno e che qualcuno può contare su di me. E succede anche con Gesù, la stessa cosa.

    La presenza di amici nella mia vita non è stata tanto scontata: a scuola, al catechismo non sempre ho trovato amici con facilità o ambienti davvero inclusivi.

    Ho capito che Gesù era mio amico con la Comunione, mi tendeva una mano e voleva stare con me, con Antonietta, anche con le mie difficoltà.

    Poi, anni più tardi ho capito che volevo confermare il mio stare con lui anche nel sacramento della Cresima.

    Avere Gesù come amico è fondamentale per la mia crescita spirituale e questo ha accresciuto la mia forza interiore.

    So di aver un amico accanto nelle prove della vita.

    È stato importantissimo anche trovare una comunità (come Fede e Luce) con cui confrontarmi sul vangelo e pregare insieme. Con gli altri ho potuto vedere che il vangelo non esclude nessuno, che è per tutti!

    Sono contenta che il Papa abbia scritto che io sono importante per la Chiesa, che c’è bisogno di me. Certo per la mia situazione ho bisogno di tante cose, ma anche io ho il mio compito come discepola di Gesù.

    So che tanti nella Chiesa ci considerano degli angeli… ma io so di avere le mie pecche, come tutti. Essere considerata un angelo mi rende quasi non umana. E io voglio essere riconosciuta come essere umano.

    Mi conforta che il Papa riconosca che le cose, per noi persone con disabilità e per le nostre famiglie, non sono per niente facili. E che con la pandemia sono state ancora più difficili. Abbiamo vissuto la separazione forzata anche con i nostri amici di comunità inseriti in strutture residenziali. Ci sentivamo per telefono.

    L’amicizia è stata messa a dura prova in questo ultimo periodo, ma abbiamo capito profondamente l’importanza di questi contatti.

    Sono sicura che tutti abbiamo una ferita, una difficoltà. Le mie si vedono, quelle degli altri no. Siamo uguali in questo.

    Agli occhi di Dio so già che è così.

    Spero che anche nella società sia sempre più così e che la Chiesa guidata da Papa Francesco, sia esempio per tutti in questo cammino.

    [01646-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0782-XX.02]


    [Fonte, dal Bollettino quotidiano del: 25.11.2021 della Sala Stampa della Santa Sede].
    «Chi ha conservato la fede in Dio non ha perduto niente,
    quand’anche avesse perduto il resto del mondo» (Axel Oxenstierna).




  2. #2
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    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    IN OCCASIONE DELLA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE PERSONE CON DISABILITÀ


    «Voi siete miei amici» (Gv 15,14)

    Cari fratelli e sorelle!

    In occasione della vostra Giornata Internazionale, vorrei rivolgermi direttamente a voi che vivete una qualsiasi condizione di disabilità, per dirvi che la Chiesa vi ama e ha bisogno di ognuno di voi per compiere la sua missione al servizio del Vangelo.

    Gesù, l’amico

    Gesù è nostro amico! È Lui stesso a dirlo ai suoi discepoli durante l’Ultima Cena (cfr Gv 15,14). Le sue parole giungono fino a noi e illuminano il mistero del nostro legame con Lui e della nostra appartenenza alla Chiesa. «L’amicizia con Gesù è indissolubile. Egli non ci abbandona mai, anche se a volte sembra stare in silenzio. Quando abbiamo bisogno di Lui, si lascia trovare da noi e sta al nostro fianco dovunque andiamo» (Esort. ap. postsin. Christus vivit, 154). Noi cristiani abbiamo ricevuto un dono: l’accesso al cuore di Gesù e all’amicizia con Lui. È un privilegio che abbiamo avuto in sorte e che diventa la nostra chiamata: la nostra vocazione è essere amici suoi!

    Avere Gesù per amico è la più grande delle consolazioni e può fare di ognuno di noi un discepolo grato, gioioso e capace di testimoniare come la propria fragilità non sia un ostacolo per vivere e comunicare il Vangelo. L’amicizia fiduciosa e personale con Gesù può essere, infatti, la chiave spirituale per accettare il limite che tutti sperimentiamo e vivere in maniera riconciliata la propria condizione. Da essa può nascere una gioia «che riempie il cuore e la vita intera» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 1) poiché, come ha scritto un grande esegeta, l’amicizia con Gesù è «una scintilla che appicca l’incendio dell’entusiasmo». [1]

    La Chiesa è la vostra casa

    Il Battesimo rende ognuno di noi membro a pieno di titolo della comunità ecclesiale e dona a ciascuno, senza esclusioni né discriminazioni, la possibilità di esclamare: “Io sono Chiesa!”. La Chiesa, infatti, è la vostra casa! Noi, tutti insieme, siamo Chiesa perché Gesù ha scelto di essere nostro amico. Essa – vogliamo impararlo sempre meglio nel processo sinodale che abbiamo intrapreso – «non è una comunità di perfetti, ma di discepoli in cammino, che seguono il Signore, bisognosi del suo perdono» ( Catechesi, 13 aprile 2016). In questo popolo, che avanza tra le vicende della storia guidato dalla Parola di Dio, «tutti sono protagonisti, nessuno può essere considerato semplice comparsa» ( Ai fedeli di Roma, 18 settembre 2021). Per questo anche ognuno di voi è chiamato a portare il proprio contributo al percorso sinodale. Sono convinto che, se esso sarà davvero «un processo ecclesiale partecipato e inclusivo» [2], la comunità ecclesiale ne uscirà realmente arricchita.

    Purtroppo, ancora oggi molti di voi «vengono trattati come corpi estranei della società. [...] Sentono di esistere senza appartenere e senza partecipare», e «ci sono ancora molte cose che [vi impediscono] una cittadinanza piena» (Enc. Fratelli tutti, 98). La discriminazione è ancora troppo presente a vari livelli della vita sociale; essa si nutre di pregiudizi, di ignoranza e di una cultura che fatica a comprendere il valore inestimabile di ogni persona. In particolare, considerare ancora la disabilità – che è il risultato dell’interazione tra le barriere sociali e i limiti di ciascuno – come se fosse una malattia, contribuisce a mantenere separate le vostre esistenze e ad alimentare lo stigma nei vostri confronti.

    Per quel che concerne la vita della Chiesa, «la peggiore discriminazione [...] è la mancanza di attenzione spirituale» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 200), che a volte si è manifestata nel diniego di accedere ai Sacramenti, sperimentato purtroppo da alcuni di voi. Il Magistero è molto chiaro in merito e, di recente, il Direttorio per la Catechesi ha affermato in maniera esplicita che «nessuno può rifiutare i Sacramenti alle persone con disabilità» (n. 272). Di fronte alle discriminazioni, è proprio l’amicizia di Gesù, che tutti riceviamo come dono immeritato, che ci riscatta e ci permette di vivere le differenze come ricchezza. Egli, infatti, non ci chiama servi, donne e uomini dalla dignità dimezzata, ma amici: confidenti degni di conoscere tutto ciò che Egli ha ricevuto dal Padre (cfr Gv 15,15).

    Nel tempo della prova

    L’amicizia di Gesù ci protegge nel tempo della prova. So bene che la pandemia di Covid-19, dalla quale con fatica stiamo uscendo, ha avuto e continua ad avere ripercussioni molto dure sulla vita di molti di voi. Mi riferisco, ad esempio, alla necessità di rimanere per lunghi periodi in casa; alla difficoltà di molti studenti con disabilità ad accedere agli strumenti di didattica a distanza; ai servizi alla persona che in molti Paesi sono stati a lungo interrotti; e a molti altri disagi che ciascuno di voi ha dovuto affrontare. Ma, soprattutto, penso a quanti di voi vivono all’interno di strutture residenziali e alla sofferenza che ha comportato la separazione forzata dai vostri cari. In questi luoghi il virus è stato molto violento e, nonostante la dedizione del personale, ha mietuto troppe vittime. Sappiate che il Papa e la Chiesa vi sono vicini in maniera particolare, con affetto e tenerezza!

    La Chiesa è al fianco di coloro tra voi che stanno ancora combattendo contro il Coronavirus; come sempre essa ribadisce la necessità che ci si prenda cura di ognuno, senza che la condizione di disabilità sia di ostacolo all’accesso alle migliori cure disponibili. In questo senso, già alcune Conferenze Episcopali, come quella di Inghilterra e Galles [3] e quella degli Stati Uniti, [4] sono intervenute per chiedere che sia rispettato il diritto di tutti ad essere curati senza discriminazioni.

    Il Vangelo è per tutti

    Dall’amicizia con il Signore deriva anche la nostra vocazione. Egli ci ha scelti perché portiamo molto frutto e il nostro frutto rimanga (cfr Gv 15,16). Presentandosi come la vera Vite, ha voluto che ogni tralcio, unito a Lui, sia in grado di dare frutti. Sì, Gesù desidera che giungiamo alla «felicità per la quale siamo stati creati. Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente» (Esort. ap. Gaudete et exsultate, 1).

    Il Vangelo è anche per te! È una Parola rivolta ad ognuno, che consola e, nello stesso tempo, chiama alla conversione. Il Concilio Vaticano II, parlando della chiamata universale alla santità, insegna che «tutti coloro che credono nel Cristo, di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità [...]. Per raggiungere questa perfezione i fedeli usino le forze ricevute secondo la misura con cui Cristo volle donarle, affinché, […] si consacrino alla gloria di Dio e al servizio del prossimo» (Cost. Lumen gentium, 40).

    I Vangeli ci narrano che, quando alcune persone con disabilità hanno incontrato Gesù, la loro vita è profondamente cambiata e hanno iniziato ad essere suoi testimoni. È il caso, ad esempio, dell’uomo cieco dalla nascita che, guarito da Gesù, afferma con coraggio davanti a tutti che Lui è un profeta (cfr Gv 9,17); e molti altri proclamano con gioia ciò che il Signore ha fatto per loro.

    So che alcuni tra voi vivono condizioni di estrema fragilità. Ma vorrei rivolgermi proprio a voi, magari chiedendo – dove ce ne fosse la necessità – ai vostri familiari o a chi vi è più vicino di leggere queste mie parole o trasmettere questo mio appello, e chiedervi di pregare. Il Signore ascolta con attenzione la preghiera di chi confida in Lui. Nessuno dica: «Io non so pregare» perché, come dice l’Apostolo, «lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili» (Rm 8,26). Nei Vangeli, infatti, Gesù ascolta chi si rivolge a Lui anche in maniera apparentemente inadeguata, magari solo attraverso un gesto (cfr Lc 8,44) o un grido (cfr Mc 10,46). Nella preghiera c’è una missione accessibile ad ognuno e ve la vorrei affidare in maniera speciale. Non c’è nessuno così fragile da non poter pregare, adorare il Signore, dare gloria al suo Nome santo e intercedere per la salvezza del mondo. Di fronte all’Onnipotente ci scopriamo tutti uguali.

    Cari fratelli e sorelle, la vostra preghiera è oggi più urgente che mai. Santa Teresa d’Avila ha scritto che «in tempi difficili sono necessari forti amici di Dio a sostegno dei deboli». [5] Il tempo della pandemia ci ha mostrato in maniera chiara che la condizione di vulnerabilità ci accomuna tutti: «Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme». [6] Il primo modo di farlo è proprio pregare. Possiamo farlo tutti; e anche se, come Mosè, avremo bisogno di un sostegno (cfr Es 17,10), siamo sicuri che il Signore ascolterà la nostra invocazione.

    Vi auguro ogni bene. Il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca.

    Roma, San Giovanni in Laterano, 20 novembre 2021

    Francesco

    _______________________________

    [1] Rudolf Schnackenburg, Amicizia con Gesù, Brescia 2007, pag. 68.

    [2] Sinodo dei Vescovi, Documento preparatorio. Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione, 2.

    [3] Bishops’ Conference of England and Wales, Coronavirus and Access to Treatment, April 20th, 2020.

    [4] USCCB - Public Affairs Office, Statement on Rationing Protocols by Health Care Professionals in Response to COVID-19, April 3rd 2020.

    [5] Vita, 15, 5.

    [6] Momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia, 27 marzo 2020.


    Copyright © Dicastero per la Comunicazione - Libreria Editrice Vaticana


    (Fonte, dal sito della Santa Sede.
    Citazioni bibliche:
    La Sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, 2008).
    «Chi ha conservato la fede in Dio non ha perduto niente,
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  3. #3
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    Disabilità, cinque protagonisti si raccontano con #IamChurch



    Il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita lancia una campagna in vista della prossima Giornata dedicata a questo tema: a partire dal 6 dicembre, per cinque settimane una videotestimonianza da varie parti del mondo mostrerà cosa significhi essere disabili e servire la Chiesa.
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  4. #4
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    Si intitola “Dall’inclusione all’appartenenza” l’evento organizzato dal Servizio nazionale per la pastorale delle persone con disabilità per il 3 dicembre, dalle 18 alle 19.30, in occasione della Giornata internazionale promossa dall’Onu.

    Lo spirito e gli obiettivi dell’iniziativa, che si svolgerà al Mitreo di Roma (l’ingresso è ad invito) e sarà tramessa in diretta sui canali YouTube e Facebook della Conferenza Episcopale Italiana, sono racchiusi nel titolo che rimanda alla necessità di un approccio e di uno sguardo nuovi. “Includere è certamente il primo passo, ma poi bisogna far sì che le persone con disabilità siano partecipi dei vari ambiti della vita e della Chiesa, in modo attivo e da protagoniste, come ripete Papa Francesco”, osserva la responsabile del Servizio CEI, suor Veronica Donatello, per la quale è fondamentale “sfatare alcuni pregiudizi ancora diffusi”.

    Proprio in quest’ottica, quella del 3 dicembre non vuole essere un’occasione per parlare delle persone con disabilità, ma un momento in cui si dà loro voce e spazio. Durante la serata, condotta da Lorena Bianchetti, volto di “A Sua immagine”, saranno infatti loro a raccontarsi e a far emergere la bellezza del sentirsi parte della comunità, civile ed ecclesiale. A prendere la parola saranno Davide Sghedoni e Laura Roncarati, coppia con sindrome di Down; don Matteo Buggea, parroco non vedente che ha dato vita ad un Centro diurno e per il “dopo di noi”; don Andrea Bonsignori e gli atleti della ASD Giuco 97 Rugby che ha fatto dell’integrazione sportiva una realtà; e tanti altri che, attraverso contributi video e collegamenti da diverse diocesi d’Italia, porteranno la loro testimonianza, accendendo i riflettori su esperienze pastorali innovative, su progetti di autonomia abitativa o di inclusione lavorativa.

    “Ci lasceremo sfidare da loro e alla fine, con l’aiuto di Serafino Corti, psicologo e direttore del Dipartimento delle Disabilità della Fondazione Sospiro, cercheremo di mettere a fuoco quali sono i passi concreti che le parrocchie, le famiglie, le associazioni e le congregazioni devono compiere per passare dall’inclusione all’appartenenza”, sintetizza suor Donatello ricordando che l’evento, al quale interverrà anche la scrittrice Chiara Gamberale, sarà accessibile in LIS con la sottotitolazione.

    Ad evidenziare che la sfida dell’armonizzazione e della promozione di un’appartenenza reale chiama in causa tutti sarà infine la “Festa delle 7 arti”, un movimento artistico d’avanguardia che coniuga arte e solidarietà, bellezza e innovazione, fondato dalla regista, performer e manager culturale Francesca Chialà che si esibirà insieme a Maria Chiara Selva, Barbara Canu, Francesca Santeddu, Federica Papa, Alice Cetti, Alessandra Di Nunzo, Gianluca Milana della scuola “Momento Danza” di Marzia Cafazzo, coinvolgendo le persone con disabilità presenti. Daranno il loro contributo anche la ballerina colombiana Liliana Solinas e Samuel Peron, maestro di “Ballando con le Stelle”, che danzerà con Chialà sul brano eseguito da Isabella Alfano, accompagnata dal chitarrista Enrico Cresci.

    Spazio alla musica poi con la cantante russa Natalia Pavlova, l’astro nascente della lirica, Francesca Mannino, la cantante Jazz Cinzia Tedesco, l’attrice Valeria Altobelli, Clelia Liguori, Eleonora Bianchini, Benedetta Piatti. Arricchiranno la serata anche i musicisti Fabio Lauri, il compositore di colonne sonore per cinema e tv, Paolo Vivaldi, il giovane Leo Cresci, i chitarristi Marco Caponegro, Emanuele Schillaci. A raccontare visivamente l’intera performance saranno gli artisti Monica Melani ed Enrico Ripari.

    02 Dicembre 2021


    (Fonte, dal sito della Conferenza Episcopale Italiana. Note legali (paragrafo “Diritti d’autore”): «Le informazioni, le immagini, i file audio e video e gli altri contenuti diversi da quelli sopra elencati, ove consentito dalla legge e fatti salvi i diritti di terzi, possono essere riprodotti, divulgati ed utilizzati per finalità formative ed educative con espressa esclusione di qualsiasi utilizzo commerciale e/o scopo di lucro»).
    «Chi ha conservato la fede in Dio non ha perduto niente,
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  5. #5

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    Messaggio del Santo Padre in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, 03.12.2022


    […].

    Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Francesco ha inviato in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, che ricorre oggi sabato 3 dicembre:

    Messaggio del Santo Padre

    Cari fratelli e sorelle!

    Tutti noi, come direbbe l’apostolo Paolo, portiamo il tesoro della vita in vasi di creta (cfr 2 Cor 4,7), e la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità ci invita a comprendere che la nostra fragilità non offusca in alcun modo «lo splendore del glorioso vangelo di Cristo», ma rivela «che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi» (2 Cor 4,4.7). Ad ognuno, infatti, senza meriti e senza distinzioni, è donato il vangelo tutto intero e, con esso, il gioioso compito di annunciarlo. «Tutti siamo chiamati ad offrire agli altri la testimonianza dell’amore salvifico del Signore, che al di là delle nostre imperfezioni ci offre la sua vicinanza, la sua Parola, la sua forza, e dà senso alla nostra vita» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 121). Comunicare il vangelo, infatti, non è un compito riservato solo ad alcuni, ma diventa una necessità imprescindibile di chiunque abbia sperimentato l’incontro e l’amicizia con Gesù.[1]

    La fiducia nel Signore, l’esperienza della sua tenerezza, il conforto della sua compagnia non sono privilegi riservati a pochi, né prerogative di chi ha ricevuto un’accurata e prolungata formazione. La sua misericordia, al contrario, si lascia conoscere e incontrare in maniera tutta particolare da chi non confida in sé e sente la necessità di abbandonarsi al Signore e di condividere con i fratelli. Si tratta di una saggezza che cresce man mano che aumenta la coscienza del proprio limite, e che permette di apprezzare ancora di più la scelta d’amore dell’Onnipotente di chinarsi sulla nostra debolezza. È una consapevolezza che libera dalla tristezza del lamento – anche il più motivato – e permette al cuore di aprirsi alla lode. La gioia che riempie il volto di chi incontra Gesù e a Lui affida la propria esistenza non è un’illusione o frutto di ingenuità, è l’irrompere della forza della sua Risurrezione in una vita segnata dalla fragilità.

    Si tratta di un vero e proprio magistero della fragilità che, se venisse ascoltato, renderebbe le nostre società più umane e fraterne, inducendo ognuno di noi a comprendere che la felicità è un pane che non si mangia da soli. Quanto la consapevolezza di aver bisogno l’uno dell’altro ci aiuterebbe ad avere relazioni meno ostili con chi ci sta accanto! E quanto la constatazione che neanche i popoli si salvano da soli spingerebbe a cercare soluzioni per i conflitti insensati che stiamo vivendo!

    Oggi vogliamo ricordare la sofferenza di tutte le donne e di tutti gli uomini con disabilità che vivono in situazione di guerra, o di coloro che si trovano a portare una disabilità a causa dei combattimenti. Quante persone – in Ucraina e negli altri teatri di guerra – rimangono imprigionate nei luoghi dove si combatte e non hanno nemmeno la possibilità di fuggire? È necessario prestare loro speciale attenzione e facilitare in ogni modo il loro accesso agli aiuti umanitari.

    Il magistero della fragilità è un carisma del quale voi – sorelle e fratelli con disabilità – potete arricchire la Chiesa: la vostra presenza «può contribuire a trasformare le realtà in cui viviamo, rendendole più umane e più accoglienti. Senza vulnerabilità, senza limiti, senza ostacoli da superare, non ci sarebbe vera umanità».[2] Ed è per questo che mi rallegro che il cammino sinodale si stia dimostrando un’occasione propizia per ascoltare finalmente anche la vostra voce, e che l’eco di tale partecipazione sia giunta nel documento preparatorio per la tappa continentale del Sinodo. In esso si afferma: «Numerose sintesi segnalano la mancanza di strutture e modalità di accompagnamento appropriate alle persone con disabilità, e invocano nuovi modi per accogliere il loro contributo e promuovere la loro partecipazione: a dispetto dei suoi stessi insegnamenti, la Chiesa rischia di imitare il modo in cui la società le mette da parte. Le forme di discriminazione elencate – la mancanza di ascolto, la violazione del diritto di scegliere dove e con chi vivere, il diniego dei Sacramenti, l’accusa di stregoneria, gli abusi – ed altre, descrivono la cultura dello scarto nei confronti delle persone con disabilità. Esse non nascono per caso, ma hanno in comune la stessa radice: l’idea che la vita delle persone con disabilità valga meno delle altre».[3]

    Il Sinodo, soprattutto, con il suo invito a camminare insieme e ad ascoltarsi a vicenda, ci aiuta a comprendere come nella Chiesa – anche per quello che riguarda la disabilità – non esista un noi e un loro, ma un unico noi, con al centro Gesù Cristo, dove ognuno porta i propri doni e i propri limiti. Tale consapevolezza, fondata sul fatto che siamo tutti parte della stessa umanità vulnerabile assunta e santificata da Cristo, elimina qualsiasi arbitraria distinzione e apre le porte alla partecipazione di ciascun battezzato alla vita della Chiesa. Ma, ancor più, laddove il Sinodo è stato davvero inclusivo, esso ha permesso di sfatare pregiudizi radicati. Sono infatti l’incontro e la fraternità ad abbattere i muri di incomprensione e a vincere la discriminazione; per questo auspico che ogni comunità cristiana si apra alla presenza di sorelle e fratelli con disabilità assicurando sempre ad essi l’accoglienza e la piena inclusione.

    Che si tratti di una condizione che riguarda noi, non loro, lo si scopre quando la disabilità, in maniera temporanea o per il naturale processo di invecchiamento, coinvolge noi stessi o qualcuno dei nostri cari. In questa situazione si inizia a guardare alla realtà con occhi nuovi, e ci si rende conto della necessità di abbattere anche quelle barriere che prima sembravano insignificanti. Tutto questo, tuttavia, non scalfisce la certezza che qualsiasi condizione di disabilità – temporanea, acquisita o permanente – non modifica in alcun modo la nostra natura di figli dell’unico Padre e non altera la nostra dignità. Il Signore ci ama tutti dello stesso amore tenero, paterno e incondizionato.

    Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio per le iniziative con cui animate questa Giornata Internazionale per le Persone con Disabilità. Le accompagno con la preghiera. Di cuore benedico tutti voi, e vi chiedo per favore di pregare per me.

    Roma, San Giovanni in Laterano, 3 dicembre 2022

    FRANCESCO

    ___________________

    [1] Cfr Messaggio in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, 20 novembre 2021.

    [2] La Chiesa è la nostra casa. Sintesi della consultazione sinodale speciale di persone con disabilità, a cura del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, n. 2: cfr Sito web del Dicastero LFV.

    [3] Documento di lavoro per la tappa continentale del Sinodo sulla sinodalità, 36.

    [01889-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    […].


    [Fonte, dal Bollettino quotidiano del: 03.12.2022 della Sala Stampa della Santa Sede.
    © Dicastero per la Comunicazione - Libreria Editrice Vaticana.
    Citazioni bibliche:
    La Sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, 2008].
    «Chi ha conservato la fede in Dio non ha perduto niente,
    quand’anche avesse perduto il resto del mondo» (Axel Oxenstierna).




  7. #7
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    Udienza a un gruppo di persone con disabilità in occasione della Giornata Internazionale delle persone con disabilità, 03.12.2022


    Questa mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza un gruppo di persone con disabilità in occasione della loro Giornata Internazionale e ha rivolto loro il discorso che pubblichiamo di seguito:

    Discorso del Santo Padre

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Sono lieto di incontrarvi oggi, in occasione della Giornata mondiale delle persone con disabilità. Ringrazio Mons. Giuseppe Baturi per le sue parole e anche per l’impegno delle Chiese in Italia di mantenere viva l’attenzione verso le persone con disabilità, con un’azione pastorale attiva e inclusiva. Promuovere il riconoscimento della dignità di ogni persona è una responsabilità costante della Chiesa: è la missione di continuare nel tempo la vicinanza di Gesù Cristo ad ogni uomo e ogni donna, in particolare a quanti sono più fragili e vulnerabili. Il Signore è vicino.

    Accogliere le persone con disabilità e rispondere ai loro bisogni è un dovere della comunità civile e di quella ecclesiale, perché la persona umana, «anche quando risulta ferita nella mente o nelle sue capacità sensoriali e intellettive, è un soggetto pienamente umano, con i diritti sacri e inalienabili propri di ogni creatura umana» (S. GIOVANNI PAOLO II, Discorso ai partecipanti al Simposio “Dignità e diritti della persona con disabilità”, 8 gennaio 2004).

    Questo era lo sguardo di Gesù sulle persone che incontrava: uno sguardo di tenerezza e di misericordia soprattutto per coloro che erano esclusi dall’attenzione dei potenti e persino delle autorità religiose del suo tempo. Per questo, ogni volta che la comunità cristiana trasforma l’indifferenza in prossimità - questa è una vera conversione: trasformare l’indifferenza in prossimità e in vicinanza - ogni volta che la Chiesa fa questo e trasforma l’esclusione in appartenenza, adempie la propria missione profetica. In effetti, non basta difendere i diritti delle persone; occorre adoperarsi per rispondere anche ai loro bisogni esistenziali, nelle diverse dimensioni, corporea, psichica, sociale e spirituale. Ogni uomo e ogni donna, infatti, in qualsiasi condizione si trovi, è portatore, oltre che di diritti che devono essere riconosciuti e garantiti, anche di istanze ancora più profonde, come il bisogno di appartenere, di relazionarsi e di coltivare la vita spirituale fino a sperimentarne la pienezza e benedire il Signore per questo dono irripetibile e meraviglioso.

    Generare e sostenere comunità inclusive – questa parola è importante, inclusive, sempre - significa, allora, eliminare ogni discriminazione e soddisfare concretamente l’esigenza di ogni persona di sentirsi riconosciuta e di sentirsi parte. Non c’è inclusione, infatti, se manca l’esperienza della fraternità e della comunione reciproca. Non c’è inclusione se essa resta uno slogan, una formula da usare nei discorsi politicamente corretti, una bandiera di cui appropriarsi. Non c’è inclusione se manca una conversione nelle pratiche della convivenza e delle relazioni.

    È doveroso garantire alle persone con disabilità l’accesso agli edifici e ai luoghi di incontro, rendere accessibili i linguaggi e superare barriere fisiche e pregiudizi. Questo però non basta. Occorre promuovere una spiritualità di comunione, così che ognuno si senta parte di un corpo, con la sua irripetibile personalità. Solo così ogni persona, con i suoi limiti e le sue doti, si sentirà incoraggiata a fare la propria parte per il bene dell’intero corpo ecclesiale e per il bene di tutta la società.

    Auguro a tutte le comunità cristiane di essere luoghi in cui “appartenenza” e “inclusione” non rimangano parole da pronunciare in certe occasioni, ma diventino un obiettivo dell’azione pastorale ordinaria. In tal modo potremo essere credibili quando annunciamo che il Signore ama tutti, che è salvezza per tutti e invita tutti alla mensa della vita, nessuno escluso.

    A me colpisce tanto quando il Signore narra la storia di quell’uomo che aveva fatto la festa per le nozze del figlio e non sono venuti gli invitati (cfr Mt 22,1-14). Chiama i servitori e dice: “Andate all’incrocio delle strade e portate tutti”. “Tutti” dice il Signore: giovani, vecchi, ammalati, non ammalati, piccoli, grandi, peccatori e non peccatori… Tutti, tutti, tutti! Questo è il Signore: tutti, senza esclusione. La Chiesa è la casa di tutti, il cuore del cristiano è la casa di tutti, senza esclusione. Dobbiamo imparare questo. Noi siamo, a volte, un po’ tentati di andare sulla strada dell’esclusione. No: inclusione. Il Signore ci ha insegnato: tutti. “Ma questo è brutto, questo è così…”. Tutti, tutti. L’inclusione.

    Cari fratelli e sorelle, in questo tempo, nel quale sentiamo quotidianamente bollettini di guerra, la vostra testimonianza è un segno concreto di pace, un segno di speranza per un mondo più umano e fraterno, per tutti. Andate avanti in questo cammino! Vi benedico di cuore e prego per voi. Grazie di quello che fate, grazie! E vi chiedo di pregare per me. Grazie!

    [01885-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0901-XX.02]


    [Fonte, dal Bollettino quotidiano del: 03.12.2022 della Sala Stampa della Santa Sede.
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  8. #8
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    Coincidenza, oggi ho trattato molto argomenti con persone affette da questo problema.
    Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te!!! Sei fortunato? Bene!! Divertiti, goditi ciò che di buono hai ma non fare del male a nessuno!!

  9. #9
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    Giornata delle persone con disabilità: l’omelia di Mons. Baturi e il saluto al Papa

    In occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, il Servizio nazionale ha organizzato a Roma l’evento “O Tutti O Nessuno!”. Pubblichiamo di seguito il saluto che Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della CEI, ha rivolto a Papa Francesco in apertura dell’Udienza concessa ai partecipanti all’incontro e l’omelia della Santa Messa celebrata nella Basilica di San Pietro.

    Saluto a Papa Francesco

    Santità,

    grazie per aver voluto incontrarci in occasione della Giornata Internazionale delle persone con disabilità. Il Servizio nazionale della CEI per la Pastorale delle Persone con Disabilità, guidato con energica tenerezza da suor Veronica Donatello, ci ha radunato per ascoltare la sua parola, nel desiderio di confermare il nostro impegno. Il Servizio in questi anni è stato impegnato a livello nazionale e locale nella proposta di una pastorale integrata e inclusiva, attenta alla persona in tutte le sue dimensioni, corporea, psicologica, sociale e spirituale. Lo scopo è favorire una pastorale che riesca a includere le persone con disabilità come protagonisti a pieno titolo.
    La ringraziamo, Santità, perché, con tenacia evangelica, continua a denunciare la cultura dello scarto, e soprattutto perché afferma e mostra che l’essenziale di Dio diventa visibile in gesti di carità e misericordia con cui possiamo offrire a ogni fratello e sorella la nostra mano, il nostro sorriso, la nostra condivisione e, infine, la nostra stessa vita.
    Siamo lieti perché abbiamo incontrato nello sguardo di Cristo la ragione della nostra vera grandezza, in forza della quale non smettiamo di denunciare le ingiustizie e di richiedere per questi fratelli condizioni di vita personale e sociale più degne.
    Il tema “O tutti o nessuno” vuol suggerire che l’immaginazione e la realizzazione di un nuovo futuro è possibile solo con il concorso solidale di tutti. Abbiamo un unico destino da spartire. Il contatto con la fragilità di un’altra persona è, insieme e innanzitutto, contatto con noi stessi e le nostre debolezze. Prendendoci cura degli altri e del mondo possiamo riconoscere con più facilità il nostro valore unico e irripetibile.
    Santo Padre, sogniamo e vogliamo essere una Chiesa col volto di Madre. O tutti o nessuno. Ci doni la sua parola e confermi la nostra fede. Le assicuriamo il sostegno della nostra preghiera e affetto.

    *****

    Omelia

    Gesù posa il suo sguardo di compassione sulle folle che lo hanno seguito con speranza. Ha percorso città e attraversato strade, è entrato nei villaggi e nelle case per incontrare uomini e donne e annunciare loro che il Regno è presente. Molti hanno preso a seguirlo. Qualcuno per curiosità, molti perché attratti da un potere misteriosamente connesso con la bontà. Intuiscono che lui, il figlio del falegname di Nazaret, può cambiare la loro vita e renderla più degna, amica delle loro aspirazioni più profonde di bellezza e felicità. Gesù ha parole autorevoli, comanda al vento e al diavolo, guarisce e perdona, accarezza i bambini e condivide gioie e dolori. Ridesta speranze profonde e manifesta la misericordia ardente di Dio. Gesù è il medico che vede la ferita del corpo e raggiunge il bisogno dell’anima, si accosta all’uomo segnato dal limite, ne prova compassione, ne condivide la condizione.
    Adesso guarda le folle e ne avverte compassione, perché sono stanche e sfinite, senza guida e meta, come pecore senza un pastore capace di conoscerle per nome, nella unicità della loro esistenza, di riconoscerne la voce unica, di guidarle verso il bene. Avrà visto tra la folla la mamma in attesa trepidante, l’uomo che ha sempre lavorato e si chiede per quale scopo, gli innamorati che vogliono vivere per sempre il loro amore. Vede persone segnate dal male della divisione e dell’odio, malati e infermi, lebbrosi. Gesù ha compassione di ciascuno di noi. Tra la folla, vede proprio me e te. Nello spazio di quello sguardo di compassione ciascuno può sentirsi conosciuto e amato, sostenuto nel cammino della vita. Non c’è ragione per sottrarci, non nascondiamoci, facciamoci riconoscere e guidare. Solo Gesù Cristo, morto e risorto, può conoscerci in profondità, amarci interamente e chiamarci per nome. Accettiamo la confidenza di questo sguardo di compassione. Per gli uomini stanchi e sfiniti è offerto il ristoro della Sua dolce presenza.
    Carissimi amici e fratelli, sorelle e madri, siamo qui presso la tomba di Pietro, siamo venuti numerosi per la Giornata Internazionale delle persone con disabilità, per la gratitudine di aver incontrato Gesù Cristo, il suo sguardo, la sua misericordia. In compagnia di tanti suoi discepoli, abbiamo riconosciuto il valore della vita e abbiamo imparato ad amarla, così com’è, con le sue grandezze e i suoi limiti. Vogliamo dire il nostro grazie e al tempo stesso essere confermati nella fede perché sulla roccia di Pietro possiamo anche noi costruire la Chiesa come dimora accogliente, nella quale ogni fratello e sorella possano sentirsi a casa e sostenuti.
    Gesù chiama i discepoli e li manda tra gli uomini quasi per dilatare nello spazio del mondo e del tempo della storia il suo sguardo e la potenza della sua misericordia: “Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni”. Il segno distintivo dei discepoli del Maestro è che la loro azione non può essere scambiata con alcun possesso o potere. Pura e assoluta gratuità, espressione della gratitudine per una gioia non meritata e interamente donata. «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Lo sguardo di Dio si rinviene dentro quello dei suoi discepoli che, sul suo esempio, continuano a percorrere le città e i villaggi.
    A tutti gli uomini vogliamo annunciare la grande misericordia di Cristo, per la quale nessuno è sbagliato o di troppo, tutti figli e fratelli. La gratuità di questo amore ci dà forza nel chiedere di riconoscere la dignità dei nostri fratelli e sorelle con disabilità, a farsi loro vicini nel rispetto e condivisione, per prestare l’aiuto necessario, e compiere tutti gli sforzi per rendere più bella la loro vita.
    Il tema di questa Giornata, “O tutti o nessuno”, ci fa comprendere che la compagnia dei credenti è chiamata ad essere la dimora in cui ciascuno può essere sostenuto nel cammino, e che insieme possiamo far sì che la voce di tanti fratelli non sia disattesa ma riceva la compassione di misericordia che merita. Il dono grande che possiamo anzitutto offrire alle nostre sorelle e fratelli con disabilità è il calore di una compagnia semplice e fraterna, nell’abbraccio della quale ciascuno sappia riconoscere i segni di quell’amore che dice: tu sei un bene, la tua vita è preziosa, unica, degna dell’amore più grande, quello di un Dio che muore per te.

    05 Dicembre 2022


    (Fonte, dal sito della Conferenza Episcopale Italiana. Note legali (paragrafo “Diritti d’autore”): «Le informazioni, le immagini, i file audio e video e gli altri contenuti diversi da quelli sopra elencati, ove consentito dalla legge e fatti salvi i diritti di terzi, possono essere riprodotti, divulgati ed utilizzati per finalità formative ed educative con espressa esclusione di qualsiasi utilizzo commerciale e/o scopo di lucro»).
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