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Discussione: Cronache della Diocesi di Mantova – Anno 2022.

  1. #461
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    VITA DIOCESANA

    "Aspettiamo il Paradiso proprio perché non è qui"

    L'omelia del vescovo Marco Busca alle esequie di mons. Roberto Brunelli

    DI MARCO BUSCA


    Duomo di Mantova, 24.11.2022
    Lezionario: Fil 3,8-11.20-21; Sal 89; Mt 13,44-52


    Quello che il Signore vuole va bene!
    Accompagniamo il nostro fratello don Roberto nell’ultimo passaggio verso il Regno. Ripeteva spesso negli ultimi mesi della sua vita a più persone: “Se il Paradiso fosse in terra staremmo bene qui, aspettiamo il Paradiso proprio perché non è qui”. Nel mio ultimo incontro presso le cure palliative, don Roberto è stato intenso negli sguardi, pronto nel segnarsi con il segno nella Croce, forte nel trattenermi stretta la mano, essenziale nelle parole: il “grazie” ripetuto più volte e una sola frase che condivido ad alta voce perché è come il sigillo sulla vita di un uomo cristiano sacerdote: “Quello che il Signore vuole va bene”.
    Ho scelto per questa liturgia esequiale il brano evangelico delle parabole del Regno. Gesù è intento ad istruire i discepoli sul Regno dei cieli ricorrendo a delle similitudini. Il Regno dei cieli, infatti, rimane un mistero che non si può definire perché è incommensurabile, ma non per questo è inesprimibile. Gesù, infatti, parla in parabole per accompagnare il suo uditorio alla comprensione attraverso immagini semplici, prese dall’esperienza quotidiana familiare a tutti. Don Roberto è stato un uomo di cultura e un magnetico divulgatore che rendeva accessibili a molti le verità umane e divine più profonde, lasciandosi ascoltare e leggere.

    Il tesoro nascosto della vocazione sacerdotale
    Le parabole del “tesoro nascosto” e della “bella perla” – evocative del valore e della bellezza del Regno di Dio – calzano bene con la sensibilità estetica di don Roberto, ma anzitutto con la sua storia vocazionale. Ai tempi di Gesù era frequente il ritrovamento fortuito di tesori che la gente, obbligata a spostarsi a causa delle frequenti guerre, sotterrava con la speranza di ritrovarli al ritorno a casa, cosa che spesso non avveniva. Il contadino fortunato non aspetta né sospetta del tesoro, s’imbatte in esso. È evidente il richiamo alla gratuità e alla sorpresa del dono. Il contadino decide di vendere tutto per comprare il campo. Il motivo della decisione è la gioia. Dio ci dà la gioia per motivarci e spingerci a decidere. È la grande passione accesa dal tesoro che rende indifferenti al resto. Non perché tutto perda significato, ma perché i tasselli della vita finalmente trovano il loro senso e il loro posto. Ci si decide per ciò che vale di più: Paolo scopre il Cristo, o meglio è conquistato da Lui, e considera tutto una perdita pur di non restare senza Cristo e guadagnare la sublime conoscenza di Cristo.
    Rintraccio qualcosa di simile nella vocazione di don Roberto. Vocazione “adulta”, che si staglia all’orizzonte dopo la laurea in Lettere e Lingue e letterature straniere e dopo aver lavorato come apprezzato traduttore alla Mondadori a Milano, dove si era trasferito con la famiglia da giovane. Mentre lavorava nella vigna dell’editoria, con prospettive di vita e di carriera che si aprivano dinanzi a lui, si è imbattuto nel suo “tesoro nascosto”, la vocazione sacerdotale, ed è passato a coltivare la vigna del Signore. La gioia della scoperta ha motivato un cambio radicale di vita. Amava ricordare: “non mi sono mai pentito un solo giorno della mia vocazione sacerdotale”.
    Pur di abbracciare il tesoro della vocazione ha saputo relativizzare e rinunciare alle alternative che la vita gli offriva. Tuttavia, del grande bagaglio culturale che si era fatto non è andato perduto nulla. Tutto è stato investito per acquistare ciò che vale davvero. Proprio come nella parabola del trafficante di perle preziose. A differenza della precedente, qui l’accento cade sulla ricerca da parte dell’intenditore che finalmente trova la perla di grande valore. Il regno di Dio non solo accade per grazia, si lascia trovare da chi lo cerca e per questo servono certi “strumenti”, come la perizia del commerciante che sa riconoscere e apprezzare il valore intrinseco della perla migliore. La preparazione e gli strumenti culturali di don Roberto sono stati investiti nel suo impegno per la diffusione del Regno di Dio.

    Uomo tradizionale e innovativo
    Per il discepolo, infatti, la gioia di aver trovato il tesoro e la perla si accompagna alla responsabilità. È il senso delle altre due parabole del Regno, i cui protagonisti sono lo scriba, che trasmette in modo intelligente e avvincente il vangelo del Regno, e il pescatore che “mette insieme tutto” nella rete gettata in mare. Gesù elogia lo scriba che, divenuto discepolo del Regno, assomiglia a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. Gli scribi si occupavano della legge di Mosè: ne erano i maggior conoscitori e la loro interpretazione autorevole era ritenuta legge a sua volta. Per questo lo scriba divenuto discepolo di Gesù sa estrarre dal suo tesoro cose nuove e cose antiche: non cancella o abolisce la tradizione, ma la legge alla luce della novità evangelica.
    Diventato sacerdote, don Roberto si è messo seriamente e convintamente a servizio della Chiesa mantovana come lo scriba saggio che trasmette i tesori della fede con completezza, nel pieno rispetto della tradizione e nell’apertura all’interpretazione, per discernere come la promessa di Dio si realizza qui e ora. Le cose antiche si apprezzano andando all’indietro, ma con lo sguardo in avanti, verso l’oggi sempre nuovo di Cristo. La personalità ferma e sicura di don Roberto era caratterizzata da un certo rigore morale e spirituale, dall’adesione convinta e feconda ai grandi principi e valori della tradizione cristiana che lui riproponeva con elegante sensibilità e capacità comunicativa moderna.
    Lo sforzo di conciliare tradizione e innovazione lo ha caratterizzato anche come docente e scrittore. Come insegnante di materie umanistiche presentava le opere classiche della letteratura e dell’arte ma anche gli autori contemporanei, anche quelli più discussi, per far aprire gli occhi e l’attenzione della Diocesi e della Città al “nuovo”, alle multiformi espressioni della cultura e dell’ingegno artistico in ogni sua forma. La sua cultura non era di per sé “museale”, conservativa. Una buona dose di creatività e vivacità intellettuale nutriva la sua inesauribile capacità di proposte nuove soprattutto in ordine alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico-culturale della città e del territorio mantovano. Anche la sua prima vocazione di scrittore gli è tornata utile per la missione. Cito, come esempio, il suo impegno a stendere una biografia “moderna” di San Luigi Gonzaga nell’anno celebrativo del IV centenario della morte (1991), dal titolo “Un uomo di nome Luigi”, contenente varie schede e informazioni che avevano lo scopo didattico di poter rendere più avvicinabile e comprensibile la figura di questo giovane santo che la storiografia e persino l'agiografia ave-vano in qualche modo penalizzato.
    Fu artefice del cambiamento scolastico del Seminario e per lunghi anni preside del Liceo-ginnasio dello stesso Seminario quando la scuola superiore fu parificata e divenne un Liceo classico privato diocesano aperto alla frequentazione di molti studenti esterni, ai quali ha trasmesso un singolare amore per l’arte come sa fare solo l’insegnante che possiede e ama con passione la sua materia. Generazioni intere di studenti mantovani vanno orgogliose di averlo avuto come maestro e, nel tempo, di aver coltivato una frequentazione sfociata spesso in vera e propria amicizia, che don Roberto – sebbene dicesse di avere un’indole “eremitica” – sapeva apprezzare e nutrire di tratti di finezza, sensibilità intuitiva, e con vere e proprie attenzioni.

    La sua parrocchia senza confini
    Anche l’immagine della rete che porta nella barca pesci di ogni specie si presta a un’interessante applicazione alla vita di questo nostro fratello sacerdote. Il Regno dei cieli si offre a tutti, il Padre è un pescatore che vorrebbe raccogliere tutti i pesci nella sua rete, nel suo amore desideroso di salvare tutte le vite. La rete aggrega tutti, raccoglie ogni genere di uomini. La Chiesa non può essere una setta elitaria perché fallirebbe la missione di convocare nel Regno ogni creatura e don Roberto, che non è mai stato parroco, non ha mancato di adempiere la missione sacerdotale negli ambiti di vita e di cultura all’interno dei quali, lungo gli anni, andavano moltiplicandosi gli incontri con studenti e cultori appassionati di belle arti: proprio gli incontri in queste agorà diventavano occasioni di annuncio. La sua parrocchia sono stati il Museo, l’aula scolastica, i pellegrinaggi, senza trascurare il servizio pastorale nella liturgia quotidiana presso le suore di casa Martini, le Messe domenicali in san Clemente, e la costante e generosa disponibilità a prestare aiuto nelle parrocchie, anche lontane dalla città.
    Certamente la memoria viva di don Roberto resterà legata al nostro Museo diocesano di cui è stato per sedici anni l’anima e la spina dorsale. Durante la sua direzione il Museo è stato riallestito, modernizzato ed è cresciuto da ogni punto di vista; sono aumentate le sale espositive ed esponenzialmente le opere esposte. Grazie ad una équipe di laici professionisti e di “amici del Museo”, da piccolo museo diocesano di provincia si è passati a una realtà museale apprezzata e conosciuta un po’ ovunque soprattutto per alcune collezioni esclusive.
    L’arte e i percorsi umanistici attraverso la bellezza non erano fine a sé stessi. L’ho sentito più volte paragonare il Museo a un’aula di catechismo e parlare delle opere d’arte come di una Bibbia a colori. L’arte cristiana è testimonianza iconica del mistero di Dio, un veicolo di promozione umana nel senso più profondo, di elevazione dell’anima, di valorizzazione del bello come ricerca e scoperta di Dio e al tempo stesso di quanto è più nobile e “divino” anche nell’uomo. La bellezza come orma e rivelazione del divino nell’umano. Alla presentazione di alcune mostre l’ho sentito descrivere le opere artistiche davanti a un pubblico diremmo “laico”, con maestria e rispetto ma senza tentennamenti per timore di urtare la sensibilità di qualcuno quando parlando usava espressioni tipo: la “nostra” fede oppure il “nostro” Signore come fosse pacificamente assodato non solo per lui ma anche per i suoi interlocutori che questa era la verità da accogliere nella sua evidente magnificenza.

    La comunione alle sofferenze di Cristo
    La cattedra più alta di un uomo è il modo in cui soffre. Per un credente il patire ha un valore sacramentale, è una situazione umana abitata da Dio. Il desiderio sommo di san Paolo di conoscere Cristo passa attraverso la comunione alle sue sofferenze. Questo nostro fratello sacerdote ha convissuto con la malattia con dignità e coraggio per circa dieci anni, senza mai scomporsi e senza mai disperare. Nella prova l’aiuto gli veniva certamente dalla fede nel Signore e dall’impegno a cui non veniva meno neppure nelle giornate più pesanti quando, pur nella difficoltà di parlare, celebrava la Messa, magari scusandosi per qualche pausa in più non prevista dal rito. Negli ultimi giorni, pur consapevole delle sue condizioni precarie, stava immaginando insieme ai collaboratori i prossimi eventi da proporre al museo nel periodo natalizio. Mi confidava che occuparsi delle cose da fare lo distraeva dal “pensarsi addosso” e la laboriosità era il suo farmaco dell’anima. Voleva morire “da vivo” e per questo si rifiutava di vestire i panni del malato che ha come unico obiettivo curare sé stesso. Apprendiamo la lezione di invecchiare bene perché sorretti da ragioni di vita anche in condizioni diminuite. I limiti non fermano la missione, solo la trasformano. Il primo novembre scorso ci siamo sentiti per telefono e non mi ha nascosto il dolore acuto che lo stava tormentando. Ma il commento è stato questo: “Perché lamentarsi quando milioni di esseri umani stanno male quanto me e più di me. Sono in buona compagnia”.

    Giunto a fine corsa nella Gerusalemme celeste
    “Corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù”. Don Roberto è stato un’appassionata guida turistica e ha condotto migliaia di persone alla scoperta delle meraviglie di Mantova, dell’Italia e del Mondo in collaborazione con l’ufficio pellegrinaggi della Diocesi. La sua città preferita era Gerusalemme, con orgoglio mostrava il suo patentino di guida abilitata per la Città Santa, dove accompagnò decine e decine di gruppi. Come tutte le persone intelligenti amava l’ironia e spesso farciva le sue conversazioni con battute argute. Prima di partire in volo per la Terra Santa, ai pellegrini spesso in apprensione viste le continue “turbolenze” del volo, soleva ripetere: “Io vi garantisco che tra poche ore saremo a Gerusalemme, sarà poi il Signore a decidere se quella terrena o celeste!”. La speranza cristiana ci lascia immaginare don Roberto in una visita alla Gerusalemme celeste, conquistato dalle meraviglie della città santa, le cui mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo, e la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente (cf Ap 21,18.21).
    Giunge al traguardo la vita di un uomo colto, un prete mantovano generoso e disponibile, un uomo essenziale per sé e capace di organizzare le risorse di cui disponeva per la cultura e per i bisogni dei poveri, un cristiano capace di muoversi nel mondo culturale del nostro tempo e per questo sicuramente apprezzato come testimone di una Chiesa che sa “contattare” l’uomo di oggi. Ringraziamo l’artista divino per l’opera compiuta nel nostro fratello Roberto sacerdote, che con la sua storia sicuramente interessante si è posto a servizio della Chiesa mantovana, della città e anche della comunità degli uomini, con totalità di dedizione e di testimonianza del Regno di Dio a cui aspirava giungere. La nostra cittadinanza, infatti, è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo.



    «Chi ha conservato la fede in Dio non ha perduto niente,
    quand’anche avesse perduto il resto del mondo» (Axel Oxenstierna).



  2. #462
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    Il vescovo incontra i seminaristi


    Alle 18 presiede la celebrazione eucaristica a San Giorgio.



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  3. #463
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    Preghiera per le vocazioni

    con il Seminario


    Per caratterizzare questo tempo d’Avvento la comunità del Seminario ha deciso di proporre dei momenti di adorazione eucaristica, durante i quali pregare per tutte le vocazioni, in modo particolare per la vocazione al ministero ordinato.

    Le adorazioni si terranno giovedì 1, 15 e 22 dicembre, dalle ore 21 alle ore 22, presso la chiesa parrocchiale di San Giorgio Martire, nel comune di San Giorgio Bigarello, contesto nel quale da qualche mese la comunità del Seminario vive.

    Le serate, che saranno animate dai gruppi di preghiera diocesani e da educatori alla fede della parrocchia, offriranno alcuni spunti di meditazione della Scrittura, momenti di riflessione personale e di adorazione silenziosa e, al termine, brevi testimonianze dei seminaristi su come la Parola del Signore ha preso dimora nelle loro vite. Da qui l’idea di intitolare l’iniziativa “Avvenga in me secondo la tua Parola”, la risposta che Maria dà all’Annunciazione dell’angelo Gabriele.



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  4. #464
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    Il vescovo incontra i seminaristi


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  5. #465
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    GIOVANI

    È solo questione di età?

    Tempi duri per i nostri giovani


    Dialogo a distanza nell'oratorio di Cerese.

    Intervengono:

    - on. prof. Elena Bonetti, deputata al Parlamento italiano

    - dott.ssa Lucia Barbieri, dirigente scolastico I.C. Borgo Virgilio

    - prof.ssa Lorella Fornaciari, insegnante I.C. Manzoni



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  6. #466
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    FORMAZIONE

    Parlarsi e ascoltarsi in famiglia

    Seminario teorico-pratico sulla comunicazione in famiglia


    Seminario teorico-pratico sulla comunicazione in famiglia, guidato da don Aldo Basso (psicologo).

    Sabato 3 dicembre 2022 dalle 9 alle 12,30 presso il Consultorio U.C.I.P.E.M. di Mantova in Viale Albertoni 4/c.

    Il seminario avrà un carattere soprattutto pratico e si occuperà delle competenze comunicative relative a:
    comunicazione aperta
    ascolto empatico
    esperienza del conflitto (la stasi della comunicazione)

    La partecipazione è gratuita.
    Informazioni e iscrizioni presso il Consultorio: 0376-323797 consultoriomn@hotmail.it



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  7. #467
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    70° anniversario della morte di don Aldo Moratti

    Appuntamenti a Castel Goffredo


    Prete dei giovani, prete di tutti: don Aldo Moratti a Castel Goffredo
    Mostra presso il MAST di Castel Goffredo
    dal 1/11 al 4/12/2022

    Messa di suffragio
    animata dal coro "Don Aldo Moratti" di Castel Goffredo
    Chiesa di Sant'Anna, 8/11/2022 ore 18.30

    La testimonianza di don Aldo Moratti sulle orme di San Giovanni Bosco
    "Un tè al Museo" con don Giovanni Telò, storico e giornalista
    Museo MAST, 20/11/2022 alle 16.30

    Don Aldo e i giovani. Vocazione e santità
    incontro con don Lorenzo Rossi, rettore del Seminario, Guido Belli e Dina Vignoni
    Oratorio parrocchiale Maria Immacolata



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  8. #468
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    La spiritualità di don Angelo Bertasi

    Incontri al convento del Gradaro


    Riprendono gli incontri alla scoperta della spiritualità di don Angelo Bertasi, proposti dalle Suore Oblate dei Poveri di Maria Ss. Immacolata.

    Il tema dell’anno, ispirato a quello diocesano - “Lo Spirito guida i nostri passi sulle strade e nelle case della gente” - ruota intorno ai verbi incontrare e riconoscere.
    Domenica 4 dicembre 2022 dalle 15,30 alle 17,30 a Mantova nel convento del Gradaro (via Gradaro, 42 oppure viale Allende, 20) sarà con noi don Roberto Pedroni per la proposta di riflessione. Seguirà La condivisione in assemblea e Un momento di fraternità.

    Per informazioni:
    Tel. 0376/323375
    e-mail: oblate.srchiara@gmail.com
    cell. 349 2845806
    Gruppo WhatsApp: Amici di d. Angelo Bertasi



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  9. #469
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    Inaugurazione dell’organo storico a canne

    Nella chiesa di Quistello


    Domenica 4 dicembre alle 16 nella chiesa parrocchiale di Quistello si terrà l'inaugurazione dell’organo storico a canne, recentemente restaurato.

    Verranno presentati i lavori di restauro, realizzati dalla ditta "Giani casa d'organi", e saranno eseguiti brani di autori italiani dell’800 e del ‘900 dall'organista Paolo Bottini.

    Il restauro dello strumento, eseguito grazie ai contributi dei fondi dell'8xmille, di Regione Lombardia e Ministero della Cultura, secondo il parroco don Matteo Pinotti ha una triplice valenza pastorale per la comunità di Quistello: non ha solo una funzione liturgica, nell'accompagnare il canto e la preghiera durante le principali celebrazioni della comunità, ma favorisce anche l'educazione all'ascolto e alla bellezza, e mette al contempo in collegamento la parrocchia con altre importanti istituzioni musicali presenti sul territorio.

    Dopo il recupero dell'intero edificio ecclesiastico a seguito del terremoto, ora un altro tassello importante è stato restituito al territorio. Uno strumento in più per favorire le relazioni, che anche attraverso questo strumento musicale potranno trovare occasioni di crescita e di scambio.



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  10. #470
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    Celebrazione eucaristica in memoria dei Canonici e Vescovi defunti

    Presieduta dal vescovo Marco
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