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Discussione: Cronache dell’Arcidiocesi Metropolitana di Milano – Anno 2022.

  1. #51
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    RICORDO
    Don Bussa, protettore dei piccoli dagli orrori della guerra

    Durante il secondo conflitto mondiale il sacerdote ambrosiano fece sfollare da Milano oltre un centinaio di bambini, tra i quali molti ebrei: per questo lo Stato d’Israele lo riconobbe tra i Giusti. A 45 anni dalla morte, il 28 gennaio Messa con l’Arcivescovo nella sua parrocchia del Sacro Volto


    «Quando uomini così grandi ci passano accanto non possiamo più vivere come se ciò non fosse accaduto: essi sono un dono e un richiamo all’imitazione e al dono di noi stessi per il bene dei fratelli». A scrivere queste parole su don Eugenio Bussa fu il cardinale Carlo Maria Martini, nell’aprile del 1981, quando le spoglie di questo generoso sacerdote ambrosiano, ordinato nel 1928, vennero traslate in quella che, fin dalla consacrazione nel 1936, era stata la “sua” chiesa: la parrocchia del Sacro Volto nel cuore del quartiere Isola, dove era nato il 3 settembre 1904, “povero tra i poveri” e dove morì improvvisamente il 29 gennaio 1977. Un quartiere – l’Isola – metafora di come e quanto sia mutata Milano: all’inizio del secolo scorso popolare e popoloso, oggi zona cult della movida, affacciato sullo skyline di Porta Nuova-Garibaldi: panorama un po’ avveniristico che si ammira al meglio dal cavalcavia nel 1996 intitolato proprio a don Bussa.

    Ribelle per amore

    Per raccontarne la figura si potrebbe continuare con i tanti attestati di benemerenza, come quello conferito dal Comune di Milano, il Premio Isimbardi della Provincia e il riconoscimento di Regione Lombardia; con la testimonianza di chi, ancora oggi, ricorda don Eugenio perché magari è stato uno delle migliaia di ragazzi passati per l’oratorio e il Patronato Sant’Antonio, di cui lui fu presidente dal 1937 al 1977; con l’Associazione dei suoi ex-allievi; con la concessione alla memoria della “Medaglia dei Giusti” nel 1990 da parte dello Stato d’Israele, e l’albero a lui dedicato nel viale dei Giusti di Yad Vashem. Sì, perché don Bussa riuscì a proteggere non solo i bimbi della parrocchia, ma anche tanti piccoli che avevano come unica colpa quella di essere nati ebrei. In questo senso fu anche lui uno dei preti ambrosiani «ribelli per amore», seppure il suo nome non compaia nel famoso volume di don Giovanni Barbareschi dedicato ai sacerdoti che si opposero al nazifascismo.

    La Colonia di Serina

    Peraltro anche don Bussa, come tanti di quei “ribelli”, fu imprigionato a San Vittore nel novembre 1944, dopo la chiusura da parte dell’autorità repubblichine della sospetta e invisa “Colonia di Serina”. Dopo il tremendo bombardamento a tappeto nella notte del 14 febbraio 1943, infatti, il parroco del Sacro Volto decise di far sfollare, nel corso di diversi mesi, 140 bambini a Serina, in Val Brembana, alloggiandoli in un ex convento messo a disposizione grazie all’aiuto del cardinale Schuster e del vescovo di Bergamo, monsignor Bernareggi. Tra loro, nascosti tra i coetanei, alcuni bimbi ebrei (è facile pensare che fossero stati segnalati a don Bussa da famiglie cattoliche amiche, o magari dallo stesso Arcivescovo di Milano). Nessuno – si legge in alcune memorie – sapeva da dove venissero e perché, per espresso volere del parroco, non partecipassero alla Messa o alla preghiera quotidiana. Nessuno comunque osò fare domande, alle quali, peraltro, certamente don Eugenio non avrebbe risposto, così come non disse nulla nemmeno nel dopoguerra.

    […].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; di Annamaria BRACCINI; PUBBLICATO DOMENICA 23 GENNAIO 2022).
    «Spiritus Sanctus, quem mittet Pater in nomine meo,
    ille vos docebit omnia et suggeret vobis omnia, quae dixi vobis»
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  2. #52
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    RITIRO
    «Io accolgo te», fidanzati a Seveso

    Domenica 30 gennaio giornata proposta dall’Ac alle coppie che si sposeranno entro l’anno. Iscrizioni online entro il 27 gennaio


    Il titolo – «Io accolgo te» – è una delle frasi più suggestive del rito del matrimonio. Ed è proprio incentrato sul tema dell’accoglienza reciproca nella diversità il ritiro per coppie di futuri sposi che è proposto dell’Azione cattolica ambrosiana. L’appuntamento è in programma domenica 30 gennaio, dalle 9 alle 13, al Centro pastorale ambrosiano di Seveso (Monza e Brianza). Guiderà la riflessione don Cristiano Passoni, assistente generale dell’Ac ambrosiana. Oltre alla riflessione spirituale, la scansione della mattinata comprende anche un tempo per il dialogo di coppia, l’ascolto di una testimonianza e la celebrazione della Messa.

    Il percorso «Nati per amare»

    Il ritiro per chi ha in programma il matrimonio nei mesi successivi è una delle iniziative del percorso «Nati per amare» che l’Ac organizza da molti anni per le coppie di fidanzati. «Non si tratta di un corso di diretta preparazione al matrimonio, ma di un cammino di spiritualità e formazione per chi vuole vivere cristianamente il tempo del fidanzamento», spiegano i coniugi Silvia Crestale e Lorenzo Melzi che coordinano la proposta a livello diocesano.

    Il percorso, triennale, si svolge in sette incontri annuali, la domenica mattina, da ottobre a maggio in sei sedi sul territorio della diocesi, una per ciascuna Zona pastorale (tranne Melegnano che converge a Milano città). Ogni incontro propone la testimonianza introduttiva di una coppia o l’intervento di un esperto (psicologi, pedagogisti, medici, teologi…), il dialogo di coppia, la condivisione in gruppo e la celebrazione della Messa. «Ogni anno – chiariscono i responsabili – le tematiche sviluppano tre attenzioni fondamentali: la crescita della persona all’interno della coppia, la crescita del rapporto interno alla coppia, la crescita del rapporto della coppia col mondo esterno».

    Per partecipare

    Per partecipare al ritiro occorre l’iscrizione online entro giovedì 27 gennaio. Necessari il Green pass rafforzato e la mascherina Ffp2. Contributo spese: 5 euro a persona. Solo chi è impossibilitato a partecipare in presenza può chiedere (tel. 02.58391328), sempre entro il 27 gennaio, il link per la connessione online. L’iniziativa è aperta a tutti i fidanzati interessati.


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; PUBBLICATO DOMENICA 23 GENNAIO 2022).
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  3. #53
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    CAMMINO SINODALE
    «Una preghiera per mettersi in ascolto dello Spirito»

    Il referente diocesano don Walter Magni spiega il senso dell’invocazione che il Consiglio episcopale milanese chiede di inserire tra le intenzioni domenicali dei fedeli a partire dal 30 gennaio


    Il Consiglio episcopale milanese chiede di pregare per il Sinodo dei Vescovi nelle Messe, a partire dal 30 gennaio. Don Walter Magni, referente diocesano per il Sinodo, spiega il senso dell’iniziativa.

    Di cosa si tratta?
    È un’intenzione di preghiera per il cammino sinodale della nostra Diocesi, che potrà essere utilmente inserita nella sequenza delle preghiere domenicali dei fedeli, a partire dal 30 gennaio. Non solo sarà importante pregare “per” il cammino sinodale nella Chiesa ambrosiana, ma sarà soprattutto decisivo imparare a mettersi in stato di ascolto sinodale in un contesto di preghiera, fatto di ascolto della Parola di Dio e di invocazione profonda dello Spirito di Gesù.

    Può anticiparci il testo della preghiera?
    «Padre Santo, che tutti ci raccogli in unità, mostraci e accompagna il cammino della sinodalità che la Chiesa è chiamata a vivere. Insegnaci a ‘camminare insieme’ nelle nostre comunità: nella comunione, nella collaborazione e nella corresponsabilità; sempre in ascolto dello Spirito e dei segni dei tempi, per essere testimoni di speranza per il mondo».

    […].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; di Annamaria BRACCINI, PUBBLICATO DOMENICA 23 GENNAIO 2022).
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  4. #54
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    TERRITORIO
    Gruppi Barnaba, saper leggere nel cuore delle persone

    È una delle raccomandazioni che l'Arcivescovo ha fatto ai membri del Gruppo di Affori, incontrati nel contesto della Visita pastorale al Decanato


    Gianluca Ferrando, padre di tre figli, 54 anni, dirigente d’azienda, della parrocchia di San Nicola in Dergano, membro del Consiglio pastorale parrocchiale e di quello diocesano, è tra coloro che l’Arcivescovo ha voluto incontrare, nella sua Visita al Decanato Affori, come moderatore, insieme agli altri membri del Gruppo Barnaba decanale.

    Mantenere vivo il “fuoco”

    Qual è l’aspetto che più l’ha colpita nella serata che avete vissuto con l’Arcivescovo?
    Direi il tono assolutamente colloquiale e accogliente da parte sua. Mi colpisce perché, spesso, si critica l’istituzione Chiesa che, con le sue gerarchie, è lontana dalla vita della gente. Invece nella serata si è realizzata tra noi e l’Arcivescovo un’assoluta vicinanza, sia nei toni, sia nei contenuti dell’incontro. Stiamo facendo un percorso in divenire, una cosa nuova e, in questo, la presenza dell’Arcivescovo è preziosa. Ci ha incoraggiato con suggerimenti anche pratici al fine di propiziare il confronto, nella consapevolezza che l’espressione concreta della vita della Chiesa si manifesta creando un tessuto di comunione.

    Cosa si aspetta dai Gruppi Barnaba, anche come moderatore, una figura che ha una precisa identità?
    Un’esperienza di crescita personale nella fede, come cristiano, che mi faccia approfondire il mio rapporto con il Signore. Questi primi sei mesi di lavoro mi confortano sotto questo aspetto. In secondo luogo, auspico un percorso di maggiore presa di coscienza dell’intero popolo cristiano relativamente a quale sia la sua missione, ma ancora di più su ciò che ne è il fondamento. Quanto stiamo facendo in questo periodo è incontrare realtà che non sono assimilabili alla vita parrocchiale – essendone un poco al di fuori -, ma che rappresentano iniziative vive e comunque d’ispirazione cristiana. Esiste una ricchezza: è importante che il Gruppo Barnaba non solo metta in connessione, ma aiuti a mantenere vivo il fuoco che queste opere hanno, perché la tendenza è a una grandissima generosità e dedizione, che, tuttavia, perde di vista talvolta le ragioni per cui si fanno le cose. Questo lo constatiamo concretamente nel fatto che c’è una difficoltà di ricambio generazionale, per cui chi manda avanti le iniziative, in genere, è abbastanza avanti con l’età e non ha giovani che ne raccolgano l’eredità. Lavorare su una maggiore consapevolezza dell’origine del nostro fare, che è appunto la nostra fede, è uno dei servizi realizzabili dal Gruppo Barnaba.

    Nuovi italiani, poveri ed educazione

    Se dovesse indicare una sfida per il suo Decanato e per il quartiere nel quale vive?
    Abbiamo di fronte tante realtà, perché siamo immersi in una società in enorme mutamento e questo non può non interessare anche il nostro Decanato. Uno dei temi ricorrenti su cui ci confrontiamo è sicuramente il rapporto con i nuovi italiani, gli abitanti della nostra zona che provengono da altri Paesi, che hanno altre culture, che vivono il loro cristianesimo o la loro appartenenza alla Chiesa cattolica in modi diversi. Spesso sono comunità molto coese al loro interno, ma che tendono a isolarsi e a non integrarsi nella vita del territorio. Altri temi che ci sono cari sono le povertà e l’educazione. La sfida è riuscire a parlare e a parlarci, per essere una presenza che sappia essere ascoltata e che sappia proporre gesti che interessano il mondo di oggi.

    È un’idea positiva e feconda quella di immaginare i Gruppi Barnaba anche come cinghia di trasmissione con le realtà che arricchiscono i territori?
    Senz’altro, perché così si alimenta la riflessione sulla presenza capillare della Chiesa, che si manifesta oggi nelle parrocchie, ma che sempre più richiede una riflessione sul proprio futuro. Probabilmente andranno individuate altre forme che vadano al di là delle realtà parrocchiali: questa mi pare una delle sfide per cui occorre intercettare le presenze vive di chi è nel mondo del lavoro, creando reti virtuose, anche se è un obiettivo di complessa realizzazione. Penso, per esempio, al recupero di esperienze preziosissime come quelle dei medici cattolici, che sono una testimonianza non visibile d’impegno quotidiano nel territorio. Nel Decanato abbiamo il nuovo Polo del Politecnico, dove c’è un cappellano che proviene dalla parrocchia di San Carlo a Niguarda. La presenza della cappellania, ma anche di tanti professori e degli studenti è un altro tema di riflessione.

    Stabilire rapporti

    Osservazioni alle quali la segretaria del Gruppo Barnaba, Giovanna Mizzau, insegnante da tre anni in pensione, della parrocchia dell’Ascensione, aggiunge. «Abbiamo raccontato all’Arcivescovo un percorso che abbiamo appena iniziato, essendoci incontrati a maggio e riprendendo, in questi mesi, dopo la pausa estiva».

    Cosa vi ha chiesto l’Arcivescovo?
    Ha sottolineato che il nostro compito non è quello di fare una sorta di censimento, ma di stabilire rapporti. Ha poi aggiunto qualcosa di importante e molto significativo per me, osservando che dobbiamo avere uno scopo contemplativo: davanti a tante vicende e fatti, si tratta di capire cosa c’è nel cuore degli uomini e delle donne e che cosa sia giusto fare. L’Arcivescovo ci ha anche suggerito di individuare la possibilità di un luogo di confronto per immaginare le vie della missione. Noi siamo ancora lontani dalla costituzione dell’assemblea di Decanato – sarà questo il lavoro che ci impegnerà quest’anno -, però ci ha detto che, innanzitutto, non dobbiamo pensare che il fare sia una preoccupazione in più, dobbiamo essere contenti di ciò che realizzeremo.

    Uno sguardo più ampio

    Quali sono le sue aspettative personali, facendo parte del Gruppo Barnaba?
    Ho riflettuto molto in questi giorni. Penso che il rischio del collaborare in parrocchia, anche se da leggere in positivo, sia a volte limitarsi a una specifica porzione di territorio e di Chiesa; io invece vorrei avere uno sguardo più ampio, cercando di cogliere il bene che ci circonda. Inoltre, mi aspetto che altre realtà, che già lavorano sul campo, ma che sono talvolta autoreferenziali e chiuse rispetto al loro territorio, si aprano, proprio per favorire una conoscenza reciproca. Così si potrà dire una parola, per la nostra zona e il quartiere in questa parte di Municipio, anche dal punto di vista amministrativo e pubblico. Parola che sia di speranza, pur nella consapevolezza delle difficoltà, delle paure e delle fatiche.

    […].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; di Annamaria BRACCINI; PUBBLICATO LUNEDÌ 24 GENNAIO 2022).
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  5. #55
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    APPELLO
    Il 26 gennaio giornata di preghiera per la pace in Ucraina

    Parrocchie e realtà ecclesiali invitate a trovare un momento dedicato per aderire alla proposta di papa Francesco: in allegato uno schema utile


    «Seguo con preoccupazione l’aumento delle tensioni che minacciano di infliggere un nuovo colpo alla pace in Ucraina e mettono in discussione la sicurezza nel continente europeo, con ripercussioni ancora più vaste». Così il Papa, al termine dell’Angelus di domenica scorsa, in cui ha lanciato un appello «a tutte le persone di buona volontà, perché elevino preghiere a Dio onnipotente, affinché ogni azione e iniziativa politica sia al servizio della fratellanza umana, più che di interessi di parte».

    «Chi persegue i propri scopi a danno degli altri, disprezza la propria vocazione di uomo, perché tutti siamo stati creati fratelli – il monito di Francesco -. Per questo e con preoccupazione, viste le tensioni attuali propongo che mercoledì prossimo 26 gennaio sia una giornata di preghiera per la pace».

    Parrocchie e realtà ecclesiali sono invitate a trovare un momento dedicato per aderire all’appello di papa Francesco. Qui una proposta di preghiera

    […].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; PUBBLICATO MARTEDÌ 25 GENNAIO 2022).
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  6. #56
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    CONVEGNO
    I giovani e il Vangelo, alla scuola della «Christus vivit»

    L'esortazione apostolica di papa Francesco al centro dell'appuntamento del 4 e 5 febbraio a Seveso e su YouTube, rivolto a educatori, sacerdoti, consacrati e operatori di Pastorale giovanile. Interviene don Fabio Rosini, direttore del Servizio per le Vocazioni della Diocesi di Roma


    Porsi in ascolto degli orientamenti forniti dall’esortazione apostolica Christus vivit: questo l’obiettivo del convegno per educatori, sacerdoti, consacrati/e e operatori di Pastorale giovanile che il Servizio diocesano per i Giovani e l’Università propone venerdì 4 (dalle 19.15) e sabato 5 febbraio (fino alle 12.30), in presenza presso il Centro pastorale ambrosiano di Seveso (iscrizioni già chiuse) e online (diretta sul canale YouTube PgFom dalle 21 di venerdì e dalle 9 di sabato).

    Le parole del Papa

    Lo spunto è offerto in particolare da questo brano dell’esortazione di papa Francesco: «Lo sguardo attento di chi è stato chiamato ad essere padre, pastore e guida dei giovani consiste nell’individuare la piccola fiamma che continua ad ardere, la canna che sembra spezzarsi ma non si è ancora rotta (cfr Is 42,3). È la capacità di individuare percorsi dove altri vedono solo muri, è il saper riconoscere possibilità dove altri vedono solo pericoli. Così è lo sguardo di Dio Padre, capace di valorizzare e alimentare i germi di bene seminati nel cuore dei giovani. Il cuore di ogni giovane deve pertanto essere considerato “terra sacra”, portatore di semi di vita divina e davanti al quale dobbiamo “toglierci i sandali” per poterci avvicinare e approfondire il Mistero» (n. 67).

    Domande di senso

    Guiderà la riflessione don Fabio Rosini, direttore del Servizio per le Vocazioni della Diocesi di Roma, che aiuterà a indagare il vissuto delle giovani generazioni e fornirà alcune indicazioni sulle modalità con le quali gli educatori sono chiamati a porsi in ascolto delle domande di senso che albergano nel cuore di ragazze e ragazzi di oggi, per accompagnarli a trovare una risposta alla luce della fede cristiana. Ci sarà anche modo di dialogare con don Fabio e di confrontarsi su alcune specifiche prassi pastorali e iniziative rivolte ai giovani.

    Venerdì 4, dopo i Vespri e la cena, alle 21 il primo intervento di don Rosini su «Il cuore di ogni giovane, “terra sacra”» (n. 67). Sabato 5, dopo la colazione e le Lodi, alle 9 don Mario Antonelli, Vicario episcopale per l’Educazione e la Celebrazione della fede, introdurrà il secondo intervento di don Rosini, «Chiamati ad essere padri» (n. 66). Seguiranno domande, considerazioni e conclusioni con una breve presentazione delle Dieci parole e dei Sette segni. Si terminerà alle 12.30 con il pranzo comunitario.

    […].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; PUBBLICATO MARTEDÌ 25 GENNAIO 2022).
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    TERRITORIO
    I Dialoghi di Pace a Malgrate

    Nella Zona pastorale III, l'1 febbraio alle 21, nella chiesa dei Santi Protaso e Gervaso, il terzo appuntamento del 2022 per l'iniziativa che propone in forma artistica il Messaggio del Papa per la Giornata mondiale


    Martedì 1 febbraio, a Malgrate (Lc), nella parrocchia di San Leonardo (via Scatti 2 A), alle 21, è in programma il terzo appuntamento della stagione 2022 dei Dialoghi di Pace, iniziativa che mira a rendere ancora più attraente il Messaggio del Papa per la Giornata della Pace, presentandolo in forma artistica. Con questa finalità i Dialoghi sono stati ideati diversi anni fa nella chiesa della Regina Pacis di Milanino e si sono sviluppati nel tempo con decine di date in Lombardia e altre regioni d’Italia. Dallo scorso anno sono proposti dalla Diocesi in un programma che vede un appuntamento di riferimento in ogni Zona pastorale, organizzato in collaborazione con numerose associazioni e istituzioni religiose e della società civile.

    Che cosa sono

    La formula adottata prevede la suddivisione del Messaggio in brevi e veloci battute che tre lettori interpretano, facendole proprie e incalzandosi l’un l’altro nella lettura, come se fossero impegnati in un’animata discussione. A dare respiro e incisività contribuiscono poi alcuni interludi musicali, a partire dal benvenuto col quale si accoglie il pubblico per creare subito un’atmosfera di raccoglimento.

    Come il Messaggio che diffondono, i Dialoghi di Pace sono rivolti a tutti e perciò espressamente pensati come un tempo che i cattolici possono vivere anche in preghiera, mentre la spiritualità di chi ha altri riferimenti religiosi, o non ne ha alcuno, suggerisce sempre a ciascuno il modo migliore di prendervi parte; anche piacevolmente, come dichiara chi vi assiste. Così facendo ci si prefigge di dar valore alle parole del Papa nella loro interezza, puntando a raggiungere credenti e non credenti con i contenuti del suo Messaggio universale. Anche per questo l’iniziativa non è “chiusa” ed “esclusiva”, ma vuole incoraggiare altre comunità pastorali e associazioni ad “appropriarsi” dei Dialoghi di Pace affinché, come già avviene, cresca sempre più il numero di chi decide di “copiarli” autonomamente.

    Il programma di Malgrate

    La serata di Malgrate – appuntamento di riferimento per la Zona pastorale III, a cura del Gruppo decanale «Pace e creato» – sarà trasmessa in streaming sul canale YouTube della parrocchia.

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    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; PUBBLICATO MARTEDÌ 25 GENNAIO 2022).
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    CELEBRAZIONE
    Campiotti, ordinazione episcopale in Duomo il 26 febbraio

    Alle 10.30 la consacrazione del nuovo Vescovo di Volterra, che poi farà il suo ingresso in Diocesi il 27 marzo. Presentiamo l'immaginetta con lo stemma e il motto


    L’ordinazione episcopale di don Roberto Campiotti – nominato Vescovo di Volterra da papa Francesco lo scorso 12 gennaio – avrà luogo nel Duomo di Milano sabato 26 febbraio alle 10.30. Il nuovo Vescovo farà il suo ingresso in Diocesi il prossimo 27 marzo, con la celebrazione nella Cattedrale di Volterra alle 17.

    La biografia

    Nato a Varese il 31 ottobre 1955, entrato nel Seminario diocesano nel 1974 e ordinato sacerdote nel 1979, dopo alcune esperienze come vicario parrocchiale a Laveno Mombello (Varese), Milano e Cassano Magnago (Varese), dal 1995 al 2006 don Campiotti è stato parroco a Sumirago (Varese) e dal 2006 al 2010 responsabile della Comunità Pastorale San Benedetto in Sumirago. Dal 2010 è Rettore del Collegio Ecclesiastico Internazionale San Carlo Borromeo” di Roma, che accoglie sacerdoti e studenti da tutto il mondo, lì inviati dai loro vescovi per completare la formazione sacerdotale.

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    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; PUBBLICATO MERCOLEDÌ 26 GENNAIO 2022).
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    STORIA
    Don Mario Ciceri, «pretino» dal cuore grande

    In occasione del Giorno della Memoria, rievochiamo la figura del sacerdote ambrosiano che sarà presto beato e che nei giorni terribili della seconda guerra mondiale diede aiuto ai perseguitati dai nazifascisti nel territorio di Sulbiate, in Brianza. Morì prima della Liberazione in un incidente, ma nel 1985 gli fu assegnata la Medaglia d'oro della Resistenza.


    Che aspetto ha, un santo? E un eroe? Quello di don Mario Ciceri era piuttosto ordinario, forse persino trascurato, sicuramente poco appariscente, fino a sembrare «anonimo»… «Smilzo, quasi timido, di poche parole», scriveva di lui padre Giustino Borgonovo, profondo conoscitore del clero ambrosiano; che aggiungeva: «Al primo vederlo sembrava uno dei soliti pretini, senza doti speciali, di risorse comuni, persino un po’ volgaroccio. Ma tu raccoglievi cinque parole e ti accorgevi di aver conosciuto un piccolo santo».

    Proprio questo «pretino», infatti, com’è noto, sarà presto beato. Lui che nel 1985, nel quarantennale della Liberazione, era già stato insignito della medaglia d’oro per il suo eroico contributo nell’opposizione al nazifascismo. Un riconoscimento alla memoria, certo, perché in realtà don Mario Ciceri era già morto da molti anni. Non aveva visto neppure la fine della guerra, in realtà, essendo deceduto il 4 aprile 1945 per le conseguenze di un incidente stradale: apparentemente «banale», come tutta la sua vita, che invece è stata davvero straordinaria.

    Dei tanti aspetti della santa esistenza di don Ciceri, allora, nel Giorno della Memoria è bello ricordare proprio il suo impegno nel mettere in salvo e aiutare ebrei, prigionieri, profughi e tutti coloro che furono perseguitati nei mesi terribili dell’occupazione tedesca e della Repubblica sociale, che seguirono l’Armistizio del 1943. Del resto, quasi fosse un segno, Mario era nato proprio l’8 settembre: di quell’anno 1900 che sembrava aprire una nuova era di progresso e di prosperità (una previsione presto tragicamente smentita dai fatti).

    Al tempo della seconda guerra mondiale don Mario Ciceri era coadiutore nella parrocchia di Brentana di Sulbiate, vicino a Vimercate, nella Brianza tra Monza e Lecco: una realtà all’epoca ancora in gran parte rurale, che il sacerdote ben conosceva, essendo nato a Veduggio in una povera e numerosa famiglia contadina. A Brentana, d’altra parte, don Mario era arrivato appena ordinato prete, nel 1924, e lì era rimasto: conosciuto e amato da tutti.

    Proprio nei boschi attorno a Sulbiate avevano trovato rifugio un gran numero di «sbandati» che erano ricercati dalle milizie fasciste e dalle truppe tedesche: si trattava di militari alleati (inglesi, americani, polacchi…) che erano riusciti a fuggire dai campi di prigionia sfruttando la confusione che era seguita all’annuncio dell’Armistizio; ma tra loro c’erano anche molti soldati italiani che, se catturati, sarebbero stati internati nei lager in Germania; e poi ebrei e perseguitati politici, che rischiavano letteralmente la vita.

    Don Mario Ciceri avrebbe potuto far finta di nulla. Aveva i suoi giovani da seguire, il suo oratorio, la sua gente: la sua parrocchia, insomma, per la quale dedicava già tutto il suo tempo e tutte le sue energie. E invece il coadiutore si gettò anima e corpo anche in questa impresa, pericolosissima, coinvolgendo i più capaci e i più coraggiosi fra i suoi parrocchiani. Lui, in prima persona, portava cibo e generi di prima necessità alle persone nascoste, oltre a quell’assistenza spirituale che gli era connaturale.

    Come per molti altri sacerdoti ambrosiani, del resto, l’opposizione di don Ciceri alle violenze e ai soprusi del nazifascismo non era iniziata con la disfatta italiana nel conflitto, ma era maturata nella consapevolezza delle libertà negata da un regime dittatoriale. Già nel 1931, infatti, con la chiusura forzata dei circoli di Azione cattolica, don Mario si era distinto per la sua resistenza a quei provvedimenti, fino al rifiuto di consegnare la bandiera dell’associazione, venendo così deferito alla Questura di Milano. Ma lui non si preoccupava degli attacchi dei fascisti: «Sono italiano più che loro – aveva confidato ad un amico -: e sinora per una gioventù buona e forte e moralmente sana ho speso i miei anni migliori: loro non possono dire altrettanto».

    In molte occasioni fu proprio don Mario Ciceri ad accompagnare personalmente i ricercati verso la salvezza in Svizzera, dopo aver procurato loro documenti e lasciapassare falsi. E con la sua fidata bicicletta, che non abbandonava mai, faceva di continuo la spola con Chiavenna, la Valtellina e altre zone di confine, macinando anche 250 chilometri alla volta!

    Proprio mentre tornava in bici da una delle sue innumerevoli missioni caritative, una sera buia e nebbiosa del 9 febbraio 1945 don Mario si scontrò con un carretto, avendone il fegato spappolato. Morì all’ospedale di Vimercate, dopo due mesi di agonia, tra il rimpianto e il dolore di tutti coloro che l’avevano conosciuto. E che già lo dicevano santo.

    […].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; di Luca FRIGERIO; PUBBLICATO MERCOLEDÌ 26 GENNAIO 2022).
    «Spiritus Sanctus, quem mittet Pater in nomine meo,
    ille vos docebit omnia et suggeret vobis omnia, quae dixi vobis»
    (Io. 13, 26).




  10. #60
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    CELEBRAZIONE
    Vita consacrata, Messa in Duomo

    Presieduta dall'Arcivescovo mercoledì 2 febbraio alle 17.30, per la XXVI Giornata mondiale nella Festa della Presentazione del Signore (diretta tv e web). Per la Giornata Itl, in collaborazione con l’Arcidiocesi, ha realizzato un video: pubblichiamo il trailer




    Consacrati e consacrate, sacerdoti, diaconi, famiglie e giovani sono invitati a partecipare alla celebrazione eucaristica che l’Arcivescovo presiede mercoledì 2 febbraio, alle 17.30, nel Duomo di Milano, per la XXVI Giornata mondiale della vita consacrata nella Festa della Presentazione del Signore.

    La celebrazione è promossa dal Vicariato episcopale in collaborazione con Cism, Usmi e Ciis.
    Diretta su Chiesa Tv (canale 195 del digitale terrestre), www.chiesadimilano.it e youtube.com/chiesadimilano


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; PUBBLICATO GIOVEDÌ 27 GENNAIO 2022).
    «Spiritus Sanctus, quem mittet Pater in nomine meo,
    ille vos docebit omnia et suggeret vobis omnia, quae dixi vobis»
    (Io. 13, 26).




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