Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronache dell’Arcidiocesi Metropolitana di Milano – Anno 2022.

  1. #41
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    ECUMENISMO
    Unità dei cristiani, la Settimana di preghiera

    Dal 18 al 25 gennaio eventi e iniziative a Milano e in Diocesi sul tema «Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo»


    «Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo» (Matteo 2,2) è il tema della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani (18-25 gennaio). I relativi sussidi sono stati elaborati dal Consiglio delle Chiese del Medio Oriente e diffusi dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

    I cristiani come la stella

    I cristiani in Medio Oriente hanno trovato nella «stella» un’immagine della vocazione cristiana. La stella era il segno che ha guidato i Magi da luoghi lontani e da diverse culture verso Gesù bambino, e rappresenta un’immagine di come i cristiani si uniscono in comunione tra loro mentre si avvicinano a Cristo. I cristiani stessi devono essere un simbolo come la stella, che conduce tutti i popoli verso Cristo. Devono essere il mezzo attraverso il quale Dio guida tutti i popoli all’unità. Quando i cristiani si trovano alla presenza del Signore e pregano insieme, sono come i Magi che si sono inginocchiati, gli hanno reso omaggio e hanno aperto i loro tesori. Nella preghiera comune anche noi apriamo i nostri tesori, ci scambiamo doni e diventiamo segno dell’unità che Dio desidera per tutta la sua creazione.

    I programmi

    Nella Diocesi ambrosiana iniziative ed eventi sono stati predisposti per la Città di Milano dal Consiglio delle Chiese cristiane di Milano in collaborazione con il Servizio diocesano Ecumenismo e dialogo (qui il programma completo); per le altre Zone sono stati predisposti dalle Zone stesse in collaborazione con il Servizio diocesano (qui il programma completo). La Settimana si aprirà con l’incontro in programma lunedì 18 gennaio, alle 18, nella chiesa di Santa Maria della Sanità dei Crociferi (via Durini 20, Milano), a cui interverrà l’Arcivescovo.

    Il diacono Roberto Pagani, responsabile del Servizio diocesano, invita i fedeli, quando possibile, ad accedere agli incontri proposti nella modalità a distanza.

    […].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; PUBBLICATO GIOVEDÌ 13 GENNAIO 2022).
    «Spiritus Sanctus, quem mittet Pater in nomine meo,
    ille vos docebit omnia et suggeret vobis omnia, quae dixi vobis»
    (Io. 13, 26).




  2. #42
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    LITURGIA
    La Domenica della Parola di Dio

    Promuovere la riflessione e la divulgazione delle Scritture è la finalità della Giornata che in Diocesi si celebra il 23 gennaio


    Con la Lettera apostolica Aperuit illis del 30 settembre 2019 papa Francesco ha istituito per tutta la Chiesa la Domenica della Parola di Dio, fissandola – secondo il Calendario liturgico romano – alla III domenica del Tempo Ordinario, momento particolarmente adatto «a rafforzare i legami con gli ebrei e a pregare per l’unità dei cristiani».

    Tenendo conto dello specifico Calendario ambrosiano, che situa la festa della Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe (e la corrispondente Giornata per la Famiglia) all’ultima domenica di gennaio, nella Diocesi di Milano la Domenica della Parola di Dio viene fissata stabilmente alla penultima domenica di gennaio, che nel 2022 cade il 23 gennaio (qui il Sussidio del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione).

    […].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; PUBBLICATO GIOVEDÌ 13 GENNAIO 2022).
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  3. #43
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    BRUZZANO
    «Siate testimoni della speranza, con un messaggio per trasfigurare il vostro quartiere»

    Un ampio e articolato dialogo tra l'Arcivescovo e i giovani ha introdotto la Visita pastorale nel Decanato di Affori, la prima nella città di Milano


    Un dialogo a 360 gradi sulla fede, i giovani, il domani, la speranza e la possibilità di essere «scintille» per alimentare un futuro migliore. La Visita pastorale alla Città di Milano si apre con un incontro tra i giovani del Decanato di Affori e l’Arcivescovo, che si pone in ascolto delle loro domande e risponde. Il dialogo si avvia nel salone dell’oratorio San Luigi della parrocchia Beata Vergine Assunta in Bruzzano ci sono il Vicario episcopale di Zona monsignor Carlo Azzimonti, il decano don Tommaso Castiglioni, il responsabile diocesano della Pastorale giovanile don Marco Fusi, il parroco don Paolo Selmi, i sacerdoti del Decanato, i vicari parrocchiali, le ausiliarie diocesane.

    Artigiani del bene comune

    Giorgio, educatore della prima superiore, si rifà al Discorso alla Città 2021, chiedendosi come conciliare l’operato «di pochi artigiani del bene comune con una società fatta di potere, denaro e risultato».

    «Vorrei che questa possibilità di dialogare con voi fosse un incoraggiamento – dice subito l’Arcivescovo -. L’artigiano del bene comune si trova quasi paralizzato dall’enormità del compito e dalla modestia delle risorse, ma il bene della storia è sempre fatto di persone che hanno saputo tenere pulito il proprio metro quadrato di terreno. Non è l’impresa di una rivoluzione sistematica, ma è l’impegno del proprio compito, sia che facciate il guidatore del bus, che raccogliate la spazzatura o diventiate professionisti. Gli artigiani del bene comune non cambiano il mondo, ma fanno bene quello che devono fare. Io ho fiducia nel gesto minimo: la vostra, almeno per ora, non è l’opera che decide la storia, ma è la semina del buon seme, sapendo che qualcuno lo farà crescere».

    La Messa come spazio di libertà

    Si passa a Paolo, educatore dei 18-19enni. Il tema è quello della «ricostruzione di una scala di valori che possa orientare».

    «Credo che sia una questione a cui voi potete rispondere meglio di quanto possa fare io – osserva monsignor Delpini -. Una delle inquietudini fondamentali che ho è se la generazione degli adulti, che sono nel pieno delle responsabilità, abbia qualcosa da dire a voi giovani, una visione per indicare la terra promessa, un fuoco. È più di una questione di linguaggi diversi. Mi sembra che gli adulti – anche se non è un giudizio universale – siano oggi un poco complessati… Ma voi potere provocarli, per esempio in serate come questa. Ricordate che i vostri genitori hanno, comunque, qualcosa che merita di essere ascoltato: non parlate di banalità, chiedetevi e fate domande che hanno l’audacia di aprire il libro degli altri e della vita.

    Arianna, anche lei educatrice dei 18-19enni, si interroga sul «passaggio generazionale» e su dove e come viverlo in libertà. L’Arcivescovo risponde: «La Messa domenicale, se la si vive veramente per quello che è, abbatte i muri, perché è il luogo in cui tutti si possono incontrare, nel quale gli adulti e i giovani possono conoscere uno spazio di libertà. Non si tratta di una convocazione formale, ma del Signore. La Messa domenicale è un modello di come abbattere le divisioni anche tra voi, perché non è solo ascoltare la predica o seguire la liturgia, ma è “il prima è il dopo”: è lo spazio di chi ha ascoltato e diviso lo stesso pane. Chiedetevi come la Messa possa non essere solo un rito, ma sia davvero un’assemblea in cui si prega, si fa silenzio e, così, si fa comunità. La pluralità delle presenze, la molteplicità delle provenienze, trova lì un punto fermo che è la fonte della vita di tutti. Credo che la comunità cristiana abbia la responsabilità di affrontare queste vostre domande e che il Consiglio pastorale debba essere intergenerazionale».

    […].

    Il nichilismo e la speranza

    Fabio punta l’attenzione sul nichilismo odierno, sulla speranza e il rapporto con il Signore.

    «Un tema – scandisce l’Arcivescovo – decisivo per la nostra fede. La prima riposta che vorrei darvi e che Gesù è un amico, il più importante. Un’amicizia che non è complicità, ma aiuta a diventare migliori perché interpreta il desiderio di avere gioia. Andare a Messa e pregare è ammettere che viviamo di una vita ricevuta, anche quando siamo distratti o ripiegati su noi stessi. L’amicizia, l’eucaristia, la condivisione sono i tre aspetti che voglio sottolineare. La speranza, poi, è un tema di particolare attualità, perché ho l’impressione che il nostro mondo sia disperato, che guardi al futuro quasi smarrito. Si fanno previsioni, ma per la mentalità corrente l’esito finale, l’ultima destinazione, è solo morire. Quando invece c’è la risurrezione, è tutto diverso. Siete incaricati di essere testimoni della speranza. Di fronte al nichilismo del nostro tempo ponetevi le stesse domande dei vostri coetanei e date la risposta più persuasiva: il Vangelo».

    Infine, la recita del Salmo 62, la lettura di brani dell’esortazione post-sinodale Christus vivit, il canto e un momento conviviale, vissuto in semplicità e cordialità, concludono la serata.


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; di Annamaria BRACCINI; PUBBLICATO VENERDÌ 14 GENNAIO 2022).
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  4. #44
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    LITURGIA
    Celebrare cantando: ma come?

    Facendo seguito alla lettera dell’Arcivescovo agli animatori musicali, tre «tensioni polari» per non ridurre il confronto a facili, e ingannevoli, ricette


    «Desidero ringraziarti»: è questo l’intento – nonché la prima espressione – della lettera Cantate, cantate al Signore! del nostro Vescovo, uscita lo scorso giorno di santa Cecilia. «Ma possiamo fare meglio»: è l’invito che si trova qualche riga sottostante, a indicare un cammino di conversione personale e comunitaria. I destinatari sono gli animatori musicali delle celebrazioni e, in un certo senso, tutti i cristiani che varcano la soglia delle nostre chiese cantando, pregando, ascoltando, camminando, accogliendo, incrociando gli sguardi delle sorelle e dei fratelli presenti. Non mi sorprende, dunque, che questa lettera abbia avuto una certa eco suscitando reazioni di diversa provenienza e sensibilità:

    L’animazione musicale deve saper incarnare il rito
    La musica sacra “è” liturgia
    Tutta un’altra musica

    Prendendo le mosse da questi interventi, provo a delineare tre tensioni polari che invocano di essere tenute vive perché la discussione sul celebrare cantando non si riduca a ideologie e a ingannevoli facili ricette.

    Il gregoriano e gli altri

    La prima tensione riguarda il rapporto tra il canto cosiddetto gregoriano e gli altri generi musicali. Tutti gli ultimi documenti magisteriali si premurano di indicare quel canto antico come proprio della liturgia cattolica cui va dato, a parità di condizioni, il posto principale. Prima ancora che musica esso è preghiera e la sua nobile sobrietà lo rende capace, quando eseguito con competenza e affetto spirituale, di far percepire il profumo di Cristo in chi partecipa al rito.

    Ritengo sia impensabile, per esempio, immaginare di comporre un’altra melodia per cantare i nostri 12 Kyrie processionali: quelle semplici tre note sono indelebilmente legate alla lode e al pentimento che quei Kyrie portano con sé. Al contempo quegli stessi documenti invocano una presenza nel rito di altri generi musicali, compresa la musica di produzione contemporanea: non esiste provenienza musicale vietata a priori, a patto che essa non intrappoli in un piacere appena epidermico o emozionale (o, di contro, sia così lontano da risultare irritante), ma aiuti il credente ad alzare lo sguardo verso l’affacciarsi di Cristo nella vita degli uomini. Solo un discernimento comunitario (diocesano, parrocchiale, comunitario) in relazione con l’assemblea partecipante potrà trovare le giuste soluzioni per onorare questa polarità, senza voler troppo frettolosamente tendere da una parte o dall’altra.

    Gli strumenti

    La seconda tensione riguarda il rapporto fra l’organo e gli altri strumenti musicali. Il documento del Concilio Vaticano II sulla liturgia ricorda di avere in grande onore l’organo a canne come strumento liturgico principale e allo stesso tempo accoglie nel rito tutti gli strumenti musicali, a condizione che essi siano conformi alla natura della liturgia e aiutino i fedeli a pregare.

    Mi si conceda un ricordo autobiografico: la presenza del Signore nei riti celebrati è stata risvegliata in me, da piccolo, dai canti accompagnati con l’organo che volentieri danzava liberamente sulle melodie, con efficaci improvvisazioni sul tema. Ma il secondo amore è sgorgato, ormai grande, quando ho intuito la bellezza di una chitarra che arpeggiava, unita a un flauto che decorava e, certo, a uno strumento a tastiera che sosteneva. Il punto su cui lavorare, ci sembra, non è l’escludere uno o l’altro strumento dalla vita liturgica; piuttosto, favorire una formazione che mostri un modo squisitamente liturgico di suonare la chitarra, il flauto, l’organo, anche nella loro reciproca interazione.

    La natura della celebrazione

    La terza tensione riguarda la natura duplice della celebrazione: essa è al tempo stesso punto di partenza (fonte) e di arrivo (culmine) della vita della Chiesa. Il secolo XX ci ha indicato come la spiritualità cristiana parta anzitutto dalle parole e dai riti celebrati (e non al di là di essi): con un po’ di orgoglio, il nostro messale ci ricorda che è stato Ambrogio – attraverso le sue omelie e i suoi inni – a dare i natali alla fede in Gesù di Agostino. Allo stesso tempo, ci accorgiamo che una parte del santo popolo di Dio, realmente affezionato al Vangelo e alle sue esigenze, fatica a ritrovarsi nell’andamento rituale della liturgia. Non siamo dunque chiamati né a forzare la liturgia (introducendo musiche, parole, gesti che non le sono propri), né a biasimare i nostri fratelli più reticenti. Il dar vita a celebrazioni extra liturgiche – che dalla liturgia prendano il tema, ma su questo sappiano variare – può essere attività propizia per introdurre musiche, testi e gesti che educhino al pregare celebrato: è anche questo, forse, un segno di una Chiesa realmente in uscita.

    […].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; di Riccardo MIOLO; PUBBLICATO DOMENICA 16 GENNAIO 2022).
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  5. #45
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    CELEBRAZIONE
    Martiri salvadoregni, un dono che si rinnova

    Sabato 22 gennaio, in occasione della beatificazione di Cosme Spessotto, Rutilio Grande, Nelson Rutilio Lemus e Manuel Solórzano, Messa in Santo Stefano Maggiore a Milano presieduta da monsignor Martinelli


    Sabato 22 gennaio la Comunità latino-americana di Milano celebrerà una solenne eucaristia alle 18 nella parrocchia dei migranti di Santo Stefano Maggiore, in occasione della beatificazione di quattro martiri salvadoregni che si terrà quasi in contemporanea nel Paese centro-americano. A presiedere la cerimonia monsignor Paolo Martinelli, vescovo ausiliare e francescano, come uno dei martiri: padre Cosme Spessotto, di origini italiane.

    […].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; di Alberto VITALI; PUBBLICATO DOMENICA 16 GENNAIO 2022).
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  6. #46
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    CARAVAGGIO
    Cel, il futuro della vita sacerdotale in Lombardia

    Nella sessione del 19 e 20 gennaio i Vescovi a confronto con i responsabili dei Seminari della regione sulla formazione dei presbiteri di domani


    Mercoledì 19 e giovedì 20 gennaio si riunirà a Caravaggio la sessione della Conferenza episcopale lombarda

    Dopo la preghiera dell’Ora media i lavori inizieranno con le comunicazioni del Presidente, monsignor Mario Delpini, e alcune informazioni di carattere operativo fornite dal Segretario, monsignor Giuseppe Scotti, e dall’Osservatorio Giuridico.

    A seguire, il Vescovo delegato monsignor Maurizio Gervasoni e don Stefano Guidi proporranno una verifica dell’incontro “Giovani e Vescovi”, tenutosi in Duomo a Milano il 6 novembre scorso, per dare ulteriore concretezza al cammino avviato in quella circostanza con i giovani lombardi.

    Successivamente il Vescovo delegato monsignor Giuseppe Merisi introdurrà una riflessione sul “Sovvenire”, col supporto di alcune informazioni fornite da Massimo Monzio Compagnoni e Attilio Marazzi. La giornata di lavori sarà conclusa da una riflessione sul Tribunale Regionale Lombardo, con l’intervento del suo Presidente del Tribunale, monsignor Paolo Bianchi.

    […].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; PUBBLICATO MERCOLEDÌ 19 GENNAIO 2022).
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  7. #47
    CierRino
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    Citazione Originariamente Scritto da Laudato Si’ Visualizza Messaggio
    Nella citazione è stato tagliato un passo importante, l'incontro coi responsabili dei dieci seminari lombardi in relazione alla contrazione dei seminaristi.

    Insomma si stanno studiando seminari interdiocesani e nuove forme di organizzazione più concentrate.

  8. #48
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    «La parola in immagine», Bibbia e cinema in dialogo

    Rivolta a insegnanti, formatori, educatori, catechisti e appassionati l’iniziativa formativa di Acec Milano, Apostolato biblico e Centro Asteria, che la ospita in quattro venerdì dal 21 gennaio al 18 febbraio. Iscrizioni online


    Un mondo in continuo cambiamento ha bisogno di parole e nuovi linguaggi che lo descrivano. Questi si possono generare trovando fili comuni e punti di contatto tra ambiti solo apparentemente distanti.

    Per questo motivo l’Acec di Milano (l’associazione che rappresenta oltre 100 cinema e teatri della Diocesi di Milano), con il Centro Asteria e il Servizio diocesano per l’Apostolato biblico organizzano «La parola in immagine». Un percorso sapienziale tra Bibbia e Cinema per imparare a comunicare attraverso le immagini usando l’audiovisivo con nuove idee, chiavi di lettura e attività. Un corso rivolto a insegnanti, formatori, educatori, catechisti, ma anche a semplici appassionati che credono nella forza comunicativa del cinema, per mettere in dialogo la settima arte con la Scrittura e così scoprire nuovi linguaggi e interpretazioni delle domande di senso.

    Date e relatori

    Il corso si svolgerà al Centro Asteria di Milano (piazza F. Carrara 17), dal 21 gennaio al 18 febbraio, in quattro venerdì dalle 16 alle 18.30. I partecipanti potranno formarsi grazie alle competenze dei quattro relatori: Luca Barnabè (giornalista per le riviste Ciak e Rolling Stone), Matteo Mazza (critico cinematografico per Duels), don Paolo Alliata (responsabile del servizio per l’Apostolato biblico) e don Gianluca Bernardini (presidente dell’Acec), che così commenta il progetto: «È un’occasione per mettere insieme due mondi apparentemente distanti eppure così vicini come il cinema e la Bibbia. Non solo per quanto riguarda i significati, ma anche per la ricerca di senso e la riflessione che essi provocano. Sarà una bella occasione di incontro anche tra diversi appassionati, dell’uno o dell’altro, per creare un dialogo reciproco e di crescita».

    […].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; di Gabriele LINGIARDI; PUBBLICATO VENERDÌ 17 DICEMBRE 2021).
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  9. #49
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    MILANO
    L'Arcivescovo: «Ammirazione e gratitudine per gli Orionini»

    In Cattolica monsignor Delpini è intervenuto alla presentazione di un libro sui rapporti tra il Santo fondatore dell'Opera, i Papi e i Vescovi italiani


    «Coltivo motivi di gratitudine per tutto quello che fanno gli Orionini anche qui a Milano e segni di ammirazione». Sono questi i primi sentimenti a cui dà voce l’Arcivescovo, che presso la Sala Pio XI dell’Università Cattolica apre con il suo saluto l’incontro di presentazione del volume Don Orione, la Sede Apostolica e i vescovi d’Italia (Rubbettino, 708 pagine, 28 euro) di don Aurelio Fusi, direttore provinciale dell’Opera Don Orione fino a giugno e ora direttore del Centro di Bergamo. Accanto a lui il Superiore provinciale della Congregazione don Giovanni Carollo. don Flavio Peloso, postulatore e storico degli Orionini, e Angelo D’Acunto, professore della Pontificia Università Santa Croce.

    Lo studio ponderoso ricostruisce, a partire dagli scritti e dalle testimoniane sul fondatore e sulla Piccola Opera della Divina Provvidenza, un brillante e approfondito spaccato storico della vita della Chiesa della prima metà del Novecento, vista nella prospettiva dell’instancabile azione di san Luigi Orione. «Infatti vi sono descritte le relazioni di don Orione con 6 Papi, da Pio IX a Pio XII, e 301 Vescovi – spiega l’autore del saggio -, tutti incontrati sul campo della carità e dell’azione pubblica per sanare ferite sociali e personali e per dare vita a una Chiesa vicina alla gente, “fuori di sacrestia”, come diceva proprio il Santo tortonese».

    L’intervento dell’Arcivescovo

    Due gli aspetti che ricorda monsignor Delpini e «che ci coinvolgono particolarmente. Il primo è che siamo nell’Università Cattolica, dove don Orione ha tenuto alcuni interventi: due in specifico nel 1936-’37, che hanno avuto un’incidenza determinante per l’Opera del Piccolo Cottolengo. Anche per questi discorsi così incisivi, con l’aiuto di padre Gemelli e della borghesia di allora, don Orione ha potuto dare avvio al miracolo della sua iniziativa. Trovarsi qui oggi mi fa molto riflettere perché significa che questo luogo è stato proficuo non solo dal punto di vista accademico e degli studi, ma anche per come ha saputo intercettare il mondo della sofferenza e del bisogno».

    Inoltre, l’Opera del Piccolo Cottolengo – ha continuato l’Arcivescovo -, «nata non senza contrasto e riserve e per cui parve quasi necessario cambiare il nome, qui emerge come necessaria anche se qualcuno fece notare, ai tempi, che Milano poteva già contare su opere importanti e che, quindi, quella di Orione poteva assorbire risorse che potevano essere, invece, destinate ad altro. Tuttavia proprio le lettere intercorse tra Orione e il cardinale Schuster testimoniano di come fosse invece necessario avviare l’Opera».

    […].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; di Annamaria BRACCINI; PUBBLICATO VENERDÌ 21 GENNAIO 2022).
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    AFFORI
    La Visita pastorale ribadisce la benedizione di Dio che permette «la fiducia e la fierezza di essere adulti»

    Visita pastorale al Decanato “Affori”: l’incontro dell’Arcivescovo con le realtà scolastiche del territorio come «occasione iniziale per propiziare una dinamica di rete» che deve proseguire


    Se tre ragazzi di altrettante diverse provenienze, Menitalla, Shahd e Leonardo, cittadini del mondo, scelgono, per narrare il loro quartiere, «la foto della piazza che mi ha accolto quando sono arrivata a Milano, un’immagine che mi rende veramente felice.”; la foto della mia scuola, un punto di ritrovo e il mio posto preferito; le foto della chiesa e dell’oratorio, luoghi che mi piacciono tanto e rispetto molto perché mi fanno sentire libero di scegliere», forse la missione di educare è sempre possibile e non tutto è perduto. Anche se, a leggere tante cronache di questi giorni, pare che sia così.
    E, allora, raccontarsi e raccontare di come si può e si deve fare scuola in un quartiere della periferia milanese è davvero quell’«esercizio promettente che permette la conoscenza reciproca e che trova nel momento della Visita pastorale il suo inizio». Come l’Arcivescovo definisce l’incontro dedicato alle realtà scolastiche del decanato “Affori”, il primo in cui sta compiendo la sua Visita pastorale.
    Nel teatro della scuola “Santa Gemma” – fin dal 1927 punto di riferimento educativo nella zona Bovisa, affidato alle Suore di Santa Marta – ci sono insegnati e presidi, il vicario della Zona pastorale I-Milano, monsignor Carlo Azzimonti, il responsabile del Servizio di Pastorale Scolastica, don Fabio Landi, il decano, don Tommaso Castiglioni e i sacerdoti del Decanato per un dialogo che è «anche occasione per dire grazie, perché coloro che lavorano nella scuola sono andati avanti nonostante difficoltà e polemiche pensando solo al bene degli alunni», osserva la direttrice dell’Istituto suor Chiara, che aggiunge: «In noi c’è sempre un cuore innamorato per la comunità: chi è nella scuola non può che giocarsi».

    Le testimonianze dei docenti

    Tre gli interventi che si alternano raccontando dell’impegno di docenti sul territorio. Inizia Maria Grazia Fèrtoli, rettore dell’Istituto Mandelli-Rodari che, con un’evidente emozione nella voce, richiama la lettera al “Corriere” di una mamma il cui figlio 18enne si è suicidato e dice.
    «La scuola non è un oratorio, non è un centro sociale e occorre accompagnare i ragazzi a realizzare il loro bene con un percorso didattico: vogliamo una scuola che propone cose grandi e che, con pazienza, aspetta che i giovani le apprendano. Dobbiamo essere a fianco della loro fatica».
    Poi, una seconda caratteristica di questa scuola che può realizzare «una comunione creativa»: la ragione «perché si insegna a usare il pensiero insieme. Lo stile della scuola è di essere una comunità educante, non solo un luogo per l’affinamento di competenze. Una scuola che fa tanto e bene, non tante cose, deve, infine, avere la caratteristica della moralità, per creare uomini buoni e, quindi, anche buoni cittadini. Deve avere – questa scuola – una tensione al bene e alla verità promuovendo un apprendimento affettivo», conclude
    Cristina Clerici e Roberto Cacciatore (il suo intervento viene letto da una collega), insegnanti di religione presso l’Istituto Sorelle Agazzi (Comasina e Bovisasca), delineando l’orizzonte di plessi educativi multietnici e plurireligiosi, esprimono la gioia di una sfida quotidiana dove «nessuno ha rinunciato all’ora di religione». Per l’ausiliaria diocesana Cristina tre sono i verbi con cui vivere la professione: «amare e non fuggire; ripensare e rimodulare, riuscendo ad avere sempre quello sguardo nuovo che non parte da sterili preconcetti; confidare perché insegnare oggi è imparare ad alzare lo sguardo e a evidenziare sempre il positivo».
    Così come evidenziano gli esempi dei ragazzi, riletti da Cacciatore, da 10 anni referente di Inclusione scolastica e dei rapporti con il territorio presso l’Istituto comprensivo “Sorelle Agazzi”, che hanno scelto, appunto, le fotografie della scuola, della piazza, della parrocchia per raccontare il loro quartiere.
    Infine, Cristina Amadori insegnante di religione presso l’Istituto Olmi (Dergano/Bovisa): «È una scuola grande, ricca e complessa. I bambini e ragazzi che la frequentano vengono da molte parti del mondo. Credo che questa sia la fotografia anche delle altre scuole statali di questo territorio. La sfida educativa che ogni giorno ci troviamo a vivere è quella dell’inclusione ma non “a basso prezzo”».

    L’intervento dell’Arcivescovo



    […].


    (Dal sito dell’Arcidiocesi di Milano, fonte; di Annamaria BRACCINI; PUBBLICATO SABATO 22 GENNAIO 2022.
    Video dal canale
    YouTube ChiesadiMilano).
    «Spiritus Sanctus, quem mittet Pater in nomine meo,
    ille vos docebit omnia et suggeret vobis omnia, quae dixi vobis»
    (Io. 13, 26).




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