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Discussione: Il Collegio Cardinalizio: notizie, commenti e approfondimenti

  1. #211
    Cronista di CR L'avatar di Salvator mundi
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    Direi che le sedi tradizionalmente cardinalizie - o meglio convenzionalmente cardinalizie - in Italia sono in qualche modo rappresentate all’interno del Collegio Cardinalizio.

    Gli Arcivescovi emeriti di Milano (Scola), Napoli (Sepe), Genova (Bagnasco e Bertone) e Palermo (Romeo e De Giorgi) sono ancora in vita. Lo stesso principio si può applicare anche a Torino (Poletto), Venezia (Scola) e Firenze (Antonelli e prossimamente Betori).

    Non dimentichiamo che il Card. Zuppi è diventato cardinale solo dopo la morte del suo predecessore, il Card. Caffarra. Mi sembra questo il criterio seguito in Italia, perlomeno durante il pontificato di Francesco.

    Però grazie a Dio non esiste solo l’Italia …

  2. #212
    Veterano di CR L'avatar di Card.Luciani
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    Citazione Originariamente Scritto da Salvator mundi Visualizza Messaggio
    Direi che le sedi tradizionalmente cardinalizie - o meglio convenzionalmente cardinalizie - in Italia sono in qualche modo rappresentate all’interno del Collegio Cardinalizio.

    Gli Arcivescovi emeriti di Milano (Scola), Napoli (Sepe), Genova (Bagnasco e Bertone) e Palermo (Romeo e De Giorgi) sono ancora in vita. Lo stesso principio si può applicare anche a Torino (Poletto), Venezia (Scola) e Firenze (Antonelli e prossimamente Betori).

    Non dimentichiamo che il Card. Zuppi è diventato cardinale solo dopo la morte del suo predecessore, il Card. Caffarra. Mi sembra questo il criterio seguito in Italia, perlomeno durante il pontificato di Francesco.

    Però grazie a Dio non esiste solo l’Italia …

    Mi pareva che fosse diverso il criterio, di fatto seguito: niente porpora finché il predecessore emerito non compiva 80 anni e non era più Elettore.
    Non fino alla loro.. dipartita!!
    In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus charitas!

  3. #213
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    Citazione Originariamente Scritto da Vox Populi Visualizza Messaggio
    Una precisazione: se si parla di regioni civili è cosìì, ma dal punto di vista ecclesiastico non esiste "il Veneto", bensì la Regione ecclesiastica Triveneto, che comprende quattro sedi metropolitane (Venezia, Gorizia, Trento e Udine, quest'ultima senza sedi suffraganee).
    Appunto! E siccome nessuno degli altri tre è Cardinale, ancora peggio!
    Laudetur et adoretur in æternum Sanctissimum Sacramentum. Salus nostra in manu Tua, Maria.

  4. #214
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    Citazione Originariamente Scritto da Card.Luciani Visualizza Messaggio
    Mi pareva che fosse diverso il criterio, di fatto seguito: niente porpora finché il predecessore emerito non compiva 80 anni e non era più Elettore.Non fino alla loro.. dipartita!!
    Infatti, è così. Per la questione della Lombardia invece non ci sarebbero stati problemi se non avesse nominato Cardinale quello di Como. Che senso ha farsi dei problemi per mantenere i 120 elettori e quindi aspettare che ritorni il numero per evitare l'esubero con ulteriori nomine, e poi nominare Cardinali dei Vescovi nella stessa regione del Metropolita? Davvero la cosa è complicata da capire, se non, come ha già detto qualcuno, che sta diventando una prassi quella di ignorare le sedi cardinalizie, cosa che molti non condividono.
    Laudetur et adoretur in æternum Sanctissimum Sacramentum. Salus nostra in manu Tua, Maria.

  5. #215
    Cronista di CR L'avatar di Paolo_MS
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    Citazione Originariamente Scritto da Duomo Visualizza Messaggio
    Concordo in pieno. E aggiungo che la tesi secondo cui Francesco dà la berretta alla persona e non alla sede ormai non regge più per i cardinali elettori. Salvo casi particolari, Francesco mi sembra che scelga volutamente le sedi più periferiche, non i vescovi più periferici. Quindi, nella mia lettura, la berretta è andata a Como, a Ulanbaator, a Timor Est non ai rispettivi vescovi.
    In conclave poi non ci andrà como o Ulaanbaator..ma i cardinali Cantoni e marengo. Il papa sa bene che data l'età il conclave si avvicina.. Con il prossimo concistoro il plenum è garantito per vari mesi. a me sembra chiara la strategia.. nel collegio cardinalizio ci sono alcune figure di spicco e molti che faranno corollario. Il papa non ha mai fatto mistero di voler impostare una riforma radicale della Chiesa e dell'augurio che possa essere continuata. Si tratterà (per il Papa) che il corollario elegga il prescelto che il papa ha opportunamente collocato nel collegio cardinalizio.. poi in conclave i cardinali potranno fare scelte diverse ..ma faticheranno parecchio a trovare lo sbocco.

  6. #216
    Veterano di CR L'avatar di donton
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    Citazione Originariamente Scritto da Carbonate Visualizza Messaggio
    Qui siamo O.T. ma, molto brevemente, questa "rivoluzione" è difficilmente attuabile perché crea una rottura non indifferente con duemila anni di storia della Chiesa, nonché con la concezione stessa del Pontificato Romano.Il Papa non è il "presidente" di un consesso mondiale di Vescovi, il Papa è il Vescovo di Roma e in quanto tale - e solo in quanto tale - acquista poi autorità piena sulla Chiesa universale, non viceversa. E a scegliere il Vescovo di Roma, fin all'origine, è sempre stata la Chiesa di Roma, seppur sotto diverse forme che si sono succedute nel corso dei secoli. Prima la scelta del Papa spettava a tutti i fedeli, poi è stata ristretta al clero di Roma. Questo legame con la storia bimillenaria della Chiesa e del Papato rimane ancora oggi perché i Cardinali, in quanto titolari delle chiese della città, continuano a rappresentare in un certo senso il clero romano, cui spetta l'onere di eleggere il proprio Vescovo.Far eleggere il Papa ai presidenti delle Conferenze Episcopali romperebbe questo legame tra la Chiesa di Roma e il suo Vescovo e, probabilmente, ribalterebbe anche la natura stessa del Papato: il Papa non sarebbe più tale perché Vescovo di Roma ma, al contrario, diventerebbe Vescovo di Roma perché eletto come Papa dai Vescovi di tutto il mondo. E sappiamo che il Pontificato Romano è un istituto di diritto divino, quindi se con le norme per l'elezione del Papa più o meno ci si può giocare, con la natura intrinseca del Papato no. Bisogna fare attenzione.
    Sono pienamente d'accordo con questo intervento, che non credo sia O.T. perché si tratta anche della natura del Collegio Cardinalizio. I Cardinali sono i titolari delle chiese "cardine" della diocesi di Roma, in quanto tali membri del clero romano. Roma rimane l'unica diocesi in cui i preti (e mi pare anticamente anche i diaconi) eleggono il proprio Vescovo. Certo, i titolari di queste chiese sono scelti dal Vescovo di Roma, per coadiuvarlo non solo nel governo della diocesi, ma nel governo della Chiesa universale di cui il Vescovo di Roma è riconosciuto "sommo pontefice", e non solo "primus inter pares". Da questo punto di vista la scelta del Papa cade sulle persone capaci di coadiuvarlo in questo servizio universale. Personalmente non mi stupirei se questa scelta cadesse su alcuni sacerdoti incardinati nella diocesi di Roma, purché abbiano quelle qualità. Si tratta di uscire dalla logica di "prestigio" o di "tradizione" della sede (come anche dalla logica delle "periferie" o non periferie): un Vescovo suffraganeo, nella logica descritta, può essere più "capace" del suo metropolita, senza che questo debba intaccare i rapporti interni alla metropolia. Si può discutere, forse, sulle scelte "personali" di Papa Francesco: ma credo che esse vadano nella linea della visione di Chiesa che lo guida. E in questa linea diventa logico che scelga non le persone a lui più "congeniali" (sarebbe ingeneroso affermarlo), ma le persone che reputa più idonee. Diventa difficile ipotizzare, come afferma Carbonate, un'alternativa all'attuale Collegio Cardinalizio, anche se personalmente ho pensato in alcuni momenti che fosse un'istituzione da superare (soprattutto, direi, per questa sorta di "finzione" nell'appartenenza al clero romano). Nella logica attuale, che ha alla sue spalle una tradizione millenaria, è il Vescovo di Roma che diventa Papa, e non viceversa. L'unica alternativa che vedo possibile è quella delle Chiese cattoliche orientali (e analogamente delle Chiese ortodosse, con le dovute precisazioni), dove è il Sinodo dei Vescovi ad eleggere il Patriarca, che assume anche la giurisdizione della diocesi "sua propria" (che, al limite, può cambiare nel tempo). Ma qui si inverte esattamente il significato dell'elezione. Credo che sia una soluzione pensabile, risalendo alla struttura patriarcale originaria della Chiesa, dove però il Vescovo di Roma non era riconosciuto semplicemente come "primus inter pares". Mi pare che si pongano, tuttavia, dei problemi di ordine storico oltre che giuridico. Già allora il Vescovo di Roma non era eletto con la modalità "sinodale" delle altre Chiese patriarcali. E giuridicamente che ruolo avrebbero nell'elezione i Patriarchi delle altre Chiese? Ora la cosa è bypassata nominandoli cardinali, anche se è un aspetto non accettato da tutte le Chiese cattoliche orientali (la Chiesa Melkita, senz'altro, e mi pare anche la Chiesa Armena).

  7. #217
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    Citazione Originariamente Scritto da donton Visualizza Messaggio
    Sono pienamente d'accordo con questo intervento, che non credo sia O.T. perché si tratta anche della natura del Collegio Cardinalizio. I Cardinali sono i titolari delle chiese "cardine" della diocesi di Roma, in quanto tali membri del clero romano. Roma rimane l'unica diocesi in cui i preti (e mi pare anticamente anche i diaconi) eleggono il proprio Vescovo. Certo, i titolari di queste chiese sono scelti dal Vescovo di Roma, per coadiuvarlo non solo nel governo della diocesi, ma nel governo della Chiesa universale di cui il Vescovo di Roma è riconosciuto "sommo pontefice", e non solo "primus inter pares". Da questo punto di vista la scelta del Papa cade sulle persone capaci di coadiuvarlo in questo servizio universale. Personalmente non mi stupirei se questa scelta cadesse su alcuni sacerdoti incardinati nella diocesi di Roma, purché abbiano quelle qualità. Si tratta di uscire dalla logica di "prestigio" o di "tradizione" della sede (come anche dalla logica delle "periferie" o non periferie): un Vescovo suffraganeo, nella logica descritta, può essere più "capace" del suo metropolita, senza che questo debba intaccare i rapporti interni alla metropolia. Si può discutere, forse, sulle scelte "personali" di Papa Francesco: ma credo che esse vadano nella linea della visione di Chiesa che lo guida. E in questa linea diventa logico che scelga non le persone a lui più "congeniali" (sarebbe ingeneroso affermarlo), ma le persone che reputa più idonee. Diventa difficile ipotizzare, come afferma Carbonate, un'alternativa all'attuale Collegio Cardinalizio, anche se personalmente ho pensato in alcuni momenti che fosse un'istituzione da superare (soprattutto, direi, per questa sorta di "finzione" nell'appartenenza al clero romano). Nella logica attuale, che ha alla sue spalle una tradizione millenaria, è il Vescovo di Roma che diventa Papa, e non viceversa. L'unica alternativa che vedo possibile è quella delle Chiese cattoliche orientali (e analogamente delle Chiese ortodosse, con le dovute precisazioni), dove è il Sinodo dei Vescovi ad eleggere il Patriarca, che assume anche la giurisdizione della diocesi "sua propria" (che, al limite, può cambiare nel tempo). Ma qui si inverte esattamente il significato dell'elezione. Credo che sia una soluzione pensabile, risalendo alla struttura patriarcale originaria della Chiesa, dove però il Vescovo di Roma non era riconosciuto semplicemente come "primus inter pares". Mi pare che si pongano, tuttavia, dei problemi di ordine storico oltre che giuridico. Già allora il Vescovo di Roma non era eletto con la modalità "sinodale" delle altre Chiese patriarcali. E giuridicamente che ruolo avrebbero nell'elezione i Patriarchi delle altre Chiese? Ora la cosa è bypassata nominandoli cardinali, anche se è un aspetto non accettato da tutte le Chiese cattoliche orientali (la Chiesa Melkita, senz'altro, e mi pare anche la Chiesa Armena).
    Giusto, tuttavia però si rende necessaria una ulteriore riforma: se vengono ignorate le sedi storicamente cardinalizie, occorre riformare il principio canonico che il Cardinale è, come titolo, gerarchicamente superiore al Vescovo, questo non solo all'interno della Chiesa stessa, ma anche a livello civile e statale. Al Cardinale spetta il primo posto nelle assemblee pubbliche dopo il Presidente della Repubblica, mentre al Vescovo, anche nella sua Diocesi, no. Supponiamo che il Presidente faccia visita ai Vescovi della Lombardia: ebbene il cerimoniale richiede che il primo adesso sia il Cardinale di Como e non il Metropolita di Milano. Vi pare una cosa sensata? Allora se si procede in questo modo bisogna modificare sia il Codice di Diritto Canonico che il Concordato tra Stato e Chiesa Cattolica e tutto il cerimoniale. Diversamente la cosa proprio non ci sta. Ecco perché credo che si stia facendo una riforma incompleta e scorretta per una inversione di ruoli nella gerarchia ecclesiastica, pertanto da correggere se si vuole procedere in questo modo. È necessario allora eliminare il Cardinalato dalla gerarchia ecclesiastica per evitare contrasti con chi effettivamente è superiore nella Metropolia. Le riforme o si fanno bene oppure sarebbe meglio non farle. Vediamo come nella gerarchia delle Chiese Cattoliche orientali i Cardinali Vescovi sono soltanto i Patriarchi.
    Ultima modifica di Sua Em.za Roberto; 30-05-2022 alle 20:44
    Laudetur et adoretur in æternum Sanctissimum Sacramentum. Salus nostra in manu Tua, Maria.

  8. #218
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    Citazione Originariamente Scritto da Sua Em.za Roberto Visualizza Messaggio
    Giusto, tuttavia però si rende necessaria una ulteriore riforma: se vengono ignorate le sedi storicamente cardinalizie, occorre riformare il principio canonico che il Cardinale è, come titolo, gerarchicamente superiore al Vescovo, questo non solo all'interno della Chiesa stessa, ma anche a livello civile e statale. Al Cardinale spetta il primo posto nelle assemblee pubbliche dopo il Presidente della Repubblica, mentre al Vescovo, anche nella sua Diocesi, no. Supponiamo che il Presidente faccia visita ai Vescovi della Lombardia: ebbene il cerimoniale richiede che il primo adesso sia il Cardinale di Como e non il Metropolita di Milano. Vi pare una cosa sensata? Allora se si procede in questo modo bisogna modificare sia il Codice di Diritto Canonico che il Concordato tra Stato e Chiesa Cattolica e tutto il cerimoniale. Diversamente la cosa proprio non ci sta. Ecco perché credo che si stia facendo una riforma incompleta e scorretta per una inversione di ruoli nella gerarchia ecclesiastica, pertanto da correggere se si vuole procedere in questo modo.
    Beh dal punto di vista cerimoniale non c'è nemmeno bisogno di arrivare alle occasioni civili: basta una concelebrazione dei Vescovi lombardi, per prassi il metropolita, col pallio, anche nella sua cattedrale dovrebbe cedere la presidenza al suffraganeo.

    Proprio a Milano, dopo la nomina di mons. Delpini il Card. Scola non ha mai concelebrato con l'Arcivescovo ma ha sempre assistito in abito corale, proprio per non creare cortocircuiti di questo genere.

    Ma secondo me questi aspetti cerimoniali, che pure possono essere funzionali ad evidenziare il cortocircuito che si crea, restano del tutto secondari. Il punto a mio parere è intendersi su che cos'è il Sacro Collegio, cos'è il Cardinalato e con quale significato viene assegnata la porpora.
    Ultima modifica di Carbonate; 30-05-2022 alle 20:52

  9. #219
    Veterano di CR L'avatar di donton
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    Citazione Originariamente Scritto da Sua Em.za Roberto Visualizza Messaggio
    Giusto, tuttavia però si rende necessaria una ulteriore riforma: se vengono ignorate le sedi storicamente cardinalizie, occorre riformare il principio canonico che il Cardinale è, come titolo, gerarchicamente superiore al Vescovo, questo non solo all'interno della Chiesa stessa, ma anche a livello civile e statale. Al Cardinale spetta il primo posto nelle assemblee pubbliche dopo il Presidente della Repubblica, mentre al Vescovo, anche nella sua Diocesi, no. Supponiamo che il Presidente faccia visita ai Vescovi della Lombardia: ebbene il cerimoniale richiede che il primo adesso sia il Cardinale di Como e non il Metropolita di Milano. Vi pare una cosa sensata? Allora se si procede in questo modo bisogna modificare sia il Codice di Diritto Canonico che il Concordato tra Stato e Chiesa Cattolica e tutto il cerimoniale. Diversamente la cosa proprio non ci sta. Ecco perché credo che si stia facendo una riforma incompleta e scorretta per una inversione di ruoli nella gerarchia ecclesiastica, pertanto da correggere se si vuole procedere in questo modo.
    Sono d'accordo, eccetto che sul "gerarchicamente". Direi piuttosto "giuridicamente"! Il Cardinale non è altro che un Vescovo (o un prete: come ho scritto, non mi meraviglierei che fossero nominati cardinali preti incardinati alla diocesi di Roma, come avveniva fino a prima di Giovanni XXIII) che ha il compito di coadiuvare il Vescovo di Roma nel governo della Chiesa universale (e, di conseguenza, eleggere il nuovo Vescovo). Penso che i cardinali, nella storia, abbiano assunto un ruolo e potere "pubblico" (in quanto "principi" della Chiesa) che va oltre il loro servizio gerarchico. Sono pienamente d'accordo con quanto scrive Carbonate qui sopra: non è questo il punto!

  10. #220
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    Citazione Originariamente Scritto da Carbonate Visualizza Messaggio
    […] basta una concelebrazione dei Vescovi lombardi, per prassi il metropolita, col pallio, anche nella sua cattedrale dovrebbe cedere la presidenza al suffraganeo […].
    Perché?
    I cardinali non hanno il diritto di precedenza nelle celebrazioni liturgiche.
    Regina Sacratissimi Rosarii,
    ora pro nobis.




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