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Discussione: Omelie, discorsi e messaggi di Papa Francesco

  1. #181
    Cronista di CR L'avatar di Laudato Si’
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    DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    AI GIOVANI PARTECIPANTI ALL' “ALPHA CAMP”


    Sala Clementina
    Venerdì, 5 agosto 2022


    Cari ragazzi e ragazze, buongiorno e benvenuti!

    Ringrazio Mons. Camillo Cibotti, Vescovo di Isernia-Venafro, per le sue parole e soprattutto perché vi ha accompagnati, insieme a diversi sacerdoti, educatori e dirigenti di Alpha, e al Sindaco di Macchia d’Isernia, sede del vostro Campo. “Accompagnare” è una parola-chiave per la Chiesa! Accompagnare.

    Per un giorno avete lasciato le colline del Molise per venire a Roma a incontrare il Papa. Vi ringrazio di questo! Lo sento come un regalo per me e per la Chiesa.

    Siete giovani italiani e di altri Paesi europei. Siete nati in un contesto che si definisce “secolarizzato”, cioè dove la cultura non è dominata dalla dimensione del sacro, ma dalle realtà del mondo. Tuttavia, nel cuore umano non viene mai meno la sete di infinito, anche dentro di voi, cresciuti con l’informatica, emergono le grandi domande di ogni tempo: da dove veniamo? Che cosa c’è all’origine di tutto? Che senso ha la mia esistenza? E poi, perché c’è tanta sofferenza? Perché colpisce anche i piccoli e gli indifesi?... Sappiate che Dio ama le domande, ama molto le domande; e in un certo senso, le ama più delle risposte. Perché? Ma è chiaro: perché le risposte sono chiuse, le domande sono aperte. Una persona che soltanto vive di risposte è una persona che è abituata a chiudere, chiudere, chiudere. Una persona che vive di domande è una persona abituata ad aprire, aprire, aprire. E Dio ama le domande. Infatti Gesù, ai primi due che lo seguirono un giorno, sulle rive del Giordano, si rivolse con queste parole: «Che cosa cercate?» (Gv 1,38): una domanda. Prima di dare risposte, Gesù insegna a farsi una domanda essenziale: “Che cosa cerco?”. E ognuno di voi deve farsela: che cosa cerco? Se uno si fa questa domanda, è giovane, anche se ha ottant’anni. E se non se la fa, è vecchio, anche se ne ha venti. Siete d’accordo?

    La settimana scorsa sono stato in Canada, e ho incontrato le popolazioni indigene, i cui antenati abitavano quelle terre prima della colonizzazione. Loro sono custodi di valori e tradizioni ancestrali, ma vivono in un Paese molto moderno, molto secolarizzato. Adesso, guardando voi, pensavo ai giovani di quei popoli indigeni. Così diversi da voi, eppure così simili, anzi direi di più: così uguali. Uguali nel senso dell’umanità, di ciò che qualifica il nostro essere umani, cioè la relazione con Dio, con gli altri, con il creato e con sé stessi nella libertà, nella gratuità, nel dono di sé. Questa relazione esprime una “incompiutezza”, un desiderio di pienezza, pienezza di vita, di gioia, di significato. Ecco, Gesù Cristo è la pienezza: noi siamo tutti incompiuti, siamo in strada, in cammino. E dobbiamo avere questa consapevolezza.

    Per questo, qualche anno fa, ho scritto una lunga lettera ai giovani del mondo iniziandola così: «Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. […] Lui vive e ti vuole vivo! Lui è in te, Lui è con te e non se ne va mai. Per quanto tu ti possa allontanare, accanto a te c’è il Risorto, che ti chiama e ti aspetta per ricominciare. Quando ti senti vecchio per la tristezza, i rancori, le paure, i dubbi o i fallimenti, Lui sarà lì per ridarti la forza e la speranza» (Esort. ap. Christus vivit, 1-2).

    Questo valeva per Andrea e Giovanni, per Simone e Giacomo, che diventarono discepoli e apostoli di Gesù. E questo vale per me, che ho sentito la chiamata un certo giorno quando avevo diciassette anni. E questo vale per te, per te, per ognuno di noi, per voi, ragazzi e ragazze dell’epoca di internet. Gesù rimane sempre il principio e il fine, l’alfa e l’omega. Ma aperti, in cammino, sempre. Non chiusi.

    Il vostro campo si chiama “Alpha”, come il metodo di evangelizzazione a cui si ispira. Alpha è sinonimo di nascita, di inizio, di un’alba di vita… Cristo è “alfa”, cioè principio, ed è anche “omega”, cioè fine, compimento, pienezza. Così, con Cristo, questo microcosmo che è l’essere umano può essere salvato dalla voragine della morte e del negativo e può entrare nell’attrazione di Dio, del Dio della vita, del Dio dell’amore. Unito a Gesù, ognuno di noi diventa un seme destinato a germogliare, a crescere, a portare frutto. Ma bisogna seguire Lui! Dire no all’egoismo, dire no all’egocentrismo, dire no all’apparire più di quello che siamo. No. Saper dire di no a ogni chiusura. Essere sé stessi e non gonfiarsi, nemmeno abbattersi, riconoscersi per quello che si è, questa è la vera umiltà. E di fronte al male che c’è in noi e intorno a noi, non scappare, non evadere dalla realtà, non chiudersi in sé stessi, ma prendere ciascuno la propria parte di responsabilità – Gesù dice “la propria croce” – e portarla, con amore, con gioia. Non da soli, no, non è possibile: sempre con Gesù, Lui davanti e noi dietro.

    Questo ci dà pace, ci dà sicurezza: siamo con Lui, che ci conosce e ci ama più di noi stessi, e vuole per ognuno di noi una pienezza originale, una pienezza unica per ciascuno. Dio non vuole fotocopie, ma solo originali. Sapete chi amava dire così? Un giovane, il Beato Carlo Acutis. Un ragazzo italiano, nato in Inghilterra e cresciuto a Milano, uno come voi, figlio di questo tempo, appassionato di computer, soprattutto innamorato di Gesù, dell’Eucaristia, che chiamava “l’autostrada per il Cielo”. La vita terrena di Carlo è stata breve, molto breve, ma è stata piena. È stata come una corsa, una rincorsa verso il Cielo. Ha preso la rincorsa dal giorno della sua prima Comunione, quando ha incontrato Gesù nel suo Corpo e Sangue. Sì, perché Gesù non è un’idea o una regola morale, no, Gesù è una persona, un amico, un compagno di strada.

    Ragazzi e ragazze, vi lascio con questo caldo e con questo augurio: che Gesù diventi il vostro grande Amico, il vostro Compagno di strada. Che Gesù vivo diventi la vostra vita! Ogni giorno e per sempre. E riprendo il detto di Carlo Acutis: per favore, non siate delle fotocopie, ognuno di voi originale! Grazie di essere venuti! Buon campo e buon cammino!


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    (Fonte, dal sito della Santa Sede.
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    La Sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, 2008).
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  2. #182
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    DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    AI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO INTERNAZIONALE
    DELLE "EQUIPAS DE JOVENS DE NOSSA SENHORA"


    Sala Clementina
    Sabato, 6 agosto 2022


    Cari giovani, cari coniugi e sacerdoti assistenti,
    buongiorno e benvenuti!


    Vi saluto tutti e ringrazio Maria Teresa, Responsabile internazionale, per le parole di saluto e la presentazione delle ragioni che vi hanno portato a Roma. Voi volevate sentire dalla bocca del Papa che la santa madre Chiesa vi ama e conta su di voi. È così! La Chiesa ama ciò che Gesù ha amato, e nel Vangelo si legge che un giorno il suo sguardo si fissò sul volto di un giovane, «lo amò» (Mc 10,21) e lo chiamò a seguirlo nella sua missione. Purtroppo quel giovane non accettò l’invito. Ma altri lo accolsero, si lasciarono conquistare e «rimasero con Lui» (Gv 1,39). Lo stesso sguardo d’amore di Gesù attraversa i secoli, di generazione in generazione, e arriva fino a noi, fino ad ognuno di voi.

    Per questo si può dire che ogni giovane è una speranza per Gesù: una speranza di amicizia, una speranza di cammino insieme, una speranza di missione insieme. E quindi ognuno di voi è anche una speranza per la Chiesa. In modo particolare, voi lo siete per quella realtà ecclesiale che si chiama Équipe Notre-Dame, una buona proposta per le coppie e le famiglie. Voi siete i giovani e, secondo i vostri Statuti, vi proponete di vivere d’accordo con i principi della dottrina cattolica, approfondendone la conoscenza, in modo tale da crescere nella relazione con Cristo e con la Vergine Maria, e sentirvi inviati in missione nella vita quotidiana (cfr Art. 11,a). Ora vorrei riflettere un po’ con voi sulle tre parole che compongono il vostro nome: équipe, Notre-Dame e giovani.

    Voi fate esperienza di équipe, di gruppo. Questo è un dono, non è scontato! Far parte di una comunità, di una famiglia di famiglie che trasmette una fede vissuta è un grande regalo! Nessuno può dire: “Mi salvo da solo”. No. Siamo tutti in relazione, per imparare a fare squadra. Dio ha voluto entrare in questa dinamica di relazioni e ci attira a sé in comunità, dando alla nostra vita un senso pieno di identità e di appartenenza (cfr Esort. ap. Gaudete et exsultate, 6). Perché il Signore ci salva facendo di noi un popolo, il suo popolo. Non permettete al mondo di farvi credere che sia meglio andare da soli. Da soli, potrete raggiungere forse qualche successo, ma senza amore, senza compagnia, senza appartenenza a un popolo, senza l’esperienza impagabile che è sognare insieme, rischiare insieme, soffrire insieme e fare festa insieme.

    Non abbiate paura di aprirvi, di rischiare; e non abbiate paura degli altri. È vero che ci sono il bullismo, gli abusi, le menzogne, i tradimenti, ma – credetemi – il problema non è difendermi dagli altri; la mia preoccupazione dovrà essere quella di difendere le vittime. Sul posto dell’attentato a Barcellona – siamo nel 2017 – era rimasto un biglietto in cui un giovane aveva disegnato un ragazzino piccolissimo e un grande mostro, con questa didascalia: «Qui siamo io e la paura». E poi commentava: “Né la paura è così grande, né io sono così piccolo. Non ho paura”. Perché? Perché non ha avuto paura, quel giovane? Perché non era solo, era insieme a qualcuno che lo amava: la sua famiglia, i suoi amici, forse Dio, Padre e Amico che mai abbandona. In questa epoca del virtuale e della conseguente solitudine in cui cadono molti vostri coetanei, voi avete scelto di crescere in équipe, in gruppo. Andate avanti, costruite ponti, giocate in squadra! Capito? In squadra.

    La seconda parola è Notre-Dame. Siete giovani – si legge nel Preambolo degli Statuti – «caratterizzati da una forte devozione alla Madonna, con il desiderio, seguendo il suo esempio e ponendosi sotto la sua materna protezione, di comprendere il posto privilegiato di Maria nel mistero di Cristo e della salvezza». È così: quando si accoglie Maria, la Madre, nella propria vita, non si perde mai il centro, che è il Signore. Perché Maria non punta mai a sé stessa, ma a Gesù e ai fratelli. Maria non sa fare così [indica sé stesso]. Mai. Sempre fa così [indica l’altro]. Cosa guardi, tu? Sempre fa così. Gesù. Indica un altro: “andate da Lui”. Ma così [indica sé stesso] mai lo fa. E noi tante volte facciamo così, credendo che siamo il centro del mondo, della salvezza. Sempre indicando Gesù. E ci insegna tanto, la Madonna. Quando si accoglie Maria, la Madre, nella propria vita, non si perde mai il centro, che è il Signore. Vi farà bene pensare spesso alle parole che disse Gesù sulla croce rivolgendosi a Giovanni: «Ecco la tua madre!» (Gv 19,27). Ascoltare nel cuore queste parole e sentirle rivolte a voi, a ciascuno di voi, ciascuno a sé. È proprio così: Gesù ha donato la sua Madre come Madre di ogni discepolo; ed ella ha detto “sì”, come il primo giorno, ha detto “fiat”, “amen”, ed è diventata la Madre della Chiesa. A lei possiamo affidarci con la fiducia del bambino, del povero, del semplice che sa che sua Madre gli è vicino, con premura e tenerezza.

    Vi incoraggio a vivere in un affidamento quotidiano alla Vergine Maria, che vi aiuterà anche a crescere come équipe, condividendo i doni ricevuti in uno spirito di dialogo e di accoglienza reciproca. Vi aiuterà ad avere un cuore generoso, a scoprire la gioia del servizio nella gratuità, come fece lei quando andò da santa Elisabetta. Proprio da questo episodio del Vangelo è tratto il tema della prossima Giornata Mondiale della Gioventù, che sarà a Lisbona nell’agosto del prossimo anno: «Maria si alzò e andò in fretta» (Lc 1,39). C’è un “titolo” della Madonna che a me piace tanto. C’è la Madonna del Carmine, la Madonna Immacolata, tanti titoli… A me piace “la Madonna in fretta”, che non perde tempo per aiutare: sempre sta facendo le cose per aiutare, come ha fatto con Santa Elisabetta: “Maria si alzò e andò in fretta”. Alzarsi per servire, uscire per prendersi cura degli altri e del creato: questi sono valori tipici dei giovani. Vi esorto a praticarli mentre vi preparate alla GMG di Lisbona. E tra voi ci sono parecchi giovani portoghesi! Alzate la mano, i portoghesi! Voi lavorate, lavorate con il Vescovo ausiliare, che è uno bravo, quello, è uno bravo e vi farà lavorare tanto!

    E la terza parola è giovani. Il futuro è dei giovani. Attenzione però! Giovani con due qualità: giovani con le ali e con le radici. Con le ali per volare e le radici per stare in terra. Le ali per volare, sognare, creare; e le radici per ricevere dagli anziani la saggezza che vi offrono. Uniti alle radici, uniti ai nonni. Io faccio una domanda, ognuno si risponda dopo: tu parli con i nonni? Vai a trovarli? Li ascolti, i nonni, o dici “è roba vecchia, non serve”? Sono le tue radici, e se tu non sei capace di parlare con i nonni non saprai volare. Allora potete provare a chiedervi: come vanno le mie ali? Il mio sguardo è rivolto in basso, ripiegato su me stesso, oppure so guardare in alto, all’orizzonte? Nel mio cuore ci sono sogni, progetti, desideri grandi, oppure è pieno di lamentele, di pensieri negativi, di giudizi e pregiudizi? E quando un giovane si lamenta, cerca l’anestesia di avere cose, cose di ultimo modello, di avere questo, quell’altro…, quella fantasia di avere. E questo ti rende pesante e non ti lascia volare. E poi potete anche domandarvi: come vanno le mie radici? Penso che il mondo cominci da me, oppure mi sento parte di un grande fiume che ha fatto tanta strada? Se ho la fortuna di avere ancora i nonni, com’è il mio rapporto con loro? Parlo con loro? So ascoltarli? Chiedo a volte di raccontarmi qualcosa di importante della loro vita? Faccio tesoro della loro saggezza? Guardare in alto ma con le radici. E il segnale che le radici stanno bene è se tu sai capire e avvicinarti ai nonni e parlare con i nonni.

    E infine, vedo che voi non siete tutti giovani, e vorrei dire una parola anche a voi adulti, coppie di sposi e sacerdoti assistenti. Penso che è una grande gioia per voi accogliere e accompagnare questi giovani. Possiate essere per loro dei testimoni, con umiltà e semplicità. Testimoni di amore a Cristo e alla Chiesa, testimoni di ascolto e dialogo, testimoni di servizio gratuito e generoso, testimoni di preghiera. Grazie per la vostra presenza accanto ai giovani: per il tempo e la cura che dedicate a loro.

    Grazie a tutti di essere venuti, e di avermi fatto conoscere da vicino la realtà dei giovani di Équipe Notre-Dame. Il Signore vi benedica e la Madonna vi protegga. Buon cammino! E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie!


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    (Fonte, dal sito della Santa Sede.
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  3. #183
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    PAPA FRANCESCO

    ANGELUS

    Piazza San Pietro
    Domenica, 7 agosto 2022


    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Nel Vangelo della Liturgia odierna, Gesù parla ai discepoli per rassicurarli da ogni paura e per invitarli alla vigilanza. Sono due le esortazioni fondamentali che rivolge loro: la prima è «non temere, piccolo gregge» (Lc 12,32); la seconda «siate pronti» (v. 35). “Non temere” e “siate pronti”. Si tratta di due parole-chiave per sconfiggere le paure che a volte ci paralizzano e per superare la tentazione di una vita passiva, addormentata. “Non temere” e “siate pronti”: soffermiamoci su questi due inviti.

    Non temere. Per prima cosa Gesù incoraggia i discepoli. Ha appena finito di parlare loro della cura amorevole e provvidente del Padre, che si preoccupa dei gigli dei campi e degli uccelli del cielo e, quindi, tanto più dei suoi figli. Perciò non bisogna affannarsi e agitarsi: la nostra storia è saldamente nelle mani di Dio. Ci rincuora questo invito di Gesù a non temere. A volte, infatti, ci sentiamo imprigionati in un sentimento di sfiducia e di angoscia: è la paura di non farcela, di non essere riconosciuti e amati, la paura di non riuscire a realizzare i nostri progetti, di non essere mai felici, e così via. E allora ci affanniamo per cercare soluzioni, per trovare qualche spazio in cui emergere, per accumulare beni e ricchezze, per ottenere sicurezze; e come finiamo? Finiamo per vivere nell’ansia e nella preoccupazione costante. Gesù, invece, ci rassicura: non temete! Fidatevi del Padre, che desidera darvi tutto ciò che realmente vi serve. Già vi ha donato il suo Figlio, il suo Regno, e sempre vi accompagna con la sua provvidenza, prendendosi cura di voi ogni giorno. Non temere: ecco la certezza a cui attaccare il cuore! Non temere: un cuore attaccato su questa certezza. Non temere.

    Ma sapere che il Signore veglia con amore su di noi non ci autorizza a dormire, a lasciarci andare alla pigrizia! Al contrario, dobbiamo essere svegli, vigilanti. Amare infatti significa essere attenti all’altro, accorgersi delle sue necessità, essere disponibili ad ascoltare e accogliere, essere pronti.

    La seconda parola: «Siate pronti». È il secondo invito di oggi. È saggezza cristiana. Gesù ripete più volte questo invito, e oggi lo fa attraverso tre brevi parabole, incentrate su un padrone di casa che, nella prima, ritorna d’improvviso dalle nozze, nella seconda non vuole farsi sorprendere dai ladri, e nella terza rientra da un lungo viaggio. In tutte, il messaggio è questo: bisogna stare svegli, non addormentarsi, cioè non essere distratti, non cedere alla pigrizia interiore, perché, anche nelle situazioni in cui non ce l’aspettiamo, il Signore viene. Avere questa attenzione al Signore, non essere addormentati. Bisogna stare svegli.

    E alla fine della nostra vita ci chiederà conto dei beni che ci ha affidato; per questo, vigilare significa anche essere responsabili, cioè custodire e amministrare quei beni con fedeltà. Tanto abbiamo ricevuto: la vita, la fede, la famiglia, le relazioni, il lavoro, ma anche i luoghi in cui viviamo, la nostra città, il creato. Tante cose abbiamo ricevuto. Proviamo a chiederci: abbiamo cura di questo patrimonio che il Signore ci ha lasciato? Ne custodiamo la bellezza oppure usiamo le cose solo per noi e per le nostre convenienze del momento? Dobbiamo pensare un po’ a questo: siamo custodi di quanto ci è stato dato?

    Fratelli e sorelle, camminiamo senza paura, nella certezza che il Signore ci accompagna sempre. E restiamo svegli, perché non ci succeda di addormentarci mentre il Signore passa. Sant’Agostino diceva: “Ho paura che il Signore passi e io non me ne accorga”; di essere addormentato e di non accorgermi che il Signore passa. State svegli! Ci aiuti la Vergine Maria, che ha accolto la visita del Signore e, con prontezza e generosità, ha detto il suo “eccomi”.

    ________________________________________

    Dopo l'Angelus

    Cari fratelli e sorelle!

    Desidero salutare con soddisfazione la partenza dai porti dell’Ucraina delle prime navi cariche di cereali. Questo passo dimostra che è possibile dialogare e raggiungere risultati concreti, che giovano a tutti. Pertanto, tale avvenimento si presenta anche come un segno di speranza, e auspico di cuore che, seguendo questa strada, si possa mettere fine ai combattimenti e arrivare a una pace giusta e duratura.

    Ho appreso con dolore la notizia dell’incidente stradale avvenuto ieri mattina in Croazia: alcuni pellegrini polacchi diretti a Medjugorje hanno perso la vita e altri sono rimasti feriti. La Madonna interceda per tutti loro e per i familiari.

    Oggi è la giornata culminante del Pellegrinaggio Europeo dei Giovani a Santiago de Compostela, rinviato dall’anno scorso che era Anno Santo Compostelano. Con gioia benedico di cuore ciascuno dei giovani che hanno partecipato, e benedico anche quanti hanno lavorato per organizzare e accompagnare questo evento. Che la vostra vita sia sempre un cammino: un cammino con Gesù Cristo, un cammino verso Dio e verso i fratelli, un cammino nel servizio e nella gioia!

    Ed ora rivolgo il mio saluto a tutti voi, romani e pellegrini di vari Paesi, in particolare i fedeli di Malta. Saluto il gruppo di Crevalcore, i giovani della diocesi di Verona e quelli dell’Oratorio “Don Bosco” di Tolmezzo.

    Auguro a tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!


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    VIDEOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    PER "HECHOS 29",
    INCONTRO INTERNAZIONALE DI GIOVANI EVANGELIZZATORI DIGITALI IN MESSICO


    (MONTERREY, 5-6 AGOSTO 2022)


    A tutti voi evangelizzatori che state partecipando a “Hechos 29”, che è un’importante iniziativa per “missionare” negli ambienti digitali, mando un affettuoso saluto.

    Che questo incontro vi aiuti a sentirvi comunità, come parte della vita missionaria della Chiesa che non ha avuto mai paura di andare incontro a nuovi orizzonti e frontiere e, con creatività e coraggio, annunciate la misericordia e la tenerezza di Dio.

    Come ho detto nel mio recente viaggio in Canada: «Occorre trovare vie nuove per annunciare il cuore del Vangelo a quanti non hanno ancora incontrato Cristo. Ciò presuppone una creatività pastorale per raggiungere le persone là dove vivono, non aspettando che siano loro a venire: là dove vivono, trovando occasioni di ascolto, di dialogo e di incontro».

    Non abbiate paura, non abbiate paura di sbagliarvi, non mi stanco di ripetere che preferisco una Chiesa ferita perché esce nelle periferie esistenziali del mondo a una Chiesa malata perché resta chiusa nelle sue piccole sicurezze. Il Signore bussa alla porta per entrare in noi, ma quante volte bussa alla porta dal di dentro perché lo lasciamo uscire.

    Che la missione che portate avanti negli spazi digitali sia piena di umanità. Andate a “samaritanare” questi ambienti, affinché la cultura contemporanea possa conoscere Dio sentendolo in voi; andate e portate la speranza di Gesù, specialmente a quanti sono più lontani, dando loro ragioni della speranza che è in loro.

    Che le parole siano accompagnate dalla carità, e che la virtualità rafforzi la presenzialità, affinché la rete generi comunione che renda presente Gesù nella propria cultura.

    Cari missionari, vi mando la mia benedizione, e non dimenticatevi di pregare per me! Grazie.

    _________________________________

    L'Osservatore Romano, Anno CLXII n. 180, martedì 9 agosto, p. 8.


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    PAPA FRANCESCO

    UDIENZA GENERALE

    Aula Paolo VI
    Mercoledì, 10 agosto 2022


    Catechesi sulla Vecchiaia: 16. “Vado a prepararvi un posto” (cfr Gv 14,2). La vecchiaia, tempo proiettato al compimento.

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    siamo ormai alle ultime catechesi dedicate alla vecchiaia. Oggi entriamo nell’intimità commovente del congedo di Gesù dai suoi, ampiamente riportato nel Vangelo di Giovanni. Il discorso di commiato inizia con parole di consolazione e di promessa: «Non sia turbato il vostro cuore» (14,1); «Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi» (14,3). Belle parole, queste, del Signore.

    Poco prima, Gesù aveva detto a Pietro: tu «mi seguirai più tardi» (13,36), ricordandogli il passaggio attraverso la fragilità della sua fede. Il tempo della vita che rimane ai discepoli sarà, inevitabilmente, un passaggio attraverso la fragilità della testimonianza e attraverso le sfide della fraternità. Ma sarà anche un passaggio attraverso le entusiasmanti benedizioni della fede: «Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi» (14,12). Pensate che promessa è questa! Non so se ci pensiamo fino in fondo, se ci crediamo fino in fondo! Non so, alle volte credo di no…

    La vecchiaia è il tempo propizio per la testimonianza commossa e lieta di questa attesa. L’anziano e l’anziana sono in attesa, in attesa di un incontro. Nella vecchiaia le opere della fede, che avvicinano noi e gli altri al regno di Dio, stanno ormai oltre la potenza delle energie, delle parole, degli slanci della giovinezza e della maturità. Ma proprio così rendono ancora più trasparente la promessa della vera destinazione della vita. E qual è la vera destinazione della vita? Un posto a tavola con Dio, nel mondo di Dio. Sarebbe interessante vedere se nelle Chiese locali esiste qualche riferimento specifico, destinato a ravvivare questo speciale ministero dell’attesa del Signore – è un ministero, il ministero dell’attesa del Signore – incoraggiando i carismi individuali e le qualità comunitarie della persona anziana.

    Una vecchiaia che si consuma nell’avvilimento delle occasioni mancate, porta avvilimento per sé e per tutti. Invece, la vecchiaia vissuta con dolcezza, vissuta con rispetto per la vita reale scioglie definitivamente l’equivoco di una potenza che deve bastare a sé stessa e alla propria riuscita. Scioglie persino l’equivoco di una Chiesa che si adatta alla condizione mondana, pensando in questo modo di governarne definitivamente la perfezione e il compimento. Quando ci liberiamo da questa presunzione, il tempo dell’invecchiamento che Dio ci concede è già in sé stesso una di quelle opere “più grandi” di cui parla Gesù. In effetti, è un’opera che a Gesù non fu dato di compiere: la sua morte, la sua risurrezione e la sua ascensione in Cielo l’hanno resa possibile a noi! Ricordiamoci che “il tempo è superiore allo spazio”. È la legge dell’iniziazione. La nostra vita non è fatta per chiudersi su sé stessa, in una immaginaria perfezione terrena: è destinata ad andare oltre, attraverso il passaggio della morte – perché la morte è un passaggio. Infatti, il nostro luogo stabile, il nostro punto d’arrivo non è qui, è accanto al Signore, dove Egli dimora per sempre.

    Qui, sulla terra, si avvia il processo del nostro “noviziato”: siamo apprendisti della vita, che – tra mille difficoltà – imparano ad apprezzare il dono di Dio, onorando la responsabilità di condividerlo e di farlo fruttificare per tutti. Il tempo della vita sulla terra è la grazia di questo passaggio. La sicumera di fermare il tempo – volere l’eterna giovinezza, il benessere illimitato, il potere assoluto – non è solo impossibile, è delirante.

    La nostra esistenza sulla terra è il tempo dell’iniziazione alla vita: è vita, ma che ti porta avanti a una vita più piena, l’iniziazione di quella più piena; una vita che solo in Dio trova il compimento. Siamo imperfetti fin dall’inizio e rimaniamo imperfetti fino alla fine. Nel compimento della promessa di Dio, il rapporto si inverte: lo spazio di Dio, che Gesù prepara per noi con ogni cura, è superiore al tempo della nostra vita mortale. Ecco: la vecchiaia avvicina la speranza di questo compimento. La vecchiaia conosce definitivamente, ormai, il senso del tempo e le limitazioni del luogo in cui viviamo la nostra iniziazione. La vecchiaia è saggia per questo: i vecchi sono saggi per questo. Per questo essa è credibile quando invita a rallegrarsi dello scorrere del tempo: non è una minaccia, è una promessa. La vecchiaia è nobile, non ha bisogno di truccarsi per far vedere la propria nobiltà. Forse il trucco viene quando manca la nobiltà. La vecchiaia è credibile quando invita a rallegrarsi dello scorrere del tempo: ma il tempo passa e questo non è una minaccia, è una promessa. La vecchiaia che ritrova la profondità dello sguardo della fede, non è conservatrice per sua natura, come dicono! Il mondo di Dio è uno spazio infinito, sul quale il passaggio del tempo non ha più peso. E proprio nell’Ultima Cena, Gesù si proiettò verso questa meta, quando disse ai discepoli: «Da ora non berrò più di questo frutto della vite, fino al giorno in cui lo berrò di nuovo con voi nel regno del Padre mio» (Mt 26,29). È andato oltre. Nella nostra predicazione, spesso il Paradiso è giustamente pieno di beatitudine, di luce, di amore. Forse gli manca un po’ la vita. Gesù, nelle parabole, parlava del regno di Dio mettendoci più vita. Non siamo più capaci di questo noi, nel parlare della vita che continua?

    Cari fratelli e sorelle, la vecchiaia, vissuta nell’attesa del Signore, può diventare la compiuta “apologia” della fede, che rende ragione, a tutti, della nostra speranza per tutti (cfr 1 Pt 3,15). Perché la vecchiaia rende trasparente la promessa di Gesù, proiettandosi verso la Città santa di cui parla il libro dell’Apocalisse (capitoli 21-22). La vecchiaia è la fase della vita più adatta a diffondere la lieta notizia che la vita è iniziazione per un compimento definitivo. I vecchi sono una promessa, una testimonianza di promessa. E il meglio deve ancora venire. Il meglio deve ancora venire: è come il messaggio del vecchio e della vecchia credenti, il meglio deve ancora venire. Dio conceda a tutti noi una vecchiaia capace di questo!

    ____________________________

    Saluti

    Je salue cordialement les pèlerins de langue française, en particulier la jeunesse franciscaine de Bitche. Nous fêterons bientôt Notre Dame de l’Assomption. Que la Vierge Marie, entrée dans la gloire du Ciel, soutienne notre courage dans ce temps d’initiation que nous avons encore à vivre ici-bas. Qu’elle aide les personnes âgées à rendre joyeusement témoignage de leur foi et de leur espérance. Que Dieu vous bénisse.

    [Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare la gioventù francescana di Bitche. Tra qualche giorno festeggeremo l’Assunzione della Beata Vergine Maria. Ella, entrata nella gloria del cielo, sostenga il nostro coraggio in questo tempo di pellegrinaggio che dobbiamo ancora vivere qui sulla terra, e aiuti gli anziani a dare una testimonianza gioiosa della loro fede e della loro speranza. Dio vi benedica!]

    I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience. Upon you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you!

    [Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza. Su voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore nostro Gesù Cristo. Dio vi benedica!]

    Herzlich grüße ich die Gläubigen deutscher Sprache. Die selige Jungfrau Maria hat unter dem Kreuz mit Jesus gelitten, um ihm dann als Erste der Geschöpfe in seine himmlische Herrlichkeit nachzufolgen. Vom Himmel aus schaut Maria mit mütterlicher Liebe auf jeden von uns. Wenden wir unseren Blick ihr zu, auf dass sie uns zum Heil führe.

    [Saluto cordialmente i fedeli di lingua tedesca. La Beata Vergine Maria ha sofferto con Gesù sotto la Croce, per poterlo poi seguire come la prima creatura nella sua gloria celeste. Dal cielo, Maria guarda ciascuno di noi con amore materno. Rivolgiamo dunque il nostro sguardo verso di lei perché ci conduca alla salvezza.]

    Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española; chilenos, mexicanos, argentinos, hay de todo hoy. Quiero expresar mi cercanía de modo especial a los afectados en la tragedia causada por las explosiones y el incendio en la Base petrolera de Matanzas, en Cuba. Pidámosle a nuestra Madre, Reina del cielo, que vele por las víctimas de esta tragedia y sus familias. Y que interceda por todos nosotros ante el Señor, para que sepamos dar testimonio de la fe y la esperanza en la “vida del mundo futuro”. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.

    Saúdo cordialmente os fiéis de língua portuguesa, em particular os peregrinos da Diocese de Leiria-Fátima. Irmãos e irmãs, o Espírito Santo aumente a nossa fé, para que possamos verdadeiramente crer que o melhor de nossa vida ainda está por vir. Que Deus vos abençoe!

    [Saluto cordialmente i fedeli di lingua portoghese, in particolare i pellegrini della Diocesi di Leiria–Fatima. Fratelli e sorelle, lo Spirito Santo aumenti la nostra fede, perché possiamo credere veramente che il meglio della nostra vita deve ancora venire. Dio vi benedica!]

    […].

    [Saluto i fedeli di lingua araba. La sicumera di fermare il tempo, cioè volere l’eterna giovinezza, il benessere illimitato, il potere assoluto, non è solo impossibile, è delirante, per cui, bisogna vivere la vecchiaia in quanto la fase della vita più adatta a diffondere la lieta notizia che la vita è iniziazione per un compimento definitivo. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga sempre da ogni male!]

    […].

    [Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Vi auguro che il periodo di vacanze sia per voi un tempo di riposo, ma anche l’opportunità per ravvivare i legami con Dio e con gli uomini. Non trascurate la preghiera quotidiana, la partecipazione all’Eucaristia domenicale e la condivisione del tempo con gli altri. Contemplate la bellezza del creato, glorificando l’amore del Creatore. Vi accompagni la sua benedizione.]

    * * *

    Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, esortando tutti ad essere costruttori di unità e di pace in famiglia, nella Chiesa e nella società. Non è facile essere costruttori di pace, sia nella famiglia che nella Chiesa… l’unità; ma dobbiamo farlo, perché è un bel lavoro. Un pensiero anche al popolo dell’Ucraina, che ancora soffre questa guerra così crudele. E preghiamo anche per i migranti che stanno arrivando continuamente.

    Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, agli ammalati, ai giovani e agli sposi novelli. La festa liturgica di San Lorenzo, diacono e martire della Chiesa dei Roma, susciti in ciascuno il desiderio di testimoniare il Vangelo, sempre disponibili verso i poveri e quanti si trovano in difficoltà.

    A tutti la mia benedizione.


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  6. #186
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    VIDEOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    AD UN GRUPPO DI MISSIONARI IN ARGENTINA


    Desidero salutare il gruppo di missionari, giovani e adulti in totale, che sono andati a “missionare” tra i popoli originari di Salta, Victoria Este, Diocesi di Orán. E il motto della missione è “I sogni si costruiscono insieme”.

    Grazie per quello che avete fatto, grazie per questo lavoro. Andate avanti.

    Perché “missionare” è uscire da se stessi per dare il meglio di sé e il meglio che Dio regala, e questa è una cosa molto bella.

    Saluti a padre Mariano che vi accompagna in tutto questo. E pregate per me, anche io prego per voi. Perciò tornate a “missionare”. Che Dio vi benedica.


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  7. #187
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    PAPA FRANCESCO

    ANGELUS

    Piazza San Pietro
    Domenica, 14 agosto 2022


    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Nel Vangelo della liturgia odierna c’è un’espressione di Gesù che sempre ci colpisce e ci interroga. Mentre è in cammino con i suoi discepoli, Egli dice: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!» (Lc 12,49). Di quale fuoco sta parlando? E che significato hanno queste parole per noi oggi, questo fuoco che porta Gesù?

    Come sappiamo, Gesù è venuto a portare nel mondo il Vangelo, cioè la buona notizia dell’amore di Dio per ciascuno di noi. Perciò ci sta dicendo che il Vangelo è come un fuoco, perché si tratta di un messaggio che, quando irrompe nella storia, brucia i vecchi equilibri del vivere, sfida a uscire dall’individualismo, sfida a vincere l’egoismo, sfida a passare dalla schiavitù del peccato e della morte alla vita nuova del Risorto, di Gesù risorto. Il Vangelo, cioè, non lascia le cose come stanno; quando passa il Vangelo, ed è ascoltato e ricevuto, le cose non rimangono come stanno. Il Vangelo provoca al cambiamento e invita alla conversione. Non dispensa una falsa pace intimistica, ma accende un’inquietudine che ci mette in cammino, ci spinge ad aprirci a Dio e ai fratelli. È proprio come il fuoco: mentre ci riscalda con l’amore di Dio, vuole bruciare i nostri egoismi, illuminare i lati oscuri della vita - tutti ne abbiamo! -, consumare i falsi idoli che ci rendono schiavi.

    Sulla scia dei profeti biblici – pensiamo per esempio a Elia e a Geremia – Gesù è acceso dal fuoco dell’amore di Dio e, per farlo divampare nel mondo, si spende in prima persona, amando fino alla fine, cioè fino alla morte e alla morte di croce (cfr Fil 2,8). Egli è ricolmo di Spirito Santo, che è paragonato al fuoco, e con la sua luce e la sua forza svela il volto misericordioso di Dio e dà pienezza a quanti sono considerati perduti, abbatte le barriere delle emarginazioni, guarisce le ferite del corpo e dell’anima, rinnova una religiosità ridotta a pratiche esteriori. Per questo è fuoco: cambia, purifica.

    Che cosa significa dunque per noi, per ognuno di noi – per me, per voi, per te -, che cosa significa per noi questa parola di Gesù, del fuoco? Ci invita a riaccendere la fiamma della fede, perché essa non diventi una realtà secondaria, o un mezzo di benessere individuale, che ci fa evadere dalle sfide della vita e dall’impegno nella Chiesa e nella società. Infatti – diceva un teologo –, la fede in Dio «ci rassicura, ma non come vorremmo noi: cioè non per procurarci un’illusione paralizzante o una soddisfazione beata, ma per permetterci di agire» (De Lubac, Sulle vie di Dio, Milano 2008, 184). La fede, insomma, non è una “ninna nanna” che ci culla per farci addormentare. La fede vera è un fuoco, un fuoco acceso per farci stare desti e operosi anche nella notte!

    E allora possiamo domandarci: io sono appassionato al Vangelo? Io leggo spesso il Vangelo? Lo porto con me? La fede che professo e che celebro, mi pone in una tranquillità beata oppure accende in me il fuoco della testimonianza? Possiamo chiedercelo anche come Chiesa: nelle nostre comunità, ardono il fuoco dello Spirito, la passione per la preghiera e per la carità, la gioia della fede, oppure ci trasciniamo nella stanchezza e nell’abitudine, con la faccia smorta e il lamento sulle labbra e le chiacchiere ogni giorno? Fratelli e sorelle, verifichiamoci su questo, così che anche noi possiamo dire come Gesù: siamo accesi del fuoco dell’amore di Dio e vogliamo “gettarlo” nel mondo, portarlo a tutti, perché ciascuno scopra la tenerezza del Padre e sperimenti la gioia di Gesù, che allarga il cuore – e Gesù allarga il cuore! - e fa bella la vita. Preghiamo per questo la Vergine Santa: lei, che ha accolto il fuoco dello Spirito Santo, interceda per noi.

    ________________

    Dopo l'Angelus

    Cari fratelli e sorelle!

    Desidero attirare l’attenzione sulla grave crisi umanitaria che colpisce la Somalia e alcune zone dei Paesi limitrofi. Le popolazioni di questa regione, che già vivono in condizioni molto precarie, si trovano ora in pericolo mortale a causa della siccità. Auspico che la solidarietà internazionale possa rispondere efficacemente a tale emergenza. Purtroppo la guerra distoglie l’attenzione e le risorse, ma questi sono gli obiettivi che esigono il massimo impegno: la lotta alla fame, la salute, l’istruzione.

    Rivolgo un cordiale saluto a voi, fedeli di Roma e pellegrini di vari Paesi. Vedo bandiere polacche, ucraine, francesi, italiane, argentine! Tanti pellegrini. Saluto, in particolare, gli educatori e i catechisti dell’unità pastorale di Codevigo (Padova), gli universitari del Movimento Giovanile Salesiano del Triveneto e i giovani dell’unità pastorale di Villafranca (Verona).

    E un pensiero speciale va ai numerosi pellegrini che oggi si sono radunati nel Santuario della Divina Misericordia a Cracovia, dove vent’anni fa San Giovanni Paolo II fece l’Atto di Affidamento del mondo alla Divina Misericordia. Più che mai vediamo oggi il senso di quel gesto, che vogliamo rinnovare nella preghiera e nella testimonianza della vita. La misericordia è la via della salvezza per ognuno di noi e per il mondo intero. E chiediamo al Signore, misericordia speciale, misericordia e pietà per il martoriato popolo ucraino.

    Auguro a tutti una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci, anche ai ragazzi dell’Immacolata.


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  8. #188
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    SOLENNITÀ DELL'ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

    PAPA FRANCESCO

    ANGELUS

    Piazza San Pietro
    Lunedì, 15 agosto 2022


    Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Buona Festa!

    Oggi, Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il Vangelo ci propone il dialogo tra lei e la cugina Elisabetta. Quando Maria entra in casa e saluta Elisabetta, questa le dice: «Benedetta tu tra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo» (Lc 1,42). Queste parole, piene di fede e di gioia e di stupore, sono entrate a far parte dell’“Ave Maria”. Ogni volta che recitiamo questa preghiera tanto bella e familiare, facciamo come Elisabetta: salutiamo Maria, la benediciamo, perché lei ci porta Gesù.

    Maria accoglie la benedizione di Elisabetta e risponde con il cantico, un regalo per noi, per tutta la storia: il Magnificat. È un canto di lode che potremmo definire “il cantico della speranza”. È un inno di lode e di esultanza per le grandi cose che il Signore ha compiuto in lei, ma Maria va oltre: contempla l’opera di Dio in tutta la storia del suo popolo. Dice, ad esempio, che il Signore «ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote» (vv. 52-53). Ascoltando queste parole, potremmo chiederci: la Vergine non sta forse esagerando un po’, descrivendo un mondo che non c’è? Infatti, quello che dice non sembra corrispondere alla realtà; mentre lei parla, i potenti del tempo non sono stati rovesciati: il temibile Erode, ad esempio, sta saldo sul suo trono. E anche i poveri e gli affamati rimangono tali, mentre i ricchi continuano a prosperare.

    Cosa significa quel cantico di Maria? Qual è il senso? Lei non vuole fare la cronaca del tempo – non è una giornalista -, ma dirci qualcosa di molto più importante: che Dio, attraverso lei, ha inaugurato una svolta storica, ha definitivamente stabilito un nuovo ordine di cose. Lei, piccola e umile, è stata innalzata e – lo festeggiamo oggi – portata alla gloria del Cielo, mentre i potenti del mondo sono destinati a rimanere a mani vuote. Pensate alla parabola di quell’uomo ricco che aveva davanti alla porta un mendicante, Lazzaro. Come è finito? A mani vuote. La Madonna, in altre parole, annuncia un cambiamento radicale, un rovesciamento di valori. Mentre parla con Elisabetta portando Gesù in grembo, anticipa quello che suo Figlio dirà, quando proclamerà beati i poveri e gli umili e metterà in guardia i ricchi e chi si fonda sulla propria autosufficienza. La Vergine, dunque, profetizza con questo cantico, con questa preghiera: profetizza che a primeggiare non sono il potere, il successo e il denaro, ma a primeggiare c’è il servizio, l’umiltà, l’amore. E guardando a lei nella gloria, capiamo che il vero potere è il servizio – non dimentichiamo questo: il vero potere è il servizio - e regnare significa amare. E che questa è la strada per il Cielo.

    Allora guardando a noi possiamo chiederci: quel rovesciamento annunciato da Maria, tocca la mia vita? Credo che amare è regnare e servire è potere? Credo che la meta del mio vivere è il Cielo, è il paradiso? O mi preoccupo solo di passarla bene quaggiù, mi preoccupo solo delle cose terrene, materiali? Ancora, osservando le vicende del mondo, mi lascio intrappolare dal pessimismo oppure, come la Vergine, so scorgere l’opera di Dio che, attraverso la mitezza e la piccolezza, compie grandi cose? Fratelli e sorelle, Maria oggi canta la speranza e riaccende in noi la speranza, in lei vediamo la meta del cammino: lei è la prima creatura che con tutta sé stessa, in anima e corpo, taglia vincitrice il traguardo del Cielo. Ci mostra che il Cielo è a portata di mano. Come mai? Sì, il Cielo è a portata di mano, se anche noi non cediamo al peccato, lodiamo Dio in umiltà e serviamo gli altri con generosità. Non cedere al peccato; ma qualcuno può dire: “Ma, padre io sono debole” – “Ma il Signore sempre ti è vicino, perché è misericordioso”. Non dimenticarti qual è lo stile di Dio: vicinanza, compassione e tenerezza; Egli è sempre vicino a noi con il suo stile. La nostra Madre, ci prende per mano, ci accompagna alla gloria, ci invita a gioire pensando al paradiso. Benediciamo Maria con la nostra preghiera e chiediamole uno sguardo capace di intravedere il Cielo in terra.

    ___________________________

    Dopo l'Angelus

    Cari fratelli e sorelle!

    Saluto tutti voi, romani e pellegrini di vari Paesi: famiglie, gruppi parrocchiali, associazioni. In particolare, saluto i giovani della Diocesi di Verona impegnati in un campo-scuola e i ragazzi dell’Immacolata.

    Auguro una buona festa dell’Assunta a voi qui presenti, a coloro che sono in vacanza, come pure a tanti che non possono permettersi un periodo di distensione, alle persone sole e alle persone ammalate. Non dimentichiamole! E penso con gratitudine in questi giorni a coloro che assicurano i servizi indispensabili per la collettività. Grazie per il vostro lavoro per noi.

    E in questo giorno dedicato alla Madonna, esorto quanti ne hanno la possibilità a visitare un Santuario mariano per venerare la nostra Madre celeste. Tanti romani e pellegrini si recano a Santa Maria Maggiore, per pregare davanti alla Salus Populi Romani. Lì si trova anche la statua della Vergine Regina della pace, posta dal Papa Benedetto XV. Continuiamo a invocare l’intercessione della Madonna perché Dio doni al mondo la pace, e preghiamo in particolare per il popolo ucraino.

    Buona festa a tutti! Non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!


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  9. #189
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    PAPA FRANCESCO

    UDIENZA GENERALE

    Aula Paolo VI
    Mercoledì, 17 agosto 2022


    Catechesi sulla Vecchiaia - 17. L’“Antico dei giorni”. La vecchiaia rassicura sulla destinazione alla vita che non muore più

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Le parole del sogno di Daniele, che abbiamo ascoltato, evocano una visione di Dio misteriosa e al tempo stesso splendente. Essa è ripresa all’inizio del libro dell’Apocalisse e riferita a Gesù Risorto, che appare al Veggente come Messia, Sacerdote e Re, eterno, onnisciente e immutabile (1,12-15). Egli posa la sua mano sulla spalla del Veggente e lo rassicura: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre» (vv. 17-18). Scompare così l’ultima barriera del timore e dell’angoscia che la teofania ha sempre suscitato: il Vivente ci rassicura, ci dà sicurezza. Lui pure è morto, ma ora occupa il posto che gli è destinato: quello del Primo e dell’Ultimo.

    In questo intreccio dei simboli – qui ci sono tanti simboli – c’è un aspetto che ci aiuta forse a comprendere meglio il legame di questa teofania, questo apparire di Dio, con il ciclo della vita, il tempo della storia, la signoria di Dio per il mondo creato. E questo aspetto ha proprio a che fare con la vecchiaia. Cosa c’entra? Vediamo.

    La visione comunica un’impressione di vigore e di forza, di nobiltà, di bellezza e di fascino. Il vestito, gli occhi, la voce, i piedi, tutto è splendido in quella visione: si tratta di visione! I suoi capelli però sono candidi: come la lana, come la neve. Come quelli di un vecchio. Il termine biblico più diffuso per indicare l’anziano è “zaqen”: da “zaqan”, che significa “barba”. La chioma candida è il simbolo antico di un tempo lunghissimo, di un passato immemorabile, di una esistenza eterna. Non bisogna demitizzare tutto coi bambini: l’immagine di un Dio vegliardo con la chioma candida non è un simbolo sciocco, è un’immagine biblica, è un’immagine nobile e anche un’immagine tenera. La Figura che nell’Apocalisse sta fra i candelabri d’oro si sovrappone a quella dell’“Antico dei giorni” della profezia di Daniele. È vecchio come l’intera umanità, ma anche di più. È antico e nuovo come l’eternità di Dio. Perché l’eternità di Dio è così, antica e nuova, perché Dio ci sorprende sempre con la sua novità, sempre ci viene incontro, ogni giorno in una maniera speciale, per quel momento, per noi. Si rinnova sempre: Dio è eterno, è da sempre, possiamo dire che c’è come una vecchiaia in Dio, non è così, ma è eterno, si rinnova.

    Nelle Chiese orientali, la festa dell’Incontro con il Signore, che si celebra il 2 febbraio, è una delle dodici grandi feste dell’anno liturgico. Essa mette in risalto l’incontro di Gesù con l’anziano Simeone al Tempio, essa mette in risalto l’incontro tra l’umanità, rappresentata dai vegliardi Simeone e Anna, con Cristo Signore piccolo, il Figlio eterno di Dio fatto uomo. Una sua bellissima icona si può ammirare a Roma nei mosaici di Santa Maria in Trastevere.

    La liturgia bizantina prega con Simeone: «Questi è Colui che è stato partorito dalla Vergine: è il Verbo, Dio da Dio, Colui che per noi si è incarnato e ha salvato l’uomo». E prosegue: «Si apra oggi la porta del cielo: il Verbo eterno del Padre, assunto un principio temporale, senza uscire dalla sua divinità, è presentato per suo volere al tempio della Legge dalla Vergine Madre e il vegliardo lo prende tra le braccia». Queste parole esprimono la professione di fede dei primi quattro Concili ecumenici, che sono sacri per tutte le Chiese. Ma il gesto di Simeone è anche l’icona più bella per la speciale vocazione della vecchiaia: guardando Simeone guardiamo l’icona più bella della vecchiaia: presentare i bambini che vengono al mondo come un dono ininterrotto di Dio, sapendo che uno di loro è il Figlio generato nell’intimità stessa di Dio, prima di tutti i secoli.

    La vecchiaia, incamminata verso un mondo in cui potrà finalmente irradiarsi senza ostacoli l’amore che Dio ha messo nella Creazione, deve compiere questo gesto di Simeone e di Anna, prima del suo congedo. La vecchiaia deve rendere testimonianza – questo per me è il nocciolo, il più centrale della vecchiaia – la vecchiaia deve rendere testimonianza ai bambini della loro benedizione: essa consiste nella loro iniziazione – bella e difficile – al mistero di una destinazione alla vita che nessuno può annientare. Neppure la morte. Dare testimonianza di fede davanti a un bambino è seminare questa vita; anche, dare testimonianza di umanità e di fede è la vocazione degli anziani. Dare ai bambini la realtà che hanno vissuto come testimonianza, dare il testimone. Noi vecchi siamo chiamati a questo, a dare il testimone, perché loro lo portino avanti.

    La testimonianza degli anziani è credibile per i bambini: i giovani e gli adulti non sono in grado di renderla così autentica, così tenera, così struggente, come possono fare gli anziani, i nonni. Quando l’anziano benedice la vita che gli viene incontro, deponendo ogni risentimento per la vita che se ne va, è irresistibile. Non è amareggiato perché passa il tempo e lui sta per andarsene: no. È con quella gioia del buon vino, del vino che si è fatto buono con gli anni. La testimonianza degli anziani unisce le età della vita e le stesse dimensioni del tempo: passato, presente e futuro, perché loro non sono solo la memoria, sono il presente e anche la promessa. È doloroso – e dannoso – vedere che si concepiscono le età della vita come mondi separati, in competizione fra loro, che cercano di vivere ciascuno a spese dell’altro: questo non va. L’umanità è antica, molto antica, se guardiamo al tempo dell’orologio. Ma il Figlio di Dio, che è nato da donna, è il Primo e l’Ultimo di ogni tempo. Vuol dire che nessuno cade fuori dalla sua eterna generazione, fuori dalla sua splendida forza, fuori dalla sua amorevole prossimità.

    L’alleanza – e dico alleanza –- l’alleanza dei vecchi e dei bambini salverà la famiglia umana. Dove i bambini, dove i giovani parlano con i vecchi c’è futuro; se non ci sarà questo dialogo fra vecchi e giovani, il futuro non si vede chiaro. L’alleanza dei vecchi e dei bambini salverà la famiglia umana. Potremmo, per favore, restituire ai bambini, che devono imparare a nascere, la tenera testimonianza di anziani che possiedono la saggezza del morire? Questa umanità, che con tutto il suo progresso ci sembra un adolescente nato ieri, potrà riavere la grazia di una vecchiaia che tiene fermo l’orizzonte della nostra destinazione? La morte è certamente un passaggio difficile della vita, per tutti noi: è un passaggio difficile. Tutti dobbiamo andare lì, ma non è facile. Ma la morte è anche il passaggio che chiude il tempo dell’incertezza e butta via l’orologio: è difficile, perché quello è il passaggio della morte. Perché il bello della vita, che non ha più scadenza, incomincia proprio allora. Ma incomincia dalla saggezza di quell’uomo e di quella donna, anziani, che sono capaci di dare ai giovani il testimone. Pensiamo al dialogo, all’alleanza dei vecchi e dei bambini, dei vecchi con i giovani, e facciamo in modo che non venga tagliato, questo legame. Che i vecchi abbiano la gioia di parlare, di esprimersi con i giovani e che i giovani cerchino i vecchi per prendere da loro la saggezza della vita.

    ________________________________________

    Saluti

    Je salue cordialement les pèlerins de langue française. Frères et sœurs, la mort est certainement un passage difficile de la vie. Mais sachons apprendre des anciens, qui tiennent ferme l’horizon de notre destinée, qu’elle ouvre sur la vie plus belle encore qui n’aura pas de fin. Que Dieu vous bénisse.

    [Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese. Fratelli e sorelle, la morte è certamente un passaggio difficile della vita. Ma sappiamo imparare dagli anziani, che tengono fermo l’orizzonte della nostra destinazione, che apre sulla vita più bella che non ha più scadenza. Dio vi benedica!]

    I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience. Upon you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you!

    [Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza. Su voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore nostro Gesù Cristo. Dio vi benedica!]

    Einen herzlichen Gruß den Pilgern deutscher Sprache. Streben wir danach, in unserem alltäglichen Leben jene Allianz zwischen Alten und Jungen zu stärken, welche die menschliche Familie rettet. Gott segne euch und eure Lieben.

    [Rivolgo un saluto di cuore ai pellegrini di lingua tedesca. Cerchiamo di rafforzare, nella nostra vita quotidiana, quell’alleanza tra i vecchi e i bambini che salva la famiglia umana. Dio benedica voi e i vostri cari.]

    Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española. Pidamos la intercesión de la Bienaventurada Virgen María, Asunta a los cielos, para que podamos siempre contemplar el misterio de la vida y de la muerte con ojos de eternidad. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.

    Caros peregrinos de língua portuguesa, bem-vindos! Este período de verão, para muitos um tempo de férias, seja para todos nós uma oportunidade de maior aproximação a Jesus Cristo. Ele põe a sua mão sobre nós, fortalece-nos e anima-nos a procurá-Lo nos idosos e nos pobres. Que Nossa Senhora da Assunção nos guarde neste caminho de fé. Deus vos abençoe!

    [Cari pellegrini di lingua portoghese, benvenuti! Questo periodo estivo, che è per tanti un tempo di vacanze, sia per tutti un’opportunità di avvicinarci ancora di più a Gesù Cristo. Egli posa la sua mano sulle nostre spalle, ci rinvigorisce e ci anima a cercarLo negli anziani e nei poveri. La Madonna Assunta ci custodisca in questo cammino di fede. Dio vi benedica!]

    […].

    [Saluto i fedeli di lingua araba. L’alleanza dei vecchi e dei bambini salverà la famiglia umana, perciò, la vecchiaia deve rendere testimonianza ai bambini della loro benedizione: essa consiste nella loro iniziazione – bella e difficile – al mistero di una destinazione alla vita che nessuno può annientare, neppure la morte. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga sempre da ogni male!]

    […].

    [Saluto cordialmente i Polacchi. In questi giorni, migliaia di pellegrini si recano a piedi al santuario di Jasna Góra, pregando per la pace e la riconciliazione nel mondo. Tra di loro ci sono molti Ucraini che hanno trovato nel vostro Paese una casa ospitale. Affidiamo il destino dell’Europa e del mondo alla Madonna Nera. Vi benedico di cuore.]

    * * *

    Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Saluto gli universitari di diversi Paesi e diverse religioni che partecipano alle giornate di incontro promosse dall’“Opera Giorgio La Pira”: cari amici vi incoraggio a percorrere cammini di dialogo e di confronto per costruire un mondo di pace.

    Saluto con particolare affetto le Suore dell’Immacolata – erano nella curia di Buenos Aires, le conosco bene –, che celebrano il Capitolo Generale: care sorelle, invoco su di voi copiosi doni dello Spirito Santo e vi invito a cooperare generosamente per l’evangelizzazione, specialmente delle giovani generazioni e delle persone più fragili. E preghiamo per le vocazioni!

    Il mio pensiero, come sempre, va all’Ucraina: non dimentichiamo quel popolo martoriato.

    E infine il mio pensiero come di consueto, agli anziani, agli ammalati, ai giovani e agli sposi novelli. La solennità dell'Assunzione, che abbiamo celebrato da pochi giorni, ci ha invitato a vivere con impegno il cammino di questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni. Maria aiuti ciascuno a mettere sempre al primo posto Cristo e il Vangelo.

    A tutti la mia benedizione.


    Copyright © Dicastero per la Comunicazione - Libreria Editrice Vaticana


    (Fonte, dal sito della Santa Sede.
    Citazioni bibliche:
    La Sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, 2008).
    Regina Sacratissimi Rosarii,
    ora pro nobis.




  10. #190
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    PAPA FRANCESCO

    ANGELUS

    Piazza San Pietro
    Domenica, 21 agosto 2022


    Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

    Nel brano del Vangelo di Luca della liturgia di questa domenica, un tale domanda a Gesù: «Sono pochi quelli che si salvano?». E il Signore risponde: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta» (Lc 13,24). La porta stretta è un’immagine che potrebbe spaventarci, come se la salvezza fosse destinata solo a pochi eletti o ai perfetti. Ma ciò contraddice quanto Gesù ci ha insegnato in molte occasioni; e infatti, poco più avanti, Egli afferma: «Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio» (v. 29). Dunque, questa porta è stretta, ma è aperta a tutti! Non dimenticare questo: a tutti! La porta è aperta a tutti!

    Ma per capire meglio questa porta stretta, occorre chiedersi che cosa essa sia. Gesù trae l’immagine dalla vita del tempo e probabilmente si riferisce al fatto che, quando arrivava la sera, le porte della città venivano chiuse e ne restava aperta una sola, più piccola e più stretta: per rientrare a casa si poteva passare solo di lì.

    Pensiamo allora a quando Gesù dice: «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato» (Gv 10,9). Ci vuole dire che per entrare nella vita di Dio, nella salvezza, bisogna passare attraverso di Lui, non di un altro, di Lui; accogliere Lui e la sua Parola. Come per entrare in città bisognava “misurarsi” con l’unica porta stretta rimasta aperta, così quella del cristiano è una vita “a misura di Cristo”, fondata e modellata su di Lui. Significa che il metro di misura è Gesù e il suo Vangelo: non quello che pensiamo noi, ma quello che ci dice Lui. E allora si tratta di una porta stretta non perché sia destinata a pochi, no, ma perché essere di Gesù significa seguirlo, impegnare la vita nell’amore, nel servizio e nel dono di sé come ha fatto Lui, che è passato per la porta stretta della croce. Entrare nel progetto di vita che Dio ci propone chiede di restringere lo spazio dell’egoismo, di ridurre la presunzione dell’autosufficienza, di abbassare le alture della superbia e dell’orgoglio e di superare la pigrizia per attraversare il rischio dell’amore, anche quando comporta la croce.

    Pensiamo, per essere concreti, ai gesti quotidiani di amore che portiamo avanti con fatica: pensiamo ai genitori che si dedicano ai figli facendo sacrifici e rinunciando al tempo per sé stessi; a coloro che si occupano degli altri e non solo dei propri interessi: quanta gente è così, buona; pensiamo a chi si spende al servizio degli anziani, dei più poveri e dei più fragili; pensiamo a chi va avanti a lavorare con impegno, sopportando disagi e magari incomprensioni; pensiamo a chi soffre a motivo della fede, ma continua a pregare e ad amare; pensiamo a quanti, anziché seguire i propri istinti, rispondono al male con il bene, trovano la forza di perdonare e il coraggio di ricominciare. Questi sono solo alcuni esempi di gente che non sceglie la porta larga del proprio comodo, ma la porta stretta di Gesù, di una vita spesa nell’amore. Costoro, dice oggi il Signore, saranno riconosciuti dal Padre molto più di quelli che si credono già salvati e, in realtà, nella vita sono «operatori di ingiustizia» (Lc 13,27).

    Fratelli e sorelle, noi da che parte vogliamo stare? Preferiamo la strada facile del pensare solo a noi stessi o scegliamo la porta stretta del Vangelo, che mette in crisi i nostri egoismi ma ci rende capaci di accogliere la vita vera che viene da Dio e ci fa felici? Da che parte stiamo? La Madonna, che ha seguito Gesù fino alla croce, ci aiuti a misurare la nostra vita su di Lui, per entrare nella vita piena ed eterna.

    ___________________________

    Dopo l'Angelus

    Cari fratelli e sorelle!

    Seguo da vicino con preoccupazione e dolore la situazione creatasi in Nicaragua, che coinvolge persone e istituzioni. Vorrei esprimere la mia convinzione e il mio auspicio che, per mezzo di un dialogo aperto e sincero, si possano ancora trovare le basi per una convivenza rispettosa e pacifica. Chiediamo al Signore, per l’intercessione della Purissima, che ispiri nei cuori di tutti tale concreta volontà.

    Fratelli e sorelle, saluto tutti voi, romani e pellegrini di vari Paesi: famiglie, gruppi parrocchiali, associazioni. In particolare, saluto la comunità del Pontificio Collegio Nord Americano, specialmente i nuovi seminaristi appena arrivati, e li esorto all’impegno spirituale e alla fedeltà al Vangelo e alla Chiesa. Saluto le consacrate dell’Ordo virginum e le incoraggio a testimoniare con gioia l’amore di Cristo.

    Saluto i fedeli di Verona, Trevignano, Pratissolo; i giovani di Paternò, Lequile e quelli del cammino della Via lucis che, sostenuti dall’esempio dei Santi della “porta accanto”, incontreranno i poveri che vivono nei pressi delle stazioni ferroviarie. E un saluto anche ai ragazzi dell’Immacolata.

    Perseveriamo nella vicinanza e nella preghiera per il caro popolo ucraino, che sta vivendo una immane crudeltà.

    Vi auguro una Buona domenica e per favore non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!


    Copyright © Dicastero per la Comunicazione - Libreria Editrice Vaticana


    (Fonte, dal sito della Santa Sede.
    Citazioni bibliche:
    La Sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, 2008).
    Regina Sacratissimi Rosarii,
    ora pro nobis.




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