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Discussione: Omelie, discorsi e messaggi di Papa Francesco - Anno 2022

  1. #281
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    Messaggio del Santo Padre ai partecipanti all’VIII Conferenza “Rome MED Dialogues” (1°-3 Dicembre 2022), 02.12.2022


    Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Francesco ha inviato ai partecipanti all’VIII Conferenza Rome MED Dialogues, in corso a Roma dal 1° al 3 dicembre 2022:

    Messaggio del Santo Padre

    Illustri Signore e Signori!

    A tutti Voi un cordiale saluto in occasione dell’VIII Conferenza Rome MED Dialogues, che costituisce da diversi anni un appuntamento promosso dal Ministero italiano per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale e dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, al fine di promuovere politiche condivise nell’area del Mediterraneo.

    Il metodo di questa Conferenza è di per sé significativo e importante, vale a dire l’impegno nel dialogo, nel confronto, nella riflessione comune, alla ricerca di soluzioni o anche solo di approcci coordinati verso quelli che sono – e non possono che essere – gli interessi comuni dei popoli che, nella diversità delle rispettive culture, si affacciano sul mare nostrum. Un mare, che, nella sua storia di medium terrarum, ha una vocazione di progresso, sviluppo e cultura che sembra purtroppo avere smarrito nel passato recente e che necessita di recuperare appieno e con convinzione.

    Il Mediterraneo, infatti, ha la grande potenzialità di mettere in contatto tre continenti: un collegamento che storicamente, anche tramite la migrazione, è stato grandemente fecondo. Con esso confinano Africa, Asia ed Europa, ma troppo spesso dimentichiamo che le linee che delimitano sono anche quelle che mettono in contatto, e che l’ambivalenza del termine “confine” può alludere anche a un fine comune: cum-finis. Un aspetto, questo, di cui erano ben consapevoli le civiltà che ci hanno preceduto e delle quali il Mediterraneo è stato la culla. Con rammarico dobbiamo constatare che questo stesso mare, oggi, stenta ad essere vissuto come luogo di incontro, di scambio, di condivisione e di collaborazione. Eppure, nello stesso tempo, è proprio in questo crocevia di umanità che ci attendono tante opportunità. Dobbiamo dunque riprendere la cultura dell’incontro di cui abbiamo tanto beneficiato, e non solo nel passato. Così si potrà ricostruire un senso di fraternità, sviluppando, oltre a rapporti economici più giusti, anche relazioni più umane, comprese quelle con i migranti.

    La presente Conferenza ha il pregio di rilanciare la centralità del Mediterraneo, attraverso il confronto su un’agenda particolarmente ricca di argomenti, che spazia dai temi di geo-politica e sicurezza, alla tutela delle libertà fondamentali della persona, alla sfida delle migrazioni, alla crisi climatica e ambientale.

    L’importanza e la molteplicità degli argomenti sottoposti alla vostra riflessione sollecita una considerazione di fondo. Questa varietà è essa stessa già significativa di come i temi etico-sociali non possano essere disgiunti dalle molteplici situazioni di crisi geopolitica e anche dalle stesse problematiche ambientali. L’idea di affrontare i singoli temi in modo settoriale, separatamente e a prescindere dagli altri è, in tal senso, un pensiero fuorviante. Esso infatti comporta il rischio di giungere a soluzioni parziali, difettose, che non solo non risolvono i problemi ma li cronicizzano.

    Penso in particolare all’incapacità di trovare soluzioni comuni alla mobilità umana nella regione, che continua a comportare una perdita di vite umane inammissibile e quasi sempre evitabile, soprattutto nel Mediterraneo. La migrazione è essenziale per il benessere di quest’area e non può essere fermata. Pertanto, è nell’interesse di tutte le parti trovare una soluzione comprensiva dei vari aspetti e delle giuste istanze, che sia vantaggiosa per tutti, che garantisca sia la dignità umana sia la prosperità condivisa.

    L’interconnessione delle problematiche richiede che vengano esaminate insieme, in una visione coordinata e la più ampia possibile, come emerso in modo prepotente già nel corso della crisi pandemica, altra evidente conferma che nessuno si salva da solo.

    Tale globalizzazione dei problemi si ripropone oggi a proposito del drammatico conflitto bellico in corso all’interno dell’Europa, tra Russia e Ucraina, dal quale, oltre ai danni incalcolabili di ogni guerra in termini di vittime, civili e militari, conseguono la crisi energetica, la crisi finanziaria, la crisi umanitaria per tanta gente innocente costretta a lasciare la propria casa e a perdere i beni più cari e, infine, la crisi alimentare, che colpisce un numero crescente di persone in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi più poveri. Il conflitto ucraino sta infatti producendo enormi ripercussioni nei Paesi nordafricani, che dipendono per l’80% dal grano proveniente dall’Ucraina o dalla Russia. Questa crisi ci esorta a prendere in considerazione la totalità della situazione reale in un’ottica globale, così come globali ne sono gli effetti. Pertanto, come non è possibile pensare di affrontare la crisi energetica a prescindere da quella politica, non si può al tempo stesso risolvere la crisi alimentare a prescindere dalla persistenza dei conflitti, o la crisi climatica senza prendere in considerazione il problema migratorio, o il soccorso alle economie più fragili o ancora la tutela delle libertà fondamentali. Né si può prendere in considerazione la vastità delle sofferenze umane senza tener conto della crisi sociale, in cui, per un profitto economico o politico, il valore della persona umana viene sminuito e i diritti umani vengono calpestati.

    Tutti noi dobbiamo acquisire una sempre maggiore consapevolezza del fatto che il grido del nostro pianeta maltrattato è inseparabile dal grido dell’umanità sofferente. Risuonano a questo proposito quanto mai attuali le parole dettate circa duemila anni fa da San Paolo nella Lettera ai Romani, là dove presenta il destino comune dell’umanità e della creazione, la quale – dice l’Apostolo – nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio, in vista della quale tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto (cfr 8,21-22).

    Questo non è solo un obiettivo ultramondano, ma anche l’orizzonte dell’impegno di uomini e donne di buona volontà. Che possa essere anche l’orizzonte dei vostri dialoghi! Con questo auspicio vi auguro un sereno e fruttuoso lavoro, assicurando per questo la mia preghiera e invocando su tutti Voi la benedizione di Dio.

    Dal Vaticano, 1° dicembre 2022

    FRANCESCO

    [01884-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0896-XX.02]



    [Fonte, dal Bollettino quotidiano del: 02.12.2022 della Sala Stampa della Santa Sede.
    © Dicastero per la Comunicazione - Libreria Editrice Vaticana].
    «Chi ha conservato la fede in Dio non ha perduto niente,
    quand’anche avesse perduto il resto del mondo» (Axel Oxenstierna).



  2. #282
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    Udienza ai Membri dei “Leader pour la Paix”, 02.12.2022


    […].

    Questa mattina, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Membri della ONG “Leader pour la Paix” e ha rivolto loro le parole di saluto che riportiamo di seguito:

    Saluto del Santo Padre

    Signore e Signori!

    Sono lieto di questo momento di incontro con Voi, membri dei Leader pour la Paix, e vi ringrazio per la presenza e l’attività della vostra Scuola Itinerante di Pace, che si tiene in questi giorni alla Pontificia Università Lateranense.

    Essere un Leader pour la Paix nel momento che stiamo attraversando è una grande responsabilità e non solo un impegno. Ci siamo accorti che la famiglia umana, minacciata dalla guerra, corre un pericolo più grave: la mancata volontà di costruire la pace. La vostra esperienza vi insegna che, di fronte alla guerra, far tacere le armi è il primo passo da compiere, ma poi sarà da ricostruire il presente e il futuro della convivenza, delle istituzioni, delle strutture e dei servizi. La pace richiede forme di riconciliazione, valori condivisi e – cosa indispensabile – percorsi di educazione e formazione.

    Costruire la pace ci chiede di essere creativi, di superare, se necessario, gli schemi abituali delle relazioni internazionali, e nel contempo di contrastare quanti affidano alla guerra il compito di risolvere le controversie tra gli Stati e negli Stati, o addirittura pensano di realizzare con la forza le condizioni di giustizia necessarie alla coesistenza tra i popoli. Non possiamo dimenticare che il sacrificio di vite umane, le sofferenze della popolazione, la distruzione indiscriminata di strutture civili, la violazione del principio di umanità non sono “effetti collaterali” della guerra, no, sono crimini internazionali. Questo dobbiamo dirlo e ripeterlo.

    Usare le armi per risolvere i conflitti è segno di debolezza e di fragilità. Negoziare, procedere nella mediazione e avviare la conciliazione richiede coraggio. Il coraggio di non sentirsi superiori agli altri; il coraggio di affrontare le cause del conflitto, abbandonando interessi e disegni di egemonia; il coraggio di superare la categoria del nemico, per diventare costruttori della fraternità universale, che trova forza nelle diversità e unità nelle aspirazioni comuni ad ogni persona.

    Ancora di più è richiesto il coraggio di lavorare insieme di fronte alla sfida degli ultimi che domandano non una pace teorica, ma speranza di vita. Costruire la pace significa allora avviare e sostenere processi di sviluppo per eliminare la povertà, sconfiggere la fame, garantire la salute e la cura, custodire la casa comune, promuovere i diritti fondamentali e superare le discriminazioni determinate dalla mobilità umana. Solo allora la pace diventerà sinonimo di dignità per ogni nostro fratello e sorella.

    Su tutti voi e sul vostro lavoro invoco ogni grazia di Dio e vi chiedo di non dimenticare di pregare per me. E se qualcuno non prega perché non sa o non può, almeno mandatemi “buone onde”: ne ho bisogno per questo lavoro! Grazie.

    [01883-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    […].

    [B0897-XX.02]


    [Fonte, dal Bollettino quotidiano del: 02.12.2022 della Sala Stampa della Santa Sede.
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  3. #283
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    Udienza ai Membri del Forum delle Associazioni Familiari, 02.12.2022


    Questa mattina, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza, nel Palazzo Apostolico, i Membri del Forum delle Associazioni Familiari e ha rivolto loro il discorso che riportiamo di seguito:

    Discorso del Santo Padre

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

    Ringrazio il Presidente Gianluigi De Palo per le sue parole e per il lavoro di questi anni al Forum delle Associazioni Familiari – non è timido davvero! –. E ringrazio tutti voi perché cercate di tenere alta in Italia la voce delle famiglie: una voce non lamentosa, ma propositiva; una voce non ideologica, ma capace di interpretare la realtà e i bisogni delle famiglie italiane, specialmente di quelle con più figli, che si trovano ingiustamente penalizzate.

    Prima ancora, però, vorrei dirvi che vedo in voi una testimonianza della gioia di essere famiglia, cioè del messaggio centrale che ho voluto dare con l’Esortazione Amoris laetitia. Gioia di essere famiglia non vuol dire che tutto va bene, che non ci sono problemi… No, non è questo. Tutti sappiamo che la vita familiare è fatta di momenti felici e di altri dolorosi, di periodi più sereni e di altri più difficili, a volte duri. Ma c’è una gioia che può attraversare tutte queste situazioni, perché sta a un livello più profondo, e che viene proprio dall’essere famiglia, percepito come dono, con un senso intimo di gratitudine. Una riconoscenza che si rivolge prima di tutto Dio, e poi ai nostri antenati, ai bisnonni, ai nonni, ai genitori; ma anche ai figli e ai nipoti, certo, perché i piccoli rigenerano l’amoris laetitia nei vecchi e negli adulti. Ripeto: non parlo di una famiglia ideale, di un modello standard da applicare per essere felici. Ogni famiglia ha il suo cammino e la sua storia, come ce l’ha ogni persona. Parlo della realtà concreta di tante famiglie in cui genitori e figli, insieme ai nonni, agli zii, ai cugini, cercano giorno per giorno di andare avanti non inseguendo i modelli mondani ma con uno stile di semplicità e di servizio.

    Questa è la prima cosa che sento di condividere con voi e di cui vi sono grato: la testimonianza che essere famiglia è un dono gioioso che suscita gratitudine.

    Un secondo aspetto che riconosco in voi e per cui vi incoraggio è che cercate di stimolare una buona politica per le famiglie e con le famiglie. Lo fate non a partire da una particolare ideologia, ma sulla base della dottrina e della prassi sociale della Chiesa. E lo fate applicando il metodo del dialogo: dialogare con tutte le istituzioni responsabili delle politiche familiari, non per fare gli interessi di una parte, di una categoria, ma ricercando il bene comune.

    Questo secondo aspetto è complementare al primo. In effetti, una famiglia cristiana non può mai chiudersi nel proprio guscio; non può dire: stiamo bene noi, gli altri si arrangino! La famiglia cristiana – ma direi ogni famiglia fondata sull’amore – è aperta e attenta a ciò che accade fuori di casa, cerca di essere accogliente e solidale, a partire dalle situazioni di vicinato, di condominio, di quartiere, fino a quelle a livello sociale più ampio, come pure di altri Paesi e altri continenti. La famiglia è chiamata ad essere un fattore di fraternità e di amicizia sociale, radicata in un territorio e nello stesso tempo aperta al mondo.

    E non pensiamo che questa sia una novità dei nostri tempi! Nell’Ottocento le riviste missionarie portavano nelle case della gente più semplice, insieme con i racconti dei missionari, anche tante notizie su Paesi e popoli lontani. Del resto, questa apertura appartiene al DNA della Chiesa, che per sua natura educa a una mentalità cattolica, a un orizzonte universale.

    Ritorniamo però al vostro impegno in Italia. Come dicevo, si tratta anche di un impegno politico in senso ampio e alto, come contributo al bene comune del Paese, perché le famiglie non siano sfruttate e poi penalizzate, ma promosse e sostenute. Questa è l’unica strada per arrivare a un’inversione di tendenza del tasso di natalità. Noi qui siamo in un brutto inverno demografico, bruttissimo. Qui tocchiamo un punto che condivido con voi e sul quale, anzi, vi ringrazio, perché mi avete aiutato a conoscere meglio la situazione. Grazie anche alle vostre iniziative, il tema della natalità è ormai emerso in primo piano nelle agende politiche. Ma si tratta di passare dalle parole ai fatti; e poi di passare dai palliativi a una terapia vera ed efficace. E voi, giustamente, non volete limitarvi a denunciare il problema. Sarebbe troppo facile e troppo comodo. Cercate invece di seguirne gli sviluppi, di vigilare sul lavoro delle istituzioni preposte, non – come spesso avviene – per criticare l’operato degli avversari politici, ma in atteggiamento costruttivo, facendo proposte realistiche e documentate, offrendo la consulenza di esperti al di sopra delle parti. Questo è un servizio che può fare una realtà come la vostra, che cerca di pensare e agire politicamente “al di qua” degli schieramenti partitici.

    Cari amici, andate avanti su queste due strade: la testimonianza gioiosa dell’essere famiglia e l’impegno per una buona politica per e con le famiglie. Ma devo aggiungere: abbiate cura di voi stessi, come coppie e come famiglie! Prendetevi il tempo necessario per la preghiera, per il dialogo tra voi coniugi e con i figli, e per la vita comunitaria nella Chiesa. E prendete il tempo anche per giocare con i figli! Giocare, “perdere tempo” con i figli, giocare. Le famiglie che vogliono impegnarsi a livello associativo e sociale devono, a maggior ragione, alimentare la vita spirituale e la spiritualità coniugale e familiare.

    L’ho detto, ma voglio ripeterlo: stiamo vivendo un inverno demografico grave e dobbiamo reagire a questo, con tutte le nostre forze, con il nostro lavoro, con le nostre idee per convincere. Il mio segretario mi ha detto che l’altro giorno, passando per Piazza San Pietro, ha visto una signora con la carrozzina dei bambini, voleva guardare i bambini… e c’era dentro un cagnolino! È un simbolo, per questo lo dico. Ci vogliono figli. Abbiamo bisogno di figli.

    Vi ricordo l’esempio dei Beati Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi. Vi benedico di cuore e vi affido alla protezione della Vergine Maria e di San Giuseppe. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me, che ne ho bisogno. Grazie!

    [01882-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0898-XX.02]


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  4. #284
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    PAPA FRANCESCO

    ANGELUS

    Piazza San Pietro
    Domenica, 4 dicembre 2022


    Cari fratelli e sorelle, buongiorno, buona domenica!

    Oggi, seconda domenica di Avvento, il Vangelo della Liturgia ci presenta la figura di Giovanni Battista. Il testo dice che «portava un vestito di peli di cammello», che il «suo cibo erano locuste e miele selvatico» (Mt 3,4) e che invitava tutti alla conversione: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!» (v. 2). Predicava la vicinanza del Regno. Insomma un uomo austero e radicale, che a prima vista può apparirci un po’ duro e incutere un certo timore. Ma allora ci chiediamo: perché la Chiesa lo propone ogni anno come principale compagno di viaggio durante questo tempo di Avvento? Cosa si nasconde dietro la sua severità, dietro la sua apparente durezza? Qual è il segreto di Giovanni? Qual è il messaggio che la Chiesa ci dà oggi con Giovanni?

    In realtà il Battista, più che un uomo duro, è un uomo allergico alla doppiezza. Ad esempio, quando si avvicinano a lui farisei e sadducei, noti per la loro ipocrisia, la sua “reazione allergica” è molto forte! Alcuni di loro, infatti, probabilmente andavano da lui per curiosità o per opportunismo, perché Giovanni era diventato molto popolare. Quei farisei e sadducei si sentivano a posto e, di fronte all’appello sferzante del Battista, si giustificavano dicendo: «Abbiamo Abramo per padre» (v. 9). Così, tra doppiezze e presunzione, non coglievano l’occasione di grazia, l’opportunità di cominciare una vita nuova; erano chiusi nella presunzione di essere giusti. Perciò Giovanni dice loro: «Fate frutti degni di conversione!» (v. 8). È un grido di amore, come quello di un padre che vede il figlio rovinarsi e gli dice: “Non buttare via la tua vita!”. In effetti, cari fratelli e sorelle, l’ipocrisia è il pericolo più grave, perché può rovinare anche le realtà più sacre. L’ipocrisia è un pericolo grave! Per questo il Battista – come poi anche Gesù – è duro con gli ipocriti. Possiamo leggere per esempio il capitolo 23 di Matteo, dove Gesù parla agli ipocriti del tempo, così forte! E perché fa così il Battista e anche Gesù? Per scuoterli. Invece quelli che si sentivano peccatori «accorrevano a lui e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare» (v. 5). È così: per accogliere Dio non importa la bravura, ma l’umiltà. Questa è la strada per accogliere Dio, non la bravura: “siamo forti, siamo un popolo grande…”, no, l’umiltà: “sono un peccatore”; ma non in astratto, no, “per questo, questo, questo”, ognuno di noi deve confessare, prima di tutto a sé stesso, i propri peccati, le proprie mancanze, le proprie ipocrisie; bisogna scendere dal piedistallo e immergersi nell’acqua del pentimento.

    Cari fratelli e sorelle, Giovanni, con le sue “reazioni allergiche”, ci fa riflettere. Non siamo anche noi a volte un po’ come quei farisei? Magari guardiamo gli altri dall’alto in basso, pensando di essere migliori di loro, di tenere in mano la nostra vita, di non aver bisogno ogni giorno di Dio, della Chiesa, dei fratelli. Dimentichiamo che soltanto in un caso è lecito guardare un altro dall’alto in basso: quando è necessario aiutarlo a sollevarsi; l’unico caso, gli altri non sono leciti. L’Avvento è un tempo di grazia per toglierci le nostre maschere – ognuno di noi ne ha – e metterci in coda con gli umili; per liberarci dalla presunzione di crederci autosufficienti, per andare a confessare i nostri peccati, quelli nascosti, e accogliere il perdono di Dio, per chiedere scusa a chi abbiamo offeso. Così comincia una vita nuova. E la via è una sola, quella dell’umiltà: purificarci dal senso di superiorità, dal formalismo e dall’ipocrisia, per vedere negli altri dei fratelli e delle sorelle, dei peccatori come noi, e in Gesù vedere il Salvatore che viene per noi – non per gli altri, per noi – così come siamo, con le nostre povertà, miserie e difetti, soprattutto con il nostro bisogno di essere rialzati, perdonati e salvati.

    E ricordiamoci ancora una cosa: con Gesù la possibilità di ricominciare c’è sempre: mai è troppo tardi, sempre c’è la possibilità di ricominciare. Abbiate coraggio, Lui è vicino a noi e questo è un tempo di conversione. Ognuno può pensare: “Ho questa situazione dentro, questo problema che mi fa vergognare…”. Ma Gesù è accanto a te, ricomincia, sempre c’è la possibilità di fare un passo in più. Egli ci aspetta e non si stanca mai di noi. Mai si stanca! E noi siamo noiosi, ma mai si stanca. Ascoltiamo l’appello di Giovanni Battista di tornare a Dio e non lasciamo passare questo Avvento come i giorni del calendario, perché questo è un tempo di grazia, di grazia anche per noi, adesso, qui! Maria, l’umile serva del Signore, ci aiuti a incontrare Lui e i fratelli sulla via dell’umiltà, che è l’unica che ci farà andare avanti.

    _____________________________________

    Dopo l'Angelus

    Cari fratelli e sorelle!

    Saluto con affetto tutti voi, provenienti dall’Italia e da vari Paesi: famiglie, parrocchie, associazioni e singole persone. Vedo anche bandiere spagnole, polacche, argentine…, tante. Benvenuti tutti! In particolare, saluto i pellegrini spagnoli di Madrid, Salamanca, Bolaños de Calatrava e La Solana. Nel salutare i polacchi, desidero ringraziare quanti sostengono la Giornata di Preghiera e di raccolta fondi per la Chiesa nell’Europa dell’est.

    Sono lieto di accogliere l’Azione Cattolica di Aversa con il Vescovo Mons. Angelo Spinillo; come pure i fedeli di Palermo, Sutrio e Saronno, i ragazzi della Cresima di Pattada – Diocesi di Ozieri – e quelli della parrocchia di Sant’Enrico in Roma.

    Auguro a tutti una buona domenica e un buon proseguimento del cammino di Avvento. Giovedì prossimo celebreremo la solennità dell’Immacolata. Alla sua intercessione affidiamo la nostra preghiera per la pace, specialmente per il martoriato popolo ucraino.

    Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!


    Copyright © Dicastero per la Comunicazione - Libreria Editrice Vaticana


    (Fonte, dal sito della Santa Sede.
    Citazione biblica:
    La Sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, 2008).
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  5. #285
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    PAPA FRANCESCO

    UDIENZA GENERALE

    Aula Paolo VI
    Mercoledì, 7 dicembre 2022


    Catechesi sul Discernimento. 11. La conferma della buona scelta

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Nel processo del discernimento, è importante rimanere attenti anche alla fase che immediatamente segue la decisione presa per cogliere i segni che la confermano oppure quelli che la smentiscono. Io devo prendere una decisione, faccio il discernimento, pro o contro, sentimenti, prego… poi finisce questo processo e prendo la decisione e poi viene quella parte in cui dobbiamo essere attenti, vedere. Perché nella vita ci sono decisioni che non sono buone e ci sono segni che la smentiscono invece le buone la confermano.

    Abbiamo visto infatti come il tempo sia un criterio fondamentale per riconoscere la voce di Dio in mezzo a tante altre voci. Solo Lui è Signore del tempo: esso è un marchio di garanzia della sua originalità, che lo differenzia dalle imitazioni che parlano a suo nome senza riuscirci. Uno dei segni distintivi dello spirito buono è il fatto che esso comunica una pace che dura nel tempo. Se tu fai un approfondimento, poi prendi la decisione e questo ti dà una pace che dura nel tempo, questo è un buon segnale e indica che la strada è stata bella. Una pace che porta armonia, unità, fervore, zelo. Tu esci dal processo di approfondimento migliore di come sei entrato.

    Per esempio, se prendo la decisione di dedicare mezz’ora in più alla preghiera, e poi mi accorgo che vivo meglio gli altri momenti della giornata, sono più sereno, meno ansioso, svolgo con più cura e gusto il lavoro, anche le relazioni con alcune persone difficili diventano più agevoli…: questi sono tutti segni importanti che vanno in favore della bontà della decisione presa. La vita spirituale è circolare: la bontà di una scelta è di giovamento a tutti gli ambiti della nostra vita. Perché è partecipazione alla creatività di Dio.

    Possiamo riconoscere alcuni aspetti importanti che aiutano a leggere il tempo successivo alla decisione come possibile conferma della sua bontà, perché il tempo successivo conferma la bontà della decisione. Questi aspetti importanti li abbiamo in qualche modo già incontrati nel corso di queste catechesi ma ora trovano una loro ulteriore applicazione.

    Un primo aspetto è se la decisione viene considerata come un possibile segno di risposta all’amore e alla generosità che il Signore ha nei miei confronti. Non nasce da paura, non nasce da un ricatto affettivo o da una costrizione, ma nasce dalla gratitudine per il bene ricevuto, che muove il cuore a vivere con liberalità la relazione con il Signore.

    Un altro elemento importante è la consapevolezza di sentirsi al proprio posto nella vita – quella tranquillità: “Sono al mio posto” -, e sentirsi parte di un disegno più grande, a cui si desidera offrire il proprio contributo. In Piazza San Pietro ci sono due punti precisi – i fuochi dell’ellisse – da cui si vedono le colonne del Bernini perfettamente allineate. In maniera analoga, l’uomo può riconoscere di aver trovato quello che sta cercando quando la sua giornata diviene più ordinata, avverte una crescente integrazione tra i suoi molteplici interessi, stabilisce una corretta gerarchia di importanza e riesce a vivere tutto ciò con facilità, affrontando con rinnovata energia e forza d’animo le difficoltà che si presentano. Questi sono segnali che tu hai preso una buona decisione.

    Un altro buon segno, per esempio, di conferma è il fatto di rimanere liberi nei confronti di quanto deciso, disposti a rimetterlo in discussione, anche a rinunciarvi di fronte a possibili smentite, cercando di trovare in esse un possibile insegnamento del Signore. Questo non perché Lui voglia privarci di ciò che ci è caro, ma per viverlo con libertà, senza attaccamento. Solo Dio sa che cosa è veramente buono per noi. La possessività è nemica del bene e uccide l’affetto, state attenti a questo, la possessività è nemica del bene, uccide l’affetto: i tanti casi di violenza in ambito domestico, di cui abbiamo purtroppo notizie frequenti, nascono quasi sempre dalla pretesa di possedere l’affetto dell’altro, dalla ricerca di una sicurezza assoluta che uccide la libertà e soffoca la vita, rendendola un inferno.

    Possiamo amare solo nella libertà, per questo il Signore ci ha creato liberi, liberi anche di dirgli di no. Offrire a Lui ciò che abbiamo di più caro è nel nostro interesse, ci consente di viverlo nella maniera migliore possibile e nella verità, come un dono che ci ha fatto, come un segno della sua bontà gratuita, sapendo che la nostra vita, così come la storia intera, è nelle sue mani benevole. È quello che la Bibbia chiama il timore di Dio, cioè il rispetto di Dio, no che Dio mi spaventi, no, ma un rispetto una condizione indispensabile per accogliere il dono della Sapienza (cfr Sir 1,1-18). È il timore che scaccia ogni altro timore, perché orientato a Colui che è Signore di tutte le cose. Di fronte a Lui nulla può inquietarci. È l’esperienza stupita di San Paolo, che diceva così: «Ho imparato ad essere povero e ho imparato ad essere ricco; sono iniziato a tutto, in ogni maniera: alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza» (Fil 4,12-13). Questo è l’uomo libero, che benedice il Signore sia quando vengono le cose buone sia quando vengono le cose non tanto buone: benedetto sia e andiamo avanti!

    Riconoscere questo è fondamentale per una buona decisione, e rassicura su ciò che non possiamo controllare o prevedere: la salute, il futuro, le persone care, i nostri progetti. Ciò che conta è che la nostra fiducia sia riposta nel Signore dell’universo, che ci ama immensamente e sa che possiamo costruire con Lui qualcosa di stupendo, qualcosa di eterno. Le vite dei santi ce lo mostrano nella maniera più bella. Andiamo avanti sempre cercando di prendere delle decisioni così, in preghiera e sentendo cosa succede nel nostro cuore e andare avanti lentamente, coraggio!

    ________________________________________

    Saluti

    Je salue cordialement les personnes de langue française en particulier les jeunes du Collège Saint Régis-Saint Michel du Puy-en-Velay. Frères et sœurs, demain nous fêterons l’Immaculée Conception. Demandons par l’intercession de la Vierge Marie la grâce de savoir prendre de bonnes décisions, afin de mener une vie de sainteté sous le regard de Dieu et dans l’amour du prochain. Que Dieu vous bénisse !

    [Saluto cordialmente le persone di lingua francese in particolare i giovani del Collegio Saint Régis-Saint Michel di Puy-en-Velay. Fratelli e sorelle, domani celebreremo la festa dell’Immacolata Concezione. Chiediamo per intercessione della Vergine Maria la grazia di saper prendere buone decisioni per condurre una vita di santità sotto lo sguardo di Dio e nell’amore del prossimo. Dio vi benedica!]

    I greet the English-speaking pilgrims taking part in today’s Audience, especially those from Australia, India, Singapore and the United States of America. I pray that each of you, and your families, may experience a blessed Advent in preparation for the coming, at Christmas, of the newborn Jesus, Son of God and Saviour of the world. God bless you!

    [Do il benvenuto a tutti i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente a quelli provenienti da Australia, India, Singapore e Stati Uniti d’America. A ciascuno di voi, e alle vostre famiglie, giunga l’augurio di un fecondo cammino di Avvento, per accogliere, a Natale, il Bambino Gesù, Figlio di Dio e Principe della pace. Dio vi benedica!]

    Einen herzlichen Gruß richte ich an die Pilger deutscher Sprache. Möge die Gottesfurcht unsere Herzen erfüllen, auf dass uns nichts auf dieser Welt erschrecken oder beunruhigen möge. In dieser inneren Freiheit können wir den Willen des Herrn immer besser erkennen, in dem wir den wahren Frieden und die Freude finden. Von Herzen segne ich euch, die ihr hier anwesend seid, und eure Landsleute.

    [Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua tedesca. Il timore di Dio riempia i nostri cuori perché nulla in questo mondo ci possa spaventare o turbare. Interiormente liberi, potremo riconoscere sempre meglio la volontà del Signore nella quale troviamo la vera pace e la gioia duratura. Benedico di cuore voi qui presenti e i vostri connazionali.]

    Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española. Mañana celebramos la solemnidad de la Inmaculada Concepción de María. Pidamos a nuestra Madre que nos ayude a tomar buenas decisiones y a cumplirlas, para mayor gloria de Dios y bien de nuestro prójimo. Que Jesús los bendiga y la Virgen Santa los cuide. Muchas gracias.

    Queridos peregrinos de língua portuguesa, benvindos! Na véspera da Festa da Imaculada Conceição, queremos pedir a graça de buscar em tudo, e acima de tudo, a vontade de Deus. Enquanto Eva se deixara seduzir desobedecendo a Deus, a Virgem Maria deixou-Se persuadir pelo Anjo a obedecer: «Faça-se em mim segundo a tua palavra». Tornou-se assim Causa da nossa Salvação, dando-nos o Salvador... e foi Natal! Como Maria, preparemos os nossos corações para acolher e oferecer Jesus, no Natal. São os meus votos e também a bênção de Deus!

    [Cari pellegrini di lingua portoghese, benvenuti! Alla vigilia della Festa dell’Immacolata Concezione, vogliamo chiedere la grazia di cercare la volontà di Dio in tutto e sopra ogni cosa. Mentre Eva si è lasciata sedurre disobbedendo a Dio, la Vergine Maria si è lasciata convincere dall’Angelo a obbedire: «Avvenga per me secondo la tua parola». Divenne così causa della nostra Salvezza, donandoci il Salvatore... e fu Natale! Come Maria, prepariamo i nostri cuori ad accogliere e offrire Gesù nel Natale. Sono questi i miei auguri e anche la benedizione di Dio.]

    […].

    [Saluto i fedeli di lingua araba. Dio vuole che lo amiamo, non che lo temiamo. E anche Egli ci vuole figli, non schiavi. Per questo il Signore ci ha creato liberi per amarLo, perché possiamo amare solo nella libertà. Il Signore vi benedica tutti e vi protegga sempre da ogni male!]

    […].

    [Saluto cordialmente tutti i pellegrini polacchi. Lunedì scorso il Centro per le Relazioni Cattolico-Ebraiche dell'Università Cattolica di Lublino ha commemorato l'anniversario dell'"Operazione Reinhardt". Essa, durante la Seconda Guerra Mondiale, ha provocato lo sterminio di quasi due milioni di vittime, soprattutto di origine ebraica. Il ricordo di questo orribile evento susciti in tutti noi propositi e azioni di pace. E la storia si ripete, si ripete. Vediamo adesso cosa succede in Ucraina. Preghiamo per la pace.Benedico di cuore voi qui presenti e i vostri connazionali.]

    * * *

    Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i docenti dei Seminari dei territori delle Nuove Chiese Particolari, convenuti per un corso organizzato dal Dicastero per l’evangelizzazione; i partecipanti alla scuola di formazione del Movimento dei Focolari - questi sorridono sempre! - e quelli che prendono parte al convegno promosso da Pax Christi International. Saluto, altresì, l’associazione AVIS di Brindisi, i fedeli di Andria e quelli di Pontecurone, paese che diede i natali a San Luigi Orione.

    Il mio pensiero va infine, come di consueto, ai giovani, ai malati, agli anziani e agli sposi novelli, che sono tanti! Domani è una bella giornata, ricorre la Solennità dell’Immacolata Concezione: con lo sguardo rivolto alla Vergine Maria, siate sempre audaci nel promuovere i valori dello spirito. A Lei, madre dolcissima, chiediamo di essere conforto per quanti sono provati dalla brutalità della guerra, specialmente per la martoriata Ucraina. Preghiamo per questo popolo martire che sta soffrendo tanto!


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    (Fonte, dal sito della Santa Sede.
    Citazione biblica:
    La Sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, 2008).
    «Chi ha conservato la fede in Dio non ha perduto niente,
    quand’anche avesse perduto il resto del mondo» (Axel Oxenstierna).



  6. #286
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    SOLENNITÀ DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE
    DELLA BEATA VERGINE MARIA

    PAPA FRANCESCO

    ANGELUS

    Piazza San Pietro
    Giovedì, 8 dicembre 2022


    Cari fratelli e sorelle, buongiorno e buona festa!

    Il Vangelo della Solennità odierna ci introduce nella casa di Maria per raccontarci l’Annunciazione (cfr Lc 1,26-38). L’angelo Gabriele saluta la Vergine così: «Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te» (v. 28). Non la chiama con il suo nome, Maria, ma con un nome nuovo, che lei non conosceva: piena di grazia. Piena di grazia, e dunque vuota di peccato, è il nome che Dio le dà e che noi festeggiamo oggi.

    Ma pensiamo allo stupore di Maria: solo allora lei scoprì la sua identità più vera. Infatti, chiamandola con quel nome, Dio le rivela il suo segreto più grande, che lei prima ignorava. Qualcosa di analogo può accadere anche a noi. In che senso? Nel senso che pure noi peccatori abbiamo ricevuto un dono iniziale che ci ha riempito la vita, un bene più grande di tutto, abbiamo ricevuto una grazia originaria. Noi parliamo tanto del peccato originale, ma abbiamo ricevuto anche una grazia originaria, di cui spesso non siamo consapevoli.

    Di cosa si tratta? Che cos’è questa grazia originaria? È ciò che abbiamo ricevuto nel giorno del nostro Battesimo, che per questo ci fa bene ricordare, e anche festeggiare! Faccio una domanda. Questa grazia ricevuta nel giorno del Battesimo è importante, ma quanti di voi ricordano qual è la data del proprio Battesimo? Pensateci. E se non la ricordate, tornando a casa chiedete al padrino, alla madrina, a papà o mamma: “Quando sono stato battezzato, battezzata?”. Perché quel giorno è il giorno della grazia grande, di un nuovo inizio di vita, di una grazia originaria che noi abbiamo. Dio si è calato nella nostra vita quel giorno, siamo diventati per sempre suoi figli amati. Ecco la nostra bellezza originaria, di cui gioire! Oggi Maria, sorpresa della grazia che l’ha fatta bella fin dal primo istante di vita, ci porta a stupirci della nostra bellezza. Possiamo coglierla attraverso un’immagine: quella della veste bianca del Battesimo; essa ci ricorda che, al di sotto del male di cui ci siamo macchiati negli anni, c’è in noi un bene più grande di tutti quei mali che ci sono accaduti. Ascoltiamone l’eco, sentiamo Dio che ci dice: “Figlio, figlia, ti amo e sono con te sempre, tu sei importante per me, la tua vita è preziosa”. Quando le cose non vanno e ci scoraggiamo, quando ci abbattiamo e rischiamo di sentirci inutili o sbagliati, pensiamo a questo, alla grazia originaria. Dio è con noi, Dio è con me da quel giorno. Ripensiamoci.

    Oggi la Parola di Dio ci insegna un’altra cosa importante: che custodire la nostra bellezza richiede un costo, richiede una lotta. Il Vangelo ci mostra infatti il coraggio di Maria, che ha detto “sì” a Dio, che ha scelto il rischio di Dio; e il brano della Genesi, a proposito del peccato originale, ci parla di una lotta contro il tentatore e le sue tentazioni (cfr Gen 3,15). Ma anche per esperienza lo sappiamo, tutti noi: costa fatica scegliere il bene; costa fatica custodire il bene che è in noi. Pensiamo a quante volte l’abbiamo sciupato cedendo alle lusinghe del male, facendo i furbi per i nostri interessi o facendo qualcosa che ci avrebbe inquinato il cuore; o anche buttando via tempo in cose inutili e dannose, rimandando la preghiera, o dicendo “non posso” a chi aveva bisogno di noi, quando invece potevamo.

    Ma, di fronte a tutto ciò, oggi abbiamo una buona notizia: Maria, l’unica creatura umana senza peccato nella storia, è con noi nella lotta, ci è sorella e soprattutto Madre. E noi, che facciamo fatica a scegliere il bene, possiamo affidarci a lei. Affidandoci, consacrandoci alla Madonna, le diciamo: “Tienimi per mano, Madre, guidami tu: con te avrò più forza nella lotta contro il male, con te riscoprirò la mia bellezza originaria”. Affidiamoci a Maria oggi, ogni giorno, ripetendole: “Maria, ti affido la mia vita, la mia famiglia, il mio lavoro, ti affido il mio cuore e le mie lotte. Mi consacro a te”. L’Immacolata ci aiuti a custodire dal male la nostra bellezza.

    __________________________________

    Dopo l'Angelus

    Cari fratelli e sorelle!

    Saluto tutti voi, romani e pellegrini. In particolare, saluto gli aderenti al Movimento Cristiano Lavoratori e la rappresentanza di Rocca di Papa con la fiaccola che accenderà la Stella di Natale posta in cima alla cittadina.

    Nella festa di Maria Immacolata, l’Azione Cattolica Italiana vive il rinnovo dell’adesione. Rivolgo il mio pensiero alle sue associazioni diocesane e parrocchiali, incoraggiando tutti ad andare avanti con gioia al servizio del Vangelo e della Chiesa.

    Oggi pomeriggio mi recherò a Santa Maria Maggiore, a pregare la Salus Populi Romani, e subito dopo a Piazza di Spagna, per compiere il tradizionale atto di omaggio e di preghiera ai piedi del monumento all’Immacolata. Vi chiedo di unirvi spiritualmente a me in questo gesto, che esprime la devozione filiale alla nostra Madre, alla cui intercessione affidiamo il desiderio universale di pace, in particolare per la martoriata Ucraina, che soffre tanto. Penso alle parole dell’Angelo alla Vergine: «Nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37). Con l’aiuto di Dio la pace è possibile; il disarmo è possibile. Ma Dio vuole la nostra buona volontà. Ci aiuti la Madonna a convertirci ai disegni di Dio.

    A tutti auguro buona festa e buon cammino di Avvento; a tutti quelli che sono qui, in particolare ai ragazzi dell’Immacolata, oggi che è proprio la loro festa. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!


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    (Fonte, dal sito della Santa Sede.
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    La Sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, 2008).
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  7. #287
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    Visita alla “Salus Populi Romani” nella Basilica di Santa Maria Maggiore e Atto di venerazione dell’Immacolata a Piazza di Spagna, 08.12.2022


    Nel pomeriggio di oggi, Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, il Santo Padre Francesco si è recato alla Basilica di Santa Maria Maggiore per sostare in preghiera davanti all’immagine della “Salus Populi Romani”.

    Subito dopo il Papa si è trasferito in Piazza di Spagna per il tradizionale Atto di venerazione all’Immacolata.

    Pubblichiamo di seguito la preghiera che il Santo Padre ha appositamente composto e che ha recitato nel corso dell’Atto di venerazione dell’Immacolata a Piazza di Spagna:

    Preghiera del Santo Padre

    Madre nostra Immacolata,

    oggi il popolo romano si stringe intorno a te.

    I fiori deposti ai tuoi piedi

    da tante realtà cittadine

    esprimono l’amore e la devozione per te,

    che vegli su tutti noi.

    E tu vedi e accogli anche

    quei fiori invisibili che sono tante invocazioni,

    tante suppliche silenziose, a volte soffocate,

    nascoste ma non per te, che sei Madre.

    Dopo due anni nei quali sono venuto

    a renderti omaggio da solo sul far del giorno,

    oggi ritorno a te insieme alla gente,

    la gente di questa Chiesa, la gente di questa Città.

    E ti porto i ringraziamenti e le suppliche

    di tutti i tuoi figli, vicini e lontani.

    Tu, dal Cielo in cui Dio ti ha accolta,

    vedi le cose della terra molto meglio di noi;

    ma come Madre ascolti le nostre invocazioni

    per presentarle al tuo Figlio,

    al suo Cuore pieno di misericordia.

    Prima di tutto ti porto l’amore filiale

    di innumerevoli uomini e donne, non solo cristiani,

    che nutrono per te la più grande riconoscenza

    per la tua bellezza tutta grazia e umiltà:

    perché in mezzo a tante nubi oscure

    tu sei segno di speranza e di consolazione.

    Ti porto i sorrisi dei bambini,

    che imparano il tuo nome davanti a una tua immagine,

    in braccio alle mamme e alle nonne,

    e cominciano a conoscere

    che hanno anche una Mamma in Cielo.

    E quando, nella vita, capita che quei sorrisi

    lasciano il posto alle lacrime,

    com’è importante averti conosciuta,

    avere avuto in dono la tua maternità!

    Ti porto la gratitudine degli anziani e dei vecchi:

    un grazie che fa tutt’uno con la loro vita,

    tessuto di ricordi, di gioie e di dolori,

    di traguardi che loro sanno bene

    di aver raggiunto con il tuo aiuto,

    tenendo la loro mano nella tua.

    Madre, ti porto le preoccupazioni delle famiglie,

    dei padri e delle madri che spesso fanno fatica

    a far quadrare i bilanci di casa,

    e affrontano giorno per giorno

    piccole e grandi sfide per andare avanti.

    In particolare ti affido le giovani coppie,

    perché guardando a te e a San Giuseppe

    vadano incontro alla vita con coraggio

    confidando nella Provvidenza di Dio.

    Ti porto i sogni e le ansie dei giovani,

    aperti al futuro ma frenati da una cultura

    ricca di cose e povera di valori,

    satura di informazioni e carente nell’educare,

    suadente nell’illudere e spietata nel deludere.

    Ti raccomando specialmente i ragazzi

    che più hanno risentito della pandemia,

    perché piano piano riprendano

    a scuotere e spiegare le loro ali

    e ritrovino il gusto di volare in alto.

    Vergine Immacolata, avrei voluto oggi

    portarti il ringraziamento del popolo ucraino

    per la pace che da tempo chiediamo al Signore.

    Invece devo ancora presentarti la supplica

    dei bambini, degli anziani,

    dei padri e delle madri, dei giovani

    di quella terra martoriata, che soffre tanto.

    Ma in realtà noi tutti sappiamo

    che tu sei con loro e con tutti i sofferenti,

    così come fosti accanto alla croce del tuo Figlio.

    Grazie, Madre nostra!

    Guardando a te, che sei senza peccato,

    possiamo continuare a credere e sperare

    che sull’odio vinca l’amore,

    sulla menzogna vinca la verità,

    sull’offesa vinca il perdono,

    sulla guerra vinca la pace. Così sia!

    [01915-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0917-XX.02]


    [Fonte, dal Bollettino quotidiano del: 08.12.2022 della Sala Stampa della Santa Sede.
    © Dicastero per la Comunicazione - Libreria Editrice Vaticana].
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  8. #288
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    DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    AL MOVIMENTO CRISTIANO LAVORATORI


    Aula Paolo VI
    Venerdì, 9 dicembre 2022


    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Vi do il benvenuto e ringrazio il Presidente per le sue cortesi parole. Cinquant’anni fa il vostro Movimento muoveva i primi passi sotto la benedizione del Papa San Paolo VI; e oggi siete venuti a condividere con me questo momento di gratitudine. Grazie per il bene seminato in questi anni di vita. Grazie per l’impegno con cui vi siete messi al servizio della società italiana attraverso le attività di formazione, i circoli, il patronato, l’attenzione al mondo del lavoro nelle varie sfaccettature e il servizio civile.

    I cinquant’anni sono anche un tempo per guardare con realismo alla propria storia, fatta di tanta gratuità e anche di fatiche nella testimonianza cristiana. È importante non abbandonarsi a forme autocelebrative, ma riconoscere l’azione dello Spirito Santo tra le pieghe della vostra storia, non tanto negli avvenimenti eclatanti, quanto piuttosto in quelli umili e quotidiani. Questo anniversario potrebbe aiutarvi a camminare in due direzioni: un’opera di purificazione e una nuova semina. Ambedue: purificare e seminare.

    La purificazione è sempre necessaria, sempre, per tutti noi e in tutte le esperienze umane. Siamo peccatori e abbiamo bisogno di misericordia come dell’aria che respiriamo. La disponibilità alla conversione, a lasciarsi purificare, a cambiare vita, a cambiare stile, è segno di coraggio, di forza, non di debolezza; la testardaggine è segno di debolezza. Si tratta di accogliere le novità dello Spirito senza porre ostacoli: permettere che i giovani trovino spazio, che sia custodito e condiviso lo spirito di gratuità, che non si perda l’intraprendenza degli inizi preferendo scelte rassicuranti che non aiutano a vivere le novità dei tempi. Siete un movimento nato all’indomani del Vaticano II e potete raccontare la fecondità di quella stagione ecclesiale e sociale. Vi incoraggio a ritrovare lo slancio degli inizi, ben visibile nell’entusiasmo con cui vivete il legame ecclesiale nei territori e nella gratuità del servizio alle esigenze dei lavoratori. Il Concilio ci ha chiamato a leggere i segni dei tempi – e soprattutto ce ne ha dato l’esempio –; perciò, consapevoli dei mutamenti sociali, potete domandarvi: come essere fedeli al servizio dei lavoratori oggi? Come vivere l’impegno di conversione ecologica e di pacificazione? Come animare la società italiana nel campo economico, politico, lavorativo, contribuendo a fare discernimento con i criteri dell’ecologia integrale e della fraternità?

    Ecco i motivi di una nuova semina che vi attende. Mentre si festeggia, si guarda in avanti. Infatti, questo non è solo tempo di raccogliere frutti: è anche tempo di seminare nuovamente. Ce lo impone la difficile stagione che stiamo vivendo. La pandemia e la guerra hanno reso il clima sociale più cupo e pessimistico. Questo vi chiama ad essere seminatori di speranza. Cominciando da voi stessi, dal vostro tessuto associativo: che le vostre porte siano aperte; che i giovani si sentano non solo ospiti, ma protagonisti, con la loro capacità di immaginare una società diversa.

    Vorrei proporvi anche un impegno specifico sul tema del lavoro. Siete movimento di lavoratori, e potete contribuire a portare le loro preoccupazioni all’interno della comunità cristiana. È importante che i lavoratori siano di casa nelle parrocchie, nelle associazioni, nei gruppi e nei movimenti; che i loro problemi siano presi sul serio; che la loro richiesta di solidarietà possa essere ascoltata. Infatti, il lavoro attraversa una fase di trasformazione che va accompagnata. Le disuguaglianze sociali, le forme di schiavitù e di sfruttamento, le povertà familiari a causa della mancanza di lavoro o di un lavoro mal retribuito sono realtà che devono trovare ascolto nei nostri ambienti ecclesiali. Sono forme più o meno di sfruttamento: chiamiamo le cose per nome. Vi esorto a tenere mente e cuore aperti ai lavoratori, soprattutto se poveri e indifesi; a dare voce a chi non ha voce; a non preoccuparvi tanto dei vostri iscritti, ma di essere lievito nel tessuto sociale del Paese, lievito di giustizia e di solidarietDalla parabola evangelica degli operai chiamati alle diverse ore del giorno (cfr Mt 20,1-16) impariamo che ogni stagione della storia, come ogni ora della giornata, è tempo propizio per dare il proprio contributo e cercare di offrire una risposta. Nessuno deve sentirsi escluso dal lavoro. Non manchi il vostro impegno per promuovere il lavoro femminile, per favorire l’ingresso dei giovani nel lavoro, con contratti dignitosi e non da fame, per salvaguardare tempi e spazi di respiro per la famiglia, per il volontariato e per la cura delle relazioni. Per favore, respingete ogni forma di sfruttamento!

    So che fate riferimento alla dottrina sociale della Chiesa: vi esorto a farlo ancora e, se possibile, sempre meglio. I principi di solidarietà e sussidiarietà, correttamente coniugati, sono alla base di una società che include, non scarta nessuno e favorisce la partecipazione. Senza la sussidiarietà non c’è vera solidarietà, perché si rischia di non dare voce alle capacità, ai talenti che fioriscono nei corpi intermedi. Le famiglie, le cooperative, le imprese, le associazioni sono il tessuto vivo della società. Dare loro spazio e voce significa liberare energie perché il bene comune sia frutto dell’impegno e della solidarietà tra tutti.

    L’Enciclica Fratelli tutti ricorda che «grazie a Dio tante aggregazioni e organizzazioni della società civile aiutano a compensare le debolezze della Comunità internazionale, la sua mancanza di coordinamento in situazioni complesse, la sua carenza di attenzione rispetto a diritti umani fondamentali e a situazioni molto critiche di alcuni gruppi. Così acquista un’espressione concreta il principio di sussidiarietà, che garantisce la partecipazione e l’azione delle comunità e organizzazioni di livello minore, le quali integrano in modo complementare l’azione dello Stato» (n. 175). Questa terza guerra mondiale in corso ci fa consapevoli che il rinnovamento nasce dal basso, dove si vivono le relazioni con solidarietà e fiducia. Non lasciamoci rubare il coraggio di nuovi inizi di riconciliazione e di fraternità.

    Cari amici, vi ringrazio di essere venuti a festeggiare il vostro mezzo secolo di attività. San Giuseppe vi ispiri sempre a vivere il lavoro con fede e con passione. Di cuore benedico tutti voi e le vostre famiglie. Vi auguro buon Natale! E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie!


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    (Fonte, dal sito della Santa Sede).
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  9. #289
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    DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    ALLA COMUNITÀ DEL SEMINARIO DI BARCELONA (SPAGNA)


    Sala dei Papi
    Sabato, 10 dicembre 2022


    Discorso consegnato

    Stimato rettore,
    cari alunni del Seminario Conciliare di Barcellona:

    Vi ringrazio di cuore per le vostre parole e vi do il benvenuto in questa casa di Pietro, che è la casa di tutta la Chiesa. So che avete desiderato molto questo incontro e avete chiesto al vostro Arcivescovo, con insistenza, di poter essere qui. Come vedete, la preghiera perseverante dà i suoi frutti, non lo dimenticate mai. È anche importate invocare la mediazione della Chiesa, perciò non smettete di chiedere le preghiere dei vostri pastori e dei fedeli, affinché Dio vi conceda perseveranza nel cammino del bene.

    Parlando dei formandi, ci sono due tentazioni: quella di concentrarsi sulle cose brutte, tenendo conto solo delle esperienze negative, e quella di cercare di presentare un mondo idilliaco e irreale. È per questo che, restando in questo tema della preghiera con cui abbiamo cominciato, mi è sembrato interessante un libretto di un vescovo santo della vostra terra, san Manuel González, che sgrana in un rosario sacerdotale le cose belle e quelle brutte che c’interrogano, facendone una preghiera che, per intercessione della nostra Madre Immacolata, presentiamo a Dio.

    Ricordate che, quando sarete sacerdoti, il vostro primo obbligo sarà una vita di preghiera che nasca dal ringraziamento per questo amore di predilezione che Dio vi ha dimostrato nel chiamarvi al suo servizio. Questo è il primo mistero gaudioso dal quale tutto nasce. In questa fase di formazione in cui vi trovate, vi farebbe bene se nella vostra preghiera poteste fare un confronto con gli atteggiamenti della Santissima Vergine, chiedendovi: Come stava lei quando Dio l’ha chiamata? E io, come stavo? Con quale zelo prospetto la mia futura vita sacerdotale? Mi leverò — dice san Manuel — come una bolla in una pentola bollente di amore, per portare Dio al mondo? Lo porterò fin sulle montagne, a quel che più arduo e doloroso?

    Il sacerdote “non è un dominatore delle anime con l’argento e l’oro... la sua ricchezza, il suo potere, è solo la virtù del nome di Gesù”, ciò vuol dire renderlo presente nell’Eucaristia, nei sacramenti, nella parola, affinché nasca nel cuore degli uomini, essere in tutto e sempre suo strumento. Per questo ci offriamo, come Gesù, nel tempio, come vittime, per la redenzione del mondo. E, nell’ultimo mistero gaudioso c’è un’idea molto importante per tutta la vostra vita, non l’abbandonate mai, mi riferisco a Gesù perso nel tempio, a quel Gesù che devo sempre tornare a cercare nel tabernacolo. Perdetevi lì con Lui, mentre attendete i vostri fedeli: “il buon sacerdote sa molto bene che, finché gli restano occhi per piangere, mani con cui mortificarsi e corpo da affliggere, non ha diritto a dire che ha fatto tutto ciò che doveva fare per le anime che gli sono state affidate”.

    Questa dedizione prefigura quello che potete meditare nei misteri dolorosi. Dio ci chiede sacrificio, sacrificio del cuore, rinunciando alla nostra volontà, come Lui ci propone nel Getsemani; sacrificio della sensibilità, nell’ascesi che contempliamo nella flagellazione; sacrificio dell’onore, tanto spagnolo, pensando — come cantate nell’inno di Quaresima — che cercare l’alloro della nobiltà, del titolo accademico, dell’elogio mondano ci allontana da Dio, e bisogna piuttosto aspirare alle corone di spine che c’identificano con il Signore. In questo consiste il sacrificio di accettare la propria croce e di cominciare un cammino, molte volte di abbandono, è il sacrificio della vita. Guardando la croce, leviamo gli occhi al cielo e vediamo il nostro destino. Vi sembra difficile? Non lo è, bastano cose semplici: il letto duro, la stanza stretta, la tavola scarsa e povera, le notti al capezzale degli agonizzanti, alzarsi presto al mattino per aprire la chiesa prima dei bar, e aspettare, accompagnando Gesù solo, i peccatori e i feriti nel cammino della vita.

    E arriviamo ai misteri gloriosi, che sono la nostra azione di rendimento di grazie per la Messa di Gesù sulla croce. Dopo il trionfo della resurrezione, Gesù è entrato nel santuario del cielo e da lì perpetua questa continua azione di rendimento di grazie. Vederlo seduto alla destra del Padre ci chiama alla speranza e ci riempie di gioia, perché ci assicura il paradiso. A tal fine Dio invia lo Spirito Santo, l’unico che può insegnarci questi misteri, e un giorno darà a voi il dono di essere sacerdoti di Cristo. Non smettete mai di assaporare e rievocare questo amore di predilezione che si riversa e si riverserà abbondantemente nel vostro cuore, nella vostra ordinazione e nel resto dei vostri giorni. Non spegnete mai quel fuoco che vi renderà intrepidi predicatori del Vangelo, dispensatori dei tesori divini. Unite la vostra carne a quella di Gesù, come Maria, per immolarvi con Lui nel sacrificio eucaristico, e anche nella gloria del suo trionfo.

    Cari seminaristi, prendete quindi il vostro rosario e chiedete a Maria, Regina e Madre della Misericordia, di aiutarvi a scoprire i misteri del sacerdozio a cui Dio vi chiama, contemplando i misteri di suo Figlio, accettando che la gioia della sequela e la perfetta identificazione sulla croce sono l’unico cammino per la gloria. Che Dio vi benedica.

    ________________________________

    L'Osservatore Romano, Anno CLXII n. 282, 12 dicembre 2022, p. 12.


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  10. #290
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    DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
    AI VIGILI DEL FUOCO, CON I FAMILIARI


    Aula Paolo VI
    Sabato, 10 dicembre 2022


    Cari Vigili del Fuoco, buongiorno!

    Do il benvenuto a voi e ai vostri familiari; saluto le Autorità qui presenti e ringrazio il Prefetto Laura Lega per le sue parole. Questo incontro mi offre l’occasione di esprimere il mio apprezzamento per ciò che rappresentate e per quello che fate a servizio della collettività, sia nei servizi quotidiani sia nelle grandi emergenze. Di queste la più recente è l’alluvione in una zona dell’Isola di Ischia; ma tutti conosciamo i vostri numerosi e prolungati interventi in soccorso dei terremotati. Anch’io ho potuto constatare personalmente, in occasione di alcune visite compiute in Italia, il bene che avete fatto alla gente e al patrimonio ambientale e storico-artistico in quelle situazioni.

    Il vostro lavoro – in sinergia con le altre forze – è volto a garantire le condizioni di sicurezza e di tranquillità alla vita civile; e inoltre, come dicevamo, a intervenire quando si tratta di porre i cittadini al riparo da calamità o da pericoli. Il vostro senso di dedizione – e questo è decisivo, voi ne avete tanto! –, la prontezza, l’altruismo, l’audacia, la disponibilità al sacrificio fino a rischiare la propria vita – e questo è grande di voi – sono ben noti e la gente ne va giustamente fiera. In certe situazioni di grave pericolo, voi rischiate la vostra stessa incolumità. Pertanto, la vostra missione è una scelta personale e consapevole che si giustifica per il dovere di tutelare le persone e la comunità nel momento del bisogno.

    Nella prospettiva cristiana, questo particolare lavoro che voi avete abbracciato trova riscontro nella parabola del buon Samaritano, il quale, incontrando per la strada un uomo derubato, ferito e abbandonato, se ne fece carico con grande compassione e generosità (cfr Lc 10,33-35). Questa parabola è «capace di mettere in evidenza l’opzione di fondo che abbiamo bisogno di compiere per ricostruire questo mondo che ci dà pena. Davanti a tanto dolore, a tante ferite, l’unica via di uscita è essere come il Buon Samaritano» (Lett. enc. Fratelli tutti, 67). Quest’uomo dimostra carità e disponibilità assistendo il malcapitato nel momento del massimo bisogno. E questo quando tanti altri – per indifferenza o per durezza di cuore – hanno girato lo sguardo dall’altra parte. Il buon Samaritano insegna anche ad andare oltre l’emergenza, a predisporre, potremmo dire, le condizioni per un ritorno alla normalità. Egli, infatti, dopo aver prestato il primo soccorso, porta il ferito in un albergo e lo affida all’albergatore perché possa ristabilirsi.

    Il protagonista di questa parabola ci manifesta la compassione e la tenerezza di Dio. Questo è lo stile di Dio: vicinanza con compassione e tenerezza. Così è il Signore: vicino, compassionevole e tenero. Ci dice che la fraternità è la risposta per costruire una società migliore, perché l’estraneo che incontro ferito lungo la strada è mio fratello. E voi, Vigili del Fuoco, rappresentate una delle espressioni più belle della lunga tradizione di solidarietà del popolo italiano, che affonda le radici nell’altruismo evangelico. Vi esorto a custodire questo patrimonio morale e civile, coltivandolo prima di tutto nel vostro stile di vita personale. In effetti, la vostra è una di quelle professioni che hanno il carattere di una missione: una missione di servizio alla gente nei momenti di bisogno, dalle piccole alle grandi emergenze che possono capitare; una missione di servizio alla dignità delle persone, che nella difficoltà non vanno mai abbandonate; una missione di servizio al bene comune della società che, specialmente nei momenti di crisi, come quello che stiamo vivendo, necessita di forze sane, affidabili, che lavorano con tenacia nel nascondimento.

    Cari amici, il Natale, ormai vicino, è la festa che più di ogni altra riassume il valore che vi ho riproposto: la vicinanza, la compassione, la tenerezza; la solidarietà, il servizio, la fratellanza. E tutto questo ci è stato rivelato non scritto in un codice da osservare, ma scritto nella carne di un Figlio di uomo, Gesù. Questa è la novità cristiana che non finisce di stupirci: Dio è venuto a salvarci facendosi come noi. Ha fatto quello che fate voi: è venuto a soccorrerci nel pericolo, per salvarci, e lo ha fatto nella maniera più radicale, sapendo di dover dare la sua vita per salvare noi. Lui è il Buon Samaritano dell’umanità. Possa questa grande ricorrenza cristiana, il Natale, essere occasione perché tutti scoprano e sperimentino quanto Dio ami l’uomo, ogni essere umano!

    E con questo auspicio vi rinnovo la mia gratitudine per il vostro prezioso servizio, grazie davvero! E a volte, se mi viene qualcosa da augurarvi, è questo: “Signore, che non abbiano lavoro, che non ci sia necessità di andare!”. La Vergine Maria, che va “in fretta” dalla cugina Elisabetta per aiutarla (cfr Lc 1,39) – voi sempre andate in fretta quando c’è una cosa, non è vero? – sia vostro modello. Vi affido all’intercessione della vostra patrona, Santa Barbara, vi benedico di cuore insieme alle vostre famiglie; e vi chiedo per favore di pregare per me. Grazie.


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    «Chi ha conservato la fede in Dio non ha perduto niente,
    quand’anche avesse perduto il resto del mondo» (Axel Oxenstierna).



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