Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronache della Diocesi di Nardò-Gallipoli - 2022

  1. #1
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    Cronache della Diocesi di Nardò-Gallipoli - 2022

    Cronache

    della

    Diocesi di Nardò-Gallipoli


    2022

    Sede suffraganea dell'Arcidiocesi di Lecce



    ____________________________________

    Cronache 2015
    Cronache 2016
    Cronache 2017
    Cronache 2018

    Cronache 2019

    Cronache 2020

    Cronache 2021
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  2. #2
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    Territorio
    La Diocesi comprende la porzione occidentale del Salento.
    Il territorio è suddiviso in 66 parrocchie, raggruppate in 6 zone pastorali o foranie:


    • "Beata Vergine Maria della Coltura", comprendente le parrocchie dei comuni di: Casarano, Matino, Parabita e Tuglie;

    • "Sant'Agata", comprendente le parrocchie dei comuni di: Alezio, Gallipoli e Sannicola con le frazioni di Chiesanuova, Lido Conchiglie e San Simone (tale giurisdizione rispecchia quasi esattamente i confini della vecchia diocesi di Gallipoli; il territorio del comune di Tuglie era diviso, infatti, con la diocesi di Nardò);

    • "Santa Maria, Madre della Chiesa", comprendente le parrocchie dei comuni di: Alliste con le frazioni di Capilungo e Felline, Melissano, Racale e Taviano;

    • "San Giuseppe da Copertino", comprendente le parrocchie dei comuni di: Copertino e Porto Cesareo con le località di Boncore, Pittuini e Torre Lapillo;

    • "San Gregorio Armeno", comprendente le parrocchie della città di: Nardò e frazioni;

    • "Santissimo Crocifisso", comprendente le parrocchie dei comuni di: Aradeo, Galatone, Neviano e Seclì.






    Benedicat tibi Dominus et custodiat te!

  3. #3
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    Cenni storici


    Due città, una Diocesi


    La Diocesi di Nardò-Gallipoli è nata in virtù del Decreto della Congregazione dei Vescovi del 30 settembre 1986, con cui veniva sancita la piena unione di due antiche Chiese Particolari, collocate territorialmente sul versante ionico del Salento o “Terra d’Otranto”, e le cui vicende storiche talora si sono incrociate.

    La Diocesi di Gallipoli

    L’antichità della Diocesi di Gallipoli è attestata almeno a partire dal 553, quando il suo vescovo Domenico risulta presente al Concilio Costantinopolitano II, benché la leggenda popolare ne abbia fatto risalire la fondazione addirittura a San Pancrazio, discepolo dell’Apostolo Pietro, che ne sarebbe stato vescovo prima di approdare a Taormina.
    In forza del processo di bizantinizzazione del Salento, seguito alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, e del ripopolamento del territorio, attuato sistematicamente dagli imperatori d’Oriente con coloni di cultura greca provenienti dal Ponto sul finire del sec. IX, Gallipoli fu caratterizzata da una forte impronta bizantina, divenendo suffraganea della sede metropolitana di Santa Severina fino al 1067, quando passò sotto la sede di Otranto.
    E’ credibile la tesi degli studiosi che ritengono che la “massa” di Gallipoli (vale a dire il territorio posto alle dipendenze di quel vescovo), di probabile origine giustinianea, fosse assai più estesa di quanto poi non risultò con l’avvento dei Normanni, quando fu ridotta ad un’enclave di quella che poi sarà la Diocesi di Nardò.Un primo tentativo di passaggio di Gallipoli al rito latino avvenne intorno al 1115 con la nomina del vescovo Baldrico, ma già nel 1158 con Teodosio ritornò la gerarchia di rito greco.
    La medesima cosa si ripropose intorno al 1268, in occasione della conquista degli angioini, naufragata anche questa volta qualche anno più tardi, fino a che dal 1374 il rito latino non prese definitivamente il sopravvento.Nel 1126, al posto dell’antica cattedrale intitolata a San Giovanni Crisostomo, ne fu edificata una nuova, dedicata a Sant’Agata, la cui reliquia della mammella giunse in quell’anno a Gallipoli. Tra il 1629 e il 1696 è stata innalzato il tempio attuale, straordinario esempio dell’arte barocca salentina, elevato a Basilica Minore nel 1948.Ebbe il suo Seminario nel 1759, allocato in un artistica e monumentale costruzione, oggi divenuta sede della sezione di Gallipoli del Museo Diocesano.


    La Diocesi di Nardò


    Non è improbabile che Nardò, città messapica di rilievo e poi municipio romano, possa aver avuto nella fase della cristianizzazione un proprio vescovo residenziale; nessun documento tuttavia lo attesta. Sicuramente non aveva un proprio vescovo al tempo del papa Gregorio Magno, che pure scrisse lettere ai diversi vescovi del Salento. Una presunta lettera di Paolo I del 761, attestante l’esistenza della diocesi neretina prima del sec. VIII, è destituita di ogni fondamento.
    Agli inizi del II millennio Nardò compare come sede di un monastero di monaci orientali, governato da priori, sorto presso la chiesa di Santa Maria de Nerito, dove officiava in contemporanea un collegio di canonici secolari, singolarità che ha fatto supporre nel sec. XIII che effettivamente la chiesa fosse stata in precedenza cattedrale. Non è improbabile che al monastero facesse capo tutto il vasto territorio che oggi costituisce il comune di Nardò e quello di Copertino.Con l’avvento dei Normanni si determinò un riassetto di tutto il territorio oggetto di conquista, con la creazione delle contee, tra cui quella di Nardò, retta da Goffredo l’Inclito, conte anche di Conversano, Monopoli, Brindisi, Matera e Montepeloso. Probabilmente fu questo il momento in cui si definirono i confini di quella che poi diventerà la diocesi neretina, con la sottrazione di parte della massa gallipolitana, mentre un’altra parte dovette confluire nella diocesi di Ugento, costituita appunto nel medesimo periodo.
    Nel 1090, dopo aver ricostruito la chiesa di S.Maria de Nerito, Goffredo ottenne dal papa Urbano II l’elevazione del monastero in abbazia “nullius” con regola benedettina, ponendola sotto l’immediata dipendenza del pontefice, con giurisdizione su tutto il territorio della contea. Le altre 14 abbazie, sparse sul territorio diocesano, per lo più evolutesi dagli insediamenti monastici italo-greci del tempo della colonizzazione bizantina (sec. IX), furono assoggettate all’autorità dell’abate di S.Maria de Nerito.Il governo degli abati è durato poco più di tre secoli. Dopo un primo tentativo di istituzione della Diocesi di Nardò nel 1387 da parte dell’antipapa Clemente VII nel contesto dello scisma avignonese, andato fallito perché Bonifacio IX nel 1401 dichiarò nulli tutti gli atti di Clemente VII, l’11 gennaio 1413 Giovanni XXIII, papa dell’obbedienza pisana, elevò la chiesa di S.Maria de Nerito in Cattedrale e la Terra di Nardò in Città, nominando vescovo l’ultimo abate Giovanni De Epifanis.
    Superato lo scisma con l’elezione di Martino V, che confermò gli atti di Giovanni XXIII, la successione episcopale nella sede di Nardò continuò ininterrotta fino ai nostri giorni. Tra i suoi presuli annovera anche il celebre Fabio Chigi, vescovo dal 1635 al 1652, divenuto poi pontefice con il nome di Alessandro VII.Della cattedrale, costruita dal conte Goffredo nel 1088, restano probabilmente solo scarse vestigia, mentre sono ampiamente attestati i rifacimenti successivi, soprattutto del sec. XIII e XIV.
    Dal momento della elevazione a sede vescovile ha mutato il titolo in quello di Maria SS.Assunta. Nel 1725 il vescovo Antonio Sanfelice ne riedificò integralmente la facciata su progetto del fratello Ferdinando, celebre architetto napoletano.Un sostanziale intervento di ripristino, realizzato tra il 1892 e il 1899, ha cancellato tutte le superfetazioni prodotte nei sec. XV-XVIII, riportando il tempio alla sua facies medievale.
    Nel 1897 è stato dichiarato monumento nazionale e nel 1980 elevato al rango di Basilica minore.Dopo una lunga gestazione, durata circa sessant’anni, nel 1674 ha visto la luce il Seminario diocesano, la cui attività ha continuato ininterrottamente fino al presente, anche se dal 1964 è cambiata la sede, risultando quella antica ormai non più adeguata.


    La nuova Diocesi di Nardò-Gallipoli

    Dalla piena unificazione delle due Diocesi è nata una nuova entità che, pur costituendo un’unica Chiesa Particolare, ritiene una ricchezza ed una responsabilità il conservare la memoria delle proprie radici e armonizzare le peculiarità delle due comunità di origine, a vantaggio della missione che oggi la nuova Diocesi è chiamata ad attuare.Nel nuovo assetto, pertanto, la sede della Diocesi è in Nardò; la Cattedrale, segno di unità, è quella neretina, mentre la chiesa di Gallipoli ha il rango di
    Concattedrale; patroni sono San Gregorio Armeno e Sant’Agata.


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  4. #4
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    Cronotassi dei Vescovi


    VESCOVI DELLA DIOCESI DI GALLIPOLI




    • Benedetto †

    • Domenico † (menzionato nel 551)
    • Giovanni I † (prima del 593 – circa novembre 595 deceduto)

    • Sabino o Sabiniano † (menzionato nel 599)
    • Giovanni II † (menzionato nel 649)
    • Mechisedech? † (menzionato nel 787)
    • Paolo I † (menzionato nel 1081 circa)
    • Baldrico † (menzionato nel 1105)
    • Teodoro † (1158 – 1173)
    • Pietro Galeta † (? – 1177)
    • Corrado † (menzionato nel 1179) (amministratore apostolico)
    • Coconda? † (al tempo di papa Celestino III)
    • Anonimo † (menzionato nel 1215)
    • Gregorio † (1271 – 1325 deceduto)
    • Milezio, O.S.B.I. † (30 ottobre 1329 – 1330)
    • Goffredo † (1325 – 1327) (vescovo eletto)
    • Paolo II, O.S.B.I. † (15 ottobre 1331 – ?)
    • Pietro † (menzionato nel 1348)
    • Domenico † (? deceduto)
    • Ugolino † (12 ottobre 1379 – ? deceduto)
    • Giovanni di Nardò, O.F.M. † (1º giugno 1383 – 24 gennaio 1396 nominato vescovo di Lacedonia)
    • Guglielmo di Nardò, O.F.M. † (24 gennaio 1396 – ? deceduto)
    • Guglielmo De Fonte † (1412 – 1420)
    • Angelo Corpo Santo, O.P. † (13 agosto 1421 – ? deceduto)
    • Donato da Brindisi, O.F.M. † (4 febbraio 1424 – 1443 deceduto)
    • Antonio de Neotero, O.F.M. † (20 marzo 1443 – 23 luglio 1445 nominato vescovo di Mottola)
    • Pietro † (30 luglio 1445 – ? deceduto)
    • Antonio de Joannetto, O.F.M. † (8 ottobre 1451 – ?)
    • Ludovico Spinelli † (17 aprile 1458 – 1487)
    • Alfonso Spinelli † (? – 1493 deceduto)
    • Francesco † (1494 – ?)
    • Alessio Celadoni † (12 dicembre 1494 – 7 giugno 1508 nominato vescovo di Molfetta)
    • Enrico d’Aragona † (6 agosto 1508 – 24 agosto 1509 deceduto)
    • Francesco Armellini Pantalassi de’ Medici † (9 settembre 1513 – 5 febbraio 1518 deceduto) (amministratore apostolico)
    • Andrea della Valle † (18 febbraio 1518 – 17 ottobre 1524 dimesso) (amministratore apostolico)
    • Jerónimo Muñoz, O.S.B.I. † (17 ottobre 1524 – 1529 dimesso)
    • Federico Petrucci † (27 agosto 1529 – 1536 deceduto)
    • Pellegrino Cibo de Turcilla † (4 agosto 1536 – 1540 deceduto)
    • Giovanni Francesco Cibo † (1540 – 1575 deceduto)
    • Alfonso Herrera, O.S.A. † (30 luglio 1576 – 25 febbraio 1585 nominato vescovo di Ariano Irpino)
    • Sebastián Quintero Ortiz † (7 febbraio 1586 – 1595 dimesso)
    • Vincenzo Capece, C.R. † (8 gennaio 1596 – 6 dicembre 1620 deceduto)
    • Gundisalvo De Ruenda † (23 maggio 1622 – 1651 deceduto)
    • Andrea Massa † (25 settembre 1651 – 30 dicembre 1654 o 30 gennaio 1655 deceduto)
    • Andrea Martinez de Azevedo † (1655 – 1655 deceduto) (vescovo eletto)
    • Giovanni Montoja de Cardona † (9 giugno 1659 – 9 marzo 1667 deceduto)
    • Antonio Geremia de Bufalo, O.F.M. † (14 maggio 1668 – 25 settembre 1677 deceduto)
    • Antonio Perez della Lastra † (6 febbraio 1679 – 14 gennaio 1700 deceduto)
    • Oronzo Filomarini, C.R. † (28 maggio 1700 – 5 marzo 1741 dimesso)
    • Antonio Maria Pescatori, (titolo personale di Arcivescovo, O.F.M.Cap. † (6 marzo 1741 – 14 gennaio 1747 deceduto)
    • Serafino Brancane, O.S.B. † (10 aprile 1747 – 27 gennaio 1759 deceduto)
    • Ignazio Savastano † (28 maggio 1759 – 6 settembre 1769 deceduto)
    • Agostino Gervasio, O.S.A. † (29 gennaio 1770 – 17 novembre 1784 dimesso)

      • Sede vacante (1784-1792)





    • Giovanni Giuseppe Dalla Croce, O.A.D. † (27 febbraio 1792 – 13 dicembre 1820 deceduto)
    • Giuseppe Maria Botticelli † (19 aprile 1822 – 23 giugno 1828 nominato vescovo di Lacedonia)
    • Francesco Antonio Visocchi † (2 luglio 1832 – 20 aprile 1833 deceduto)
    • Giuseppe Maria Giove, O.F.M. † (19 dicembre 1834 – 24 giugno 1848 deceduto)
    • Leonardo Moccia † (11 dicembre 1848 – 17 aprile 1852 deceduto)
    • Antonio La Scala † (27 settembre 1852 – 27 settembre 1858 nominato vescovo di San Severo)
    • Valerio Laspro † (23 marzo 1860 – 6 maggio 1872 nominato vescovo di Lecce)
    • Aniceto Ferrante, C.O. † (21 marzo 1873 – 1878 dimesso)[36]
    • Gesualdo Nicola Loschirico, O.F.M.Cap. † (12 maggio 1879 – 27 febbraio 1880 nominato arcivescovo di Acerenza e Matera)
    • Enrico Carfagnini, O.F.M. † (27 febbraio 1880 – 24 marzo 1898 nominato arcivescovo titolare di Cio)
    • Gaetano Müller † (20 agosto 1898 – 7 febbraio 1935 deceduto)
    • Nicola Margiotta † (16 dicembre 1935 – 25 settembre 1953 nominato arcivescovo di Brindisi)
    • Biagio d’Agostino † (14 maggio 1954 – 24 febbraio 1956 nominato vescovo di Vallo della Lucania)
    • Pasquale Quaremba † (20 giugno 1956 – 15 giugno 1982 ritirato)
    • Aldo Garzia † (15 giugno 1982 – 30 settembre 1986 nominato vescovo di Nardò-Gallipoli)




    VESCOVI DELLA DIOCESI DI NARDO'




    • Giovanni De Epifanis, O.S.B. † (12 gennaio 1413 – 1423 dimesso)

    • Giovanni Barella, O.F.M. † (19 febbraio 1423 – dicembre 1435 deceduto)
    • Stefano Argercolo Pendinelli † (8 febbraio 1436 – 16 giugno 1451 nominato arcivescovo di Otranto)
    • Ludovico de Pennis † (16 giugno 1451 – gennaio 1483 deceduto)
    • Ludovico Giustino † (31 gennaio 1483 – 1492 deceduto)
    • Gabriele Setario † (12 dicembre 1491 – 27 ottobre 1507 nominato vescovo di Avellino)
    • Antonio De Caro † (27 ottobre 1507 – 1517 deceduto)
    • Luigi d’Aragona † (17 giugno 1517 – 21 gennaio 1519 deceduto) (amministratore apostolico)
    • Marco Cornaro † (24 gennaio 1519 – 20 febbraio 1521 dimesso) (amministratore apostolico)
    • Giacomo Antonio Acquaviva † (20 febbraio 1521 – 1531 dimesso) (vescovo eletto)
    • Giovanni Domenico De Cupis † (15 gennaio 1532 – 22 maggio 1536 dimesso)
    • Giovanni Battista Acquaviva † (22 maggio 1536 – 1569 deceduto)
    • Ambrogio Salvio, O.P. † (26 agosto 1569 – 9 febbraio 1577 deceduto)
    • Cesare Bovio † (15 aprile 1577 – 17 gennaio 1583 deceduto)
    • Fabio Fornari † (9 marzo 1583 – 20 febbraio 1596 deceduto)
    • Lelio Landi † (9 settembre 1596 – 24 novembre 1610 deceduto)
    • Luigi de Franchis, C.R. † (24 gennaio 1611 – 17 luglio 1615 deceduto)
    • Girolamo de Franchis † (13 novembre 1617 – 27 novembre 1634 nominato arcivescovo di Capua)
    • Fabio Chigi † (8 gennaio 1635 – 19 febbraio 1652 dimesso, successivamente eletto papa con il nome di Alessandro VII)
    • Calanio della Ciaja † (1º luglio 1652 – dicembre 1654 deceduto)
    • Geronimo de Coris † (6 marzo 1656 – 17 giugno 1669 nominato vescovo di Sovana)
    • Tommaso Brancaccio † (19 agosto 1669 – 29 aprile 1677 deceduto)
    • Orazio Fortunato † (10 gennaio 1678 – 23 luglio 1707 deceduto)
    • Antonio Sanfelice † (28 novembre 1707 – 1º gennaio 1736 deceduto)
    • Francesco Carafa † (11 aprile 1736 – 1º luglio 1754 deceduto)
    • Marco Aurelio Petruccelli † (16 dicembre 1754 – 18 novembre 1781 deceduto)

      • Sede vacante (1781-1792)





    • Carmine Fimiani † (27 febbraio 1792 – 1800 deceduto)

      • Sede vacante (1800-1819)





    • Leopoldo Corigliano † (4 giugno 1819 – 15 dicembre 1824 dimesso)
    • Salvatore Lettieri † (27 giugno 1825 – 6 ottobre 1839 deceduto)
    • Angelo Filipponi † (27 gennaio 1842 – 16 agosto 1845 dimesso)
    • Ferdinando Girardi, C.M. † (21 dicembre 1846 – 11 settembre 1848 nominasto vescovo di Sessa Aurunca)
    • Luigi Vetta † (20 aprile 1849 – 10 febbraio 1873 deceduto)
    • Salvatore Nappi † (22 dicembre 1873 – 23 giugno 1876 dimesso)
    • Michele Mautone † (18 dicembre 1876 – 17 febbraio 1888 deceduto)
    • Giuseppe Ricciardi † (1º giugno 1888 – 18 giugno 1908 deceduto)

    • Nicola Giannattasio † (30 novembre 1908 – 24 giugno 1926 dimesso)
    • Gaetano Müller † (13 agosto 1927 – 7 febbraio 1935 deceduto)
    • Nicola Colangelo † (16 dicembre 1935 – 27 giugno 1937 deceduto)
    • Gennaro Fenizia † (17 agosto 1938 – 21 luglio 1948 nominato vescovo di Cava e Sarno)
    • Francesco Minerva † (16 settembre 1948 – 17 dicembre 1950 nominato vescovo di Lecce)
    • Corrado Ursi † (31 luglio 1951 – 30 novembre 1961 nominato arcivescovo di Acerenza)
    • Antonio Rosario Mennonna † (22 febbraio 1962 – 30 settembre 1983 ritirato)
    • Aldo Garzia † (30 settembre 1983 succeduto – 30 settembre 1986 nominato vescovo di Nardò-Gallipoli)




    VESCOVI DELLA NUOVA DIOCESI DI NARDO'-GALLIPOLI



    • Aldo Garzia (30 settembre 1986 - 17 dicembre 1994)

    • Vittorio Fusco (12 settembre 1995 - 11 luglio 1999)

    • Domenico Caliandro (12 luglio 1999 - 20 ottobre 2012)

    • Fernando Filograna (16 luglio 2013 - attuale)




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    Vescovo Diocesano

    S.E. Rev.ma Mons. Fernando Filograna




    Nasce a Lequile da Vito, un falegname chiamato nel paese "mesciu Vitucciu", e Maria. Frequenta la scuola materna ed elementare dalle Suore d'Ivrea dell'Istituto “Andrioli” di Lequile. Si dimostra sin dall'inizio uno studente brillante tanto che il direttore della scuola gli dà una borsa di studio per i tre anni della scuola media inferiore pubblica; decide però di non frequentare la scuola statale ed entra in seminario, non usufruendo della lauta borsa di studio. Dopo le scuole medie e gli studi ginnasiali presso il seminario di Lecce, consegue la licenza classica a Taranto presso l'allora seminario regionale di Poggio Galeso.
    Completa a Roma, presso la Pontificia Università Lateranense, i corsi filosofici e teologici; consegue successivamente la licenza in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana.

    Ministero sacerdotale


    Il 29 giugno 1977 è ordinato sacerdote dal vescovo di Lecce Francesco Minerva (poi arcivescovo). È educatore nel Pontificio Seminario Romano Maggiore ed insegnante presso l'Istituto superiore di scienze religiose di Lecce.
    Numerosi sono gli incarichi che riceve dai pastori dell'arcidiocesi di Lecce:



    • padre spirituale del seminario minore di Lecce;
    • notaio del tribunale ecclesiastico diocesano;
    • vice cancelliere della curia;
    • rettore del seminario minore di Lecce;
    • vicario episcopale per il clero e il diaconato permanente;
    • membro del consiglio presbiterale e del collegio dei consultori;
    • direttore del centro diocesano vocazioni;
    • canonico della cattedrale;
    • parroco della Parrocchia Maria S.S. Assunta di Trepuzzi e parroco della Parrocchia San Giovanni Maria Vianney a Lecce;
    • Professore di Teologia fondamentale presso l'istituto Superiore di Scienze Religiose di Lecce;
    • vicario episcopale per il clero, la vita consacrata e la pastorale;
    • membro della commissione per il clero e la vita consacrata della Conferenza Episcopale Pugliese;
    • postulatore per la causa di beatificazione del servo di Dio Ugo de Blasi;
    • pro-vicario generale e vicario generale dell'arcidiocesi di Lecce.




    Ministero Episcopale in Nardò-Gallipoli


    Il 16 luglio 2013 è nominato da papa Francesco vescovo di Nardò-Gallipoli. Riceve la consacrazione episcopale nel sagrato del duomo di Lecce il 14 settembre, per l'imposizione delle mani dell'arcivescovo D'Ambrosio, co-consacranti gli arcivescovi Adriano Bernardini e Donato Negro. Partecipano al rito anche i cardinali Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, e Salvatore De Giorgi, arcivescovo emerito di Palermo. Prende possesso della diocesi il successivo 28 settembre. Nell'esercizio del suo ministero si mostra attento alle tematiche sociali legate alla crisi economica, alla legalità e alla pace, con particolare riferimento alla guerra civile siriana. Nel settembre 2014 promulga mediante bolla episcopale il primo statuto effettivo della curia neretino-gallipolina. Istituisce a Casarano la scuola di formazione teologico-pastorale, annessa all'Istituto di scienze religiose, e nel 2015 riapre al culto dopo lunghi restauri la chiesa di Santa Maria degli Angeli e l'episcopio, ambedue a Gallipoli.


    Stemma e motto




    Al centro dello stemma episcopale è presente il simbolo di Gesù Cristo Risorto, il "Chi Rho", o Chrismon, risultato di una combinazione di lettere dell'alfabeto greco: ? (chi) e ? (rho), che formano una abbreviazione del nome di Gesù. A sinistra domina una stella argentata che simboleggia la madre, Maria, che guarda sempre ai più deboli e ai poveri. Ai piedi dello stemma sono presenti sette spighe che simboleggiano i sette sacramenti della Chiesa cattolica e l'umiltà di Gesù, il quale si è umiliato per darci forza; tutto questo è su uno sfondo blu, un colore che simboleggia il mare Il motto scelto è Omnia in bonum (Tutto è per il nostro bene). Sono tre parole che dipingono il Figlio di Dio: è una citazione tratta dalla lettera di San Paolo ai Romani (cfr. Rm 8,28). Queste tre parole racchiudono in sé fede, amore e speranza.

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    Cardinali e Vescovi originari della Diocesi



    • Sua Em.za Card. Fernando Filoni, Gran Maestro dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme







    • Sua Em. za Card. Angelo De Donatis, Arciprete della Basilica Papale di S. Giovanni in Laterano, Vicario Generale per la Diocesi di Roma







    • Sua Ecc.za Mons. Alberto Tricarico, arcivescovo titolare di Sistroniana, Nunzio Apostolico






    • Sua Ecc.za Mons. Vincenzo Viva, Vescovo di Albano











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    Le Cattedrali

    Cattedrale di Nardò






    La basilica cattedrale di Santa Maria Assunta è la chiesa cattedrale di Nardò. Situata nel centro storico della città salentina, dal 1879 è monumento nazionale e nel 1980, durante l’episcopato di Antonio Rosario Mennonna, è stata elevata a basilica minore.
    La cattedrale sorge, probabilmente, sul luogo dove, un tempo, fu fondata l’antica chiesa di Sancta Maria de Neritorio, ad opera di alcuni monaci orientali che nel VII secolo sfuggirono alle persecuzioni iconoclaste. Il cenobio, dedicato alla Madonna Assunta, è presente sin dal 1088. Il corpo dell’edificio fu modificato nel corso dei secoli, a partire dal 1354 quando l’abate Azzolino De Nestore ricostruì la facciata, crollata a seguito di un sisma, e allungò la navata con due cappelle per parte, creando così le due navate laterali. Altri consolidamenti furono realizzati nella prima metà del XV secolo, probabilmente dopo il terremoto del 1456, fino alla ricostruzione della facciata nel 1725, sotto l’episcopato di Antonio Sanfelice, ad opera dell’architetto Ferdinando Sanfelice, fratello del Vescovo, cui si devono anche molti lavori di ricostruzione degli interni nello stile dell’epoca (battistero 1728). L’aspetto attuale della fabbrica si deve, infine, ai lavori di ripristino e di restauro operati fra il 1892 e il 1899 riportando la chiesa al suo aspetto più classico.La chiesa, di impianto basilicale, è suddivisa in tre navate, con due ordini di archi a tutto sesto e a sesto acuto, sorretti da pilastri rettangolari fasciati da semicolonne: le colonne e le pareti sono affrescate con opere duecentesche, trecentesche e quattrocentesche, tra cui le icone di San Nicola (inizio XIV secolo), Sant’Agostino (fine XIV secolo), Cristo Pantocratore (fine del XII secolo), Madonna col Bambino (attribuibile al periodo angioino, primi anni del XIV secolo) e il trittico di San Nicola, Madonna col Bambino e la Maddalena (1390 ca.), la Madonna della Sanità (1234, autore Bajlardo).
    In fondo alla navata centrale si trova l’altare maggiore con il coro con stalli in legno di noce, fatto intarsiare nel 1590 da monsignor Fabio Fornari. Di notevole rilevanza è il Crocifisso ligneo del XII secolo, detto il Cristo Nero per la particolare colorazione scura del legno di cedro. Le altre pareti della navata e le vele della volta sull’altare furono affrescate tra il 1896 e il 1899 da Cesare Maccari e nello stesso periodo fu ricostruito l’altare maggiore sul modello dei cibori romanici. Al periodo barocco risalgono l’altare delle Anime del Purgatorio (Placido Buffelli di Alessano, 1688), l’altare di San Michele Arcangelo (1647, con pala attribuita a Francesco Solimena) e il Cappellone di San Gregorio Armeno (Buffelli, altare del 1680, pala di San Gregorio di Pietro Locatelli, fine del XVII secolo).

    Il campanile, di pregevole fattura medievale fino al penultimo piano, è decorato sui cantonali da un motivo a zig-zag, caratteristico del periodo angioino e su tre lati da formelle scolpite, risalenti alla fine del Trecento.

    Concattedrale di Gallipoli






    Nel cuore del centro storico di Gallipoli sorge una tra le più suggestive chiese barocche della Terra d’Otranto: la splendida Basilica Concattedrale di Sant’Agata che fino al 1986 è stata sede dell’antichissima diocesi di Gallipoli (VI sec.), prima della revisione delle circoscrizioni ecclesiastiche da parte della Santa Sede e la piena unificazione con la diocesi di Nardò (30 settembre 1986). La basilica, dedicata a S. Agata, Vergine e Martire Patrona della Città e della diocesi di Nardò-Gallipoli, insieme a San Gregorio Armeno, si raggiunge facilmente nel nucleo vecchio della “città bella” (in greco, “kalé polis”) che si sviluppa su una piccola isola collegata tramite un ponte alla parte moderna della città.
    L’attuale chiesa è stata elevata a Basilica Pontificia Minore nel 1946 dal Papa Pio XII, su richiesta del vescovo Mons. Nicola Margotta (1935-1953). Essa fu costruita in poco meno di settant’anni (1629-1696), in luogo di un’altra più antica, dedicata a S. Giovanni Crisostomo. I lavori iniziarono il 27 maggio 1929. Progettista fu il Genuino e il vescovo dell’epoca era lo spagnolo Consalvo de Rueda.La data del completamento della costruzione (1696) appare proprio in un’iscrizione sulla facciata, che si presenta quasi all’improvviso tra le mura fortificate e intersecate da una fitta trama di vicoli e corti fiorite del centro storico della città, in prossimità del settecentesco palazzo del Seminario. La facciata è realizzata in carparo locale forse ad opera di Giuseppe Zimbalo, e arricchita da diverse statue in pietra leccese (S. Agata., S. Sebastiano, S. Fausto, S. Marina, S. Teresa, S. Giovanni Crisostomo e S. Agostino).L’interno è ripartito in tre navate a croce latina, scandito da un colonnato con fregio a mètope e triglifi di sapore rinascimentale. Entrando nella chiesa si ha la straordinaria impressione di vedere un unico grande dipinto, una vera e propria galleria di pittura sacra che sembra rivestire ogni angolo dell’interno, dalle volte fino al magnifico presbiterio. Diversi, infatti, sono i pittori e gli artisti che hanno contribuito alla ricca decorazione pittorica della basilica: va menzionato anzitutto l’artista gallipolino Giovan Andrea Coppola (1597-1659), nato a Gallipoli da una famiglia benestante e rispettata della città e formatosi in diversi ambienti metropolitani dell’epoca, come i circoli della corte medicea di Firenze e i maestri conosciuti a Napoli.
    Nella pittura del Coppola, infatti, convergono elementi del manierismo fiorentino, dei maestri antichi e contemporanei.
    A lui si devono numerose tele, tra cui le magnifiche pale dei Miracoli di San Francesco (II altare a sinistra), del Martirio di Sant’Agata (transetto sinistro), dell’Adorazione dei Magi (III altare a sinistra). Un ritratto dell’artista si può intravedere nel personaggio che si vede a destra sotto la prima arcata dei Miracoli di San Francesco e nella figura di profilo sull’estrema destra nella tela dell’Adorazione dei Magi.
    Un altro artista che ha notevolmente contribuito alla galleria delle pitture della Basilica Concattedrale è il napoletano Nicola Malinconico (1663-1721), di cui si può ammirare tra l’altro una grande tela sulla controfacciata, raffigurante Gesù che scaccia i profanatori del Tempio e un’immensa pala di 100 mq raffigurante il Martirio di Sant’Agata che copre interamente la volta del tiburio.
    Anche le tre tele raffiguranti scene della vita di Sant’Agata, incastonate in cornici sagomate che si possono ammirare nella volta della navata centrale, finemente decorata da un impalcato in legno sono del Malinconico.

    Numerosi altri lavori del pittore napoletano chiamato a Gallipoli dal giovane vescovo teatino Oronzo Filomarino (1700-1741), rivestono l’interno della basilica (Il paralitico risanato, L’ingresso di Cristo a Gerusalemme, La Sepoltura di Sant’Agata), nonché altri dipinti del figlio Carlo che furono tutti completati entro il 1721, l’ultimo anno di vita del Malinconico.
    Nel transetto destro si può vedere la cappella del SS. Sacramento, interamente rivestita in marmi policromi con una tela centrale raffigurante il Trionfo dell’Eucaristia del pittore Francesco Giordano e altre tele del Malinconico; nel braccio sinistro del transetto un’altra cappella interamente rivestita in marmi policromi, dedicata a S. Maria del Popolo o del Soccorso, con numerosi dipinti del Malinconico e del Coppola.

    Il presbiterio comprende l’altare del maestro bergamasco Cosimo Fanzago (1591-1678), su cui campeggia il Crocifisso in legno del sec. XVIII e la cattedra episcopale di recente fattura. L’abside è interamente occupata dai 41 stalli del coro ligneo fastosamente intagliato in noce, opera del tedesco Giorgio Aver (XVIII sec.). Anche qui le pareti e la volta a crociera sono interamente ricoperte dalle opere del Malinconico.

    La Concattedrale conserva così, insieme alle altre numerose e splendide chiese del centro storico di Gallipoli, la memoria storica di eventi storici, di committenti ed artisti, di uomini e donne di fede che perpetuano la devozione di una comunità cristiana che continua anche oggi ad essere sempre viva al suo interno e accogliente nei confronti dei pellegrini e dei visitatori che qui troveranno non solo stupendi monumenti di rilevante valore storico-artistico, ma anche molteplici spunti di preghiera e di lode al Signore.

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    Santi Patroni della Diocesi


    San Gregorio Armeno



    Sant' Agata

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    Santi diocesani



    San Giuseppe da Copertino


    al secolo Giuseppe Maria Desa (Copertino, 17 giugno 1603 – Osimo, 18 settembre 1663), è stato un sacerdote religioso italiano, appartenente all’Ordine dei Frati Minori Conventuali. Fu beatificato da papa Benedetto XIV nel 1753, e proclamato santo da papa Clemente XIII nel 1767. È il santo patrono di Osimo e di Copertino, la cui festa si celebra il 18 settembre.Fu beatificato da Benedetto XIV il 24 febbraio 1753 e dichiarato santo da Clemente XIII il 16 luglio 1767. Nella cittadina di Poggiardo, dove venne consacrato sacerdote, viene venerato nella Domenica in Albis (domenica successiva alla Pasqua) con la processione in cui il simulacro viene vestito con i paramenti liturgici tradizionali, e il 18 settembre, a Copertino, giorno della memoria liturgica diocesana.Nella devozione cattolica viene chiamato il santo dei voli, a motivo della levitazione che secondo le cronache del tempo avrebbe compiuto in stato di estasi e che gli procurarono il processo dinanzi al Sant’Uffizio per abuso di credulità popolare, dal quale però venne assolto.Viene anche indicato come il santo degli studenti, perché venne consacrato sacerdote dopo il difficile superamento degli esami, superamento considerato prodigioso per le difficoltà da lui incontrate nonostante l’impegno profuso nello studio; per questo viene invocato dagli studenti cattolici durante gli esami.
    In diocesi i luoghi in cui ha vissuto San Giuseppe da Copertino sono molto venerati: il primo, la Chiesa Madre di Copertino, la Basilica pontificia minore Sancta Maria ad Nives dove il Santo ricevette il Battesimo. A lui dedicato, sempre nella città di Copertino, è stato eretto nel 1753, anno della sua Beatificazione, un Santuario in suo onore. Altro luogo importante è il Santuario di S. Maria della Grottella dove il Santo visse per ben 17 anni.

    Cause in corso




    don Quintino Sicuro – Servo di Dio


    Nacque a Melissano, in provincia di Lecce, il 29 maggio 1920, quinto di cinque figli, da una famiglia di modesti agricoltori. All’età di 12 anni aveva espresso il desiderio di farsi frate, ma non era riuscito a superare l’esame di ammissione; così aveva deciso di frequentare l’Istituto Tecnico Industriale di Gallipoli. Nel ’39 s’era quindi arruolato nella Guardia di Finanza.
    Poco alla volta aveva compreso che la sua strada era un’altra e, a 27 anni, lasciò la divisa di vicebrigadiere per entrare nel convento dei Frati Minori di Ascoli Piceno. Vi restò due anni. Nell’autunno del ’49 giunse all’eremo di San Francesco presso Montegallo, sentendosi chiamato da Dio alla vita eremitica. Da Montegallo, quattro anni dopo, si trasferì sul monte Fumaiolo, prendendo in custodia l’eremo di S. Alberico. È morto il 26 dicembre 1968.
    Il 1° novembre 1985 il Vescovo di Cesena e Sarsina, Mons. Luigi Amaducci, ne ha introdotto in sede diocesana la Causa di Beatificazione e Canonizzazione, processo che si è concluso il 28 agosto 1991, quindi due anni dopo, nel 1993, gli atti processuali sono stati trasferiti a Roma, presso la Congregazione per le cause dei Santi, in attesa di vederlo presto elevato, come si spera, all’onore degli altari.



    Suor Chiara d’Amato da Seclì – Serva di Dio


    La Serva di Dio Sr Chiara di Gesù, “la grande mistica del mezzogiorno”, al secolo Isabella D’Amato, nacque a Seclì il 14 marzo 1618 dal barone Francesco D’Amato e dalla nobildonna Caterina D’Acugno. Appena nata fu offerta dalla madre alla Regina degli Angeli nella cappella domestica. La piccola Isabella crebbe in spiritualità e cultura circondata dall’affetto e dalle cure dei familiari. A quattordici anni si ammalò gravemente di una malattia rara e sconosciuta rischiando la morte e nei momenti di lucidità si rivolgeva al padre dicendogli che se fosse morta, lasciava il suo corpo ai medici perché studiassero le cause di quella malattia per evitare ad altri le stesse sofferenze e la morte! Altro evento significativo dell’adolescenza di Isabella fu l’apparizione della Vergine, vestita di bianco e circondata di angeli, nella cappella domestica.
    Da allora le visioni non cessarono più. Decisivi per la sua formazione religiosa furono i contatti con i frati Minori Osservanti del convento di S. Antonio di Seclì e a soli 18 anni e senza alcuna costrizione, come all’epoca accadeva, entrò nel monastero delle Clarisse di Nardò insieme alla sorella minore Giovanna. Tutta la sua vita fu una corsa incontro al suo unico e sommo Bene: Gesù. Ecco perché quando si trattò di prendere il nome da religiosa scelse Suor Chiara di Gesù rinunciando anche al cognome.
    La sua vita all’interno della comunità monastica, fatta di preghiera continua, penitenze, digiuni e servizio alle consorelle, non fu spesso capita da tutte, anzi spesso dovette sopportare il dileggio da parte di quelle consorelle che più serviva! Ebbe l’oneroso incarico di Maestra delle novizie e animatrice della riforma della vita del monastero che aveva perso lo splendore della primitiva regola di S. Chiara.
    Toccata e arricchita da numerosi doni celesti, meritano particolare menzione i fenomeni mistici e senza dubbio l’estasi durante la quale si estraniava dal mondo circostante per venire assorbita completamente dalle realtà eterne. In una di queste estasi avvenne lo scambio dei cuori tra lei e Gesù come riferito nella testimonianza processuale dal suo confessore: “Nella Domenica in Albis, apparendole Nostro Signore, li presentò due cuori: uno di carne tinto di sangue, l’altro d’una materia trasparente e lucida come cristallo, con queste lettere in oro: JESUS NAZARENUS REX IUDAEORUM. Le disse che quello era Cuore suo e che lo donava a lei, e quello di carne era d’essa Chiara. A lei, dopo questa visione, l’era rimasta una dolcezza ineffabile, nell’anima e divenuta più soave nel parlare.”

    Suor Chiara non fu soltanto la santa dei voli mistici e delle estasi, ma una donna concreta immersa nel suo tempo, messaggera di pace, consigliera di personaggi importanti come di persone semplici che ricorrevano a lei attratti dalla sua fama di santità e dal suo intuito profetico. Sempre più conformata nell’amore a Gesù Crocifisso, Suor Chiara lo raggiunse finalmente nelle nozze eterne il 6 luglio 1693.

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    I Santuari diocesani

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    Santa Maria della Lizza – Alezio

    Cappellano:
    don Giuseppe MARSANO
    via del Santuario 71
    73011 ALEZIO (LE)





    Santissimo Crocifisso della Pietà – Galatone

    Rettore:
    don Agostino LEZZI
    Largo SS. Crocifisso
    73044 GALATONE (LE)
    email:
    info@sscrocifissogalatone.com
    sito web: www.sscrocifissogalatone.com




    Santa Maria della Grazia – Galatone

    Rettore: Padre Milko GIGANTE, ofm
    via Madonna della Grazia
    73044 GALATONE (LE)
    tel. 0836.568411
    cell. 340.9161194 – 328.7886163
    email:
    info@santuariolagrazia.it
    sito web: www.santuariolagrazia.it




    Maria Santissima del Canneto – Gallipoli

    Rettore:
    don Gigi DE ROSA
    Piazza Aldo Moro
    73014 GALLIPOLI (LE)
    tel. 0833.261547
    sito web:
    www.santuariocanneto.it


    Beata Vergine Maria Addolorata – Matino


    Rettore:
    don Tommaso RIZZELLO
    73046 MATINO (LE)





    Madonna della Coltura (Basilica minore) – Parabita

    Rettore:
    padre Egidio Maria VICIDOMINI, op
    Piazza Regina del Cielo 1
    73052 PARABITA (LE)
    tel. 0833.593217
    email.
    info@madonnadellacoltura.it
    sito web:
    www.madonnadellacoltura.it




    Beata Vergine Maria Addolorata (parrocchia-santuario) – Taviano

    Parroco:
    don Francesco MARULLI
    Corso Vittorio Emanuele II
    73057 TAVIANO (LE)
    tel. 0833.911010



    Luoghi spirituali di interesse diocesano



    San Giuseppe da Copertino – Copertino

    Rettore: padre Matteo ORNELLI, OFMConv
    via Piave 5,
    73043 COPERTINO (LE)
    sito web:
    www.sangiuseppedacopertino.it




    Santa Maria della Grottella – Copertino

    Rettore: padre Hernes TORRES, OFMConv
    via Giovanni Donato Caputo
    73043 COPERTINO (LE)
    email:
    frati@sangiuseppedacopertino.it
    sito web:
    www.sangiuseppedacopertino.it
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