Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronache dell'Arcidiocesi di Taranto - 2022

  1. #31
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    Don Alessandro Solare dal 31 agosto amministratore parrocchiale della Santa Famiglia



    Don Alessandro Solare sarà il primo a insediarsi mercoledì 31 agosto, come amministratore parrocchiale, tra coloro che l’arcivescovo mons. Filippo Santoro ha nominato nelle sostituzioni comunicate venerdì 8 luglio durante il ritiro di San Giovanni Rotondo.Sarà proprio mons. Santoro a presiedere la celebrazione che avrà luogo alle ore 19 nella parrocchia Santa Famiglia, al rione Salinella.


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  2. #32
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    PELLEGRINAGGIO MARIANO DI INIZIO D'ANNO PASTORALE




    PROGRAMMA DELLA CELEBRAZIONE DELL’EVENTO DIOCESANO

    ore 10.30 –
    Raduno di tutti i pellegrini con i sacerdoti e i diaconi sul piazzale del Santuario “Santa Maria delle Grazie”; l’Arcivescovo introduce l’evento del pellegrinaggio e a seguire venerazione di Santa Maria delle Grazie; al termine tutti seguono il percorso processionale verso la nuova chiesa di San Pio; inizio della Concelebrazione Eucaristica.

    IMPORTANTI INDICAZIONI:

    1. I sacerdoti e i diaconi, dovranno portare il proprio camice e la propria stola bianca e, immediatamente prima della Concelebrazione, dovranno recarsi in sacrestia per vestirsi.
    2. Tutti i pellegrini, per vivere unitariamente l’evento, saranno guidati dal servizio di accoglienza; preghiamo tutti di attenersi alle indicazioni che verranno fornite.
    3. Si consiglia a coloro che desiderano accostarsi al sacramento della Riconciliazione di farlo nei giorni precedenti al pellegrinaggio diocesano mariano.
    4. L’Ufficio diocesano di Pastorale Giovanile anche quest’anno propone i due giorni per i giovani; per informazioni ed iscrizioni rivolgersi a don Francesco Maranò (3409705114) oppure don Francesco Manisi (3287724556)


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  3. #33
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    Alla Regina Mundi, il programma dei festeggiamenti per i Santi Arcangeli

    “Il culto ai santi Arcangeli, e in modo particolare a san Michele, affonda le sue radici nella storia della nostra civiltà,
    diverse testimonianze ci sono date dalle numerose opere d’arte che li raffigurano.
    Il desiderio di voler proporre nuovamente la festa in onore di questi spiriti celesti nasce dalla volontà di consolidare
    la devozione in loro onore mai spenta. Inoltre, le feste spesso aiutano a consolidare l’identità di interi quartieri, risvegliando il senso di appartenenza che, evangelicamente orientato al bene, genera incontro, confronto e accoglienza”: con queste parole, don Martino Mastrovito ricorda le ragioni di un culto particolarmente radicato nei fedeli e vivo nel tempo.

    Du seguito, pubblichiamo il programma stilato dalla parrocchia Regina Mundi di Martina Franca:

    Programma religioso


    Da lunedì 26 a mercoledì 28 settembre
    , Triduo con la recita della corona angelica alle 18 e la santa messa alle 18.30 nella chiesa parrocchiale.

    Giovedì 29, messe mattutine alle 8.30 e alle 10.30, nella chiesetta di San Michele, e santa messa alle 18.30

    Programma civile

    Sabato 17 settembre
    alle 8.00, ciclopasseggiata

    Martedì 27, alle 19.30, inaugurazione Centro giovanile sede Anspi San Michele

    Mercoledì 28, WakeUp Gospel Project in concerto con David Blank special guest, sul sagrato parrocchiale, alle 20

    Giovedì 29, alle 18, Armonie d’Itria. Complesso bandistico e majorettes Città di Martina Franca, diretto dal m° Vito Manzari, animerà le vie del quartiere
    Alle 19.30, presentazione dei lavori di restauro della statua lapidea di San Michele Arcangelo nella grotta. Sarà presentato anche il calendario parrocchiale.

    Tanti giorni ricchi di iniziative spirituali, culturali e ricreative per festeggiare i nostri Santi Arcangeli, per consolidare la devozione in loro onore. Ogni evento è pensato per consolidare anche lo spirito di appartenenza del quartiere, per unire, per accogliere, per confrontarsi.


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  4. #34
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    Il pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo avvia il nuovo anno pastorale





    “Mossi dallo Spirito costruiamo insieme la speranza che non delude”:questo il tema del pellegrinaggio mariano a San Giovanni Rotondo voluto anche quest’anno dall’arcivescovo Filippo Santoro.Organizzato dall’arcidiocesi di Taranto, sono circa 4000 i pellegrini che hanno raggiunto il santuario di Padre Pio, 3500 con gli autobus organizzati dall’arcidiocesi, gli altri con mezzi propri.Riportiamo di seguito il testo dell’omelia che mons. Filippo Santoro ha pronunciato durante la santa messa che inaugura e sarà la guida del nuovo anno pastorale:




    Cari amici,
    finalmente siamo riusciti a compiere questo gesto comunitario del pellegrinaggio che è segno di una Chiesa che desidera prendere il largo. Vi sono particolarmente grato per la partecipazione.Mi sono lasciato guidare dal brano biblico che ha ispirato la Conferenza Episcopale italiana quando ci ha consegnato le linee guida per il secondo anno del cammino sinodale dal titolo “I cantieri di Betania”. Così ho voluto che l’inizio del nostro anno pastorale fosse illuminato, in questa liturgia eucaristica, dal racconto della sosta ristoratrice del Signore e del suo gruppo di pellegrini verso Gerusalemme, nella casa degli amici Marta, Maria e Lazzaro. Ci intratteniamo anche noi a Betania, entriamo in quella casa per stupirci ancora una volta dell’amore di Dio per noi.Vorrei che dilataste il pensiero per non isolare questo brano di San Luca dalla convinta salita di Gesù verso Gerusalemme.
    Tutto ciò che riguarda il Vangelo, i dettagli, non sono casuali, ma vanno a punteggiare di luci il cielo della Misericordia di Dio.Quando penso a Betania affiora nella mia mente il dono prezioso dell’amicizia del Signore. Sulla strada che porterà al Calvario e alla tomba vuota, vi è uno spazio vitale nel quale il Maestro tesse legami di amicizia, un’amicizia non strumentale, né tantomeno fugace, ma profonda, direi sacramentale per il modo con la quale tocca l’esistenza delle persone con cui gode della mensa e delle conversazioni.
    Anche noi come Gesù siamo in cammino, alla sua scuola di vita e apprendiamo da lui l’arte di essere persone credenti e credibili, siamo compagni di viaggio del Signore in questa nostra storia.Se Betania è stata per il Signore una fonte che lo ha dissetato, manifestazione della cura amorevole di Dio per lui, cosa può offrire anche a noi nel nostro cammino di discepoli missionari?







    I – AMICIZIA


    La prima parola che caratterizza il cammino di quest’anno ci è suggerito dalla casa di Betania: è l’amicizia, intesa come un dono, un luogo di affetti, di accoglienza e di rapporti.Abbiamo come cristiani i problemi di tutti: l’aumento del gas, le bollette, la grande emergenza sociale di quanti non riescono ad arrivare a fine mese,, l’emergenza ambientale che mentre sembrava essersi avviata ad una svolta radicale ora segna il passo di fronte ad una economia di guerra che richiede acciaio bellico, incombe come dice il Papa una terza guerra mondiale; la pandemia non ci lascia e si avvicinano le elezioni in questo mese di settembre, oltre a tutti i nostri drammi famigliari. Abbiamo i problemi di tutti, ma in questa situazione non siamo soli e abbandonati: abbiamo l’amicizia dolce e forte del Signore che ci sostiene come ha fatto nel bel rapporto di reciprocità con Marta, Maria e Lazzaro.Indico alcuni aspetti di questa esperienza che ci riempie di speranza.1. Il primo elemento che affiora è lo stile di Marta, una donna sicuramente forte, laboriosa, che prende iniziativa, il cui nome indica proprio che è la padrona di casa, è lei che invita Gesù. Convince la carovana di Gesù a fermarsi a casa sua, dove ci sono i suoi fratelli Maria e Lazzaro. Ha l’ardire di interloquire con Gesù con fare confidenziale e anche bonariamente polemico. Ella esce, va incontro, prepara. Marta lo accolse. È lei che apre la porta a Gesù ed ingaggia evidentemente grandi preparativi perché gli ospiti siano trattati nel miglior modo possibile.Marta ha una sorella, Maria che a differenza di lei preferisce rimanere rannicchiata ai piedi del Maestro. Maria ascolta. Spesso noi indichiamo queste due figure femminili come contrapposte, tanti si sono ispirati ad esse per parlare di vita attiva e contemplativa nella Chiesa. Ma esse in realtà rivelano due atteggiamenti fondamentali della fede di ciascuno: accoglienza operosa e concreta e conoscenza profonda del Signore. Entrambe sono necessarie e fanno parte della sinfonia amicale intorno al Signore, la generosità ridondante della prima e la finezza quasi claustrale della seconda sono fondamentali per trattenere il Signore sotto il nostro tetto.Marta è presa dai tanti servizi. Ad un certo punto non si rivolge a sua sorella, ma direttamente all’Ospite: «Signore non ti importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire?». Cosa abita il suo cuore? Certamente sembra che incarni due grandi virtù: l’umiltà ed il servizio, pensa agli altri senza sosta, con generosità e sacrificio, si preoccupa che non manchi nulla a Gesù e agli altri ospiti, ma la sua lamentela è un sintomo di un malessere. Marta è abitata dallo stile del “fare per” più che dello “stare con”, ossia dal privilegiare la “prestazione” più che la “relazione”, come invece Maria aveva ben compreso.In questa domanda è riassunta la dinamica delle nostre attività pastorali spesso portatrici di delusione. Siamo presi dai tanti servizi anche noi. Penso a i parroci e ai loro più stretti collaboratori. Alle nostre parrocchie è richiesto molto, anche dall’opinione pubblica, facendone, di fatto delle aziende, centri di assistenza sociali, distributori di sacramenti e documenti, musei… caricandoci spesso di disincanto…Tutti sperimentiamo queste pretese e le fronteggiamo con spirito di servizio, creatività, generosità. Poi patiamo la stanchezza, magari notiamo di essere mosche bianche in mezzo a tanti ozianti seriali. Rivolgiamo a colui che ci ha chiamato la nostra accusa: «Signore son qui per te, ma non ti importa nulla di quello che faccio per te». Ma la parola che più è bruciante nella frase di Marta è la parola “sola”. Siamo rimasti soli a servire, incapaci di rispondere a tutti le richieste. Sentirsi isolati in un mare di cose da fare è l’esperienza che tutti facciamo, sentendoci improvvisamente estranei da quelle attenzioni del Signore che sembrano rivolti ad altri ma non a noi. Papa Francesco, ispirandosi a questa donna generosa, indica uno stato d’animo tipico della Chiesa: il martalismo. Nelle nostre comunità ecclesiali, parrocchiali possiamo essere impegnati nell’accoglienza del Signore, a servizio di quanti bussano alle nostre porte, ma ci sentiamo anche schiacciati dalle attività, profughi d’amore. Ci sentiamo soli, pur rimanendo dentro le mura della Chiesa, continuamente tentati e sedotti dall’individualismo dominante.2. Un secondo elemento importante che possiamo notare a partire dalle parole di Gesù è l’affermazione di un bisogno forte della vita: la ricerca dell’essenziale. Gesù chiama Marta ripetendo il nome dell’amica ben due volte, quasi per destarla dal sonno del suo iperattivismo, e aiutarla a comprendere “cosa è essenziale” per la sua vita. Il Maestro sottolinea lo stato di preoccupazione e di agitazione che poco si confanno ad un discepolo di Cristo. Il cuore di Marta è generosissimo ma ingombrato dal fare. “Ti preoccupi e ti agiti per troppe cose”. Gesù ci chiede ancora una volta di consegnare a Lui le nostre agitazioni, le nostre preoccupazioni in cambio della sua amicizia.Gesù le dice “Di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta” (Lc 10,41-42). Maria si è scelta la parte migliore.
    Maria ha scelto, ha optato per starsene ai piedi di Gesù. Lei che sembra passiva e immobile, in realtà ha focalizzato il fulcro del suo amore, contrariamente allo stato apparentemente fattivo di Marta una donna determinata che ha saputo scegliereProbabilmente all’inizio Marta si sarà soffermata sul rimprovero ed avrà borbottato tra sé: “non solo sono la sola a lavorare, ma devo avere anche il resto!”. Ma in quel momento Gesù, ferendo il suo amor proprio le ha aperto l’intelligenza al fatto che “di una cosa sola c’è bisogno”, di qualcosa che riempia totalmente il cuore mentre si affannava tra tante cose anche giuste. Gesù risponde al desiderio fondamentale della vita di Marta.
    L’unica cosa necessaria di cui Marta ha bisogno è Gesù stesso e Maria lo sta già accogliendo.Le parole di Gesù rivelano Marta a se stessa, le svelano il suo cuore con i suoi desideri e bisogni profondi. Marta conosceva Gesù e lo serviva volentieri, ma quella sera l’ha veramente incontrato fino in fondo al cuore: “sono io la pienezza di cui il tuo cuore ha bisogno”. L’essenziale nelle nostra vita cristiana non è dato né dalle nostre azioni né dai nostri affanni, ma dall’incontro con Gesù, dal dono della sua vita per noi.Anche noi uomini e donne siamo affaccendati tra mille cose Gesù ci chiede non la separazione tra contemplazione e azione, ma di andare al fondo di quello che facciamo. Solo lui riempie il cuore perché lui è la risposta alla sete di felicità di ogni uomo e di ogni donna. Lo sguardo di amore di Gesù ci rigenera, ci fa nascere di nuovo, ci rende altri nelle cose che facciamo. Anche questo pellegrinaggio è una grande opportunità per andare al cuore della nostra vita ad accogliere lo sguardo pieno di amore del Signore.Il fatto grandioso è che Gesù non chiama Marta dal cielo, ma stando nella sua cucina, nella sua casa di Betania, negli spazi della vita feriale. Oggi anche noi, in questo gesto comunitario del pellegrinaggio, potremmo essere ingombrati da tante preoccupazioni e agitazioni: in parrocchia o a casa c’è sempre qualcosa di più urgente da fare che andarsene in giro! Sentiamoci tutti chiamati per nome da Dio ad accoglierlo nel cuore, a rinnovare una relazione amicale con lui, questo è fondamentale per la nostra salvezza e per essere “artigiani di comunità”, costruttori di parrocchie che siano una “nuova Betania”.Tutto quello che mettiamo in campo, che realizziamo, che progettiamo, che costruiamo, ci verrà tolto. È scritto nelle cose, è scritto nella vita.
    Ci possiamo aggrappare ai ruoli, ai titoli, alle strutture, ai progetti, agli incarichi, ma così come Marta ha lasciato i suoi fornelli, così ciascuno di noi presto o tardi lascerà ogni cosa. Non parlo solo del momento ultimo della morte, ma anche del divenire della storia delle nostre chiese: nulla ci appartiene. Quanta sofferenza viviamo e probabilmente facciamo vivere quando ci tocca lasciare qualcosa!
    Di necessario per la nostra vita vi è solo Cristo! È lui e la sua amicizia la parte migliore di ciascuno di noi. Senza di Lui potremmo essere parrocchie e realtà ecclesiali efficienti, ma sperimenteremmo con nostra grande frustrazione che non è ciò che conta. Forse già lo viviamo in diverse forme. Siamo lucernari bellissimi e socialmente importanti, ma che non contengono la luce che cercano gli uomini. Quando il ministero di Marta non viene compiuto dallo spreco amante di Maria per il Maestro, ci ritroviamo ad essere sale che perde il suo sapore, abbiamo perso la ragione identitaria del nostro essere in quella parrocchia, in quel movimento, in quell’associazione.3. Una terza considerazione è che lo stare con Gesù illumina e qualifica ogni momento e attività che compiamo.
    Nel Vangelo di Giovanni Marta raggiunge il Signore sulla strada, gli ricorda ”Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!” e aggiunge “ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio tela concederà”.In quel contesto, mentre è sulla via, in attesa della grande Ora, in un clima familiare Gesù aiuta questa sua amica e noi a fare un “trasloco” interpretativo: alla beatitudine, alla contemplazione del mistero della nostra vita, si giunge non per la via dei meriti ma attraverso la croce, che è amore passionale e prova che purifica e genera vita nuova. Nulla è perso e sprecato di quello che si dona per amore, a noi è chiesto di fidarci della Sua Parola così già oggi possiamo sperimentare la vita eterna, (quella che viene chiamata la “escatologia presenziale”).
    È nelle nostre fragilità che sperimentiamo la forza della Croce di Cristo che ci dona sapienza e forza interiore, vita. Commentando queste parole padre Mauro Lepori, Superiore generale dei monaci cistercensi, rileva che il rimprovero di Marta svela che il vero bisogno di Lazzaro è Gesù, lui solo può risuscitarlo. Marta da essere solo superattiva adesso segue Gesù dopo averlo incontrato. Marta si affida totalmente al Padre e a Gesù sino ad affermare “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene al mondo” (Gv 11, 23-27). Marta accoglie Cristo come risurrezione e vita che non muore in eterno.
    Marta diventa con la sua fede testimone della resurrezione. Lei si affida totalmente a Cristo e lo annuncia come autore di una vita che vince la morte, di una vita totale.Ai piedi dell’ospite di Betania, vogliamo ritrovarci a compiere quel gesto di Maria, così supremo e definitivo. Siamo venuti a rompere, come ci ricorda il vangelo di Giovanni, un vaso di nardo purissimo, per ristabilire un amore oblativo, profondo, adorante, fatto dello spreco delle nostre vite, senza pretendere nulla in cambio consegnando il nostro amore a colui che è la fonte dell’amore. Cari fratelli e sorelle nella fede, la nostra parte migliore è appartenere a Cristo così da appartenerci gli uni gli altri. Tutto ci verrà tolto, ma questo no. Però dobbiamo scegliere la parte migliore. Gesù continua a scegliere ciascuno, a chiamarlo. Ognuno oggi è qui per dirgli di sì.






    II – SINODALITÀ

    È la seconda parola del cammino di quest’anno pastorale 2022 – 2023. Ma per capire la sinodalità dobbiamo ripartire dal tocco dello Spirito
    1)
    Chiesa sospinta dallo Spirito.Vorrei che ci soffermassimo sull’azione dello Spirito che soffia sulle vele della Chiesa. Lo Spirito sorprende, lo Spirito ha sempre qualcosa di nuovo da dire alla Chiesa. Riscoprire la dimensione pneumatologia, dello Spirito Santo, nella nostra comunità ecclesiale sarà una sottolineatura importante dei nostri itinerari di fede. Solo l’azione dello Spirito Consolatore, farà di noi una comunità segnata dal linguaggio comune dell’amore, ci ricondurrà quotidianamente all’unità. Ci basterebbe riscoprire due effetti dello Spirito: il coraggio e la profezia.
    Il mondo sembra drogarci con la paura. Cosa dobbiamo aspettarci di più? La pandemia, la guerra, i cambiamenti climatici, la crisi energetica. Il cristiano non può essere dominato dalla paura ed è capace, per vocazione, di aprire strade nuove, inesplorate verso la speranza. Ne siamo capaci? Siamo capaci di illuminare la via degli uomini? Essere profeti animati dallo Spirito di Dio vuol dire proprio questo. L’esperienza della pandemia è molto di insegnamento. Abbiamo cercato di conservare strade vecchie e ne abbiamo così sbarrate di nuove.
    Pensate all’opportunità persa di ripensare veramente la catechesi. Abbiamo fatto i conti con le chiese svuotate dai corpi, ma ci siamo resi conto che tante anime erano assenti da ben prima della pandemia. Come al solito siamo rimasti a gestire l’emergenza con metodi talvolta discutibili e ridicoli, ma abbiamo rinunciato ad illuminare l’oltre. Speravamo di cambiare e qualificare il nostro modo di vivere, ma possiamo constatare che solo l’ascolto intimo dello Spirito ci può abilitare ad una novità autentica e radicale.
    Nella logica sinodale che stiamo vivendo domandiamoci in che modo lo “stile di Gesù” sta plasmando il nostro modo di essere Chiesa, di essere discepoli missionari? Sappiamo che la parola “stilus” richiama il pennino con cui si incideva per scrivere sulle tavolette di cera.Il cammino sinodale chiede di confrontarci con lo stile evangelico di Gesù, il nuovo umanesimo inaugurato da lui, e di verificarci sull’assonanza o meno che ha il nostro stile credente personale e comunitario con il suo.
    Lo stile di Gesù è caratterizzato dall’autenticità; dalla sua ospitalità o empatia con l’altro; dalla libertà rispetto al dono di sé per il bene altrui, fino al martirio, ovvero la sua “santità” che non crea distanza ma partecipazione.Quanto Gesù con il suo Spirito sta incidendo sulla nostra vita e appare “scritto” nei nostri cuori e nel nostro agire pastorale?Siamo alla vigilia del 60mo anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II, esperienza profetica domandiamoci: quello spirito profetico che ha animato la Chiesa, quello stile di Chiesa in dialogo e in cammino con gli uomini di oggi come lo stiamo incarnando nella nostra Chiesa diocesana e nelle nostre comunità?Sarebbe opportuno compiere un passaggio da una “ordinaria” attenzione primaria, forsanche unica, alla “cura dei “fedeli/praticanti” che incontriamo nella celebrazione domenicale verso i “fedeli” che conservano la fede e la esprimono in maniera differente, meno istituzionalizzata (o “canonica”) e non legata all’assidua frequentazione. Questi credenti sono, dice papa Francesco in EG 14, «persone battezzate che però non vivono l’esigenza del battesimo, non hanno un’appartenenza cordiale alla chiesa e non sperimentano più la consolazione della fede. La chiesa, come madre sempre attenta, si impegna perché esse vivano una conversione che restituisca loro la gioia della fede e il desiderio di impegnarsi con il vangelo».
    Gesù a Betania ci insegna primariamente a lasciarci noi ospitare dai vissuti delle persone che incontriamo, a bussare al loro cuore con delicatezza e affabilità, sentendoci non padroni della verità, ma servitori del vangelo della gioia.
    L’incontro evangelico, nel deserto umano che cresce, diviene il modo mediante cui la domanda sul proprio destino può accendersi di nuovo.C’è una mirabile frase di Papa Giovanni Paolo I recentemente proclamato Beato: “Il vero dramma della chiesa che ama definirsi moderna [ il vero dramma dei cristiani che vogliono essere moderni ] è il tentativo di correggere lo stupore dell’evento di Cristo con delle regole”.
    Pertanto lascio alla creatività dei parroci, dei vicari episcopali e zonali, dei direttori degli uffici dell’arcidiocesi, dei responsabili di ogni tipo di aggregazione, iniziative che possano rimettere nelle nostre mani i Documenti del Concilio quale bussola per orientarsi nel flusso dello Spirito di Dio nella nostra Chiesa di Taranto per tornare ad essere profetici. Riconoscere i doni e i carismi di Dio è fonte di gratitudine e di salvezza.
    Non ce ne rendiamo conto ma l’azione vivificante del Signore è perenne. Chiedo esplicitamente che in ogni parrocchia i consigli pastorali diventino palestre di creatività, case e scuole di fraternità, fontane da cui attingere l’effervescente acqua dell’amore di Dio che ha riversato nei nostri cuori.2) Chiesa cantiere di sinodalitàSu questo punto faccio riferimento al già citato sussidio della Conferenza Episcopale Italiana, i cui punti tracce e domande faranno da guida per il nostro cammino.L’anno pastorale 2021-2022 ha visto l’apertura del Cammino sinodale in tutte le diocesi italiane (17 ottobre 2021). Non sono mancate incertezze e perplessità a rallentare il percorso;Il discernimento sulle sintesi del primo anno di Cammino ha permesso di focalizzare l’ascolto del secondo anno lungo alcuni assi o cantieri sinodali, da adattare liberamente a ciascuna realtà, scegliendo quanti e quali proporre nel proprio territorio. Il carattere laboratoriale ed esperienziale dei cantieri potrà integrare il metodo della “conversazione spirituale” e aprire il Cammino sinodale anche a coloro che non sono stati coinvolti nel primo anno.Quella del cantiere è un’immagine che indica la necessità di un lavoro che duri nel tempo, che non si limiti all’organizzazione di eventi, ma punti alla realizzazione di percorsi di ascolto ed esperienze di sinodalità vissuta, la cui rilettura sia punto di partenza per la successiva fase sapienziale.Sempre facendo riferimento all’icona di Betania ci viene chiesto di attivare tre cantieri.
    Qui li cito brevemente.• Il cantiere della strada e del villaggioSulle strade e nei villaggi il Signore ha predicato, guarito, consolato; ha incontrato gente di tutti i tipi – come se tutto il “mondo” fosse lì presente – e non si è mai sottratto all’ascolto, al dialogo e alla prossimità. Si apre per noi il cantiere della strada e del villaggio, dove presteremo ascolto ai diversi “mondi” in cui i cristiani vivono e lavorano, cioè “camminano insieme” a tutti coloro che formano la società; in particolare occorrerà curare l’ascolto di quegli ambiti che spesso restano in silenzio o inascoltati: innanzitutto il vasto mondo delle povertà: indigenza, disagio, abbandono, fragilità, disabilità, forme di emarginazione, sfruttamento, esclusione o discriminazione (nella società come nella comunità cristiana), e poi gli ambienti della cultura (scuola, università e ricerca), delle religioni e delle fedi, delle arti e dello sport, dell’economia e finanza, del lavoro, dell’imprenditoria e delle professioni, dell’impegno politico e sociale, delle istituzioni civili e militari, del volontariato e del Terzo settore.• Il cantiere dell’ospitalità e della casa
    Anche Gesù aveva bisogno di una famiglia per sentirsi amato.
    Le comunità cristiane attraggono quando sono ospitali, quando si configurano come “case di Betania”: nei primi secoli, e ancora oggi in tante parti del mondo dove i battezzati sono un “piccolo gregge”, l’esperienza cristiana ha una forma domestica e la comunità vive una fraternità stretta, una maternità accogliente e una paternità che orienta. Il cantiere dell’ospitalità e della casa dovrà approfondire l’effettiva qualità delle relazioni comunitarie e la tensione dinamica tra una ricca esperienza di fraternità e una spinta alla missione che la conduce fuori.• Il cantiere dei servizi (diaconie) e della formazione spiritualeIl servizio necessita, dunque, di radicarsi nell’ascolto della parola del Maestro (“la parte migliore”, Lc 10,42): solo così si potranno intuire le vere attese, le speranze, i bisogni. Imparare dall’ascolto degli altri è ciò che una Chiesa sinodale e discepolare è disposta a fare.Si apre il cantiere delle diaconie e della formazione spirituale, che focalizza l’ambito dei servizi e ministeri ecclesiali, per vincere l’affanno e radicare meglio l’azione nell’ascolto della Parola di Dio e dei fratelli: è questo che

    può distinguere la diaconia cristiana dall’impegno professionale e umanitario



    .



    III – CHIESA SACRAMENTO PER IL MONDO

    La terza parola del cammino pastorale di quest’anno è la parola Sacramento per il mondo.Come avrete notato il secondo punto ha in sé un’articolazione corposa per il nostro lavoro comunitario. Per questo mi permetto di offrire un terzo punto che non sia accolto come traccia di lavoro ma come dimensione di fondo, come atteggiamento del cuore di ognuno.Lo scorso 29 giugno il Santo Padre Francesco, ci ha consegnato una lettera apostolica sulla formazione liturgica del Popolo di Dio, il cui incipit – titolo è Desiderio desideravi, Ho desiderato ardentemente. Non è un testo per gli addetti ai lavori ma una vibrante meditazione sul valore del mistero pasquale celebrato e vissuto. Come nello stile del nostro amato Papa, si tratta di un testo semplice e al contempo ricchissimo.«Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione” (Lc 22,15). Le parole di Gesù con le quali si apre il racconto dell’ultima Cena sono lo spiraglio attraverso il quale ci viene data la sorprendente possibilità di intuire la profondità dell’amore delle Persone della Santissima Trinità verso di noi. A quella Cena nessuno si è guadagnato un posto, tutti sono stati invitati, o, meglio, attratti dal desiderio ardente che Gesù ha di mangiare quella Pasqua con loro: Lui sa di essere l’Agnello di quella Pasqua, sa di essere la Pasqua. Questa è l’assoluta novità di quella Cena, la sola vera novità della storia, che rende quella Cena unica e per questo “ultima”, irripetibile. Tuttavia, il suo infinito desiderio di ristabilire quella comunione con noi, che era e che rimane il progetto originario, non si potrà saziare finché ogni uomo, di ogni tribù, lingua, popolo e nazione (Ap 5,9) non avrà mangiato il suo Corpo e bevuto il suo Sangue: per questo quella stessa Cena sarà resa presente, fino al suo ritorno, nella celebrazione dell’Eucaristia».Siamo nel santuario di un grande santo, San Pio. Fiumane di pellegrini accorrevano per partecipare alla santa Messa presieduta da lui. Una celebrazione in cui si poteva percepire e gustare la presenza di Dio in mezzo a noi. Questo santo prete ha vissuto nella sua carne la celebrazione del mistero di Dio che si dona e che trasfigura il mondo. Dio desidera ardentemente fare comunione con noi, siamo chiamati ad essere sacramento della sua presenza. Lasciandoci toccare dalla Santissima Trinità nei sacramenti, lasciamo che Dio tocchi il mondo attraverso di noi. Vi chiedo di promuovere con entusiasmo la pastorale liturgica per una sana educazione all’arte del celebrare, ad un amore per la vita sacramentale non caratterizzata da formalismo talvolta anacronistico e tatrale, ma da quello stile solenne e sobrio proprio della liturgia romana.Continuiamo ad essere sacramento profetico fra gli uomini in tutte quelle che sono le istanze della nostra terra. Annunciare il vangelo con la vita, con lo stile ospitale e con la capacità di accostarci con delicatezza alla vita delle persone è la forma storica con cui si incarna la sacramentalità della Chiesa oggi. Non smettiamo di essere portatori di vita in mezzo alle tante sfide della salvaguardia dell’ambiente, della salute e del lavoro, nell’accompagnare tutti al rispetto della vita e del bene comune in un sano e responsabile spirito civico. Dobbiamo avere fiducia che Dio attraverso le nostre povere vite avvera cose grandiose. In dieci anni di ministero in mezzo a voi ho visto fiorire tanto bene, tanto deserto rinverdirsi per opera della Divina Misericordia. Immersi nel mistero eucaristico dobbiamo tenacemente (ce lo diciamo tutti gli anni) ancorarci alla speranza che non delude, aggrappati alla croce, così come è figurato nel logo del Giubileo del 2025 che ci attende.Ho notato con soddisfazione che nel documento della CEI qui abbondantemente citato, che vengono indicate le buone pratiche delle Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, come criterio di verifica del nostro modo di testimoniare nel mondo. Noi siamo sacramento di Cristo, luce delle genti!È così che ci auguriamo di vivere il nuovo anno pastorale, con le parole di papa Francesco: “Abbandoniamo le polemiche per ascoltare insieme che cosa lo Spirito dice alla Chiesa, custodiamo la comunione, continuiamo a stupirci per la bellezza della Liturgia. Ci è stata donata la Pasqua, lasciamoci custodire dal desiderio che il Signore continua ad avere di poterla mangiare con noi”. Sotto lo sguardo di Maria, Madre della Chiesa, Madonna della Salute, con San Cataldo, San Francesco de Geronimo, San Egidio e san Pio da Pietrelcina!Avanti con fiducia pellegrini della speranza
    Vi abbraccio e vi benedico tutti.
    Filippo Santoro


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  5. #35
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    Don Mimino, il Pastore grande ti accoglie con il sorriso



    Nel corso di queste ore è giunta a tutti la notizia della scomparsa di mons. Cosimo Quaranta, ritrovato stamane senza vita nella parrocchia “Santa Lucia” in Taranto, lì dove attualmente svolgeva il ministero di parroco.Numerose sono le testimonianze di cordoglio che circolano in rete, anche perché la sua persona è indubbiamente legata al ricordo di moltissimi. Questo non può che essere un chiaro segno di come il ministero da lui svolto sia stato al servizio del popolo di Dio, sempre vissuto con animo semplice e cordiale. Sono questi i tratti che più ricorrono nei vari messaggi apparsi in rete, dal suo sorriso inconfondibile fino al nome affabile, don Mimino, con cui tutto lo ricordano.Caro don Mimino, il Pastore grande delle pecore ti accoglie con il sorriso e confida nel buon Dio che la comunione dei santi dove non si perde nulla ma tutto si ritrova conservi vivo il legame in attesa di rincontrarci in Paradiso.

    La liturgia delle esequie,
    presieduta da Mons. Filippo Santoro
    avrà luogo nella Chiesa parrocchiale Santa Lucia in Taranto
    lunedì 26 settembre 2022 alle ore 11.00.

    Al termine la salma sarà traslata a Carosino dove alle ore 17.00 sarà celebrata la Santa Messa, prima della tumulazione.


    Canonico Cantore del Capitolo Metropolitano
    Cerimoniere Arcivescovile
    Parroco della Parrocchia “S. Lucia” in Taranto
    NASCITA: S. Giorgio J., 27 Marzo 1961 di Antonio e Angela Dragone
    Fu alunno del Seminario di Taranto e poi di quello di Molfetta.
    Ammissione agli Ordini: Carosino, 19 Aprile 1983 dall’Arcivescovo Guglielmo Motolese
    Lettorato: Molfetta, 22 Dicembre 1983 dall’Arcivescovo Mario Miglietta
    Accolitato: Molfetta, 1 Aprile 1984 dall’Arcivescovo Guglielmo Motolese
    Diaconato: Carosino, 28 Dicembre 1985 dall’Arcivescovo Guglielmo Motolese
    Presbiterato: Carosino, 26 Giugno 1986 dall’Arcivescovo G. Motolese

    Incarichi Ricoperti:

    Vicario Parrocchiale della Concattedrale (1 Agosto 1986)
    Vicario Parrocchiale Parrocchia “S. Francesco de Geronimo” in Taranto (1 Novembre 1989)
    Cerimoniere Arcivescovile (27 Sett. 1991)
    Vice Cancelliere della Curia Metropolitana (1 Luglio 1993)
    Parroco della Parrocchia “SS. Croce” in Taranto (1 Settembre 1993)
    Segretario del Capitolo Metropolitano (2 Febbraio 1995)
    Canonico Onorario del Capitolo Metropolitano (22 Febbraio 1999)
    Rettore della Chiesa “S. Domenico” in Taranto (22 Ottobre 2002)
    Padre Spirituale della Confraternita dell’Addolorata in Taranto (22 Ottobre 2002)
    Delegato Arcivescovile per le Confraternite
    Canonico del Capitolo Metropolitano
    Parroco della Parrocchia “S. Lucia” in Taranto (3 Ottobre 2015)
    Canonico Cantore del Capitolo Metropolitano (1 Gennaio 2016)Morte: Taranto, 25 Settembre 2022


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  6. #36
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    Sabato 24, l’ordinazione presbiterale di quattro nuovi sacerdoti

    In Concattedrale, mons. Filippo Santoro ha ordinato come presbiteri Adriano Arcadio, Maurizio Donzella, Francesco Mànisi e Simone De Benedittis

    L’anno pastorale si inaugura all’insegna della speranza nel futuro, con l’ordinazione di quattro nuovi sacerdoti diocesani: sabato 24 settembre, in Concattedrale, sono diventati presbiteri Adriano Arcadio, Maurizio Donzella, Francesco Mànisi e Simone De Benedittis.


    Omelia di mons. Filippo Santoro per l’ordinazione presbiterale

    Carissimi Adriano, Francesco, Maurizio e Simone, che gioia poter celebrare nell’anno del mio cinquantesimo anniversario di sacerdozio la vostra ordinazione presbiterale!

    Siete stati chiamati per nome dal Signore come i primi apostoli lungo il mare di Galilea.
    Avete ricevuto il dono della vocazione cominciata nelle vostre famiglie e nelle vostre parrocchie. Col dono della vita avete ricevuto il dono della vocazione; “Non voi avete scelto me , ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15, 16).
    Siete stati scelti perché portiate molto frutto; siete chiamati per una pienezza. La pienezza della vita consiste nel consegnarla a Cristo. Non volerla salvare con le nostre mani. Semra passività, ma è semplicemente riconoscere che all’origine della nostra vita e della nostra vocazione c’è una sapienza e un amore che ci chiama. Nella vocazione degli apostoli come nella nostra c’è innanzitutto una vocazione profetica. Il profeta è chiamato da un Altro e la sua vita è la risposta a quest’Altro: in questo consiste la libertà.

    Commentavo alcuni giorni fa un testo del servo di Dio mons. Giussani che dice: “Dio «ci ha messo al mondo [e ancor più possiamo dire che ci ha dato la vocazione]per una utilità “sua”, in funzione del suo regno, e non perciò per una utilità definita da noi, una funzione identificata per noi. (…) Ci è stato dato di vivere per una utilità, per una funzione non nostra e in questa utilità e in questa funzione sta il significato del vivere, ciò che rende il vivere gustoso, ciò che rende il vivere vita» (L’Alleanza, Jaca Book, Milano 1979, p. 12).

    Ed è proprio per questo che abbiamo uno scopo comune nella vita: troviamo la nostra pienezza quando insieme possiamo vivere «per una utilità“sua”». Questo è cominciato con la vocazione data a ciascuno di noi come ai grandi di Israele. Siamo insieme per lo scopo, per la vocazione comune, siamo insieme per un cammino comune o, per usare la parola che papa Francesco ha indicato a tutta la Chiesa, per vivere una «sinodalità»: cammino comune.
    Questo vale per tutti i fedeli, ma in particolare per gli ordinati al ministero presbiterale al servizio della Chiesa e del mondo. Ci dice san Paolo nella prima lettera a Timoteo: “Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni” (1 Tim 6, 12).

    Alla logica del dono che consiste nel concepire e nel vivere la vita come un’offerta e un’apertura al Mistero e agli altri si oppone la logica del possesso indicata dalla parabola del vangelo di Lazzaro e del ricco epulone, senza nome di questa XXVI domenica del tempo ordinario.
    La logica del possesso è la chiusura sul proprio interesse ignorando il Mistero e il povero che mendica alle porte del palazzo del ricco.
    Si scontano due logiche quella della risposta al dono come offerta della vita e quella del possesso.
    La logica del dono porta alla pienezza già in questa vita e poi nell’eternità.
    IL Signore ci chiama ad essere suoi ministri e ministri della verità, che ha anche il nome del dono , dell’ offerta, dell’amicizia, e della sinodalità.

    I gesti della liturgia dell’ordinazione sottolineano questo orientamento della vita.
    Le mani degli ordinandi nelle mani del vescovo,
    la prostrazione degli ordinandi,
    l’imposizione delle mani del vescovo sul capo degli ordinandi;
    l’unzione delle mani col sacro crisma,
    la consegna del calice e dell’ostia per la santificazione del popolo di Dio.
    E poi c’è labbraccio della pace tra il Vescovo e gli ordinandi che è l’abbraccio di Cristo che vi accompagna sempre cari ordinandi, ma anche alle vostre famiglie, parrocchie, associazioni e movimenti.
    E con l’abbraccio del Signore la protezione della Regina Apuliae per il vostro ministero e l’ardore del Martirio di santa Agnese, patrona del Collegio Capranica.

    Carissimi fedeli tutti,
    nella gioia di questa giornata ricordatevi di pregare per questi giovani ordinati e per le vocazioni sacerdotali, per i sacerdoti in esercizio e anche per me.

    † Filippo Santoro


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  7. #37
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    Il ‘mandato ai catechisti’ 2022-23 della diocesi di Taranto



    “Assecondare nelle persone l’azione della grazia di Dio” con queste parole fratel Enzo Biemmi, dei Fratelli della Sacra Famiglia, ha descritto il compito della catechesi oggi durante la sua relazione tenuta al convegno catechistico diocesano di Taranto, svoltosi il 12 ottobre 2022, nella Concattedrale.
    Il convegno annuale, dopo l’incontro con i coordinatori del 27 settembre scorso, ci permette di vivere ancora una volta la gioia dell’incontro e di attivare percorsi virtuosi per l’annuncio della fede nella nostra Chiesa diocesana.
    La presenza di fratel Enzo Biemmi che da anni accompagna numerosi progetti ed iniziative di formazione a livello europeo e italiano, ha dato all’iniziativa del nostro Ufficio catechistico un ampio respiro e un sicuro spessore formativo. Da decenni ormai lo stesso fratel Enzo collabora anche con l’Istituto pastorale pugliese, organo della Conferenza episcopale pugliese, con diversi progetti (IBF: Itinerario Biennale di Formazione, il “Secondo Annuncio” e, attualmente, l’iniziativa rivolta alle Chiese di Puglia riguardo la realtà della parrocchia).
    I numerosi catechisti presenti hanno percorso insieme al relatore un viaggio nel tempo dal sapore ricco di memoria e profezia, chiedendosi qual era e quale sarà la situazione dei cristiani rispetto alle numerose sfide che riguardano l’annuncio della fede.
    Viviamo una transizione complessa, ha affermato fratel Enzo, la catechesi è chiamata a riformularsi, a stare nel cambiamento. Non è semplice assumere una mentalità missionaria, bisogna cogliere dalla realtà le possibilità di annuncio e di generazione alla fede.Il convegno è stata anche l’occasione per vivere insieme il Mandato ai catechisti.
    Alla presenza del vicario generale, monsignor Alessandro Greco, i catechisti hanno rinnovato con entusiasmo il proprio impegno nelle comunità parrocchiali.Don Lucangelo De Cantis, direttore dell’Ufficio catechistico, ha incoraggiato tutti i presenti a non sentirsi soli, a vincere le resistenze aprendosi con coraggio alla voce dello Spirito.Nelle prossime settimane avranno inizio gli incontri vicariali che saranno l’occasione per ampliare la riflessione iniziata con fratel Enzo.


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  8. #38
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    Mons. Ciro Miniero nominato Arcivescovo Coadiutore dell’Arcidiocesi di Taranto



    Sua Santità papa Francesco ha nominato monsignor Ciro Miniero, già vescovo di Vallo della Lucania, come Arcivescovo Coadiutore della Arcidiocesi di Taranto.



    Chi è mons. Ciro Miniero


    Mons. Ciro Miniero nasce a Napoli il 31 gennaio 1958. Dopo le scuole primarie, frequenta l’istituto magistrale, conseguendo il diploma nel 1976.
    Percorre l’itinerario formativo nel seminario maggiore arcivescovile di Napoli, fino all’ordinazione sacerdotale ricevuta il 19 giugno 1982. Dopo l’ordinazione, è nominato vicario della parrocchia “Ave Gratia Plena” in Barra, della quale è nominato parroco il 16 gennaio 1989 dal cardinale Michele Giordano.
    Dal 1981 al 1989 insegna religione nelle scuole medie statali; dal 1989 al 1992, nel liceo scientifico “Calamandrei”.
    Nel 1994 è nominato ‘decano’ dell’allora XVIII decanato, incarico che mantiene fino al 1997 quando è nominato vicario episcopale dell’allora VII zona pastorale.
    Nel 1995 consegue la licenza in Teologia pastorale, discutendo la tesi dal titolo: “Immagine di Chiesa e rinnovamento pastorale nella parrocchia Ave Gratia Plena”, nella Pontificia Facoltà teologica dell’Italia meridionale – sezione San Tommaso.
    Nominato economo diocesano nel febbraio 1999, ricopre l’incarico fino al giugno del 2008.Ha ricoperto i seguenti incarichi: padre spirituale al seminario maggiore arcivescovile;
    membro del consiglio presbiterale;
    membro della commissione per la Formazione permanente del clero;
    membro dell’equipe diocesana di Animazione pastorale;
    membro della commissione regionale per il clero.
    Il 4 dicembre 2007 è nominato ‘decano’ del IX decanato dal cardinale Crescenzio Sepe e il 1 marzo 2008 membro del consiglio di amministrazione del seminario arcivescovile.
    Il 7 maggio 2011 il Santo Padre Benedetto XVI lo nomina vescovo di Vallo della Lucania.
    Attualmente è vescovo delegato della Conferenza episcopale campana del settore Sovvenire, del settore Comunicazione ed Economato
    .

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    Ultima modifica di gabrielearcangelo; 19-10-2022 alle 14:40
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  9. #39
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    La lettera che mons. Miniero ha inviato a mons. Santoro



    Testo integrale della lettera che mons. Ciro Miniero ha fatto pervenire a mons. Filippo Santoro.

    Venerato e carissimo fratello, ho accolto con trepidazione, ma anche con gratitudine e serena sollecitudine, la volontà del Santo Padre che, non per presunti meriti ma per sola benevolenza, dopo avermi chiamato, orsono undici anni, alla guida pastorale della diocesi di Vallo della Lucania, ora rinnova la chiamata destinandomi quale arcivescovo coadiutore a codesta venerabile e santa Chiesa tarantina.
    Sin da ora dichiaro tutta la mia disponibilità a collaborare con la Sua amabile persona.
    So di poter confidare sulla Sua sapienza pastorale, frutto di un’esperienza maturata dapprima nel contesto dell’America Latina, con la vicinanza ai poveri e agli ultimi e poi consolidata nella conduzione dell’Arcidiocesi di Taranto, così ricca di fede e di risorse umane e spirituali, così ricca di tradizioni storiche e culturali, ma anche così afflitta da problemi sociali e ambientali.
    Potrò fare tesoro della Sua guida e del Suo insegnamento durante i mesi a venire e questo mi dona uno sguardo più sereno verso il prosieguo del lavoro apostolico nel quale mi sforzerò di profondere tutto il mio umile amore per Cristo, condizione essenziale per pascere la porzione di gregge che il Signore affida alle fragili spalle di coloro che sceglie per il ministero apostolico.
    La prego, stimatissimo e venerato Confratello, di volerti fare tramite del mio saluto affettuoso a tutta la comunità ecclesiale: ai presbiteri, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose, ai laici e laiche componenti il santo e fedele popolo di Dio.
    Da quando l’eccellentissimo Nunzio Apostolico mi ha trasmesso la volontà del Santo Padre vi porto già tutti nel mio cuore e nelle mie preghiere.
    In esso riservo un angolo particolare per gli ammalati e quanti vivono, per varie cause, disagi esistenziali e sociali di ogni sorta. Una preghiera particolare anche per i fanciulli, i giovani, le famiglie e gli anziani.
    So di venire in una Chiesa che si distingue per il fervore della fede, per la vivacità pastorale con le sue molteplici attenzioni al contesto ecclesiale e sociale, per la ricchezza delle tradizioni culturali e della pietà popolare, coltivata con attenzione e amore.
    Vengo con la consapevolezza di avere tanto da apprendere da voi, ma anche con il cuore aperto a donare quanto ho ricevuto nella Chiesa di Napoli che mi ha generato alla fede e al ministero presbiterale e nel cui duomo ricevetti anche l’ordinazione episcopale e quanto ho maturato in questi undici anni di servizio episcopale nella diocesi di Vallo della Lucania, che ho imparato ad amare e da cui mi distacco non senza sofferenza, ma con immensa gratitudine per la disponibilità al cammino che il Signore ci ha concesso di compiere insieme.
    Affido la mia interiore risposta alle mani paterne di Dio che ancora una volta mi invita a uscire e ad andare dove Lui mi porta, lasciandomi da Lui condurre nella sequela del suo Figlio crocifisso e risorto e nella luce dello Spirito.
    Confido nell’intercessione di Maria, stella del1 ‘evangelizzazione, e dei santi Gennaro, Ciro, Pantaleone, Costabile e ora anche di san Cataldo, nostro patrono.
    Faccio molto affidamento sulle preghiere di tutti voi. Nel Nome del Signore, a te, carissimo fratello vescovo, e a tutti una parola di saluto beneaugurante e benedicente.


    † Ciro Miniero
    Arcivescovo Coadiutore di Taranto


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  10. #40
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    L’assemblea sinodale diocesana ha presentato le istanze e le esigenze della Chiesa locale



    Si è svolta nella Concattedrale Gran Madre di Dio l’assemblea diocesana, con la presenza di sacerdoti e religiosi e dei rappresentanti di tutte le parrocchie, per fare il punto sulla fase sinodale diocesana, in vista del grande sinodo di Roma. L’incontro, che ha visto per la prima volta la partecipazione attiva dell’arcivescovo coadiutore Ciro Miniero, è stata aperta dalla preghiera e dal canto d’invocazione, cui è seguito l’intervento introduttivo dell’arcivescovo Filippo Santoro il quale ha commentato il brano evangelico che ricorda l’incontro di Maria e Marta con Gesù.
    Il clima da cui si parte è proprio la vicinanza di Gesù, che si manifesta anche, in un primo momento, nella risposta a Marta, che entra in dialogo con Gesù rimproverandolo perché inviti la sorella ad aiutarla nelle sue mansioni, ma ottenendo da Gesù una risposta chiara: “Marta, tu ti agiti e ti affanni per molte cose, ma di una sola cosa hai bisogno e Maria ha scelto la parte migliore”. Il bisogno fondamentale per Marta come per ogni uomo è il bisogno di un significato, di qualcosa che illumini e sostenga la vita.





    Monsignor Santoro ha definito il lavoro assembleare un “cantiere che ci fa costruire un edificio: è una costruzione che facciamo insieme, è l’incontro di tutta la nostra archidiocesi che risponde all’invito del Papa di lavorare in una prospettiva sinodale in tutta la Chiesa del mondo” Siamo insieme come esempio di sinodalità, ha sottolineato, il nostro scopo è appunto quello di camminare insieme. Per questo uniamo tutte le esperienza dei vari vicariati nei quali è divisa la nostra arcidiocesi, con testimonianze delle sollecitazioni e dei suggerimenti che ci vengono rivolti dalla base per rendere più vicino l’annuncio del Signore a tutti. “Il nostro cammino di presenza invita alla speranza, quella che noi abbiamo definito “speranza testarda” rivolta al nostro territorio, perché, nonostante le difficoltà, abbia una prospettiva di crescita importante. La fede dà un cuore nuovo a ogni impegno i giustizia, di verità, di bellezza”.Nella vita della comunità locale la Chiesa – ha anche aggiunto – è presente sia nell’impegno solidale, dimostrato dal centro diurno per i bisognosi, per l’attenzione costante ai temi dell’ambiente e del lavoro, per essere testimone anche all’esterno della volontà attiva di allargarsi a tutta la comunità.

    “È questo il modo di condividere le domande e le istanze che vengono dalle persone e la presenza di monsignor Miniero come coadiutore rafforza il nostro lavoro qui e rende a me anche un po’ più di serenità per gli altri impegni che il Santo Padre mi ha dato, per incrementare l’annuncio evangelizzatore e la presenza nei traumi, nelle difficoltà, nelle grandi prospettive che ha il nostro territorio”.




    L’assemblea è proseguita con la testimonianza portata dai rappresentanti delle dodici vicarie di zona in cui la diocesi è suddivisa, oltre che dalla consulta dei laici, che hanno condensato le esperienza raccolte e messe a punto localmente per essere poi portate a sintesi. È, quindi, intervenuto monsignor Miniero che, rivolgendosi all’assemblea, ha espresso il suo auspicio e la sua tensione a un cammino da fare insieme. La parola “insieme” è tornata più volte nel suo saluto, nel quale ha raccontato come la nomina lo abbia colto assolutamente di sorpresa, ma che tale sorpresa è stata subito superata per la sensazione di trovarsi di fronte a una Chiesa che accoglie e che vuole impegnarsi in un percorso unitario, come dimostrano le testimonianze che sono state portate all’assemblea.
    “Discorrere tutti quanti insieme – ha aggiunto – ci dà una forza maggiore per leggere ognuno la propria esperienza di vita ecclesiale e di sentire la necessità di ascoltare. Proprio la mancanza di ascolto ha potuto creare, un po’ ovunque, una distanza tra molti che non sanno neppure che cosa sia la Chiesa. Allora questo ci sta facendo scoprire la nostra vicinanza al Papa. Grazie per questo racconto degli impegno e delle difficoltà che incontriamo nella nostra vita di comunione”. Monsignor Miniero ha concluso esprimendo l’ansia e la volontà di unirsi alla comunità, in aiuto al suo arcivescovo per portare avanti questo cammino comune.



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