Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronaca dell'Arcidiocesi Metropolitana Ravenna-Cervia - Anno 2022

  1. #11
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    Iniziativa di solidarietà e per la pace

    Venti di guerra in Donbass. L’arcivescovo Lorenzo celebra Messa con la comunità ucraina in segno di vicinanza
    Di Redazione - 22 Febbraio 2022

    LA DELEGAZIONE DELLA COMUNITÀ UCRAINA ALLA MARCIA DELLA PACE DEL 31 DICEMBRE

    UN SEGNO DI VICINANZA AI CITTADINI UCRAINI CHE VIVONO IN CITTÀ. SABATO 26 FEBBRAIO ALLE 14, L’ARCIVESCOVO MONSIGNOR LORENZO GHIZZONI CELEBRERÀ LA MESSA CON LA COMUNITÀ DEGLI UCRAINI DI RITO GRECO CHE SI RITROVA A SAN GIOVANNI BATTISTA.

    Si tratta di una comunità cattolica di rito greco guidata da padre Victor: «Abbiamo soprattutto badanti e giovani famiglie. Per le feste arriviamo anche a 150 fedeli – spiega il sacerdote –. Siamo preoccupati di questa situazione. Molti di noi hanno parenti in Ucraina ma credo che sia necessario mantenere la ’testa fredda’ e non rispondere alle provocazioni. È da otto anni che va avanti questa storia».

    Assieme all’arcivescovo, sabato concelebrerà anche padre Vincenzo Tomaiuoli, direttore della Pastorale dei migranti.

    (Fonte: Sito dell'arcidiocesi, riportante l'articolo in Risveglio 2000)
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  2. #12
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    In preghiera per la pace

    DOMENICA 6 MARZO ALLE 14 ORTODOSSI UCRAINI E RUSSI IN PREGHIERA PER LA PACE DAVANTI ALLA MADONNA GRECA



    L’APPUNTAMENTO È PER LE 14 A SANTA MARIA IN PORTO, NELLA BASILICA TANTO CARA AI RAVVENATI.

    Padre Serafim e la comunità russa, che si stanno preparando ad ospitare due famiglie di profughi si sono rese disponibili, in collaborazione con la Caritas, anche per le raccolte viveri e offerte per i campi profughi in Moldavia e Romania e per la traduzione di chi verrà a vivere sul nostro territorio. Solidarietà ecumenica.
    --------------------
    Dal sito dell'Archidiocesi
    Virtus ex Alto

  3. #13
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    La Chiesa di Ravenna-Cervia in aiuto alle popolazioni ucraine

    EMERGENZA UCRAINA. APPELLO A PARROCCHIE, ASSOCIAZIONI, CASE RELIGIOSE, FAMIGLIE E FEDELI PER L’ACCOGLIENZA DEI PROFUGHI

    “La diocesi di Ravenna-Cervia, insieme con le comunità della diocesi – spiega il direttore don Alain Gonzalez Valdès – segue con attenzione e preoccupazione la situazione della popolazione Ucraina, duramente colpita della guerra con la Russia. Oltre alla preghiera incessante affinché il Signore Gesù, principe della Pace, doni la sua pace e la riconciliazione in questa difficile vicenda, ci rendiamo disponibili, attraverso la Caritas ad essere ponte tra la comunità di Ravenna-Cervia e la popolazione colpita. Inoltre, chiediamo ai parroci, alle parrocchie, alle associazioni laicali, alle congregazioni religiose, alle famiglie e a tutti i fedeli che fossero disponibili per l’accoglienza di profughi, di inviare la propria disponibilità a info@caritasravenna.it

    È possibile sostenere gli interventi di Caritas Italiana (Via Aurelia 796 – 00165 Roma), utilizzando il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line tramite il sito www.caritas.it, o bonifico bancario (causale “Europa/Ucraina”) tramite:

    Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma –Iban: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111
    Banca Intesa Sanpaolo, Fil. Accentrata Ter S, Roma – Iban: IT66 W030 6909 6061 0000 0012 474
    Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013
    UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119
    _____________________
    Fonte: sito dell'Arcidiocesi
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  4. #14
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    Solidarietà verso i profughi dell'Ucraina

    DOMENICA 20 MARZO NELLE PARROCCHIE COLLETTA STRAORDINARIA PER L’UCRAINA

    L’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni ha deciso di indire una Giornata di raccolta fondi straordinaria per l’Ucraina. La Caritas chiede di privilegiare questa modalità di aiuto, rispetto all’invio di indumenti, medicinali e altri beni di prima necessità.

    In tutte le parrocchie, domenica 20 marzo 2022, la raccolta delle offerte sarà devoluta per questo scopo. Quanto raccolto sarà utilizzato per i profughi che stano già arrivando anche nella nostra diocesi e che forse avremo tra noi per parecchio tempo.
    _____________________
    Fonte: sito dell'Arcidiocesi
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  5. #15
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    In comunione col Papa

    VENERDÌ 25 MARZO L’ARCIVESCOVO CONSACRERÀ RUSSIA E UCRAINA A MARIA DAVANTI ALL’IMMAGINE DELLA MADONNA GRECA

    Rispondendo all’invito di Papa Francesco, l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni consacrerà Russia e Ucraina al cuore immacolato di Maria. Un gesto annunciato da Papa Francesco nei giorni scorsi che il Pontefice farà il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, alle 17 nella Basilica di San Pietro.

    A RAVENNA L’ATTO DI CONSACRAZIONE, GUIDATO APPUNTO DALL’ARCIVESCOVO SARÀ IL 25 MARZO ALLE 19 A SANTA MARIA IN PORTO. DAVANTI ALL’IMMAGINE DELLA MADONNA GRECA, PATRONA DI RAVENNA E DEI LIDI, SARANNO INVITATI A PREGARE PER LA PACE TUTTI I FEDELI DELLE VARIE COMUNITÀ CRISTIANE DI RAVENNA, ANCHE ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI.

    Sempre il 25 marzo alle 18,15 l’arcivescovo celebrerà la Messa per la vita nel giorno del mistero dell’Incarnazione, alla quale parteciperanno anche ai membri dell’associazione privata di fedeli Progetto Gemma. Pace e vita: intenzioni di preghiera fortemente connesse (“Quale pace se non salviamo ogni vita?” diceva Madre Teresa di Calcutta) e doni oggi da chiedere ancor più insistentemente a Maria, madre della Chiesa e regina della pace.

    Alla sera alle 21 resta in programma nella cappella del Seminario l’Adorazione a Gesù Concepito alla quale parteciperà anche l’arcivescovo
    _______________
    Da "Risveglio 2000" - settimanale diocesano, ( Redazione - 19 Marzo 2022)
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  6. #16
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    News diocesane

    SEGUIMI, IL PELLEGRINAGGIO DEGLI ADOLESCENTI A ROMA

    INIZIANO I PREPARATIVI PER IL PELLEGRINAGGIO DEGLI ADOLESCENTI A ROMA E IL LORO INCONTRO CON PAPA FRANCESCO, IN PROGRAMMA PER IL 18 APRILE, LUNEDÌ DELL’ANGELO.

    L’incontro avrà il suo momento clou nel dialogo tra gli adolescenti e il Santo Padre, seguito da una Veglia di preghiera con l’ascolto e la meditazione del capitolo 21 del Vangelo di Giovanni

    Come partecipare?
    L’iscrizione viene fatta attraverso la propria diocesi. Chi desidera partecipare può mettersi in contatto con la PGV.

    Altre informazioni
    Sul sito ufficiale https://giovani.chiesacattolica.it/seguimi/

    Il pellegrinaggio degli adolescenti non sarà un semplice raduno, ma un’esperienza di comunione fraterna, come spiega iconicamente il logo: l’ICHTUS, un pesce formato da tanti cerchi azzurri disposti intorno alla croce-occhio. Con la sua forma vitale, nuota nel mare della storia degli uomini, solcando le onde con fiducia. Il colore arancione della croce rimanda al sole del giorno di Pasqua, mentre i cerchi azzurri evocano tante piccole gocce d’acqua, memoria del Battesimo, fonte di unità.

    Il titolo #seguimi, con il segno grafico # che simboleggia la ricerca, richiama la sequela, cioè una ricerca del senso della propria esistenza che si rinnova nella comunione dei fratelli e delle sorelle con il Padre, nell’Amore del Figlio.

    Per info: giovaniravenna

    - Dal sito dell'Arcidiocesi -
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  7. #17
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    Venerdì Santo - La Via Crucis in città

    15 APRILE: VIA CRUCIS CITTADINA

    Venerdì 15 aprile 2022 ore 20.30

    Partenza da San Rocco
    Arrivo a S. Maria del Suffragio
    Tragitto: Via Mazzini, Piazza Caduti, Via C. Ricci, Via Gordini, Piazza Garibaldi, Piazza del Popolo

    Presiederà l'Arcivescovo Lorenzo
    ___________________
    Dal sito dell'Arcidiocesi
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  8. #18
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    Festa della Madonna Greca

    FESTA DELLA MADONNA GRECA - PATRONA DI RAVENNA E DEI LIDI RAVENNATI

    Venerdì 22 aprile
    MARINA DI RAVENNA
    Ore 20.30 Accoglienza della Sacra Immagine della Madonna Greca nella Chiesa Parrocchiale

    Domenica in Albis - della Divina Misericordia 23 aprile
    MARINA DI RAVENNA

    Mercoledì 27 aprile
    BASILICA DI SANTA MARIA IN PORTO
    Ore 14.30 Ore 14.50
    Ore 15.15
    Trasferimento della Sacra Immagine al Faro di Marina di Ravenna
    Arrivo della Sacra Immagine al Faro
    Segue la benedizione “Maris Gentium Benedictio” impartita dall’Arcivescovo
    Partenza con la motonave per la processione
    lungo il Canale Candiano
    Ore 17.30
    Ore 18.15
    Primi Vespri della Solennità
    animati dal gruppo “Maria”, del Rinnovamento nello Spirito Santo Presenti: gruppo sposi, Centro Italiano Femminile, Cursillos de Cristianidad, Movimento per la Vita, Azione Cattolica

    CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA PRESIEDUTA DA S. E. MONS. GIUSEPPE VERUCCHI ARCIVESCOVO EMERITO DI RAVENNA - CERVIA

    DARSENA DI CITTÀ
    Ore 16.30 Processione in città verso la Basilica di Santa Maria in Porto
    BASILICA DI SANTA MARIA IN PORTO
    PORTO FUORI
    Ore 17.30
    ARRIVO DELLA PROCESSIONE E CELEBRAZIONE EUCARISTICA
    PRESIEDUTA DA S. E. MONS. LORENZO GHIZZONI ARCIVESCOVO DI RAVENNA - CERVIA

    Ore 20.30 - Ore 22.30

    Partenza del XXIV Pellegrinaggio Diocesano
    a piedi dalla Chiesa di Porto Fuori, guida il pellegrinaggio S. E. Mons. LORENZO GHIZZONI Arcivescovo di Ravenna - Cervia Arrivo al Santuario di S. Maria in Porto e benedizione finale

    Lunedì 25 aprile
    BASILICA DI SANTA MARIA IN PORTO
    GIOVEDÌ 28 APRILE
    FESTA LITURGICA DELLA MADONNA GRECA BASILICA DI SANTA MARIA IN PORTO
    ORE 17.30 ORE 18.15
    Preghiera Mariana animata da:
    Ordine Francescano Secolare, Ordine Carmelitano Secolare, Focolarini, Movimento Apostolico Ciechi Celebrazione Eucaristica Presieduta da Don LUIGI SPADA Parroco di SS. Simone e Giuda e S. Pier Damiano

    Ore 12.00 Ore 17.30
    Ore 18.15
    Supplica alla Madonna Greca
    Secondi Vespri della Solennità animati dal gruppo “Maria” del Rinnovamento nello Spirito Santo Presenti: Figli della Vergine Greca, Legio Mariae, gruppo di preghiera P. Pio

    Solenne Concelebrazione Eucaristica
    presieduta da S. E. Mons. LORENZO GHIZZONI - Arcivescovo di Ravenna - Cervia e concelebrata dai sacerdoti e religiosi della Città e del Vicariato del Mare
    Martedì 26 aprile - Ore 17.30 Ore 18.15

    Preghiera Mariana animata da:Gruppo del Rosario dei genitori per i figli Celebrazione Eucaristica presieduta da Don ALBERTO BRUNELLI Vicario Diocesano

    (Alla fine della S. Messa: affidamento alla Madonna Greca delle mamme in attesa e delle spose che desiderano un figlio)

    SIA LA PROCESSIONE CHE IL PELLEGRINAGGIO A PIEDI SI SVOLGERANNO ANCHE IN CASO DI MALTEMPO

    Dal 26 al 28 aprile, visitando la Basilica di S. Maria in Porto è possibile ottenere l’indulgenza plenaria alle solite condizioni: Confessione sacramentale, Santa Comunione e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice. Per seguire la processione a bordo della motonave è necessario prenotarsi presso la Parrocchia di S. Maria in Porto (tel. 0544 212055). Domenica alle ore 14.00 sarà disponibile un servizio di autobus da S. Maria in Porto a Marina di Ravenna.

    DALLE 14.30 ALLE 15.00 IMBARCO DEI FEDELI SULLA MOTONAVE. SI RACCOMANDA LA PUNTUALITÀ.
    _________________________
    Fonte: Dal sito dell'Archidiocesi
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  9. #19
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    S. Messa crismale – Omelia dell'Arcivescovo

    S. MESSA CRISMALE – 13 APRILE 2022 - (Presente pure l'Arcivescovo emerito Giuseppe)

    Il Signore mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai poveri

    Fin dalla prima lettura, tratta da Isaia 61 (1-3.6.8-9), appare la figura di un profeta che sa di essere un “consacrato con l’unzione”, uno che appartiene al Signore, ma con una missione particolare che non è tanto frutto dei suoi desideri o della sua volontà, ma della sottomissione allo Spirito di Dio. Per questo è stata scelta questa lettura in occasione della Messa crismale dove si ripetono le promesse e gli impegni dei ministri ordinati, di noi che siamo dei chiamati e consacrati per il sacramento ricevuto, che ci ha inseriti in un presbiterio e nel clero di una Chiesa particolare.

    Consacrati con un talento da investire

    Vorrei però sottolineare alcuni aspetti della nostra consacrazione derivante dalla ordinazione. Eravamo già dei consacrati per il Battesimo e la Cresima, e quello è –come dice Agostino– motivo di speranza per noi, perché con esso siamo inseriti nel cammino della salvezza. Con l’Ordinazione ci viene fatto un dono dello Spirito Santo che ci arricchisce, ma ci dà anche una responsabilità nuova – e questo è un motivo di “timore” e di preoccupazione. Infatti, non possiamo dire davanti al Signore, né oggi né alla fine dei tempi, “io sono un consacrato”, quindi… Come se potessimo vantare dei diritti o dei privilegi sugli altri cristiani. Saremo invece nella posizione dei servi del Vangelo e alla fine dovremo rendere conto al padrone dei talenti ricevuti, non per la nostra autorealizzazione o per la nostra felicità individuale, ma a vantaggio della Chiesa e per la sua edificazione.

    Abbiamo quindi un dono specifico, che rallegra la nostra vita e arricchisce la nostra fede, ma che non ci dà vantaggi né privilegi rispetto agli altri, non ci esime dal nostro dovere di rimanere “servi” e di cercare in questo la nostra via di santificazione.

    Sottomessi allo Spirito

    Perché però questo dono non sia usato male o sia sepolto come il talento del vangelo, dobbiamo ricordare che “lo Spirito del Signore” è su di noi e noi siamo chiamati a restare sotto di Lui. Con l’Ordinazione non abbiamo cambiato natura, siamo esseri umani come gli altri, siamo cristiani che camminano con tante fatiche e gioie come gli altri, che possono certo raggiungere livelli di santità anche alti, ma come tutti i cristiani. Abbiamo però una grazia a disposizione che rende la nostra vita utile alla fede e alla carità di tutti quelli che incontriamo, a patto che restiamo “dipendenti” liberamente e volontariamente dallo Spirito del Signore, che è stato invocato su di noi con l’imposizione delle mani del Vescovo e anche con la professione dei voti per i religiosi.

    Sottomessi allo Spirito, significa che i nostri sentimenti, i nostri affetti, i nostri desideri li lasciamo modellare o purificare o indirizzare da Lui, a imitazione di Gesù Cristo nostro maestro e Signore. Significa anche che le nostre idee sulla fede, sulla parola di Dio, sulla Chiesa, sull’uomo, sulla morale sociale, sulla vita nascente o morente, sulla pace e sulla guerra, sulla malattia e la salute… le lasciamo modellare dal Vangelo e dal Magistero della Chiesa, non dal pensiero dominante o dai pensieri di qualche gruppo o corrente, o da qualche costruzione mentale tutta nostra.

    Operatori di carità verso i poveri che evangelizziamo

    Significa anche che l’agire nella Chiesa e nelle comunità cristiane che ci sono affidate come vescovo, come parroci o come collaboratori, si deve muovere nell’ortoprassi, e non solo in quell’ortodossia che ci evita errori nella fede e nella morale.

    E qui abbiamo un altro aiuto dalla Parola di Dio di oggi che definisce la missione concreta del profeta consacrato, secondo Isaia, o che illustra i primi passi degli apostoli Pietro e Giovanni.

    Il profeta, l’apostolo, il missionario, il ministro della Parola, agisce secondo il vangelo che annuncia, e pratica la carità verso i poveri che evangelizza.

    È il Signore, dice il profeta, che “mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore”, “per consolare tutti gli afflitti, per dare agli afflitti di Sion una corona invece della cenere, olio di letizia invece dell’abito da lutto, veste di lode invece di uno spirito mesto.” E Pietro davanti allo storpio fin dalla nascita dice: “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!”. Lo prese per la mano destra e lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio”.

    Questa è la prassi non solo corretta del nostro ministero, ma l’unica efficace evangelicamente, l’unica che permette alle parole, alle omelie, alle catechesi, ai consigli spirituali, agli orientamenti morali che diamo alle persone, di essere ascoltati, accolti, obbediti.

    Sottomessi allo Spirito, quindi, ma anche operatori di carità.

    Una carità empatica

    E non basta ascoltare con pazienza e dare orientamenti per la vita, agli altri fedeli. Ma –come succede anche a noi quando ci rivolgiamo a un confratello, a un confessore, a un padre spirituale, a un amico spirituale– abbiamo tutti bisogno di una vera empatia che ci faccia sentire capiti fino in fondo e confortati, incoraggiati oppure giustamente corretti con quella correzione fraterna che aiuta a rialzarci in piedi e a camminare. Come Pietro e Giovanni che chiedono prima di tutto di guardarsi bene negli occhi e poi Pietro prende per mano lo storpio e lo solleva, che forse è il vero miracolo che anche noi possiamo fare, che la Chiesa può fare nei confronti della umanità prostrata per le ferite o bloccata nei peccati e negli errori.

    È questa una sfida difficile per tutti, a iniziare da me. Ha scritto don Oreste Benzi: “Quando l’altro ti è divenuto caro, allora tu capisci che ti senti cieco in chi è cieco… ti senti affamato nello stomaco di chi ha fame, ti senti disprezzato in chi è disprezzato, ti senti reagire dentro, di fronte a chi è colpito dall’ingiustizia. Bisogna avere l’altro nel cuore. Se tu hai l’altro nel cuore, tu non hai più barriere; se l’hai nel cuore, tu non hai più paura. Praticamente noi ci difendiamo dall’altro nella misura in cui abbiamo paura dell’altro”. San Paolo verso i cristiani di Tessalonica ne è un esempio quasi insuperabile: “Così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari.” (1 Tess 2,8)

    La sfida dell’epidemia

    In questi due anni come presbiteri e diaconi di Ravenna–Cervia siamo stati messi anche noi alla prova dall’epidemia, dalle misure sanitarie, dalle reazioni che ne sono conseguite tra noi e tra i nostri fedeli, dalle conseguenze sulla presenza alla messa e sulla partecipazione alle attività pastorali coi ragazzi, coi giovani, con gli anziani. Ma in genere come clero, diocesani e religiosi, abbiamo reagito con correttezza, equilibrio, serietà e molta carità. La gente ci ha sentiti vicini, perché abbiamo condiviso e sostenuto il loro cammino. È stata una prova che in generale ci ha rafforzato.

    Il cammino sinodale: verso un nuovo modello di Chiesa

    Nel frattempo, la Chiesa universale ci ha proposto il cammino sinodale che ci ha chiesto di uscire dalle solite abitudini abbastanza affievolite e di provare a reagire insieme, interrogandoci e raccontandoci come stiamo vivendo la fede, la vita di Chiesa, l’appartenenza alla parrocchia, la missione ai vicini, la testimonianza… Diverse le domande proposte, che ci hanno stimolato a cercare di aprire gli occhi su ciò che lo Spirito sta operando tra noi: quali frutti di giustizia e di santità emergono, quali resistenze e fatiche, quali idee e proposte ne vorremo trarre.

    Non sembrava il momento giusto per partire con un percorso di questo tipo. Qualcuno, infatti, ha fatto fatica a muoversi e a aderire, ma chi ha iniziato a incontrarsi e a comunicare ciò che aveva a cuore, si è trovato nella situazione dello storpio al tempio: prima bloccato a lamentarsi e a chiedere che gli altri si impegnassero per lui, poi rialzato ha iniziato a camminare, con gioia. Lo scambio e la comunicazione in un clima di fede, ha fatto crescere la comunione tra le persone. Molti laici lo hanno riconosciuto apertamente. Anche noi ministri ordinati che abbiamo iniziato forse con un briciolo in più di scetticismo il cammino sinodale, abbiamo poco alla volta visto che c’è una Chiesa viva nella nostra terra, che non solo riceve passivamente i sacramenti, ma è desiderosa di partecipare.

    Non abbiamo fatto miracoli, né segni straordinari. Ma il miracolo è che i Consigli diocesani, le associazioni, gli organismi, gli uffici pastorali, numerose parrocchie –chi più chi meno– si sono messi in movimento. Questo cammino semplice, a volte faticoso, simile al cammino del popolo nel deserto dove qualcuno si voltava indietro e si lasciava prendere dai rimpianti, è un cammino che ci sta dirigendo verso un nuovo modello di Chiesa. Sarà un parto lungo, ma come ci siamo rinnovati dopo il Concilio Vaticano II da tanti punti di vista, anche oggi possiamo riprendere una nuova tappa della presenza della Chiesa nel mondo contemporaneo. Una presenza attiva che ci chiederà di diventare tutti più esploratori, più sperimentatori, più trasparenti e più coraggiosi nella testimonianza, negli ambienti di vita, fuori dalle sagrestie e dagli ambienti parrocchiali.

    E noi pastori siamo e saremo sempre più chiamati a stare sottomessi a questo impulso dello Spirito che ci chiede di essere davanti al gregge per guidare e trascinare; in mezzo al gregge per condividere e consolare; dietro al gregge per aspettare e riconciliare gli smarriti. Come padri, fratelli, amici.

    Pregare in tempo di guerra

    E infine la guerra. Come stare da pastori in questa situazione così angosciante? Come dare ascolto alla voce dello Spirito e diffondere la carità in questo tempo così disorientante?

    Dobbiamo riconoscere che troppo spesso abbiamo nascosto la paura delle guerre, che ci sono sempre, dimenticandole, aiutati dai mass media che ci fanno vedere solo alcune parti del mondo. Questa volta la guerra è vicina e vediamo ogni giorno le distruzioni, ne sentiamo i racconti e le lacrime, ci sentiamo mossi da atteggiamenti contrastanti: è un caso di legittima difesa? Vale più la vita o la libertà? Intervenire o aiutare? Se continuerà, ci saranno uomini che uccideranno altri uomini…

    Credo che, come pastori, dobbiamo ricordare a tutti che il demone della guerra è il più potente e distruttivo, agisce al contrario di Dio Creatore, semina odio e morte, e non amore e giustizia. Contro questo demone che può entrare nel cuore di molti, anche nei nostri, abbiamo l’arma della preghiera, dell’unione con il Signore Gesù, dell’invocazione alla potenza dello Spirito di Dio che può cambiare il senso della storia a cominciare dalla conversione dei cuori. Più dei militari, più dei diplomatici, possiamo fare tanto, con la preghiera per chiedere la carità, il perdono, la giustizia, la riconciliazione, la riparazione del danno, anche se le vite perse non ritorneranno. Possiamo guardare al crocifisso che continua a soffrire nel suo Corpo, nella sua carne, tutte le ferite che gli esseri umani si infliggono a vicenda e chiedere a Lui che allevi i dolori dei colpiti, dei profughi, degli impauriti, degli spogliati ed esiliati. E di riuscire ad attivare tutte le forme possibili di accoglienza e aiuto, di carità verso di loro.

    Ma chiediamo anche per noi la forza di contrastare la guerra: di demitizzarla, di smascherarla in tutta la sua follia, di rivelarne l’inganno, l’inutilità e la dannosità per tutti, anche per chi la vincesse. E poi è sacrilega, è contro il disegno di Dio, è la prima conseguenza del peccato che Caino uccida Abele. Il Signore liberi le menti e i cuori occupati dal demone “paranoico” della guerra! Chiediamo perdono per chi è responsabile di violenze e chiediamo la loro conversione!

    Ma questa preghiera per essere efficace ha bisogno di fede: se crediamo che nulla è impossibile a Dio, pregheremo con efficacia, sapendo che queste intenzioni sono le stesse del cuore di Dio, che è Padre di tutti e fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi, perché vuole tutti salvi.

    E nell’avvicinarsi della Pasqua ricordiamo anche che la sua risposta alle nostre pratiche di morte è la risurrezione, del suo Figlio e di tutti noi in Lui.

    Ma ricordiamo anche che verrà il Giudizio e chi ha vissuto nell’ingiustizia e nella violenza contro i fratelli, riceverà le conseguenze del male che ha scelto. E ci sarà una giustizia finale che ripagherà tutti i disprezzati e i colpiti a morte e li riabiliterà nella gioia senza fine.

    Il Signore Gesù Cristo ascolti la nostra preghiera e quella di sua Madre, la regina della pace.

    +Lorenzo, Arcivescovo
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  10. #20
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    Veglia pasquale - Omelia dell'Arcivescovo Lorenzo

    VEGLIA PASQUALE – 16 APRILE 2022

    Ecco di nuovo l’annuncio della Veglia Pasquale: Cristo è risorto! Cristo nostra speranza è risorto! Nemmeno la morte ha potuto trattenerlo nel buio della tomba!

    Proprio per questo era venuto nel mondo, per sconfiggere la morte e per togliere al peccato il suo effetto più velenoso, letale, la morte di tutto l’uomo. Ma questo è anche un annuncio che ci dà gioia perché è vinto anche il peccato, il male, ogni male generato sia dalla nostra natura corrotta sia dal maligno con le sue tentazioni. Nella nostra unione con Cristo, la sua natura divina risana la nostra natura umana, e ritorniamo ad essere pienamente figli grazie al Figlio che ci ha riaperto la porta della casa del Padre.

    Il Battesimo

    Il Battesimo, la Cresima, l’Eucaristia sono i gesti concreti con i quali il Signore Risorto ci comunica il suo Spirito, e insieme alla grazia del suo Vangelo, ci convertono e ci aprono alla fede. I due battezzandi di stasera Alessio e ci permettono di vedere questo miracolo misterioso dal vivo, esattamente come è avvenuto per noi, che da quei sacramenti siamo stati inseriti in Cristo e nel suo Corpo, la Chiesa.

    Da allora la nostra vita cristiana è cresciuta, non senza difficoltà e fatiche, e ci ha permesso di vivere via via la carità nei rapporti con tutti, soprattutto con i fratelli più piccoli, più fragili e bisognosi. La nostra vita ha acquistato un senso nuovo: ora sappiamo che da Dio siamo stati generati, poi rigenerati nel Battesimo e nella fede, da siamo Lui sostenuti e amati nel cammino quotidiano, da Lui infine riceveremo la pienezza della vita nell’incontro definitivo, nell’eternità. Mai da soli però in questo cammino, ma sempre in compagnia dei fratelli e delle sorelle di fede, anzi in compagnia di ogni uomo e donna di buona volontà che cerca sinceramente Dio facendo il bene, anche senza esserne del tutto cosciente.

    La risurrezione

    Così ci accorgiamo che la sua risurrezione non è una cosa del passato, come ha detto Papa Francesco, anzi “contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto – pensiamo alle tremende immagini della guerra in Ucraina – da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali”.

    Poi, come se rispondesse ad una nostra obiezione dopo aver provato sgomento e angoscia per i morti, i feriti, la distruzione, le violenze sui piccoli e sulle donne, la devastazione dell’ambiente… “È vero –dice il Papa– che molte volte sembra che Dio non esista: vediamo ingiustizie, cattiverie, indifferenza e crudeltà che non diminuiscono. Però è altrettanto certo che nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo, che preso o tardi produce un frutto. In un campo spianato – anche dalle bombe aggiungiamo – torna ad apparire la vita, ostinata, invincibile”.

    La preghiera contro la guerra

    Perciò non ci spaventiamo nemmeno dinanzi al demone della guerra che agisce al contrario di Dio Creatore, semina odio e morte e non giustizia, amore e pace. Contro questo demone che può entrare nel cuore di molti, anche nei nostri, abbiamo l’arma della preghiera, dell’unione con il Signore Gesù, dell’invocazione alla potenza dello Spirito di Dio che può cambiare il senso della storia, anche della storia dei nostri giorni, cominciando dalla conversione dei cuori di tutti.

    Possiamo fare tanto, con la preghiera per chiedere la carità, il perdono, la giustizia, la riconciliazione, la riparazione del danno, anche se i morti non ritorneranno, se non nella risurrezione finale. Possiamo guardare al crocifisso che continua a soffrire nel suo Corpo, tutte le ferite che gli esseri umani si infliggono a vicenda e chiedere a Lui che allevi i dolori dei colpiti, dei profughi, degli impauriti, degli spogliati ed esiliati. E di riuscire ad attivare tutte le forme possibili di accoglienza e di carità verso di loro.

    Ma proprio per la speranza che ci anima e per la visione del mondo e della storia che ci detta la nostra fede cristiana, vogliamo impegnarci anche contrastare la guerra. Non è inevitabile, ineluttabile. Non deve per forza crescere in intensità finché una delle parti non sia totalmente sconfitta, con la scia di morti che questo significa. Dobbiamo demitizzarla, smascherarla in tutta la sua follia, rivelarne l’inganno, l’inutilità e la dannosità per tutti, anche per chi la vincesse. E poi non è mai santa o sacra, è sacrilega, è contro il disegno di Dio. È stata la prima conseguenza del peccato che Caino uccidesse Abele!

    Il Signore liberi le menti e i cuori di chi crede nella guerra. Chiediamo perdono per chi è responsabile di violenze e chiediamo la conversione di tutti! Se crediamo che nulla è impossibile a Dio, la nostra preghiera sarà efficace, perché queste intenzioni sono le stesse del cuore di Dio, che è Padre di tutti e fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi, perché vuole tutti salvi.

    “Morte, giudizio, inferno e paradiso”

    La solennità di oggi ci ricorda che la sua risposta alle nostre azioni di morte è la risurrezione del suo Figlio e di tutti noi in Lui. Questa è la nostra fede e la nostra speranza.

    Ma ricordiamo anche che verrà il Giudizio e chi ha vissuto nell’ingiustizia e nella violenza contro i fratelli, se non si converte e non chiede perdono di cuore a Dio e a tutti, riceverà le conseguenze di ciò che ha scelto, rimarrà immerso nel male per sempre.

    E ci sarà una giustizia finale anche per gli innocenti e le vittime che li ripagherà li riabiliterà nella gioia e nella pace senza fine.

    Il Signore Gesù Cristo, risorto dai morti, ascolti la nostra preghiera e quella di sua Madre, regina della pace.

    +Lorenzo, Arcivescovo
    _____________________

    (Sito dell'Archidiocesi)
    Virtus ex Alto

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