Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronaca della Diocesi di Carpi - Anno 2022

  1. #111
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    Telefono Azzurro premia il Vescovo Castellucci

    SIGNIFICATIVO RICONOSCIMENTO AL NOSTRO PASTORE

    SI TRATTA DEL “PREMIO PER L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA” ASSEGNATO IN OCCASIONE DEL 35° ANNO DI ATTIVITÀ

    A mons. Erio Castellucci, vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, arcivescovo abate di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, è stato assegnato il “Premio per l’infanzia e l’adolescenza” da parte di Telefono Azzurro, per aver dimostrato di “ESSERE UNA TRA LE PERSONALITÀ DEL MONDO RELIGIOSO PIÙ ATTENTE NEL PORTARE AVANTI AZIONI E PROGETTI VOLTI ALL’ASCOLTO ATTIVO, AL DIALOGO E ALLA TUTELA DEI DIRITTI DEI MINORI”. Il riconoscimento è stato conferito in occasione della celebrazione dei 35 anni di Telefono Azzurro e della presentazione del Bilancio sociale 2021 della Fondazione, per mano di Claudia Cremonini, responsabile delle relazioni esterne del Gruppo Cremonini, e alla presenza di Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, e di Carlo Adolfo Porro, rettore dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. L’incontro di premiazione si è svolto presso l’Hotel Harry’s Bar Trevia a Roma.

    Telefono Azzurro nasce nel 1987 a Bologna per poter dare una risposta concreta al “diritto all’ascolto” riconosciuto al bambino dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia firmata dalle Nazioni Unite. Trentacinque anni di ascolto, dialogo e intervento continuo a difesa dei diritti dei minori e che nel tempo si è evoluto, passando dal telefono fino a tutti gli strumenti e i canali che la tecnologia e il mondo digitale ha messo a disposizione, per parlare la lingua dei più giovani ed essere presente dove loro sono, dialogano, imparano e crescono. Tra i temi toccati in 35 anni di Telefono Azzurro: la lotta agli abusi, pedofilia, bullismo e cyberbullismo fino ad arrivare al sostegno ai bambini colpiti dai più recenti drammi sociali.
    ___________________
    G.A.
    Fonte: SIR e sito della Diocesi
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  2. #112
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    Solennità dell'Assunta

    LA CITTÀ E LA DIOCESI SI APPRESTANO AD ONORARE CON LA SOLENNE PROCESSIONE DEL 15 AGOSTO E LA NOVENA PREPARATORIA MARIA ASSUNTA IN CIELO, TITOLARE DELLA CATTEDRALE. UNA TRADIZIONE TOCCANTE E PARTECIPATA, QUELLA DELLA PROCESSIONE, ED ININTERROTTA DAL 1501.

    Al riguardo mi viene spontaneo di ricordare come il vescovo Alessandro Maggiolini rimanesse favorevolmente colpito, pubblicamente lo riferì egli stesso in più occasioni, per il grande concorso di popolo che essa continua a richiamare.



    Pace, pace, pace! Sarà questa l’invocazione che si alzerà anche in occasione della celebrazione dell’Assunta del prossimo lunedì 15 agostoa Carpi, la solennità che richiama migliaia di persone in città. A lei, a Maria, regina della pace, il popolo cristiano, in ogni latitudine, guarda con fiducia sospinto dall’invito costante del Papa a non dimenticare l’aggressione subita dall’Ucraina e tutti i conflitti che insanguinano il mondo.
    Il pensiero corre subito al 25 marzo di quest’anno, giorno in cui Francesco ha chiesto a tutte le chiese del pianeta di unirsi a lui nell’atto di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria dell’Ucraina e della Russia che così recita: “Noi, dunque, Madre di Dio e nostra, solennemente affidiamo e consacriamo al tuo Cuore immacolato noi stessi, la Chiesa e l’umanità intera, in modo speciale la Russia e l’Ucraina. Accogli questo nostro atto che compiamo con fiducia e amore, fa’ che cessi la guerra, provvedi al mondo la pace. Il sì scaturito dal tuo Cuore aprì le porte della storia al Principe della pace; confidiamo che ancora, per mezzo del tuo Cuore, la pace verrà. A te dunque consacriamo l’avvenire dell’intera famiglia umana, le necessità e le attese dei popoli, le angosce e le speranze del mondo”.
    Anche la Chiesa di Carpi raccolse l’invito e in comunione con il Papa si celebrò l’atto di consacrazione nei due santuari mariani della città, la Madonna dei Ponticelli a San Marino e la Madonna dell’Aiuto a Santa Croce. “In quest’ora l’umanità, sfinita e stravolta, sta sotto la croce con te. E ha bisogno di affidarsi a te, di consacrarsi a Cristo attraverso di te. Il popolo ucraino e il popolo russo, che ti venerano con amore, ricorrono a te, mentre il tuo Cuore palpita per loro e per tutti i popoli falcidiati dalla guerra, dalla fame, dall’ingiustizia e dalla miseria”.
    Così la preghiera del Papa del 25 marzo e con la stessa drammatica urgenza si rinnoverà anche il prossimo 15 agosto, nel contemplare Maria, Assunta in cielo nell’immagine presente in Cattedrale così cara ai carpigiani: la celebrazione eucaristica, alle ore 8, sarà presieduta dal vescovo Erio Castellucci, accanto a lui don Alessandro Sapunko, parroco della comunità ucraina di rito greco-cattolico che sarà presente con una delegazione. Un gesto che vuole esprimere vicinanza e comunione nella preghiera a Maria per invocare insieme il dono della pace.
    In questa prospettiva anche la processione con la venerata immagine dell’Assunta, che quest’anno a causa dei cantieri avrà un percorso diverso, assumerà un significato particolare con Maria, un pellegrinaggio tra le vie della città/mondo tra le case dove le persone vivono e soffrono le conseguenze della guerra.

    Luigi Lamma

    (Dal sito della Diocesi)
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  3. #113
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    Festa del Santo Curato d’Ars, fraterno incontro dei sacerdoti con il Vescovo Erio

    FESTA DEL SANTO CURATO D’ARS, INCONTRO DEI SACERDOTI CON IL VESCOVO



    Giovedì 4 agosto, festa di San Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars, patrono dei parroci, si è tenuto a Limidi l’incontro di preghiera e di fraternità dei sacerdoti con il Vescovo Erio Castellucci. Si sono ricordate due figure di profeti del nostro tempo, don Milani e don Zeno di Nomadelfia.

    Nel 1929 Papa Pio XI proclamava San Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars, “celeste patrono di tutti i parroci dell’universo”, ovvero di tutto il clero con cura d’anime. E’ così che ogni 4 agosto – memoria liturgica del Santo – i sacerdoti della Chiesa di Carpi sono soliti ritrovarsi per un momento di preghiera, di condivisione e di fraternità intorno al Vescovo. Un tradizionale appuntamento che nella mattinata di giovedì 4 agosto 2022, ha avuto come cornice la parrocchia di San Pietro in Vincoli a Limidi di Soliera, grazie all’ospitalità del parroco, don Xavier Kannattu.

    Presenti il Vescovo Erio Castellucci, il Vicario generale, monsignor Gildo Manicardi, sacerdoti e religiosi in servizio nelle nostre parrocchie – intervenuti anche in rappresentanza dei confratelli impossibilitati a partecipare per motivi di salute e di quanti in questi giorni sono impegnati nei campi estivi giovanili -, a cui si sono aggiunti alcuni diaconi permanenti.

    A don Carlo Truzzi, parroco di Cortile, il compito di guidare la prima parte dell’incontro, con una relazione su don Lorenzo Milani, dal sottotitolo “un prete fedele alla Chiesa e agli uomini”. Da attento studioso qual è, don Truzzi ha ripercorso approfonditamente la vicenda umana e spirituale del “priore di Barbiana”, nei momenti di dialettica e di frizione con le autorità ecclesiastiche del tempo, ma anche nella sua straordinaria vocazione pedagogico-educativa per i ragazzi e nell’amore al Vangelo, alla Chiesa, ai poveri, all’impegno civile.

    Disse Papa Francesco il 20 giugno 2017, in visita alla tomba di don Milani: “Don Lorenzo ci insegna a voler bene alla Chiesa, come le volle bene lui, con la schiettezza e la verità che possono creare anche tensioni, ma mai fratture, abbandoni. Amiamo la Chiesa, cari confratelli, e facciamola amare, mostrandola come madre premurosa di tutti, soprattutto dei più poveri e fragili, sia nella vita sociale sia in quella personale e religiosa. La Chiesa che don Milani ha mostrato al mondo ha questo volto materno e premuroso, proteso a dare a tutti la possibilità di incontrare Dio e quindi dare consistenza alla propria persona in tutta la sua dignità”.

    A seguire, dopo un momento di risonanza su quanto esposto da don Truzzi, i sacerdoti hanno partecipato all’adorazione eucaristica, in forma silenziosa, affidando a Dio il proprio ministero e tutte le comunità e le persone di cui sono pastori e servitori.

    Prima della conclusione, per poi trasferirsi in canonica per il pranzo insieme, monsignor Manicardi ha aggiornato sul cammino intrapreso dalle parrocchie di San Nicolò e di San Francesco in Carpi per giungere a nuove forme di collaborazione pastorale, con la previsione di mantenere formalmente le due realtà ma di unirle nella persona del medesimo pastore, che sarà padre Celestin dei Missionari Servi dei Poveri. Il Vescovo Erio ha presieduto la preghiera dell’Angelus ed ha impartito la benedizione finale.

    Per iniziativa dell’Ufficio Diocesano Comunicazioni Sociali, sono stati distribuiti a tutti i presenti il fascicolo che contiene gli articoli su don Zeno e Nomadelfia pubblicati dal settimanale Notizie nel 2022 e il programma delle iniziative dal titolo “Nomadelfia. Profezia di giustizia e fraternità” previste dal 16 settembre al 22 ottobre prossimi e promosse da Nomadelfia, Diocesi di Carpi e Fondazione Fossoli. Un modo per fare memoria ma soprattutto per evidenziare l’attualità della proposta per cui spese l’intera sua vita un sacerdote profeta del nostro tempo – come lo fu don Milani – e figlio della Chiesa di Carpi.

    Dunque, la festa del Curato d’Ars quale occasione di “ritiro di preghiera” per i sacerdoti, ma anche come richiamo per tutta la comunità ecclesiale a non dimenticare mai di pregare perché il loro ministero sia sempre più fonte di santificazione personale e del popolo di Dio di cui sono stati chiamati a prendersi cura.

    (Virginia Panzani)
    ___________________________
    Fonte: Ripreso dal sito diocesano
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  4. #114
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    News dalle nostre parrocchie

    MIRANDOLA CELEBRA L’ASSUNZIONE DELLA VERGINE MARIA



    La parrocchia di Santa Maria Maggiore in Mirandola si affida nuovamente alla sua celeste Protettrice, la Madonna Assunta, a cui è intitolato il Duomo.

    Da lunedì 8 a venerdì 12 agosto, alle ore 21, si terrà la recita del Santo Rosario. In Via Posta i giorni 8, 10, 12 agosto. In Duomo i giorni 9 e 11 agosto. Si pregherà per chiedere i doni della pace e della pioggia.

    Sabato 13 agosto, alle ore 20, presso la sala della comunità in Via Posta, la parrocchia organizza la cena comunitaria, un’iniziativa che già in passato si era svolta e che ora, dopo due anni di pandemia, viene riproposta. Una occasione per ritrovarsi, nella festa della Madonna, e per riallacciare quei rapporti di vicinanza che le restrizioni anti-covid hanno costretto a ridurre al minimo negli ultimi tempi.

    LUNEDÌ 15 AGOSTO, LE SANTE MESSE A MIRANDOLA SARANNO CELEBRATE IN ORARIO FESTIVO: IN DUOMO ALLE ORE 9, 10.30 E 18.30; IN VIA POSTA ALLE ORE 8.

    - Dal sito della Diocesi -
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  5. #115
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    News sinodali

    PROSPETTIVE PER IL SECONDO ANNO DEL CAMMINO SINODALE

    ( Stante l'attualità e la rilevanza pastorale del percorso sinodale in atto, si riprende dal sito della Diocesi il seguente contributo)

    DA I CANTIERI DI BETANIA – CAMMINO SINODALE DELLE CHIESE IN ITALIA (chiesacattolica.it)

    Si intitola “I cantieri di Betania” il testo con le prospettive per il secondo anno del Cammino sinodale che viene consegnato alle Chiese locali. Questo documento – spiega il Card. Matteo Zuppi, Presidente della CEI, nell’introduzione – “è frutto della sinodalità” e “nasce dalla consultazione del popolo di Dio, svoltasi nel primo anno di ascolto (la fase narrativa), strumento di riferimento per il prosieguo del Cammino che intende coinvolgere anche coloro che ne sono finora restati ai margini”. Secondo il Cardinale Presidente, “è tanto necessario ascoltare per capire, perché tanti non si sentono ascoltati da noi; per non parlare sopra; per farci toccare il cuore; per comprendere le urgenze; per sentire le sofferenze; per farci ferire dalle attese; sempre solo per annunciare il Signore Gesù, in quella conversione pastorale e missionaria che ci è chiesta”. Si tratta, dunque, di “una grande opportunità per aprirsi ai tanti ‘mondi’ che guardano con curiosità, attenzione e speranza al Vangelo di Gesù”.

    Il testo – che ha come icona biblica di riferimento l’incontro di Gesù con Marta e Maria, nella casa di Betania – presenta tre cantieri: quello della strada e del villaggio, quello dell’ospitalità e della casa e quello delle diaconie e della formazione spirituale. Questi cantieri potranno essere adattati liberamente a ciascuna realtà, scegliendo quanti e quali proporre nei diversi territori. A questi, ogni Chiesa locale potrà aggiungerne un quarto che valorizzi una priorità risultante dalla propria sintesi diocesana o dal Sinodo che sta celebrando o ha concluso da poco.
    Il documento viene diffuso all’inizio dell’estate, “perché così abbiamo modo di impostare il cammino del prossimo anno”. “Lo sappiamo: a volte sarà faticoso, altre coinvolgente, altre ancora gravato dalla diffidenza che ‘tanto poi non cambia niente’, ma siamo certi – conclude il Card. Zuppi – che lo Spirito trasformerà la nostra povera vita e le nostre comunità e le renderà capaci di uscire, come a Pentecoste, e di parlare pieni del suo amore”.

    In vista della realizzazione dei cantieri, durante l’estate, attraverso il sito dedicato (https://camminosinodale.chiesacattolica.it/), verranno messe a disposizione esperienze e buone pratiche come doni reciproci tra le Chiese locali.
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  6. #116
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    La Chiesa di Carpi celebra l’Assunta

    Diocesi di Carpi comunicato n° 54 del 5 agosto 2022
    COMUNICATO STAMPA
    In preghiera per la pace


    LUNEDÌ 15 AGOSTO, ALLE 8,00 NELLA CATTEDRALE DEDICATA ALLA ASSUNTA, SANTA MESSA PRESIEDUTA DAL VESCOVO CASTELLUCCI.
    PREGHIERA PER LA PACE CON UNA DELEGAZIONE DELLA COMUNITÀ UCRAINA DI RITO GRECO-CATTOLICO.

    A SEGUIRE, PROCESSIONE PER LE VIE DELLA CITTÀ. ALLE 10.45, SEMPRE IN CATTEDRALE, SANTA MESSA PRESIEDUTA DAL VICARIO GENERALE, MONSIGNOR MANICARDI.

    A Maria, regina della pace, la Chiesa di Carpi, insieme al popolo cristiano in ogni latitudine, guarda oggi più che mai con fiducia sospinta dall’invito costante di Papa Francesco a non dimenticare l’aggressione subita dall’Ucraina e tutti i conflitti che insanguinano il mondo.

    Per questo la celebrazione eucaristica delle ore 8,00 nella Cattedrale, sarà presieduta dal Vescovo Erio Castellucci con accanto don Alessandro Sapunko, parroco della comunità ucraina di rito greco-cattolico, che sarà presente con una delegazione di fedeli. Un gesto che vuole esprimere vicinanza e comunione nella preghiera per invocare insieme il dono della pace.

    In questa prospettiva anche la processione con la venerata immagine dell’Assunta, che quest’anno a causa dei cantieri avrà un percorso diverso, assumerà un significato particolare, come un pellegrinaggio tra le vie della città e, simbolicamente, del mondo, tra le case dove le persone vivono e soffrono le conseguenze della guerra.

    Novena in preparazione alla solennità dell’Assunta, da lunedì 8 agosto, alle ore 21, in Cattedrale.
    ____________________
    Testo parzialmente ripreso dal sito diocesano
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  7. #117
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    Benedetta crisi

    UNA SERIE DI STIMOLANTI RIFLESSIONI DEL PROF. PIER GIUSEPPE LEVONI SULL'ULTIMA FATICA EDITORIALE DEL NOSTRO VESCOVO DON ERIO

    Scrive Don Erio
    “Il contagio della fede nella Chiesa che verrà” : questo il sottotitolo dell’ultimo libro del nostro Vescovo. Si tratta di un agile ma esauriente compendio della linea pastorale rigorosamente legata alle tesi dell’ Evangelii Gaudium di papa Bergoglio, condito ed attualizzato da considerazioni sugli effetti anche ecclesiali della pandemia. Diciamo subito che questa rapida ma succosa ipotesi sul futuro del cristianesimo si legge con piacere per la chiarezza espositiva e l’amabilità del tono comunicativo che sempre contraddistingue il nostro Pastore.
    Il testo illustra nella prima parte la perenne condizione di crisi della Chiesa nella sua storia bimillenaria: dal tradimento di Giuda e dalle diatribe fra le prime comunità apostoliche fino alla situazione odierna con gli scandali emersi e lo smarrimento progressivo del gregge, specie nell’area euro-nordamericana. E ricorda le tre grandi riforme del secondo millennio in risposta ad altrettante crisi: quella istituzionale di Gregorio VII, quella dottrinale del Concilio di Trento e quella pastorale del Vaticano II. E proprio la sua capacità di riformarsi e di sempre rifiorire dimostra l’assistenza perenne dello Spirito vivificatore, secondo la promessa di Cristo.
    Nella seconda parte don Erio approfondisce cause e caratteristiche della crisi del nostro tempo, provocata sostanzialmente dal tramonto della cristianità, “ossia quel sistema che, nel bene e nel male, aveva creato un’alleanza istituzionale fra Chiesa e società, tra cristianesimo e cultura, tra religione evangelica e religione civile”. Al crollo di tale sistema i padri conciliari del Vaticano II hanno reagito rifiutando “un approccio nostalgico, teso a condannare in blocco il mondo e a contrapporvi una presunta solidità della Chiesa, e ne adottarono uno più umile, meno trionfalistico e capace di raccordarsi con il mondo dall’interno, non dall’alto.” Si tratta, scrive don Erio, di un vero e proprio cambio di paradigma: “La Chiesa non solo dà al mondo, ma pure riceve da esso”, con la conseguente “adozione di un atteggiamento diaconale, cioè di servizio, piuttosto che paternalistico o addirittura padronale”.
    Questa scelta di radicale rottura col passato di impronta tridentina ha come cifra programmatica il “ritorno al Vangelo puro e semplice”, dando spazio prioritario alla “ storia di Gesù, per cogliere proprio nella sua umanità il luogo della rivelazione divina”. In concreto ciò significa, esplicita mons. Castellucci, “giocare su un campo in passato praticato prevalentemente da protestanti e modernisti, rimettere in primo piano la dinamica dell’annuncio rispetto alla statica della dottrina.”
    Nella Conclusione il vescovo, con un richiamo alla temperie dell’attuale pandemia, gioca sulla diade conteggio-contagio, invitando a non privilegiare, nella valutazione delle prospettive e degli esiti della pastorale, il criterio quantitativo, il successo misurabile, giacché, nella logica evangelica del seme di senape che cresce, “il processo richiede tempo, non va d’accordo con l’impazienza.” E ancora: “La Chiesa non cresce a forza di numeri,…la fede si trasmette per attrazione.” In altri termini il cristiano si deve chiedere: “Come posso farmi contagiare dalla gioia del Vangelo, per essere contento e poi, a mia volta, contagioso?” Dunque è oggi il tempo di “una Chiesa che valorizza le relazioni prima che l’organizzazione, la fraternità prima che l’autorità, l’ascolto prima che l’insegnamento, la testimonianza prima che i conteggi.”
    Del resto, a parere di don Erio, una certa “irrilevanza” fa parte del dna della comunità voluta da Gesù, che ha invitato i discepoli ad essere sale e luce, due elementi che “non attirano a se stessi, ma compiono la loro missione dando risalto ad altro e quasi scomparendo.” Argomentazione questa che dimostra come dalla Scrittura si possano trarre indicazioni opposte, giacché da sempre abbiamo sentito citare l’esortazione evangelica a non accendere una lucerna per poi metterla sotto il moggio. Di qui anche la difficoltà di chiarire la problematica presenza dei cristiani in politica, un terreno dove,almeno in democrazia, “contare”, non solo qualitativamente, è determinante.
    Il nostro Vescovo in proposito scrive: “Se in Italia i cattolici, pur nella necessaria diversità degli accenti, riuscissero ad essere meno divisi tra loro, meno schierati fra progressisti e conservatori, meno barricati sui fronti della destra e della sinistra, e più concordi con il Vangelo e la tradizione viva della Chiesa, avrebbero maggior rilevanza: non quella compattata in un partito politico unico e nemmeno in un’opzione culturale uniforme, ma quella ispirata a una fede comune dalle espressioni differenti, preoccupata di vivere e testimoniare quei valori che hanno dato nella storia e danno tuttora un apporto umanizzante”. Auspicio condivisibile, se pur piuttosto generico, e tuttavia di assai ardua concreta attuazione, quando le opzioni culturali divergono, come attesta l’attuale irrilevanza pubblica dei cattolici.
    Ma sono tante le questioni trattate nel libro che possono stimolare la discussione e il confronto nella comunità ecclesiale, provocando un serio discernimento, soprattutto per evitare fraintendimenti e banalizzazioni che creano sconcerto nel Popolo di Dio. Si pensi solo alla mai sopita diatriba sull’interpretazione dei documenti conciliari (tanto prolissi da consentire non di rado opinioni divergenti), al “come” reagire agli effetti della fine della cristianità (Chiesa Ospedale da campo o Madre Maestra?), al rapporto Scrittura-Dottrinanella prassi pastorale. Senza trascurare la difficoltà di distinguere ciò che è vivo e ciò che è morto della Tradizione. E si potrebbe continuare. Materia incandescente su cui ogni semplificazione, ogni apriorismo finisce per provocare perplessità non solo fra i fedeli, ma pure fra presbiteri e vescovi.
    Questi brevi cenni spero invitino molti a leggere il libro del nostro Pastore. Ognuno ne trarrà frutto, condivida o meno, in tutto o in parte, il contenuto. Per quanto mi riguarda: benedire la crisi come opportunità di nuovo slancio missionario è sacrosanto; se però si erige a criterio-guida permanente l’incertezza, nella teologia, nella dottrina come nella pastorale, la costruzione di un non meglio precisato nuovo umanesimo sarà complicata, rendendo più difficile che il piccolo seme produca un grande albero , o almeno che la minoranza si qualifichi realmente come “creativa”.

    PIER GIUSEPPE LEVONI
    __________________________
    (Testo integralmente ripreso dal blog "Scintilla", espressione di un gruppo di cattolici di Carpi, da sempre impegnati a livello ecclesiale.)
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  8. #118
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    Auguri al Vescovo Elio Tinti

    IL NOSTRO AMATO VESCOVO EMERITO ELIO OGGI COMPIE 86 ANNI



    La Chiesa di Carpi con gioia e gratitudine ricorda oggi il compleanno dell'indimenticata suo Pastore, a noi sempre vicino con la forza della preghiera e con un costante e commosso ricordo. Grazie, Eccellenza. Ad multos annos !
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  9. #119
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    Carpi in onore dell'Assunta



    COME DA PLURISECOLARE TRADIZIONE LA CITTÀ E LA DIOCESI DI CARPI HANNO CELEBRATO IERI LA SOLENNITÀ DELL’ASSUNTA.

    Grande il concorso dei fedeli alla solenne Eucarestia presieduta dall’Arcivescovo Castellucci, che ha annoverato tra i concelebranti il Cappellano della comunità locale ucraina di greco-cattolico. Proprio dal folto gruppo di fedeli ucraini dopo la S. Comunione si è innalzato spontaneamente un sublime e struggente canto in onore della madre di Dio, che ha commosso tutti i presenti. Imponente e partecipata la processione guidata dal Vescovo in abito corale. Al termine di essa Mons Castellucci ha pronunciato l’omelia seguente.

    SOLENNITÀ DELL’ASSUNTA, L’OMELIA DEL VESCOVO CASTELLUCCI

    Di seguito il testo integrale dell’omelia pronunciata dal vescovo di Carpi monsignor Erio Castellucci nel corso della celebrazione della Solennità dell’Assunzione della B.V. Maria, lunedì 15 agosto nella Cattedrale di Carpi.

    “REGINA DELLA PACE, PREGA PER NOI”.
    L’ultima invocazione delle litanie lauretane spunta oggi con particolare forza e dolore dalle nostre labbra. L’avevamo ripetuta spesso, pensando alle numerose guerre che anche ai nostri tempi devastano il pianeta: guerre tra nazioni, guerre civili, conflitti a tutti i livelli della società. Ma da quasi sei mesi, quando invochiamo Maria “Regina della pace” pensiamo alla guerra scatenata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia; un conflitto così rovinoso proprio dentro l’Europa, con conseguenze su tante altre popolazioni; un conflitto che ha scavato solchi più profondi all’interno del mondo cristiano, tra cattolici e ortodossi e nel seno delle stesse Chiese ortodosse; un conflitto che aggrava le già molte crisi in atto: crisi economiche, energetiche, ambientali, migratorie, sanitarie. Nessuno di noi ha il potere di entrare nella cabina di regia e fermare queste tragedie. Continuiamo a stupirci per l’incapacità degli esseri umani di imparare qualcosa dai drammi della storia; continuiamo a provare un senso di rabbia e impotenza per le “inutili stragi”, come disse papa Benedetto XV della prima guerra mondiale, che servono solo ad annientare la vita e fomentare il risentimento; molti di noi si domandano se davvero siamo nell’epoca dell’homo sapiens o se piuttosto non ripiombiamo continuamente nell’epoca dell’homo demens… ma alla fine sembra che non possiamo farci nulla.

    LA PACE CERCA L’INCONTRO, IL DIALOGO
    Tuttavia il Vangelo ci spinge, pur nei limiti delle nostre possibilità, ad evitare l’immobilismo, a camminare per la pace. Maria, dopo l’annuncio dell’angelo, non si chiude in casa per la vergogna di una gravidanza difficile da motivare, ma si mette in moto. E lo fa “in fretta”, nota Luca. Non è una fretta esteriore – percorrere più di cento chilometri all’epoca richiedeva diversi giorni – ma è una fretta interiore, è la spinta di un cuore che ama e non può restare fermo. Deve comunicare, consegnare il suo grande segreto a chi riesce a comprenderlo, Elisabetta. A lei, e al bimbo che cresce nel grembo della sua anziana parente, Maria porta pace e gioia. La pace non viaggia da sola: ha bisogno di gambe, braccia e voce. La pace cerca l’incontro, il dialogo: ed Elisabetta accoglie Maria con la grande parola di pace: “Benedetta tu”. La pace nasce dal desiderio di incontrarsi, dall’accoglienza dei doni e delle fatiche degli altri. Maria conduce poi l’incontro alla sorgente della pace. Raccogliendo l’esperienza e la sapienza di Israele, canta l’inno più alto, il Magnificat, all’azione potente di Dio. E ci dà una lezione di teologia della storia. Canta la misericordia di Dio “di generazione in generazione per quelli che lo temono” e aggiunge che Dio “si ricorda della sua misericordia”: il Signore, cioè, non si lega al dito le offese, non coltiva odio e risentimento per il male ricevuto, ma si lega al dito la sorte di quelli che lo temono, degli umili del suo popolo, di coloro che vogliono costruire e non distruggere. Sono questi gli umili che lui innalza, rovesciando i potenti dai troni e disperdendo i superbi nei loro progetti.

    IL GIUDIZIO DELLA STORIA TRAVOLGE I SUPERBI
    La storia umana non è nelle mani dei superbi, che si costruiscono i loro troni sulla pelle degli umili, dei poveri, dei semplici. Sul momento, certo, hanno la meglio, perché il trono è alto, sembra sicuro e inattaccabile, li pone al riparo dai disastri che loro stessi hanno causato; ma poi i troni, inevitabilmente, crollano, i muri dell’odio vengono smantellati, le grandi statue sono prese a martellate. E il giudizio della storia travolge i superbi; il Signore saprà poi fare giustizia, con i suoi inaccessibili criteri, anche oltre la storia.

    IL NOSTRO CONTRIBUTO ALLA PACE
    Quella giovane donna, quella ragazza che nella visita alla parente ha cantato un inno così alto, ci ha regalato il segreto della pace: affidarci attivamente al Signore della storia. Affidarci, cioè, nella preghiera, ma anche in una costruttiva e umile azione quotidiana: cercare il più possibile l’incontro e non lo scontro; metterci in cammino e non rassegnarci, lasciare che Dio rovesci i troni del nostro orgoglio, coltivare l’ascolto e la cura reciproca. Questo è il nostro contributo alla pace. Da soli però non riusciamo, perché nel nostro intimo covano continuamente dei conflitti. Anche per questo continuiamo a ripetere, senza stancarci: “Regina della pace, prega per noi”.

    + Erio Castellucci
    ---------------------------


    Il testo dell'omelia di Mons. Castellucci è ripreso dal sito diocesano
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    Una riflessione di Don Luca Baraldi dalla sua terra di missione

    L A S A G G E Z Z A D E L R A G N O

    ______________________

    LA SAGGEZZA DEL RAGNO

    Caro Confratello

    Spero di non annoiarti troppo, vorrei condividere con te un “pensiero” che mi è venuto questa sera, mentre cercavo di preparare la predica di domenica.

    Devo fare una piccola premessa: stando a contatto con la cultura dei nativi mi rendo conto di come sia importante cogliere nei segni della natura e degli esseri viventi spunti per riflettere su me stesso e sulla vita degli altri…

    Ma veniamo a noi.

    Stavo passeggiando in uno dei tanti boschi che coprono i Northwest Territories. Il sole cominciava a farsi basso ed ero accompagnato dallo scroscio di un ruscello, quando sono stato attratto da una magnifica ragnatela.

    Vista in controluce sembrava tessuta di seta, lucida e cangiante: fili la cui raffinatezza e robustezza sembravano assorbire i raggi solari e rimandarli in sfumature multicolore.

    Così, fermandomi un attimo, ho pensato alla saggezza del ragno. Giorno o notte, caldo o freddo: lui non smette di tessere pazientemente la sua tela perché è certo che verrà il momento in cui qualche insetto passerà e sarà costretto a fermarsi lì. Certo, pensando che questo non è per scopi romantici ma di sussistenza, alimentazione, si rovina tutta la poesia, scadendo nella sceneggiatura di un film horror… Tuttavia mi sembra che dalla sapienza del ragno si possa cogliere uno stile di servizio presbiterale per l’oggi.

    Esso fa spendere le nostre energie, noi stessi, non solo per ottenere risultati immediati, likes o apprezzamenti, ma nel profondo di legami che per lo più restano nascosti, invisibili al mondo.

    Poi questo stile non consente di lasciarci scoraggiare da nulla nella perseveranza del tessere relazioni di cura e di dedizione.

    Inoltre ci porta a riconoscere che abbiamo bisogno, per sopravvivere, che gli altri si fermino nella nostra vita, e così piuttosto che avere spettatori di passaggio (in questo tempo dove, mi pare, ci sia una disperata nostalgia di relazioni radicate e una altrettanto grande tentazione di non trattenere mai nessuno e nulla) ci fa investire sull’amicizia. Infine la sapienza del ragno ci fa riconoscere che l’unico vero cibo che ci nutre è la presenza degli altri, di Dio, che scelgono di essere con noi, per noi, nostro tesoro ed insieme nostra più bella responsabilità.

    “Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù?”

    Quello che fa sua la sapienza del ragno…che io mi e ti auguro!

    Termino con parole che prendo in prestito da Madeleine Delbrêl:

    «O Signore,

    che continuamente ci incitasti

    a star svegli, a scrutare l’aurora,

    VR2

    a tenere i piedi nei calzari e non nelle pantofole,

    fa’ che non ci appisoliamo

    sulle nostre poltrone,

    nei nostri anfratti,

    nelle culle in cui ci dondola questo mondo di pezza,

    ma siamo sempre attenti

    a percepire il mormorio della tua voce

    che continuamente passa tra le fronde della vita

    a portare frescura e novità.

    Fa’ che la nostra sonnolenza

    non ci divenga giaciglio di morte

    e – caso mai – dacci tu un calcio

    per star desti

    e ripartire sempre».
    _____________________________________
    di don Luca Baraldi (Da "Notizie"- 31.07.2022)
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