Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronaca della Diocesi di Carpi - Anno 2022

  1. #11
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    Omelia del Vescovo i alla candidatura al diaconato e presbiterato di Stefano Simeoni

    OMELIA DI MONS. CASTELLUCCI ALLA CANDIDATURA AL DIACONATO E PRESBITERATO DI STEFANO SIMEONI

    BATTESIMO DEL SIGNORE (anno C) – Duomo di Carpi – 08.01.2022

    (– Is 40,1-5.9-11; Sal 103; Tt 2,11-14; 3,4-7; Lc 3,15-16.21-22 –)

    Le immagini della liturgia di oggi sono solenni. Isaia parla della “gloria del Signore” che “si rivelerà a tutti gli uomini”. E Paolo, a Tito, scrive: “è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini”. Ma dove “si rivela” questa gloria? Dove “appare” questa grazia che porta salvezza? Non certamente là dove ci aspetteremmo: in una grande città, magari dentro a un palazzo o in un tempio. Dio ci depista, mostrando la sua gloria in un deserto. Il deserto a cui pensava Isaia è quello che separava Babilonia da Gerusalemme; un deserto che deve essere appianato, perché il Signore sta per tornare in patria insieme al popolo esiliato. Torna da vincitore, certo, ma non da guerriero o da condottiero; torna da pastore. A sorpresa, Isaia per immaginare il ritorno dall’esilio, con Dio alla testa del popolo, sfodera il linguaggio della tenerezza e non quello della potenza: “come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri”. Non siamo abituati a questa delicatezza nell’Antico Testamento. Isaia anticipa le parabole di Gesù sul pastore che va in cerca dell’unica pecora smarrita e anticipa, soprattutto, l’identificazione di Gesù con il pastore buono. Il pastore d’Israele, che percorre il deserto, non costringe tutto il gregge allo stesso passo, ma si adatta alle capacità di ciascuno: le pecore che possono camminare con le loro gambe, le lascia andare; gli agnellini, che non camminano, li porta in braccio e le pecore madri, che non possono allontanarsi dagli agnellini, le conduce dolcemente al suo fianco. Non è certo quella manifestazione della “gloria” di Dio che ci saremmo aspettati.

    Il Vangelo ci conduce in un altro deserto, quello di Giuda, dove scorre il fiume Giordano e dove Gesù si mette in fila con i peccatori, con noi. Proprio lì “il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo”; proprio lì il Padre proclama il suo “compiacimento” nel Figlio. Ecco dove è apparsa la bontà di Dio, dove si è manifestata la sua gloria: nel Giordano. E Dio ci spiazza di nuovo. Il punto geografico in cui Gesù si fa battezzare è tutt’altro che un luogo maestoso, anzi è altamente sconsigliato per rivelare la grandezza di Dio. Gesù è battezzato nel punto più basso della terra abitata, in un corso d’acqua fangosa che scorre oggi nella linea di confine tra Israele e la Giordania, in un sito dal clima umido, insopportabile. In quel deserto, in quell’afa, in quell’acqua sporca si immerge il Figlio di Dio. E viene riconosciuto ufficialmente dal Padre proprio lì, non quando compie grandi miracoli o quando vive esperienze mistiche, ma quando si cala nella fessura più bassa del pianeta, quando entra nel ruscello torbido: lì, nel deserto, nell’umile gesto di immergersi, nella condivisione della nostra bassezza, lì il Padre si compiace di lui, lo proclama Figlio.

    Caro Stefano, presentando la tua candidatura al diaconato e al presbiterato, nella nostra diocesi, tu dichiari il desiderio di spendere la tua vita per annunciare, celebrare e testimoniare questo Dio che si manifesta nel deserto. Sai bene che non ti aspettano glorie umane, riconoscimenti ammirati e fans club; conosci la fatica e la gioia di seguire un Signore così, un pastore che si adatta al passo di ciascuno e un figlio che si immerge nelle nostre ferite. Sai bene che la gloria del Signore non ha nulla da spartire con le glorie umane. Ma sai anche – e per questo ti affidi alla Chiesa – che vale la pena di scommettere su un Dio così, di affidargli i talenti che lui stesso ti ha dato, di spandere la bellezza della fede in lui, di lanciarti nell’avventura di un ministero che riserva, insieme alle difficoltà di ogni vocazione, delle sorprese belle, più di quanto si possa pensare. Ti accompagniamo, perché il tuo cammino possa proseguire senza pensare troppo a te stesso, ma puntando, come ha fatto Gesù sulla condivisione, sulla vita che diventa dono per altri.
    __________________
    FONTE: sito diocesano
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  2. #12
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    Ricostruzione, riapre la chiesa di Budrione di Carpi

    Un evento che riempie di soddisfazione

    SONO TERMINATI I LAVORI DI RESTAURO DELLA CHIESA DI BUDRIONE DI CARPI, INTITOLATA ALLA CONVERSIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO, A SEGUITO DEL SISMA DEL 2012, E LA SOLENNE RIAPERTURA AL CULTO SARÀ PRESIEDUTA SABATO 22 GENNAIO, ALLE 16, DAL VESCOVO ERIO CASTELLUCCI.

    Nel frattempo, però, ottenute tutte le autorizzazion del caso, è stato possibile offrire, per così dire, un’anteprima ai parrocchiani con la Messa della Notte di Natale, lo scorso 24 dicembre alle ore 22.30, la prima celebrazione in chiesa dopo nove anni e mezzo dal terremoto. La toccante liturgia è stata celebrata dal parroco, don Anand Nikarthil, coadiuvato dal Can. don Carlo Gasperi, alla presenza della comunità, nella gioia piena del Natale, che ha portato con sé, insieme alla nascita del Salvatore, la rinascita di questo luogo sacro.

    “C’è naturalmente entusiasmo per l’evento tanto atteso della riapertura – afferma don Anand -, finalmente la parrocchia si ritrova unita intorno all’altare nella chiesa che ha accompagnato la vita della gente di Budrione, dai battesimi ai matrimoni, i momenti lieti e quelli dolorosi. L’importanza di questa riapertura poi si estende all’Unità pastorale che oggi formata da Budrione, Migliarina e Fossoli, poiché la chiesa della Conversione di San Paolo è la prima a riaprire dopo il restauro post terremoto”.

    L’appuntamento è dunque per il prossimo 22 gennaio, alla celebrazione a cui sono stati invitati, oltre che i sacerdoti diocesani in rappresentanza della Chiesa di Carpi, anche le autorità civili che in vario modo hanno contribuito al recupero della chiesa.
    ___________________
    Dal sito della Diocesi
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  3. #13
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    News diocesane

    Diocesi di Carpi comunicato n° 03 del 12 gennaio 2022

    CAMMINO SINODALE: IN ASCOLTO DI TESTIMONI ECCEZIONALI DELLA CHIESA DI CARPI. CON IL VESCOVO CASTELLUCCI LE CELEBRAZIONI

    PER DON FRANCESCO VENTURELLI E DON ZENO DI NOMADELFIA

    DOMENICA 16 E DOMENICA 23 GENNAIO ALLE ORE 18 IN CATTEDRALE A CARPI IL VESCOVO ERIO CASTELLUCCI PRESIEDERÀ LE CELEBRAZIONI EUCARISTICHE NELLA RICORRENZA DI IMPORTANTI ANNIVERSARI COLLEGATI ALLA VITA DI DUE SACERDOTI CARPIGIANI, don Francesco Venturelli e don Zeno (Saltini) di Nomadelfia. Sarà l’occasione per mettersi “in ascolto”, all’interno del cammino sinodale, dei testimoni della Chiesa di Carpi per cogliere insegnamenti, coraggio e profezia dalle scelte che hanno compiuto. Scriveva il vescovo Erio nella sua prima lettera pastorale al popolo di Dio della Chiesa di Carpi “E camminava con loro”: “I santi proclamati hanno la funzione di estrarre dal nostro cuore le forze più sane; sono come la punta dell’iceberg, che emerge solo per un decimo rispetto alla sua massa; per ogni santo riconosciuto, ce ne sono moltissimi sommersi. La Chiesa di Carpi è una terra di testimoni eccezionali. Ne ricordo alcuni… che ci invitano a dare ossigeno alle nostre risorse migliori”. Tra i testimoni citati dal Vescovo ci sono anche don Francesco Venturelli e don Zeno Saltini, presentati con alcune brevi sottolineature.

    “La splendida figura di don Francesco Venturelli (1888-1946), parroco di Fossoli e quindi impegnato nell’assistenza al campo di concentramento, medaglia d’oro al valor civile, ucciso da uno sconosciuto”, sarà ricordata domenica 16 gennaio nel 76° anniversario del martirio.

    “Il Servo di Dio don Zeno Saltini (1900-1981), nato a Fossoli, geniale fondatore della Comunità di Nomadelfia, uomo e sacerdote di eccezionale energia ed impeto, fa capire che il Signore non fa certo mancare profeti tra il suo popolo”. Domenica 23 gennaio si ricordano due anniversari legati alla vita di don Zeno: il 60° della “seconda prima messa” che lui volle proprio celebrare nel giorno della fondazione di Nomadelfia il 22 gennaio 1933.

    La celebrazione eucaristica di domenica 23 gennaio alle ore 18 sarà trasmessa in diretta streaming su canale YouTube NotizieCarpi

    (Fonte: sito della diocesi)
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  4. #14
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    Un cammino quanto mai necessario

    ECUMENISMO

    Veglia a conclusione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

    RIFLESSIONI SULLA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI (18-25 GENNAIO).

    Quest’anno non si terrà il tradizionale incontro ecumenico all’interno della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani (SPUC), già previsto per il 23 gennaio. Il periodo contrassegnato dalla pandemia che presenta dati, ancora, purtroppo drammatici, ci ha suggerito di rimandare alla primavera – a maggio - l’incontro. Per la prima volta, a Carpi, la nostra diocesi e quella di Modena, guidate dallo stesso Pastore, don Erio, avrebbero pregato insieme, nello stesso luogo, nella stessa celebrazione con i rappresentanti delle diverse Chiese sorelle presenti nel territorio, con il sostegno del Consiglio delle Chiese Cristiane della provincia di Modena. Lo spostamento si è reso, dunque, inevitabile, ma con la consapevolezza che il periodo che ci separa dalla data successiva, potrà essere utilizzato per incontri di conoscenza, dialogo e confronto così da rendere proficuo e vivo il cammino sinodale. Per questo invito a prendere in considerazione il VII nucleo tematico “Dialogare con le altre confessioni cristiane” dei dieci suggeriti dal Vademecum diocesano per il cammino sinodale. Se nell’emisfero nord del mondo la Settimana, voluta nel 1908 da Paul Wattson, reverendo episcopaliano, si svolge tra due date simbolicamente importanti il 18 gennaio - memoria della cattedra di San Pietro - e il 25 -cosiddetta “conversione” di San Paolo nell’emisfero sud l’Ottavario viene organizzato in prossimità della Pentecoste con la ricchezza di significati che si possono immaginare; dunque, non saremo soli a pregare, in quel periodo!
    Una breve riflessione, comunque, sul tema proposto quest’anno e sull’Ecumenismo, più in generale. I materiali sono stati elaborati dal Consiglio delle Chiese del Medio Oriente - su “Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo” (Mt 2,2). Ma, come sta l’Ecumenismo? Vi sono segnali contraddittori, se non inquietanti in Europa: fra Mosca e Costantinopoli, la “Terza Roma” e il Patriarcato ecumenico, è riemersa con prepotenza la crisi legata alla situazione ucraina, le cui radici affondano nel 2019 con il riconoscimento, da parte di Bartolomeo I, patriarca ecumenico, dell’autocefalia ucraina che potrebbe portare ad una vera rottura. Chi ricorda la stesura e l’approvazione della “Charta Oecumenica” a vent’anni di distanza, le Assemblee di Basilea, Graz e Sibiu? Si sta verificando “un cambio d’epoca” come ricorda spesso papa Francesco per cui occorrono linguaggi nuovi soprattutto per cercare di coinvolgere le giovani generazioni che sono, però, assenti o poco interessate
    non solo al movimento ecumenico. Il SAE (Segretariato Attività Ecumeniche) ha fornito un segnale interessante poiché ha eletto alla presidenza la giovane valdese Erica Sfredda, veronese ora trasferitasi a Torino, prima protestante a ricoprire tale carica, per la quale “essere ecumenici non è un di più, un fiore all’occhiello che alcuni vogliono e a cui altri possono rinunciare” ed ancora “la contaminazione è una grazia, perché la diversità e la differenza sono una ricchezza inestimabile, un dono prezioso che ci arricchisce spiritualmente, ma anche esistenzialmente”. Facciamo, dunque, nostro il titolo del pellegrinaggio ecumenico che a fine ottobre, proveniente dalla Germania, è stato ricevuto dal Papa: “Besser Zusammen” (Meglio insieme). Una strada obbligata, se si vuole risultare credibili agli occhi di un mondo sempre più smarrito e frammentato.
    La SPUC è ormai un appuntamento annuale, tradizionale, ben celebrata, partecipata, ma se rimane isolata, come evento unico - o quasi - dà l’idea di un’occasione non pienamente sfruttata. E si può essere d’accordo, allora, con il pastore Negro quando scriveva: “Per una volta all’anno, diventiamo tutti fratelli e sorelle, riscopriamo la nostra vocazione all’unità. Nel resto dell’anno, fondamentalmente, ogni chiesa continua a farsi i fatti suoi”. E allora, cosa ci suggerisce il versetto di Matteo scelto quest’anno: “In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo”? I Magi che provengono dall’oriente offrono i loro doni a Gesù, Figlio di Dio, fatto uomo per noi, e si uniscono agli abitanti di Betlemme in un’unica lode. È commovente la preghiera della Chiesa Ortodossa che cerca di tradurre in parole lo stupore della notte di Natale: “Che cosa ti offriremo, o Cristo? Tu per noi sei apparso uomo sulla terra. Ciascuna delle creature da Te create ti offre la sua riconoscenza: gli angeli l’inno, i cieli e la stella, i magi i doni, i pastori lo stupore, la terra la grotta, il deserto la mangiatoia; ma noi una Madre Vergine!”. Brunetta Salvarani Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso

    Copyright (c)2022 Notizie, Edition 16/1/2022Powered by TECNAVIA

    (Fonte: settimanale diocesano "Notizie" del 16.01.2022)
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  5. #15
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    La Comunità di Budrione - Migliarina in festa

    SOLENNE RIAPERTURA DELLA CHIESA DI BUDRIONE DI CARPI



    SABATO 22 GENNAIO ALLE ORE 15 LA PRESENTAZIONE DEI LAVORI DI RESTAURO POST SISMA E ALLE ORE 16,00 LA S. M ESSA PRESIEDUTA DAL VESCOVO DI CARPI E ARCIVESCOVO DI MODENA-NONANTOLA MONS. ERIO CASTELLUCCI.

    Sabato 22 gennaio alle ore 16 sarà celebrata la Santa Messa solenne, presieduta dal vescovo Erio Castellucci, per la riapertura al culto della chiesa parrocchiale di Budrione di Carpi, dedicata alla Conversione di San Paolo, restaurata a seguito degli eventi sismici del 2012. Si tratta di un momento particolarmente atteso e ben preparato da tutta la comunità di Budrione che ritrova la sua chiesa dopo quasi dieci anni dal sisma del maggio 2012.

    Il programma

    L’appuntamento è per sabato 22 gennaio quando alle ore 15, si terrà un’illustrazione storico-artistica della chiesa e una presentazione dei lavori di restauro post sisma eseguiti, con gli interventi di Andrea Beltrami, direttore del Museo Diocesano, Luca Verrini, storico dell’arte e dell’architetto Mauro Pifferi, progettista del restauro post sisma. Alle ore 16 la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo Erio Castellucci alla presenza delle Autorità civili e di quanti hanno contribuito a vario titolo al recupero della chiesa. Al termine il Coro Parrocchiale si esibirà in alcuni canti per festeggiare l’evento.

    L’accesso all’interno della chiesa parrocchiale di Budrione sarà contingentato nel rispetto delle norme anti covid-19 previste per le celebrazioni eucaristiche.

    Il recupero post-sisma 2012
    “Diversi sono stati gli interventi realizzati: da quelli per riparare i danni diffusi alla chiesa (lesionata dalla facciata alle volte, con crolli in copertura), al campanile, alla canonica e all’abitazione, a quelli di consolidamento delle murature. Inoltre – afferma l’architetto Sandra Losi, direttrice dell’ufficio diocesano per il patrimonio immobiliare – sono stati inseriti elementi di rinforzo e di presidio utili a contrastare il rischio di ribaltamento verso l’esterno delle pareti. A completamento sono stati eseguiti interventi di ripristino dei danni degli elementi in stucco e altri interventi di finitura parietale, fra cui il tinteggio di tutto l’esterno. Infine sono state realizzate opere per rendere di nuovo fruibile e accessibile, secondo la normativa vigente, anche a persone diversamente abili i locali della chiesa e degli spazi utilizzati per attività parrocchiali. Nell’arco di qualche mese sarà riposizionato in chiesa anche l’organo (posto qui dal 1898), il cui restauro è ancora in corso”.

    I costi della ricostruzione
    “Per la prima volta – continua l’architetto Losi – gli interventi di ricostruzione del patrimonio di proprietà di enti ecclesiastici e/o religiosi danneggiati da eventi sismici godono di finanziamento pubblico in quanto essi rivestono funzione pubblica. Il contributo ricostruzione riconosciuto comprende gli importi delle opere di riparazione, le spese tecniche, i costi di gestione tecnico-amministrativa e gli oneri fiscali. Per il complesso di Budrione, ad oggi il quadro economico complessivo ammonta a euro 1.105.429,99. Nei prossimi mesi si concluderà l’ultima fase della rendicontazione economica, che attende ancora la conclusione del restauro dell’organo. La prospettiva attuale del quadro economico conferma che i costi dell’intervento rientrano correttamente negli importi che la Regione (Agenzia Ricostruzione) aveva programmato e assegnato”.

    Tecnici e imprese
    I lavori sono stati iniziati con la responsabilità del RUP ing. Marco Soglia e si sono conclusi con il controllo del neo costituto Ufficio diocesano per il Patrimonio immobiliare. La fase progettuale avviata nel dicembre 2017 si è conclusa nel novembre 2018 con il rilascio dell’autorizzazione della Soprintendenza, dell’autorizzazione sismica del Servizio Geologico Simico e dei Suoli della Regione Emilia-Romagna e dell’attestazione di congruità alla spesa da parte dell’Agenzia Ricostruzione -Regione Emilia-Romagna.
    __________________
    Fonte: sito della Diocesi
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  6. #16
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    In ricordo di Don Zeno

    Cattedrale di Carpi - 23 gennaio 2022

    CELEBRAZIONE IN RICORDO DEL 60.MO DELLA “SECONDA PRIMA MESSA” DI DON ZENO SALTINI

    INCISIVA E TOCCANTE OMELIA DELL’ARCIVESCOVO ERIO. IN APERTURA IL SALUTO ED UNA EFFICACE CONTESTUALIZZAZIONE DEL SIGNIFICATIVO EVENTO DA PARTE DEL VICARIO GENERALE MONS. GILDO MANICARDI.
    A COCLUSIONE DELLA CELEBRAZIONE IL GRATO E COMMOSSO SALUTO ALLA CHIESA DI CARPI A CURA DEL PRESiDENTE DI NOMADELFIA.

    “Siamo stati dei lazzaroni! Noi siamo dei falliti! Siamo stati dei delinquenti!”. A qualcuno, a chi l’ha conosciuto, sembrerà di sentire la voce stessa di don Zeno. Questa è una sola delle tante denunce, pronunciate con foga e quasi gridate in un’omelia del 1974. Parole forti, con le quali il fondatore di Nomadelfia marcava un’intera generazione, la sua, colpevole di avere provocato guerre e distruzioni. Ma sono parole che valgono anche per noi, per tutti, in ogni epoca.
    Non sono parole al vento, perché provengono dalla bocca di uno che si è guadagnato sul campo una credibilità evangelica. Ricordare la figura di don Zeno nella domenica della parola di Dio, voluta da papa Francesco, assume un fascino speciale: ci rimanda ad una parola che diventa vita, che si incarna nei gesti, che si fa denuncia vibrante perché nasce da un cuore infatuato del Vangelo, innamorato di Gesù di Nazareth.
    E proprio la sinagoga di Nazareth, secondo il Vangelo di Luca, è il luogo dal quale prende avvio la predicazione di Gesù. Nella liturgia della parola che ogni sabato si celebrava – e si celebra – nelle sinagoghe, tutti gli uomini adulti potevano prendere in mano un rotolo delle Scritture ebraiche, leggerlo e commentarlo. Tanti altri, dunque, prima di Gesù, avevano compiuto gli stessi gesti: leggere la parola scritta e proporre un’interpretazione orale. Queste due dimensioni della parola, mediate dalla pergamena e dalla voce, non richiedevano doti speciali. Quello che resta unico, letteralmente inaudito, è ciò che segue: Gesù dice che la Scrittura appena letta “oggi si è compiuta”. Dice ai concittadini che quella parola non è rimasta incisa sulla carta e nemmeno si è accontentata di trasferirsi dalla sua bocca alle loro orecchie; dice che quella parola si è resa carne in lui. Anche l’evangelista Giovanni lo dirà, alla sua maniera, all’inizio del Vangelo: “il Verbo si è fatto carne”. Nessun altro può dirlo. Io posso leggere o pronunciare una parola, la posso scrivere, ma non posso dire che “sono” la parola. L’identità tra parola scritta, detta e vissuta è una prerogativa di Gesù. In lui non c’è distanza tra ciò che è scritto, ciò che dice e ciò che fa.
    In noi, invece, questa distanza rimane. Noi leggiamo la parola di Dio scritta, la predichiamo, proviamo a spiegarla, ma non la incarneremo mai perfettamente. Nemmeno i santi ci riescono: si avvicinano, arrivano molto in alto, ma resta sempre uno spazio di conversione; la distanza tra la parola di Dio e la mia vita – distanza che si chiama peccato – resta sempre. Da questo punto di vista ha ragione don Zeno: “siamo dei falliti”. Eppure, la stessa parola di Dio ci assicura che il Signore ci ama ugualmente, perché lui ama anche i lazzaroni, i falliti, i delinquenti. È venuto per loro, per noi. Quella parola che Gesù dice compiuta “oggi” non è una parola qualsiasi; è tratta dal libro di Isaia, in un passo riguardante il profeta che Gesù applica a sé stesso. Lì proclama che il dono dello Spirito gli dà un’energia incredibile, per portare ai poveri il lieto annuncio, ai prigionieri la liberazione, ai ciechi la vista, agli oppressi la libertà. Questo è il programma di Gesù, al quale resterà fedele letteralmente. Davvero in lui la parola non resta sulla carta ma diventa carne. Proprio perché va in cerca della carne fragile, provata, scartata (gli “scartini” di cui parlava don Zeno); Gesù dà carne alla parola. Se si fosse comportato da grande saggio – ce n’erano tanti nel mondo antico – chiuso dentro a quattro mura, dando vita magari ad una scuola, istruendo dei discepoli con pillole di saggezza e ragionamenti elevati, e non si fosse portato sulla strada, non avesse incontrato poveri, prigionieri, ciechi e oppressi di ogni sorta, non avrebbe dato carne a questa parola. Più la parola in noi si fa carne, più ci rende prossimo alla carne dei fratelli e delle sorelle, cioè alle loro fragilità.
    Nella prima Messa celebrata proprio in Cattedrale a Carpi, 91 anni fa, don Zeno presentò un giovane che aveva preso con sé, appena uscito dal carcere. Quel prete novello era venuto per proclamare la libertà ai prigionieri. Si circonderà poi di ragazzi che vivevano tante forme di disagio, portando così il lieto annuncio ai poveri. Busserà alle porte delle autorità, nella Chiesa e nello Stato – trovandole spesso purtroppo chiuse – per cercare di ridare ai ciechi la vista, per evitare che nascondessero la testa sotto la sabbia. Vivrà e predicherà una grande libertà interiore, che lo renderà indigesto a tanti, come accade sempre ai profeti; ma in questo modo darà il proprio contributo per portare agli oppressi la libertà. Non ha eguagliato Gesù – cosa impossibile – ma si è avvicinato molto a lui nell’identificazione tra parola e vita. Don Zeno è stato una specie di Vangelo ambulante. Non pretendeva di tradurre in realtà “tutto” il Vangelo – del resto San Paolo ci ha appena detto ciascuno di noi è solo una delle membra del corpo di Cristo – ma sentiva di dover interpretarne fino in fondo la radicalità. Don Zeno è un dono che va donato, specialmente agli ultimi, i destinatari della missione di Gesù.

    + Erio Castellucci
    _____________________________
    S. Messa di carattere solo prelatizio (come peraltro avvenuto anche nella precedente domenica nel memoriale di Don Venturelli), avendo il Vescovo omesso pastorale, mitria (e pallio).

    FONTE: sito della Diocesi
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  7. #17
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    Importante incontro formativo

    INIZIATIVA DEL SETTORE CATECHESI ALLE PERSONE DISABILI

    Giovedì 27 gennaio, alle 21, in diretta sul canale YouTube Notizie Carpi, incontro con il pedagogista Roberto Franchini, organizzato dal Settore catechesi alle persone disabili dell’Ufficio Catechistico Diocesano

    Sul tema “LA QUALITÀ E LA CURA DELLA VITA SPIRITUALE DELLE PERSONE CON DISABILITÀ” INTERVERRÀ IL PROFESSOR ROBERTO FRANCHINI, PEDAGOGISTA, DOCENTE PRESSO IL DIPARTIMENTO DI PEDAGOGIA DELL’UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE.

    In diretta sul canale YouTube Notizie Carpi e sul sito www.diocesicarpi.it

    -----------------------
    Dal sito diocesano
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  8. #18
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    Buon 130° compleanno Sacro Cuore!

    IL SACRO CUORE DI CARPI FESTEGGIA IL 130° COMPLEANNO. IL PRESIDE CAVAZZUTI: “VALORIZZARE QUESTO IMPORTANTE ANNIVERSARIO SIGNIFICA FARE MEMORIA”

    di Claudio Cavazzuti - Preside dell’Istituto Sacro Cuore

    1892- 2022. Il 3 gennaio scorso, nonostante il clima vacanziero e la bufera del Covid, per la scuola Sacro Cuore è stato un giorno da non dimenticare e che non deve passare del tutto in sordina. Era in fatti il giorno del suo compleanno: più precisamente la scuola Sacro Cuore di Carpi ha compiuto 130 anni! E siccome a una certa età i compleanni si contano ogni dieci, quest’anno ricordiamo un anniversario importante che, come scuola, vorremmo festeggiare e valorizzare con il massimo coinvolgimento possibile. Del resto, non capita spesso di compiere 130 anni e, nel territorio di Carpi, il Sacro Cuore è senza ombra di dubbio tra le istituzioni scolastiche più longeve. Valorizzare questo importante anniversario signifi ca anzitutto fare memoria, e fare memoria implica la consapevolezza che qualcosa di ciò che è stato è trasmesso nella concretezza del presente, continua a pulsare anche oggi, pur tra mille cambiamenti e trasformazioni.
    Una storia che ha radici nella generosità
    Mi piace riflettere allora sul fatto che la nostra scuola nasce da un atto di generosità, sbocciato quando invece tutto sembrava stesse per finire. L’origine del nostro istituto è infatti nel “sì” che le Suore della Carità dissero alla proposta dell’allora vescovo Gherardo Araldi di aprire una scuola per bambine povere, dopo che erano state allontanate dal loro precedente servizio presso l’Ospedale di Carpi. E ciò non sarebbe stato possibile senza la generosità di donatori, che permisero dapprima l’affitto di una casa in Borgofortino e quindi l’acquisto di quella che sarebbe stata per tanti anni la sede della scuola in via Ciro Menotti. Quando tutto con l’allontanamento delle Suore della Carità sembrava indicare una fine, ecco un nuovo inizio, per una nuova finalità: un investimento della chiesa di Carpi nell’educazione delle giovani generazioni, soprattutto di quelle più povere.
    Chi conosce la storia della scuola Sacro Cuore di Carpi, che inizialmente era dedicata a San Vincenzo de’ Paoli, sa che essa è stata spesso caratterizzata da questo dinamismo, costituito da situazioni di grandi difficoltà a cui si è risposto con aperture di speranza e atti di lungimirante generosità, da parte di tutta una comunità ecclesiale. E forse è stato questo che ha permesso alla scuola di superare due guerre mondiali, situazioni di difficoltà economiche, il terremoto del 2012. Certamente è con questo spirito che affrontiamo anche la situazione attuale determinata dalla pandemia.
    Fare memoria è anche un impegno per il presente. Papa Francesco cita spesso una frase assai evocativa del compositore Gustav Malher, secondo il quale “la tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”. Ecco allora che fare memoria implica anche la necessità di non cessare di interrogarsi su cosa signifi chi essere
    scuola cattolica nel terzo decennio del terzo millennio e continuare a investire in formazione e innovazione della didattica.
    L’importanza del ringraziamento
    Valorizzare questo importante anniversario, ancora, significa anche saper ringraziare per una storia lunga e affascinante. In primis, il buon Dio, a cui chiediamo, se lo vorrà, una vita ancora più lunga per la scuola e di essere una scuola sempre più Sua. Poi per tutti quanti alla scuola hanno donato tanto, dalle suore della Carità che si sono succedute per quasi 100 anni, alle suore Oblate, che hanno accompagnato l’istituto negli ultimi decenni, a chi ha lavorato con abnegazione in situazioni non sempre ottimali, come docente o per i servizi più vari che una scuola comporta, alle famiglie, che hanno creduto nel valore di un’educazione improntata ai valori evangelici affidando all’istituto i loro figli. Tutti hanno lasciato segni che sarebbe bello portare alla luce.
    Una comunità unita
    Valorizzare questo importante anniversario, allora, può significare anche festeggiare, fare esplodere la gioia di esserci, estendendola a chiunque voglia conoscere la scuola, la sua storia, la sua realtà attuale. Fare memoria, ringraziare e festeggiare ed essere comunità. Sono queste le azioni, che vorremmo mettere in campo in quest’anno così speciale, per rendere onore a una storia che merita di essere conosciuta e per continuare in modo creativo ma coerente la missione educativa delle origini verso le nuove generazioni, che hanno bisogno di messaggi di speranza e testimoni credibili. Per realizzare questi obiettivi, una commissione di insegnanti, ex docenti e ex genitori della scuola sta lavorando ad alcune iniziative importanti (vedi box).

    BUON 130° COMPLEANNO, SACRO CUORE!
    ________________
    FONTE: Notizie 30.01.2022
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  9. #19
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    30 gennaio, Giornata mondiale malati di lebbra

    DOMENICA 30 GENNAIO, GIORNATA MONDIALE DEI MALATI DI LEBBRA

    Banchetti della solidarietà nella Diocesi di Carpi

    Domenica 30 gennaio, tornano quindi i tradizionali banchetti del “miele della solidarietà”, dove si potranno trovare anche caramelle e prodotti dalla rete del mercato equo-solidale.

    L’iniziativa, nel rispetto delle disposizioni anti covid-19, si terrà, negli orari delle Messe festive, nelle seguenti parrocchie: Mirandola, Rovereto, Sant’Antonio In Mercadello, Gavello, San Martino Spino, San Marino (presso Santuario Madonna Dei Ponticelli), Santa Croce, San Giuseppe Artigiano, San Bernardino realino, Gargallo, Quarantoli, San Francesco a Carpi, Quartirolo, Fossoli, Limidi, Sant’Agata - Cibeno, San Giacomo Roncole, Rolo.

    Nella Giornata si raccoglieranno offerte presso le parrocchie di Fossa e di Novi.
    ____________________


    E’ NATO IL GRUPPO AIFO CARPI

    Poco prima dello scorso Natale, si è costituito ufficialmente, riconosciuto da apposita delibera del CdA di Aifo, il Gruppo Aifo di Carpi, con sede presso il Centro Missionario Diocesano. Graziella Ferraresi è la referente del Gruppo, composto, oltre che da lei, da Benedetta Bussei, Patrizia Piccagliani, Anna Rosa Molinari, Sandra Valentini e don Antonio Dotti.

    “In questi anni difficili, travolti dalla pandemia – così si legge nella comunicazione del CdA di Aifo – la vostra scelta di costituirvi in gruppo locale rappresenta una luce di speranza! Vi ringraziamo dunque di cuore e vi accogliamo a pieno titolo nell’Associazione che, da 60 anni, si impegna per promuovere la salute di tutti, a partire dagli ultimi”. Da parte sua il Centro Missionario di Carpi ha sempre sostenuto gli Amici di Raoul Follereau, sia impegnandosi ad organizzare le iniziative nella Giornata mondiale dei malati di lebbra, sia sostenendo attività di divulgazione e di sensibilizzazione.

    (Fonte: sito della Diocesi)
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  10. #20
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    Giornata nazionale per la VITA - Domenica 6 febbraio.

    Insieme c’è sempre una alternativa

    Testimonianze di accoglienza e di servizio dal Cav Mamma Nina di Carpi

    Ciascuno ha bisogno che qualcun altro si prenda cura di lui, che custodisca la sua vita dal male, dal bisogno, dalla solitudine, dalla disperazione. (…) La risposta che ogni vita fragile silenziosamente sollecita è quella della custodia. Come comunità cristiana facciamo continuamente l’esperienza che quando una persona è accolta, accompagnata, sostenuta, incoraggiata, ogni problema può essere superato o comunque fronteggiato con coraggio e speranza”. Queste parole, tratte dal messaggio della Conferenza Episcopale Italiana per la 44ª Giornata nazionale per la vita, che ricorre domenica 6 febbraio, hanno trovato conferma, dal 2011 ad oggi, nel servizio svolto dal Centro di Aiuto alla Vita (Cav) Mamma Nina di Carpi a sostegno della maternità diffi cile. Basterebbe qui citare la quarantina di bambini aiutati a nascere in questo decennio - di cui undici tramite altrettanti Progetti Gemma gestiti a livello nazionale dalla Fondazione Vita Nova, mentre alle altre situazioni è stato possibile provvedere con risorse proprie del Cav stesso -, e le oltre 150 mamme sostenute attraverso i beni per la prima infanzia distribuiti dal magazzino in via De Sanctis. Ma al di là dei numeri e dei contributi erogati, è stato nel coltivare una rete sempre più profonda di relazioni che il Cav, grazie alla collaborazione di numerosi benefattori, è riuscito a trovare un’apertura alla speranza per tante situazioni. Lo dimostrano gli attestati di riconoscenza espressi in vari modi dalle donne che, di fronte ad una gravidanza inaspettata, hanno chiesto un aiuto e si sono sentite accolte loro stesse, prima ancora di decidere di accogliere l’arrivo di una nuova vita.
    Il grazie di una mamma: “siete la mia famiglia”
    Fra i messaggi ricevuti più di recente, quello di una mamma che, rivoltasi al Cav circa tre anni fa, quando aveva scoperto di essere incinta, è stata accompagnata non solo fino alla nascita del figlio ma tuttora trova nelle volontarie un punto di riferimento per il proprio cammino. Come scrive lei stessa, “queste signore fanno ora parte della mia famiglia perché è solo da loro che ho ricevuto la mano di cui avevo bisogno disperatamente. Mi hanno accolta, tranquillizzata, consolata e fatto sentire che non sono sola e che sono disponibili in ogni momento. Dedicano il loro tempo per noi ed io personalmente lo ritengo un fatto d’amore famigliare”. Le preoccupazioni per quanto serviva a livello economico per il piccolo che stava per venire alla luce sono così svanite. Un sostegno anche ed in particolare emotivo, prosegue la mamma, che le ha dato le forze per andare avanti e riprendere la sua vita. “Ho avuto fede in queste persone e non mi hanno delusa anzi sono state del tutto oneste sin dal primo giorno e non saprei davvero come ringraziarle. Prego solo per loro, una ricompensa da Dio sarebbe la migliore. Vorrei che sappiano che sono di molto aiuto e che continuino così... magari potrei esserlo anch’io in futuro. Carissime - così conclude la mamma - siete sempre nel mio cuore”.
    Quell’ascolto che non giudica ma rispetta la libertà
    E’ stata tra le fondatrici del Cav Mirca Viola, già infermiera all’ospedale di Carpi, nel gruppo delle mamme che nel 2011 si riunirono intorno ad un tavolo e decisero di iniziare un servizio di accoglienza alla vita di cui la città era ancora sprovvista. “Ero allora
    volontaria all’Agape di Mamma Nina - racconta - e, coinvolta dalle prime promotrici dell’iniziativa, mi venne naturale decidere di dedicarmi all’impegno per promuovere la vita na- scente in sintonia proprio con il carisma di Mamma Nina”. Tanti i progetti e le situazioni incontrate in questo decennio da Mirca insieme al Cav - ricorda, ad esempio, l’aiuto offerto nel 2012, con il contributo di un istituto bancario, ad una decina di mamme colpite dalle conseguenze del terremoto -, ma ciò che ha fatto e fa da filo conduttore del suo servizio è da sempre l’ascolto. Una sensibilità maturata dal punto di vista professionale prima nell’area materno-infantile poi in ostetricia e ginecologia, sempre a contatto con la realtà femminile. “Le donne che si rivolgono al Cav portano nel cuore un tormento, un dubbio e, chiedendo di essere ascoltate, desiderano incontrare qualcuno che dia loro un’alternativa, che le aiuti a trovare un modo per non rinunciare alla maternità - afferma Mirca -. E’ un tipo di servizio che richiede di imparare a non giudicare e a rispettare la libertà della persona che si ha davanti, anche quando magari la decisione finale della donna non è quella che avremmo sperato. Senza imporre alcuna appartenenza religiosa, anzi tenendo aperta la porta a quante, dopo aver deciso di interrompere la gravidanza, eventualmente chiedono di poterci incontrare, di essere loro vicine comunque”.
    Dalla sofferenza e dal dolore nascono germogli di speranza, ne è convinta Mirca, che ha visto fiorire una rete bellissima di amicizie, la generosità di tanti che ancora investono nella vita, l’intervento puntuale della Divina Provvidenza quando ci si abbandona con fiducia come faceva Mamma Nina. “Entrare nella vita di queste donne e famiglie, talvolta anche nelle loro case, in punta di piedi, stare loro vicina, adoperarmi perché l’aiuto promesso dal Cav si faccia concreto, è qualcosa che tocca nel profondo la mia umanità, è quasi un privilegio - sottolinea la volontaria -. Uno degli aspetti più belli di questo servizio, poi, è stato vedere alcune mamme, già accompagnate dal Cav, rendersi disponibili al nostro fianco per iniziative di solidarietà come, ad esempio, ‘In farmacia per i bambini’ in occasione della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia. Come loro sono state accolte - conclude Mirca - così desiderano che anche altre mamme non si sentano sole. Il bene seminato, infatti, non può che produrre altro bene”.

    Le fondatrici e le volontarie del Centro di Aiuto alla Vita Mamma Nina in occasione della “merenda per la vita” svoltasi nell’ottobre 2021 per festeggiare il decennale del Cav. La prima a destra è Mirca Viola, che racconta la sua esperienza in questo speciale.

    Di Virginia Panzani

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    (Fonte: settimanale diocesano Notizie del 6.02.2022)
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