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Discussione: Cronaca della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla - Anno 2022

  1. #11
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    Mons. Morandi: primo saluto alla Diocesi

    «RENDERE RAGIONE DELLA SPERANZA CHE È IN NOI»



    Carissimi fratelli e sorelle in Cristo, in queste prime parole che rivolgo a Voi come Vescovo eletto della Chiesa di Reggio Emilia – Guastalla, desidero dirvi la mia gioia unita ad una certa trepidazione per questa missione che il Signore, per mandato della Chiesa e del Santo Padre Francesco, mi ha affidato.

    La gioia nasce dalla consapevolezza che ogni ministero e servizio nella Chiesa è per il bene dei fratelli e delle sorelle a cui si è inviati e sono grato al Signore di poter spendere la mia vita e i doni che il Signore mi ha dato per voi e insieme a voi!
    La gioia è il primo sentimento profondo che più si è impresso nel mio cuore nell’istante in cui mi è stata comunicata la nomina, anche perché la Diocesi di Reggio Emilia Guastalla non mi è proprio così estranea, anzi!

    Gli anni di studio in preparazione al presbiterato, seguiti da quelli di insegnamento presso lo Studio Teologico Interdiocesano, mi hanno dato la possibilità di conoscere tanti futuri presbiteri, a cui assicuro sin d’ora che non farò supplementi di esami, inoltre anche numerosi laici e religiosi, in occasione di corsi biblici e di catechesi nelle comunità parrocchiali e religiose in cui sono stato invitato.

    Una frequentazione passata che in questo momento ha fatto riemergere tanti ricordi e volti di presbiteri, religiosi e laici di Reggio Emilia a cui sono grato per la loro testimonianza di fede e il dono della loro amicizia sincera.

    Desidero dire la mia gratitudine al Vescovo Massimo, mio predecessore che in questi anni ha guidato con sapienza e generosità la Chiesa di Reggio Emilia- Guastalla; inoltre un saluto cordiale e riconoscente al Vescovo emerito Adriano Caprioli, che anni fa ebbe il coraggio di chiamarmi a predicare gli esercizi spirituali al Clero di Reggio.

    Non posso dimenticare il Vescovo Luciano Monari, mio paziente insegnante di Sacra Scrittura e anche consacrante alla mia ordinazione episcopale.
    Come vedete sono tanti i legami che mi uniscono alla vostra Chiesa, anzi alla nostra Chiesa!

    Se la gioia è il primo sentimento, la trepidazione è certamente il secondo, consapevole come sono dei miei limiti, ma altrettanto certo che la vostra preghiera e pazienza saranno e sono un dono prezioso per aiutarmi ad essere un pastore secondo il cuore dell’unico Buon Pastore: Gesù Cristo!

    Vorrei affidarmi alle parole dell’apostolo Pietro per orientare il nostro cammino di fede e il mio servizio episcopale. L’apostolo esorta la comunità cristiana “a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in voi” (1Pt, 3,15).

    Ritengo che questo sia una delle urgenze pastorali che la Chiesa, oggi, deve sapere assumere in tutta la sua portata e forza!
    La speranza cristiana, che non è da confondere con il semplice ottimismo, affonda le sue radici in quella fede che anima e sostiene il nostro pellegrinaggio verso la piazza d’oro della Gerusalemme celeste, fede in quel Signore risorto che ha promesso di rimanere con noi sino alla fine del mondo! (Mt 28,20).

    La certezza della Sua presenza imprime nel cuore – in modo definitivo – quel sentimento profondo di serenità e fiducia di chi sa che non è mai solo, qualunque sia la condizione in cui si trova! Egli è l’Emmanuele! Il Dio con Noi! Evangelizzare la gioia e la speranza: questo mi pare essere il dono più grande che possiamo offrire agli uomini e alle donne che incrociano il nostro cammino, qualunque sia la loro situazione e la loro condizione di vita!

    Le modalità di questo annuncio sono chiaramente espresse dall’apostolo Pietro che aggiunge: “Tutto questo sia fatto con dolcezza e rispetto e con una retta coscienza” (1Pt,3,16).
    Vorrei e desidero che il mio ministero episcopale sia al servizio di questo annuncio intriso di gioia e di speranza e, come scrive l’apostolo Paolo, essere collaboratore della vostra gioia (2 Cor 1,24).

    Grazie a Dio e all’opera di tanti fratelli e sorelle di questa Chiesa, sono tanti i segni di speranza che già illuminano il suo cammino: presbiteri, seminaristi, diaconi, religiosi/e, missionari/e e laici hanno donato e donano quotidianamente la loro vita perché possa risplendere la bellezza e il fascino di essere discepoli di Cristo. A loro la mia profonda gratitudine e riconoscenza!

    Sono numerose le iniziative formative, spirituali e caritative, presenti nella nostra Chiesa di Reggio Guastalla! Continuiamo a camminare in questa scia luminosa di fratelli e sorelle!

    Un particolare saluto ai presbiteri, primi collaboratori del ministero episcopale: grazie per quanto già fate e per la vostra generosità e disponibilità, insieme alla numerosa presenza dei diaconi permanenti! La testimonianza della fraternità presbiterale e diaconale è sempre la premessa indispensabile per l’efficacia del nostro servizio pastorale!
    Un saluto veramente cordiale alle diverse confessioni cristiane presenti nella Diocesi; la speranza è che si possa intensificare il cammino verso quell’unità che rimane uno dei doni più preziosi del Signore risorto!
    Vorrei inoltre salutare le autorità civili, politiche, militari e sanitarie a cui assicuro la mia piena collaborazione perché insieme possiamo assicurare una crescita umana e spirituale dell’intera società, soprattutto in questi tempi così gravati dalla Pandemia!

    Infine permettete un pensiero ai tanti fratelli e sorelle sofferenti, la cui speranza è messa a dura prova, a chi vive in condizione di precarietà e povertà e vede il suo presente e il suo futuro seriamente compromessi. A voi cari fratelli e sorelle vorrei dire la prossimità e la premura della nostra Chiesa che ricorda bene che, ogni volta che vi accoglie e sostiene, accoglie e serve Cristo stesso!
    “Si vorrebbe essere un balsamo per tante ferite”, così scriveva Etty Hillesum nel suo Diario, dopo aver visto da vicino e sperimentato le immani sofferenze del suo popolo. Essere un balsamo/sollievo significa anzitutto sentirsi amati e accolti incondizionatamente!

    Carissimi fratelli e sorelle, in attesa di vederci, preghiamo gli uni per gli altri, affidiamoci alla Madre di Dio, a cui è intitolata la nostra Cattedrale e che è venerata nella Basilica della Ghiara e nel Santuario della Beata Vergine della Porta a Guastalla; invochiamo la protezione dei Santi Patroni San Prospero, San Francesco d’Assisi, dei Santi martiri Crisanto e Daria e anche del Beato Rolando Rivi!

    Tutti benedico nel Signore Gesù.

    + Giacomo Morandi
    Arcivescovo – Vescovo eletto
    di Reggio Emilia-Guastalla

    Roma 9 gennaio 2022
    _________________
    Dal sito diocesano, che riprende il testo da La Libertà n. 01
    10 gennaio 2022
    Virtus ex Alto

  2. #12
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    Omaggio del Card.Ruini a Mons. Camisasca

    Massimo Camisasca, educatore aperto al mondo e dedito alla Chiesa

    Lo scritto del cardinale Ruini per festeggiare i 75 anni del vescovo di Reggio Emilia: «Fede e cultura costituiscono il filo conduttore della sua esistenza. Non rimarrà disoccupato»



    SI PUBBLICA RIPRENDENDO DAL SETTIMANALE "TEMPI" IL CONTRIBUTO FIRMATO DAL CARDINALE CAMILLO RUINI PER IL VOLUME DILEXIT ECCLESIAM. SERVITORE DELLA COMUNIONE. SCRITTI IN ONORE DI MONS. MASSIMO CAMISASCA IN OCCASIONE DEL SUO 75° GENETLIACO (MARCIANUM PRESS, 564 PAGINE), RACCOLTA DI “AUGURI” CHE PERSONALITÀ DI TUTTI I CAMPI, DALLA CHIESA ALLA POLITICA FINO ALLO SPORT, HANNO VOLUTO RIVOLGERE AL VESCOVO DI REGGIO EMILIA-GUASTALLA E FONDATORE DELLA FRATERNITÀ SAN CARLO.

    * * *
    Conosco monsignor Massimo Camisasca da almeno 35 anni, da quando, nel 1986, sono diventato segretario della Cei, e forse da qualche anno prima, cioè dalla preparazione del Convegno di Loreto. Ben presto la nostra conoscenza è diventata amicizia, nutrita anzitutto dalla comune passione per la Chiesa, che si concretizzava nella piena adesione e sostegno al pontificato di Giovanni Paolo II. Don Camisasca veniva spesso a parlarmi: dopo un giro di orizzonti dal quale emergeva una forte sintonia affrontavamo problemi talvolta delicati, alla ricerca di soluzioni praticabili. Così la fiducia reciproca, presente fin dall’inizio, è diventata sempre più grande.
    Nominato vicario del Papa per la diocesi di Roma, la mia amicizia e stima per lui si è colorata di gratitudine: come fondatore e superiore della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo monsignor Camisasca ha destinato infatti alla diocesi di Roma non pochi giovani sacerdoti, ottimi sotto ogni profilo. Varie volte sono stato invitato alla sede della Fraternità, per celebrare la Messa o per una piccola conferenza, ricavandone un’impressione molto positiva.
    Quando, nel 2008, sono diventato emerito i nostri rapporti non si sono affievoliti. Ricordo in particolare la presentazione di uno dei suoi numerosi libri, fatta da me e dal giornalista Aldo Cazzullo, nostro comune amico. La decisione di Benedetto XVI di nominare Massimo Camisasca vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, mia diocesi di origine, è stata quindi per me una grande gioia. Il 16 dicembre 2012 ho partecipato alla sua presa di possesso della diocesi, nella cattedrale di Reggio. In seguito e tuttora ci incontriamo abbastanza spesso, in occasione delle sue venute a Roma.
    Quali sono gli aspetti della persona e dell’opera di monsignor Camisasca che in questi lunghi anni mi hanno maggiormente colpito? Direi anzitutto l’amore e la dedizione alla Chiesa. Dagli inizi della nostra conoscenza a oggi molte cose, nella Chiesa, sono cambiate, alcune situazioni si sono quasi capovolte: chi avesse fondato la propria appartenenza su l’una o l’altra preferenza particolare difficilmente avrebbe potuto mantenere costante l’intensità della propria adesione. A Camisasca questo non è accaduto. Il giovane sacerdote dei primi anni e il vescovo di oggi sono animati dalla medesima sollecitudine per la comunione ecclesiale, messa all’opera nelle piccole e nelle grandi occasioni. La formazione ricevuta alla scuola di don Giussani e all’interno di Comunione e Liberazione è stata per lui decisiva. Non lo ha vincolato a un’ottica parziale, lo ha invece orientato e sostenuto nel servizio alla Chiesa nella sua totalità.
    Massimo Camisasca è dunque un uomo di Chiesa ma proprio così è un uomo aperto al mondo, partecipe degli avvenimenti sociali, culturali, politici, economici, sempre a partire da un preciso punto di vista, quello che ci viene dalla fede e dal Vangelo. Non solo partecipe ma capace di intervenire: attualmente è una delle purtroppo rare voci di vescovi che si fanno ascoltare a livello nazionale e non solo locale.
    Un’altra attitudine che gli appartiene è quella dell’educatore. Insegnando nei licei milanesi, poi all’Università Cattolica del Sacro Cuore, poi ancora all’Istituto Giovanni Paolo II, ha formato molti giovani, non solo intellettualmente ma anche in rapporto alla vita cristiana. In seguito ha messo a frutto queste doti soprattutto nella Fraternità sacerdotale da lui fondata e governata per 27 anni. Ho conosciuto un discreto numero di questi sacerdoti, sia a Roma che a Reggio Emilia, e posso dire che vivono con gioia la loro vocazione, sono interiormente liberi, assidui alla preghiera, culturalmente vivaci. Si dedicano con passione all’apostolato e mettono in pratica la comunione, anche quando costa sacrifici.
    Massimo Camisasca è un maestro della parola e della scrittura. Le sue omelie sono chiare, efficaci, ricche di contenuti. Ha scritto molti libri, tra i quali vorrei ricordare almeno la trilogia sulla storia di Comunione e Liberazione, il miglior studio esistente al riguardo. Dentro ai suoi libri c’è un pensiero forte, che non teme di prendere posizione, ma c’è anche una sincera ricerca di oggettività, che non si sottrae alla complessità dei problemi.
    Una chiave che ci consente di penetrare più in profondità nel suo animo possiamo forse trovarla nel rapporto tra fede e cultura. Ci sono di aiuto le parole di Giovanni Paolo II: «Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta» (Discorso al Meic del 16 gennaio 1982). C’è qui indubbiamente il meglio dell’opera educativa e formativa di Comunione e Liberazione e il debito che Mons. Camisasca ha verso di essa. In lui fede e cultura costituiscono, insieme, il filo conduttore della sua esistenza e il centro propulsore delle sue opere e realizzazioni.
    In questo contesto si inserisce la sua vocazione al sacerdozio, maturata quando era ancora giovane ma ormai adulto. Ho sempre avvertito, avendo a che fare con lui, che è intimamente lieto e riconoscente della sua vocazione. Questa, direi, è la radice dei risultati che ha ottenuto come formatore nella Fraternità da lui fondata e anche, sia pure meno direttamente, promuovendo la formazione dei seminaristi a Reggio Emilia.
    Come vescovo monsignor Camisasca si è trovato a misurarsi con un ruolo abbastanza diverso da quelli ricoperti in precedenza e in una diocesi non facile come è – posso dirlo per esperienza – Reggio Emilia-Guastalla. Per di più ha dovuto far fronte a una pesante situazione economica, non paragonabile a quella dei miei tempi, o meglio dei tempi di monsignor Gilberto Baroni. Si è fatto carico di tutto questo con grande spirito di servizio e ha ottenuto risultati molto notevoli, senza rinunciare però a dedicare tempo ed energie al compito di maestro della fede: per una città e per un territorio è un dono prezioso avere chi illumina le sue problematiche con la luce della verità cristiana.
    Questo volume esce per festeggiare il 75esimo compleanno di Massimo Camisasca, coincide dunque con il tempo della presentazione delle sue dimissioni. Non so quando papa Francesco le accetterà, so invece che da pensionato monsignor Camisasca non si troverà disoccupato. Sono passato infatti per un’esperienza analoga: terminati i miei compiti di governo della diocesi di Roma ho potuto dedicarmi allo studio, che ho sempre amato, e alla pubblicazione di qualche libro o articolo, oltre ad avere più spazio per la preghiera. Penso che monsignor Camisasca avrà più lavoro di me. Gli auguro dunque lunghi anni di fecondo servizio al Signore e ai fratelli in umanità e lo ringrazio di vero cuore per tutto quello che ha già donato a me personalmente, alla diocesi da cui provengo e a tutta la Chiesa.
    ______________________

    (FONTE Una versione di questo testo è pubblicata nel numero di novembre 2021 di Tempi).
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  3. #13
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    Ad inizio Quaresima il probabile ingresso di S.E. Mons. Morandi

    Preparativi già in atto

    Il vescovo eletto Giacomo Morandi il 14 u.s., secondo fonti ben informate, ha compiuto una rapida visita di carattere non ufficiale a Reggio Emilia, per una prima presa di contatto con la Diocesi.
    Si ritiene che Mons. Morandi possa fare ingresso ufficiale nella sua diocesi a fine febbraio o al massimo all’inizio di marzo. Poco prima si terrà pure la solenne celebrazione di commiato dalla città e Diocesi di Mons. Camisasca.
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  4. #14
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    Saluti a monsignor Camisasca e ingresso del nuovo vescovo Giacomo

    Saluti a monsignor Camisasca e ingresso del nuovo vescovo Giacomo, rese note le date.


    È stato definito il seguente calendario ufficiale.

    QUESTE LE DATE DI SALUTO DI MONSIGNOR CAMISASCA.

    - Domenica 6 febbraio alle ore 16.30 nella Concattedrale di San Pietro Apostolo in Guastalla, saluto di monsignor Massimo Camisasca

    - Domenica 13 febbraio alle ore 16.30 nella Cattedrale di Santa Maria Assunta in Reggio Emilia, saluto di monsignor Massimo Camisasca alla Diocesi.

    - Domenica 20 febbraio nel pomeriggio saluto di monsignor Massimo Camisasca alle autorità e alle istituzioni della Città e della provincia.

    QUESTE LE DATE DI INGRESSO DEL VESCOVO ELETTO MONSIGNOR GIACOMO MORANDI.

    - Domenica 13 marzo alle ore 16.30 nella Cattedrale di Santa Maria Assunta in Reggio Emilia: ingresso e presa possesso della Diocesi di Reggio Emilia – Guastalla del nuovo vescovo monsignor Giacomo Morandi.

    - Domenica 20 marzo alle ore 16.30 nella Concattedrale di Guastalla: ingresso del vescovo monsignor Giacomo Morandi.
    _________
    FONTE:Tratto da La Libertà n. 02 del 19 gennaio 2022 (edizione digitale)
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  5. #15
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    Memoria di don Pasquino Borghi

    IN COMMOSSO RICORDO DEL MARTIRIO DI DON PASQUINO E COMPAGNI

    DOMENICA 30 GENNAIO ALLE ORE 10 MEMORIA PRESSO IL POLIGONO DI TIRO DI REGGIO EMILIA, con partecipazione a invito ma possibilità di seguire la diretta streaming collegandosi al sito del Comune di Reggio Emilia, si terrà la commemorazione pubblica nel 78° anniversario della fucilazione di don Pasquino Borghi (foto) e dei suoi otto compagni.

    ALLE ORE 11.30 IN CATTEDRALE LA SANTA MESSA SARÀ PRESIEDUTA DA MONSIGNOR ALBERTO NICELLI, VICARIO GENERALE DELLA DIOCESI.

    Fonte: sito della Diocesi
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  6. #16
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    News diocesane

    Guastalla, ammissione agli ordini sacri di Francesco Bazzoni

    Martedi 1 febbraio, nella memoria del Beato cardinale Andrea Carlo Ferrari alle ore 18.30 nella Concattedrale di Guastalla si è svolta la toccante celebrazione eucaristica nella quale IL SEMINARISTA FRANCESCO BAZZONI VERRÀ AMMESSO ALL’ORDINE DEL DIACONATO E DEL PRESBITERATO.

    “Fin d’ora – ricorda la comunità del nostro Seminario – affidiamo in modo particolare Francesco all’intercessione della Beata Vergine della Porta patrona della città di Guastalla e della Diocesi perché lo sostenga e lo custodisca in questo prezioso passo nel suo cammino vocazionale”.
    _______________
    Dal sito diocesano
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  7. #17
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    Un corale abbraccio al vescovo Massimo



    LA CHIESA REGGIANO-GUASTALLESE SALUTA IL VESCOVO MASSIMO

    DOMENICA 13 FEBBRAIO ALLE ORE 16.30 LA CHIESA DIOCESANA È CONVOCATA IN CATTEDRALE PER LA CELEBRAZIONE EUCARISTICA DI RENDIMENTO DI GRAZIE E DI SALUTO AL VESCOVO MASSIMO CAMISASCA, CHE SI ACCINGE A LASCIARE LA DIOCESI DOPO NOVE ANNI DI SERVIZIO.

    Per desiderio di monsignor Camisasca la partecipazione sarà aperta a tutti, senza alcun particolare invito, fino ad esaurimento dei posti disponibili.
    Le porte della Cattedrale saranno aperte un’ora prima dell’inizio della celebrazione, che si svolgerà nel pieno rispetto delle vigenti norme anti-Covid, senza necessità di prenotazione del posto; si raccomanda di indossare la mascherina FFP2. Saranno presenti volontari del Servizio d’ordine diocesano che daranno ai fedeli indicazioni specifiche e risposte a fronte di eventuali necessità particolari.
    La liturgia non sarà trasmessa in diretta, ma verrà registrata integralmente a cura del Centro Diocesano Comunicazioni Sociali e successivamente proposta in differita.
    Al termine della Messa l’Amministratore apostolico della Diocesi si fermerà in Cattedrale per quanti desidereranno salutarlo personalmente.

    (Fonte: sito diocesano)
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  8. #18
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    Intervista a tutto campo al Vescovo Giacomo

    MORANDI: LA NOSTRA CAPACITÀ DI PREGHIERA, ASCOLTO E PAZIENZA PER CUSTODIRE IL DONO DELLA COMUNIONE



    Un tocco con il pugno a mo’ di stretta di mano, una rapida presentazione con lo staff del Centro Diocesano Comunicazioni Sociali, e poi un colloquio di quaranta minuti, dedicati in primis al giornale e infine a La Libertà Tv. Il primo incontro con il vescovo eletto di Reggio Emilia-Guastalla monsignor Giacomo Morandi avviene nella stanza delle udienze pubbliche del Palazzo vescovile attigua al salone degli Armigeri, con una spontaneità favorita dalla comune matrice emiliana. L’intervista si svolge in un clima di cordialità, intervallata da qualche risata di “sano umorismo” che, oltre a creare da subito familiarità, aiuta a dare il giusto peso anche alle questioni più importanti, come quando rispondendo alla domanda sulle aspettative che sempre accompagnano l’attesa del nuovo vescovo monsignor Morandi ci raccomanda di avere pazienza perché il Salvatore è già venuto ed è Gesù Cristo. Dalla voce calda del vescovo Giacomo emerge tanto della sua personalità: dalle sue origini familiari, con l’adesione alla Comunità dei Figli di Dio di don Divo Barsotti e i diciassette nipoti attuali, alla frequentazione assidua con la Parola di Dio e con la Missionologia, fino ai temi che investono la Chiesa in epoca Covid e alle prospettive del cammino sinodale. Tra le urgenze subito sottolineate dal nuovo vescovo della Chiesa reggiano-guastallese, la preghiera da riscoprire e intensificare e la centralità delle relazioni personali basate sull’ascolto, per il bene sommo della comunione.

    Monsignor Morandi, quali sono le prime impressioni dopo l’incontro con l’Amministratore Apostolico monsignor Camisasca e con il Vicario generale?
    Ho avuto tante conferme della vivacità della Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla, che già nel passato avevo avuto modo di sperimentare, per le frequentazioni che ormai conoscete. Nell’incontro ho percepito questa Chiesa così impegnata, ricca di sfaccettature, di doni, di carismi; credo questo sia l’aspetto più rilevante che emerge. Naturalmente non mancano le difficoltà, le situazioni di fatica che sono un po’ comuni a tante altre comunità e diocesi, italiane e non.

    Ci può raccontare della sua famiglia d’origine?
    Vengo da una famiglia di cinque figli, con un papà, Adolfo, particolarmente impegnato nella vita spirituale, nell’amore alla Parola di Dio, negli esercizi spirituali e una mamma, Adriana, dotata di uno spirito pratico che era molto importante, perché la gestione di una famiglia così numerosa richiedeva una presenza puntuale e fattiva che lei ha sempre assicurato.
    Il mio fratello maggiore, Emmanuele, morto nel 2015, era una grande figura di intellettuale, era docente di Filosofia all’Università di Verona; con lui c’è sempre stato un confronto aperto su tanti aspetti. Ho due sorelle, Giovanna e Gabriella, poi vengo io e infine Filippo, diacono, padre di sei figli.
    Ho diciassette nipoti, comincio ormai a contare i pronipoti…

    Una famiglia in cui la spiritualità era di casa…
    Un po’ tutti siamo stati legati all’esperienza di don Divo Barsotti, alla Comunità dei Figli di Dio; per anni abbiamo avuto la grazia di avere don Divo come uno di famiglia e i miei genitori erano fortemente radicati in questa esperienza. Mio padre in modo particolare, oltre ad amare la Parola di Dio, era solito organizzare corsi di esercizi spirituali, perciò quando andai a studiare Sacra Scrittura e successivamente incominciai il mio apostolato era oltremodo contento di poter avere un figlio impegnato a tempo pieno nell’annuncio e nella predicazione. Quindi, sì, un contesto familiare molto religioso e anche umanamente ricco. Papà a tutti noi figli aveva proposto di guardare se, insieme alla possibilità di formarci una famiglia nostra, non vi fosse l’opportunità di abbracciare una vita di consacrazione: ci sono caduto dentro io! (ride)

    Com’è sbocciata la sua vocazione sacerdotale?
    Ho iniziato questo itinerario vocazionale da adolescente. Finite le scuole medie, mi sono iscritto al liceo in seminario, che tra l’altro era a trecento metri da casa mia, perché la mia parrocchia di origine è la Cattedrale di Modena. Sono entrato come un ragazzo che era rimasto colpito dalla vita della Cattedrale e dei Canonici, dall’incenso, da tanti aspetti della liturgia, forse elementi un po’ accessori che però mi hanno portato, pian piano, ad approfondire la chiamata di Dio al sacerdozio. È stata una via abbastanza normale, una scoperta progressiva; anche in questo senso è stato decisivo l’incontro con don Divo Barsotti e con la Comunità. Alla fine è maturata questa consapevolezza e devo dire che ringrazio il Signore di questo cammino!

    Un cammino personale e familiare supportato dalla Chiesa diocesana…
    Certo, c’è stato il tempo dello studio: l’allora arcivescovo monsignor Santo Bartolomeo Quadri mi mandò a studiare Sacra Scrittura a Roma prima, poi a Gerusalemme, quindi sono rientrato in diocesi a Modena con il compito dell’insegnamento della Sacra Scrittura. Successivamente ho preso un’altra specializzazione sul tema della Missionologia, Teologia dell’Evangelizzazione, all’Università Gregoriana: quello è stato il compimento di un itinerario spirituale prima che accademico.

    Se dovesse condensare in poche frasi il carisma del Servo di Dio don Divo Barsotti, come lo descriverebbe?
    A me ha colpito la sua esperienza di fede, di mistico, di persona veramente eccezionale sotto tanti punti di vista. Sono contento che a Firenze sia stata avviata la causa di beatificazione, perché questo sacerdote è stato una figura molto importante per la Chiesa, soprattutto per la Chiesa in Italia. La sua grande intuizione è quella di vivere la realtà battesimale dei figli di Dio come un monachesimo nel mondo. Don Divo è stato un grande appassionato di Dostoevskij e possiamo dire che tante intuizioni spirituali – lui stesso lo riconosce – affondano le radici nel pensiero del grande scrittore russo. Credo che la sua sia stata un’illuminazione affascinante e per certi aspetti anche pionieristica, ha aperto una strada.

    Tra i santi, quali sono i suoi riferimenti più importanti?
    Da don Divo ho ereditato anche l’amore per i santi, perché in fondo i santi sono il miglior commento al Vangelo. Direi su tutte tre grandi figure: santa Teresina del Bambin Gesù, con la sua spiritualità; san Giuseppe Benedetto Labre, un altro grande testimone; quando ero a Roma andavo spesso nel luogo dov’è sepolto, vicino a Santa Maria dei Monti; un altro grande santo che ha sempre accompagnato l’esperienza della nostra famiglia è san Leopoldo Mandi?, un frate cappuccino veramente eccezionale…

    Nel suo curriculum vitae spicca anche la collaborazione con il Centro Aletti di Roma…
    Possiamo dire che c’è una continuità, perché don Divo nel suo tempo ha portato in Italia la conoscenza della grande spiritualità dell’Oriente cristiano. Un respiro che anch’io ho ritrovato incontrando anni fa il cardinale Špidlík, altra grandissima figura del cammino della Chiesa, quindi il Centro Aletti è certamente un altro punto importante del mio itinerario.

    E arriviamo alla chiamata a vescovo di Reggio Emilia-Guastalla; come ha accolto questa nuova responsabilità?
    L’ho accolta con un certo desiderio. Il lavoro nella Curia romana è stato molto interessante sotto tanti profili: fa cogliere il respiro della Chiesa universale con un’angolatura particolare, che è quella della dottrina e della promozione della fede. Quello che tradizionalmente era chiamato Sant’Uffizio ha conosciuto dopo il Concilio Vaticano II grazie a san Paolo VI una riforma molto importante, con l’obiettivo della promozione della fede. I tanti incontri che ho avuto con vescovi di tutto il mondo hanno rappresentato una straordinaria opportunità per acquisire uno sguardo francamente universale. Non posso che ringraziare di questa esperienza e nello stesso tempo – come del resto è sempre stato nella mia vita – ho accolto i suggerimenti e le indicazioni dei miei superiori e quindi ho accolto questa nuova missione a Reggio Emilia con serenità e anche gioia, oltre che con un po’ di trepidazione, come ho scritto nel mio primo messaggio alla Diocesi.

    Nel suo saluto iniziale ha citato anche il Beato Rolando Rivi. Come l’ha conosciuto?
    Insieme al compianto arcivescovo di Modena-Nonantola Antonio Lanfranchi abbiamo preparato la solennità della beatificazione del seminarista martire. In quel periodo è per noi stato molto importante conoscere Rolando Rivi e poter vivere a Modena la gioia di quella liturgia, in quel 5 ottobre 2013. Ricordo i vari problemi anche logistici che dovemmo affrontare, che all’ultimo momento fecero preferire il palasport come luogo per la cerimonia solenne. Credo sia stato un bel momento di fede! Con il senno di poi viene da pensare a questo Beato che ha unito le due diocesi di Modena e di Reggio, e che oggi avviene un nuovo scambio tra queste Chiese…

    Ecco, a proposito di Modena e Reggio… lo Studio Teologico è già condiviso, l’Università a rete di sedi si chiama UniMoRe… Crede che, come ha auspicato l’arcivescovo Erio Castellucci, la nomina di un modenese a vescovo di Reggio Emilia-Guastalla intensificherà i rapporti tra le due Chiese?
    Sì, al di là della tradizionale competizione tra le due città (ride) e di quello che può essere un aspetto di sano campanilismo, la via tra queste Chiese sorelle è quella della collaborazione e del portare insieme non solo le fatiche ma anche le gioie dell’annuncio cristiano…

    Scusi l’insistenza, però nel suo stemma episcopale ci sono il giallo e il blu di Modena, mentre monsignor Camisasca è padre spirituale della Reggiana. Con il calcio, dove le due squadre si contendono la testa della classifica in serie C, come la mettiamo?
    …Ma io sono un milanista! (ride) Beh, per affrontare i granata i canarini dovranno essere in forma, eh? Lo sport è certamente un luogo importante di educazione e di crescita, però uno sport sano, in cui la passione non travalica mai e il tifo si può vivere senza animosità o peggio violenza, con grande serenità.

    Restando in argomento di evasioni, oltre allo sport ci sono altre passioni nella sua vita?
    Ho ereditato dai miei genitori la passione per l’opera, sono un melomane, e ogni tanto, nei momenti di riposo, mi piace molto ascoltare il canto lirico. In questo campo Modena ha avuto delle figure di valore. E ricordo che Luciano Pavarotti debuttò con La Bohème proprio al Teatro Municipale di Reggio Emilia, interpretando il ruolo di Rodolfo, nel 1961.

    Anche la Chiesa soffre un calo di partecipazione dei fedeli, dopo due anni di pandemia. Nel contempo è stato iniziato, da Papa Francesco e dalla CEI, il cammino sinodale. Come vede il futuro di questo itinerario?
    Ritengo che il cammino sinodale sia una grande opportunità, una grazia che ci è data per crescere insieme. Anche se il camminare insieme non produce automaticamente una crescita; bisogna che questa parta da un cammino di rinnovamento spirituale, di vita nuova, di adesione sempre più profonda all’esperienza cristiana. Allora il camminare insieme viene ad essere un lievito indispensabile per l’evangelizzazione. L’uomo ha di per sé una sua struttura relazionale, pertanto da un certo punto di vista il camminare insieme è inevitabile; il punto, tuttavia, è riuscire a camminare in un modo giusto, evangelico, portando i pesi gli uni degli altri… e se proprio ci dev’essere una gara tra di noi, è quella della stima reciproca. In fondo, comprendiamo come oggi più che mai l’evangelizzazione sia una realtà corale, sinfonica. In questo senso ritengo che non dobbiamo assolutamente sprecare l’opportunità che ci è data.

    La Chiesa sconta da anni una seria crisi di vocazioni, o meglio di risposte alla vocazione… perché?
    La vocazione non cade dall’alto, ma s’innesta in un tessuto di relazioni. Prima le ho parlato un po’ della mia famiglia, dove innanzitutto ho vissuto un’esperienza cristiana: questo è indispensabile! Le vocazioni – che siano matrimoniali, presbiterali o religiose – scaturiscono all’interno di una vita quotidiana di fede. I primi discepoli sono diventati tali perché hanno accettato una vita, il Signore li chiamò perché stessero con Lui; quindi, è nell’esperienza vocazionale che si sperimenta il dono della salvezza. Diciamo che la crisi vocazionale impone una verifica della qualità della vita cristiana nelle nostre comunità parrocchiali e nelle nostre famiglie. San Giovanni Paolo II, quando scrisse la Novo Millennio Ineunte, disse esplicitamente che non c’è un nuovo programma per la Chiesa – il programma c’è già, è il Vangelo – e auspicava che le nostre comunità cristiane diventassero luoghi dove si educa alla preghiera. Io pertanto credo che una delle urgenze più essenziali da cogliere sia proprio educare e aiutare le persone a pregare. La preghiera intesa come il luogo ove rinnovare un’amicizia, consolidare una relazione… perché in fondo, come dice il Signore, la bocca parla dalla sovrabbondanza del cuore.

    Conosce già una buona parte dei sacerdoti della Diocesi e a Reggio trova anche il dono di numerosi diaconi permanenti: su quali basi imposterà il rapporto con il clero?
    Guardi, il grande rischio è di fare dei proclami, che poi sono disattesi… e i preti hanno buona memoria. Come diceva un vescovo mio amico, “io sono certo che là dove ci sono due o tre preti, io sono in mezzo a loro” (ride). A Modena sono stato per alcuni anni Vicario generale e in parte ho sperimentato l’importanza del rapporto con il clero. Bisogna investire sulla relazione, sul conoscersi, anche e soprattutto se si hanno sensibilità diverse! Ritengo che questo sia uno degli aspetti fondamentali per ciò che riguarda tutta l’evangelizzazione. Credo sia indispensabile questo dare tempo, che è la cosa più preziosa che noi abbiamo, perché nessuno ce lo rifonde. L’altro aspetto necessario è esercitare nell’ascesi dell’ascolto, perché ascoltare è difficile ed è estenuante, se lo facciamo veramente. Mi ricordo che quando ero vicario parrocchiale a Fiorano – già lì lambivo la diocesi di Reggio (ride) – e andavo in visita alle famiglie nel contesto della Pasqua, a volte appena entrato ero travolto dalle parole e dalle situazioni che vivevano; alla fine riuscivo a dare una benedizione, anche perché avevo diverse case e vie da coprire, quindi c’era una sorta di scadenza alla visita. Mi colpiva come a volte queste persone, al momento di salutarci, mi ringraziassero tanto per quello avevo detto: ma io non avevo detto quasi nulla!

    L’ascolto come realtà urgente in quanto poco praticato?
    È vero che viviamo nel mondo della comunicazione, ma è vero pure che oggi come non mai c’è un forte senso di solitudine o di relazioni virtuali, che puoi accendere o spegnere a tuo piacimento. Perciò voglio investire nella capacità di ascolto: la comunicazione avviene in questo contesto.
    Come ho espresso nel messaggio di saluto alla Diocesi, desidero più che altro che tra presbiteri e diaconi ci sia innanzitutto una fraternità, perché la gente, popolo di Dio, coglie immediatamente se ci vogliamo bene: saper gioire del bene che incontriamo negli altri è il segno di una grande maturità spirituale! E così, tanto più, la collaborazione tra presbiteri e diaconi diventa una via insostituibile ed efficace di evangelizzazione. La competizione intra-ecclesiale – nella forma descritta dalla Lettera ai Corinzi, “io sono di Paolo, io di Cefa, io di Apollo…”, ma che può manifestarsi anche in altri modi – sottrae energie all’evangelizzazione e può renderla inefficace nonostante la nostra capacità oratoria o la miglior preparazione teologica. Nell’esperienza di fede, ciò che contamina positivamente è la manifestazione della comunione. Questo vale più di tutte le prediche e le lettere pastorali!

    Quindi anche il rapporto con i laici, giovani e famiglie, sarà basato sul dono del tempo e dell’ascolto?
    Nella seconda parte del mio itinerario di formazione ho approfondito i grandi temi dell’evangelizzazione, e uno di quelli più importanti, maturato teologicamente e spiritualmente, è il tema della bellezza: dobbiamo far vedere quanto vivere da credenti sia affascinante! Perché la bellezza è qualcosa che mostra ma senza creare costrizione e io mi auguro di suscitare delle domande, perché credo che oggi ci sia bisogno di entrare in profondità nelle situazioni che incontriamo. Mi ha colpito in “Sunset Limited”, un libriccino teatrale scritto da Cormac McCarthy, l’autore del romanzo “La strada”, il dialogo tra un credente e un filosofo ateo; mi chiedo: quando le persone che prescindono dalla fede ci pongono queste domande così decisive, noi siamo in grado di intercettarle e di non lasciarle cadere?
    Nella mia vita spirituale conoscere delle famiglie e stare con loro è stato molto importante perché mi aiuta a percepire ciò che manca, come ricchezza, alla mia vocazione. L’evangelizzazione è riuscire a purificare gli sguardi, per cui l’altro non è un inferno ma un dono, e noi dobbiamo chiedere questa purificazione del cuore e degli occhi ed accogliere incondizionatamente, perché quando l’altro si sente accolto senza condizioni, si apre, si dona.

    Il 13 marzo 2022 prenderà possesso di una diocesi vasta e con gente laboriosa, generosa, forse un po’ spigolosa, che ha sempre aspettative molto alte nei confronti della figura del vescovo. Come si prepara a questo incontro “esigente”?
    È centrale il tema della pazienza, una delle esperienze che impariamo innanzitutto da Dio, lento all’ira e grande nell’amore. Mi viene in mente un detto dei padri del deserto: a un certo punto un discepolo chiede al suo maestro che cos’è il peccato e il maestro lo guarda e gli dice “il peccato è la fretta”. Allora io dico ai reggiani che hanno tante attese per il vescovo… che il Salvatore è già venuto ed è Gesù Cristo! (ride) Bisogna avere anche un po’ un sano umorismo, che ci aiuta a prenderci sul serio ma non troppo, a sorridere delle nostre mancanze. So che molti in diocesi mi conoscono e molti preti giovani mi hanno avuto come insegnante: a loro dico che il vescovo, per usare un’espressione presa dagli studi biblici, è un genere letterario diverso rispetto all’insegnante… Quello che a noi deve stare a cuore è il bene delle persone affidate alla nostra cura. Noi non dobbiamo soltanto fare il bene, ma dobbiamo volerci bene, così come siamo. Dicevano che il cardinale Siri raccontava che per fare il vescovo ci vogliono cinque virtù: la prima è la pazienza, la seconda è la pazienza, la terza e la quarta idem… la quinta è avere pazienza con chi ci dice di avere pazienza! (ride).
    Ai cari fratelli e sorelle reggiani dico allora “pazienza”, nell’avere e nel darci tempo, nella consapevolezza che un vescovo viene non perché si è autocandidato, e io vengo molto volentieri a mettere a disposizione quello che sono per il bene di questa Chiesa. Come diceva un parroco antico, “sono venuto qui per salvare la mia anima e aiutarvi a salvare la vostra”; anche se quel linguaggio adesso non si usa più, il senso è quello: siamo in cammino verso la piazza d’oro della Gerusalemme celeste e tra qualche anno se tutto va bene ci ritroveremo al piano superiore.

    Pazienza va a braccetto con benevolenza…
    Mi ha colpito una pagina che ho letto di recente, appartenente all’epistolario che intercorre tra Tommaso Moro e la figlia Margherita; mentre il santo è prigioniero nella torre, in una lettera scrive: come potrei avere sentimenti di rabbia o rancore verso coloro che attualmente mi tengono in carcere, quando tra qualche anno saremo insieme in paradiso?
    Ecco, questa visione ridimensiona tanti problemi; credo che oggi sia urgente anche evangelizzare le realtà ultime, quelle dinanzi alle quali – come dice san Paolo – le sofferenze del momento presente non sono paragonabili. Ciò ci aiuta ad avere quella sana distanza e dagli onori e dalle umiliazioni, una sana xenitia (cioè estraneità), come dicevano i maestri della vita spirituale, il che non significa affatto sminuire l’importanza dell’impegno nel mondo, ma al contrario puntare su ciò che conta e rimane.
    ______________________

    A cura di Edoardo Tincani - Tratto da La Libertà n. 02 - 30 gennaio 2022
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    Lutto nel clero

    MORTO DON TULLIO MENOZZI, PARROCO EMERITO DI SAN GIOVANNI NEUMANN IN SASSUOLO

    Un lutto improvviso ha colpito la Chiesa reggiano-guastallese nella Giornata Mondiale del Malato, festa della Beata Vergine di Lourdes. Nel pomeriggio di venerdì 11 febbraio 2022 si è spento don Tullio Menozzi, parroco emerito di San Giovanni Neumann al Parco in Sassuolo. Aveva 86 anni. Il sacerdote era stato ricoverato poche ore prima per difficoltà respiratorie all’Ospedale di Sassuolo, dove il quadro clinico è rapidamente precipitato, ed è deceduto.

    Era nato il 20 luglio 1935 ad Albinea ed aveva ricevuto l’ordinazione presbiterale il 28 giugno 1959.

    Nei primi anni del suo ministero sacerdotale fu vicario cooperatore, prima a San Polo d’Enza (1959-1960), poi a Borzano d’Albinea (1960-1964) e a Santa Teresa in Reggio Emilia (1964-1966). Don Tullio venne successivamente nominato vicario cooperatore a San Giorgio di Sassuolo (1966-1983) e delegato per l’erigenda parrocchia di San Giovanni Nepomuceno Neumann di Sassuolo (1983-1985), di cui fu parroco dal 1985 al 2014, impegnandosi con generosità nelle attività del locale Oratorio “Don Bosco”. È stato a lungo insegnante di religione nelle scuole del Sassolese. Dal 2014 a oggi don Menozzi è rimasto collaboratore pastorale nelle parrocchie dell’unità pastorale di Sassuolo Centro.

    Grande appassionato di tennis – così lo ricorda il rettore del Seminario diocesano don Alessandro Ravazzini, sassolese – don Tullio non ha mai mancato a una Settimana Liturgica Nazionale. Uomo di relazioni, gioviale e arguto, facile alla battuta brillante, ha cresciuto in oratorio un gran numero di giovani che poi ha accompagnato come parroco nella vita delle famiglie che con il tempo andavano a formare.

    Nel pomeriggio di sabato 12 febbraio la salma di don Tullio sarà traslata al “Carandino”, in Sassuolo, accanto alla chiesa di San Giorgio. Nel pomeriggio di domenica 13 febbraio, invece, verrà trasferita nella sua chiesa di San Giovanni Neumann, dove alle ore 20.30 avrà luogo la veglia funebre.

    Nella stessa chiesa del Parco si svolgerà il funerale, fissato per lunedì 14 febbraio alle 10.30; la liturgia eucaristica sarà presieduta dall’Amministratore apostolico monsignor Massimo Camisasca. Dopo le esequie, don Tullio sarà sepolto nel cimitero di Albinea.

    - Dal sito diocesano -
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  10. #20
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    Il commiato di Mons. Camisasca

    Sul sito della Diocesi di Reggio Emilia - Guastalla compare il video della suggestiva e toccante celebrazione di commiato di S.E. Mons. Massimo Camisasca, tenutasi il 13 u.s. nella cattedrale di Reggio Emilia. Molti i concelebranti tra quali anche i Vescovi Mons. Adriano Caprioli, Mons. Daniele Giannotti e Mons. Francesco Cavina.
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    Purtroppo il sistema operativo del mio Mac non mi consente di inserire il video di YouTube. Bei tempi quelli in cui era possibile compiere agevolmente operazioni di questo tipo ed utilizzare diversi stili e formattazioni !
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