Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronaca della Arcidiocesi Metropolitana di Modena-Nonantola - Anno 2022

  1. #81
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    L’Arcivescovo Bruno Foresti è tornato alla casa del Padre

    Vasto e commosso cordoglio nella nostra Arcidiocesi alla notizia che l’Arcivescovo Bruno Foresti, Vescovo di Brescia emerito, ha concluso la sua esemplare vita alla veneranda età di anni 99. In molti di noi è vivo il dolce e caro ricordo dell’ amabile vescovo, che fu nostro pastore dal 1976 al 1983, essendo in precedenza per un anno stato ausiliare dell’Arcivescovo Giuseppe Amici. Nei prossimi giorni seguiranno ulteriori notizie.
    Virtus ex Alto

  2. #82
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    In ricordo di Mons. Bruno Foresti

    Dal sito dell'Arcidiocesi modenese si riprende, in ricordo dell'Arcivescovo Bruno Foresti, la toccante testimonianza di Mons. Franco Borsari: sacerdote assai noto nella nostra Arcidiocesi, attualmente Parroco dell'unità pastorale comprendente la parrocchia urbana della Madonnina e quella di Freto.

    TESTIMONIANZA DI DON FRANCO BORSARI

    Il 12 dicembre 1974 nel concistoro che si tenne in quel giorno, presieduto da Paolo VI, fu nominato vescovo ausiliare a Modena il parroco della bergamasca San Pellegrino Terme: Mons Bruno Foresti

    L’arcivescovo di Modena, mons. Amici risentiva, infatti, di problemi di salute, di età e di governo nel complesso tempo postconciliare. Mons. Foresti, ordinato vescovo, dopo poche settimane entra a Modena la vigilia di San Geminiano: il 30 gennaio 1975 e prendendo alloggio presso la casa del clerodi Cognento, vista la presenza in arcivescovado dell’anziano arcivescovo Amici.

    Mons. Foresti manifestava un carattere deciso e a volte un po’ scontroso: egli stesso lo riconosceva e non mancava di scusarsene. La Diocesi di Modena in quel periodo soffriva di defezioni del clero e di contestazioni varie, e mons. Foresti proprio in questo frangente manifesterà la sua diligenza di governo: ne sono testimonianza le due lettere pastorali, omelie e indicazioni pastorali puntualmente pubblicate sulla rivista diocesana.

    Non mancava di presenziare nelle parrocchie a celebrazioni in occasioni di feste, cresime e altre manifestazioni e ricorrenze; era attento alle povertà materiali e spirituali e, per far fronte a queste, promosse il Cris e altre strutture caritative e sociali.

    Diligente nella sua predicazione, affermava spesso di non avere cultura, ma i suoi scritti e le omelie erano accolti con stima dal clero e dai fedeli. Sul suo stile erano raccontati molti fioretti, alcuni dei quali furono raccolti in un volume che lui stesso, però, fece ritirare dalla circolazione.

    Il quadro che lo raffigura nella sala dei vescovi in arcivescovado ben lo rappresenta con un sorriso appena accennato e intento a sollevare la croce pettorale.

    Alle dimissioni di Mons. Amici fu nominato Amministratore Apostolico e infine nell’aprile 1976 ebbe la piena titolarità.

    Durante gli anni del suo episcopato lo si vide girare la Diocesi con la sua auto donatagli dalla comunità al suo ingresso: autista piuttosto spericolato non mancò di fare qualche incidente (senza – tuttavia – causare gravi danni).

    Dopo sette anni, nell’aprile del 1983, fu promosso alla sede di Brescia, una delle più grandi Diocesi di Italia per estensione, numero di preti, suore e istituzioni varie. Lasciò Modena tra il rimpianto di molti preti e fedeli.

    DURANTE IL SUO EPISCOPATO MODENESE NON VIDE MAI LA FACCIATA DEL DUOMO, IN QUANTO ERANO IN ATTO LAVORI DI RIPULITURA IN VISTA DEGLI EVENTI DEL 1984 (OTTAVO CENTENARIO DELLA DEDICAZIONE).

    Una volta lasciata Modena vi ritornò molto raramente. SOLO DOPO LE DIMISSIONI DA BRESCIA COMINCIÒ A PRESENZIARE NUOVAMENTE ALLA FESTA DI SAN GEMINIANO FINO A QUANDO LA SALUTE E L’ETÀ LO PERMISERO.

    ANCORA DOPO TANTI ANNI È NEL CUORE DI MOLTI MODENESI CHE AMANO RICORDARLO CON STIMA, AFFETTO E RICONOSCENZA.
    Virtus ex Alto

  3. #83
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    L'Arcivescovo al Santuario degli Obici il 2 agosto per il Perdono d’Assisi

    RITORNA NEL SUGGESTIVO E SEMPLICE SANTUARIO, TANTO CARO AGLI ABITANTI DEL FINALESE, LA TRADIZIONALE CELEBRAZIONE PENITENZIALE

    I frati della Comunità di San Giovanni hanno lasciato Finale già due anni fa, ma il Santuario di Santa Maria degli Angeli, in località Obici, alle porte di Finale, resta un luogo amato e frequentato, grazie alle cure della parrocchia e di vari volontari. Anche quest’anno agli Obici si rinnova la sempre attesa festa del Perdono d’Assisi che martedì 2 agosto vedrà la presenza dell’Arcivescovo Erio Castellucci.
    Il programma religioso si dipanerà lungo tre giorni, a partire da domenica 31 luglio, e sarà scandito sempre dalla recita della Coroncina della Divina Misericordia alle 16, poi dal Rosario con esposizione del Santissimo Sacramento, quindi alle 17.30 da una catechesi, per arrivare poi alla Messa del tardo pomeriggio.

    Domenica 31 sarà don Giuseppe Rammani a guidare le meditazioni del Rosario e a celebrare la Messa alle 19: la catechesi verrà tenuta da padre Armel Fakeye, con preghiera carismatica di intercessione. Lunedì 1° agosto, inizio del periodo in cui la Chiesa concede l’indulgenza plenaria, sarà ancora don Giuseppe Rammani a condurre il Rosario, mentre padre Armel Fakeye terrà la catechesi e celebrerà la Messa, seguita dalla preghiera carismatica. In serata, storia del Santuario… sotto le stelle. Martedì 2 agosto alle 16 padre Carlo Beaulieu, parroco di Massa Finalese, guiderà il Rosario, poi alle 17.30 terrà la catechesi. ALLE 18.30 LA MESSA PRESIEDUTA DALL’ARCIVESCOVO CASTELLUCCI.
    Nelle tre giornate al santuario, saranno sempre disponibili vari sacerdoti per quanti desiderino accostarsi al sacramento della riconciliazione. E la festa continuerà anche nelle tre serate, grazie a un generoso stand gastronomico.

    (Dal sito dell'Arcidiocesi, con modesti adattamenti)
    Virtus ex Alto

  4. #84
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    Corlo celebra la Madonna della Neve dal 1 al 5 agosto

    LA POPOLOSA FRAZIONE DI FORMIGINE, DA SEMPRE CONSIDERATA COME MODELLO DI VITA CRISTIANA PARROCCHIALE, SI APPRESTA, IN CONTINUITÀ CON UNA ININTERROTTA TRADIZIONE, A FESTEGGIARE CON RINNOVATA FIDUCIA E SPERANZA LA B.V. DELLA NEVE.



    La prossima settimana prenderanno il via i festeggiamenti per la sagra di Corlo che culmineranno nella giornata di venerdì 5 con la solenne Messa e la processione per le vie del paese e la successiva sentitissima festa serale che come tradizione si concluderà con spettacolo pirotecnico.

    Le origini della sagra corlese si rintracciano nei secoli e sono indissolubilmente legate alla storia della miracolosa immagine della Beata Vergine presente nella chiesa-santuario di Corlo. Questo affresco della Vergine con bambino, probabilmente di epoca cinquecentesca, riflette la sua origine mitica con il racconto, tramandato oralmente per generazioni, del suo ritrovo miracoloso in un campo da parte di un contadino intento all’attività di aratura.

    L’immagine, affrescata su muro, venne poi posizionata tra i rami di un albero di quercia che cresceva nel luogo dove oggi sorge il Santuario. Le fonti scritte del sei-settecento riportano unanimemente centinaia, se non migliaia di miracoli dispensati dalla Vergine Maria adorata nella miracolosa immagine e il contestuale aumento del flusso di pellegrini che si portavano a Corlo per pregare e chiedere una grazia alla Madonna. Venne quindi costruita una piccola cappella, poi successivamente ingrandita, per custodirvi l’immagine miracolosa e a Corlo si incominciò a festeggiare la Beata Vergine il giorno 2 luglio che a quei tempi era ancora la festa della Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta. Nel 1779 però il parroco di Corlo don Domenico Montorsi si accorse che le solenni celebrazioni dedicate alla Vergine Maria non permettevano la presenza e l’afflusso di tutta la popolazione della parrocchia perché questa, che era una popolazione essenzialmente contadina, il 2 luglio si trovava ancora impegnata nei lavori agricoli del raccolto estivo. Il Montorsi quindi credette meglio spostare la data della festa corlese dal 2 luglio al 5 agosto quando cioè i lavori dei campi erano terminati ed era quindi tempo di ringraziare l’immagine miracolosa della Beata Vergine anche per il raccolto ottenuto.

    Da quell’anno in poi, anche negli anni più bui del secolo scorso, la sagra corlese è sempre stata festeggiata con solennità e grande afflusso di popolo soprattutto dopo che nell’anno 1802 un altro Montorsi, don Sante, fece costruire al posto della cappella contenente l’immagine della Vergine l’attuale chiesa corlese che diventava così chiesa parrocchiale e Santuario dedicato alla Beata Vergine della Neve.

    Quest’anno il programma della sagra corlese propone tutte le sere a partire dal primo agosto spettacoli musicali e stand gastronomici, grande pesca di beneficienza e area giochi attrezzata con gonfiabili per bambini di tutte le età.
    Mentre il programma religioso di venerdì 5 agosto propone quattro Messe: alla mattina alle 7, poi alle 8.30, alle 10 e alle 11.15, oltre alla Messa solenne con processione seguita dall’immagine miracolosa della Vergine alle 18.

    (Dal sito dell'Arcidiocesi, con integrazioni)
    Virtus ex Alto

  5. #85
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    Famano: il dipinto ritrovato

    I CARABINIERI DEL NUCLEO TUTELA DEL PATRIMONIO CULTURALE DI BOLOGNA RESTITUISCONO ALLA PARROCCHIA DI FANANO UN DIPINTO DEL SETTECENTO DISPERSO DA QUASI CINQUANT’ANNI


    Mercoledì 27 luglio la parrocchia di Fanano, suggestiva cittadina di antica storia del nostro magnifico Appennino, ha solennemente salutato il ritorno di un dipinto che si riteneva perduto da quasi cinquant’anni e che, invece, è stato recentemente recuperato.

    SI TRATTA DI UNA GRAZIOSA E DELICATA TELA DEL SETTECENTO, RAFFIGURANTE LA MADONNA CON GESÙ BAMBINO E I SANTI GIUSEPPE, ANTONIO DI PADOVA E FRANCESCO DI PAOLA. Nel 1970 risultava presente nell’Oratorio di San Francesco a Fanano e venne catalogata dalla Soprintendenza, ma poco dopo se ne persero le tracce, in quanto l’edificio era caduto in stato di abbandono. A fine anni ’90 l’oratorio fu restaurato, ma il dipinto nel frattempo era sparito. Soltanto pochi mesi fa, una telefonata arrivata all’Ufficio diocesano beni culturali da parte del nucleo dei carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale di Bologna annunciava il ritrovamento di un dipinto che con tutta probabilità corrispondeva a quello scomparso da Fanano. Dopo le opportune verifiche, anche grazie alle schede di catalogo della Soprintendenza e ad un saggio scritto nel 2008 dal prof. Alfonso Garuti, noto studioso carpigano, sulla rivista “Fanano tra storia e poesia”, si è potuto confermare che l’opera recuperata dai Carabinieri era quella un tempo esposta nell’oratorio di San Francesco ed appartenente alla parrocchia di San Silvestro di Fanano.

    La tela, che nella scheda del 1970 risultava in cattive condizioni conservative, appare oggi in ottimo stato, essendo stata restaurata proprio da chi l’ha indebitamente tenuta in questi anni, e mostra chiaramente un livello qualitativo piuttosto alto: i colori vivaci e la pennellata estremamente mossa con effetti di cangiantismo richiamano lo stile inconfondibile del pittore – e sacerdote – modenese Pietro Pisa (1691-1774), alquanto attivo nella produzione di immagini sacre per le chiese del territorio.

    Mercoledì 27 luglio, alle ore 11, presso la chiesa parrocchiale di San Silvestro a Fanano: alla presenza dell’Arcivescovo Erio Castellucci, il Tenente Colonnello Giuseppe De Gori, Comandante del nucleo Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale di Bologna, ha riconsegnato tra la soddisfazione e la commozione dei presenti il dipinto al parroco di Fanano, don Michele Felice, e idealmente a tutta la comunità parrocchiale che – dopo cinquant’anni – può di nuovo ammirare la tela e appropriarsi nuovamente di un prezioso tassello del proprio patrimonio.

    Nell’occasione, lo storico dell’arte Angelo Mazza, già funzionario della Soprintendenza di Modena ed oggi curatore delle Raccolte d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, terrà una breve conferenza in cui illustrerà le caratteristiche del dipinto e traccerà un breve profilo del suo autore.
    _____________________
    (Liberamente adattato dal sito dell'Arcidiocesi)
    Virtus ex Alto

  6. #86
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    Madonna della Neve: il Vescovo Erio celebra ai piedi del Cimone

    MESSA SUL MONTE CIMONE IL 5 AGOSTO CON L'ARCIVESCOVO METROPOLITAO PER LA MADONNA DELLA NEVE

    Si rinnoverà venerdì 5 agosto la ormai lunga e consolidata tradizione che vede migliaia di fedeli salire in vetta sul Monte Cimone per partecipare alla celebrazione della S. Messa presso la chiesetta dedicata alla Madonna, a 2.165 metri d’altezza, annessa alla base operativa del Centro Aeronautica Militare di Montagna.

    La celebrazione eucaristica sarà presieduta, alle 10.30, dall’Arcivescovo Erio Castellucci.

    La «Madonna della Neve» si celebra ogni 5 agosto in ricordo della famosa nevicata estiva a Roma del 358 d.C. nel luogo ove successivamente venne edificata la Basilica di Santa Maria Maggiore. La chiesetta del Centro Aeronautica Militare di Montagna, sul Monte Cimone, è un progetto del 1900 su iniziativa del Comitato Romano sorto per soddisfare il desiderio di papa Leone XIII che voleva rendere omaggio a Cristo consacrandogli diciannove monti (quanti i secoli di redenzione). Fu edificata vicino all’osservatorio meteorologico presente sulla vetta dal 1881 e consacrata nel 1908; dopo l’arrivo sul Monte Cimone dell’Aeronautica Militare (nel 1937) passò sotto la cura dei militari nel 1963.

    - Fonte: sito dell'arcidiocesi (con integrazioni) -
    Virtus ex Alto

  7. #87
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    Presentato a Modena il progetto “Nessuno escluso 2022” a sostegno dei centri estivi

    IL SIGNIFICATIVO APPORTO DELLA FONDAZIONE BSGSP PER SUPPORTARE L'IMPEGNO DELLE FAMIGLIE PIÙ BISOGNOSE

    RIBADITA L'IMPORTANTE RUOLO EDUCATIVO DEI CENTRI ESTIVI PARROCCHIALI

    La prima fase dei centri estivi volge al termine a Modena ed è tempo di bilanci. Parola chiave: accoglienza. Il progetto “Nessuno escluso 2022” è stato presentato nei giorni scorsi a Modena presso l’Arcivescovado, ALLA PRESENZA DEL VICARIO GENERALE MONS. GIULIANO GAZZETTI, DEL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE BANCO SAN GEMINIANO E SAN PROSPERO CLAUDIO RANGONI MACHIAVELLI E DEL RESPONSABILE DIREZIONE EMILIA ADRIATICA DI BANCO BPM STEFANO BOLIS.

    L’iniziativa permetterà di applicare una riduzione dei contributi di iscrizione in favore delle famiglie in situazioni di marginalità ed è stata resa possibile per il terzo anno consecutivo grazie a una donazione da parte della Fondazione BSGSP, consentendo la partecipazione di centinaia di bambini e ragazzi ai centri estivi parrocchiali organizzati nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre, fino alla ripresa delle lezioni scolastiche, dalla Diocesi di Modena-Nonantola.

    Le attività socio-aggregative che ruotano attorno alle parrocchie e agli oratori assolvono un ruolo fondamentale per tante famiglie e contribuiscono in modo significativo alla formazione giovanile. La Diocesi di Modena-Nonantola ha messo in campo anche quest’anno canali di sostegno per agevolare l’avvio in sicurezza degli oratori estivi e dei grest e la Fondazione BSGSP ha deciso di confermare il proprio supporto con un’erogazione liberale pari a 20mila euro. I fondi daranno la possibilità alle parrocchie di richiedere un contributo a sostegno delle famiglie più bisognose, entro la conclusione delle attività prevista a settembre. Sarà così possibile accogliere le istanze delle parrocchie – più di 30 sono quelle in cui si stanno svolgendo i centri estivi, con la partecipazione di oltre 5mila bambini e ragazzi tra i 6 e i 14 anni – e sostenere i costi di iscrizione affrontati dalle famiglie.

    «La Chiesa modenese è da sempre impegnata ad affiancare e sostenere le famiglie nel compito educativo; gli oratori estivi, in tal senso, hanno un ruolo molto importante per i valori che trasmettono ai bambini e per i servizi che offrono a tutta la comunità ecclesiale e civile, in un’ottica di sussidiarietà. Siamo dunque particolarmente grati alla Fondazione Banco San Geminiano e San Prospero per il cospicuo contributo offerto, che per il terzo anno consecutivo consentirà di agevolare la frequenza agli oratori estivi delle famiglie in condizione di fragilità e bisogno, in questo frangente di crescenti difficoltà di natura socio-economica», ha dichiarato il Vicario generale di Modena-Nonantola, mons. Giuliano Gazzetti.

    «A distanza di tre anni dalla sua nascita, La Fondazione, insieme a Banco Bpm, continua a fare la propria parte schierandosi sempre a favore della città e delle famiglie – ha spiegato Claudio Rangoni Machiavelli, Presidente della Fondazione BSGSP durante la conferenza stampa – L’esperienza degli scorsi anni ci ha fatto sentire parte di un progetto educativo per tanti bambini per i quali gli oratori estivi significano gioco, inclusione e aggregazione e quest’anno siamo felici di essere nuovamente a fianco della Diocesi di Modena, con la medesima formula che consente di offrire uno sgravio alle famiglie più bisognose all’insegna di quello che è il valore primo del progetto: l’accoglienza».

    - Fonte: sito dell'Arcidiocesi (con qualche modifica) -
    Virtus ex Alto

  8. #88
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    Omelia solennità della dedicazione della basilica metropolitana



    SCUSANDOMI PER IL RITARDO, PUBBLICO TESTO DELLA SPLENDIDA OMELIA PRONUNCIATA IL 12 LUGLIO DALL’ARCIVESCOVO METROPOLITA NELL’ANNIVERSARIO DELLA DEDICAZIONE DELLA PERINSIGNE BASILICA METROPOLITANA DI MODENA.

    “Su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Strano: la pietra nella tradizione biblica non è un’immagine positiva, ma un simbolo di durezza. Basta ricordare che il profeta Geremia rilancia questo messaggio di Dio: dovete superare il cuore di pietra per assumere un cuore di carne. Non per iniziativa umana, ma attraverso il dono della Legge di Dio: sarà questo dono che opererà il passaggio dal cuore di pietra al cuore di carne, cioè da un cuore duro, insensibile, egoista, a un cuore aperto, generoso, altruista.
    “Su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Può darsi che in queste parole di Gesù a Pietro ci fosse anche un senso ironico, perché Pietro si era dimostrato e si dimostrerà anche dopo, e fino alla croce di Gesù, un uomo dal cuore spigoloso. Era tutt’altro che arrendevole e disponibile, correggeva Gesù, lo sgridava persino quando Gesù faceva dei discorsi che non gli piacevano.
    Eppure: “Su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Tutti sono capaci di edificare la Chiesa su cuori di carne, su persone disponibili e generose, ma ci vuole tutta la grazia del Signore per edificarla su pietre, su cuori indisponibili, refrattari, duri, quali sono quelli degli apostoli e quali sono anche spesso i nostri.
    “Su questa pietra”. È suggestivo pensare oggi anche alla pietra dalla quale siamo circondati: la nostra Cattedrale, perché è una pietra che parla, è una pietra in un certo senso “di carne”, intrisa della vita, delle speranze, dei peccati, della grazia, delle attese degli uomini. Questa stupenda Cattedrale porta incise nelle sue pareti esterne tutte queste dimensioni della vita umana, che ne fanno una pietra particolarmente eloquente, significativa, bella non solo dal punto di vista artistico, ma anche dal punto di vista umano. Desta tanti sentimenti.
    Nella parte esterna dell’abside sono incise le misure: misure di lunghezza, misure di quantità, che servivano per assicurare la giustizia nel commercio. Occorreva evitare gli imbrogli, per esempio nel misurare le stoffe e nel pesare il grano, e ci si serviva come modello proprio delle misure incise sul Duomo.
    Poi, qui a fianco, la porta della pescheria, che porta incise le dodici formelle dei mesi, per ciascuno dei quali è rappresentato un lavoro, un mestiere; poi sopra la scena cavalleresca del Re Artù e le scene di alcune favole di Esopo. Potremmo dire che in questa pietra sono incisi il lavoro umano, il senso dell’onore, la creatività.
    Poi si arriva alla porta centrale, con le dodici raffigurazioni dei profeti dell’Antico Testamento: la speranza, l’attesa, che non è mai appagata dai risultati raggiunti, ma aspetta sempre una liberazione; e ancora le scene di Wiligelmo: le lastre della creazione, del peccato, dell’assassinio di Abele e l’Arca di Noè; sono i simboli della nostra vita umana che si muove tra il sogno di Dio e le nostre risposte sbagliate, tra i disastri che compiamo e la salvezza di Dio, quasi gettando continuamente una nuova arca, una nuova zattera che ci dona salvezza e che ha i contorni del Duomo.
    Poi continuando il giro arriviamo alla porta dei principi, la porta del battesimo, con le scene di San Geminiano che si reca presso l’Imperatore a Costantinopoli a guarirne la figlia; è l’azione di questo grande santo, Geminiano, contro le potenze del male. E infine le dodici formelle con la raffigurazione degli Apostoli, ossia Chiesa che aderisce pienamente al suo Signore e professa la fede apostolica.
    Girando attorno al Duomo si possono ammirare centinaia e centinaia di scene che alludono al creato: i tralci animati, decine di raffigurazioni di animali – alcuni reali, altri fantastici – il mondo in tutta la sua varietà e persino volti e figure umane grottesche che esprimono la fantasia: nulla dunque è estraneo a questa pietra, perché tutto appartiene alla esperienza umana, e il Signore facendosi carne, prendendo un corpo di carne ha fatto sua, ha abitato, tutta l’esperienza umana.
    Ma quando poi si entra nella Cattedrale, si ammirano non solo forme architettoniche e scultoree, ma soprattutto il fatto che la cattedrale è viva, non è un museo. È certamente visitata per essere contemplata per la sua bellezza artistica, ma è frequentata anche come luogo dell’incontro con Dio e con la Chiesa, come ci ricordava Mons. Biagini, attraverso le celebrazioni o attraverso la possibilità al sacramento della penitenza, attraverso l’ascolto della Parola, attraverso l’adorazione personale, silenziosa nella cripta. È una pietra viva sia all’esterno che all’interno. È una pietra nella quale sono incise e si sperimentano tutte le dimensioni della vita umana e cristiana.
    E quando Pietro, come abbiamo sentito nella sua lettera, ci invita ad essere “pietre vive”, ci invita a superare il cuore di pietra per trasformarlo in cuore di carne, cioè ad avvertire che il Signore dà continuamente linfa alla nostra esistenza. Senza di lui saremmo pietre morte, non avremmo più dove orientare la speranza, dovremmo gestire semplicemente l’immediato e il presente, saremmo continuamente portati a rifluire su noi stessi. Con lui diventiamo pietre vive, attraverso la Parola, l’esperienza dell’Eucarestia, del perdono, attraverso la preghiera. Così circola di nuovo il nostro sangue nelle pietre del nostro cuore: qui noi recuperiamo le motivazioni per essere buoni cristiani e buoni cittadini, per tornare fuori con animo rinnovato, per portare nel mondo e nella società il cuore di carne, relazioni improntate alla speranza che solo il Signore ci può dare.
    Questo è stato anche il cammino dell’apostolo Pietro: tanti momenti spigolosi, tante durezze che poi si sono pian piano sciolte attraverso l’esperienza del perdono da parte di Gesù, finché Pietro stesso nel suo martirio non donerà il suo corpo di carne. La trasformazione di Pietro da pietra dura a pietra viva, da cuore di pietra a cuore di carne sia anche il nostro cammino, aiutati e sostenuti dalla Parola del Signore e anche dalla gratitudine da questa meravigliosa Cattedrale, di cui oggi celebriamo la dedicazione.

    + ERIO CASTELLUCCI
    ____________________
    (Dal sito dell'Arcidiocesi)
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  9. #89
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    Anniversario del Martirio del Beato don Luigi Lenzini

    OMELIA ANNIVERSARIO DEL MARTIRIO DEL BEATO DON LUIGI LENZINI CROCETTE DI PAVULLO – 21 LUGLIO 2022

    Un campo di battaglia, uno stadio e un ovile. Le letture scelte per la celebrazione del beato Luigi ci portano su questi tre ambienti, ambienti di lotta e di gioia, ambienti di fatica e di gloria.
    A cominciare dal campo di battaglia. Nella lettera a Timoteo Paolo dice al suo collaboratore: “combatti la buona battaglia della fede”. quasi a dire che la vita di fede non è una vita “rose e fiori” ma è appunto un campo di battaglia, luogo in cui si misurano le proprie forze, le proprie fragilità e la fiducia nell’unico che può vincere. È un campo di battaglia la fede: chi ha l’idea della fede come strada privilegiata, come autostrada sopraelevata rispetto ai problemi della vita. quasi che affidarsi al Signore sia una sorta di polizza contro gli infortuni, rimane presto deluso. Poiché la vita umana è una battaglia, la fede. che è plasmata sulla vita umana. va incontro alla nostra quotidianità, si gioca su un campo di battaglia. Non dobbiamo pensare, quando incontriamo delle difficoltà e delle sofferenze, che il Signore ci abbia abbandonato: le difficoltà e le sofferenze le incontrano tutti. La differenza è che il credente le affronta sapendo di non essere solo. “Combatti la buona battaglia della fede davanti a Dio e a Gesù Cristo”, dice Paolo: cioè in questa battaglia non sei solo; questa è la differenza della fede, non che ti sia riservato un campo privilegiato, un giardino fatato per te solo; sei nello stesso campo di battaglia di tutti gli altri esseri umani, però con te c’è il Signore.
    Poi le letture ci trasportano, con la lettera agli Ebrei, in uno stadio. Dice l’autore “corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù”; di nuovo un’immagine forte, che indica impegno, indica contrasto, perché ovviamente uno non corre da solo, ci sono dei concorrenti, altri che tendono verso il traguardo. Anche questa seconda immagine ci fa capire che la vita di fede è una vita impegnata e dinamica; però, se dovessi completare l’immagine, presuntuosamente direi che non è una corsa solitaria la vita di fede, ma è una staffetta: ci si passa il testimone a vicenda e dall’una all’altra generazione. Noi siamo qui questa sera per pregare il beato Luigi, per ricordarlo, per chiedere la sua intercessione; ma lui è morto da tanto tempo e dal punto di vista umano quello che facciamo avrebbe poco senso. In realtà il suo è un passaggio di testimone, è un incoraggiamento per noi, è un darci forza in questa corsa che è la vita, e la vita di fede. La lettera non dice “tenete fisso lo sguardo sulle vostre gambe, fate conto delle vostre forze”, ma dice: “tenete fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede”. Questo è il segreto di chi corre la buona corsa della fede: non tiene fisso lo sguardo su di sé, ma sul Signore. Il grande problema da sempre, dai tempi di Adamo ed Eva, è che gli esseri umani tengono fisso lo sguardo sui loro piedi, sulle loro esigenze. Noi stiamo a misurare continuamente le nostre forze, quello di cui abbiamo bisogno, di cui abbiamo diritto, che gli altri non ci concedono... e poi ci lamentiamo perché non siamo riconosciuti, ci lamentiamo perché facciamo troppa fatica, perché la pista qualche volta è ad ostacoli.... Questo significa tenere fisso lo sguardo sui nostri piedi: invece la Scrittura ci dice di tenere fisso lo sguardo su Gesù, colui che ha dato origine alla nostra fede, che ha corso allo stadio ed è stato apparentemente sconfitto, sulla croce è arrivato ultimo. In realtà è arrivato primo nella classifica di Dio, che è la classifica dell’amore.
    Infine il Vangelo ci porta in un altro ambiente ancora, quello dell’ovile. Se guardiamo bene però ci porta fuori dall’ovile: parte dall’ovile che potrebbe essere inteso come un ambiente sereno, tranquillo, in cui si sta al sicuro; ma Gesù usa l’immagine dell’ovile forzandola, perché ogni volta che parla del pastore non riesce ad essere misurato. Usa questa immagine per dire che bisogna uscire dall’ovile per andare a cercare i dubbiosi, le “altre pecore che non sono di questo ovile” e che pure appartengono al Signore. Entrare nell’ovile del Signore, entrare in una comunità, entrare nella chiesa, non significa entrare in una specie di nido protetto. Significa addossarsi la responsabilità, la bella responsabilità di testimoniare, essere pronti ad uscire. E quando si va incontro agli altri, si rischiano dei brutti incontri: fuori ci sono anche i lupi. Uscire incontro al male e contrastarlo, come ha fatto il beato Luigi, che ha dato la vita per questo; uscire per cercare coloro che non appartengono a questo ovile perché se ne sono allontananti ritenendo che ci fossero troppe regole, che fuori ci fosse più libertà, o perché non l’hanno ancora scoperto il vero Pastore e vagano per i pascoli: questo è ciò che chiede il Signore a chi gli appartiene. Chi davvero vuole seguire Gesù Pastore non se ne sta rintanato nell’ovile, ma affronta a viso aperto la realtà.
    Concludo notando che qui Gesù ci offre una idea nuova di bellezza. Dice di essere “il pastore buono”, e sappiamo che questa parola si potrebbe rendere anche con “bello”, “il pastore bello”. Ma quand’è che questo pastore è davvero “bello”? Non quando entra nell’ovile per dormire o quando sta serenamente con le pecore, ma quando offre la vita: “do la mia vita”. Il pastore bello è colui che dà la vita. La bellezza della vita cristiana è offrirla, non conservarla per sé, non restaurarla perché la si prolunghi nella maniera meno fastidiosa possibile, ma offrirla; è quanto testimonia il beato Lenzini. La bellezza della vita sta nell’offrirla: chi la tiene per sé, magari la conserva più a lungo negli anni, e dal punto di vista quantitativo ci guadagna, ma poi viene seppellito dalla morte, nessuno più lo ricorda. Chi offre la vita, a volte rischia di abbreviarla e di doverla riconsegnare prima al Signore, ma in compenso incide, lascia un prezioso testimone alle generazioni successive, perché entra nel cuore di Dio.

    + ERIO CASTELLUCCI

    (Dal sito dell'Archidiocesi)
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    8 Settembre al santuario di Puianello

    SANTUARIO DI PUIANELLO



    Sagra al Santuario - 8 Settembre 2022

    TRIDUO DI PREPARAZIONE
    (lunedì 5, martedì 6, mercoledì 7)
    8 Messa | 16,20 Rosario | 17 Messa|20.30 Rosario meditato

    Giovedì 8 settembre 2021
    NATIVITÁ DI MARIA

    • Mattino: Messe ore 8 e 9 | 10.30 presiede p. Matteo Ghisini, responsabile delle Missioni dei Cappuccini dell’Emilia-Romagna

    • Pomeriggio (sul piazzale): 16 ESPOSIZIONE DELL’IMMAGINE DELLA BEATA VERGINE DELLA SALUTE | 17 ROSARIO MEDITATO | 18 MESSA PRESIEDUTA DA DON ALESSANDRO GARUTI, PARROCO DI CASTELVETRO
    (anima il coro parrocchiale di Castelvetro)

    SEGUE LA PROCESSIONE CON L’IMMAGINE DELLA MADONNA

    Presta servizio la Banda musicale di Castelvetro che al termine della processione terrà il concerto “Musica per Maria”.
    Dalle 16 “Bancherella del libro”. Per un aiuto ai profughi dell’Ucraina
    Dalle 16 ”Immagini del Giubileo 2021-2022”. Proiezioni di un evento straordinario al Santuario .
    Dalle 19.30 alle 23.30 Stand gastronomico grazie ai volontari della Confraternita del burlengo

    FONTE : sito ufficiale del Santuario di PUIANELLO
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