Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronaca della Arcidiocesi Metropolitana di Modena-Nonantola - Anno 2022

  1. #71
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    Ritornano i preziosi dipinti di Spilamberto

    SPILAMBERTO «RIPORTA A CASA» I SUOI TESORI



    SABATO 11 GIUGNO TORNERANNO A SPILAMBERTO DUE DIPINTI CHE DA 75 ANNI, PER RAGIONI DI SICUREZZA, SI TROVANO PRESSO LA GALLERIA ESTENSE DI MODENA.

    Si chiude con un lieto fine una vicenda che ha privato per decenni la piccola «capitale dei Rangoni», di due capolavori la cui storia è profondamente legata a quella di Spilamberto.

    Infatti, la Madonna in adorazione di Gesù Bambino, attribuita a Jacopo da Valenza e la Madonna con il Bambino tra i Santi Geminiano, Antonio Abate e Rocco, di Giovanni Antonio Scacceri, risalenti alla fine del XV secolo o ai primissimi anni del XVI, appartenevano alla soppressa confraternita di Santa Maria degli Angeli, che esercitava opere di culto e di misericordia corporale.

    GIOVANNI ANTONIO SCACCERI, MADONNA IN TRONO COL BAMBINO E SANTI, OLIO SU TELA
    La Madonna con Gesù Bambino e i Santi Geminiano, Antonio Abate e Rocco è seduta su un trono dalla base ornata con eleganti volute e con due aquile; a sinistra è san Geminiano con il pastorale e il modello di Modena, a destra sant’Antonio Abate con bastone a tau, libro e la testina di un maiale e san Rocco in veste da pellegrino.
    Le prime notizie sull’opera risalgono al 1582, quando fu incorniciata da Virgilio della Stoppa; restaurata verso la metà dell’800, fu inizialmente attribuita al Francia, poi a Francesco Bianchi Ferrari.

    JACOPO DA VALENZA, MADONNA COL BAMBINO, OLIO SU TAVOLA
    La Madonna in adorazione di Gesù Bambino raffigura invece la Vergine a mezza figura con le mani congiunte che adora il Bambino; nel fondo a sinistra, attraverso la finestrella, si scorge un paesaggio collinare e montuoso.
    La prima menzione di questa opera si trova nell’inventario della confraternita di Santa Maria degli Angeli del 1620. La confraternita fu soppressa dall’arcivescovo Natale Bruni nel 1910 e, nel 1929, i confratelli decisero di donare i beni artistici di proprietà del disciolto sodalizio alla parrocchia di Sant’Adriano III Papa, che accettò la donazione solto nel 1958. Frattanto, nel 1946 i due dipinti più preziosi vennero temporaneamente consegnati alla Galleria Estense per garantirne la tutela. La chiesa di Santa Maria degli Angeli fu alienata.
    Già nel 1989, l’associazione culturale «Il Torrione» di Spilamberto chiese di potere esporre la Madonna con Gesù Bambino e i Santi Geminiano, Antonio Abate e Rocco, che era stata recentemente restaurata, ma ragioni di sicurezza mandarono a monte l’iniziativa. «Da allora, ci siamo messi all’opera per trent’anni al fine di riportare i dipinti in paese – spiega il presidente de «Il Torrione», Graziano Giacobazzi -. La nostra iniziativa ha recuperato slancio dopo l’interessamento di monsignor Lanfranchi, che utilizzò un dettaglio della Madonna con Gesù Bambino e i Santi Geminiano, Antonio Abate e Rocco come copertina della lettera pastorale del 2012». L’associazione «Il Torrione» si è fatta quindi promotrice di un intervento che potesse creare le condizioni per ricollocare definitivamente i due dipinti in Sant’Adriano a Spilamberto – cui appartengono dal 1958 – costruendo una rete con l’Ufficio diocesano beni culturali nella persona della direttrice Simona Roversi, la parrocchia di Sant’Adriano III Papa, il Comune, la farmacia Fondo Bosco e Banca Generali Private. «Il ritorno definitivo delle due opere a Spilamberto ha richiesto interventi molto significativi: l’installazione di un impianto di videosorveglianza di tutta la chiesa di Sant’Adriano, la collocazione di teche con adeguati sistemi di sicurezza non solo contro il furto, ma anche contro il deterioramento delle tele a causa dell’umidità, il tutto su progetto dei tecnici Giorgio Bonetti e Stefano Meschiari – spiega Giacobazzi -. Grazie agli sponsor privati, al Comune ed all’Arcidiocesi che ha contribuito significativamente con fondi Cei 8xmille per 5mila euro sui 13.200 dell’impianto antintrusione, il costo dell’intervento è stato integralmente coperto».

    COSÌ SPILAMBERTO RITROVERÀ DUE OPERE SIGNIFICATIVE DEL SUO PATRIMONIO STORICOARTISTICO: L’APPUNTAMENTO È PER SABATO 11 GIUGNO ALLE 17.30 NELLA CHIESA DI SANT’ADRIANO III PAPA.

    - FONTE: sito dell'Arcidiocesi -
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  2. #72
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    Celebrazione diocesana del Corpus Domini

    GIOVEDÌ LA CELEBRAZIONE CITTADINA DEL CORPUS DOMINI ALLA CITTÀ DEI RAGAZZI

    Quest'anno la celebrazione del Corpus Domini cittadino, presieduta dall’Arcivescovo Mons. Erio Castellucci, si svolgerà giovedì 16 giugno, alle ore 20.30, nel cortile della Città dei Ragazzi a Modena (via Tamburini 96), un luogo emblematico, assai caro a tutti i modenesi.

    A seguire, la processione con il Santissimo Sacramento per le vie Tamburini, Sassi, Guicciardini e Masaccio, per poi terminare nel cortile dell’istituto Casa Famiglia.

    DOPO UN MOMENTO DI ADORAZIONE VERRÀ IMPARTITA LA SOLENNE BENEDIZIONE EUCARISTICA. IN CASO DI MALTEMPO LA CELEBRAZIONE AVRÀ LUOGO NELLA ATTIGUA CHIESA PARROCCHIALE DI SAN GIOVANNI BOSCO.
    ____________________________________
    Dal sito dell'Arcidiocesi (con adattamento)
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  3. #73
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    Percorso sinodale diocesano

    LA RELAZIONE DEL VESCOVO NELL’INCONTRO DI FINE ANNO PASTORALE CON SACERDOTI E DIACONI



    VERSO IL SECONDO ANNO DI ASCOLTO SINODALE: “I TRE CANTIERI APERTI”

    A settembre si apre il secondo anno di ascolto sinodale (non ancora di bilancio o individuazione di strumenti e risposte pastorali). È possibile già individuare alcune priorità emerse nel primo anno, che saranno al centro del secondo.

    Una premessa. Attraverso l’icona di Marta e Maria (cf. Lc 10,38-42), il secondo anno di ascolto – come è stato richiesto dalle sintesi diocesane – continuerà ad adottare lo stile della conversazione spirituale attraverso gruppi sinodali il più possibile aperti e disseminati capillarmente sul territorio; ma verranno proposte, come richiesto da molti, anche altre forme di incontro sinodale, che sulla base di “buone pratiche”, individuate e divulgate durante l’estate 2022 attraverso il sito dedicato, cercheranno di intercettare le persone che nel primo anno non sono stati coinvolte. Si apriranno dei “cantieri”. Le «tre o quattro priorità» individuate attraverso l’incontro nazionale dei referenti (13-15 maggio 2022) e l’assemblea della Cei (24-27 maggio 2022) vengono di seguito proposte sotto forma di “cantieri aperti”, che ogni Chiesa locale modulerà secondo le possibilità e sensibilità.

    Il cantiere dei villaggi
    «Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio». Gesù era in cammino con i discepoli (faceva “sinodo”). Girando per le strade con Gesù, i discepoli e le discepole prestano orecchio alle persone che incontrano, immerse nelle mille situazione della loro esistenza. La strada attraversa il villaggio; strada e villaggio sono i luoghi dell’incontro con il mondo, anzi con “i mondi”. Papa Francesco insiste sulla necessità di porsi in ascolto sinodale vero e paziente di tutti coloro che desiderano dire qualcosa, in qualsiasi modo, alla Chiesa. Il mondo è fatto di tanti “mondi”, spesso impossibilitati o disinteressati a far sentire la loro voce alla Chiesa. Questo cantiere potrà aprirsi ai poveri e fragili, agli emarginati e allontanati, ai giovani, alle donne, ai mondi delle culture e delle arti, delle professioni e della politica, del volontariato e delle istituzioni… Il cantiere dovrà avvalersi di molti linguaggi, non solo di quello verbale: le narrazioni passeranno attraverso la creatività artistica, le testimonianze, le forme di servizio, lo sport, l’uso dei social, le tavole rotonde e tutte le modalità che permetteranno, a chi solitamente non parla alla Chiesa e con la Chiesa, di poterlo fare.
    Il cantiere delle diaconie
    «Marta era tutta presa dai molti servizi. Allora si fece avanti e disse: Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Papa Benedetto XVI, nel discorso di apertura al Convegno pastorale della diocesi di Roma, coniugò corresponsabilità e formazione dei laici: passare «dal considerarli “collaboratori” del clero a riconoscerli realmente “corresponsabili” dell’essere e dell’agire della Chiesa, favorendo il consolidarsi di un laicato maturo ed impegnato» (26 maggio 2009). Il «dille dunque che mi aiuti» di Marta, appello alla corresponsabilità nel servizio, si deve innestare nella “parte migliore” di Maria, lasciandosi plasmare dalla parola di Gesù: solo così le “molte diaconie” di Marta evitano lo stile ansioso e diventano capaci di vera accoglienza. Questo cantiere potrà dunque lavorare sulla corresponsabilità e formazione dei laici, ma anche sulla formazione dei ministri ordinati e dei consacrati, oltre che sulle ministerialità istituite e sulle altre forme di servizio ecclesiale; è poi richiesta da molti una verifica e un rilancio degli organismi di partecipazione (consigli pastorali e degli affari economici), perché siano più luoghi di “discernimento comunitario” e meno luoghi di dibattito e di organizzazione.
    Il cantiere delle case
    «Una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa». La casa di Betania, il luogo in cui Gesù si ristora, è icona della comunità cristiana, dove Gesù è ospitato come Maestro e come viandante insieme. Per essere davvero “accogliente”, però, alla comunità è richiesto maggiore ascolto del Signore e dei viandanti e minore affanno per la pulizia della casa.

    Da più parti si invoca uno snellimento delle strutture ecclesiali, perché siano più agili nell’annuncio del Vangelo e la loro gestione non appesantisca gli operatori pastorali con l’affanno di Marta. Papa Benedetto XVI prospettava una Chiesa fatta più di “minoranze creative” che di strutture efficienti e papa Francesco la paragona ad un ospedale da campo. Si tratta di verificare la sostenibilità e funzionalità delle strutture materiali e di interrogarsi sulle strutture pastorali e spirituali, perché siano poste al servizio della missione e non assorbano energie per la sola conservazione. Questo cantiere si può aprire anche sugli orizzonti del decentramento pastorale, per snellire il “centro” delle comunità e puntare sulle “periferie”, riscoprendo ad esempio le potenzialità della “casa” come luogo di esperienza cristiana (“Chiesa domestica”), sulle strutture amministrative come le “unità pastorali” e simili, e sui passi da compiere per sgravare i pastori dall’eccesso di procedure e incombenze burocratiche e gestionali.
    Esiste poi la possibilità di un quarto cantiere: ogni Chiesa locale potrà sceglierlo se e come vuole, valorizzando come priorità una di quelle che risulta dalla sintesi diocesana stilata sulla base del primo anno di ascolto o del Sinodo che eventualmente sta celebrando o ha concluso da poco. In questo modo viene inserita vitalmente le specificità della Chiesa locale nel mosaico del Cammino sinodale italiano.
    Modello della sinodalità è la celebrazione eucaristica, dove si sperimentano: il cammino di andata da casa e ritorno a casa; l’ascolto della parola di Dio; l’accoglienza del sacrificio di Gesù nel pane e nel vino; la comunione eucaristica-ecclesiale (Chiesa “corpo di Cristo”); la preghiera comunitaria in dialogo con chi presiede; i diversi compiti (assemblea celebrante, presidente, servizi liturgici); l’invio in missione (“andate”…).

    Durante l’estate verranno fatte circolare le esperienze belle e positive registrate nel primo anno di ascolto: lo stile “narrativo”, basato su fatti e racconti, potrà così trovare alimento e sostegno. La tempistica prevede la consegna alle diocesi, ad inizio luglio 2022, del “testo di lavoro” (poche pagine) per il secondo anno di Cammino sinodale.

    + Erio Castellucci
    _______________________
    FONTE: sito dell’Arcidiocesi
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  4. #74
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    Riprendono i pellegrinaggi diocesani

    PELLEGRINAGGIO DIOCESANO A FORLÌ IL 23 GIUGNO

    Riprendono i pellegrinaggi organizzati dall’Arcidiocesi di Modena-Nonantola, dopo due anni condizionati dall’emergenza Covid-19.

    La prima proposta del 2022 porterà gli interessati a Forlì, giovedì 23 giugno, per visitare la mostra internazionale «Maddalena. Il mistero e l’immagine» presso i Musei San Domenico.
    Il viaggio si farà in pullman, con partenza alle 7.30 dal piazzale di Gesù Redentore; la visita guidata alla mostra inizierà alle 9.45, mentre alle 12 è prevista la celebrazione della Messa presso il Duomo di Forlì; poi, pranzo al ristorante e alle 14.30 visita a Dovadola (tomba della beata Benedetta Bianchi Porro) e all’Eremo di Montepaolo (cella di Sant’Antonio di Padova).
    Il rientro a Modena è previsto alle 19 circa. Il costo del pellegrinaggio è di 60 euro, comprensivo di viaggio in pullman, ingresso al museo con guida e pranzo.

    Per informazioni si può contattare l’Ufficio pellegrinaggi al numero 059/2133863.
    ___________________
    Dal sito dell'Arcidiocesi
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  5. #75
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    Dalla parte degli ultimi, progetto Diocesi e Fondazioni

    PRIMO ANNO DI REALIZZAZIONE PER IL PROGETTO TERRITORIALE DEDICATO ALLA PREVENZIONE ED AL CONTRASTO DEGLI ABUSI SUI MINORI NEI CONTESTI EDUCATIVI

    Fondazioni e Diocesi insieme contro le violenze sui minori in famiglia e nei contesti educativi. È passato un anno dalla stipula del protocollo sottoscritto da Arcidiocesi di Modena–Nonantola e Diocesi di Carpi con Fondazione di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola e Fondazione di Vignola per affrontare con concretezza il delicato tema degli abusi, non solo in chiave di intervento su situazioni già conclamate, ma anche azioni in grado di mettere al centro la cura, protezione e la prevenzione come valori da tutelare per vincere ogni silenzio, indifferenza e inattività.

    Le quattro Fondazioni di origine bancaria attive sul territorio della Provincia di Modena, da sempre impegnate in interventi filantropici in ambito associazionistico, educativo, socio-sanitario, scolastico e sportivo, hanno individuato nel Servizio Interdiocesano per la Tutela dei Minori un soggetto, di cui sono parte attiva i Centri di Consulenza e Ascolto per la Famiglia delle Diocesi di Modena e Carpi, in grado di attivare un progetto di sistema che mettesse a frutto competenze, esperienza e presenza di reti, ramificate e durevoli, da realizzarsi nelle molte realtà educative della provincia di Modena.

    Il progetto Dalla parte degli ultimi, frutto di questi presupposti ed intenti, si è dunque realizzato prevenendo, accogliendo e prendendosi carico delle richieste di aiuto che hanno toccato l’ambito degli abusi sui minori e delle persone maggiormente vulnerabili: abuso di potere, fisico e psicologico, che implica un esercizio patologico del potere volto a trarre vantaggio, soddisfazione e piacere creando relazioni tossiche che si insinuano in modo seduttivo e manipolatorio nella vita dei minori e delle persone più vulnerabili rompendo confini, provocando in essi sofferenza e disarmonia e minandone l’autostima. Incontri tematici, sportelli d’ascolto, gruppi di lavoro, ma anche l’attivazione di spazi di consulenza strutturati e stabili, attraverso un servizio di ascolto specifico per persone, coppie, genitori e comunità sono stati gli strumenti attivati.

    L’iniziativa è nata nel pieno dell’emergenza pandemica ed in risposta ai primi segnali di difficoltà espresse dal contesto sociale, come l’aggravarsi delle situazioni di fragilità, in particolare in ambito famigliare ed educativo, e l’emergere di forme di disagio e di abuso. L’esigenza è stata individuata a seguito dell’analisi dei dati di monitoraggio, in corso da anni, relativi agli accessi e alle richieste di aiuto pervenute ai Centri di Consulenza e Ascolto per la Famiglia delle Diocesi. È in questi contesti che si è potuto verificare come le crescenti dinamiche di abuso e di potere si siano acuite attraverso manifestazioni di violenza psico-fisica nei confronti dei più deboli.

    Nel suo primo anno di realizzazione, Dalla parte degli ultimi ha permesso, tra le altre azioni, di implementare e fare crescere un’equipe multidisciplinare di specialisti (tre psicologi-psicoterapeuti, due pedagogiste, una psichiatra, un canonista, un giurista, un esperto della comunicazione e un moralista) per attivare percorsi di formazione e costituire un centro d’ascolto specializzato sul tema degli abusi sui minori; attivare percorsi di formazione e prevenzione, sia ad intra per l’equipe stessa con formatori esperti a livello nazionale sul trauma e sugli abusi, sia ad extra, al fine di sensibilizzare, informare e formare rispetto alle tematiche degli abusi e a conoscere e riconoscere gli indicatori di rischio e le dinamiche relazionali benevole per una gestione consapevole e costruttiva delle stesse; intensificare le attività di prevenzione e di consulenza per le realtà individuali e familiari al fine di sostenere e ridurre sul piano clinico e relazionale il disagio e monitorare e gestire i bisogni personali e relazionali. Ad essere coinvolti attivamente su questi fronti sono stati i capi scout della zona Modena-Pedemontana (e a breve anche per quelli della zona di Modena-Bassa e Carpi); gli insegnanti di Religione Cattolica di ogni ordine e grado scolastico della Provincia; i sacerdoti delle Diocesi di Modena-Nonantola e Carpi; gli educatori dei Centri Estivi delle due Diocesi e i referenti delle Caritas Diocesane di Modena-Nonantola e Carpi.

    Il progetto si è avvalso una rete già esistente di collaborazioni con il territorio, ampliata e implementata attraverso un dialogo continuo con le associazioni di volontariato, gli enti pubblici e privati, oltre alle scuole di ogni ordine e grado.

    I particolari del progetto e gli esiti del primo anno di attivazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta nel Salone dell’Arcivescovado di Modena, alla presenza di mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, don Maurizio Trevisan, responsabile del Servizio Interdiocesano di Prevenzione Ascolto e Tutela dei Minori e direttore del Centro di Consulenza per la famiglia di Modena, Eleonora De Marco, Consigliera di Amministrazione della Fondazione di Modena, Cosimo Zaccaria, Consigliere di Amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, Viviana Giacomini, Comitato di gestione della Fondazione di Vignola, e Cosimo Quarta, Segretario Generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola.

    «Grazie per il sostegno al progetto Dalla parte degli ultimi – ha dichiarato l’aricvescovo Castellucci – che fin da subito la Fondazione di Modena e poi tutte le altre Fondazioni della provincia hanno accolto con interesse e convinzione. Stiamo affrontando un problema culturale che richiede un cambio di mentalità: considerare l’altro, il minore o la persona vulnerabile, come dono e mistero da rispettare e non come preda».

    Don Trevisan ha illustrato l’attività svolta: «Abbiamo portato avanti un piano capillare di incontri formativi a vari livelli educatori, insegnanti, operatori sociali che hanno coinvolto un migliaio di persone su tutto il territorio provinciale. L’attività del Servizio interdiocesano per la tutela minori si è sviluppata in sinergia con i centri di ascolto dei consultori familiari di Modena e Carpi sensibilizzati su questo tema con presa in carico di circa 800 utenti per un totale di 4500 colloqui.

    Obiettivo del prossimo anno è estendere la rete delle collaborazioni con enti e istituzioni del territorio come l’Università, la Procura, l’Azienda USL e continuare l’azione formativa e informativa».

    Unanime il plauso e il ringraziamento dei rappresentanti delle Fondazioni che nei loro interventi hanno evidenziato la concretezza delle azioni compiute, il valore sociale del progetto, l’agire in rete con enti e associazioni, la prospettiva di lungo periodo per la formazione degli operatori. Inoltre il progetto acquisisce particolare valore per il periodo difficile che stiamo vivendo dove il contesto socio-economico fa esplodere disagio e disuguaglianze. Compito delle Fondazioni è stato ribadito essere proprio quello di intervenire sul territorio per promuovere uguaglianza e piena realizzazione di ogni persona specie i più deboli e fragili.
    ____________________________
    - FONTE: sito della Diocesi di Carpi
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  6. #76
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    Lutto nel clero

    LUTTO PER LA MORTE DI DON ELVINO LANCELLOTTI

    È tornato alla casa del Padre venerdì 1 luglio don Elvino Lancellotti.

    Aveva 97 anni ed era il sacerdote più anziano dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola, decano per ordinazione sacerdotale (1949) assieme a don Guido Zini, scomparso lo scorso 7 giugno.

    Lo ricordano nella preghiera l’Arcivescovo Erio Castellucci, il presbiterio diocesano e tutte le comunità parrocchiali da lui servite durante il suo ministero sacerdotale.

    Nato a Barigazzo il 18 settembre 1924, don Elvino Lancellotti era stato ordinato sacerdote a Modena l’11 giugno 1949. Inizialmente cappellano a Sestola, poi a Pievepelago, aveva sempre svolto il ministero pastorale nell’alto Frignano, spesso collaborando con don Antonio Galli, di Pievepelago.

    Don Elvino Lancellotti era stato lungamente parroco di Sant’Andreapelago, divenendo poi amministratore parrocchiale di Castellino di Brocco, Roccapelago e Serpiano. Per tanti anni aveva svolto attività didattica nelle scuole elementari e medie nell’Appennino modenese.

    IL S. ROSARIO SARÀ RECITATO SABATO 2 LUGLIO ALLE ORE 21 A SANT’ANDREAPELAGO E DOMENICA 3 LUGLIO ALLE ORE 20 A BARIGAZZO.
    LE ESEQUIE AVRANNO LUOGO LUNEDÌ 4 LUGLIO ALLE ORE 16 NELLA CHIESA PARROCCHIALE DI SANT’ANDREAPELAGO.

    - Dal sito dell'Arcidiocesi -
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  7. #77
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    Auguri affettuosi a Don Erio



    OGGI L'ARCIVESCOVO METROPOLITA DI MODENA - NONANTOLA E VESCOVO DI CARPI COMPIE 62 ANNI.

    A Lui, pastore generoso, sapiente e attivamente "servente", giungano gli auguri calorosi dei suoi diocesani tutti.

    Ad multos annos, Don Erio !
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  8. #78
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    Intervista al nostro Arcivescovo

    SE NON SI CAMBIA SARÀ LA REALTÀ A FARCI CAMBIARE.

    Nell’intervista al vescovo Erio affrontiamo le sfide più attuali che attendono la chiesa al suo interno e nel rapporto con le persone e con la società

    FOCUS
    Come ogni anno, dopo l’assemblea della CEI, al termine delle attività pastorali ordinarie e prima di buttarsi nel tempo estivo anch’esso gravido di iniziative, Notizie solitamente propone l’intervista al Vescovo come momento di verifica e di rilancio per il futuro.
    CAMBIAMENTO. E’ questo il filo conduttore che accompagna I PENSIERI CHE IL VESCOVO ERIO HA CONDIVISO POCO TEMPO FA ALLA RIVISTA DEI SALESIANI DI BOLOGNA “SACRO CUORE” NELLA QUALE HA SPAZIATO SU VARI ARGOMENTI, GLI STESSI CHE AVREMMO DESIDERATO AFFRONTARE INSIEME E QUINDI PER GENTILE CONCESSIONE DEL DIRETTORE DON FERDINANDO COLOMBO, LA PROPONIAMO CON QUALCHE PICCOLA PERSONALIZZAZIONE.

    1. ADOLESCENTI E GIOVANI

    Don Erio il primo pensiero va agli adolescenti e ai giovani, a questo tempo estivo dove in tanti sono e saranno coinvolti e impegnati come animatori nei centri estivi, nei campi e in tutte le diverse proposte formative di parrocchie e associazioni. Resta aperto un tema presente anche a livello nazionale: la maggioranza non ha nessuna formazione cristiana in famiglia. Quali strade nuove per “seminare” il desiderio di incontrare Cristo?
    È vero, lo ha detto anche il Papa recentemente, si è interrotta la trasmissione intergenerazionale della fede, cioè è diventata molto rara. Quindi tutte le analisi che noi facciamo su catechesi e famiglia, devono tener conto di questo. È anche vero che è decisamente superata la pastorale del gruppetto dentro la canonica che si ritrova a scadenze fisse. I ragazzi non sono più tanto sensibili alla “riunione del giovedì sera”, la cosiddetta pastorale del muretto, molto in auge dieci/venti anni fa, lascia un po’ il tempo che trova, adesso. Non so se abbiamo particolari soluzioni. Credo sia importante proporre un cammino di fede, là dove i giovani sono, quindi, per esempio, anche attraverso la rete, ma poi c’è la scuola, e per chi ha il dono giusto per poterli incontrare, anche il bar o la discoteca, lasciando sempre aperte le porte delle chiese, delle parrocchie, perchè comunque qualcuno c’è che viene a chiederlo. Se c’è una cosa che può interessare i ragazzi, i giovani è proprio l’incontro con delle esperienze, addirittura esperienze che li coinvolgano. Esperienze di tipo caritativo, esperienze di incontro con personaggi significativi, esperienze, per esempio, di musica, di canto, di attività, di recital. Andare in mezzo e dire che viene fatta questa cosa nel tal quartiere, nella tale casa, nel tal campetto. Ecco andare dove sono i ragazzi e poi proporre qualcosa.
    A proposito di scuola c’è anche da registrare l’opportunità dell’insegnamento della religione cattolica...
    C’è il tema della scuola che forse non abbiamo ancora valorizzato abbastanza. Penso certamente agli insegnanti di religione e non solo quelli di religione, ma anche lì, se si avesse la possibilità di utilizzare il tempo che c’è, o anche di proporre dei tempi, per quanto è possibile, extrascolastici, per esempio da parte degli insegnanti di religione, per far conoscere esperienze, proporre qualcosa. I ragazzi hanno bisogno di passare attraverso un impegno diretto o esperienze, non necessariamente targate; cioè non è necessario fare una cosa che automaticamente li conduce nei pressi della chiesa per poi partecipare alla Messa. Un’iniziativa potrebbe essere, ad esempio, andare in ospedale, oppure raccogliere materiale, costruire qual- cosa da vendere per la tale casa della carità o la casa di riposo: è già importante creare dei contatti. Capisco che è un po’ generico detto così, ma io che fino a sette anni fa ero in parrocchia, ho visto che le cose che oggi si ricordano i ragazzi di ieri che ormai sono uomini o giovani grandi, - non sono le riunioni serali periodiche, sono gli incontri, sono addirittura quelle esperienze nelle quali hanno fatto qualcosa anche loro, dove hanno tirato fuori dal loro animo le energie più belle, qualcosa di gratuito, diciamo.

    2. IL CAMMINO SINODALE

    Si è concluso il primo anno del Cammino Sinodale, in attesa di conoscere quali saranno gli ambiti su cui approfondire l’ascolto il prossimo anno rimane l’obiettivo di fondo indicato da Papa Francesco di assumere la sinodalità come stile e dimensione abituale per la vita della comunità ecclesiale. C’è ancora un eccesso di clericalismo?
    Penso che il clericalismo di cui parla il Papa sia un atteggiamento che non riguarda solo il clero, ma riguarda un modo di concepire la presenza e l’azione nella Chiesa. Certamente questo è cominciato dal clero, perchè il voler difendere le proprie fette di potere, il voler essere l’unico elemento propositivo per cui gli altri devono ubbidire, questo corrisponde ad un modello clericale che sappiamo bene è sorpassato nella teoria, ma non sempre nella prassi. Vedo anche qui in diocesi, sia a Modena che a Carpi, dei laici, che forse imitando in questo, il clero o ricevendo dal clero a volte dei mandati, intendono il loro servizio come un’autogestione di uno spazio e quindi non sono disposti a cambiare e nemmeno a collaborare.
    Grazie a Dio, posso dire, sono minoranze, però sono minoranze abbastanza tenaci e sono il motivo principale per cui diventa molto complicato impostare una pastorale che sia una pastorale della fraternità e non una pastorale verticale. Cioè una collaborazione sia all’interno di una comunità che con altre comunità. Qui il Papa ha ragione quando dice, - lo ha ripetuto anche in occasione dell’apertura del Sinodo Universale, - che il dire “si è sempre fatto così” avvelena le comunità, perchè le blocca. Poi ci lamentiamo che non ci sono i giovani. Specialmente i giovani che hanno proposte che possono essere azzardate, ma proposte creative, se si trovano davanti a questi muri, sia nei preti che nei laici, non partecipano.
    Come si può uscire da questa resistenza al cambiamento da parte di clero e laici?
    Per dirla in positivo, credo che ci sia, se non una disponibilità generale a cambiare, perchè questa non c’è, la consapevolezza sempre più diffusa che, se non si cambia, sarà la realtà a farci cambiare. Non possiamo sempre accusare la realtà, perchè la realtà ci sta parlando. Io ho detto scherzando, ma non tanto, in un incontro recente, che a volte la Chiesa stessa cioè le nostre comunità hanno la tentazione di addossare sempre agli altri la colpa delle cose che non vanno, quindi: la mentalità del mondo, le famiglie che non ci sono più, i giovani che non sono più quelli di una volta, la cultura attuale, benissimo, sono tutte cose giuste. Però mi fanno venire in mente quel politico Giancarlo Pajetta, una persona simpaticissima, che è morta da tempo che, durante un’elezione degli anni ‘70, era convinto, per i sondaggi che allora non erano tanti, ma qualcosa c’era, che il partito comunista avrebbe sorpassato tutti gli altri. Quando invece venne smentito commentò così: ‘compagni la situazione non ci ha capito’. Allora secondo me, spesso anche nella Chiesa succede così: la situazione non ci ha capito. La situazione invece ci sta dicendo delle cose: ci sta dicendo certamente che dobbiamo rivedere le nostre strutture e non solo le strutture materiali che ci cadono

    + ERIO CASTELLUCCI

    (FONTE: "Notizie" - Settimanale diocesano Carpi, 10.07.2022)
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  9. #79
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    Anniversario della dedicazione della Basilica Cattedrale

    Celebrazione eucaristica col Vescovo per la dedicazione del Duomo



    MARTEDÌ 12 LUGLIO LA NOSTRA ARCIDIOCESI HA SOLENNEMENTE RICORDATO L'ANNIVERSARIO DELLA DEDICAZIONE DELLA BASILICA METROPOLITANA.

    Alle ore 17.30 sono stati celebrati i Vespri capitolari, mentre alle ore 18,00 ha avutoluogo la solenne concelebrazione eucaristica, presieduta dall’Arcivescovo-abate di Modena-Nonantola, monsignor Erio Castellucci, con servizio della Cappella musicale del Duomo.

    Nel 1099, i cittadini modenesi iniziarono la costruzione dell’attuale Duomo.
    Sette anni dopo, nel 1106, le spoglie di san Geminiano furono solennemente traslate nella nuova Cattedrale, alla presenza di papa Pasquale II, del vescovo Dodone, della contessa Matilde di Canossa e del popolo tutto.
    La consacrazione avverrà però successivamente, soltanto nell’anno 1184. Sarà papa Lucio III in persona ad officiarla dinanzi a ben dieci cardinali e cinque vescovi, come ricorda una lunga iscrizione scolpita sul fianco settentrionale del Duomo.

    Coloro che hanno visitato devotamente la Cattedrale nel giorno della dedicazione, hanno potuto avvalersi dell' indulgenza plenaria alle consuete condizioni.
    ____________________
    (Dal sito arcidiocesano, con adattamenti vari)
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  10. #80
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    Il cardinale Mauro Gambetti, vicario del Papa, al Santuario di Puianello



    MERCOLEDÌ 13 LUGLIO, NELL’AMBITO DELLE CELEBRAZIONI DEI «13 COME A FATIMA PER LA PACE NEL MONDO» AL SUGGESTIVO SANTUARIO DELLA BEATA VERGINE DELLA SALUTE DI PUIANELLO, LA MESSA E' STATA PRESIEDUTA ALLE ORE 22,00 DAL CARDINALE MAURO GAMBETTI, preceduta alle 20 dalle Confessioni e alle 21 dal Rosario meditato. Ha reso particolarmente avvincente la celebrazione la Schola Cantorum «Sancta Caecilia» di Correggio, diretta da Andrea Beltrami.

    Dal 13 maggio sono riprese le tradizionali marce penitenziali da Torre Maina (alle 20.15) e da Levizzano Rangone (alle 20.30).

    Il cardinale Mauro Gambetti, appartenente all’ordine dei frati minori conventuali, Arciprete della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano, Vicario generale del Papa per la Città del Vaticano e Presidente della Fabbrica di San Pietro, è nato il 27 ottobre 1965 a Castel San Pietro Terme (Bologna).

    L’iniziativa dei 13 del mese da maggio a ottobre è nata dal cuore pastorale dell'indimenticata padre Raffaele da Mestre, del quale è in corso la causa di beatificazione. Si tratta di un momento di preghiera che inizia con il Rosario ed è seguito dalla Messa sul piazzale Madonna di Fatima. Ci sono due marce penitenziali che da Torre Maina e da Levizzano convogliano al Santuario per l’inizio della Messa alle 22 (in ottobre alle 21.30). Si prega per le intenzioni di Maria apparsa a Fatima nel 1917. Al Santuario di Puianello tali processioni sono iniziate nel 1971 e in quell’anno le celebrazioni dei 13 del mese da maggio a ottobre avvenivano nel piazzale piccolo antistante il santuario, dove si trova la statua di san Francesco. Nel 1971 i 13 del mese sono stati presieduti dal servo di Dio padre Raffaele. Il 1972 fu il primo anno in cui le celebrazioni dei 13 furono fatte nell’attuale piazzale denominato «Madonna di Fatima», dove ancora oggi avvengono.

    - Dal sito dell'Arcidiocesi, con adattamenti -
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