Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronaca della Diocesi di Parma - Anno 2022

  1. #31
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    Solenne chiusura dell'anno pastorale

    23 GIUGNO: FESTA DELLA CHIESA



    Come tradizione anche quest’anno concluderemo l’AnnoPastorale con la S. Messa nella solennità di San Giovanni Battista, patrono del nostro magnifico Battistero. GIOVEDÌ 23 GIUGNO LA CELEBRAZIONE INIZIERÀ ALL'INTERNO DEL BATTISTERO ALLE 18,30, DOVE IL VESCOVO ENRICO BENEDIRÀ L’ACQUA DEL FONTE E POI, INSIEME ALL’ASSEMBLEA, ANDRÀ IN PROCESSIONE VERSO LA CATTEDRALE.
    _____________________________
    Dal sito diocesano (con integrazioni)
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  2. #32
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    In estatica preghiera

    LE SERE DEL SOLSTIZIO IN S. FRANCESCO



    A un anno dall’evento che ha emozionato Parma, tornano le sere del solstizio d’estate in San Francesco del Prato.
    DAL 18 AL 25 GIUGNO, LA CHIESA RESTERÀ APERTA IN ORARIO SERALE, PER CONSENTIRE ALLE PERSONE DI AMMIRARE LO SPETTACOLO DEL SOLE CHE AL TRAMONTO PERCORRERÀ LE NAVATE FINO A RAGGIUNGERE L’ABSIDE. UN’INIZIATIVA COSTELLATA DI EVENTI CULTURALI E SPIRITUALI, CHE ACCOMPAGNERANNO IL MOMENTO DEL SOLSTIZIO D’ESTATE.

    «Dopo più di due secoli il solstizio torna a far brillare la luce del tramonto esattamente sopra un altare consacrato», sottolinea frate Francesco Ravaioli. «Con i frati e i volontari abbiamo pensato di attingere semplicemente alla tradizione liturgica, che accompagna il tramonto con i Salmi dei Vespri. Ma dopo la preghiera lasciamo spazio a diversi linguaggi - musica, letture... - che accompagnino in modo semplice e meditativo il momento lento eppure breve in cui sole, rosone e abside si allineano perfettamente prima del crepuscolo».

    Ogni sera a partire dalle 19.30 la preghiera tipica del tramonto: i Vespri. Dalle ore 20.00 ogni serata si caratterizza con concerti, reading o momenti di spiritualità, per ammirare lo spettacolo unico dei raggi del sole, che filtrando dal rosone sottolineano le forme di dipinti e pareti, rivelando volumi e angoli inaspettati. Otto serate indimenticabili tra natura e architettura, tra spiritualità e cultura. L’ingresso, a offerta, sarà devoluto per il proseguimento del restauro degli affreschi e delle cappelle. Per chi volesse effettuare una donazione beneficiando della detrazione fiscale del 65% (Art Bonus), rimane attiva la Raccolta Fondi Popolare sul sito http://www.sanfrancescodelprato.it
    _________________
    Fonte: sito della Diocesi
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  3. #33
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    Editoriale del Vescovo Enrico

    NUTRIRSI DEL RISORTO PER FAR CONOSCERE DIO

    Sono due gruppi concentrici che si ritrovano con Gesù: gli Apostoli appena tornati dalla missione e la gente che sa dove trovarlo e lo segue.
    Sullo sfondo la vita reale e drammatica, con la domanda di Erode sull’identità di Gesù con il ricordo tragico della decapitazione di Giovanni Battista.
    Non sappiamo i sentimenti degli apostoli, se si associano volentieri alla «compassione di Gesù per le folle», come ci dice il vangelo di Marco, o sentono il disappunto per un’occasione mancata di riposo e di intimità con il Signore. È certo che restano con Lui. E Gesù «prese a parlare loro del regno di Dio e guarire quanti avevano bisogno di cure»: è quanto gli Apostoli sono andati ad annunciare poco prima e forse quella gente è anche frutto della loro missione, ma ora la folla ascolta direttamente Gesù, beneficia della sua presenza, senza neanche preoccuparsi di mangiare.
    I dodici sono comunque preoccupati per la gente: che vadano a comprare da mangiare, a trovare alloggio... forse torna la voglia di stare con Lui: «Resta con noi ormai si fa sera, solo con noi», diranno i due giunti ad Emmaus, proprio alla fine del vangelo di Luca. La loro preoccupazione è realistica e non trovano altre soluzioni, se non quella di mandarli via. Anche quando Gesù chiede di dare loro stessi da mangiare, continua una lettura dettata dalla necessità, plausibile: la pochezza della loro riserva – cinque pani e due pesci – e la soluzione, forse neanche possibile, di andare loro stessi a comprare qualcosa per tutta quella gente: cinquemila persone. Forse un tentativo di rafforzare l’invito a Gesù a mandarli via, come è possibile fare un acquisto simile? I dodici conoscono solo una via normale, senza sorprese, senza immaginare null’altro e non attendono altro dal Signore, se non quello che dipende dalle loro forze, dalla loro capaci di provvedere. Affidare se stessi, e quello che si ha al Signore con- sente a Lui di aprire vie nuove. Compie miracoli! Attorno a loro c’è la folla, che è rimasta lì senza mangiare, senza preoccuparsi di come tornare: ha seguito Gesù, lo cerca, attende da lui, si fida, al punto di disporsi secondo le indicazioni che Gesù dà: seduti a gruppi di cinquanta.
    In tanti nella folla riecheggiano le parole della Scrittura sentite nella Sinagoga, ripetute nelle case, e i fatti che si raccontano nei profeti: la via dell’esodo con la manna e le quaglie, il profeta Eliseo che sfama una grande moltitudine.
    Ma ora quelle parole si fanno vere, si realizzano in modo sorprendente. Obbediscono. Sembrano su una lunghezza d’onda diversa rispetto ai dodici, attendono da Lui ancora qualcosa.
    C’è tanta gente che cerca Dio, ne sente un grande bisogno... solo se stiamo con Gesù, se ci nutriamo di Lui, lo facciamo conoscere. Siamo tramite della sua presenza. Chi vede noi, vede Lui!?
    Gesù prende i pesci e i pani e l’attenzione ora è su questi: alzò gli occhi al cielo; recitò su di essi la benedizione; li spezzò e li dava ai discepoli.
    Sono i gesti dell’Ultima Cena e ci indicano con chiarezza che il miracolo (letteralmente: la cosa mirabile, straordinaria) non sono i pani, ma Gesù stesso che compie questi gesti e sa spezzare i pani, al punto che tutte hanno da mangiare: se si sa spezzare il pane, ce n’è per tutti.
    E quel pane è lo stesso Signore e proprio per questo diventa pane quotidiano, che nutre e sostenta, che impedisce loro di venir meno, che crea – alla fine – comunione in ogni gruppo ( cinquanta: possiamo vedere il nuovo esodo della comunità cristiana che si sta allargando in tante “parrocchie”) e con gli stessi dodici, convertiti anche loro all’evidenza di una via nuova, che non sospettavano e che li vede impegnati – qui c’è l’imperfetto l’azione ripetuta dell’andare e venire a prendere il pane “eucaristico” da Gesù – a dare il pane che Gesù spezza per tutti.
    Erano loro quei pani, l’avevano presi per loro, ma ora sono diventati il Corpo del Signore per tutti: ci volevano quei pani («portate qui un po’ di pesce che avete pescato or ora», Gv 21, dice Gesù agli apostoli mentre lui ha già approntato il pesce sulla brace), ma se rimanevano nella cerchia dei dodici, se non erano spezzati da Gesù, non avrebbero sfamato nessuno. Si sfama la folla partendo da sé, dalla scelta di farsi dono, di mettersi a disposizione. Se ti trattieni in te stesso, non sfami nessuno, non cambi niente in meglio! Tutti mangiano a sazietà: il segno di un mondo nuovo, dove tutti possono mangiare la Parola e il Pane; se ne raccolgono i pezzi avanzati, perché non deve
    andare sprecato nulla. Ogni Apostolo ha una cesta e la riempie dei pezzi avanzati: anche qui il loro ministero si manifesta... Il pane e le briciole del pane sulle nostre tavole, il Pane che è il pane degli angeli e il cibo dei pellegrini, non deve essere sciupato.
    Una comunità può sprecarlo.
    Così è avvenuto a Corinto, laddove il Pane è contraddetto dalla vita della comunità, dalla sua stessa “liturgia”.
    Felice colpa diremmo perché così san Paolo ci trasmette il primo racconto della cena, ma anche monito tremendo per la possibilità di tradire lo stesso pane eucaristico.
    Che sia invece un rendimento di grazie al Signore, Pane di vita eterna, come è nella prospettiva profetica di Abramo, benedetto da Melchisedech, re di Salem, di pace: preghiamo perché sia l’eucaristia pane di pace.

    + ENRICO SOLMI

    (Fonte: sito della Diocesi)
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  4. #34
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    Magistero del Vescovo

    CHIESA, VEICOLO DI FRATERNITÀ E FEDE

    OMELIA NELLA CELEBRAZIONE DELLA FESTA DELLA CHIESA PER LA SCORSA SOLENNITÀ DI S.GIOVANNI BATTISTA

    La festa di oggi chiude l’Anno pastorale e apre il tempo estivo pieno di iniziative, ancora più significative per la possibilità di riprenderle in presenza e di unire al servizio prezioso dei Grest anche la rinnovata esperienza dei campi formativi.
    E continua sempre il tempo del servizio e della carità, perché la fame non va in ferie.
    Mi piace segnalare la rinnovata disponibilità della casa di Misurina, mentre si sta operando per salvare l’Istituto Pio XII volto al bene di tanti bambini asmatici e delle loro famiglie: se tale esperienza finirà, non sarà certo per incuria nostra.
    Non devono sorprendere queste note concrete, se pensiamo alla festa della Chiesa, come la volle chiamare mons. Cocchi di venerata memoria; Chiesa che è, in quanto sacramento di Cristo, connessione intrinseca di divino e umano, bisognosa di conversione, ma pur sempre capace di annuncio e via di salvezza, perché le porte degli inferi su di essa non prevarranno mai.
    La festa di oggi ci illumina anche su una domanda ricorrente: «Quale Chiesa di Parma? Tra 10 anni come saremo?»
    Se con ironia posso rispondere, per ragioni anagrafiche, tra 10 anni con un vescovo nuovo – forse anche prima, ma non illudetevi non ho notizie al riguardo – dico che è il costruire l’oggi che apre vie per il domani.
    La Chiesa è la Chiesa: dagli Atti degli Apostoli alla Lumen Gentium, ma è vero che ci sono toni, colorazioni, urgenze che la caratterizzano.
    La festa di San Giovanni Battista ci mette davanti alcuni tratti di quello che siamo e che vorremmo e ci invita alla fiducia per una Chiesa di Parma feconda che vince la sua sterilità: Elisabetta e Zaccaria sono toccati da un fatto eccezionale, tipico della nascita di un profeta.
    Anche noi, qui a Parma, avvertiamo il problema della sterilità, in particolare per le vocazioni al «per sempre» e dovremo fare i conti con un Seminario che ha 2 soli studenti, tra l’altro provenienti da altre diocesi.
    Si profilano scelte che non possiamo tralasciare, anche per precise indicazioni della Sante Sede, ma ancora di più si pongono domande sul perché e sul come uscirne, ma possiamo estenderle anche ad altre vocazioni laicali, sperando che la nostra diocesi brilli ancora di figure significative.
    E questo accanto a comunità vive per l’operato generoso di tanti che, forse, problematizzano meno e lavorano tanto.
    A loro siamo in debito di un grande ringraziamento e di scelte pastorali che siano sostanziose e, per quanto possibile, lungimiranti.
    Elisabetta è vecchia e Maria è giovane.
    Preghiamo per una chiesa che non abbia solo qualche episodio di fecondità, ma che maturi credenti, donne e uomini, capaci di essere e di farsi dono.
    «Nulla è impossibile a Dio».
    Partecipano alla storia della Salvezza Zaccaria, Elisabetta e, lontano da loro, Maria e Giuseppe, su piani diversi, rispondendo alla stessa vocazione: questo ci parla di una Chiesa che vive della comunione concreta dei doni dello Spirito, per l’utilità comune, una Chiesa comunione e ministeriale.
    È la via intrapresa da tanto tempo ed espressa nel Nad e, soprattutto, nello spirito che lo anima.
    Prima di tutto, nei preti, negli operatori pastorali, far crescere la capacità di fare comunione, lavorando insieme, superando steccati che si chiamano autoreferenzialità, campanilismo e clericalismo, che può essere di preti, laici e di persone consacrate.
    Sono piccoli villaggi i teatri dei grandi eventi: Nazareth, il paese di Elisabetta, anche Gerusalemme, ma qui il piano di Dio rischia di fermarsi per l’incredulità di Zaccaria.
    La nostra Chiesa vuole essere fraternità, fare famiglia buona con tutti, a partire dalle piccole comunità, laddove ancora la relazione è veicolo di umanità e di fede, e esserci nella città di Parma, che ha metà della popolazione della diocesi, ma con lo stesso desiderio di fare famiglia, di essere fraternità concreta.

    Ma quello che avviene in Elisabetta e Zaccaria non è per loro soltanto e per il loro piccolo paese, è per tutto il mondo e per tutti i tempi; la nostra Chiesa deve essere capace di annuncio, missionaria: alimentata dallo Spirito volare in alto.
    Ce lo dice la nostra storia da rinverdire o meglio da “reinventare”.
    Il «suo nome è Giovanni» indica la sconfitta definitiva del «si è sempre fatto così», come anche quella perentoria del «si è sempre sbagliato, dobbiamo cambiare tutto».
    Una grande novità si innesta nella storia della salvezza: è il nuovo verso cui il Signore ci manda, dando parole al cammino sinodale che non solo abbiamo intrapreso un anno prima degli altri, ma che è alla base del Nad e ponendo la famiglia di nuovo come “mattone” o, meglio, pietra vivente della costruzione della Chiesa, come anche della società e della nostra città, che attende il nuovo sindaco, verso la quale ha il dovere di offrire un proprio contributo.
    Non è un caso che sabato inaugureremo la Scuola di impegno sociale con la presenza a Parma del prof. Andrea Riccardi: una meta importante da tempo desiderata, fatta con il vino che la nostra botte dà, buono, forse un po’ abboccato, ma di qualità.
    «Che sarà mai questo bambino?».
    Che sarà mai la nostra Chiesa? Siamo nelle mani di Dio, in buone mani, se ce le lasceremo prendere e condurre alla scuola del Signore, come l’ignoto pittore effigiò nell’alto del Battistero Giovanni con l’angelo di Dio che gli prende la mano.

    + ENRICO SOLMI

    - Dal sito diocesano -
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  5. #35
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    Ordinazioni sacerdotali

    ORDINAZIONI PRESBITERALI SALESIANI



    Con gioia si annuncia che sabato 9 luglio alle ore 15,00 nella basilica Cattedrale, il vescovo Enrico Solmi presiederà la S. Messa con le ordinazioni presbiterali di due giovani Salesiani di don Bosco.
    ________________
    (Dal sito diocesano)
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  6. #36
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    Lutto nel clero

    DON GABBA, COSTRUIRE LA CHIESA «DI PERSONE»

    VICARIO DI COSTAMEZZANA (NOCETO) IL SIGNORE LO HA CHIAMATO A SÉ NELLA NOTTE TRA IL 5 E IL 6 LUGLIO

    VENERDÌ SCORSO LE ESEQUIE PRESIEDUTE DAL VESCOVO A PONTETARO DOVE È STATO PARROCO PER 21 ANNI


    RIUNIRE LA GENTE PER FARE COSE GRANDI, COME LA CURA DEI PICCOLI, ERA IL SUO GRANDE TALENTO


    Nella notte tra il 5 e il 6 luglio si è spento improvvisamente DON GIANNI GABBA. Era Nato a Ghiara di Fontanellato il 19 luglio 1932 e per tutta la vita ha conservato una fortissima ammirazione per don Angelo Zanella, il suo «priore», parroco di Ghiara dal 1937 al 1996, che lo aveva «messo» in Seminario. Al termine del cammino del minore e del maggiore viene ordinato presbitero in Cattedrale dal vescovo Evasio Colli il 1° novembre 1958, giorno di Ognissanti. Insieme ad altri sette «compagni di classe», di cui 5 viventi (Bocchi, Ferrari, Maggiali, Piazza, Tarasconi). L’amicizia tra loro non è mai venuta meno ed almeno una volta all’anno si sono sempre ritrovati per concelebrare una Messa di ringraziamento e trascorrere una giornata in compagnia. Viene subito inviato nel vicariato «modello» di Corniglio come parroco di Marra e Roccaferrara (1958-1968), ma nei successivi 21 anni è parroco di Pontetaro- Castelguelfo, dove succede al suo compagno di classe mons. Giulio Ranieri, e dove ha costruito la chiesa nuova, dalla caratteristica «pianta a ventaglio». «Mentre realizzava la chiesa “di mattoni” – così scrive il vicario generale don Stefano Rosati – don Gianni si è dedicato a costruire quella “di persone”»: coniugando un buon carattere e tanto zelo pastorale, grazie a cui si è sempre fatto apprezzare da tutti per le tante iniziative e progetti messi in campo». E proprio a Pontetaro si sono svolte le esequie venerdì scorso. Altra tappa ministeriale: San Paolo Apostolo in città e Vicopò, dove ha potuto inaugurare i nuovi locali da adibire alle attività pastorali. Quindi la parrocchia di di Baganzola, con il servizio di vicario zonale della Zona di Baganzola-San Pancrazio. Infine, la collaborazione nella parrocchia di
    Noceto e il servizio di vicario parrocchiale di Costamezzana. «Il suo capo canuto e il sorriso aperto –così lo ha ricordato monsignor Solmi nell’omelia funebre – dicevano la disponibilità a continuare la sua missione di prete
    specialmente anche in quella parrocchia che aveva adottata come sua, ricambiato da affetto e vicinanza. Il “vizio” di fare il prete, di fare il parroco non lo ha mai abbandonato e l’ha avuto – per beneficio di molti, compreso il
    vescovo – fino all’ultimo». Ammirando la chiesa di Pontetaro, «chiesa di pietra, bella e che invita alla preghiera, Chiesa di persone da invitare, da incontrare con le forme più diverse, ma con la voglia che nessuno resti escluso»,
    monsignor Solmi ha richiamato «la giovialità di don Gianni, la sua capacità di farsi voler bene grazie a cui riuniva attorno a sé persone per impegnarsi in cose grandi, come l’educazione dei piccoli». Nella consapevolezza che «la Chiesa che è tra la gente ed è la gente di un paese, che si costruisce sulla salda roccia del Signore, prende forza, diventa solida, come il cemento piene insieme le pietre, sul volersi bene, sull’amicizia, alla quale don Gianni teneva. Caro don Gianni – ha proseguito il vescovo – siamo nella chiesa che hai “costruito”, con fatica, sgobbando forte, con l’aiuto di tanti. Una scelta del cuore, ma anche una pagina aperta, come lo sono le pietre che diventano parola e preghiera nelle chiese costruite per edificare il popolo di Dio». Come eloquente è la struttura a forma di vela di una barca che, «va all’altra riva, con il Signore – che mai l’abbandona – che ci attende all’approdo dove già ha preparato, per te, il premio delle tue fatiche, la purificazione delle fragilità, che sono di tutti, e ti invita a quell’incontro per ora misterioso, ma verissimo, fondato sulla Speranza, con chi già è passato all’altra riva e là ci attende».

    Di ILARIA SPOTTI

    (FONTE: sito della Diocesi)
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  7. #37
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    Ad multo annos, Eccellenza !

    OGGI IL VESCOVO ENRICO SOLMI COMPIE 66 ANNI.
    Agli auguri affettuosi che a Lui oggi pervengono si associa pure l'umile cronista.
    Virtus ex Alto

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