Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronaca della Diocesi di Parma - Anno 2022

  1. #51
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    FESTA DEL PATRONO SAN BERNARDO

    SAN BERNARDO DEGLI UBERTI

    Lunedì 5 dicembre festa di S. Bernardo degli Uberti, patrono della diocesi.

    Alle ore 9 in Cattedrale, nell'area del coro, Ufficio delle letture e Lodi.

    Alle 18.30, S. Messa presieduta dal vescovo Enrico Solmi.
    __________________
    Dal sito diocesano
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  2. #52
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    MOSTRA DEI PRESEPI IN ANNUNZIATA

    Domenica 4 dicembre alle 12.15 nel chiostro della storica Chiesa dell’Annunziata, tanto cara ai parmensi per il ricordo di Padre Lino, (Via M. D'Azeglio, 8) si è tenuta l’ inaugurazione della XXVIII MOSTRA DEI PRESEPI, a cura dell’Associazione amici del presepio.
    Evento che a pieno titolo rientra tra le più attese e consolidate iniziative di preparazione al S. Natale

    RITORNANO I MERCOLEDÌ DELLA BIOETICA

    Mercoledì 7 dicembre alle 20.45 nella sede dell’associazione Famiglia Più (via Bixio, 71) il CENTRO DI BIOETICA “LUIGI MIGONE” INVITA ALL’INCONTRO SUL TEMA SEMPRE ATTUALISSIMO “L'etica medica: scienza, coscienza e prudenza”.
    Relatore Pierantonio Muzzetto (pres. Ordine dei medici di Parma). Modera Maria Angela Dardani (dirigente medico fisiatra, Ausl Parma).

    (Rielaborazione dal sito diocesano)
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  3. #53
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    Nomina dei vicari pastorali dei vicariati

    DECRETO DEL VESCOVO DIOCESANO MONS. ENRICO SOLMI

    Prot. N. 166/1/1 O

    MONS. ENRICO SOLMI - VESCOVO DI PARMA

    A seguito della promulgazione del Decreto sulla Riorganizzazione delle Zone Pastorali in data I novembre 2022 con la relativa Istituzione dei Vicariati;
    Preso atto delle indicazioni emerse dalle consultazioni dei presbiteri avvenute all'interno di ciascuno dei dodici Vicariati;
    Visto il can. 553 e ss. del Codice di Diritto Canonico; Con il presente atto

    NOMINO

    i Vicari Pastorali dei Vicariati come segue:

    Vicariato Bassa Est: don Filippo Stievano
    Vicariato Bassa Ovest: don Paolo Berciga
    Vicariato Parma Centro: mons. Raffaele Sargenti
    Vicariato Parma Oltretorrente: padre Andrea Contini OFM
    Vicariato Parma Montanara: padre Gianluca Limonta SCJ Beth
    Vicariato Parma San Leonardo: don Giovanni Pezzani
    Vicariato Parma San Lazzaro: don Daniele Bonini
    Vicariato Parma Cittadella: don Andrea Volta
    Vicariato Pedemontana Est: don Giancarlo Reverberi
    Vicariato Pedemontana Ovest: don Giovanni Lommi
    Vicariato Montagna Est: don Orlando Ruitz Mesa
    Vicariato Montagna Ovest: don Isaac Paul

    Il presente atto sia consegnato agli interessati e conservato nell'archivio della Curia Diocesana.

    Parma, dal Palazzo Vescovile, 4 dicembre 2022, San Bernardo degli Uberti, patrono diocesano.

    + Enrico Solmi

    (Fonte: sito della Diocesi, con adattamenti)
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  4. #54
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    DON LORENZO TAGLIANI, UNA VITA IN DONO

    In occasione della ricorrenza dei 70 anni di sacerdozio di monsignor Lorenzo Tagliani, VENERDÌ 16 DICEMBRE ALLE 17,30, PRESSO IL SEMINARIO MAGGIORE, VERRÀ PRESENTATO IL LIBRO "UNA VITA IN DONO" CHE È UN DIALOGO INTERCORSO TRA MONSIGNOR LORENZO ED IL CURATORE ANGELO SALERNO.

    Sarà l'occasione per festeggiare questo servo del Signore, dopo una vita spesa nel donarsi al Padre, ai fratelli e alla Chiesa; per riflettere insieme a lui sulla ricchezza che ha donato a chi ha avuto il pregio di incontrarlo, conoscerlo ed amarlo e riconoscere in lui quel grande dono che il Padre ci ha fatto nel porlo in questa nostra comunità cittadina.
    __________________
    (Fonte: sito diocesano)
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  5. #55
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    Omelia del Vescovo nella ricorrenza del Patrono di S.Bernardo degli Uberti

    SAN BERNARDO, LA PRIMA COSA DA FARE È CAMBIARE NOI STESSI

    «Fratelli, in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Cristo» e san Paolo continua elencando, come in una lirica, le fatiche alle quali contrappone le virtù che gli consentono di rimanere fedele al suo mandato.
    Un’appassionata apologia che attinge al Signore Buon Pastore, che, nel brano di Vangelo scelto oggi, ci è presentato nell’atto di andare in cerca delle pecore smarrite, di non rassegnarsi che vadano perdute e di mettere in atto tutto il possibile e l’impossibile per «ricondurle alla loro terra... in ottime pasture».
    Pecore sperdute e disperse che tornano ad essere gregge; e con la cura e premura per ognuna: perduta o smarrita, grassa o forte... ogni pecora, nella sua unicità, è al centro del cuore, quasi affannoso, del pastore buono.
    Per contrasto, si delinea il mercenario: non se ne prende cura, è rassegnato e accidioso, si attarda su se stesso, ha paura di uscire e affrontare i pericoli. Il mercenario così è «infedele a Dio e al gregge» è soltanto «pastore di sé», ricurvo sui suoi comodi, sulle sue prospettive auto referenziate, contento di quel clericalismo che dovrebbe fuggire.
    Le parole forti di san Paolo e del Vangelo tratteggiano la figura di san Bernardo degli Uberti e la rendono – proprio perché incarna
    il Vangelo del Buon Pastore – attualissima, oltre che una trave portante della nostra Chiesa, da Bernardo riportata alla fedeltà, riformata, rinnovata. Il Duomo in cui siamo (rinnovato poi nei secoli successivi), che fu consacrato proprio concomitante con la sua consacrazione episcopale, ce lo ricorda, visivamente, plasticamente. San Bernardo è uomo di Dio e uomo di Chiesa; è uomo di scelte coraggiose e grandi: la sua vocazione lo fa uscire da un mondo ricco che osteggia il suo generoso abbandono, la fedeltà al Papa lo porta – anche qui a Parma – in carcere e, alla fine, ad
    offrire il suo episcopato a coloro che lo avevano perseguitato. È sempre rimasto monaco, uomo di Dio, per questo cardinale, poi legato pontificio, infine vescovo.
    La prima riforma, sembra dirci Bernardo, è quella che avviene nel cuore, nella coscienza e nella vita delle donne e degli uomini battezzati, delle persone consacrate, dei preti e dei vescovi. L’unica riforma possibile e certa perché dipende da noi e non chiama in causa gli altri, non scarica sul contesto e sulla cattiveria del mondo ogni insuccesso. «Cambio me stesso»: senza questa, ogni altra riforma resta vuota, un involucro senza scheletro, un’organizzazione senz’anima. Il suo nome è diventare santi, da soli e insieme; la sua possibilità è chiedere al Signore di spianare la strada alla sua Grazia.
    Per questo, la riforma di San Bernardo fora il tempo e resta viva ed essenziale, anche se attuata a cavallo dell’anno mille, nel contesto di un mondo cristiano; anche se fatta allora, mantiene il suo valore anche nel mondo d’oggi che, da un lato sembra disdegnare di interesse la Chiesa, dall’altro la cerca come portatrice di senso e di quei valori di umanità, di trascendenza e di fraternità che sembrano spegnersi per poi sparire come fa la luce quando arriva il sole si ritira.
    Noi di Parma siamo la Chiesa che ha fatto resistenza alla riforma e a san Bernardo, quella che lo ha acclamato vescovo e poi Santo e oggi guardiamo di nuovo a Lui con il duplice sguardo della riforma e della fedeltà. Diciamo: riforma per essere fedeli. A partire dalla coscienza di una Chiesa che si riconosce nella dignità fontale di tutti i battezzati, che cerca, apprezza e attua tutti i doni che i battezzati hanno dallo Spirito e che non si ritrae dal suo mandato sull’oggi che può fare paura o indurre alla rassegnazione ma che, in realtà, si rinnova e ci intriga perché il Signore ci ha posti qui, anche scarnificati da tante illusioni, ma vivi e forti solo di Lui.
    Ecco una parte della riforma: a seguito della scelta che abbiamo fatto – di non ritorno –, di voler vivere la comunione sinodale nella Chiesa e di mantenere uno sguardo missionario, espressa anche nel Nuovo assetto della diocesi, questa scelta ora si perfeziona con la riorganizzazione delle zone pastorali. Scelta che non conta niente, se non vogliamo metterci il cuore e non vogliamo tendere alla santità come persone e come comunità.

    Il riferimento primo sono le Nuove parrocchie, con i servizi ministeriali segno più profondo e nuovo della riforma, e a partire da queste ecco le quattro zone pastorali e le successive distinzioni in dodici vicariati, seguendo la terminologia della Santa Sede.
    Strutture leggere e duttili, volte a favorire la comunione per la missione fondamento di tutto, attraverso passi semplici e umili, che arriveranno a “qualcosa di buono” solo se troveranno la cordiale disponibilità di tutto il fedele popolo di Dio: dei presbiteri, delle persone consacrate, dei diaconi, degli operatori pastorali e di tutto il popolo di Dio.
    Questa rappresentazione gerarchica indica, più che altro, il rischio che ogni “categoria” del popolo di Dio, può porre a questa riforma, come del resto, e in chiave positiva, il contributo unico e proprio che può offrire.
    Un ringraziamento in particolare ai presbiteri che hanno accettato di essere “vicari pastorali”, assommando questo impegno agli altri già gravosi.
    Una situazione, questa, che interroga ancora sull’attuazione del Nuovo assetto della Diocesi che crede al valore della comunità cristiana, anche piccola, sul nostro territorio, ma che pone come condizione indispensabile la sinergia e la collaborazione di tutti i doni dello Spirito in servizi precisi e con la capacità di coinvolgere altre persone, in particolare i giovani.
    Un aspetto particolare di quella pastorale giovanile che continua la maturazione della fede e che prende forma anche in spazi di responsabilità lasciati ai giovani.
    San Bernardo ci insegna che le resistenze sono connaturali alle riforme: alcune si sciolgono con la benevola comprensione e conoscenza; altre, dettate dal maligno, con la conversione e la penitenza. San Bernardo ci dice che, alla fine, solo le riforme che sono piantate sulla Roccia reggono e ci ricorda, in questo tempo di Avvento, che anche da una zeppa trattenuta da un terreno arido, può nascere un germoglio nuovo e decisivo.

    + ENRICO SOLMI
    ____________________
    FONTE: sito della Diocesi
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  6. #56
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    Omelia del Vescovo Enrico nella Festività di Maria Immacolata

    «ESSERE FELICI NELLO “STARE E ANDARE” COME MARIA»

    Celebriamo l’Immacolata nella Cattedrale dedicata a Maria. Essere qui è “stare” in una tradizione, in un culto personale o “andare” avanti guardando al futuro?
    “Stare”, “andare” sono due modi di essere propri di Maria e di tante donne.
    Nei vangeli Maria è sorpresa in questi due atteggiamenti apparentemente contrastanti o forse conseguenti... Sta in ascolto dell’angelo, come sta a Cana accanto a Gesù, e sta fuori dalla casa dove Gesù predica e, alla fine, sta sotto la croce, e accetta di stare con gli apostoli che hanno abbandonato Gesù; nello stesso tempo va e va in fretta da Elisabetta, va a Betlemme, di nuovo in fretta in Egitto e poi nel tempio... Penso, in particolare, che tante donne possano sottoscrivere questa dinamica: stare, ad esempio, ad attendere nove mesi un bambino per poi correre per lui; pensare a tutto e dovere attendere i passi che gli altri fanno; correre per i figli, gli anziani, il lavoro, la casa o stare ferme per questi servizi primari e vedere gli altri che vanno avanti, a volte approfittando proprio di questo “stare” e “andare” loro, invece che offrire concreta gratitudine, messe così all’angolo, ritardate nelle carriere, escluse dal lavoro... Tante vicende di Maria sono le vicende anche delle donne di oggi e tante donne possono dire: «Anch’io mi sono trovata a correre, sono stata costretta a fermami...».
    Su Maria verrebbe da dire fermiamoci qui, non andiamo oltre e prendiamo di Lei questo carattere dell’universale femminile che l’ha resa vicina a tante donne consacrate, a tante mamme, a tante spose: Maria che attende, la Madonna del latte, la Madonna dei dolori..., caratteri che la rendono viva anche oggi. Diciamo cose vere, ma se ci fermassimo qui non saremmo fedeli a Lei, ma anche alle donne e agli uomini, che la guardano con simpatia e la sentono vicina.
    La solennità di oggi, l’Immacolata, svela l’identità di Maria e la ragione di questa sua prossimità che dura nel tempo.
    Qui la strada si fa in salita per tante che si sentono solidali con Maria come donna e si fermano a vederne solo i passaggi umani, quasi credendo che non ci può essere altro.
    Anche per chi ha fede, per noi, chiede lo sforzo di arrivare nel “tu per tu” dell’incontro con il Signore e con sua Madre, andando ben oltre a quella patina superficiale che spesso ci accontenta. Ci troveremo uniti tra i credenti e chi apprezza Maria anche solo come donna.
    Maria ci fa entrare nel profondo di una nostalgia di bene che è di tutti: la pace intima con noi stessi, la gioia di vivere, l’armonia con gli altri, con il creato...; nostalgia che possiamo dire con una parola fantasiosa e sempre più lisa con lo scorrere del tempo: felicità. Maria, nel suo “stare” e “andare”, ci dice che è possibile tendere a vivere così, ce ne mostra le radici nelle sue origini: «Santa e immacolata di fronte a Dio», usando le parole di san Paolo; la condizione beata che porta in sé – essere concepita senza il peccato delle origini - la rende libera di scegliere Dio e l’umanità, come abbiamo sentito nel vangelo. Lei dice, presentandosi così, come eravamo, come potevamo essere, come saremo e come possiamo tendervi, qui, nello “stare e andare” che è stata la sua vita non dissimile dalla nostra.
    Mostra che è possibile superare – ecco l’immagine della donna che schiaccia il serpente – il male della paura, che – tra l’altro, secondo l’ultimo Rapporto Censis – domina i sentimenti degli italiani. Sentimento che atterrisce la storia, corrompe il volto di Dio e il nostro – di conseguenza –, rompe la comunione, la complicità, l’amore. Un’istantanea di scene esterne, di lotta e di guerra, ma anche interne alle case. Un mondo terribilmente nostro che patiamo e del quale vorremmo – come in una sorta di riscatto – essere liberati, tornare laddove questo non c’era, non era ancora successo ... «Rallegrati, piena di Grazia» indica la sua condizione unica, manifesta lo stato mancato di tutti noi, che proprio lei può aiutarci a riguadagnare nel Figlio che ha concepito.
    «Il Signore è con te», parla di Lei che ha il Signore nel cuore e nel grembo e che l’accompagnerà in ogni momento dell’esistenza, sua e anche nostra: Maria svela che possiamo essere, se non come Lei, prossimi alla pace che nasce dal sapere e sentire il Signore in noi, come Lei l’ha avuto. Non nell’irenismo falso, ma nella sua vita vera e anche tragica, come è di tutti.
    Ce lo svela lo stesso annuncio dell’angelo: nel paradosso del regno del suo Figlio che Lei ha concepito: avrà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre.

    Abbiamo ancora davanti a noi la festa di Cristo Re: il trono è la croce e il regno non è di questo mondo. «Ricordati di me quando sarai nel tuo regno», lo invoca il condannato.
    Maria è la madre di questo “re strano”, che scappa quando lo vogliono eleggere dopo la moltiplicazione dei pani e se lo lascia dire quando muore. «Il Signore è con te»: dice a Maria, per reggere l’umanità, per essere madre, per rimanere. Colei che consola e che dà forza, per essere simile nella gioia e nelle tribolazioni con tante donne ed anche per entusiasmare i giovani, le ragazze... «Si alzò in fretta» non è solo lo slogan della prossima Giornata mondiale dei giovani, ma una scelta di vita della quale tutti abbiamo bisogno. E che attendiamo in particolare dai giovani, per ricominciare.
    È Immacolata proprio per questo: per essere Madre di Gesù, non solo per avere il suo grembo di carne immacolato, ma tutta la sua maternità, la sua vita di donna e di sposa, che tiene insieme la voglia, la nostalgia, il desiderio profondo di chi è nella pace, senza male, senza peccato con la possibilità oggi di realizzarlo, di viverlo così da parte nostra.

    + ENRICO SOLMI
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    Fonte: sito diocesano
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  7. #57
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    NATALE: il messaggio del Vescovo Enrico

    UN BAMBINO SI PRENDE CURA DI NOI

    Siamo in un tempo nel quale non possiamo presumere che tutto proceda bene. Potevamo averne l’illusione qualche tempo fa, per dedicarci a quanto ci piaceva, quasi nella spensieratezza. Non è più così da un po’ ed ora è evidente. Le crisi che stiamo passando da una quindicina d’anni ce lo impongono. Non lasciamoci, però, portare in un vicolo cieco, quasi per nasconderci, ma cerchiamo di starci dentro convinti che “possiamo farcela” e che il futuro dipenderà molto dalle scelte di oggi. Proprio il Natale ci porta a questo. Ci prende per mano come un piccolo che tira l’adulto verso un luogo che lo attrae. Una domanda: «Ci salviamo da soli?». Il verbo sembra desueto o relegato solo alla religione. La realtà ci dice che non è così. È attualissimo ed anche “laico”. Ci troviamo davanti a fallimenti tragici per esserci affidati a qualcosa che ritenevamo capace di proteggerci, di accompagnarci o addirittura di darci un senso. Il progresso e lo sviluppo, come assoluti e in continua crescita, fanno i conti col Covid e l’evidenza che, da soli, non sono per tutti. Così l’economia e addirittura la finanza, con la presunzione che fossero tali da muovere un bene universale che prima beneficiasse pochi per poi espandersi, come tracimando, nel bene di tutti. Basta la tragica realtà della fame per dirci che non è così.
    Pure l’organizzazione mondiale per la pace, fondamentale e da salvaguardare, è resa inefficace, quasi derisa da quell’insulto alla ragione che è la guerra, che bombarda il suo rappresentante mentre si fa ambasciatore di pace. Ecco che arriva il Natale. Con il desiderio di un mondo buono che vorremmo abitare e che si caramella di voglia di intimità, di bontà, di festa. Ma proprio sotto a questa crosta zuccherosa c’è la nostalgia di un mondo perduto e che possiamo riavere, sia pure con grande fatica, con i desideri più veri che sono nel cuore di tutti: pace, vittoria sulla morte, sul pianto, felicità. Il Natale non sono due dita che si sfiorano, ma è la carne umana presa da Dio che annuncia un mondo migliore e la possibilità di incamminarci in questa direzione. Realtà e non illusione, anche nella nostra fragilità a volte colpevole.
    Guardiamo il presepe: Giuseppe pulisce la mangiatoia: Dio non si ritrae da nulla, prende la nostra vita; Maria si prende cura del Piccolo e lo fascia, come fa Dio con noi. Il Natale sia per tutti la forza e la tenerezza di Dio. Buon Natale!

    + ENRICO SOLMI
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  8. #58
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    Comunicato in morte di papa Benedetto XVI

    La Comunità diocesana di Parma, insieme al vescovo Enrico, accomunata nel dolore e nella speranza cristiana nella Risurrezione, si stringe attorno a Papa Francesco per la scomparsa del suo predecessore, il Papa emerito Benedetto XVI.

    Dopo che, pochi minuti dopo la notizia della sua morte, la campana del Bajòn della Cattedrale ha suonato i rintocchi a lutto, in tutta la diocesi parrocchie e santuari ugualmente invitino i fedeli alla preghiera con il suono funebre delle campane.

    Accanto alla preghiera personale o comunitaria, libera e/organizzata, si preghi per il Papa emerito defunto nelle ss. Messe festive di oggi 31 dicembre 2022 e di domani 1 gennaio 2023 con una intenzione nella preghiera dei fedeli.

    QUESTE LE PRIME PAROLE DEL VESCOVO ENRICO NEL VIDEO PUBBLICATO SULLA FANPAGE E SUL CANALE YOUTUBE DELLA DIOCESI:

    Ricordiamo il nostro caro papa Benedetto XVI. Lo ricordiamo con affetto, con gratitudine e ringraziamo il Signore di avercelo dato in un momento particolare della storia dell'umanità e della Chiesa.
    Ricordiamo la sua Fede, limpida, forte, e come abbia voluto trasmetterla alla Chiesa. La fede che è l'incontro con il Cristo ed è anche fatta della Parola del Signore che viene a noi attraverso la Chiesa.
    Nello stesso tempo è anche il Papa che ha parlato della Carità, che ha parlato dell'Amore in un modo sublime e oltretutto ha preso le difese dei fragili e dei deboli.

    Io non posso dimenticare papa Benedetto a Madrid quando venne giù il mondo, piovve, ci fu un fortunale e il Papa rimase lì con i suoi giovani. E alla mattina, come un nonno preoccupato, chiese se avevamo dormito bene, se avevamo riposato.

    NON POSSO, POI, DIMENTICARE IL PAPA CHE MI HA VOLUTO VESCOVO E NON POSSO DIMENTICARE L'INCONTRO CHE HO AVUTO CON LUI IN QUELL'OCCASIONE: I SUOI OCCHI PENETRANTI E QUANDO MI DISSE: “AH LEI È IL VESCOVO DI PARMA: PREGHERÒ PER LEI”… QUELLE PAROLE SONO RIMASTE DENTRO DI ME.

    E poi il Papa apparentemente timido ma coraggioso, capace di lasciare il posto perché quello che conta è il Signore.


    Non appena possibile seguiranno ulteriori informazioni circa le celebrazioni funebri in Diocesi, una volta che saranno pervenute indicazioni più precise dal Vaticano e dalla Conferenza episcopale italiana.
    d. Stefano Maria - Vicario generale

    Parma, li 31 dicembre 2022

    VII giorno fra l’Ottava di Natale
    ____________________________
    (Dal sito della Diocesi, con adattamenti)
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