Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: XXVII Congresso Eucaristico Nazionale (Matera, 22 - 25 settembre 2022)

  1. #11
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    Il Card. Zuppi in visita alla Casa Circondariale di Matera

    Una visita alla Casa Circondariale di Matera per esprimere gratitudine ai detenuti che hanno realizzato le sacche per i partecipanti al XXVII Congresso Eucaristico e, soprattutto, per lanciare un messaggio di speranza. Accompagnato dall’arcivescovo di Matera-Irsina, Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, e da una delegazione del Comitato per i Congressi Eucaristici Nazionali, il Presidente della CEI, Card. Matteo Zuppi, si è recato oggi pomeriggio nell’istituto penitenziario per incontrare una rappresentanza dei 163 detenuti. Accolto dalla direttrice Sonia Fiorentino, dal dirigente della Polizia Penitenzia, Bellisario Semeraro, e dal Cappellano, fra Gianparide Nappi, il Cardinale ha visitato tre sezioni della struttura penitenziaria e i laboratori del progetto “Made in Carcere”, promosso dalla Onlus Officina Creativa, dove sono state preparate le 3000 sacche per il Congresso Eucaristico. “Questa visita – ha detto il Cappellano – è un momento di restituzione e di gratitudine. Parla dell’amore di tutta la Chiesa”. Mons. Caiazzo ha ricordato ai detenuti come anche loro siano partecipi “in modo diretto del Congresso Eucaristico: le borse sono un contenitore dove verranno messi i sussidi. Se pensiamo alla vita di ciascuno di noi, ecco che le borse diventano contenitore del cammino di vita. In queste borse porteremo le speranze di ciascuno di voi. Non siete lo scarto della società”. Questo incontro, ha detto la direttrice della Casa Circondariale, “è uno stimolo in più per le persone in stato detentivo per intraprendere scelte di vita orientate all’impegno, al lavoro, alla progettualità per un futuro migliore. Con la vostra presenza date un contributo significativo al processo di rieducazione e reinserimento sociale che è la mission delle strutture penitenziarie”. Luciana Delle Donne, promotrice di “Madre in Carcere”, ha evidenziato che “il progetto promuove un modello di economia rigenerativa, riparativa e trasformativa, che fa bene a tutti: individuo, comunità e ambiente, trasformando la detenzione in una molteplicità di valori, come la rieducazione personale, l’abbattimento della recidiva e la sostenibilità ambientale”.
    “Abbiamo bisogno di una società solidale, più aperta e accogliente verso gli ultimi, perché i detenuti sono gli ultimi”, è stato l’appello di Pietro, uno dei carcerati che ha realizzato le sacche che, nel suo messaggio di saluto, ha fatto riferimento al dramma dei suicidi in carcere e al ruolo rieducativo della detenzione. “Il tempo trascorso in questo buco di ferro e cemento – ha confidato – può diventare, per chi lo vuole, un’immensa occasione di cambiamento, con la progettazione di specifiche attività”.
    “Queste borse così belle fanno supporre che anche ognuno di voi abbia qualcosa di bello. Le mamme sanno vedere la bellezza di ciascuno. La Chiesa è una madre che cerca di vedere sempre qualcosa di bello in ogni persona”, ha osservato il Presidente della CEI sottolineando che “questa bellezza verrà diffusa in tutta Italia e si propagherà”. “Le borse, oltre che belle, sono anche resistenti. L’auspicio – ha concluso – è che questa bellezza che ci donate con le borse resista in ciascuno di voi. Non buttatela via! La Chiesa vi è vicina perché è una madre e lo sarà sempre”.

    21 Settembre 2022


    (Fonte, dal sito della Conferenza Episcopale Italiana. Note legali (paragrafo “Diritti d’autore”): «Le informazioni, le immagini, i file audio e video e gli altri contenuti diversi da quelli sopra elencati, ove consentito dalla legge e fatti salvi i diritti di terzi, possono essere riprodotti, divulgati ed utilizzati per finalità formative ed educative con espressa esclusione di qualsiasi utilizzo commerciale e/o scopo di lucro»).
    «Ci raduni, Signore, intorno alla mensa, ci doni di tornare al gusto del pane:
    frutto della terra, segno del Tuo Amore, che diffonde il profumo del lavoro dell’uomo».



  2. #12
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  3. #13
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    Al via il XXVII Congresso Eucaristico Nazionale

    Si apre oggi, 22 settembre, a Matera il XXVII Congresso Eucaristico Nazionale che si concluderà domenica 25 con la visita di Papa Francesco. Nella “Città dei Sassi” si ritroveranno circa 800 delegati arrivati da 166 diocesi italiane per condividere, insieme a una ottantina di Vescovi, quattro giorni di preghiera, riflessione e confronto sulla centralità dell’Eucaristia nella vita del cristiano e della comunità. “Torniamo al gusto del pane. Per una Chiesa eucaristica e sinodale” è il tema dell’appuntamento promosso dalla CEI – in collaborazione con l’arcidiocesi di Matera-Irsina – che rappresenta una tappa del Cammino sinodale delle Chiese in Italia.

    La cerimonia inaugurale in piazza Vittorio Veneto (ore 17.30) sarà trasmessa in diretta da Tv2000 (canale 28 e 157 Sky) e in streaming sul sito ufficiale www.congressoeucaristico.it. Momento significativo sarà la processione di cinque gruppi di persone che avanzeranno verso il centro del palco con gli elementi necessari alla preparazione del pane, a memoria dei frutti della terra e del lavoro dell’uomo: i bambini presenteranno i chicchi di grano, alcuni immigrati insieme a russi e ucraini i covoni; seguiranno alcune coppie di sposi e consacrati con l’acqua, il lievito e il sale; gli anziani, gli ammalati e i medici offriranno il pane, mentre alcuni giovani porteranno una Croce.

    Il Congresso Eucaristico Nazionale prevede un programma diffuso in tutta la città. Oltre alla Basilica Cattedrale, altre dieci parrocchie accoglieranno i partecipanti per l’ascolto delle meditazioni che saranno tenute, venerdì 23 e sabato 24 settembre (ore 10.45), da Mons. Gianmarco Busca, Vescovo di Mantova e Presidente della Commissione Episcopale per la liturgia, e da Giuseppina De Simone, docente alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Il presule approfondirà il tema “Il gusto buono del nostro Pane: dall’altare alle tavole della vita”, mentre la professoressa si soffermerà su “Chiesa, sinodalità, Eucaristia”. Le meditazioni si svolgeranno nella Basilica Cattedrale, ma saranno trasmesse in streaming in tutte le parrocchie collegate: Maria Madre della Chiesa, San Pio X, San Paolo, San Giacomo, Immacolata, San Giuseppe Artigiano, Addolorata, Sant’Agnese, Santa Famiglia, Cristo Re. Dopo la catechesi sono previste una testimonianza e poi un tempo di riflessione personale e comunitaria sulle suggestioni ricevute.

    Nel pomeriggio di venerdì 23 settembre, alle 15.30, è prevista la Liturgia penitenziale nelle chiese del centro (San Giovanni Battista, San Francesco da Paola, Santa Chiara e San Francesco d’Assisi). Alle 17.30 si svolgerà la Via Lucis eucaristica che dalla Chiesa della Madonna de Idris arriverà alla piazza San Pietro Caveoso, dove sosteranno i delegati e i fedeli e dove sarà collocato il Crocifisso ligneo del ‘600, restaurato per iniziativa della Cooperativa “Oltre l’Arte” grazie anche ad una sottoscrizione popolare. Le meditazioni delle otto stazioni sono state curate dall’Arcivescovo di Matera-Irsina, Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo. Il rito sarà trasmesso in diretta da Tv2000 e in streaming sul sito ufficiale. Alle 21.00 infine le chiese del centro apriranno le loro porte per l’adorazione eucaristica animata da associazioni e movimenti laicali presenti in diocesi.

    Sabato 24 settembre, alle 17.00, si terrà invece la Processione Eucaristica che dalla parrocchia di San Pio X, attraverso le vie della città, giungerà alla piazza San Francesco d’Assisi. Alle 21, in piazza Vittorio Veneto, è in programma “Il gusto del pane”, serata evento, prodotta dalla CEI in collaborazione con Tv2000, dedicata all’Eucaristia nell’arte e nella musica con la partecipazione dei musicisti Simone Cristicchi e Amara, Giovanni Baglioni e Mario Incudine, degli attori Isabel Russinova e Sebastiano Somma (che leggeranno brani di Carlo Levi, Grazia Deledda, Giovanni Paolo II e Antonietta Gnerre), Dario D’Ambrosi e Beatrice Fazi, dello scrittore Francesco Musolino e della ballerina Anastasia Kuzmina. Previste la partecipazione di Donatella Bianchi, conduttrice televisiva, e un’intervista alla direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta. Scritta da Fabrizio Silvestri, Mimmo Muolo e Donatella Gimigliano, con la collaborazione ai testi di Cristina Monaco, la trasmissione andrà in onda su Tv2000 (canale 28 e 157 Sky), per la regia di Alessandro Tresa e con le musiche originali di Ciro Vinci.

    Il Congresso Eucaristico Nazionale si concluderà il 25 settembre, nello Stadio “XXI Settembre – Franco Salerno”, con la Santa Messa presieduta dal Santo Padre, a cui seguirà la recita dell’Angelus.

    22 Settembre 2022


    (Fonte, dal sito della Conferenza Episcopale Italiana. Note legali (paragrafo “Diritti d’autore”): «Le informazioni, le immagini, i file audio e video e gli altri contenuti diversi da quelli sopra elencati, ove consentito dalla legge e fatti salvi i diritti di terzi, possono essere riprodotti, divulgati ed utilizzati per finalità formative ed educative con espressa esclusione di qualsiasi utilizzo commerciale e/o scopo di lucro»).
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  4. #14
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    Omelia del Presidente della CEI alla celebrazione di apertura.

    Card. Zuppi: il Pane ci aiuta a trasformare le armi in falci

    22 SETTEMBRE 2022

    Sento tanta gioia di essere qui. Questo Congresso Eucaristico è un segno per tutte le Chiese in Italia, che affrontano il Cammino sinodale. Cammino, perché la Chiesa segue Gesù e non vive per sé stessa. Gesù va per tutte le città e i villaggi e ci manda fino ai confini della terra. Lui stesso non ha un posto dove posare il capo perché lo posa nel cuore di ogni persona che incontra, diventa ospite del nostro tetto, del nostro cuore a volte così simile a delle grotte rese bellissime – come le vostre – dalla sua presenza e dalla bellezza che sempre Cristo rivela e suscita. Se c’è Cristo al centro, camminiamo e troveremo i modi per farlo insieme. La prima sinodalità è con Lui! Come l’Ostensorio davanti al quale adoriamo – e non dimentichiamo che chi adora Gesù non adora gli idoli ed è libero dai padroni del mondo – è tradizionalmente un sole dal quale partono tanti raggi, così diventiamo noi luminosi, perché illuminati dalla Sua luce, specchio di questa perché pieni del Suo amore. E poi penso anche che, al contrario, questo Corpo raccoglie e rende uniti quei tanti raggi che siamo noi: Gesù ci attrae a sé, ci raccoglie e ci permette così di capire che non siamo isolati, che non possiamo vivere da isole, ma “raccolti diventiamo una cosa sola, come il grano sparso sui colli”. Più mettiamo al centro Gesù, nella nostra vita personale e nella vita della nostra casa comune, più saremo una cosa sola tra di noi. La Chiesa non può restare ferma. Non siamo chiamati per restare, ma per andare! E quando restiamo – magari con dotte discussioni e raffinate interpretazioni – finiamo per vivere per noi stessi, che è l’esatto contrario di quello che vuole Gesù. Questa nostra madre, che è la Chiesa, cui siamo affidati e che ci è affidata, ha molti figli, moltissimi, seguendo Gesù vuole raggiungerli tutti. È una madre e vuole proteggerli dalla solitudine, dalla povertà, dall’insignificanza, dalla violenza, dallo sfruttamento, qualunque esso sia. Certo, è nostra Madre e noi portiamo il nostro peccato e il nostro limite. Ma è la nostra. Lei è casta, noi no. Lei è tutta santa, noi no. Amiamola, però, come possiamo, più che possiamo, perché ci porta Gesù, perdono per i peccatori, guarigione per i malati.

    Siamo figli e fratelli tra noi e lo siamo se iniziamo a esserlo con quelli più piccoli. Ci chiedono qualcosa? Sì! Anzitutto amore! Se non amiamo tutto diventa impossibile, pesante, come nel Vangelo che abbiamo ascoltato. Se amiamo, forti dell’amore di Cristo, dare da mangiare ci fa essere sazi! Dare da bere ci fa scoprire che abbiamo una sorgente nel cuore, vestire un nudo ci fa indossare l’abito del cielo che è quello dell’amore. Noi non possiamo restare fermi a spolverare il museo di antichità preziose ma senza vita. L’Eucaristia è pane vivo e l’altare ci insegna ad apparecchiare la carità. Se condividiamo il pane del cielo, come non condividiamo quello della terra, ricordava il Cardinale Lercaro, attento alla santità della celebrazione ma anche della nostra vita concreta. Seguiamo Gesù e Lui mostrerà una folla di affamati e continuerà a invitarci: date voi stessi da mangiare! Gesù è pane perché chi lo mangia sperimenti la sua compagnia, la vicinanza di Dio che si fa nutrimento dell’anima e del corpo. È Corpo, presenza. Non pensare a te se avanza qualcosa; non interpretare, non discutere; dì invece qualche buona parola. Fatti carico tu e non da solo. Voi date da mangiare. Noi diamo da mangiare. Ecco dove si capisce la Chiesa sinodale: mettendo al centro Gesù e dando da mangiare, nutrendoci di Lui e nutrendo del suo amore, ricevendo e donando. Se viviamo questo e se cambiamo per vivere questo, troveremo le risposte necessarie per una Chiesa madre di tutti.

    “Torniamo al gusto del pane”. Nella pandemia ne siamo stati privati. Riscopriamolo e viviamolo in maniera più familiare! La Chiesa è sempre una famiglia e l’Eucaristia sono i fratelli e le sorelle che diventano comunione perché uniti da Gesù, suoi commensali. Oggi viviamo una guerra in Europa che brucia i campi, che toglie il pane, creando fame. Fame nel senso stretto e fame di vita, di luce, di Speranza, di cose buone, di futuro. Torniamo al sapore del pane e di questo Pane. È personale, ma ci apre sempre al prossimo. È intimo, scende nel profondo del nostro io ma anche così comunitario, sacro che rende sacra la vita di tutti i giorni. È pane del cielo e della terra, ricevuto e offerto. Entriamo nell’Eucaristia per nutrici del pane della sua parola e del suo corpo – sono uniti il Corpus Domini e il Verbum Domini – per uscire ad amare il prossimo e trasformare l’amore ricevuto, a cogliere questo dono perché, come ha detto saggiamente Mons. Caiazzo, “perdendo di vista Dio, qualche volta con la pretesa di sostituirlo, stiamo perdendo di vista la nostra identità di uomini”. Chi si nutre di Cristo, non si estranea, ma entra nella vita. Chi si nutre di Cristo, trova Lui, non un’interpretazione che ci lascia soli o una regola o un ente senza volto, ma una presenza, un volto nel quale riconoscere il nostro perché volto di amore, Corpo che ci riempie di amore per non avere paura di portarlo nelle vicende della vita. Il servizio al povero è eucaristico e dall’Eucaristia trae nutrimento e all’Eucaristia porta le tante sofferenze e necessità. Il corpo e sangue di Cristo, il pane spezzato e vino versato hanno un sapore di amore pieno, di famiglia e di dono. Come si usava qui, dove i capifamiglia prendevano quel pane e lo spezzavano e lo offrivano ai diversi componenti, avvenga anche nelle famiglie delle nostre comunità. E il pane genera famiglia e rappresenta la famiglia allo stesso tempo. È pane della sua famiglia e della folla che rende, come abbiamo ascoltato, famiglia, iniziando dal pane che ci sembra poco, ma se vogliamo nutrirà noi e il prossimo. Così è: pane di condivisione, di solidarietà verso tutti, a iniziare sempre da chi ha più fame, da chi ha bisogno. L’Eucaristia genera e rigenera la famiglia di Dio. Non siamo estranei che condividono qualcosa: siamo dei figli che si nutrono dell’unico pane di vita, generata da lui, ministri tutti del Vangelo, perché ognuno, così com’è, si mette al servizio per aiutare e costruire questa casa in cui gustiamo il sapore del pane. Casa, non fabbrica. Casa, non supermercato. Non viviamo nella casa del Signore come fossimo degli estranei o dei clienti! Casa che richiede l’amore di tutti, cioè il servizio, cioè il ministero, fosse solo esserci. Il protagonismo non è “fare” ma anzitutto essere, amare. Il mondo coltiva la divisione, l’odio, il pregiudizio, quello raffinato e quello tragicamente violento dell’odio etnico, quello della parola e quello delle armi nucleari. Questo Pane ci aiuta a dare sapore alla vita e a lavorare nel grande campo di questo nostro mondo perché le armi siano trasformate in falci, per farci costruire un mondo finalmente di “Fratelli tutti”. Qui inizia! Da qui lo portiamo con noi, ovunque. “Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini, vero pane dei figli. Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi”.


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  5. #15
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    Mons. Caiazzo: benvenuti a Matera, città del pane

    22 SETTEMBRE 2022

    A voi tutti, provenienti dalle Chiese sorelle d’Italia, dico con S. Paolo “Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo”! Benvenuti a Matera, conosciuta come la città dei Sassi, come una delle città più antica del mondo con circa 10.000 anni di storia.

    Ma soprattutto vi dico: Benvenuti nella città di “Maria” e della “Visitazione”, che veneriamo sotto il dolce titolo di Madonna della Bruna. Siamo, oggi, invitati alla scuola di Maria, Donna “Eucaristica” per scoprire quanto intimo sia il rapporto che esiste tra Chiesa ed Eucaristia. Maria è Madre e modello della Chiesa.

    Benvenuti nella città del “pane trinitario e cristologico”. Matera, infatti, ha una tradizione di panificazione che nel corso dei secoli ha sempre più sviluppato, affermandosi come città del pane, sviluppando una particolare teologia nella semplicità dei gesti e dei segni. Non a caso ogni fetta del pane tradizionale ha la forma del cuore. Un cuore che si dilata, si fa cibo, esattamente come Dio Trinità.

    Benvenuti nella città dell’”acqua”. Uno dei motivi che ha portato l’UNESCO a inserire Matera nel patrimonio dei Beni dell’Umanità nel 1993 è stata l’attenzione verso il sofisticato, intricato e ingegnoso sistema di raccolta e distribuzione delle acque piovane e sorgive. Interessanti sono le cisterne enormi realizzate in diversi punti della città. Al centro di tutto ciò c’è sempre stata la persona sempre più valorizzata in quanto immagine e somiglianza di Dio.

    Benvenuti nella città del “Vicinato”. Tra i Sassi si è sviluppata la micro aggregazione con più famiglie che avevano le loro case-grotta in una forma urbana attorno ad piccolo largo. Ogni famiglia era di aiuto e sostegno all’altra: il bene comune superava quello personale, la solidarietà allontanava ogni forma di egoismo. Di domenica, per vivere il senso della festa e partecipare alla S. Messa, si usciva dalle proprie case sempre con il vestito più bello.

    Benvenuti a Matera Città “Madre” del XXVII Congresso Eucaristico Nazionale. Tra i tanti significati di Matera c’è anche quello di Madre. Maria, Madre del Verbo Divino incarnato nel suo seno, è lei la prima ad adorare la presenza di Dio che si è fatto carne, divenendo non solo il Modello ma anche la Madre della Chiesa.

    Da Matera, tornando al gusto del pane eucaristico, intendiamo tornare al gusto della vita. Chi vive l’Eucaristia apre gli occhi, si lascia ardere il cuore e torna in cammino come i discepoli di Emmaus, riconoscendo il Signore risorto per costruire ponti di umanità, tracciando sentieri di pace, bandendo con le scelte di vita ogni forma di individualismo e di chiusura. Chi vive l’Eucaristia tesse relazioni di fraternità bandendo ogni forma di guerra, soprattutto quella del grano, quindi del pane, quella energetica. Da Matera, spezzando il pane eucaristico e adorando la presenza reale di Gesù Cristo, vogliamo dire a tutti che il contrario dello scontro è esattamente l’incontro, la mano tesa nell’atto, non solo di accogliere, ma anche di sostenere e appoggiarsi.

    Benvenuti a Matera e buon Congresso Eucaristico.


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    Card. You Heung-sik: riscoprire il gusto del pane per tornare alla vita autentica

    23 SETTEMBRE 2022

    Pubblichiamo il testo dell’omelia pronunciata dal Card. Lazzaro You Heung-sik, Prefetto del Dicastero per il Clero, nella Messa celebrata il 23 settembre nella Basilica Cattedrale di Matera.

    Fratelli e sorelle carissimi,

    la gioia di poter presiedere questa Liturgia Eucaristica, nel contesto del XXVII Congresso Eucaristico Nazionale, dal tema “Torniamo al gusto del pane – Per una Chiesa eucaristica e sinodale” è illuminata dalla Parola che abbiamo appena ascoltato. La prima lettura ci ricorda, proprio in questi tempi difficili e cruciali, che Dio “ha fatto bella ogni cosa a suo tempo” (Qo 3,11a), ed è per questo che c’è “un tempo per” ed “un tempo per”, di nuovo e ancora. E questo non perché la storia si ripeta inutilmente quanto stancamente, ma perché la storia che Dio guida ci abbraccia continuamente tra “un tempo per” ed “un tempo per”, di nuovo e ancora. Ecco allora che al tempo del pianto e del lutto segue il tempo del sorriso e della danza. Al tempo delle pietre scagliate e degli strappi segue quello delle ferite raccolte e ricucite.

    Dobbiamo sottrarre il mondo all’incantesimo malvagio del circolo vizioso, o, per dirla con Nietzsche nei termini del nichilismo (da lui diagnosticato e teorizzato poi fino all’estremo) dobbiamo sottrarre il mondo, dicevo, all’incantesimo dell’eterno ritorno dell’uguale (cfr. in particolare La gaia scienza e Così parlò Zarathustra) che porta l’uomo inevitabilmente al di là del bene e del male. No! Il testo sapienziale del Qohelet ci spiega in una sintesi perfetta perché possiamo cadere in questa trappola e come uscirne: “ha posto nel loro cuore la durata dei tempi, senza però che gli uomini possano trovare la ragione di ciò che Dio compie dal principio alla fine” (3,11).

    Noi avvertiamo il tempo fin dentro il nostro corpo: lo vediamo crescere, lo sentiamo cambiare, fino a invecchiare e morire. Durante questo processo non dobbiamo mai fermarci ad un solo ed unico “tempo per”, assolutizzandolo: resteremmo fuori dalla storia, estranei anche a noi stessi, arrivando ad affermare e, purtroppo, anche a credere che tutto si ripete senza un motivo, senza uno scopo, senza una direzione. Il nichilismo, appunto. Una guerra scoppia non perché la storia si ripete, ma a causa dei nostri errori. Entrare in questa consapevolezza vuol dire tornare al mistero di Dio e aprire la strada ad un nuovo “tempo per”. Tornare al mistero di Dio vuol dire rimettere nelle mani di Dio il principio, la fine e il fine, o, detto nei termini del giardino dell’Eden, lasciare che sia Dio a stabilire cosa è bene e cosa è male (Gen 2,17), facendo un continuo e approfondito discernimento sempre alla luce della Sua Parola.

    Tocca a noi prendere la croce del nostro tempo, pregare, adorare e aprire tante “case del sollievo della sofferenza”, come San Pio da Pietrelcina, di cui oggi celebriamo la memoria, ci ha insegnato; nostro dovere è aprire tanti altri “tempi per”, o, per usare le parole di Papa Francesco, tanti ospedali da campo (cfr. intervista a La Civiltà Cattolica, anno 164, nr. 3918, 19 settembre 2013, pp. 449-477), per curare, salvare e tornare a sperare, sognare e danzare.

    La circolarità della storia, riposta nel mistero di Dio, perde la maledizione-tentazione dell’eterno ritorno dell’uguale, per trovare la rotondità dell’abbraccio, che è poi quell’ostia che adoriamo e di cui ci nutriamo e che ci tiene in vita ogni giorno, insieme, l’Eucarestia. Pane che dona la vita vera e che Matera conosce bene. Pane di cui dobbiamo far riscoprire il gusto per tornare alla vita autentica, come ci suggerisce il tema di questo Congresso. Far riscoprire il gusto del pane è permettere alle donne e agli uomini di buona volontà, sempre amati dal Signore, di riscoprire la propria vera identità di figli e fratelli e sorelle tutti, poiché tutti creati a immagine e somiglianza di un Dio che è comunione, Trinità d’amore eterno.

    L’antica tradizione della lavorazione del pane di Matera conserva e trasmette tutt’ora questa identità nella sua particolare modalità di impasto e nel vero e proprio cerimoniale originario dei “tre tagli” sull’impasto stesso, monito per chi se ne ciberà a ricordare che la vita e l’energia che riceverà da quel pane viene da un Dio che è comunione e che attende la nostra comunione tra di noi in Lui per aprire nuovi tempi per.

    Così è pure per la pagina del Vangelo di Luca: ci sarà un tempo giusto, favorevole, per i discepoli e per le folle per sapere, comprendere e rivelare chi è veramente il Messia e chi siamo veramente noi. Il tempo per la resurrezione è preparato, anzi, “deve” (Lc 9,22) essere preceduto dal tempo per la passione. Ciascuno di noi deve passarci per testimoniare in prima persona che il Signore è veramente risorto e noi con Lui, e quindi cominciare a consolare con la stessa consolazione con cui siamo stati consolati (cfr. 2Cor 1,4).

    Vorrei che questa evangelica necessità del tempo della passione per giungere al tempo della resurrezione, sia sempre ben chiara ad ogni battezzato (immerso nella morte e resurrezione del Signore), ad ogni persona presente, ora, qui, e in modo tutto particolare ad ogni sacerdote, ogni diacono, ogni consacrato e seminarista che mi sta ascoltando, affinché non si scoraggi e non si perda mai d’animo!

    Con affetto, mi rivolgo in particolare a voi, Cari fratelli sacerdoti, non perdiamo mai di vista l’orizzonte generativo del nostro ministero presbiterale che fonda nell’Eucaristia, come Cristo, il suo essere altare, vittima e sacerdote. Ciascuno di noi, nello stupore dell’incontro quotidiano con il Signore, nell’intimità della preghiera, nell’ascolto assiduo e fecondo della Sua Parola, lascia il Cenacolo per raggiungere la Galilea degli uomini e delle donne, condividendo le loro gioie e dolori, attese e speranze, asciugando lacrime, portando consolazione, seminando speranza. Il Signore ci ha chiamato per portare il tempo della consolazione, della misericordia e della speranza. In un certo senso, e più in generale, ci ha chiamati a portare quello che non c’è dove non c’è, come la cosiddetta Preghiera Semplice attribuita a San Francesco esprime efficacemente:

    Signore, fa’ di me uno strumento della tua Pace:

    dov’è odio fa’ ch’io porti l’amore,

    dov’è offesa ch’io porti il perdono,

    dov’è discordia ch’io porti l’unione.

    Signore, dov’è dubbio fa’ ch’io porti la fede,

    dov’è errore ch’io porti la verità,

    e dov’è disperazione la speranza,

    dov’è tristezza ch’io porti gioia,

    dove sono le tenebre ch’io porti Luce.

    Poiché è dando che si riceve,

    è perdonando che si è perdonati,

    morendo che si risuscita a vita eterna.

    Come possiamo allora non incontrare difficoltà, talora dall’aspetto insormontabile, e talvolta addirittura inqualificabile? Non basta. Ci ha chiamati a fare questo seguendo le sue orme, cioè mettendo i piedi dove li ha messi Lui e percorrendo la strada che ha percorso Lui. Chiedo allora ancora aiuto alle parole di San Paolo per comunicarvi meglio quanto desidero dirvi e raccomandarvi di ricordare sempre, sorelle e fratelli carissimi in Cristo: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto: per causa tua siamo messi a morte ogni giorno, siamo considerati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8, 35-39).

    La Lettera ai cristiani della Chiesa di Matera-Irsina per il XXVII Congresso Eucaristico Nazionale, dell’Arcivescovo Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, contiene diverse indicazioni in tal senso, per poter portare o riportare dove manca o latita ciò che è assolutamente necessario. La sua redazione è stata compiuta nell’ottobre scorso, prima del conflitto russo-ucraino. Tuttavia le emergenze segnalate nel suo contenuto, non vengono superate ma drammaticamente confermate. È importante e fondamentale rivederle quindi, sia pur brevemente, insieme. Insieme è un termine fondamentale per un congresso eucaristico, insieme vuol dire essere in-comunione, e così, e solo così, essere completi. Rimanda quindi all’essenza eucaristica e sinodale della Chiesa che fonda la sua definitiva missionarietà. Non saremo mai abbastanza grati a Mons. Caiazzo per aver scritto a chiare lettere che: “è nell’Eucarestia che Gesù si è fatto nostro cibo e bevanda di salvezza, consentendoci di essere in comunione piena con Lui, attraverso la comunione che si vive con i fratelli. È esattamente il contrario di quella forma rituale che diventa ripetitiva esclusivamente per rispettare un precetto e ricevere la comunione ma senza vivere la comunione” (§ 1.2).

    Da molti anni, vi confido che alla sera, durante il mio esame di coscienza, mi interrogo su quale sia stato il mio rapporto con il Signore Gesù durante la mia giornata. Mi chiedo se ho realmente incontrato Gesù nella Parola, Gesù nel fratello e Gesù nell’Eucarestia. Se sono riuscito a vivere la Parola e se sono stato capace di comunione con i fratelli. Come Gesù che mi dona la Sua vita nell’Eucarestia, anch’io ho saputo donare la mia vita al fratello? Solo vivendo con Gesù nella Parola e nei fratelli si realizza il dono di una vita eucaristica, donata, in quella dimensione di sinodalità e di missione a cui tutti siamo chiamati.

    D’altronde l’intero documento si apre, dal punto di vista operativo, con la raccomandazione programmatica di riprendere a “curare le relazioni” a 360° “con lo sguardo rivolto alle ferite dell’umanità e del nostro paese” (§ 1.1). Quindi viene ricordato come Matera abbia conosciuto il tempo di essere vergogna nazionale, e il tempo di essere “capitale europea della cultura” fino a ospitare questo Congresso Eucaristico Nazionale (§ 2). E vogliamo ancora essere grati al Vescovo Don Pino per aver declinato (vorrei dire “incarnato”) le implicazioni e le esigenze del mistero eucaristico nella storia e nella vita concreta di questa porzione di Chiesa che è in Matera-Irsina, poiché “il divino avvolge l’umano non dall’esterno o dall’alto semplicemente, ma da dentro ognuno di noi, dalla nostra stessa carne “ (§ 3), ripercorrendo “gesti, segni, parole che nel corso dei secoli hanno sacralizzato la quotidianità rivestendo ogni momento, soprattutto i più difficili e sofferti, di quella divinità capace di rendere l’umano unito al divino” (§ 4), infatti, “l’uomo, da sempre, ha sentito il bisogno di stabilire con la terra un legame sacro” (§ 6).

    Un legame che Matera, città della Madre (cfr. § 7), ha messo da sempre nelle mani di Maria, donna eucaristica per eccellenza, Madre che “ha offerto al Signore la Carne innocente e il Sangue prezioso che riceviamo sull’altare” (S. Giovanni Paolo II, Angelus, 5 giugno 1983, cit. in § 6), Madre che ha portato in sé il mistero che lega la Chiesa all’Eucarestia, che ha creduto nel tempo della resurrezione vivendo sino in fondo il tempo della passione, Madre della vita vera e concreta di ogni cristiano, fatta di preghiera, adorazione e carità operosa. Un legame espresso anche nella venerazione ultrasecolare di sant’Eustachio, patrono di questa Città. Come sappiamo, il nome Eustachio deriva da eu, “bene” e stàchyus, “spiga”, dunque “che dà buone spighe” e perciò “produce un buon raccolto”. Sotto il manto di Maria SS.ma della Bruna e sostenuti e incoraggiati dall’esempio di fede intrepida di Sant’Eustachio, ripetiamo infine alcuni dei versi che concludono il primo capitolo del documento:

    è tempo di passare all’altra riva / mentre incombe la tempesta […]

    è tempo di passare all’altra riva /

    di vincere lo sgomento della paura /che chiude rotte d’uscita […]

    è tempo di passare all’altra riva / con Gesù Pane di Vita […]

    è tempo di passare all’altra riva […] / nell’abbandono di un abbraccio / […] bambino / in braccio a sua madre.

    Amen.


    (Fonte, dal sito dell’evento.
    Citazioni bibliche:
    La Sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana, Fondazione di Religione Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, 2008).
    «Ci raduni, Signore, intorno alla mensa, ci doni di tornare al gusto del pane:
    frutto della terra, segno del Tuo Amore, che diffonde il profumo del lavoro dell’uomo».



  8. #18
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    Mons. Castellucci: in cammino, pronti a spezzare il pane con gli esclusi

    23 SETTEMBRE 2022

    Pubblichiamo la riflessione che Mons. Erio Castellucci, Vicepresidente della CEI, ha pronunciato al termine della Via Lucis Eucaristica.

    Un breve spunto finale, perché riecheggino alcune parole e suggestioni di questa Via Lucis Eucaristica, nello stupendo scenario di Matera, che ci accoglie.

    Abbiamo vissuto una celebrazione davvero sinodale: popolo di Dio in cammino, sui sentieri aperti del mondo, alla luce della Parola e del Pane di vita che è il Signore Gesù. Questi sono gli ingredienti essenziali del Cammino sinodale, perché sono gli ingredienti essenziali della Chiesa: non un popolo ritagliato a parte, non un popolo già arrivato alla meta, non un popolo seduto in attesa della conversione del resto del mondo, ma un popolo che cammina. La Chiesa nasce itinerante: si sente dire fin dall’inizio dal Maestro: “vieni e seguimi”, non “vieni e siediti”. I discepoli di Gesù restano in viaggio per tutta la durata della storia, diretti verso il Regno.

    Il Cammino sinodale è prima di tutto movimento di Chiesa, cambiamento, conversione dei discepoli, liberazione da ciò che non odora di Vangelo, da ciò che non ha il gusto del pane, suo Corpo donato. Il Cammino sinodale trova il suo paradigma nella Celebrazione eucaristica, che è come un Sinodo concentrato: è un popolo radunato per riconoscersi peccatore – siamo peccatori in cammino –, per bagnarsi nella freschezza dell’ascolto di una Parola intramontabile, per rigenerarsi alla mensa del pane e del vino, per rinsaldare la fraternità, per intrecciare la vita quotidiana con “ciò che lo Spirito dice alle Chiese” e con il pane che lo Spirito stesso rende Corpo di Cristo; un pane che la Chiesa, resa a sua volta Corpo dall’Eucaristia, deve spezzare con tutti – specialmente con i troppi Lazzaro esclusi dalle mense dei ricchi – se vuole essere fedele alla chiamata del suo Signore.


    «Ci raduni, Signore, intorno alla mensa, ci doni di tornare al gusto del pane:
    frutto della terra, segno del Tuo Amore, che diffonde il profumo del lavoro dell’uomo».



  9. #19
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  10. #20
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    frutto della terra, segno del Tuo Amore, che diffonde il profumo del lavoro dell’uomo».



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