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Discussione: Non essere/sentirsi in comunione con parte della Chiesa

  1. #1
    Iscritto L'avatar di Giancrisostomo
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    Non essere/sentirsi in comunione con parte della Chiesa

    Se il proprio parroco o vescovo è favorevole all'ordinazione sacerdotale femminile o ai matrimoni tra persone dello stesso sesso o ad altre cose condannate dalla Chiesa, è lecito non sentirsi in comunione con lui? Ed è lecito non essere in comunione con lui?
    In caso di risposta affermativa all'ultima domanda, un sacerdote potrebbe rifiutarsi di concelebrare con il proprio vescovo o confratello nel sacerdozio per questo motivo?
    In caso di risposte negative, se queste persone non fossero favorevoli solo "a parole" nei confronti di cose sbagliate, ma in qualche modo cercassero di farle accettare anche ad altri (per esempio tenendo conferenze o partecipando ad attività/incontri, tutto ciò con il fine di convincere altri a seguirli nel loro errore), le risposte diventerebbero affermative?

  2. #2
    Moderatore e Cronista di CR L'avatar di Abbas S:Flaviae
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    La questione che poni è apparentemente complessa, ma penso sia il punto di vista ad essere sbagliato.
    Il singolo fedele, ad esempio, non può e non deve porre in atto comportamenti che attentino all'unità ecclesiale (e anche l'eventuale lamentarsi pubblicamente - o peggio mediaticamente - di certe cose lo è), può usare, però, i mezzi più idonei per cercare di porvi rimedio che sono prima di tutto la preghiera e, in secondo luogo, la correzione fraterna che può tentare di fare nei confronti del tal sacerdote o vescovo in sede privata o richiedendo (sempre senza grandi pubblicità) l'intervento di persone che, per capacità o per ministero, possono raggiungere lo scopo in modo più veloce ed efficace.
    Un discorso simile vale per un sacerdote, sottolineando, però, che egli ha maggiore responsabilità del singolo fedele, in quanto l'azione di un sacerdote ha, potenzialmente, un riverbero più ampio di quella di un singolo fedele. Quindi io direi che è controproducente e scandaloso (nel senso che crea scandalo) che un sacerdote si rifiuti di concelebrare o inviti alla disobbedienza o disunione con il vescovo. Il sacerdote, invece, può usare i mezzi di cui sopra per cercare di riportare sulla retta via confratelli o superiori o per richiedere l'intervento di chi di dovere. Il sacerdote, inoltre, ha il compito di offrire ai suoi fedeli la sana e santa dottrina, per cui avrà cura di catechizzare, nei modi più opportuni, circa quelle questioni problematiche, evitando di far della catechesi una filippica contro l'altro sacerdote o il proprio vescovo, ma offrendo il tutto come una catechesi normale e, laddove qualcuno avanzasse la questione, nel liquidarla dicendo: io vi sto offrendo l'insegnamento della Chiesa, che trovate qui, qui e qui.
    Chi deve, invece, compiere atti più "plateali" (mi si passi il termine) è chi si trova nel grado e nel ministero che permetta di porre fine a quanto accade senza suscitare perplessità nei fedeli.
    Faccio un esempio: se un sacerdote si lamenta dei convegni che fa il vescovo, ci sarà gente che sarà d'accordo con il sacerdote, gente che sarà d'accordo con il vescovo e gente che si troverà spaesata perché, non solo non comprende dove possa stare la verità circa la questione X, ma subisce anche lo scandalo di vedere contrapposto un sacerdote e il suo vescovo (cosa davvero brutta e triste). Se, invece, interviene la Conferenza Episcopale o, meglio ancora, la Congregazione o la Santa Sede, l'atto sarà chiaro e inequivocabile, perché sancirà l'errore in maniera tale che nessuno potrà aver dubbi circa la reale dottrina della Chiesa.

    Comprendo che rivolgersi a un entre come la Conferenza Episcopale o la Congregazione è assai arduo, ma questo è l'unico modo per avere una reazione pubblica che sia derimente e non crei scandalo.

    Quindi per rispondere sinticamente alle tue domande:
    "sentirsi non in comunione" è un atto involontario, quindi non è né lecito né illecito, è come chiedere se sia lecito odiare la musica rock, è una cosa spontanea e non gestibile.
    "non essere in comunione con il vescovo" invece è una scelta ed è una scelta sbagliata, per come dicevo sopra. Se un vescovo agisce nei modi dati in esempio è la sua persona a non essere in comunione con la Chiesa, ma dobbiamo ricordare che in quanto vescovo egli rappresenta la Chiesa, quindi bisogna sempre mantenersi in comunione con il vescovo, fintanto che rimane vescovo di quel determinato luogo, anche se si può divergere (anche molto) con le idee della persona che in quel momento svolge le funzioni di vescovo.
    "rifiutarsi di concelebrare", no, io non ritengo sia lecito e non è neanche fruttuoso. Cose simili avvengono continuamente non solo da parte di sacerdoti ma anche da parte di vescovi (che, magari, fingono impegni e malanni per non andare a celebrare le cresime nella parrocchia di quel parroco un po' ribelle o cose anche peggiori) e sono atti che significano tutta la "mocciosità" di certe povere menti umane. Quando si celebra è Cristo che celebra, sia che sia il più santo fra i vescovi, sia che sia un mezzo scismatico, perché i sacramenti valgono al di là della degnità del celebrante. Diverso, invece, è dire che il sacerdote non partecipa a quel convegno dove si dicono eresie dottrinali, o che, quando sente sparare qualche "fuoco d'artificio" come quelli in esempio, si alza e se ne va.

    Chiaramente tutto questo discorso cade nel momento in cui la Santa Sede con atto sovrano e pubblico decreta e rimprovera, in quel caso è possibile - e anzi doveroso - che i sacerdoti istruiscano i fedeli circa le decisioni della Santa Sede e, nel momento in cui questa sancisce la decadenza dall'ufficio episcopale, devono immediatamente porre in atto tutti i comportamenti idonei a dimostrare, anche visivamente, la cessazione della comunione ecclesiale con quel dato sacerdote/vescovo, anche evitando la concelebrazione e, se così la Santa Sede decide, non permettendo che celebri.

    Insomma in una frase: le direttive devono venire dall'alto non dal basso.
    vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo.

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