Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: La situazione della Chiesa e della società civile in Libano

  1. #21
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    Concessione della “Ecclesiastica Communio” al nuovo Patriarca di Cilicia degli Armeni, Sua Beatitudine Grégoire Pierre XX Ghabroyan, 25.07.2015

    Il Santo Padre ha concesso la Ecclesiastica Communio richiestaGli in conformità al can. 76 § 2 del CCEO da Sua Beatitudine Grégoire Pierre XX Ghabroyan, canonicamente eletto Patriarca di Cilicia degli Armeni il 24 luglio 2015 dal Sinodo di quella Chiesa Patriarcale.

    Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio che Papa Francesco ha inviato al nuovo Patriarca di Cilicia degli Armeni per la concessione della Ecclesiastica Communio:

    Messaggio del Santo Padre

    À Sa Béatitude Grégoire Pierre XX Ghabroyan
    Patriarche de Cilicie des Arméniens

    Votre élection au siège de Cilicie des Arméniens est pour moi un motif de profonde joie et je vous remercie pour la lettre par laquelle Votre Béatitude m’en faisait part, demandant la communion ecclésiastique.

    Je m’unis à tous les fidèles du Patriarcat pour vous exprimer mes fraternelles et cordiales félicitations et j’implore pour vous l’abondance des dons divins afin que votre nouveau ministère porte de nombreux fruits. Que le Seigneur donne ses bienfaits pour que notre terre donne ses fruits (cf. Ps 85, 13)!

    L’élection de Votre Béatitude arrive à un moment où votre Eglise est confrontée à certaines difficultés et à de nouveaux défis, comme en particulier la situation d’une partie des fidèles arméniens catholiques qui traverse de grandes épreuves au Moyen-Orient. Cependant, illuminé par la lumière de la foi au Christ Ressuscité, notre regard sur le monde est plein d’espérance et de miséricorde, car nous sommes certains que la Croix de Jésus est l’arbre qui donne la vie.

    Je suis convaincu que Votre Béatitude, en communion avec les vénérables Pères du Synode, par l’aide de l’Esprit-Saint, saura, avec une sagesse tout évangélique, être le «Pater et Caput», le Bon Pasteur de la portion du peuple de Dieu qui lui a été confiée. Les nombreux martyrs arméniens et saint Grégoire de Narek, Docteur de l’Eglise, ne manqueront pas d’intercéder pour vous.

    Bien volontiers, je vous accorde, Béatitude, la communion ecclésiastique sollicitée, conformément à la tradition de l’Eglise et aux normes en vigueur.

    Vous confiant, ainsi que votre ministère, au Christ Jésus et à la protection de la Très Sainte Mère de Dieu, je vous envoie de grand cœur la Bénédiction apostolique que j’étends à tout le Patriarcat.

    Du Vatican, le 25 juillet 2015

    FRANCISCUS

    [01278-FR.01] [Texte original: Français]

    [B0593-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  2. #22
    CierRino
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    LIBANO - Cristiani e musulmani festeggiano insieme l'Annunciazione

    LIBANO
    Cristiani e musulmani festeggiano insieme l'Annunciazione: La bellezza della diversità




    Centinaia di persone hanno partecipato presso il collegio di Notre Dame de Jamhour all’annuale cerimonia interreligiosa. Il muftì Saïda Salim Soussa ha sottolineato la scelta di moderazione e il rifiuto delle violenze. Tema dell’incontro la disabilità, fonte di diversità e bellezza. La misericordia il “punto in comune” fra cristiani e musulmani.


    Beirut (AsiaNews) - Celebrare la diversità, compresa la disabilità, come elemento di bellezza e arricchimento dal “valore inestimabile” e condannare l’estremismo e il terrorismo, fonte di violenza e sofferenze non solo in Libano, ma in tutto il Medio oriente. Con questo spirito centinaia di persone si sono riunite il 4 aprile scorso al collegio di Notre Dame de Jamhour (Beirut), per partecipare all’annuale cerimonia interreligiosa che si tiene in in occasione della solennità dell’Annunciazione del Signore.
    La festa ricorda il momento in cui l’arcangelo Gabriele ha rivelato alla Vergine Maria che sarebbe diventata madre di Gesù, il Salvatore. Da sei anni, il governo libanese ha stabilito questo giorno come “festa nazionale comune cristiano-musulmana”.
    L’incontro interreligioso, spiega il quotidiano francofono libanese L’Orient-Le Jour (Olj) è promosso da una trentina fra associazioni, congregazioni e movimenti e ha visto la partecipazione di personalità libanesi e del mondo arabo.
    Intervenendo a nome del muftì della Repubblica, il muftì di Saïda Salim Soussa ha sottolineato la scelta della moderazione e il rifiuto dell’estremismo e del terrorismo dei musulmani libanesi e di tutti i cittadini in generale. Al contempo egli auspica la presenza di uno Stato “forte e giusto”.
    Nagy Khoury, leader degli ex studenti delle scuole cattoliche libanesi e segretario generale dell’incontro islamo-cristiano, ricorda che “la bellezza del mondo risiede nella sua diversità”. E in questa diversità vi sono anche “le differenze fisiche” e, in particolare, le disabilità perché “ciascun handicap è portatore di un messaggio, e ciascun messaggio ha un valore umano inestimabile”. Egli rilancia il tema dell’incontro di quest’anno, l’unità nella diversità con le persone che soffrono un handicap e conclude l’intervento invitando i partecipanti a osservare un minuto di silenzio “per le vittime dell’odio e del terrorismo” (in Turchia, Belgio, Francia, Iraq, Siria, Libano…).
    Cheikh Mohammad Nokkari, grande personalità del mondo musulmano libanese, ha voluto condividere con i presenti l’esperienza personale vissuta la scorsa estate. Il 15 agosto scorso, festa dell’Assunta, egli era al Santuario della Madonetta di Genova, dove ha tenuto un lungo intervento (clicca qui per il filmato) nel contesto dell’iniziativa: “Un abbraccio di pace fra Islam e Cristianesimo”.
    Una presenza “inusuale” quella di un imam nel luogo di culto cristiano, ha sottolineato, intervenuto per illustrare “la figura di Maria”. “Ignoravo anche - ha aggiunto - che la folla dei fedeli venisse da tutte le parti d’Italia” per innalzare “preghiere islamo-cristiane” da dedicare alla Madonna. E tutto questo, conclude, “non sarebbe stato possibile se noi, in Libano, non avessimo fatto dell’Annunciazione una festa mondiale capace di attraversare le culture e gli oceani”.
    In questi giorni in tutto il Libano si sono svolte cerimonie interreligiose sul tema di Maria, che hanno unito cristiani e musulmani. Alla cerimonia di Jamhour era presente anche il rettore del collegio, p. Charbel Batour, il quale ha insistito sul tema della misericordia, ricordando l’Anno giubilare indetto da papa Francesco. Egli sottolinea che è proprio la misericordia il “punto in comune” attorno al quale si possono riavvicinare cristiani e musulmani.
    Fra i momenti salienti della cerimonia tenuta quest’anno, la testimonianza di una bambina musulmana di 10 anni, di nome Mariam Adra, originaria di Tripoli, che ha raccontato la bellezza nel portare il nome di Maria e il suo attaccamento personale alla Vergine.

    Asianews 07/04/2016


    Si. è di 3 mesi fa, ma dopo tante tenebre e solo tenebre, un piccolo spiraglio di luce a me ha fatto bene.
    Lo ripropongo anche a voi.

  3. #23
    CierRino
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    Santuario della Madonnetta - Genova




    Preghiera a Maria dei Musulmani e dei Cattolici in Libano, adattata nel Santuario della Madonnetta perché venga recitata anche in Italia.

    Preghiera comune di intercessione

    Signore nostro, tu che regni su tutto il creato: gloria a Te, il benefattore. Tu, che hai inviato Gabriele per annunciare la buona novella alla Madonna di tutte le donne, sulla terra come in cielo, la Vergine Maria, umile tua serva, la cui umiltà ha attraversato tutte le età della storia.
    Tu sei Colui che ci ascolta e risponde al nostro appello: Tu sei il benefattore e il misericordioso.
    Donaci, Signore, di amarti come i tuoi angeli, i profeti e gli apostoli.
    Donaci di amare la santa vergine Maria, Nostra Signora. Fa’, Signore, che Ella sia per noi un esempio da imitare; il tuo amore sia ciò che noi abbiamo di più caro; il nostro massimo dolore sia quello di offenderti.
    Signore, nella tua infinita misericordia noi cerchiamo la salvezza.
    Salvaci e con la tua clemenza restaura in noi ogni imperfezione, nonché quelle di coloro che ci dirigono e vegliano su di noi.
    Prendi a cuore le sorti della nostra patria e dei suoi abitanti, sia musulmani che cristiani.
    Signore, tu che regni sui sette cieli, dall’alto del tuo trono divino, come hai scelto la Vergine Maria, elevandola al di sopra di tutte le donne della terra, noi ti preghiamo di custodire all’ombra delle tue ali l’Italia, il Libano e tutti i paesi del mondo, cristiani e musulmani: che siano paesi della convivialità musulmano-cristiana.
    L’Italia sia un messaggio indirizzato a tutte le nazioni del mondo.
    Purifica i nostri cuori e liberali da ogni rancore.
    Donaci di trionfare su noi stessi, e di andare al di là dei nostri interessi personali per operare soltanto a favore del bene comune.
    Signore, Tu che ascolti tutti e rispondi al nostro appello, ti preghiamo di ravvivare in noi la memoria di questo grande giorno, così sacro per musulmani e cristiani, all’Italia e a tutto il mondo.
    Amen.

  4. #24
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    Patriarca Béchara Rai: il Libano rischia di perdere la propria identità

    di Adriana Masotti

    Forte preoccupazione per l’identità stessa, politica e culturale del suo Paese, il Libano, è stata espressa al Papa dal Patriarca di Antiochia dei Maroniti (Libano)
    , il cardinale Béchara Boutros Raï. L'occasione è stata l’udienza che Francesco ha avuto in Vaticano lunedì scorso, 9 ottobre, con tutti i Patriarchi e gli Arcivescovi maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche. Il Papa aveva voluto introdurre con questo incontro l’Assemblea plenaria della Congregazione per le Chiese Orientali che si è conclusa ieri a Roma, nella ricorrenza del centenario dell’istituzione del Dicastero.

    "Sono felice di essere con voi, Padri e Capi delle Chiese Orientali Cattoliche, per condividere gioie e dolori dei fedeli affidati alle vostre cure pastorali", aveva detto loro il Papa. Nell’intervista di Helene Destombes, il Patriarca Béchara Boutros Raï, racconta quali sono stati i temi da lui trattati con Francesco:

    R. – Io ho ringraziato il Santo Padre per le sue posizioni a favore della pace, della cessazione della guerra e dei rifugiati. Però ho anche detto al Santo Padre che è necessario che la sua voce, insieme a quella di tutta la Santa Sede, siano ascoltate in maniera sempre più forte al fine di giungere alla fine della guerra e a far tornare i rifugiati, perché è un loro diritto – in qualità di cittadini – rientrare in patria, e preservare la propria identità culturale e civile. Poi ho anche accennato al grande pericolo che corre attualmente il Libano, perché quest’ultimo subisce, a livello politico, il grande conflitto in corso in Medio Oriente tra Stati sunniti e sciiti, conflitto che influisce su tutte le decisioni nazionali. Però il grande pericolo che abbiamo di fronte è che abbiamo ricevuto un milione e 700mila rifugiati siriani, che si aggiungono al mezzo milione di palestinesi: dunque più della metà della popolazione del Libano. Umanamente, siamo solidali con loro. Tuttavia, questo costituisce, a lungo andare, un grande pericolo che minaccia il Libano. Quindi è necessario che la guerra finisca, che la pace si stabilisca e che queste persone possano tornare nella loro patria.


    fonte: Radio Vaticana
    Auróra velut fúlgida, ad cæli meat cúlmina
    ut sol María spléndida, tamquam luna pulchérrima.
    (Hymnus ad Officium Lectionis in sollemnitate Assumptionis B.V. Mariae)

  5. #25
    Nathaniel
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    Giovani profanano una statua della Madonna, la punizione è imparare il Corano
    Una sura definisce Maria come una delle creature più pure di Dio. È la prima volta che un giudice assegna una pena “pedagogica”. Il plauso del mondo politico e religioso.

    Beirut (AsiaNews/Agenzie) – Puniti a studiare il Corano e ad apprendere il ruolo che il testo sacro riserva alla Madonna. Questa la condanna che la giudice libanese Jocelyne Matta ha riservato a due giovani colpevoli di aver profanato una statua della Vergine ad Akkar, nel nord del Libano.

    I due responsabili, due ragazzi di 17 e 18 anni, avevano fatto irruzione dieci giorni fa in una chiesa del loro villaggio, nel distretto di Akkar, città a maggioranza cristiana. Qui, hanno tirato giù la statua, baciandola e dilettandosi in atteggiamenti osceni. I due hanno registrato la “bravata”, diffondendola attraverso WhatsApp. In seguito, la polizia li ha presi in custodia e portati al pubblico ministero, che li ha poi trasferiti al giudice istruttorio.

    Posta davanti il caso, il magistrato ha citato la sura del Corano, “La famiglia di Imran”, in cui Maria viene definita una delle più pure creature di Dio. La giudice ha poi imposto ai due ragazzi di leggere, assorbire e recitare i versetti in questione. I due colpevoli sono stati visti presso il palazzo di Giustizia di Tripoli, mentre si sforzavano di imparare i passaggi sacri di fronte al personale per i minori, sotto stretta sorveglianza della polizia. Dopo aver espletato “la pena”, essi hanno espresso al magistrato il loro pentimento.

    È la prima volta che un giudice libanese prende una decisione “pedagogica” piuttosto che penale, avvalorandosi dell’art. 111 del codice, che autorizza i giudici istruttori a sostituire una pena detentiva con una che egli stimi adeguata.

    La decisione è stata accolta con favore nei vari ambienti politici e religiosi. Il primo ministro Saad Hariri lo ha descritto in un tweet come “l'apice della giustizia e un modo per trasmettere i concetti che musulmani e cristiani hanno in comune”.

    Intervistato dall’Orient le Jour, mons. Georges Abou Jaoudé, vescovo maronita di Tripoli, ha applaudito alla decisione perché “favorisce la consapevolezza dei giovani, il cui comportamento spesso dimostra ignoranza”. Proprio per favorire il dialogo fra le nuove generazioni, il vescovo e il mufti di Tripoli, Sheikh Malek Chaar, hanno istituito una commissione interreligiosa.

    http://www.asianews.it/notizie-it/Gi...ano-43082.html

  6. #26
    P.Willigisius carm
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    Beata la Sua Memoria

  7. #27
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    Chiese orientali: card. Sandri, giovani libanesi consegnano una lettera di invito al Papa per visitare il Libano

    “Una lettera indirizzata a Papa Francesco per fargli conoscere il desiderio di poterlo accogliere presto in Libano”: a consegnarla ieri al card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, sono stati quattro giovani che hanno partecipato all’Assemblea in preparazione del Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani, svoltasi a Roma la settimana precedente la domenica delle Palme. Lo riferisce in una nota la Segreteria del prefetto che ieri è rientrato in Italia dopo un viaggio pastorale in Libano. I giovani rappresentanti dei loro coetanei maroniti, greco-melkiti, siro-cattolici ed armeno cattolici – assente solo la giovane musulmana per un viaggio all’estero – hanno espresso “la propria gratitudine e la propria gioia per la preziosa opportunità avuta per vivere una esperienza di ascolto da parte del Santo Padre Francesco anzitutto e di tutta la Chiesa” e l’auspicio che “tale stile possa contraddistinguere sempre più anche tutte le Chiese locali, cominciando da quelle del Medio Oriente cui loro appartengono”. Durante l’incontro con il card. Sandri, i giovani hanno sottolineato “anche la particolare condizione che si trovano a vivere: da un lato, la sofferenza degli ultimi anni di guerre e violenze, insieme al fenomeno che spinge molti a dubitare di poter costruire un futuro nei propri Paesi di nascita, dall’altro l’emergere della fede come di un vero e proprio tesoro prezioso, un dono che consente di attraversare anche le pagine più oscure dell’esistenza di una famiglia o di una società, questo forse in controtendenza con alcuni fenomeni di secolarizzazione dilagante che prende le Nazioni con maggiore benessere ma un senso della vita talora più povero”. “Il clima complessivo del colloquio – fa sapere la segreteria del Prefetto – è stato molto costruttivo e gioioso, le eventuali osservazioni sono state sempre vissute con grande spirito di collaborazione e di amore alla Chiesa e al suo cammino”. Dal canto suo il cardinale, e con lui anche l’incaricato d’affari della Nunziatura, mons. Ivan Santus, ha ringraziato per “la preziosa opportunità di incontro, e ribadito come la prima riforma e rivoluzione parta dal cuore di ciascuno di noi, ancor più da quello di giovani come loro, che devono essere testimoni credibili dentro la loro società, non solo denunciando le eventuali corruzioni o connivenze dei poteri, ma impegnandosi in prima persona per il sorgere di un’alba più limpida e luminosa, nel Paese e nelle Chiese”.


    fonte: SIR
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  8. #28
    Nathaniel
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    Il Libano, un “laboratorio di pace” nel Medio Oriente martoriato
    Colloquio a Beirut con il nuovo nunzio apostolico monsignor Joseph Spiteri

    Luca Rolandi
    Beirut

    La sede della nunziatura si trova in alto e domina la baia di Beirut, accanto al santuario di Nostra Signora del Libano ad Harissa a venti chilometri dalla città. Si raggiunge con una teleferica. In Libano per conto del progetto Frame, Voice, Report, a cura di Coi (Cooperazione odontoiatrica Internazionale), iniziativa realizzata con il contributo finanziario dell’Unione Europea e del Consorzio delle Ong Piemontesi, incontriamo il nunzio apostolico maltese monsignor Joseph Spiteri che da pochi mesi ha raccolto l’eredità di monsignor Gabriele Giordano Caccia. La situazione è tesa e c’è un «disagio sociale crescente» tra la comunità ospitante – che già convive con quella dei profughi palestinesi dal 1947 – e quella ospitata, i profughi siriani. Attorno ai campi di accoglienza ruota la minaccia terroristica, ponendo la questione della sicurezza nazionale. C’è poi il problema economico. Da un punto di vista finanziario i donatori internazionali hanno mostrato fatica nel sostenere le autorità libanesi che esternano la loro delusione per la mancanza di condivisione degli oneri. Il laboratorio libanese è una sfida per tutti: dodici chiese cristiane, quattro realtà musulmane divise e altre minoranze religiose. Una popolazione mediamente povera, con un’élite di ricchi.

    Monsignor Joseph Spiteri, maltese di nascita, come vive il suo ministero a Beirut?
    «Sono in Libano da appena tre mesi come nunzio apostolico. Mi sono subito innamorato di un Paese non molto grande ma ricco di umanità. Con i miei collaboratori sono riuscito a visitarlo quasi tutto, ma certamente ci vorrà molto più tempo per conoscerlo a fondo. Ho viaggiato molto da nord a sud e nella valle della Bekaa, dal mare alle montagne e nei confini più lontani, dove vivono comunità sofferenti per la guerra, profughi di ieri e di oggi. È ovvio che dopo poco tempo ho soltanto intuito la ricchezza e anche le sofferenze di questa zona del mondo, in questa prima immersione totale nella terra dei cedri. Il Libano è un territorio incredibile: tante comunità, prospettive tradizioni, religiose e culturali. Salutando tutti i capi religiosi cristiani e delle altre fedi, in particolare musulmani, mi sono reso conto della complessità di questa realtà. Mi piace ricordare un’espressione, condivisa dai libanesi, pronunciata dai Papi, in particolare da San Giovanni Paolo II: «il Libano è un messaggio». In effetti si presenta come qualcosa di unico».

    Parlando della presenza dei cristiani in Libano, come procede il dialogo con il mondo musulmano e come si convive con le ferite di una guerra non troppo lontana?
    «Il Libano è un laboratorio, un laboratorio di pace. Un luogo emblematico che dovrebbe aiutare gli altri Paesi e diventare un faro per il Medio Oriente. La convivenza è possibile, non è solamente una teoria ma in pratica la gente può vivere insieme, cristiani con i musulmani e tutte le comunità che sono molte e diverse anche all’interno delle stesse religioni. Si tratta dell’unica strada percorribile, certo tortuosa, dolorosa, complicata e difficile. E i cristiani lo sanno e vivono questa situazione. Essi sono in minoranza e rischiano di essere sempre di meno non solo in Libano ma nell’intero Medio Oriente. Si dovrebbe lavorare per cercare di diventare tutti cittadini dello stesso Paese, godendo degli stessi diritti e rispettando gli stessi doveri, al fine di creare un soggetto sociale e politico aperto».

    Nel Libano si registra anche la contraddizione della ricchezza di pochi e la povertà della maggior parte della popolazione...
    «Il Libano era un Paese florido e in pieno sviluppo. La guerra civile che ha devastato persone e luoghi per quindici anni dal 1975 al 1990, con migliaia di morti, ha ridotto il Paese in condizioni molto precarie. La classe media è quasi scomparsa con le conseguenze che si possono immaginare. Ora c’è una situazione difficile, una crisi politico istituzionale e soprattutto economica che preoccupa i libanesi. Ci sono tante buone persone, associazioni, gruppi e naturalmente chiese che fanno un’opera di sostegno e aiuto, ma da sole non bastano. Sono state avviate diverse iniziative animate da famiglie e persone più ricche e fortunate che dedicano tempo e progetti con attività rivolte al sociale. Ovviamente la condizione di povertà non si risolve facilmente, come ci ricorda Papa Francesco: i tempi sono lunghi ed è necessario un cambio di mentalità. In questo contesto il nostro Paese è immerso in un ambiente intorno ai propri confini di tensioni, guerre... la questione palestinese, il conflitto siriano e il pericolo dei fondamentalismi. La gente si aspetta decisioni politiche importanti: non è semplice perché l’equilibrio instabile della tradizione politica libanese, per la quale tutte le forze politiche e religiose devono essere rappresentate nel Governo, non aiuta. Ma ci sono segnali di speranza e sono la formazione, l’istruzione, la scuola. Bisogna investire sulle nuove generazioni. Il segno tangibile di questa dimensione, in un Paese pieno di contrasti, è la presenza di molte università - americane e arabe - soprattutto a Beirut, ma anche l’impegno nell’opera delle comunità religiose, e delle chiese cristiane che sono attive nella formazione spirituale e civica e sperano di sopravvivere alla loro pesante riduzione di popolazione».

    Il Libano è un Paese di quattro milioni e mezzo di abitanti che accoglie un milione e duecentomila profughi, palestinesi e siriani. Una situazione non facile...
    «In Europa ci si preoccupa per numeri infinitamente più piccoli mentre la situazione nel nostro Paese è drammatica e può sconvolgere l’equilibrio sociale, politico e religioso del Paese. Le Nazioni Unite sono in prima linea per aiutare le popolazioni in questa condizione di dramma umano, individuale e collettivo, ma ovviamente non basta. La situazione è molto complessa e intricata e dipende da dinamiche di geopolitica mondiale: la questione palestinese, la guerra in Siria, i venticinque anni che hanno insanguinato il Medio Oriente dalla fine della guerra civile in Libano dal 1991 a oggi. Per esempio la moltitudine dei siriani vorrebbe ritornare in patria appena la situazione si ristabilizzerà. Un rientro in sicurezza che dovrà essere assicurato dalla comunità internazionale. Anche se in generale tutto è molto migliorato e qualche ritorno è stato avviato, in realtà l’impegno dell’Occidente, della Russia e di tutti gli attori mondiali dovrebbe convergere più sul piano della diplomazia e l’azione umanitaria e meno sul piano militare».

    Il Libano attende una visita di Papa Francesco, dopo quella di Benedetto XVI nel 2012?
    «Il Papa vorrebbe visitare il Libano e il Medio Oriente, è in costante contatto con tutte le comunità, prega per loro, le sostiene in modo concreto ed è preoccupato. Il popolo libanese sarebbe felice di accogliere il Santo Padre e spera in un suo viaggio. Bisogna aspettare le condizioni giuste per una visita. Intanto la Conferenza delle comunità religiose del Mediterraneo, iniziativa lanciata dal presidente della Cei in visita a Beirut nel maggio scorso, sta prendendo corpo. Si tratta di un’iniziativa molto importante che ci aiuterà a trasformare il Mediterraneo in un mare di pace. In questi anni il mare ha accolto le vite di migliaia di profughi, di uomini e donne, adulti, giovani, anziani, bambini. È ora che tutti si sentano responsabili e coscienti che il dialogo, la costruzione della pace e della convivenza e la giustizia sociale sono le uniche strade da perseguire. E il Mediterraneo va considerato oltre i confini stretti che gli abbiamo sempre attribuito. Per esempio, penso che anche l’Iraq sia un Paese del Mediterraneo e anche altri Paesi che sono apparentemente lontani ma che sono uniti in una dimensione di solidarietà internazionale. Questa iniziativa, e altre già in atto e da anni attive, sono indispensabili per fare cadere tanti pregiudizi reciproci che ci tengono lontani gli uni dagli altri. La possibilità di conoscersi, vivere accanto come fratelli e sorelle, e constatare che le differenze poi non sono così marcate, ci dovrebbero guidare in questo cammino di costruzione di una civiltà dell’amore. Ci sono molte più cose che ci uniscono nella nostra umanità e spiritualità: esse sono il punto di partenza per realizzare questo laboratorio di pace da piccoli gruppi, da incontri come quello proposto dalla Cei, per cambiare la mentalità e i cuori delle persone e dei popoli».

    http://www.lastampa.it/2018/10/20/va...aP/pagina.html

  9. #29
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    Giubileo della Roaco: in cammino per le strade del Libano
    Pellegrinaggio della Roaco al Centro Giovanni Paolo per le famiglie in difficoltà, al dispensario delle suore a Rweissat e alla Caritas Libano . L’incontro con il patriarca armeno cattolico Gregorio Pietro XX Ghabroyan, con il patriarca siro cattolico Younan e con i bambini rifugiati iracheni. Presenti nel patriarcato maronita, a Bkerke, i cardinali Rai e Sandri

    Il pellegrinaggio della Roaco (Riunione Opere Aiuto Chiese Orientali) in occasione del 50° anno dalla sua creazione ha avuto inizio domenica sera, con la cena nel Centro Giovanni Paolo II per le famiglie in difficoltà. La signora Josephine, ha parlato brevemente sulle iniziative del Centro. Erano presenti tutti i Rappresentanti delle Agenzie. Ieri mattina, la delegazione si è recata al dispensario gestito dalle suore del Buon Pastore a Rweissat, dove ogni giorno un numero di non meno di 150 persone, per la maggior parte rifugiati musulmani, accedono per una visita medica. Il dispensario, pur realizzato dentro quattro container, è reso efficiente dalla dedizione dei medici, spesso volontari, e delle suore che accolgono i malati, vivendo così ormai da 80 anni il loro carisma di accoglienza e servizio per ogni persona indipendentemente dalla provenienza o dalla appartenenza religiosa.

    Visita al Centro per lavoratrici immigrate che hanno subito violenze

    La seconda tappa della giornata è stata presso la Caritas Libano, con il suo direttore, il rev. Paul Karam, in uno dei sei Centri per le lavoratrici immigrate a Bourj Hammoud. Si tratta di ragazze, anche minorenni, che hanno subito diverse forme di violenze e abusi, spesso prive di documenti e con i figli nati nonostante tutto. Le ragazze hanno così la possibilità di stare al sicuro ed imparare una professione e una lingua.

    La realtà della Chiesa armeno cattolica in Libano
    Il patriarca armeno cattolico, Gregorio Pietro XX Ghabroyan, ha ospitato per pranzo i rappresentanti delle Agenzie, presentando la realtà della sua Chiesa non soltanto in Libano ma in altri Paesi conosciuti dai delegati presenti.

    L’incontro con i rifugiati iracheni
    A seguire, l’incontro nella scuola per i bambini rifugiati iracheni, gestita dalla Chiesa siro cattolica. Presenti alcuni genitori con i quali i rappresentanti delle Agenzie hanno parlato prima di incontrare i bambini nelle classi. L’entusiasmo, la luce di speranza negli occhi di questi bambini e la gratitudine verso le Agenzie che li sostengono, erano evidenti durante la visita. Il patriarca siro cattolico, Younan, ha accompagnato la delegazione durante tutta la permanenza nella scuola.

    Messa ad Harissa ed a Bkerke agape fraterna con i cardinali Rai e Sandri
    In serata il nunzio apostolico in Libano, mons. Joseph Spiteri, ha presieduto la Messa celebrata nel santuario di Notre Dame du Liban ad Harissa, e tutti insieme al termine si sono recati presso la sede del patriarcato maronita, a Bkerke, dove si è unito al gruppo anche il card. Leonardo Sandri, per una cena fraterna e uno scambio di auguri e di ringraziamenti. Da un lato, il card. Rai, che ha ricordato l’incontro con le Agenzie della Roaco sin da quando fu istituita la Commissione per il Servizio della Carità che il presule ha presieduto per lunghi anni, e dall’altro il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, che ha messo in evidenza come il “sangue, il Dna della Chiesa sia la carità” e pertanto, dentro quel “mistero” che è il Medio Oriente, la Chiesa è chiamata a manifestare il volto di Dio attraverso il chinarsi concreto, umile e quotidiano, sui bisogni di ogni uomo.


    fonte: Vatican News
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    Udienza ai Membri della “Fondazione Maronita” ed Autorità del Libano, 20.11.2018


    Questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Membri della “Fondazione Maronita” ed Autorità del Libano, accompagnati da Sua Beatitudine Em.ma Card. Béchara Boutros Raï, Patriarca di Antiochia dei Maroniti, al termine della Visita “ad Limina Apostolorum” della Chiesa Patriarcale di Antiochia dei Maroniti.

    Pubblichiamo di seguito il saluto che il Papa ha rivolto a braccio ai presenti nel corso dell’incontro:

    Saluto a braccio del Santo Padre

    Buongiorno!

    Vi ringrazio della vostra visita. È interessante quello che ha detto il Patriarca [Card. Raï], cioè che la visita ad Limina è accompagnata dai fedeli. È una buona idea, si può ufficializzare, così possono sparlare dei vescovi! Può andare! Così sappiamo le cose più concrete della comunità.

    Questo mi ricorda anche il miracolo della moltiplicazione dei pani, perché mi hanno detto: “Ci saranno una quarantina [di persone] da salutare”, ma ho assistito alla moltiplicazione dei libanesi! Ma grazie di essere venuti così tanti! Grazie.

    Vorrei dire un grazie alla comunità libanese per tutto quello che fa in Libano. Per due cose: mantenere l’equilibrio – questo equilibrio creativo, forte come i cedri – fra cristiani e musulmani, sunniti e sciiti; un equilibrio da patrioti, da fratelli. Ringrazio prima di tutto per questo. E vorrei anche ringraziare per un’altra cosa: la vostra generosità, il vostro cuore accogliente con i rifugiati: ne avete più di un milione. Grazie, grazie tante!

    E adesso chiederò che il Signore vi benedica tutti. Il Signore benedica voi, le vostre famiglie, la vostra patria, i vostri figli, i vostri rifugiati. Benedica tutti voi. Amen.

    [01862-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0858-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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