Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Pagina 2 di 8 PrimaPrima 1234 ... UltimaUltima
Risultati da 11 a 20 di 73

Discussione: Papa Pio XI, Achille Ratti. (31 maggio 1857-10 febbraio 1939)

  1. #11
    Cronista di CR L'avatar di PaoVac
    Data Registrazione
    Nov 2007
    Località
    Archidioecesis Taurinensis
    Età
    48
    Messaggi
    8,070
    Pio XI: leggi razziali vergogna italiana

    di Filippo Rizzi

    Un Papa dal «temperamento volitivo e combattivo» e pronto a vergare di suo pugno una lettera autografa al capo del Governo Benito Mussolini per chiedergli personalmente di non porre impedimenti al matrimonio tra cattolici per motivi razziali e a chiedere indirettamente modifiche alle leggi sulla razza, promulgate il 17 novembre di settant’anni fa. È quanto emerge da una ricerca condotta dal gesuita Giovanni Sale, redattore de La Civiltà Cattolica e direttore dell’Istituto storico della Compagnia di Gesù, su una documentazione inedita e presentata qui in anteprima, relativa alle note dell’allora addetto alla segreteria di Stato, monsignor Domenico Tardini.
    Documenti e testi ufficiosi della Santa Sede che fanno affiorare il vero stato d’animo di Papa Achille Ratti verso il problema della razza e della questione ebraica. «La documentazione recentemente desecretata dell’Archivio Segreto Vaticano ci ha permesso – spiega lo storico – di seguire momento per momento, quasi si potrebbe dire giorno per giorno, il punto di vista vaticano sulle vicende della promulgazione delle leggi sulla purezza della razza il 17 novembre 1938. A preoccupare il Papa e la Santa Sede era soprattutto il controverso articolo 7 della legge, che proibiva i matrimoni tra cattolici per motivi razziali. Un articolo che creava un vero vulnus nel Concordato del 1929. Le fonti vaticane che stiamo studiando ci mostrano quanto questi provvedimenti rattristassero il Papa e come lo tennero in penosa tensione sino alla fine dei suoi giorni». Emergono così i tentativi di Papa Ratti e in particolare dei suoi fiduciari di quel tempo – monsignor Domenico Tardini e il gesuita Pietro Tacchi Venturi – per trovare uno sbocco diplomatico all’incresciosa situazione creatasi con il governo italiano. «Se Mussolini – si legge in una confidenza di Pio XI a monsignor Tardini – non mostra buona volontà di trovare una via d’uscita, sono disposto a scrivergli una lettera, semplicissima, per dirgli che così facendo, lui spinge gli uomini al peccato e per ricordargli non una parola umana, ma una parola divina: miseros facit populos peccatum» ( citazione dal libro dei Proverbi 14, 34: ' Il peccato segna il declino dei popoli', ndr). Precisa ancora padre Sale: «Va ricordato che questo modo di procedere non era una prassi ' protocollare' della Santa Sede, in quanto il Papa indirizzava lettere autografe soltanto a sovrani o capi di Stato». Ma non si trattava solo della questione dei matrimoni misti. La preoccupazione di papa Achille Ratti era più ampia e maturata già nei mesi precedenti alla promulgazione della legge a causa della proibizione di pubblicare articoli contro il razzismo, decisa dal ministero della Cultura Popolare: «Ma tutto questo è enorme! – si legge ancora in una nota di Tardini del 23 ottobre 1938. – Sono veramente amareggiato come Papa e come italiano». Una nuova documentazione che, secondo padre Sale, non fa che confermare il vero stato d’animo dell’anziano Papa riguardo ai provvedimenti in generale e la sua preoccupazione di un’alleanza dell’Italia con la Germania di Hitler: «Nello stesso anno il Papa si era ' ritirato' a Castelgandolfo prima della visita di Stato di Hitler a Roma dal 3 al 9 maggio – ricorda lo storico gesuita – e L’Osservatore Romano scrisse che l’aria della Città Eterna ' gli faceva male'... Ma non solo. Nel settembre 1938 Pio XI pronunciò in Vaticano il famoso e memorabile discorso in cui affermò che ' l’antisemitismo è inammissibile. Spiritualmente siamo tutti semiti'. Allora l’Osservatore Romano pubblicò il testo omettendo la parte riguardante gli ebrei e altrettanto fece la Civiltà Cattolica. Ma sono tutti sintomi dei veri sentimenti e delle preoccupazioni di Pio XI» . La ricerca di padre Sale permette così di far emergere la fitta ragnatela diplomatica messa in campo da Papa Ratti in questo frangente: comprese le richieste di colloqui presentate «a viva voce» e poi in forma scritta fatti da padre Tacchi Venturi per far conoscere il vero pensiero del Papa su questo tema al Duce e la laconica risposta del segretario particolare di Mussolini: «Scriva pure quello che avrebbe voluto dire a voce» ; la preparazione e la consegna di lettere autografe al re Vittorio Emanuele III, a Mussolini; non ultima la Nota diplomatica di protesta all’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede del 13 novembre 1938. «Papa Ratti avrebbe voluto la pubblicazione integrale di quella Nota – rivela oggi Sale –. Però la Curia per ragioni prudenziali e per non inasprire ulteriormente il conflitto tra governo fascista e Santa Sede preferì la pubblicazione di un testo meno compromettente».
    Grazie alla nuova documentazione vaticana, a differenza di quanto supposto da una certa storiografia, affiora dunque prepotentemente un Papa non rassegnato all’adozione anche in Italia di una legislazione razziale di stampo filo- tedesco. «Tutto questo rapido succedersi di udienze, di conversazioni e di documenti – si legge in un documento di monsignor Tardini – fu voluto e diretto personalmente dal Santo Padre già tanto malato, con energia veramente giovanile». Dalle carte di monsignor Domenico Tardini, il futuro cardinale segretario di Stato di Giovanni XXIII, si evince anche la definitiva uscita di scena del gesuita Tacchi Venturi – fin allora il vero trait d’union fra regime e Vaticano – e la posizione parallela di compromesso della Curia, nel tentativo di una possibile intesa su questa delicata materia con il governo fascista «evitando qualsiasi forma di protesta da parte della Santa Sede»; una scelta sostenuta dal nunzio apostolico in Italia, monsignor Borgongini Duca. «Quello che sorprende però che dalla documentazione vaticana di questo periodo – conclude padre Sale – non si faccia alcun riferimento all’enciclica che Papa Ratti aveva dato incarico di scrivere al gesuita americano John La Farge, nella quale si dovevano condannare apertamente il razzismo e tutte le teorie che inficiavano l’originaria uguaglianza tra gli uomini.
    Quella contro la teoria del ' razzismo esagerato' perpetrata da Mussolini e di riflesso da Adolf Hitler fu comunque l’ultima battaglia di Papa Pio XI, ormai gravemente ammalato e vicino alla morte, avvenuta il 12 febbraio 1939».

    fonte: Avvenire, 13 novembre 2008
    Ultima modifica di PaoVac; 13-11-2008 alle 11:13

  2. #12
    Cronista di CR L'avatar di PaoVac
    Data Registrazione
    Nov 2007
    Località
    Archidioecesis Taurinensis
    Età
    48
    Messaggi
    8,070
    «Il Santo Padre è intervenuto di persona ma Mussolini non ha ascoltato né lui né il re»

    Pubblichiamo a margine due note, redatte dall’allora addetto alla Segreteria di Stato monsignor Domenico Tardini, che documentano il vero stato d’animo del Pontefice alla vigilia della promulgazione delle leggi razziali il 17 novembre di settant’anni fa.

    Il primo testo è una parte della «Nota diplomatica» redatta da Tardini (13 novembre 1938) sotto l’attenta revisione del cardinale Segretario di Stato Eugenio Pacelli. Si tratta della parte aggiunta all’ultimo momento, e nonostante le resistenze degli estensori, su espressa richiesta del Papa:

    «Il Santo Padre stesso Si è creduto in dovere di intervenire personalmente con Suoi autografi e paterni appelli, prima presso Sua Eccellenza il capo del Governo, poi presso Sua Maestà il Re d’Italia e Imperatore di Etiopia. Vero è che Sua Maestà ha risposto con sovrana cortesia che si era affrettato a mandar copia della lettera stessa a Sua Eccellenza il Capo del Governo e che della lettera stessa si sarebbe tenuto il massimo conto ai fini di una soluzione dei due punti di vista. Ma purtroppo anche le speranze fondate su tali Augusti interventi non hanno finora raggiunto il loro effetto».

    Il secondo testo, redatto da Tardini il 31 ottobre 1938, è di notevole importanza perché segna la definitiva rottura tra il fiduciario di Pio XI presso il governo fascista, il gesuita Pietro Tacchi Venturi, e Mussolini. La sua mediazione diplomatica negli anni aveva permesso, tra l’altro, il salvataggio dell’Azione Cattolica. Ma dal 1938 il religioso non sarà più persona gradita a Palazzo Venezia, pur se continuerà ad occuparsi, per conto del nuovo papa Pio XII, del problema degli ebrei e non solo di quelli convertiti al cattolicesimo, prodigandosi per salvare il più alto numero di persone ed evitarne così la deportazione nei campi di sterminio.

    «In base alle istruzioni ricevute dal Santo Padre, il padre Tacchi Venturi consegnerà in questa data un appunto dell’on. Buffarini. Il buon padre aggiunse ancora una volta una specie di implorazione ad essere ammesso in udienza dal Duce. Era questo un vivissimo desiderio dell’ottimo gesuita. Egli, abituato un tempo a vedere spessissimo il Mussolini, rimase colpito delle sue qualità e conservò sempre per lui una vivissima affezione. Quando il Capo del Governo cominciò a metterlo in disparte ( e ciò accadde in seguito – specialmente – agli urti tra il p. Tacchi Venturi e Starace) il padre ne risentì vivo dispiacere. Nonostante i suoi vari tentativi Mussolini non mostrò più confidenza in p. Tacchi Venturi. Lo ricette una volta o l’altra, ma scarsamente e freddamente. Alla fine non volle più vederlo».

    Filippo Rizzi

    fonte: Avvenire, 13 novembre 2008
    Ultima modifica di PaoVac; 13-11-2008 alle 11:18

  3. #13
    Fedelissimo di CR L'avatar di ago86
    Data Registrazione
    Jul 2007
    Località
    Jesi
    Età
    35
    Messaggi
    3,454
    Voglio sbattere in faccia questi fatti a chi mi diceva al liceo che la Chiesa non ha fatto nulla.

  4. #14
    Vecchia guardia di CR L'avatar di WIlPapa
    Data Registrazione
    Dec 2007
    Località
    Venegono Inferiore
    Messaggi
    2,691
    Tra le carte di Pio XI gli storici
    cercano notizie su Eugenio Pacelli

    È in corso a Roma, presso l'Istituto Luigi Sturzo, il convegno "Pie xi et la France. L'apport des archives du pontificat de Pie xi à la connaissance des rapports entre la Saint-Siège et la France", organizzato dallo stesso istituto, dall'École française de Rome e dall'università di Lille IIi. Pubblichiamo l'introduzione ai lavori tenuta dal vescovo prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano.

    di Sergio Pagano

    Sebbene siano trascorsi solo due anni circa dall'apertura degli Archivi Vaticani sul Pontificato di Pio XI (1922-1939), è comunque possibile tracciare un primo bilancio dell'attività di ricerca condotta finora. Il pubblico sarà forse al corrente dei precedenti che hanno portato a questa recente apertura. Papa Giovanni Paolo II aveva già auspicato l'apertura di tutti i fondi documentari della Santa Sede relativi all'epoca di Pio XI, conservati negli Archivi Segreti e in quelli di altre congregazioni della Curia Romana. L'idea è stata ripresa dall'attuale Pontefice, Papa Benedetto XVI, che, nel giugno del 2006, ha stabilito motu proprio l'apertura degli archivi e ha fissato la data ufficiale per il 18 settembre dello stesso anno.
    Questa decisione ha comportato per gli Archivi Segreti un notevole sforzo nel quadro della classificazione dei fondi conservati, un compito al quale il personale ha risposto con costanza e dedizione. In effetti, i documenti in questione sono distribuiti in circa 71 fondi diversi, che comprendono un centinaio di classi di documentazione diversa, per un totale approssimativo di 9.000 unità di archivio fra contenitori, dossier e fascicoli.
    A tutto ciò bisogna inoltre aggiungere i dossier provenienti dagli archivi della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari (Aes), vale a dire l'attuale Seconda Sessione della Segreteria di Stato i cui archivi per il periodo di Pio XI sono stati temporaneamente depositati presso gli Archivi Segreti, incaricati di conservarli e di darli in consultazione. Questi archivi comprendono 53 serie, organizzate secondo criteri di provenienza geografica, per un totale di circa 6.500 dossier.
    Attualmente la maggior parte degli archivi delle nunziature e delle delegazioni apostoliche, come quelli della Segreteria di Stato, sono già stati classificati. La stessa cosa si può dire per gli archivi della Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari, la cui classificazione dipende di nuovo dal personale della Segreteria di Stato. Per gli altri fondi, conservati negli Archivi Segreti, bisogna ancora aspettare un po' di tempo.
    Dunque, in generale la documentazione relativa al Pontificato di Pio XI è accessibile, sebbene nei limiti imposti dalla nuova legge sugli Archivi della Santa Sede, promulgata da Giovanni Paolo II con il motu proprio del 21 marzo 2005, che ha chiuso la consultazione sui seguenti fondi e classi di documentazione: i documenti relativi ai conclavi dal 1922; gli Spogli, ossia i documenti personali dei Papi da Pio XI, e anche i documenti personali dei cardinali e dei prelati della Curia deceduti dopo il 1922; la documentazione relativa ai processi episcopali redatti dopo il 1922, e anche quella relativa alle cause matrimoniali.
    Questi limiti, imposti al legislatore dalla necessità di mantenere la riserva su alcuni atti, personali o di natura privata, non hanno né danneggiato, né scoraggiato od ostacolato il lavoro dei ricercatori che, come di consueto, continuano a studiare le materie di loro interesse in totale libertà.
    Dal settembre 2006 fino ad oggi, vi è stato un afflusso crescente di ricercatori, vecchi e nuovi, interessati a consultare questi nuovi fondi. I dati forniti dalle statistiche ci permettono di fare paragoni significativi fra ieri e oggi e il risultato si spiega da solo.
    Di fatto, negli anni 2004-2005 gli Archivi hanno concesso 1.270 permessi di accesso per un totale di 9.689 presenze nelle sale di studio, vale a dire una media di presenza quotidiana di circa 40-45 persone. Dopo l'apertura degli archivi sul Pontificato di Pio XI, la situazione è cambiata: negli anni 2006-2007 gli archivi hanno concesso 1.466 permessi d'accesso, per un totale di 13.460 presenze nelle sale di studio, ossia una media di circa 60 persone al giorno, ad eccezione degli ultimi mesi del 2006 e dei mesi di giugno e di luglio del 2007, quando la presenza dei ricercatori negli Archivi Vaticani è salita a 80 al giorno.
    A questi dati, già significativi, si devono aggiungere quelli che provengono dalla statistica delle richieste di consultazione. Negli anni 2005-2006, il personale delle sale di studio ha evaso 22.860 richieste di documentazione per una media di circa un centinaio di unità di archivio al giorno. Nel 2006-2007, queste richieste sono salite a 27.930, con una differenza di oltre 5.000 richieste rispetto al passato, il che corrisponde a una media di circa 121 richieste al giorno.
    Tutto ciò ha significato un sovraccarico di lavoro non solo per le sale di studio e il loro personale, ma anche per gli archivisti, che hanno dovuto far fronte a una domanda serrata di ricerche e di informazioni, che ha positivamente messo alla prova i nostri Archivi Pontifici. Di fatto, a partire dall'anno 2005, gli archivisti hanno prodotto o rivisto circa 45 inventari, e ciò senza trascurare l'attività scientifica e di ricerca, come testimoniano le nostre recenti pubblicazioni, ad esempio quelle della "Miscellanea".
    La maggiore frequentazione degli Archivi Vaticani è anche testimoniata dalla varietà sempre crescente dei ricercatori e dalle loro diverse radici nazionali e culturali. Al di là della consueta presenza degli europei e degli americani, dal settembre del 2006 si è assistito all'afflusso costante di ricercatori africani, asiatici e latinoamericani, e anche il "gruppo" di ricercatori provenienti dall'Europa Orientale è aumentato.
    Questa diversità è evidente anche nei titoli delle nuove pubblicazioni che sono apparse a seguito delle ricerche condotte nei nostri Archivi e hanno portato a studi molto diversi in quanto a scelta del tema e del periodo storico. Questa nuova apertura ha inoltre rivelato una presenza consistente di specialisti di storia contemporanea, la cui materia di studio è stata l'epoca di Pio XI.
    Questo gruppo ha scelto in particolare alcuni temi, come le relazioni della Santa Sede con i regimi totalitari, ossia l'Italia fascista, la Germania hitleriana, la Russia comunista e la Spagna della guerra civile, senza dimenticare la vexata quaestio dell'atteggiamento del cardinale Eugenio Pacelli, il futuro Pio XII, verso il nazismo. Oppure ha concentrato la propria attenzione su materie più generali, come sui rapporti fra Pio XI e il mondo ebraico, sulla condanna del comunismo e delle dottrine razziali hitleriane, e anche sulle relazioni fra Pio XI e il suo segretario di stato, il cardinale Pacelli. La pubblicazione dei suoi "Diari delle udienze" sarà curata proprio dagli Archivi Segreti Vaticani.
    In questo vasto ambito di ricerca, emergono anche gli studi sulla questione del ripristino delle relazioni diplomatiche fra la Santa Sede e la Francia, materia che, negli archivi della nunziatura di Parigi, rappresenta la parte più consistente della documentazione del nunzio monsignor Bonaventura Cerretti, mentre negli archivi del suo successore, monsignor Luigi Maglione, a occupare un posto considerevole nella documentazione sono la questione dell'Action Française e quella delle nomine episcopali, a sua volta strettamente connessa alla disputa su Maurras e i suoi sostenitori.



    (©L'Osservatore Romano - 6 dicembre 2008)
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  5. #15
    Vecchia guardia di CR L'avatar di WIlPapa
    Data Registrazione
    Dec 2007
    Località
    Venegono Inferiore
    Messaggi
    2,691
    Chiesa cattolica e leggi razziali

    E Pio XI disse: «Sono veramente amareggiato
    Come Papa e come italiano»

    di Sergio Pagano
    Vescovo prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano

    Link
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  6. #16
    Vecchia guardia di CR L'avatar di WIlPapa
    Data Registrazione
    Dec 2007
    Località
    Venegono Inferiore
    Messaggi
    2,691
    INTERVISTA ALLA STORICA GRAZIA LOPARCO

    Fra Pio XI e il Duce scontro sugli ebrei
    A Papa Pio XI le leggi razziali non piacevano proprio. E per questo prese posizioni chiare e attivò varie iniziative per cercare di cambiarle. «All'epoca della promulgazione delle leggi razziali, tra il luglio e il settembre del '38, il Papa ha parlato più volte, condannandole. Nel IV volume della sua Storia della Chiesa, Giacomo Martina ricorda che ripeté le condanne al nazionalismo esagerato e all'esaltazione della razza (parola che il Papa aborriva, preferendo piuttosto "stirpe"), davanti alle suore del Cenacolo riunite nel capitolo e provenienti da varie nazioni, davanti agli alunni di Propaganda Fide e davanti agli assistenti dell'Azione Cattolica. E dopo il discorso del 6 settembre ai pellegrini belgi, nella consueta allocuzione concistoriale di fine anno, deplorò la lesione del Concordato avvenuta con le disposizioni che proibivano il matrimonio misto e "la recente apoteosi, in questa stessa Roma, preparata ad una croce nemica della Croce di Cristo"».

    A rievocare gli studi di Giacomo Martina è Grazia Loparco, docente alla Pontificia Facoltà di Scienze dell'Educazione Auxilium, di Roma, cui si deve un'importante ricerca sugli ebrei salvati nei conventi dell'Urbe. «Il Papa era contrario alle leggi razziali, ed è intervenuto anche per via diplomatica: tramite Padre Tacchi Venturi tentò di ottenere modifiche, scrivendo sia a Mussolini sia al re. A queste prese di posizione Mussolini replicò in vari discorsi, in sfoghi personali e minacciando una lotta a fondo contro la Chiesa».

    Perché queste prese di posizione non hanno avuto la risonanza dovuta?
    Oggi interventi di questo genere avrebbero una risonanza enorme. Ma si era in un regime totalitario, e non c'erano i mezzi di comunicazione che ci sono oggi. Soprattutto non li aveva il Papa.

    Perché si rimette continuamente in discussione l'atteggiamento verso il nazismo e il fascismo di Pio XI e Pio XII?

    Ci troviamo davanti ad un anacronismo difficile da superare. Cerchiamo risposte che sembrino adeguate a noi, oggi, usando i nostri parametri, che non sono applicabili al momento storico di sessanta anni fa.

    Lei ha studiato questi temi. A che conclusioni è arrivata?
    Ho fatto queste ricerche seguendo un interesse di tipo documentario, perché - soprattutto nei confronti di Pio XII - credo che non sia ancora venuto il momento di dare un giudizio storico. Siamo troppo segnati dal pregiudizio: o polemico o apologetico. Non c'è la serenità intellettuale per giudicare e non ne sappiamo abbastanza. Ad esempio Andrea Riccardi, nel suo recente e libro, ha indagato gli aspetti diplomatici, ed è stato certamente importante, ma c'è ancora molto da studiare e ricostruire.

    Papa Pio XI ha preso con molta chiarezza alcune posizioni, ad esempio definendo il fascismo "una vera e propria statolatria pagana" con l'enciclica "Non abbiamo bisogno", scritta per difendere l'Azione Cattolica dal regime fascista, o, più tardi, pronunciandosi contro la guerra incombente.

    C'è continuità con Pio XII?

    C'è stata continuità sostanziale, anche se con un atteggiamento diverso. Certamente era più diretto quello di Pio XI. Che nel '37 ha scritto, usando eccezionalmente il tedesco e non il latino, l'enciclica Mit brennender Sorge ("Con viva preoccupazione"), rivolta all'episcopato tedesco, in cui denunciava tra l'altro l'anticristianesimo presente nel nazionalsocialismo. E con la stessa nettezza nel '38 si è pronunciato nei confronti della legge razziale che vietava i matrimoni misti. Ma in pochi anni la situazione è radicalmente cambiata: Pio XI ha vissuto la fase montante del nazionalsocialismo e la minaccia di guerra, ma Pio XII si è trovato a tenere saldo il timone della Chiesa durante il boom del nazismo e nel pieno della guerra: erano anni in cui sempre meno si poteva ottenere qualcosa a livello diplomatico. La storia non si fa con i se: non possiamo sapere cosa sarebbe capitato se Pio XII avesse fatto scelte diverse. Ma sappiamo cosa era capitato in Olanda, dove la presa di posizione forte dei vescovi aveva scatenato una reazione durissima. Bisogna avere una visione internazionale per cogliere la complessità del momento.

    Resta il fatto che ormai, grazie alle testimonianze raccolte soprattutto negli ultimi anni, si accetta l'idea che la Chiesa nel suo complesso si sia impegnata per salvare molti ebrei, ma si continua - da più parti - a contestare i Papi per l'eccessiva prudenza sul piano ufficiale, istituzionale.
    Il problema è ricostruire non solo che cosa è stato fatto, ma per quali ragioni.

    Il silenzio di Pio XII era per salvare se stesso o per salvare gli altri?

    In realtà Pio XII ha usato gli strumenti diplomatici che aveva a disposizione, forte anche della sua precedente esperienza in Germania, ma ha dato la priorità alla salvezza delle persone. Ora noi vorremmo risposte politiche, ma in un regime totalitario probabilmente non sarebbero servite se non a inasprire il clima. Quello che poteva fare era salvare le persone, e quello ha fatto. Proprio una decina di giorni fa ho parlato nuovamente con le suore del monastero dei Ss. Quattro Coronati, qui a Roma, e ho chiesto se sarebbe stato possibile per loro aprire il convento a chi cercava rifugio, in mancanza di una dispensa dall'alto. Essendo un monastero di clausura, non sarebbe stato possibile. L'hanno potuto fare perché c'è stato l'ordine del Papa, come ci sono state molte altre sue iniziative. Il silenzio "ufficiale" è stata una scelta molto meditata, per noi oggi difficile da capire, ma non è il tempo per giudicare.

    Paola Springhetti

    Fonte:Avvenire
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  7. #17
    Iscritto L'avatar di Tordella
    Data Registrazione
    Nov 2008
    Località
    Milano
    Messaggi
    89
    La deportazione di Edith Stein da Echt, il cui vescovo cattolico aveva energicamente levato la sua voce contro i nazisti, è una riprova che qualunque "provocazione" avrebbe ormai scatenato rappresaglie durissime. http://www.carmelovocazioni.it/edith/biografia.html

  8. #18
    Iscritto
    Data Registrazione
    Aug 2007
    Età
    36
    Messaggi
    55
    ma davvero aveva un carattere "aspro"?

    il che non è un male, assolutamente

  9. #19
    Vecchia guardia di CR L'avatar di WIlPapa
    Data Registrazione
    Dec 2007
    Località
    Venegono Inferiore
    Messaggi
    2,691
    Pio XI: Mussolini, attento a quel che fai

    È sempre delicata la distinzione tra la storia e l’uso politico-diplomatico che se ne fa. Le recenti parole del presidente della Camera Gianfranco Fini sulla presunte acquiescenza della Chiesa verso le leggi razziali non sono solo chiave di lettura di un’eredità politica ancora difficile da gestire. Certo, il peso dell’ideologia fascista fu così schiacciante e devastante che si spiegano molte cose della storia italiana, comprese le leggi del 1938. Vi fu un adeguamento della società italiana, e con essa di molte frange del cattolicesimo, rispetto alla deriva razzistica di Mussolini. Mai negato. Ma sarebbero state possibili le leggi razziali se l’Italia nel 1938 non fosse stata governata dal totalitarismo fascista?

    Come ha scritto Walter Veltroni, nella prefazione al recentissimo libro 1938. L’invenzione del nemico curato da Tonino Tosto, «il fascismo fu una dittatura» che «per più di vent’anni tolse ciò che di più prezioso un popolo ha, la libertà». Ecco perché l’ideologia fascista ebbe un ruolo centrale nel varo delle leggi razziali e perché – al contrario di quanto ha detto Fini – essa ne spiega da sola l’infamia. Il maggiore storico del fascismo, Renzo De Felice, ha riconosciuto che «la prima presa di posizione ufficiale contro il razzismo fascista» fu di Pio XI, nel famoso discorso del 28 luglio 1938 agli alunni di Propaganda Fide (quello del razzismo fascista estraneo all’Italia e biasimevole imitazione del nazismo). Ma in verità il Vaticano aveva già detto la sua, con un decreto del Sant’Uffizio in cui si condannava «l’odio contro il popolo una volta eletto da Dio: quell’odio appunto che dal popolo suol essere ora inteso col termine di antisemitismo». Tale decreto fu approvato da Pio XI nell’udienza del 22 marzo 1928 e pubblicato il 25 successivo. La prima presa di posizione ufficiale vaticana risale quindi a oltre un decennio prima delle Leggi razziali italiane.

    Ma vediamo sotto quali altri profili il giudizio di Fini può essere discusso. Il 24 luglio 1938, l’ambasciatore americano in Italia Phillips comunicava al suo governo che il 2 precedente l’Osservatore Romano aveva riportato un discorso diffuso di Pio XI ai Direttori del Movimento per la Gioventù cattolica, osservando che «l’uso della parola cattolico significava universale e non era né razziale, né nazionalista, né separatista» e che per il Papa «c’era qualcosa di particolarmente detestabile circa questo spirito di separatismo e di esasperato nazionalismo». Sintomatico è il resoconto del rappresentante italiano a Washington: «La parola papale, la questione razziale, i nostri legami politici con Berlino, l’assenza di reazioni italiane alle pretese persecuzioni naziste dei cattolici in Germania e in Austria, sono stati elementi dissolventi delle già esistenti simpatie a nostro favore e determinanti di un atteggiamento di sempre più netto dissenso verso i regimi chiamati dittatoriali senza le discriminazioni fra Italia, Germania e Russia che a nostro vantaggio venivano fatte fino a poco tempo addietro».

    E il 5 novembre 1938, il sottosegretario americano Welles dava il suo memento all’ambasciatore italiano: il Vaticano aveva pubblicamente dichiarato che gli esseri umani non dovevano essere discriminati «in ragione della loro fede religiosa e delle loro origini razziali». Il 12 novembre era la volta dell’ambasciatore italiano in Vaticano, che così scriveva a Ciano: «C’è da prevedere che il Papa faccia dirigere all’Eccellenza Vostra una nota di protesta in seguito alla pubblicazione dello schema di decreto-legge per la difesa della razza. È pure probabile che, malgrado dei passi da me fatti presso il Cardinale Segretario di Stato, il Pontefice formuli una protesta orale durante i ricevimenti che accorda giornalmente». Un appunto della Segreteria di Stato del 14 novembre conferma quanto sopra: «In seguito alla pubblicazione del Decreto-Legge approvato il 10 novembre scorso dal Consiglio dei Ministri – vi si legge – il Cardinale Segretario di Stato (Eugenio Pacelli, futuro Pio XII, ndr), in esecuzione degli ordini del Santo Padre, ha indirizzato ieri a S.E. il signor Ambasciatore d’Italia una Nota di protesta».

    «Il Santo Padre attende la risposta del Re – chiosava Pacelli a margine di una conversazione col Papa –. E ripetere che Mussolini pensi bene quello che fa: deve sapere che sono molti gli italiani, anche in alto, malcontenti di Mussolini. È un vulnus al Concordato. Il Santo Padre non si presterà in nessun modo». Non deve quindi meravigliare che l’ambasciatore italiano in Vaticano, il 12 dicembre 1938 (ossia a quasi un mese dal decreto sulla difesa della razza), così scrivesse: «Il nostro atteggiamento riguardo alla questione della razza, e specialmente verso gli ebrei, ha avuto forte ripercussione nel Sacro Collegio che deve considerarsi – ora – in maggioranza poco benevolo verso il Fascismo». In Curia si accusava addirittura Pio XI di raccogliere i frutti della sua condiscendenza verso il fascismo. «Il Cardinale Pizzardo – proseguiva l’ambasciatore – è uno di quei Porporati che ha subito forti rampogne dal Papa, ma ne ha avuto pure qualche confidenza».

    Quale? Che il Papa si sentiva «male ricompensato di tutto quello che ha fatto per l’Italia», turbato, sul finire della vita, per «non avere compiuto interamente il proprio dovere, per essersi lasciato trasportare dall’affetto nutrito per l’Italia sua Patria». Nondimeno, l’ambasciatore avvertiva Ciano che il Papa minacciava «di fare, prima di morire, cosa della quale l’Italia si sarebbe ricordata per un pezzo... Fra le eventualità possibili c’è quella di un’Enciclica contro il fascismo o addirittura della condanna del Fascismo». Se c’è un aspetto di Pio XI che si ricorda più spesso sui giornali è proprio questo delle progettate condanne del razzismo e del fascismo, alla vigilia della sua morte. Egli concepì questi piani proprio a causa delle leggi razziali, criticate non soltanto alla luce del Concordato del 1929.

    Ciò è confermato non solo dalle fonti vaticane, ma anche da quelle italiane. Non a caso il maresciallo Pétain, presidente della Francia collaborazionista di Vichy, a metà del 1941 temeva che Pio XII potesse opporsi alle leggi razziali francesi, proprio come il predecessore aveva fatto con quelle italiane. La protesta infatti arrivò, ed è documentata dalle fonti americane: «È stata ricevuta conferma da un funzionario amico – scriveva il 7 agosto 1942 un diplomatico in Svizzera al suo governo – del rapporto secondo cui il Nunzio papale ha protestato presso il Maresciallo (Pétain, ndr) circa una settimana fa rispetto al trattamento degli ebrei in Francia». Che Pio XII abbia raccolto e serbato intatta l’eredità del suo predecessore (pur se in un contesto diverso) non vi è il minimo dubbio. Come nessun dubbio vi è sul fatto che l’antirazzismo e la condanna dell’antisemitismo ispirarono l’atteggiamento generale del Vaticano e della Chiesa cattolica (salvo dolorose deviazioni, peraltro mai negate o taciute), prima e durante la seconda guerra mondiale.

    Matteo Luigi Napolitano

    Fonte: Avvenire
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  10. #20
    Phantom
    visitatore
    Citazione Originariamente Scritto da francesco.c Visualizza Messaggio
    ma davvero aveva un carattere "aspro"?

    il che non è un male, assolutamente
    Così si dice, lo diceva anche un Gesuita Francese che adesso è morto, su un suo libro.

Discussioni Simili

  1. Risposte: 55
    Ultimo Messaggio: 18-05-2010, 12:36
  2. Le feste bizantine: 2 febbraio
    Di GiovanniF nel forum Liturgie Orientali
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 07-02-2009, 15:25
  3. 25 maggio: S. Gregorio VII, Papa
    Di Napilico nel forum Storia della Chiesa e Agiografia
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 25-05-2008, 14:46
  4. 11 febbraio 2008
    Di Vox Populi nel forum Principale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 10-02-2008, 18:40

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
>