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Discussione: La concelebrazione

  1. #21
    Veterano di CR
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    Anche se sono di rito romano concordo in pieno con il canone del Sinodo di Milano citato da chierichetto a proposito delle messe per i defunti.

  2. #22
    Nuovo iscritto L'avatar di virtus ex alto
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    Concordo con il sinodo di Milano sul giusto significato della Messa (celebrata per tutta la Chiesa e per tutta l'umanità), ma non ci vedo niente di male a nominare il defunto alla preghiera eucaristica visto che dispone del memento dei morti. se diciamo: "ricordati, Signore, dei nostri fratelli che si sono..."(preghiera eucaristica II, per esempio), non vedo perchè non si possa aggiungere: "in particolare per il nostro fratello/sorella".

  3. #23
    vonengeln
    visitatore
    Carissimo Chierichetto,
    grazie per la precisazione tratta dal sinodo.

    C'è però una cosa che non capisco, e penso che tu possa aiutarmi a farlo.

    Se ogni Messa è offerta per tutta la Chiesa militante e purgante, quindi viene applicata ad ogni anima del Purgatorio, perchè dovrei fare un'offerta per farla celebrare in suffragio di un'anima specifica?

    In secondo luogo posso pagare un sacerdote che offra, sull'altare della mia tomba di famiglia (diocesi di Novara), una S. Messa in suffragio dei miei parenti defunti e non genericamente di tutte le anime derl Purgatorio?

    Grazie della risposte e buona giornata.

  4. #24
    vonengeln
    visitatore
    Caro dieirae,
    grazie del tuo intervento che mi conferma nei dubbio che avevo.

    Grazie anche per l'idea della S. Messa privata per i genitori. Mi hai fornito un'idea preziosa. Tra due anni i miei genitori celebreranno le nozze d'oro ed organizzerò una funzione privata per loro, in una chiesa dove saremo assieme noi figli ed i parenti ed amici.

    Per i defunti cercherò di organizzare una celebrazione in suffragio dei miei parenti defunti nella tomba di famiglia, se poi a qualche modernista ciò non piacerà sarà solo un SUO problema!

  5. #25
    Veterano di CR
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    Io non sono il classico modernista, ma sono del tutto contrario alla privatizzazione di ciò che di per sé è un fenomeno ecclesiale, come l'Eucaristia, in qualunque occasione possa essere celebrata. L'Eucaristia celebrata in un contesto inferiore a quello ecclesiale (come, del resto, fa il Cammino Neocatecumenale) è un controsenso.

  6. #26
    vonengeln
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    A quel che so io il primo che si è scagliato contro le S. Messe private, e con molta violenza, è Lutero.

    La S. Messa è il Sacrificio di Cristo al Padre non un evento comunitario.


    Un sacerdote da solo, se lo vuole, può celebrare una S. Messa validissima.

    La comunità dei fedeli non celebra nessun sacrificio, al massimo partecipa offendo le proprie intenzioni.

    Frasi del tipo " La comunità celebra se stessa" sono una bestemmia!

  7. #27
    Veterano di CR
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    Citazione Originariamente Scritto da vonengeln Visualizza Messaggio
    A quel che so io il primo che si è scagliato contro le S. Messe private, e con molta violenza, è Lutero.

    La S. Messa è il Sacrificio di Cristo al Padre non un evento comunitario.


    Un sacerdote da solo, se lo vuole, può celebrare una S. Messa validissima.

    La comunità dei fedeli non celebra nessun sacrificio, al massimo partecipa offendo le proprie intenzioni.

    Frasi del tipo " La comunità celebra se stessa" sono una bestemmia!
    La comunità non celebra se stessa, ma CELEBRA in virtù del sacerdozio comune dei battezzati. Certo non potrebbe farlo senza il presbitero, ma è la comunità che celebra il sacrificio di Cristo. Senza comunità (direi senza Chiesa) niente ha senso.

    Dall'Ordinamento Generale del Messale Romano:

    93. Anche il presbitero, che nella Chiesa ha il potere di offrire il sacrificio nella persona di Cristo in virtù della sacra potestà dell'Ordine, presiede il popolo fedele radunato in quel luogo e in quel momento, ne dirige la preghiera, annuncia ad esso il messaggio della salvezza, lo associa a sé nell' offerta del sacrificio a Dio Padre per Cristo nello Spirito Santo, distribuisce ai fratelli il pane della vita eterna e lo condivide con loro. Pertanto, quando celebra l'Eucaristia, deve servire Dio e il popolo con dignità e umiltà, e, nel modo di comportarsi e di pronunziare le parole divine, deve far percepire ai fedeli la presenza viva di Cristo.
    254. La celebrazione senza ministro o senza almeno qualche fedele non si faccia se non per un giusto e ragionevole motivo. In questo caso si tralasciano i saluti, le monizioni e la benedizione al termine della Messa.

  8. #28
    vonengeln
    visitatore
    Citazione Originariamente Scritto da Napoleone Visualizza Messaggio
    Solita eresia liturgico-modernista: la comunione non è spirituale ma materiale. Per cui essa deve esprimersi nell'unica forma che la può significare, ossia praticamente. Ergo: la comunione della Chiesa è l'assemblea dei fedeli che risponde alla messa, in mancanza della quale, non ha senso la messa, in quanto non c'è la Chiesa, la confessione va fatta in pubblico, altrimenti non c'è la Chiesa che celebra il sacramento, ma solo due singoli, la messa va fatta concelebrando con tutto il clero, perchè l'unità del sacerdozio è intesa come la compresenza nella stessa stanza. Questa visione liturgica va per la maggiore, ma deriva da una nozione eretica. Essa ha alla base un concetto di ecclesialità modernista, e non cattolico. Ossia la Chiesa non è pensata come il Corpo Mistico di Cristo, in cui Egli è il capo e gli uomini sono le membra operanti, dove non vi è azione del capo o delle membra che non sia azione anche di tutto il corpo; bensì si pensa che la Chiesa sia la comunità di fedeli riunita (e si noti come ci si riferisce spesso al termine di Chiesa locale...), in cui la comunione non è spirituale, ossia l'essere una cosa sola in Cristo, un solo corpo, ma materiale, ossia l'essere una "comunità". Deriva sociologica della religione. La religone come partecipazione sociale. Pertanto, non si può credere che un prete che celebra solo, sia Cristo (tutto il Corpo Mistico, ossia la Chiesa) che celebra, ma è necessario che vi sia l'assemblea, che tradizionalmente è intesa come un simbolo della Chiesa (si consideri come tra i fedli, molti non siano in comunione con il Corpo Mistico, a causa del peccato o di varie censure...), ma che da questi è considerata come la Chiesa stessa. Da qui la necessità delle confessioni pubbliche (che erano invocate dai liturgisti negli anni '70), la necessità di tradurre simboli (come la concelebrazione) in pratiche efficaci in se stesse. La liturgia è per definizione la preghiera di Cristo al Padre. Ossia la preghiera (pubblica) che il corpo di Cristo, in unione con Lui, rivolge al Padre, per mezzo dello Spirito Santo. Rendere la liturgia una questione di popolo, significa non comprendere, o negare, questo dogma essenziale. In ciò notiamo il procedimento di tutte le eresie: aversio a Deo, et conversio ad creaturas. Ci si discosta da Dio, e dal concetto di "spirituale", per avvicinarsi all'immanenza, e al concetto di "materiale".
    Direi che più chiaro di così !!!!!

  9. #29
    Servus Servorum Dei
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    Citazione Originariamente Scritto da Servus Servorum Dei Visualizza Messaggio
    Avrei da porre una domanda su una piccola questione sorta ieri in sacrestia al termine della Messa.

    Le circostanze, ahimè, hanno fatto sì che fosse concelebrata da tre sacerdoti. Uno di questi, un concelebrante, avrebbe dovuto applicare l'intenzione per un defunto come previsto dal calendario della chiesa nella quale si celebrava.
    La preghiera eucaristica usata è stata la II. Ora, il sacerdote che doveva applicare l'intenzione per quel defunto (considerato ovviamente che come al solito la famiglia voleva sentirne il nome durante il canone), quale parte avrebbe dovuto recitare, 1C o 2C?
    Il memento dei defunti è nella seconda parte (2C) ma l'altro concelebrante sosteneva che il memento del singolo defunto (e la rubrica dice: quando si celebra la messa per i defunti) era da recitarsi da parte di 1C.
    Ora, secondo me:
    1) avendo fra l'altro celebrato la Messa della Festa della Cattedra di S. Pietro, pur essendoci l'intenzione per un defunto, non si può considerare la Messa come "del defunto" e quindi non si dovrebbe recitare il memento particolare.
    2) qualora si potesse recitare, invece, pur non essendo chiaramente scritto, secondo me va recitata da 2C e non da 1C.
    Voi che ne pensate?

    p.s.: nella festa di ieri ovviamente si diceva il Gloria, giusto?
    La mia domanda era un po' più tecnica... che mi dite in proposito della concelebrazione con la II preghiera eucaristica?

  10. #30
    Veterano di CR
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    Sono d'accordo, ma il Concilio Vaticano II (che per alcuni aspetti è andato troppo avanti) dice altro: il sacerdozio comune dei fedeli è cosa importante, pur essendo diverso dal sacerdozio ministeriale!

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