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Discussione: Messa da Requiem [forma straordinaria del Rito Romano]

  1. #1
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    Messa da Requiem [forma straordinaria del Rito Romano]

    MESSA DI REQUIEM. - REGOLE GENERALI.
    I. Questa M. non può celebrarsi che in paramenti neri, con una sola eccezione, se cioè al 2 novembre si avesse l'Esposizione delle Quarantore, nel quale caso i paramenti saranno viola (Benedetto XV, Const. Incruentum; S.R.C., 3177; 3864 ad 4; 4331).
    L'antependium può essere nero, ma se nel tabernacolo c'è il Sacramento, deve essere viola, come il conopeo (S.R.C., 3201 ad 10; 3562). Il tappeto sarà viola o nero, ma dovrà coprire solo il piano del gradino superiore, e non gli altri gradini (Caerem. Episc., II, 11, 1 e 7; I, 8, 22).
    Le candele dell'altare, degli acoliti e dei ceroferari devono essere gialle; sono però escluse se hanno decorazioni funebri (S.R.C., 3266).
    Il libro sarà coperto di nero.
    II. Si preparano tutti gli oggetti soliti per la M., secondo il grado di solennità, sempre però escluso il velo omerale, che nella M. solenne di Requiem non serve (v. Messa solenne).
    III. In nessuna M, di Requiem si dice il salmo ludica, né il Gloria, né l'Alleluja, nè Jube Domine, con la benedizione che segue il Munda cot, né il Credo.
    Cominciando l'Introito, il Sacerdote non si segna, ma poggiata la mano sinistra sull'altare (S.R.C., 2572 ad 25), fa un segno di croce sul Messale, come per benedire. Non dice il Gloria Patri; né, finito il Vangelo, bacia il Messale; né dice Per evangelica dicta (S.R.C., 2956 ad 12). All'Offertorio non benedice l'acqua e non dice il Gloria Patri alla fine del salmo Lavabo.
    All'Agnus Dei, senza battersi il petto, dice Dona eis requiem, invece di Miserere nobis, e la terza volta : Dona eis requiem sempiternaun., invece di dona nobis pacem. Conseguentemente omette la preghiera della pace: Domine lesu Cluiste qui dixisti...
    Alla fine della M. dice, voltato verso l'altare, Requiescant in pace, invece dell'Ite, missa est, e vi si risponde Amen. Dopo il Placeat, bacia l'altare e, senza girarsi per la benedizione, dice subito: Initium del Vangelo di S. Giovanni.
    Orazioni: si possono dire fino a tre orazioni, ma obbligatoria è soltanto una. Nelle Messe in canto non è permessa che una orazione.
    Dies irae: si dirà d'obbligo solo nelle Messe in die obitus seu depositionis. A1 2 novembre è obbligatorio solo nella prima M. o nella M. principale (Decreto 23 marzo 1955).

    PARTICOLARITÀ.
    1. M, cantata. Si omettono tutti i baci (Caerem. Episc., I, 18, 16). Il Celebrante può andare a sedere durante il canto del Dies irae, ma verso la strofa Qui Mariam torna all'altare per il canto del Vangelo.
    I ceroferari restano in ginocchio nel presbiterio sino alla Comunione.
    Se si ha l'indulto dell'incensazione per la semplice M. cantata, la si farà solo all'Offertorio (incensazione delle oblate, della croce, dell'altare e del Celebrante soltanto), e all'elevazione. Per le Orazioni, il Prefazio e il Parer si usa il tono feriale.
    2. M. solenne. Sui soliti riti della M. solenne, e in aggiunta alle particolarità precedenti, bisogna ancora notare:
    Non essendovi incensazione se non all'Offertorio, il diacono e il suddiacono salgono all'altare insieme col Celebrante, disponendosi uno dietro l'altro per l'Introito, ma senza segnarsi.
    Cantata l'Epistola, il suddiacono non va a baciare la mano del Celebrante e a prenderne la benedizione.
    Celebrante e ministri siedono al canto del Dies irae, e il Celebrante può leggere il Vangelo anche prima di andare a sedere; nel quel caso rimane al banco fino alla fine del canto del Dies irae.
    Per il Vangelo, gli acoliti vanno senza candelieri, e seguono i ministri.
    All'Offertorio, il suddiacono versa l'acqua senza chiederne la benedizione, né prende la patena dall'altare; ma stando a sinistra del Celebrante, l'assiste durante l'incensa zione, sostenendo il bordo della pianeta, e starà a fianco del diacono, quando questi incenserà il Celebrante.
    Durante il Lavabo, che vien fatto dagli acoliti, il diacono e il suddiacono se ne staranno uno dietro l'altro, come alle Orazioni. Finito il Prefazio saliranno all'altare per dire insieme al Celebrante il Sanctus.
    Al Quam oblationem, mentre il diacono passa dalla sinistra alla destra del Celebrante, il suddiacono va a fianco dell'altare, dalla parte dell'Epistola, dove prende l'incensiere dalle mani del turiferario (l'incenso sarà stato messo già o dal cerimoniere o dal turiferario stesso), e, in ginocchio, incensa con tre colpi doppi il Sacramento a ogni elevazione, facendo profondo inchino prima e dopo. Quindi riconsegna l'incensiere, e torna al suo posto, ai piedi dell'altare, al centro, facendo genuflessione nel giungervi.
    Al Dimitte nobis del Poter, mentre il diacono sale all'altare per presentare la patena al Celebrante, il suddiacono rimane al suo posto. Al Pax Domini, anch'egli sale all'altare per la recita dell'Agnus Dei, e poi subito cambia posto col diacono, da sinistra a destra, perché non c'è bacio di pace.
    Dopo l'ultimo Dominus vobiscum, il diacono canta, voltato all'altare, il Requiescant in pace.
    3. M. pontificale al trono. All'altare non si mette il settimo candeliere; tutti i paramenti, compreso il manipolo, saranno sull'altare, coperti dalla pianeta.
    Il trono sarà in viola. Il Vescovo non prende né guanti, né pastorale, né calze, né sandali (né il pallio, se ne ha l'uso).
    Oltre il diacono e il suddiacono, vi saranno come assistenti del Vescovo, un prete assistente, due diaconi assistenti, due cerimonieri, tre porta-insegne, chierici per la vestizione, due famigliari, un caudatario, ceroferari.
    Cerimoniale. È conveniente che il diacono e il suddiacono vadano in presbiterio, col secondo cerimoniere, gli acoliti e gli altri chierici, prima del Vescovo.
    Giungendo al trono, il Vescovo recita le preghiere della vestizione, omettendo quelle dei guanti e dei sandali. Lavatesi le mani, il diacono e il suddiacono l'aiutano a indossare i paramenti, mentre il pretee i diaconi assistenti indossano i loro. Per ultimo il Prelato riceve dal suddiacono il manipolo, e quindi la mitra dal diacono. Ricevuto infine l'anello dal prete assistente, il Vescovo si reca all'altare, preceduto dal suddiacono, dal prete assistente e dal diacono, e accompagnato dai due diaconi assistenti.
    Salendo all'altare il Vescovo bacia questo, ma non 1'Evangeliario. Senza incensazione, riprende la mitra dal diacono e, salutata la croce, ritorna al trono tra i due diaconi assistenti. Prima delle orazioni dice Dominus vobiscurn e non Pax vobis.
    Né, suddiacono, né diacono chiedono mai la benedizione al Vescovo, ma l'assistono però, come al solito, all'Offertorio per la patena, il vino, l'acqua, l'incensazione. Dopo l'altare, solo il Prelato viene incensato. All'Elevazione sarà il suddiacono a incensare il Sacramento.
    4. M. pontificale al faldistorio. -Il faldistorio sarà coperto di nero, mentre il banco dei ministri sarà nudo.
    Il resto tutto come sopra, solo che non vi saranno diaconi assistenti. Il diacono penserà a togliere e mettere la mitra.
    5. Cerimonie generali del coro. - Il coro starà in ginocchio durante le collette, e dalla fine del Sanctus fino a Pax Domini incluso; poi di nuovo durante le postcommunioni fino all'ultimo Vangelo escluso.

    MESSE DI REQUIEM PRIVILEGIATE. - Sono le Messe di Requiem che possono essere celebrate in tutte le feste doppie minori o maggiori.
    I. La Missa in die obitus seu Depositionis detta " M. esequiale " si celebra:
    a) Al giorno dei funerali per le esequie (M. cantata o letta).
    B) Sempre al giorno dei funerali e nella chiesa dove i detti funerali hanno luogo si possono dire Messe di Requiem private, purché siano per il defunto in questione ( Addit., III, 5)
    c) Tutti i giorni dalla morte alla sepoltura Messe di Requiem private si possono celebrare anche in oratori semipubblici, se manca la chiesa o un oratorio pubblico, anzi anche in oratori privati, o oratori domestici esistenti nella casa in cui è fisicamente presente il cadavere (Addit., ivi).
    d) Nelle chiese, oratori pubblici e cappelle funerarie dei cimiteri (can, 1194; Addit., ivi, 8).
    Questa M. esequiale, unica per ogni Chiesa può essere cantata o letta:
    a) Il giorno più comodo, dopo l'annunzio della morte.
    B) Il giorno 3°, 7° e 30° dalla morte o dal funerale.

    Tali Messe a) e B) possono essere trasferite al primo giorno libero, se fossero impedite, a condizione che siano cantate.
    c) In occasione della traslazione del defunto alla sua sepoltura definitiva (S.R.C., 4370).
    II. La M. in die anniversario può essere celebrata:
    a) Unica per ogni chiesa, al giorno anniversario della morte o dei funerali, cantata o letta.
    U) Unica e solo cantata sia per fondazione, fuori anniversario; sia per tutti i defunti di un'associazione (una volta l'anno) (Addit., ivi, 7);
    e) Tutte le Messe cantate durante l'ottava del 2 novembre.
    III- Tutte queste Messe (n. I e II) riguardano i laici e i chierici inferiori al Sacerdote. Gli stessi privilegi sono accordati per le Messe celebrate per il Papa, i Vescovi e i Preti; ma si prende però sempre la prima M. del 2 novembre, con le orazioni proprie (indicate nelle Orationes diversae pro defunctis).
    Ultima modifica di Vox Populi; 22-08-2010 alle 15:07
    laudetur Aloysius

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